Home / Ambiente / Alpinismo? Talvolta una prosecuzione del colonialismo (con altri mezzi…)

Alpinismo? Talvolta una prosecuzione del colonialismo (con altri mezzi…)

DI GIANNI SARTORI

centrostudidialogo.com

Altre volte – distratto dalle innumerevoli tragedie che avvengono quotidianamente in questa Valle di lacrime – avevo lasciato perdere. Per esempio tre-quattro anni fa all’epoca del terremoto in Nepal. Quando, mentre migliaia di persone erano ancora sepolte sotto le macerie (e volontari e soldati cercavano di estrarle a mano – letteralmente – per carenza di attrezzature adeguate), qualche imprudente (e impudente) alpinista, anche vicentino, reclamava l’intervento urgente dell’elicottero per rientrare al campo base.
Perfino Messner ne aveva sottolineato la mancanza di buon gusto di fronte alle vere urgenze.
Visto che comunque erano ben riforniti di vivande, fornelli, tende, sacchi a pelo e quant’altro, potevano attendere in quota o rientrare con mezzi propri (le gambe).
Per non parlare di alcuni “torrentisti” (si dice così?) rimasti intrappolati in qualche forra – sempre nel Nepal a causa del terremoto – che pretendevano assistenza e si giustificavano in quanto erano alla ricerca di erbe e piante rare, magari ancora sconosciute, per eventuali usi medici. Così, senza permesso. A casa mia si chiama biopirateria.
Poi quest’anno il caso di quelli (ancora vicentini, sotto copertura umanitaria) che si son visti “collassare addosso la montagna” (vado a memoria…). E, come si sa, un pakistano (“guida” o portatore?) ci ha rimesso la pelle.

L’evento è stato definito come qualcosa che “non prevedi né si può prevedere” da benevoli commentatori. Ma scusa. Li leggete i giornali qualche volta? Ormai gli eventi “imprevisti e imprevedibili” (imprevedibili una volta, al bel tempo che fu) dovuti al surriscaldamento sono pane quotidiano. Ovviamente qui – nella Padania felix soffocata da capannoni, basi militari e pedemontane – ci si deve accontentare di qualche alluvione, tromba d’aria e “bomba d’acqua”.
Nel frattempo – nonostante qualche tardiva nevicata di maggio – i residui ghiacciai e nevai alpini colano come gelati al sole (perfino in grotta, verificato), il permafrost siberiano si squaglia, scoppiano incendi nella taiga e i Poli si frantumano in iceberg grandi come la Sicilia. Il minimo che può capitare sull’ Indu Kush è che vengano giù seracchi e ghiacciai pensili. A manetta.
Va aggiunta quella che – a mio parere – costituiva un’aggravante. Intenzione della spedizione era la “conquista” (ancora?) di una vetta da dedicare – nientemeno – che a Melvin Jones, noto come fondatore del Lions Club (il “volto umano” del capitalismo?). Forse gli Dei delle Montagne si sono incazzati di tutto questo via-vai…

