Aiuti (di Stato) ma per pochi: la coscienza sporca della UE

Aiuti (di Stato) ma per pochi: la coscienza sporca della UE

Di ConiareRivolta.org

“Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io”, recita un vecchio adagio, ed effettivamente è quanto sembra stia accadendo in questi mesi, a cerchi concentrici, fra diversi alleati storici, prima di tutto fra le due sponde dell’Atlantico (USA ed Unione Europea) e poi dentro la stessa Unione.

È una storia che inizia ad agosto dello scorso anno, quando gli USA approvano il cosiddetto “Inflation Reduction Act” (IRA). Il nome trae parzialmente in inganno: si tratta infatti di una legge che sembrerebbe finalizzata principalmente a contrastare l’inflazione, ed in effetti toglie risorse dall’economia, con una riduzione prevista del deficit – nell’arco di 10 anni – di circa 240 miliardi di dollari. La legge in realtà prevede anche numerosi interventi sia sul lato delle entrate (la misura più rilevante è una nuova imposta minima effettiva del 15% sui profitti delle corporation più grandi) sia, soprattutto, dal lato delle uscite. Qui l’aspetto più rilevante per la nostra storia è la previsione di un maxi piano di sovvenzioni governative, per un importo pari a oltre 390 miliardi di dollari sempre nell’arco di 10 anni, a sostegno degli investimenti nella transizione energetica, clima, etc. Un ritorno in grande stile dell’intervento pubblico in economia, di dimensioni davvero fuori dal comune rispetto a quanto sperimentato dalle economie occidentali negli ultimi decenni, ma di cui beneficeranno solo alcuni; l’IRA, infatti, fissa alcuni paletti per le imprese che potranno accedere a questi finanziamenti, il più importante dei quali consiste nel fatto che questi aiuti sono riservati alle imprese residenti negli USA.

E qui veniamo ai primi amici che si sono sentiti traditi: i vertici europei (Commissione in primis, ma soprattutto Germania e Francia) hanno lamentato il carattere protezionistico della misura, temendo che questa possa creare un formidabile incentivo a localizzare negli Stati Uniti, a discapito del nostro continente, nuovi investimenti industriali.

Dopo aver tentato invano di convincere gli USA a desistere dal carattere selettivo della misura (con inclusa una minaccia di ricorrere al WTO per violazione degli accordi internazionali sul commercio), si è aperta la discussione sul tipo di risposta economica da assicurare, valutando in particolare se (e in che misura) affidarsi a un’iniziativa comune europea, oppure lasciare gli Stati membri intervenire in ordine sparso.

Il nodo è stato sciolto in questi giorni dal Presidente della Commissione von der Leyen, che ha presentato con grande enfasi il Green Deal Industrial Plan – appunto la risposta europea alla mossa statunitense – che, da un punto di vista operativo, consiste essenzialmente in una rimodulazione della disciplina europea sugli aiuti di Stato, cioè la normativa che regola modalità e limiti con cui uno Stato dell’Unione Europea può erogare incentivi a determinati settori economici. Tradizionalmente tali limiti sono molto stringenti, in ossequio al principio ultraliberista alla base del mercato unico. Uno Stato deve effettuare una notifica alla Commissione ogni volta che decide di fare un intervento a sostegno di determinati settori (fanno eccezione solamente gli aiuti de minimis, che per definizione sono di piccolissimi importi). La Commissione valuta la misura dello Stato, in particolare per i suoi presunti caratteri discriminatori e di distorsione alla concorrenza (cioè un maggior favore alle imprese nazionali), e se giudica la misura contraria alla normativa sugli aiuti di Stato non solo questa deve essere rimossa, ma gli aiuti già erogati devono essere restituiti. Abbiamo insomma la realizzazione concreta di quell’impianto neoliberista in base al quale il mercato sarebbe certo capace di assicurare il migliore dei mondi possibili, se solo fosse lasciato libero di funzionare e non intervenisse lo Stato a perturbarlo.

Si tratta, lo ripetiamo, non di una norma qualunque, ma di uno dei principi cardine dell’architettura economica dell’Unione Europea, al pari dei vincoli alle politiche fiscali espansive e alla politica monetaria finalizzata unicamente a garantire la stabilità dei prezzi, con un ruolo chiave nel controllo assegnato alla Commissione chiamata a fare da guardiano dei Trattati.

Ebbene, per tornare al Green Deal Industrial Plan, in cosa consisterà la risposta europea? Sostanzialmente in un alleggerimento dei vincoli alla normativa sugli aiuti di Stato, in particolare (pare) con un significativo innalzamento della soglia per gli aiuti sottoposti al meccanismo di notifica e successivo controllo da parte della Commissione, che sostanzialmente dice agli Stati membri “beh, visto che gli USA stanno mettendo in campo importanti incentivi economici, riservati alle loro industrie nazionali, se volete (e ve lo potete permettere) voi fate lo stesso”.

