Home / ComeDonChisciotte / AFGHANISTAN: CAPIRE IL “GRAN GIOCO” DEL PETROLIO

AFGHANISTAN: CAPIRE IL “GRAN GIOCO” DEL PETROLIO

DI SEBASTIAN PELLEGRINO
Visiones Alternativas

La Casa Bianca concentra i suoi sforzi bellici in Afghanistan, scenario strategico della disputa globale per le maggiori riserve e risorse energetiche dell’Asia.

Le prime decisioni importanti prese dalla nuova amministrazione americana in materia di politica estera, sembrano accordarsi con le premesse pre-elettorali di Barack Obama a riguardo “dei solidi ideali di libertà Americana”. Guantanamo potrebbe essere…il ritiro delle truppe dall’Iraq potrebbe essere…

Apparenza, presunzione e vacuità sono i parametri con cui questa amministrazione gioca prima di esteriorizzare ed applicare una misura extraterritoriale. La componente religiosa, retrogusto della dottrina del “Destino Manifesto”, è la favorita di Obama.

La cuspide dei labirinti discorsivi a fine di febbraio annunciò il prossimo destino delle truppe dell’Iraq. “È mia intenzione ritirare tutte le truppe militari americane dall’Iraq per la fine del 2010” disse l’inquilino della Casa Bianca, anche se lascerà 50.000 soldatti effettivi per “cooperare” con il paese del Golfo Persico.

Nella foto: guerriglieri talebani.Quello è un ritiro o è solo uno spostamento strategico di truppe in Afghanistan? Risponde alla ricerca di pace o alla pressione civile statunitense e allo scarso appoggio degli alleati militari? Cosa c’è dietro a quest’annuncio? Chissà che la risposta non si trovi nel sottosuolo di una gran parte della piattaforma continentale asiatica.

Rileggiamo quando detto da Obama a riguardo della gestione di Bush, in relazione all’Iraq: “Questa guerra indebolisce la nostra sicurezza, la nostra posizione nel mondo, il nostro esercito, la nostra economia e le risorse di cui abbiamo bisogno per affrontare le sfide del XXI secolo. La nostra ostinazione in Iraq non è la strategia adeguata a mantenere gli Stati Uniti al sicuro.”

Obiettivo Afghanistan.

La sete energetica e la perdita dell’egemonia statunitense in Medio Oriente ed Asia Centrale hanno una soluzione per gli strateghi di Washington: controllare l’Afghanistan. Perché?

L’ossessione di Obama non è una conseguenza diretta dell’espansione regionale della resistenza islamica, né dei Talebani, né di Al Qaeda.

Non è neanche una questione di riserve di idrocarburi, la Casa Bianca sa che non sono importanti. Infatti l’Afghanistan si ubica al 63º posto tra i produttori di gas naturale e i giacimenti di petrolio sono ancor meno rilevanti.

L’importanza di questo paese asiatico è dovuta dalla sua posizione geografica, ed il vantaggio che ha l’attuale Presidente degli Stati Uniti è che ancora può sfruttare la “creatura simbolica” del suo predecessore e perpetrare l’invasione: “la guerra preventiva contro il terrorismo islamico.”

Un eventuale dominio militare in Afghanistan e la formazione di un Governo a misura sulle necessità di Washington rovescierebbe a beneficio degli americani la possibilità di guadagnare definitivamente il “Gran Gioco” del Petrolio, (espressione che per essere stata usata in un’altri contesti storici, può tornare utile).

Durante il XIX secolo, l’espressione “Gran Gioco” indicava la lotta di due grandi potenze (o più) per il controllo delll’India, la estesa colonia britannica, che oltre alle sue ricchezze, offriva diverse vie di accesso e d’espansione verso il cuore dell’Asia. Per più di 100 anni la Russia zarista ha conteso la gioia Asiatica agli Inglesi, fino a che nel 1907 emtrambi gli imperi si misero d’accordo e se la spartirono in zone di influenza.

Nell’attualità, protagonisti e tesoro in disputa sono altri. Gli Stati Uniti, la grande potenza di fine XX secolo ed inizio XXI, prova a lasciar fuori dal gioco del petrolio i giganti dell’Asia (Russia e Cina) in una corsa geopolitica nella quale tornano utili gli antichi metodi espansionistici.

