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AGIRE DI FRONTE AL COLLASSO. COSA FARE? COSA FARE?

DI CAROLYN BAKER

carolynbaker.net

Ogni volta che scrivo un articolo sul collasso in atto, ad esempio il recentissimo “Happy Independence Day; You Have No Government”, vengo bombardata da email che mi chiedono “cosa posso fare?”. Per tutti quelli che hanno appena scoperto il mio sito si tratta di una domanda legittima, perché per loro quella del collasso potrebbe essere una realtà ignota. Quelli che invece mi seguono da tempo hanno già ricevuto numerosi suggerimenti su come agire, ma in quest’articolo fornirò di nuovo i miei consigli, in una forma più chiara e concisa di quanto non abbia mai fatto in passato. L’urgenza che percepirete nel testo dipende dall’urgenza che io e i miei colleghi percepiamo in questo momento. In tutta sincerità, è ora di smetterla di prenderci in giro con discorsi sul collasso e cominciare ad agire. Il dado è tratto, e stiamo vivendo in un’atmosfera molto simile a quella della Germania alla vigilia della II guerra mondiale. Muovetevi e smettetela di speculare e teorizzare. Lo spettacolo ha inizio.

La prima cosa che non sono disposta a dirvi è che il collasso può essere evitato, o che l’ingegnosità umana e la tecnologia troveranno la strada per liberarcene. Non vi dirò che un qualche movimento di massa, un qualche magico http://www.collapse.org/, indurrà i progressisti a protestare in coro, a scrivere lettere al Congresso, a creare blog e siti web, a sostenere il “giusto” candidato, a sollecitare donazioni. Decisamente no, quello che voglio dirvi è che come nazione e come pianeta siamo fregati, fottuti, nei guai fino al collo, o, se preferite sentirvelo dire in spagnolo, estamos jodidos. La seconda cosa che non sono disposta a dirvi è quel che vi piacerebbe sentire: che potete continuare nel vostro attuale stile di vita e che in qualche modo riuscirete a evitare il collasso. Non vi dirò che potete continuare ad avere rapporti bancari con la Wells Fargo, la Bank of America, la Citibank, o con uno qualsiasi degli altri diabolici mostri finanziari, tanto la cosa non avrà la minima importanza per voi o per qualcun altro. Non vi dirò che potete continuare a comprare i vostri alimenti nel supermercato locale o da Walmart, perché tutto è in ordine. Non vi dirò di andare a votare per un candidato alle presidenziali 2008, dato che anche se c’è un’elezione chiunque venga selezionato dal sistema di voto elettronico del complesso industriale non sarà altro che un uomo (o una donna) che apparterranno interamente – corpo, cervello e anima – al complesso. Non vi dirò di comprare un’auto ibrida o di piazzare pannelli solari sul tetto. In effetti, prima di dirvi di fare qualsiasi cosa v’inviterò ad impegnarvi a non fare niente.

Tim Bennett e Sally Erickson, creatori del documentario “What A Way To Go: Life At The End Of Empire”, hanno elencato cinque cose che potete fare, e io partirò proprio da qui.

A differenza delle antiche culture, l’America è una società di maniaci amanti dell’azione. Prima ancora di aver capito un problema già ci stiamo agitando freneticamente per trovare una soluzione. Allora, io per prima cosa vi chiederò di fermarvi dove siete e di non fare nulla. In effetti vi suggerisco di uscire all’aperto, di sedervi su un tronco, un ceppo, una roccia, o sull’erba, e di non fare e dire niente. Osservate il fiume o la corrente, esaminate un filo d’erba, prendete una manciata di terra, studiate una colonia di formiche: qualsiasi cosa facciate fatelo con la massima attenzione. Guardate, ascoltate, odorate, e soprattutto cercate di percepire le vostre stesse emozioni nel momento in cui:

1) “rendetevi perfettamente conto e internalizzate che la cultura dell’Impero sta distruggendo il sistema di sostegno da cui dipende l’insieme della vita, e sta rubandoci l’essenza stessa dell’umanità”.