Altro episodio recente, quello di un paio di esaltati che (sempre sotto copertura umanitaria, ma senza – pare – aver preventivamente versato al governo pakistano la quota assicurativa obbligatoria) si sono lanciati dalla vetta con gli sci e, dopo l’incidente, piangevano miseria, chiamavano le famiglie (come bambini caduti dalla bicicletta) e insultavano le autorità locali (la “burocrazia”) per il non immediato invio di elicottero. Quasi una sceneggiata – di fatto almeno . Quello che in un primo momento “rischiava di morire” in realtà se la sarebbe poi cavata senza gravi conseguenze.
Buon per lui, naturalmente. Ma d’altra parte: la volevi l’avventura?
Come ho detto, entrambe le spedizioni si coniugavano (o meglio: si auto-rappresentavano) con intenti caritatevoli. Nel primo caso, la sostituzione di un ponte in legno con uno in ferro; nell’altro la consegna di qualche scatola di medicinali. “Regalati” sottolineavano pelosamente.
Qualche dubbio e perplessità sulla buona fede di questi benefattori fai da te. Non è che il nuovo ponte dalla portata di 17 tonnellate – quello preesistente, in legno, veniva irrispettosamente definito “decrepito” – servirà più che altro a far transitare i fuoristrada delle spedizioni? Sembra che porti a un nuovo rifugio costruito da e per gli alpinisti occidentali.
Magari qualcuno sta pensando di sistemarsi qui come gestore per quando va in pensione…
Tornando allo sciatore estremo caduto sul Gasherbrum VII, riporto il messaggio apparso sul web appena giunti in vetta.
“Cima! Cala è riuscito a salire l’inviolato”. Per poi passare, dopo la caduta (leggevo su Il Messaggero) dal “tripudio” a “un incubo di sofferenza, angoscia, rabbia e frustrazione”. Questo perché “nessun elicottero pakistano, nonostante le richieste, le suppliche, gli interventi della Farnesina e gli appelli dei familiari dall’Italia (sempre da Il Messaggero nda ) è andato su a recuperarlo”. Sia per comprensibili ragioni di sicurezza (la quota era piuttosto alta), sia perché contemporaneamente c’erano almeno 8 (otto! Ma ‘sta gente non ha altro da fare?) interventi di salvataggio su altre pareti. Io mi sarei vergognato, sinceramente. Magari un po’ più di dignità non guastava.

E che dire di quelle quattro scatole di medicinali (“regalati” hanno sottolineato) vergognosamente esibite prima di lanciarsi con gli sci giù dalla (fino al giorno prima inviolata, non de-sacralizzata: magari gli Dei permalosi si saranno incazzati anche qui…) vetta dell’Himalaya?
Un’ostentazione che nemmeno i missionari del secolo scorso; sicuramente paternalisti e veicolo di omologazione, ma comunque con più stile.
L’impressione è che l’alpinismo occidentale stia emettendo – magari inconsapevolmente – qualche tardivo rigurgito di nostalgia coloniale, anche se fuori tempo massimo.
Coincidenza (o forse no). Negli stessi giorni (luglio 2019) arrivava l’ennesima notizia di un episodio comunque definibile di “malasanità”. Frutto – presumibilmente – delle politiche di tagli e di privatizzazione dei servizi sanitari. A Marina di Carrara un anziano malato oncologico, in ospedale per un’ecografia, ha potuto rientrare a casa soltanto dopo sette ore. Sei delle quali trascorse in un corridoio del pronto soccorso, esposto all’aria condizionata e senza che i parenti potessero entrare per assisterlo. In attesa di un’autoambulanza disponibile. Come conseguenza, per ora, vomito e tosse insistente.
Inevitabile chiedersi quante richieste per interventi d’urgenza ci saranno state nella stessa giornata da parte di alpinisti-escursionisti-speleologi (ricordate quella che l’anno scorso, dopo essere stata recuperata in grotta e portata all’ospedale, cinguettava di essersi “fatta anche un giro in elicottero”?).
Più o meno scanzonati o incoscienti. Quelli – per capirci – che chiamano il Soccorso alpino anche per una storta. Forse sarebbe il caso di stabilire qualche priorità. Sia qui da noi che sulle montagne himalayane.
E in qualche caso (a scopo educativo) si potrebbe anche lasciarli lì…

 

Gianni Sartori

Fonte: https://centrostudidialogo.com

Link: https://centrostudidialogo.com/2019/07/26/lalpinismo-talvolta-una-prosecuzione-del-colonialismo-paternalista-con-altri-mezzi-di-gianni-sartori/

26.07.2019

 