Il tranello sta proprio in quel “se ve lo potete permettere”, perché al rilassamento sul fronte degli aiuti di Stato non corrisponde alcun cambiamento sul fronte della possibilità lasciata agli Stati di intervenire a sostegno dell’economia, che, anzi, fra riforma delle regole di bilancio e politica monetaria restrittiva da parte della BCE, viene sempre più ostacolata.

Sostanzialmente, quindi, la scelta della Commissione di procedere in ordine sparso e attraverso il meccanismo degli aiuti di Stato apre spazi di manovra solamente ai Paesi con “i conti in regola”, che si traducono in “spazio fiscale” per poter fare spesa pubblica senza incorrere nella mannaia dei parametri di disciplina fiscale che la costruzione europea impone. Non a caso questa opzione è sostenuta principalmente da Germania e Francia (ovviamente anche il peso politico, oltre alla disciplina di bilancio, conta). Il corollario è, però, ovvio. I Paesi come l’Italia, che non hanno i conti in regola, avranno la possibilità di spendere solamente briciole, nella migliore delle ipotesi, a difesa della produzione nazionale e dell’occupazione. Veniamo quindi al secondo “tradimento degli amici”, fra cui ci siamo soprattutto noi, che a quanto pare dovremo accontentarci di non vedere gli investimenti in Italia traslocare verso gli States, ma “solo” verso altri paesi europei… bella soddisfazione!

Si tratta, come si può immaginare, di temi e ragionamenti apparentemente assai lontani dalla nostra vita concreta, ma che invece ci devono interessare (e preoccupare) per almeno tre ordini di motivi:

1. Dinamiche come quelle sopra descritte sono uno dei “motivi profondi” che stanno dietro i processi di delocalizzazione e impoverimento industriale che ben conosciamo; se fino ad ora questo avveniva soprattutto a causa di una corsa al ribasso in termini di tutele del lavoro e ambientali, nei prossimi anni torneremo probabilmente a vedere un ruolo più centrale da parte degli Stati, che sceglieranno in maniera più efficace di promuovere e difendere alcuni settori. Se staremo a guardare, privandoci degli strumenti per poter intervenire, difficilmente potremo contrastare il deserto industriale che si prepara.

2. La vicenda ci conferma l’ipocrisia del sistema di governo dell’Unione Europea, che da un giorno all’altro piccona “dall’interno” uno dei suoi capisaldi apparentemente intoccabili, e cioè la normativa sugli aiuti di Stato, ma allo stesso tempo riafferma – anzi rafforza – altri dei suoi dogmi (austerità, ritiro degli Stati dalle funzioni fondamentali, etc.), che in questo modo si rivelano per quello che sono: non leggi tecniche necessarie, ma scelte politiche contro cui si può e si deve lottare.

3. Ancora, la vicenda mette a nudo la pochezza del governo Meloni: proprio colei che doveva dimostrare all’Europa che la pacchia era finita, ora piagnucola che l’Europa faccia l’Europa, denunciando la scorrettezza dei Paesi che pensano di fare da soli “rischiando di indebolire il mercato unico” e invocando nientedimeno che il “level playing field”, cioè proprio il peggio della retorica liberista su cui l’Unione Europea è costruita.

Ancora una volta, questa vicenda ci mostra come l’intervento dello Stato nell’economia sia necessario per evitare deindustrializzazione e impoverimento di un Paese. È una verità talmente ovvia che anche l’Unione Europea lo ammette nei fatti, di fronte alla tempesta causata dagli sconvolgimenti degli ultimi anni e all’interventismo economico degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, però, emergono due aspetti odiosi: in primo luogo, il contrasto a deindustrializzazione e impoverimento è, per le istituzioni europee, un interesse al più secondario, da subordinare all’adesione cieca al dogma dell’austerità; in secondo luogo, la promozione di un certo interventismo statale ha la chiara funzione di favorire gli interessi economici dei paesi più forti a danno della periferia europea.

Di ConiareRivolta.org

11.02.2023

ConiareRivolta.org è un collettivo di economisti indipendenti.