Rendetevi conto che, per quanti sforzi facciate voi e quelli che conoscete e amate, niente potrà evitare il collasso. Prestate inoltre attenzione al senso d’impotenza, vulnerabilità e disperazione che nel contempo s’impadronisce di voi e al sentimento di perdita definitiva del fiume, erba, suolo o animali che state osservando. Tutto quello che state osservando e ha dato un senso alla vostra vita presto sparirà. Che cosa provate? Si, lo so. Tristezza, orrore, rabbia: e ora vi sentite ancora più persi. Va tutto bene. Abbandonatevi a questa sensazione; sul serio, lasciatevi completamente andare. È un momento magico, è il momento della verità: è la vostra meditazione o giù di lì, e non potete fare niente altro di concreto, di efficace, fino a quando provate questo senso di frustrazione. In altre parole, abituatevi all’idea del collasso. Smettetela di girarci intorno, pensateci, abituatevici. Quanto più pensate a cosa fare tanto meno vi concentrate sulle sensazioni, e le vostre azioni non serviranno a niente fino a quando non proverete le sensazioni alla base delle vostre azioni. E ora che avete sperimentato questi momenti estremamente preziosi e necessari di sacra illuminazione, entrate in sintonia con coloro che amate e cominciate a discutere.

2) “Parlate delle vostre paure con tutti quelli che conoscete. Trasformate il picco petrolifero, il cambio climatico, l’estinzione di massa e la sovrappopolazione in termini familiari”. Ci saranno molti coi quali non sarà possibile discutere simili argomenti. Cercate quelli con cui potete farlo. È l’inizio della “ricerca della vostra tribù”: individuare le persone che hanno capito il problema, che sentono quello che voi sentite e che non cercano più d’ignorare il collasso. Probabilmente hanno cercato persone come voi con lo stesso senso di urgenza con cui lo state facendo voi. Non limitatevi a parlare di fatti, ricerche, segni del collasso, parlate anche, e forse è ancora più importante, dei sentimenti che destano in voi. Non è difficile. Se avete figli, pensate al loro futuro. Cosa sentite?

Lo so, volete sapere cosa fare, ma prendete il vostro tempo. Vi state muovendo troppo velocemente. Assorbite sensazioni e parlate.

La prima cosa da fare riguarda voi e il vostro mondo interiore. Dovete pensare a come volete posizionarvi di fronte all’imminente collasso. Che tipo di lavoro volete veramente fare?

3) “Cerca il tuo posto nel mondo per preservare la vita, cambia l’attuale cultura e/o crea approcci positivi affinché singoli e comunità possano vivere in armonia tra loro e con il mondo non umano”. La vostra attuale attività aiuta a preservare la vita? Dovete trasferirvi in un’altra parte del paese o del mondo in modo che voi e i vostri cari possiate adottare uno stile di vita che vi prepari al collasso? Come vi state preparando ad assumervi la responsabilità delle vostre esigenze alimentari? E come pensate di vivere in un mondo postpetrolifero? Riuscite a immaginare cosa ciò significherà? Cambi così drammatici non avvengono dall’oggi al domani; c’è una transizione, ma ricordatevi che non avete dinanzi a voi un tempo infinito. Mentre leggevate quest’articolo si sono estinte varie decine di specie.

4) “Valuta di cosa hai veramente bisogno per vivere e lavorare in questo periodo di transizione. Compra solo quello che veramente ti serve, e compralo da fonti locali, in modo da sostenere lo sviluppo di economie locali”. E adesso arriviamo a un esercizio di estrema importanza: di cosa ho bisogno e di cosa posso fare a meno? Prepararsi al collasso richiederà tanti adattamenti nella vostra vita quanto il collasso stesso. Ogni passo nei preparativi significa mediare, eliminare qualcosa, mettere insieme, sempre guidati dal principio “Chi voglio essere? Che cosa è veramente importante? Di cosa ho veramente bisogno e di cosa posso fare a meno?”.

Penso che uno dei motivi per cui l’idea stessa del collasso risulta impensabile per molti individui è che costoro non dispongono di basi spirituali (non intendo dire religiose) per assimilarla. D’altra parte, alcuni possono elaborare a fondo il concetto e capirne la scoraggiante realtà, e ciononostante trattarlo con cinismo e amarezza. Tutte le domande che vi ho suggerito di porre a voi stessi sono domande essenzialmente spirituali perché coinvolgono l’anima.

5) Quindi “cercate o rafforzate il vostro collegamento spirituale con ciò che per voi è preminente. Chiedete e poi ascoltate i consigli su come vivere con gioia e creatività in questi tempi senza precedenti”.