visto su ariannaeditrice.it

Pubblicato da Davide

17 Commenti

  1. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Non posso che citare: “[…]Nel frattempo – nonostante qualche tardiva nevicata di maggio – i residui ghiacciai e nevai alpini colano come gelati al sole (perfino in grotta, verificato), il permafrost siberiano si squaglia, scoppiano incendi nella taiga e i Poli si frantumano in iceberg grandi come la Sicilia. Il minimo che può capitare sull’ Indu Kush è che vengano giù seracchi e ghiacciai pensili. A manetta[…]”. C’è ancora chi ingenuamente (e tanti in questo forum) crede che i cambiamenti climatici dovuti alle sciagurate conseguenze della rivoluzione industriale borghese-capitalista siano delle bufale!! E ancora non si dichiara l’emergenza climatica globale al massimo livello!!
    Ad ogni modo sono d’accordo con il senso dell’articolo. Il sistema neocon, come tutti i regimi nazifascisti simili, ha bisogno di continua propraganda diffusa attraverso i suoi mezzi di “distrazione” di massa per sostenersi…. E se tali mezzi non sono sufficienti si passerà ai quelli di distruzione di massa, come nelle precedenti due guerre mondiali; difatti tutto farebbe pensare che i neocon, in “mortale” crisi, stiano preparando un nuovo olocausto. E non bisogna nemmeno lasciarsi ingannare dai rassicuranti proclami della diplomazia mondiale. Come disse uno statista del passato: ” La diplomazia non serve ad evitare la guerra ma a prepararla!”.

  2. Lasciamo perdere il rigurgito da lavaggio del cervello sui nevai alpini che si sciolgono fatto da chi sulle Alpi non ci va, e neanche le guarda via Internet dato che dalle webcam che seguo si nota che sul Pelmo e il Cimon dalla Pala quest’anno i nevai sono ben visibili anche ora a fine luglio. La montagna è pericolosa e va rispettata di per sé, non per colpa dell’uomo.

    Per il resto ha ragione. E non ha neanche detto la cosa più importante, che chi va a salvare gli incauti alpinisti della domenica con l’elicottero RISCHIA LA VITA!

    Io a chi pratica sport estremi, dato che si sentono dei superuomini, farei firmare la seguente liberatoria: “se succede qualcosa sono cavoli vostri”!!!

  3. Indubbiamente un ottimo articolo che mette alla gogna certi atteggiamenti di persone che, con il loro di fare baldanzoso e troppo spesso arrogante e colonialista, mette a repentaglio la vita dei soccorritori! La montagna, come diceva un saggio, è una severa maestra! Personalmente ho frequentato montagne bellissime ma severe a volte da solo (imprudenza giovanile!!!) ma quasi sempre in compagnia di amici validi e in gamba!! Ovviamente abbiamo a volte difficoltà ma ce la siamo sempre sbrogliata da noi medesimi a volte anche soccorrendo sprovveduti che si recavano in montagna come se fossero giardinetti urbani!!! Sottolineo, doverosamente, che la chiosa di Holodoc risulta estremamente apprezzabile! Buona giornata a tutti!!!

  4. Sono d’accordo, la montagna è giustamente una maestra severa e silenziosa perché è molto importante, molti anni fa mi trovavo sulle ande ecuadoriane/colombiane ed insieme a me c’era una coppia di francesi inesperti che si misero ad urlare per esser stati punti da un qualcosa di indefinito perché neanche loro sapevano fornire una spiegazione, lei si mise quasi a piangere cosi venne accompagnata da un anziana e saggia signora ecuadoriana che aveva una farmacia di erbe curative situata sulle ande e si mise a ridere quando osservò il punto dolente della signorina francese in lacrime che era diventata rosso peperone perché a quella quota il sole brucia e non si era messa neanche una protezione adeguata. Nell’appennino centrale italiano ho visto persone snobbare la meravigliosa vista dalle vette per concentrarsi sul cibo che avevano negli zaini con un chiacchiericcio da bar…..patetici perché lasciano a terra anche le loro cartacce. Aggiungo un altro aspetto grave che tengono in montagna ovvero ci scaricano i rifiuti e contaminano l’ambiente facendo scappare persino i lupi.

  5. a prescindere che l’uomo va’ sempre in cerca di guai, bisogna ricordare che Darwin e la selezione naturale (prima era per migliorare le specie, ora solo per eliminare gli idioti) sono sempre attivi. Youtubers, e instagrammers (o come pene si chiamano) uomini con tute volanti che si spiaccicano giornalmente per avere piu’ like (e dollari) ne sono la prova quotidiana.