Fonte: https://coniarerivolta.org/2023/02/11/aiuti-di-stato-ma-per-pochi-la-coscienza-sporca-della-ue/

Commenti (19)

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    1. dana74 15 febbraio 2023

      sul tema metto qui un link che tratta del RdC https://scenarieconomici.it/la-commissione-apre-una-procedura-di-infrazione-per-il-reddito-di-cittadinanza-vuole-che-lo-paghiamo-a-tutti/

    1. XaMAS 14 febbraio 2023

      certo, abitudini di 3-400 anni non si cambiano dall'oggi al domani

      riferito alla sua ultima domanda

    1. Chicxulub2.0 14 febbraio 2023

      Giusto
      Il piccolo dettaglio è che gli Stati non ci sono più essendo stati fagocitati dall'economia/finanza e dalle grandi corporation tecnologiche
      Gli Stati erano nati fondandosi su comunità più o meno omogenee in virtù di due diversi fattori
      -l'appartenenza a una tradizione e/o etnia e/o lingua
      -l'appartenenza a un regno che per lo più legava le diverse comunità con la religione cristiana e il carisma della propria maestà sovrana

      Tutto questo è semplicemente sparito in Europa, è restato in Cina, in Russia, forse in India, ma da noi non c'è più

      Inutile parlare ancora di Stato, prima bisogna dire come si pensa di riportarlo in vita e l'unico modo sarà mediante un lungo conflitto del popolo contro le élite

      Ovviamente non succederà mai ma la strada, anche se puramente teorica, è solo quella e se non lo si dice o si è dei nesci o dei furbi

    2. Cleon XIII 14 febbraio 2023

      C'è un certo libro che un certo capo di stato oggi caduto in disgrazia scrisse in galera taaanti anni fa, e noto che le sue idee riaffiorano, qui e là. Osserverei, però, che India e Russia sono stati federali con svariate etnie, molte religioni e dove si parlano ancor più lingue. La Cina è, forse, un buon esempio, con il suo Socialismo Nazionale di tipo Han.

    3. Chicxulub2.0 14 febbraio 2023

      Cioè stai dicendo che mi riferisco al Mein Kampf di Hitler?

      Se è così (ipotesi che “sembra” corrispondere al senso del tuo post) ti informo che sei uno sciocchino che non sa leggere

      Ti spiego col disegnino:

      1- mi riferivo al post di Agamben in cui si dice che l'esempio da seguire è l'impero asburgico composto da diverse etnie e lingue (quindi l'opposto di quello che hai capito tu)

      2-infatti al punto due (se sai leggere) ho scritto che le diverse etnie possono essere tenute insieme (testuale) dalla religione e dal carisma della maestà del sovrano

      Hai capito al contrario perché hai due schemini due in testa
      Non è colpa mia ma forse neanche tua per cui ti saluto e ti auguro buona giornata

    4. Chicxulub2.0 14 febbraio 2023

      Dipende dalla tua buona volontà

      Non hai i concetti (come dimostra la tua domanda da ragazzino del liceo) e per parlarti uno dovrebbe iniziare a spiegare a partire dalle tabelline pitagoriche

      Ma voglio aiutarti, comincia a leggere questo che come vedi dal titolo (Teologia politica) si riferisce direttamente alla questione che hai appena posto
      Il testo, senza le varie introduzioni e note, è breve, se non ricordo male meno di 100 pagine, per cui te lo leggi e ne riparliamo
      Rifletti sull'idea iniziale “i concetti politici sono concetti teologici secolarizzati”, collegalo con quello che scrive dopo sulla metafisica e se sei sveglio ci guadagni un minimo di apertura mentale in più

      Ma solo se ti interessa, nessuno ti obbliga, anzi non leggerlo proprio e come sempre ti saluto affettuosamente augurandoti buonissima giornata

      https://librerialerner.vteximg.com.br/arquivos/ids/372869-1000-1000/trf10079_g.png?v=637340886708930000

    5. LuxIgnis 14 febbraio 2023

      Non credo sia mai esistito uno stato che avesse una sola etnia e/o religione. Sì, un'etnia e una religione di maggioranza, senz'altro. Tra l'altro che spesso si imponeva con la forza. Ma con sempre la presenza di minoranze più o meno consistenti.
      L'Europa è piena di esempi.
      Forse quello che intendi è uno stato che comunque ha un'identità nazionale molto forte come la Russia che è un coacervo di culture.
      La Cina ha le sue minoranze ma il 90% è Han.
      L'India è per maggioranza induista ma poi ha islamici, Sikh, cristiani in abbondanza.
      Insomma credo siano molto pochi gli stati che hanno una sola religione e che hanno una sola etnia.
      Gli stati non sono mai nati spontaneamente per "unione" fra la gente, ma spesso sono frutto di conquista, di atti di forza, di coercizione. Sai quanti stati europei saltassero se venissero meno questi atti di forza?