Uno dei miei mantra favoriti è una citazione di Derrick Jensen: “Siamo fottuti, e la vita è veramente, ma veramente, bella”. In tempi calamitosi abbiamo bisogno di divertimenti, gioia, giochi, un cuore leggero, arte, musica, poesia, canzoni, racconti, e di una creatività multiforme. Lo so, è una sfida enorme riunire queste emozioni contrastanti in uno stesso corpo, ma è il nostro dovere di fronte alla fine del mondo che abbiamo conosciuto. Ricordate le parole di Morpheus in “The Matrix”: “Non dico che sarà facile, dico solo che è vero”.

Dal 14 al 28 luglio [2007 n.d.r.] non userò il computer e non mi collegherò a Truth To Power. Non solo ho bisogno di staccare per due settimane, ma ho anche bisogno di riunirmi con la mia “tribù” e passare giorni e notti a condividere le nostre sensazioni e a pianificare come possiamo creare e mantenere in vita un gruppo capace di muoversi nel collasso. Spesso la gente mi chiede cosa sto facendo per prepararmi e dove mi stabilirò. Anche se fossi in grado di dirvelo, le mie parole non sarebbero necessariamente un’utile indicazione su quello che voi dovreste fare o su dove dovreste collocarvi. Siete i soli in grado di scoprirlo. Mi auguro solamente che userete queste due settimane per riflettere sul vostro futuro, su dove dovrete essere e su quello che bisognerà fare.

Ricordate. Mentre l’impero fascista si manifesta tutto intorno a noi, non esistono “soluzioni”, ma solo opzioni. Una parte dei piani dell’impero prevede di lasciarvi cercare soluzioni, come un cane che si morde la coda, e di farvi evitare coloro che non ve ne offrono ma vi dicono invece la verità: che il futuro vostro e dei vostri cari è interamente nelle vostre mani, e non in quelle di qualcun altro. Quanto più presto abbandonerete l’illusione di poter evitare il collasso e che esista qualcosa o qualcuno in grado di evitarlo, tante più energie sarete in grado di liberare per agire nell’interesse vostro e della vostra tribù.

Bene, adesso vi ho detto cosa fare. Se non volete o rifiutate di agire in questo senso, non chiamatemi “deprimente”, “negativa” o “uccello del malaugurio”. Guardatevi allo specchio e chiedetevi come mai dopo tutto questo tempo, e nonostante tutte le informazioni in vostro possesso, siete ancora a quel punto. Qualcuno ha detto “Affrontate la realtà o la realtà affronterà voi”. Volete affrontare la realtà quando vi troverete di fronte al collasso, o volete agire adesso per prepararvi ad affrontarlo? Prendete coscienza dei vostri autentici sentimenti su questo mondo che collassa, poi unitevi alla vostra tribù per costruire le scialuppe di salvataggio. Per due settimane il sito sarà in “ibernazione”: potrebbe essere un periodo prezioso per riflettere, sentire, agire prima che il tempo scada.

Titolo originale: “WHAT TO DO? WHAT TO DO? Taking Action In The Face Of Collapse”

Fonte: http://carolynbaker.net/
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10.07.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO

Pubblicato da Das schloss

  • Mattanza

    L´interesse della propia Tribu´,ma cosa e´una primitivista?….non ci ha detto nulla la sig. Carolyn….io mi sorprendo che ci sia gente che scrive fiumi di parole inutili….concetti confusi o poco sviluppati….bho…o sono io che non capisco?
    A me questa sembra spazzatura.

  • alez

    a me non suona sbagliato.

    Ci stanno rincoglionendo proprio così, col troppo, col rumore di fondo, con l’inutile.
    Il tuo cervello magari è geniale, ma se macina tonnellate di informazioni sbagliate, o parziali o anche solo ininfluenti
    perdi di vista il vero punto.

    Garbage in -> garbage out, diciamo noi informatici,
    e in logica da un insieme di premesse false non si può inferire una conclusione vera

    Allora è utile, e rivoluzionario, un “digiuno terapeutico” anche di informazioni e consumi
    (e c’è anche la soddisfazione di interrompere per un attimo l’obbligo capitalista del “produci-consuma-crepa”)

    Ascoltando le tue emozioni (che non possono fottere così come fottono il tuo cervello annegandolo nel rumore di fondo) hai una base “pulita” da cui partire

    E’ un approccio un po’ zen, o se vuoi ricorda il Pirsig dello Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, quando dice che è l’intuizione precosciente quella che più si avvicina alla verità, e alla qualità.

