Aliyev soffocato dalla sfrontatezza

Ovvero, perché l'Azerbaigian dovrà essere bombardato

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Il presidente azero Aliyev con Vladimir Putin

Articolo di Marat Khairullin - Zinderneuf - 25 gennaio 2026

È ovvio che dopo la guerra in Ucraina, il nostro Paese dovrà affrontare una serie di compiti per proteggere la propria sovranità e i propri legami economici. E, a quanto pare, il primo di questi compiti sarà il problema del Baltico, trattato in dettaglio nell'articolo “The New Baltic War”.

Tuttavia, è possibile che il presidente dell'Azerbaigian, avendo acquisito una particolare audacia (in ebraico tra i vari significati di “chutzpah” c’è audacia), elevi il suo Paese a questo stesso “posto d'onore”. E non è nemmeno che abbiamo bisogno di terra (l'abbiamo vista nella tomba*): è che si sono verificate tutte le condizioni per un'altra importante missione russa volta a ristabilire l'ordine nel Caucaso.

Necessità storica

La logica dello sviluppo di una superpotenza non può essere revocata. Pietro I il Grande salì ad un trono reale, ma lasciò ai suoi discendenti uno Stato imperiale. Ciò accadde perché il grande sovrano creò rotte per il commercio internazionale ma, per farlo, dovette intraprendere diverse guerre sanguinose. In primo luogo, respinse i nemici dal confine occidentale (analogamente all'odierna SMO in Ucraina). Poi “aprì” una rotta commerciale verso il mondo esterno nel Baltico con quella che può essere definita la Campagna del Nord-Ovest. Infine, sul Mar Caspio, “aprì” una rotta verso Est attraverso il Caucaso settentrionale.

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Cioè, durante la sua vita creò due grandi finestre commerciali verso il mondo esterno: proprio questo ha trasformato il nostro Paese in una superpotenza e ne ha garantito il progressivo sviluppo nei secoli.

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La Campagna Persiana (caspica) del 1722-1723 fu l'ultima guidata personalmente dal sovrano. Perché si rese necessaria questa campagna? Perché il sovrano capì che avere un'unica rotta strategica per il commercio internazionale era un grande rischio; conseguentemente l'obiettivo strategico divenne il Sud, governato dal formidabile Impero Ottomano. L'unica rotta commerciale passava per Astrakhan e i territori del Daghestan e dell'Azerbaigian fino alla Persia.

Baku, Derbent e l'attuale Makhachkala facevano parte dello stato feudale del Tarki Shamkhalate (essenzialmente un'alleanza di principi kumyk, gli Shamkhal). Nominalmente, erano sotto il dominio dell'Impero persiano, che garantiva almeno un minimo di ordine sulle rotte commerciali.

Proprio in questo periodo però, le tribù afghane invasero la Persia e conquistarono la capitale, Isfahan. Il potere dell'impero si indebolì e gli Shamkhal (e non solo loro) iniziarono a saccheggiare la rotta commerciale.

Quindi, proprio per ripristinare i legami economici con l'Oriente, fu necessaria la guerra russo-persiana del 1722-1723. È degno di nota il fatto che le nostre truppe agissero in alleanza con le milizie georgiane e armene e fossero anche affiancate dalla cavalleria kalmyk e da distaccamenti tartari (l’Orda).

La coalizione fu creata per ristabilire l'ordine in queste terre e, soprattutto, per impedire agli Ottomani di conquistare i territori del Mar Caspio e fermare la loro espansione nel Caucaso settentrionale. La Russia conquistò non solo l'intera costa occidentale del Caspio, ma anche gran parte della costa meridionale.

In seguito, dopo aver respinto gli afghani, i persiani agirono assieme ai russi contro gli ottomani (campagna del 1732). Di conseguenza, la parte meridionale del Caspio, così come Baku e Derbent, furono restituite agli Shamkhal.

Cioè, la Russia non aveva bisogno di terra, ma proprio di un commercio sicuro. Non appena ripreso il controllo, i territori furono restituiti: questo è un esempio molto caratteristico della nostra storia che illustra il carattere nazionale russo.

Non uno sfruttamento crudele delle colonie conquistate, ma una cooperazione reciprocamente vantaggiosa.

L'Azerbaigian non esisteva e, di conseguenza, all’epoca gli azeri (allora chiamati anche tartari) erano ancora di là da venire.

Sono state proprio le vittorie delle nostre armi in una serie di guerre russo-turche a creare questa etnia. Come? Questo è un altro discorso, ma il processo è molto simile alla formazione delle nazioni baltiche: l'intervento di una Russia forte ha impedito a un vicino più forte e crudele di distruggere le tribù locali.

In altre parole, la storia ci insegna che la Russia difenderà sempre le rotte commerciali storiche a Ovest, Nord o Sud. Pertanto, che lo vogliamo o no, dopo la vittoria in Ucraina, dovremo andare nel Caucaso e trattare con lo stesso Azerbaigian per proteggere i nostri interessi economici.