    6. Chicxulub2.0 14 febbraio 2023

      Ma hai letto cosa ho scritto o rispondi a casaccio?
      Ci sono il punto uno e il punto due, te ne sei accorto?
      Ti spiego in maniera semplificata
      C'è la pasta cacio e pepe
      Hai mai visto una pasta cacio e pepe fatta solo col cacio?
      Non esiste
      Devi aggiungere anche il pepe

      Allora ho scritto (come puoi verificare imparando a leggere e tornando qua) che le basi su cui si fonda uno stato sono di due tipi
      1-una materiale cioè persone, etnie, lingue, territori, tradizioni, modi di produzione economici (per esempio pastori contro agricoltori etc)
      2-una non materiale che è l'auctoritas della religione insieme alla potestas del sovrano

      Naturalmente non potrai ammettere di non averci capito un fico secco e insisterai con obiezioni sempre più capziose e sempre più fuori contesto

      Per cui anche a te buona giornata e stammi bene

    7. LuxIgnis 14 febbraio 2023

      Che c'hai la coda di paglia per caso?

      Gli Stati erano nati fondandosi su comunità più o meno omogenee in virtù di due diversi fattori

      Io ho solo detto molto meno omogenee di quello che si pensa. Gli stati nascono per conquista.
      E anche i due fattori che ipotizzi sono opinabili.
      Poi porti ad esempio la Cina e l'India che sono un miscuglio enorme, specialmente l'India. Con a volte anche notevoli problemi.
      Poi fai te, magari se ti spiegi meglio, ma così come l'hai detta è una stronzata.

    8. Chicxulub2.0 14 febbraio 2023

      Ma benedettuomo…ho citato Cina, India e Russia 👉proprio perché sono miscugli…😄
      Lo vedo che leggi al contrario?

      Aggiunta: “da comunità più o meno omogenee” non significa da “una comunità più o meno omogenea”⏰

    9. LuxIgnis 14 febbraio 2023

      Le frasi sono conseguenziali.
      Mi dici dell'appartenenza a una religione, etnia o lingua, poi dici che sono sparite in Europa ma qualcosa è rimasto in...India??? (Ma anche Cina). Sai quante lingue si parlano in India?

      Qui nessuno ti ha capito, forse un esamino di coscienza me lo farei.

    10. Chicxulub2.0 14 febbraio 2023

      Ma allora sei un caso grave
      Mi dispiace, faccio un ultimo tentativo caritatevole

      In Europa sì, le identità, etnie, tradizioni, religione sono “quasi” sparite
      Qualcosa coverà sotto la cenere forse ancora a lungo ma non so se ci si potrà mai ricostruire alcunché
      Me lo auguro di cuore sperando nell'intervento della benjaminiana göttliche gewalt

      Dopodiché qual è la contraddizione se in India e Cina e Russia le etnie e le lingue sono tante, anche con contrasti molto accesi?
      Sono Stati che hanno un vasto territorio e una tradizione che gli fa dire “Siamo indiani, siamo cinesi, siamo russi” e su quella si può fondare uno Stato
      Da noi non so se sia più possibile

      Non credo di poter essere più chiaro e semplice di così, se insisti a dirmi che però io non tengo conto del fatto che in India ci sono molte lingue diverse non so più cosa dirti se non: “Ti saluto e ti auguro buona giornata”😃

    11. Chicxulub2.0 14 febbraio 2023

      Hai visto che ti ho indicato un libro che si chiama “Teologia Politica”?
      Se vuoi continuare te lo leggi e capisci a cosa mi riferisco, altrimenti non mi metto a scrivere un trattato in cui dovrei spiegarti fin dall'abc ogni singolo concetto

      Sono meno di 100 pagine quindi fai lo sforzino altrimenti significa che vieni per trollare e ti fai i dialoghi da solo

    12. Chicxulub2.0 14 febbraio 2023

      Ok, sei un troll
      Chiudo qui

    1. sbregaverse 14 febbraio 2023

      Ogni INTERVENTO c'inquina,
      il PATATRAC tombola !

    1. IlContadino 14 febbraio 2023

      Bellina l'immagine in testa all'articolo, mi ha ricordato una barzelletta, quella in cui: ci sono un mafioso, un massone e un politico... purtroppo non ricordo come continua, si sono rubati anche la barzelletta

    2. emilyever 14 febbraio 2023

      A me ha ricordato la foto dello scompartimento del treno con cui andavano a Kiev Draghi, Scholtz e Macron... Eh, sì, non c'è più l'IRA di una volta...

    3. absitiniuriaverbis 14 febbraio 2023

      ... continua così:
      ma alla biglietteria pagano un solo biglietto.
      Perché?

      Risposta irriverente: perché sono uno e trino.
      Risposta terra terra: perché sono la stessa unica persona.

    4. Fantine 14 febbraio 2023

      Per restare in tema, condividiamo il nostro link, caro Abs ;)

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