    E dopo via, alla ricerca delle persone con cui associarsi, e delle azioni da fare (cellule di mutuo aiuto, frugalità, autoproduzione, eccetera eccetera)

    ciao
    Ale

  • Gariznator

    Anche a me questo articolo sembra spazzatura, ma spazzatura americana. Loro ne producono tantissima e spesso buttano via cose che sono ancora utilizzabili, come in questo articolo. Comunque io personalmente mi sono rotto di queste robe che si trovano scritte da americani che alla fine dicono dicono ma non si muovono mai, se non sbaglio la loro costituzione dice che possono deporre un governo malato, quello che hanno non è sano per nulla ma si divertono di più con le loro stronzate new age, aspettano la fine perchè secondo loro non è la fine ma il cambiamento… Da un certo punto di vista posso essere d’accordo ma per il resto…
    al mondo non servono articoli come questo, serve un manuale su come si fa una rivoluzione, servono le palle per fare la rivoluzione e per cambiare le persone in qualcosa di più umano!

  • buzz

    Anche a me sembra molto “americano”.
    Sembra che inviti ad accumulare scorte di acqua e cibo, riserve strategiche di dinamo a pedali, nel frattempo che s’impara l’arte di coltivare carote e si studiano le erbe commestibili della prateria.

    Purtroppo credo anche io che il collasso sia inevitabile.
    Non sembra ci sia modo di fermare la tendenza. Quelli che potrebbero farlo sono quelli che non se ne preoccupano, dato che hanno potere sufficiente a garantire la loro sopravvivenza in quasi tutte le condizioni possibili.

    D’altro canto, solo con una visione americana, molto centrata su se stessi, si può vedere il collasso come la Catastrofe. In realtà l’umanità ha conosciuto fino a 200 anni addietro condizioni simili a quelle post collasso.

    🙂
    certo, duecento anni fa non eravamo sei miliardi…

    probabilmente l’80% morirà e sarà un inferno sulla terra per qualche generazione. Quindi l’umanità continuerà, fortemente ridimensionata, non si estinguerà. E forse avrà imparato la lezione.

    Ma in tutto ciò, aver accumulato risorse, o essersi preparati, come dice lei… servirà a ben poco.

    Come portarsi un panino aspettando un naufragio nell’oceano.

  • clausneghe

    Sì, mi sembra un articolo kitch banalmente americano,tra l’altro datato e vecchio di un anno…
    E poi si contraddice ingenuamente là dove dice di comperare merce in loco per favorire le aziende locali,come se per loro non valesse la catastrofe di cui ci parla in modo confuso, la Carolina Beker…

    Però è vero che dietro all’angolo c’è la catastrofe dell’impero ma che sarà anche globale e legata non solo all’economia ma di più alla guerra non più sostenibile e persa,palesemente.

    Non bastassero le opere scellerate degli uomini,inoltre,pare che sia alle porte uno sconquasso cosmico…con nessun rimedio possibile se non quello di prepararsi..ciascuno come sà.

  • alez

    più che un manuale per fare la rivoluzione, mi sa che manchino proprio i rivoluzionari.
    Le uniche 3 cose che potevi fare a costo zero e senza rischi per iniziare a incrinare il sistema, l’italiano ha confermato che non le vuole fare.

    1) rottamare la tv
    2) tagliare i consumi superflui (macchina, telefonino, ma anche sigarette, birre, canne, etc: anche i presunti alternativi sono consumisti fino al midollo)
    3) votare un partitino per fargli passare lo sbarramento (ce n’era per tutti i gusti, da FN al PCL alle liste civiche): no, anche nel segreto dell’urna abbiamo votato il padrone, il massone di destra ed il massone di sinistra.

    in questa ottica qualche piccolissimo (e intimo) passo come quelli in argomento è pur sempre un inizio..

  • Gariznator

    io sul punto uno e tre ci sono, sulle sigarette mi sono organizzato col tabacco e presto spero di riuscire a smettere, per le canne ricordiamo che per fare l’albero ci vuole il seme…
    e secondo me i rivoluzionari ci sono, ma sono pochi e isolati. Poi ammettendo anche che la rivoluzione qualcuno la inizi, con chi si trova?
    Purtroppo è finito il tempo delle rivoluzioni, ma ci penserà la guerra a rimescolare le carte in gioco.