Eugenetica, Agenda 2050. Parte I

Di Sonia Milone per Comedonchisciotte

Londra, luglio 1912, si tiene il primo congresso internazionale di eugenetica.
Londra, luglio 2012, la Bill e Melinda Gates Foundation organizzano il summit sulla pianificazione familiare insieme al Governo britannico, all’Unfpa e ad altri partner istituzionali.

È solo un caso che William Henry Gates III (detto Bill), figlio di William H. Gates, banchiere e direttore di Planned Parenthood, fondato dall’eugenetista Margeret Sanger e sovvenzionato dai Rockefeller (i maggiori finanziatori della medicina eugenetica durante, prima e dopo il Nazismo), organizzi il suo summit nello stesso luogo e proprio nel 100° anniversario del primo congresso internazionale di eugenetica?

È solo una coincidenza che William Henry Gates III (detto Bill), uscito come un nerd da un garage con l’invenzione di software innovativi, sia divenuto oggi il “grande medico” del mondo, essendo il principale finanziatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nonchè il principale sostenitore della rivoluzione genica?

Il genoma umano è il software più complesso”, ha detto Bill nel 2020.

“Nonostante ogni politica eugenetica radicale sarà per molti anni politicamente e psicologicamente impossibile, sarà importante per l’Unesco controllare che i problemi dell’eugenetica siano esaminati con la massima cura possibile affinché ciò che per ora è inimmaginabile diventi almeno immaginabile.” (1) Così scriveva Julian Huxley nelle linee guida redatte per l’Unesco di cui era appena diventato presidente.

Siamo nel 1947, gli orrori della medicina nazista sono ormai emersi in tutta la loro brutalità: come è possibile che un direttore pronunci questo discorso in un ente creato per promuovere la cultura e per favorire la pace internazionale? Come è possibile che uno scienziato ben noto per il suo appoggio al movimento eugenetico (è tra i fondatori della Eugenics Society), uno che dichiarava apertamente che “l’eugenismo diventerà senza dubbio una parte della religione del futuro”,  sia stato nominato direttore dell’Unesco? (2)

Edgar Allan Poe ha scritto in un suo noto racconto che il modo migliore per nascondere qualcosa è metterla sotto gli occhi di tutti. Ecco, da almeno 150 anni sono in moto, alla luce del sole, forze e organi atti a favorire lo sviluppo dell’eugenetica, poteri che hanno accuratamente controllato che l’”inimmaginabile” diventasse realizzabile e che ora che i tempi sono finalmente maturi si muovono sempre più scopertamente.

I primi due decenni del Duemila, infatti, si sono già annunciati come quelli dell’ingegneria genetica: nessun’altra disciplina ha rivoluzionato le proprie tecniche e metodologie raggiungendo un simile livello di evoluzione. I grandi progetti biotecnologici riguardano i geni e il genoma, l’eugenia e la clonazione, la procreatica artificiale, il prolungamento e il potenziamento medicalizzato della vita. Sono questi i nuovi poteri, le nuove fonti di profitto del terzo millennio, che estendono a tutto il vivente nuove forme di dominio del potere tecnologico.

Ciò rende il vecchio sogno degli apprendisti stregoni di allungare le mani sulla linea germinale umana, sull’albero della vita, sempre più vicino. Il transumanesimo prima, molto prima, di profetizzare l’artificializzazione dell’essere umano attraverso l’innesto di dispositivi digitali inorganici nel corpo organico, propugna l’avvento di un’umanità geneticamente modificata. Non più uomini, quindi, ma un’altra specie post umana. Ce lo dice esplicitamente Julian Huxley quando nel 1951 decide di sostituire la parola “eugenetica” (non più molto popolare dopo la II guerra mondiale) con un’altra: “il termine transumanesimo andrà bene”.

Il transumanesimo affonda, quindi, le sue radici storiche e ideologiche nell’eugenetica che, lungi dall’essere la follia di qualche medico nazista, ha una storia ben più ampia, complessa e inquietante, ancora oggi poco conosciuta. La fine ufficiale del movimento eugenico non significa affatto la scomparsa di alcune delle posizioni che ne erano state alla base e che ne hanno reso possibile la rinascita dalle sue ceneri.