Gli antichi assiomi che diedero forma al Piano Marshall, alla Diplomazia del Dollaro, mescolati con il bastone e la carota, conditi della Dottrina Monroe…tutti elementi che confluiscono in un cocktail militare corporativo, destinato ad assicurare il controllo e la commercializzazione della risorsa energetica più desiderata attualmente e negli anni futuri.

In questo ordine di cose, il trasporto degli idrocarburi provenienti dal Mar Caspio e dai paesi centro Asiatici verso paesi come India e Pakistan (quest’ultimo con rapporti col mercato internazionale) si vedrebbe facilitato da un “corridoio” energetico afghano.


[Oleodotti: le rotte dominate da Russia, Cina o Iran (in blu) e quelle favorite dall’occidente (in rosso).]

Il “corridoio” dell’Oro Nero.

L’economia degli Stati Uniti non si muove per il petrolio e il gas centroasiatico. Le principali fonti di rifornimento degli Stati Uniti sono Venezuela ed Arabia Saudita, e un 15% del petrolio proviene dall’Africa.

Il vero commercio che la Casa Bianca vuole assicurare alle sue compagnie è relazionato con la distribuzione e commercializzazione, all’Europa ed alle grandi economie emergenti, del petrolio che si estrae dal Mar Caspio e dai paesi dell’Asia centrale, che fino a vent’anni fa erano sotto la diretta influenza dell’Unione Sovietica.

Che il centro dell’Asia sia strategico lo comprovano i guadagni che ricevono le compagnie energetiche che operano nei due paesi invasi militarmente in Medio Oriente. Solo nel 2006, le compagnie installate in Iraq ed Afghanistan hanno guadagnato 25 miliardi di dollari.

Allora? Che nascondono le regioni dove, probabilmente, si trovano le maggiori riserve di idrocarburi del mondo per i prossimi anni? Perchè, gli Stati Uniti provano ad aumentare la loro influenza su paesi come Uzbekistan, Tajikistan, Turkmenistan, Kirgizistan e altri del “cuore” dell’Asia? E perchè tutto questo?…Perchè è l’Afghanistan il crucevia di un mega-progetto petrolifero?

Il primo dato da tenere in conto è che l’Asia Centrale viene considerata la terza regione del mondo in quanto a riserve accertate di idrocarburi.

Stime recenti indicano che il Mar Caspio, principalmente coste e baie di Iran, Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan e Russia, contiene riserve fino a 200 miliardi di barili di petrolio, che sarebbe la quantità necessaria per soddisfare la domanda energetica degli Stati Uniti per 30 anni. La stessa regione contiene quasi il 50% delle risorse di gas naturale mondiale.

Inoltre, nel deserto Karakum in Turkmenistan, si trova la terza riserva mondiale di gas per importanza, approssimativamente 3 miliardi di metri cubi e sei miliardi di riserve di barili di petrolio. In più, l’Uzbekistan è indicato come il paese con le migliori prospettive per diventare esportatore di gas nei prossimi anni.

Kazajstan, Tajikistan e Kirgizistan contano su grandi giacimenti di idrocarburi che non sono ancora stati sfruttati adeguatamente.

Agli occhi di Washington, il potenziale energetico della regione sarebbe ancor più interessante se l’influenza dei suoi vicini russi diminuisse. Di fatti quest’ultimo è uno degli obiettivi della governo di Obama.

Sottrarre alleati a Mosca equivale a sottrargli le rotte del petrolio. Nel mese di gennaio, il pentagono incaricò il comandante in capo della missione “Libertà Duratura” (in Afghanistan) David Petraeus, di negoziare con Kazakistan, Kirguizistan, Tajikistan e Turkmenistan un progetto di trasporto per la fornitura di energia per le truppe presenti sul suolo afgano.

Questa ed altre iniziative diplomatiche progettate dagli Stati Uniti provocarono l’allarme del Cremlino per la paura di perdere in futuro la leadership degli investimenti e distribuzione dell’oro nero della regione. Il progetto della “rotta” petrolifera incaricato a Petraeus e compagnia, che andrebbe dell’Europa Orientale verso l’Afghanistan, potrebbe trasformarsi in un mega-oleodotto capace di trasportare milioni di barili di petrolio che scapperebbero al controllo russo.