  6. Pensavo di essere il solo a volerli lasciare lì…..se te la vai a cercare non ho mai capito perchè devo mandarti i soccorsi a spese mie/contribuenti.
    Babbei che in settimana per fare due piani prendono l’ascensore la domenica, tutti firmati, te li ritrovi a far sport estremi (per loro) sono vero welfare per chi di soccorso vive.
    Utili idioti funzionali al reddito dei soccorritori, ma non vorrei allargare troppo il discorso in fatto di utili idioti funzionali al reddito di chi soccorre, controlla, aiuta o previene perchè il campo è assai vasto.
    P.s.
    Tra l’altro i cambiamenti climatici ed i ghiacciai, centrano poco e nulla, in montagna, da sempre nevica, si formano i ghiacciai che poi si sciolgono e si formano i fiumi che, lo dico per chi trova stupefacente che i ghiacciai si possano sciogliere, si riversano nel mare e lo alimentano ( se i ghiacciai non si scigliessero non avremmo il mare e neppure i pesci, vivi, che ivi si radunano, ma solo surgelati)

  7. la mentalità dell’ “occidentale medio” non è certo cambiata, altrimenti questi non giustificherebbe le continue guerre con eccidi di civili inermi e le sofferenze inflitte ai sopravvisuti nelle aree di cosiddetto terzo mondo.
    ma è ovvio, nell’immaginario collettivo negri, arabi, indiani, latinoamericani, … sono inferiori a noi per tutto, in primis civilta.
    relativamente al problema dei soccorsi in montagna, e non solo in montagna, per lo specifico nazionale, se ti cerchi dei guai o se affronti, anche con coscienza, situazioni di rischio i soccorsi eventuali LI PAGHI!
    esempio la svizzera, dove in montagna l’elisoccorso si paga!
    quindi, se vuoi fare l’eroe, il cretino od anche sport estremo (così si dice….) assicurati e non chiedere alla collettività di sostenere il costo della tua impudenza quando non imbecillità.

  8. Solo per essere precisi: attualmente in Italia il 118 manda l’elicottero, ma dopo l’intervento gli uomini del soccorso stilano un rapporto in cui dichiarano se l’uscita è giustificata da un reale pericolo e se tale pericolo è sopravvenuto per cause imponderabili o se le vittime ci si sono cacciate per superficialità e disprezzo del buon senso.
    Basta che in uno dei due casi ci sia una risposta negativa che l’intervento viene fatturato a chi ne ha beneficiato.

  9. Il termine “colonialismo” non azzecca assolutamente niente con l’alpinismo.
    I praticanti solitamente sono guidati da uno spirito anarchico e un desiderio di libertà, di essere dove vogliono a fare quello che vogliono.
    Nella fattispecie a chiedere i soccorsi sono stati i compagni di spedizione del ferito e altri due alpinisti che hanno interrotto i loro “giochi” per aiutarli a trasportare a valle il compagno.
    Si può anche fare del moralismo su questi fatti e qualche ragione c’è.
    Ma allora dobbiamo farlo anche sui fumatori (che poi si fanno curare dall’assistenza nazionale, dopo aver sparso i loro veleni da fumo passivo), anche sui guidatori di motorino che fanno SEMPRE gli slalom e poi sono le “povere vittime” quando restano sotto un’auto, anche sui discotecari che tirano le ore piccole e poi rimbecilliti da sonno alcool e droga vanno a schiantarsi, anche sui guidatori prepotenti, e mille altre situazioni.

    Alla fine è più colonialista chi continua a cambiare telefonino, dato che il nuovo modello è fabbricato con il coltan estratto a mani nude dai poveri congolesi schiavizzati e lavorato in estremo oriente da operai sfruttati e non di rado bambini.