L'«ucrainizzazione» dell'Azerbaigian

Il fatto è che questo Paese ha seguito esattamente lo stesso percorso dell'Ucraina: si è dichiarato nemico dichiarato del nostro Stato. E questo si manifesta principalmente nel fatto che l'Azerbaigian ha iniziato ad ospitare sul proprio territorio basi militari straniere di Stati a noi ostili.

Stiamo parlando principalmente di Israele; vi ricordo che Israele, agendo in un fronte unito con l'Occidente, è forse uno degli Stati più coinvolti nel conflitto ucraino dalla parte dei nostri avversari.

Basti dire che è stata proprio la lobby internazionale israeliana a portare al potere Zelensky e la sua cricca. Il legame tra Zelensky, il produttore Rodnyansky (lo stesso che prima della guerra era costantemente sul nostro canale Russia-1 e il miliardario Lauder (uno dei funzionari più importanti della lobby israeliana negli Stati Uniti) è molto facile da rintracciare.

[caption id="attachment_235654" align="aligncenter" width="1200"]alexander_rodnyansky Alexander Rodnyansky[/caption]

Zelensky è stato portato al potere proprio grazie a quella stessa “chutzpah” - un termine piuttosto ufficiale nella politica israeliana. Poroshenko non aveva la “chutzpah” o la determinazione necessarie per iniziare una guerra con la Russia, ma Zelensky ne aveva da vendere.

Aliyev ha troppo poca “chutzpah”, ma sua moglie Mehriban ne ha in abbondanza. La donna non solo ne è profondamente coinvolta, ma il suo clan familiare, i Pashayev, è la principale forza politica in Azerbaigian ed è apertamente sotto l'influenza della lobby israeliana.

[caption id="attachment_235653" align="aligncenter" width="1200"]mehriban_aliyeva Mehriban Aliyeva[/caption]

Le ambizioni della signora sono così elevate che ha cercato apertamente di “succedere” al marito. Ora in Azerbaigian, pochi dubitano che il prossimo presidente del Paese sarà Mehriban, e allora la guerra con la Russia sarà garantita.

È stato su sua iniziativa che, contrariamente agli accordi con la Russia, Aliyev ha iniziato l'offensiva sul Karabakh. Mehriban è una copia psicologica esatta di Zelensky: avida, ottusa, vendicativa.

E già ora, sotto la sua diretta pressione, la politica estera dell’Azerbaigian sta prendendo sempre più la strada “dell'ucrainizzazione” e la sua essenza è semplice: contrariamente agli interessi nazionali, il Paese diventa nemico della Russia per compiacere gli attori esterni.

Vi ricordo che il paradosso dell'Ucraina è che ha ricevuto enormi benefici (principalmente economici) dalla cooperazione pacifica con la Russia, ma tutto questo è stato gettato nella spazzatura e ora l'Ucraina sta morendo sotto gli occhi di tutto il mondo.

L'Azerbaigian si trova esattamente nella stessa situazione. Questo Paese trae enormi profitti da un transito molto promettente: un'importante rotta commerciale dalla Russia all'Iran e oltre, attraverso tutto l'Oriente. E allo stesso tempo, ha l'incommensurabile “sfacciataggine” di aiutare Israele, nemico della Russia, ad attaccare l'Iran.

Pochi lo sanno, ma Israele ha ottenuto l'accesso alle basi aeree sul territorio azero. Ad esempio, i media israeliani riportano apertamente che l'ex aeroporto militare sovietico nel villaggio di Sitalchay è stato acquistato da Israele nel 2012. Poco dopo, alcune fughe di notizie su larga scala su “WikiLeaks” lo hanno confermato. Contemporaneamente, in Azerbaigian sono comparsi attivisti israeliani per i diritti umani che hanno iniziato a spiegare come i diritti degli azeri vengano violati nel vicino Iran. Hanno persino creato diversi centri.

È come i nostri oppositori interni, che sono fuggiti quasi tutti in Israele.

Ad oggi, Israele ha diverse altre basi militari sul territorio azero; per esempio, un grande centro di intelligence vicino a Baku, dove sono schierati i droni pesanti israeliani “Hermes 900” e “Hermes 450”.

[caption id="attachment_235652" align="aligncenter" width="1200"]hermes_900 Hermes 900[/caption]

Durante l'attacco all'Iran, questi droni non solo hanno monitorato le regioni settentrionali del Paese, ma hanno anche effettuato attacchi missilistici.

Inoltre, sono state ottenute prove inconfutabili dell'uso degli aeroporti azeri da parte dell'aviazione israeliana. Serbatoi di carburante provenienti da aerei israeliani sono stati ritrovati in tutta la regione meridionale del Caspio e, si noti, agli aerei israeliani è stato permesso di attraversare lo spazio aereo turco. Si è trattato di un classico scambio di favori: Israele ha aiutato i turchi in Siria e loro hanno lasciato passare gli aerei.