L’eugenetica nasce ufficialmente nell’Ottocento quando alcuni dei più importanti esponenti del sacerdozio scientifico inglese iniziano a chiedersi come “migliorare le doti ereditarie delle generazioni future della razza umana”. Nel 1883 il biologo Francis Galton, cugino di Charles Darwin, conia il termine eugenetica e fonda l’omonima disciplina allo scopo di studiare il metodo scientifico per favorire la riproduzione dei migliori e limitare quella dei “peggiori”, ovvero malati, disabili, pazzi, alcolizzati, delinquenti. La lista nera si allunga ogni anno di più finendo per includere persino i poveri: la convinzione era che anche il pauperismo non poteva dipendere solo da cause ambientali, ma fosse dovuto a caratteri ereditari, al pari del colore degli occhi o dell’epilessia, in quanto una strutturale incapacità di gestire le proprie risorse era il segno evidente di inadeguatezza mentale.

La nuova “scienza” è una forma di darwinismo applicata al sociale, viene insegnata nelle migliori università, sostenuta da politici potenti come Winston Churchill e Arthur James Balfour, condivisa dai più stimati intellettuali dell’epoca, come George Bernard Shaw, H. G. Wells, Marie Stopes, Bertrand Russell, ecc.

Il politico inglese Sidney Webb, uno dei più attivi membri della Fabian Society, affermava che il progresso permetteva ora di intervenire nell’evoluzione umana: invece della selezione naturale e della legge della giungla, ci sarebbe stata una selezione pianificata sia quantitativamente (con il controllo delle nascite) sia qualitativamente (con il controllo dei geni). Si chiedeva, infatti, “se lo Stato ha intenzione di pianificare la produzione di automobili nell’interesse nazionale, perché non dovrebbe fare lo stesso per la riproduzione di bambini?” Per bambino intendeva, naturalmente, il “prodotto umano”. Insomma, niente più scimmie, solo uomini e donne dallo stock genetico pregiato da diffondere sul pianeta.

Fu soprattutto all’interno della Fabian Society – movimento intellettuale di ispirazione socialdemocratica – che l’eugenetica venne associata al riformismo sociale quale strumento tecnico-scientifico per “razionalizzare” lo sviluppo demografico ed evitare la degenerazione della società. Webb, ad esempio, spiegava ai suoi sostenitori che l’eugenetica non aveva l’obiettivo di produrre “bambini belli” ma “buoni cittadini”.

A tal proposito, lo scrittore e drammaturgo George Bernard Shaw scriveva  che “l’unico socialismo fondamentale e possibile è la socializzazione dell’allevamento selettivo dell’uomo“, mentre H. G. Wells era solito affermare: “vogliamo meno bambini e migliori, non possiamo realizzare la pace nel mondo con sciami di cittadini inferiori, mal istruiti e incivili”. Un’affettuosa dedica che l’autore de “La guerra dei mondi” scrive nella prefazione al libro della sua amante Margaret Sanger, agguerrita sostenitrice dell’eugenetica nel senso di “più bambini per gli adatti; meno per gli inadatti; questo è lo scopo principale del controllo delle nascite”, nel senso di “non vogliamo che si sappia che vogliamo sterminare la razza negra”, ad esempio. (3) Sono frasi che, ora, ci ripugnano, ma che nell’era prebellica erano considerate il “buon senso” dell’epoca.

Dai salotti dell’alta borghesia inglese le teorie eugenetiche approdano in America che ne diventa presto il principale centro di diffusione grazie all’instancabile impegno filantropico di soggetti come la Fondazione Rockefeller che ne finanzia sistematicamente le principali organizzazioni: l’American Eugenics Society, l’American Society of human Eugenics, l’Archivio di Eugenetica (1910), il Centro d’Igiene Sociale di New York (1916). I Rockefeller sono particolarmente attivi anche nel sostenere l’insegnamento della nuova disciplina nelle più prestigiose università americane, come Stanford, Yale, Harvard e Princeton. Indubbiamente, l’introduzione della nuova materia di studio ha concorso a radicalizzare la concezione positivista dell’essere umano come animale ridotto al suo stock biologico, cambiando il codice etico dell’elite scientifica.