  10. Qualche anno fa qui in trentino 4 guide alpine altoatesine persero la vita inutilmente per tentare di salvare 2 sciatori che praticavano il fuoripista ( che io avrei chiamato fuori di testa) periti anch’essi. Si mise tutto a tacere per non compromettere la “bottega dello sci”.
    Scrissi una lettera al giornale “Adige” se ben ricordo, in cui espressi tutta la mia rabbia
    contro coloro che fanno affari con “sport” estremi che io definisco giochi per malati di mente.
    Nel mio piccolo, da quando ho iniziato a frequentare la montagna come Boy Scout mi è stato insegnato che la montagna si deve temere e non sfidare da incoscienti.
    Frequento piloti di elicottero che mi raccontano di trovarsi spesso in situazioni critiche a causa di scellerati che nonostante venga in tutti modi sconsigliato di uscire a causa del tempo e della neve, Ho suggerito che un ottimo deterrente per questi “professionisti del rischio” e per certi turisti intraprendenti sarebbe quello di far pagare in pieno il soccorso.
    Il costo orario di intervento di un elicottero, se sono aggiornato le tariffe,
    TRENTINO ALTO ADIGE
    Intervento a carico con pagamento di un costo fisso:
    – ferito grave: € 30
    – ferito lieve: € 110
    – intervento inutile: costo fisso € 750, volo elicottero: € 140 al minuto
    o meglio farsi un’assicurazione personale. I mezzi di soccorso pubblici devono servire per la comunità che lavora e non per coloro che cercano i guai “a tutti i costi”.

  11. “Come ho detto, entrambe le spedizioni si coniugavano (o meglio: si
    auto-rappresentavano) con intenti caritatevoli. Nel primo caso, la
    sostituzione di un ponte in legno con uno in ferro; nell’altro la
    consegna di qualche scatola di medicinali. “Regalati” sottolineavano
    pelosamente”

    Mavaffanculo!!!
    Con quello che costa la spedizione, sai quanti medicinali si compravano??
    Quante scuse devono trovare…

  12. É il turismo in generale che pone seri problemi, compresa la “dissacrazione” dei luoghi.

    Chi, a causa del costo del soccorso, propone di lasciare lo scalatore sulla parete da cui non riesce più a districarsi, pensa di dover curare chi si prende malattie insolite per bagnarsi in mari dall’altro capo del mondo? O la moltitudine che si ferisce per fare acrobazie in bicicletta, con gli sci e diavolerie varie, o che si avvelena per sviluppare i muscoli? E i marinai della domenica, li riportiamo a terra o li lasciamo in balia dei venti?

  13. La risposta è nell’ultima frase dell’articolo:E in qualche caso (a scopo educativo) si potrebbe anche lasciarli lì…

  14. Non sapevo queste cose e deploro il comportamento di questi “alpinisti”. D’accordo con tutto l’articolo: è una forma di colonialismo psicologico che ritengo ben peggiore di quello …diciamo classico.
    Contro il colonialismo di una volta si poteva combattere ma quando te lo instillano nell’anima…..sei perduto.

  15. L’alpinismo era per veri Uomini-atleti-indipendenti, adesso è business che attira migliaia di debosciati che non hanno manco il fiato per fare un peto e poi piangono quando si fanno la bua.

  16. E che dire degli “influencer” categoria di autoproduttori di SUPERCAZZOLE da far viaggiare nel cyberspazio sfidando, dimenticando o non conoscendo proprio le regole minime dello spazio fisico?
    Non uno ma più di uno di questi fenomeni da intrattenimento virtuale hanno sfidato la sorte e si sono tuffati nelle acque cristalline di un lago situato sul Monte Neme in Spagna. Il lago in questione è tossico per gli scarti minerari di Tungsteno risalenti ad una 40ina di anni fa ma ha l’aspetto estetico del mare dei Caraibi proprio per la presenza del minerale. Dopo la bravata arrivano i sintomi, il bruciore agli occhi, il vomito e gli spruzzi di diarrea accompagnati da dolori. Arrivano i soccorsi che invece di ributtare in acqua “l’influencer” con un peso attaccato al collo si ritrovano con il soggetto che tiene in mano lo smartefone per condividere l’evento ed acchiappare like!
    No comment.

  17. E quante esperienze meravigliose! Mentre scendevo dal Monte Porrara lungo un sentiero, con i miei setter stupendi, un orso risaliva lungo il sentiero! Indimenticabile!!! Oppure un’aquila, sopra Frattura di Scanno, che, circondata da uno stormo di gracchi, appesantita da un leprone appena catturato, lo lasciò cadere per poter volar via e, involontariamente, me ne fece dono!!

Lascia un commento