Il “corridoio” diretto del petrolio del Caspio con destinazione Europa, (parte dall’Azerbaigian, passa per la Georgia ed arriva in Turchia, attraverso l’oleodotto Bakú-Tiblisi-Ceyhan, BTC) fu incentivato e sostenuto dall’amministrazione Clinton, approfittando delle simpatie dei governi implicati nell’opera. Dal 2005 la Russia ha perso l’esclusiva del controllo nella commercializzazione del petrolio del Caspio con l’Europa.

L’avvicinamento degli Stati Uniti ai paesi centro-asiatici rappresenta una seria minaccia per il Cremlino, ancor di più dopo essere venuti a conoscenza del fatto che Washington ha ottenuto il consenso per creare un corridoio di distribuzione, per usi non militari, verso l’Afghanistan.

In effetti, l’ammiraglio statunitense Mark Hartnichek annunciò in febbraio che la rotta di distribuzione comincerebbe in Lettonia, attraverserebbe Russia, Kazakistan, Uzbekistan e Tajikistan, e per ultimo arriverebbe in Afghanistan. Ore più tardi, funzionari russi negarono il permesso di passare nel loro territorio.

È da far notare, che è in questo scenario di disputa per il petrolio asiatico, nel quale si inserisce la polemica tra Stati Uniti e Russia per l’installazione di un “scudo antimissilistico” sui bordi dell’Europa dell’est. Questo vale anche per la guerra dell’Ossezia del Sud, zona del Caucaso, del 2008.

Vantaggi di un riposizionamento militare.

A questo punto dobbiamo tornare a concentrare la nostra l’attenzione sull’Afghanistan. Controllare il paese dei talebani si tradurrebbe in ottenere la miglior ubicazione per le truppe statunitensi in vista di un eventuale attacco contro l’Iran, uno dei tre paesi con maggiori riserve di petrolio del mondo e (attualmente) la “maggiore minaccia” per la stabilità del Medio Oriente, secondo la Casa Bianca.

Però, quel che importa, è la soluzione che comporterebbe per le compagnie petrolifere statunitensi disseminate in Asia che ancora non sono in grado di esportare dal continente asiatico gli idrocarburi che potrebbero estrarre in quanto non dispongono di adeguati “corridoi” alternativi.

Rispetto all’Iran, gli Stati Uniti assicurerebbero alle sue compagnie energetiche che operano in Medio Oriente, una strada più sicura per trasportare gli idrocarburi, evitando alle navi petroliere di passare per lo Stretto di Ormuz, controllato da Teheran.

Se in futuro Washington riuscisse ad assicurarsi il corridoio di distribuzione sopra menzionato, eliminando l’ampio ventaglio della resistenza afgana, si aprirebbe la strada affinché comincino a concretizzarsi i progetti di costruzione di oleodotti e gasdotti attraverso Afghanistan e Pakistan fino alla città di Karachi. Questa città è il centro economico e finanziario del Pakistan, dove si localizza l’unico porto di scala appropriata per l’eventuale esportazione di idrocarburi provenienti del Caspio e delle vaste riserve del centro dell’Asia (Turkmenistan, Uzbekistan, etc).

L’India (una delle cinque economie più dinamiche del mondo) potrebbere ampliare la lista dei grandi compratori dell’energia trasportata fino all’Afghanistan-Pakistan, e questo diminuirebbe ancora più peso ed influenza della Russia nel gioco delle grandi potenze mondiali.

I vantaggi che deriverebbero ai giganti petroliferi statunitensi ed europei dall’annichilamento definitivo della resistenza afgana sono incalcolabili. In questo contesto, si capiscono le dichiarazioni di Barack Obama quando afferma che “la guerra in Iraq diminuisce la sicurezza degli Stati Uniti, la nostra posizione nel mondo, il nostro esercito, la nostra economia e le risorse che dobbiamo avere per affrontare le sfide del XXI secolo.”

La conseguenza di questa politica geostrategica è inviare 100.000 soldati (quelli che abbandoneranno l’Iraq entro il 2010), nei territori montagnosi e desertici controllati dai talebani. Chiaro che questa scelta dista molto dal pretendere pace e stabilità per il Medio Oriente, anche se è questa l’immagine che l’amministrazione di Obama vuole dare.