D’altronde, certe famiglie sono più “adatte” di altre a guidare la società in virtù dei loro geni superiori. Il famoso “sangue blu” non è mai diventato veramente rosso e, a proposito di genetica e di alberi genealogici, non è un caso che la nascita della Rockefeller Foundation (1913) avvenga proprio in questo clima secondo una formula, quella della società filantropica, di tale successo fra i miliardari che ogni altra “foundation” (dalla Bill e Melinda Gates fino alla Open Society di Soros) sarà creata su quel modello originale.

Il sostegno all’eugenetica era pubblico e ad altissimi livelli, come quello del presidente Theodore Roosvelt e del Carnegie Institution for Science. Nel New Jersey, ad esempio, un convinto assertore della necessità di misure eugenetiche fu il governatore e futuro presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, che nel 1911 firmò una legge in base alla quale lo stato del New Jersey avrebbe potuto determinare quando la procreazione non fosse auspicabile.

I suoi sostenitori creano organizzazioni, enti e centri di studio finanziati, oltre che dai Rockefeller, anche dalla Fondazione Ford, dalla Fondazione Ciba e Gulbenkian, dal Milbank Memorial Fund, dall’International Planned Parenthood Federation (fondato da Margaret Sanger) e da una miriade di altri soggetti che riuscirono ad influenzare i governi e a far approvare apposite leggi finalizzate a modificare il destino biologico della specie umana attraverso matrimoni selettivi con cui controllare la riproduzione.

Nel 1896 il Connecticut promulga leggi matrimoniali in base a criteri eugenetici, vietando il matrimonio a chiunque sia “epilettico, imbecille o debole di mente”. Nel 1907 l’Indiana autorizza la prima legge sulla sterilizzazione coatta di malati e criminali, seguita poi dalla California, dal Connecticut e da altri 29 stati. Nel 1950 gli stati sono 33 e, in alcuni di essi, la legge è rimasta in vigore fino al 1979. Si stima (per difetto) che, in questo periodo, almeno 60.000 americani siano stati sterilizzati contro la loro volontà. Nel 1927, in Virginia, divenne famoso sulla stampa il caso di Carrie Buck, una ragazza di 17 anni internata nel Virginia’s Colony for Epileptics and Feebleminded, che, dopo aver dato alla luce una bambina illegittima, fece appello alla Corte Suprema contro la sua sterilizzazione, senza successo.
Le leggi eugenetiche vengono poi adottate anche dai Paesi europei. In Svezia, ad esempio, sono rimaste in vigore dal 1929 al 1976.

Durante il processo di Norimberga (1945-46), molti degli imputati nazisti sotto accusa per crimini contro l’umanità affermarono di aver semplicemente messo in pratica quelle teorie scientifiche che negli Stati Uniti erano legge. D’altronde, in “Mein Kampf”, pubblicato nel 1924, lo stesso Adolf Hitler citava con ammirazione l’ideologia eugenica americana: “There is today one state in which at least weak beginnings toward a better conception are noticeable. Of course, it is not our model German Republic, but the United States.”

Fin dal 1926 la Rockefeller Foundation finanziò generosamente il Kaiser Wilhelm Institute of Anthropology, Human Heredity ed Eugenics di Berlino, il più autorevole istituto scientifico dell’epoca che avrà un ruolo centrale sugli esperimenti di eugenetica nel Terzo Reich. È da questo istituto, ad esempio, che sono usciti Joseph Mengele, soprannominato “l’angelo della morte di Auschwitz”, e Ernst Rüdin, ideatore nel 1933 della legge per la “Prevenzione della Progenie Difettosa”. La collaborazione dei Rockefeller con l’istituto berlinese in “scienze razziali” continuò  fino al 1939, interrotta solo dalla guerra.

Infatti, il primo olocausto, che fece da “prova generale” per i successivi, non fu contro gli Ebrei ma contro quelle “vite non più degne di essere vissute”, come le definirono lo psichiatra Alfred Hoche e il giurista Karl Binding nel loro libro pubblicato nel 1920 e di cui richiedevano compassionevolmente l’eliminazione.

Il libro aprì la strada all’attuazione delle sue teorie eugeniche: nel 1933 venne approvata la “Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie”, con la quale fu dato l’avvio alla sterilizzazione coatta degli “inadatti”; nel 1935 quella per “La salvaguardia della salute ereditaria del popolo tedesco”. Il risultato fu, in 12 anni, la sterilizzazione forzata di circa 400.000 tedeschi. Nel 1939 tale legge fu sostituita dal famigerato Aktion T4, il programma eugenetico di sterminio di sordi, muti, ciechi, malformati, handicappati, pazzi, ecc.