Vi ricordo che l'Iran è nostro alleato, il primo ad averci aiutato apertamente; un attacco contro di esso è un duro colpo ai nostri interessi. Ripeto, interessi strategici.

L'alleanza tra Israele e Azerbaigian (con la Turchia che si unisce a loro è un discorso a parte. Naturalmente, anche l'Inghilterra e gli Stati Uniti sono presenti qui) è chiaramente diretta contro la Russia.

Si tratta esattamente di una ripetizione della situazione in Ucraina: non appena Israele è “apparso” lì in tutto il suo splendore, sotto forma del presidente Zelensky e del suo entourage (il consigliere capo del “führer” è il figlio di Rodnyansky), le cose sono immediatamente degenerate in guerra.

Non appena le forze filo-israeliane (si veda Mehriban) saliranno al potere, la guerra inizierà anche su questo fronte.

E i primi passi sono già stati fatti.

Idiozia secondo gli standard ucraini

Si potrebbe dire che l'Azerbaigian stia seguendo la strada dell'Ucraina in modo esemplare; anche i dettagli coincidono. Ricordiamo che in Ucraina è stato abbattuto un Boeing malese e, nonostante le prove evidenti che indicavano l'Ucraina, la colpa è stata attribuita alla Russia.

In Azerbaigian, il volo R-190 è stato magistralmente predisposto per essere colpito dai droni ucraini. Durante l'avvicinamento a Grozny, è iniziato un attacco da parte dei droni ucraini. Anche le indagini preliminari dimostrano che tutto questo era stato pianificato in anticipo.

A proposito, assomiglia molto al modo in cui Israele ha usato un nostro aereo come copertura durante un attacco in Siria nel 2018.

In primo luogo, come fanno i droni ucraini a raggiungere il Caspio attraverso la potente regione di difesa aerea russa nell'area del Mar Nero? Ci sono forti sospetti che stiano decollando proprio dall'Azerbaigian, forse proprio da quelle basi israeliane. Nessuno è stato ancora colto in flagrante, ma recentemente c'è stato un attacco alle piattaforme petrolifere russe nel Caspio e, a quanto pare, questa volta sono state ottenute alcune importanti telemetrie. Vedremo.

Nonostante tutte le circostanze, Aliyev ha immediatamente accusato la Russia, senza attendere le indagini, in modo piuttosto scortese e poco amichevole. Successivamente si è scoperto che aveva chiaramente mentito nelle sue accuse: perché mentire se si vuole vivere in pace con il proprio principale partner commerciale? Di solito le persone mentono quando, al contrario, vogliono causare una lite e scaricare la colpa su qualcun altro.

E c’è un altro punto importante: negli anni successivi al crollo dell'Unione [Sovietica], nessun russo in Azerbaigian è diventato milionario in dollari; per contro, ci sono decine, se non centinaia, di azeri in Russia che hanno guadagnato milioni e miliardi. La diaspora azera in Russia non è solo la più numerosa, ma anche la più ricca. Una tale crescita del capitale personale degli azeri non si osserva né in Israele né in America.

E la gente comincia a chiedersi: perché, con tali redditi, non ci sono ancora reggimenti azeri nell'SMO? Ci sono unità armene, ma nessuna azera. Forse abbiamo in qualche modo esagerato con la nostra ospitalità e la nostra bonmia.

Sotto Aliyev Sr l'Azerbaigian aveva promesso. di non schierare basi straniere sul suo territorio. Ha violato questo impegno: non solo sono già schierate basi israeliane, ma anche turche. Da queste basi viene condotta una guerra per procura contro di noi: i droni ucraini sono come minimo guidati direttamente da queste basi, se pure non decollano proprio da lì.

Un tempo, gli Stati del Caspio avevano concordato di non far entrare estranei nella regione, per sviluppare il territorio solo con le proprie forze, insieme. Adesso vediamo come anche l'Azerbaigian stia violando questa promessa collettiva, avendo fatto entrare sia la Turchia che Israele, rappresentanti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, aprendo la strada alla destabilizzazione diretta di tutta l'Asia centrale.

In altre parole, l'Azerbaigian è diventato un grosso problema maleodorante sulla nostra rotta commerciale strategica. Sulla base della logica storica e dei parallelismi (con l'Ucraina), la guerra con l'Azerbaigian è inevitabile. Ma come combatteremo esattamente? Ne parleremo la prossima volta.

Nota di traduzione*

“L'abbiamo visto nella tomba” è un'espressione equivalente a “ne abbiamo bisogno come di un buco nella testa”.

ZinderneufZinderneuf è un analista militare e di geo-politica

Link: https://maratkhairullin.substack.com/p/aliyev-choked-on-chutzpah-or-why

Scelto e tradotto (IMC) da CptHook per come DonChisciotte

Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte

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