Questa strage non fu compiuta dalle SS, dalla Gestapo o dai militari, ma dalla società civile: medici e infermieri a infliggere la morte, giuristi e avvocati a legittimarla. Una verità così perturbante da essere stata taciuta fino agli anni Novanta del secolo scorso per lasciar passare l’idea, molto più tranquillizzante, che il male sia stato compiuto da una ristretta cerchia di criminali guidati da Hitler.

La stessa trasformazione di Mengele in un “angelo della morte” aveva la funzione di sollievo. La vera scienza doveva rimanere pura, soltanto dei pazzi sadici e criminali si compromisero col nazismo”, ha scritto David Marwell. Mentre lo storico John Massin scrive che: “Joseph Mengele è rappresentato come l’incarnazione del medico pseudoscientifico delle SS che, in completo isolamento, esegue i suoi esperimenti astrusi. Ma Mengele era strettamente legato alla comunità scientifica”.

Mengele, infatti, era un brillante ricercatore del Kaiser Wilhelm Institute, aveva studiato con giganti della scienza come Eugen Fischer,  Alfred Ploetz, Theodor Mollison e Otmar von Verschuer, il più famoso genetista del tempo, che diventerà il suo mentore,  avviandolo ad una brillante carriera accademica.

Con lo scoppio della guerra, fu proprio Verschuer a motivare Mengele ad andare ad Auschwitz – come ha testimoniato il figlio di Mengele ricordando quanto gli aveva detto la madre – per usare la ricerca sul campo come base per la sua tesi di post-dottorato. Hans Münch, medico nel campo, ha ricordato che “Mengele affermò che non utilizzare le possibilità offerte da Auschwitz sarebbe un peccato e un crimine irresponsabile nei confronti della scienza”.

Verschuer era molto interessato a quanto avveniva ad Auschwitz e Mengele mantenne un legame molto stretto con i suoi superiori accademici per tutto il tempo.

Indubbio è che von Verschuer, autorità mondiale sui gemelli, ricevette da Mengele moltissimi “preparati umani”. Alla vigilia della guerra, Verschuer aveva tenuto una conferenza alla Royal Society di Londra, intitolata “Ricerca sui gemelli dal tempo di Galton ai giorni nostri”, infatti, come ha ricordato il detenuto Zvi Spiegel “la prima cosa che ogni coppia di gemelli ad Auschwitz ha dovuto fare è compilare un questionario dettagliato dell’Istituto Kaiser Wilhelm”.

Alla fine della guerra, tutti coloro che avevano aiutato Mengele dal Kaiser Wilhelm (da cui uscirono venti premi Nobel) distrussero ogni traccia della ricerca di Auschwitz. Alcuni testimoni riportano che il professor Verschuer diede l’ordine di distruggere tutti i “file segreti” quando i sovietici si avvicinarono a Berlino nella primavera del 1945.

Per attenuare l’orrore di tanto “progresso”  il dottor Mengele è stato trasformato in un mostro isolato. In realtà, era considerato un serio uomo di scienza che scandagliava i misteri dell’ereditarietà eugenetica, aiutato dai migliori scienziati del tempo.

The Children Of Hitler's "Master Race" Experiment Are Still Alive, And ...

Von Verschuer, che era uno dei beneficiari preferiti dei Rockefeller, dopo la guerra continuò a insegnare genetica umana all’Università di Münster e nel 1949 venne persino nominato membro dell’American Eugenics Society. Anche Adolf Butenandt, uno dei pionieri della ricerca genetica europea, premio Nobel e uno degli studiosi più influenti del suo tempo, pare fosse molto legato a Mengele.

Di Sonia Milone per Comedonchisciotte

Continua: qui la II parte

NOTE
(1) Le linee guida redatte da Julian Huxley per l’Unesco sono tutt’oggi pubblicate sul sito, https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000068197
(2) Per approfondire la nomina di Julian Huxley a direttore dell’Unesco si veda il mio  “Il grande reset dell’uomo
(3) Margaret Sanger, The pivot of civilization, 1922

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