Titolo originale: “Afganistán: la clave del Gran Juego del petróleo”

Fonte: http://www.visionesalternativas.com
Link
09.03.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da LILIANA BENASSI

VEDI ANCHE: LE ORIGINI DELLA GUERRA IN AFGHANISTAN

Pubblicato da Das schloss

  • UNO

    Bene, credo che da quest’articolo si possa intravvedere la nuova strategia degli Stati Uniti.

    Qui, in Afghanistan e Pakistan (che già chiamano Af-Pak) si gioca la guerra dei mondi.

  • nessuno

    Questo signore si è dimenticato il capitolo di “rendita” più importante
    Questi analisti petrol-finanziari fanno veramente pena
    L’impegno militare ha una spesa pari e se non superiore agli introiti derivanti dal petrolio/gas
    Un’operazione in perdita? Assolutamente no…
    LA DROGA signori la droga è la maggior fonte di finanziamento & utili di questa nuova campagna
    Andate a vedere l’aumento di produzione dell’oppio e non solo ora l’eroina viene raffinata direttamente in Afghanistan e Pakistan e i prodotti chimici per la raffinazione? Dalle multinazionali anglo americane.

  • Ulisse9

    Credo che l’analisi sia invece molto chiara.
    Come prima cosa, i costi dell’operazione militare vanno ad ingrassare le grandi industrie della produzione di armi e le grandi imprese petrolifere statunitensi ed europee.
    Come seconda cosa, una visione economica strategica prescinde dai costi odierni, o nel breve termine, e si proietta nel lungo termine, quando il controllo delle fonti energetiche avrà un valore incalcolabile, sia sotto il profilo economico che sotto quello politico.
    La questione della produzione di droga è una variabile sì presente, ma non fondamentale.

  • DANI

    Non è cambiato nulla rispetto alla precedente amministrazione. Ormai anche gli eserciti della coalizione difendono soltanto interessi economici derivanti dallo sfruttamento delle risorse dell’Afghanistan. Sfugge all’ottica dell’ottimo articolo il concetto di picco del petrolio.

    DANI

  • AlbaKan

    Ho sempre affermato che Obama non ritira proprio nessuno…
    sta giocando a RISIKO come Bush…si spostano le truppe per nuovi obiettivi…
    ma gli scopi sono sempre quelli: Le risorse!

    Sessanta anni fa è stata creata la Nato per organizzare la difesa degli Stati d’Europa Occidentale e del Nord America di fronte all’Unione Sovietica. La fine della guerra fredda ha lasciato senza motivo di essere la Nato che repentinamente è rimasta senza nemici. Allora è iniziata la riconversione dei suoi obiettivi politici e militari per giustificare la sua esistenza.
    Nel summit di Washington del 1999 si redifinisce la strategia della Alleanza. Con la scusa di contribuire alla stabilità e la pace mondiale, ingrandisce il suo raggio d’azione di forma illimitata in tutto il mondo. In realtà, questo cambiamento di strategia ha come obiettivo prioritario quello di controllare le zone produttrici di risorse naturali e di importanza geostrategica.

    E tutto in questo l’Europa è una pedina o complice? [www.vocidallastrada.com]

  • nessuno

    Come prima cosa, i costi dell’operazione militare vanno ad ingrassare le grandi industrie della produzione di armi e le grandi imprese petrolifere statunitensi ed europee.

    Ma chi la paga?
    Lungo termine?
    Non mi pare che l’amerika abbia tante risorse da poter aspettare
    Il petrolio sono soldi a da venire la droga tanti e subito
    Che poi l’analisi sia giusta per il petrolio non lo so ma la guerra costa e i soldi ci vogliono subito

  • Eurasia

    I drogati… Nessuno hai dimenticato il business dell’oppio…

  • Gioacchino_Murat

    A differenza dell’Italia dove non esiste continuita’ in politica estera
    quando si alternano destra e sinistra al governo(la sinistra non ha
    infatti una politica estera),negli States quando cambia l’amministra-
    zione non vi sono grossi cambiamenti nelle linee guida generali,
    l’indirizzo di fondo resta sempre giustamente tutelare gli interessi
    statunitensi sempre e dovunque perche’ gli americani,sia che siano
    repubblicani sia che siano democratici,restano sostanzialmente dei
    patrioti.

  • nessuno

    Questo signore si è dimenticato il capitolo di “rendita” più importante
    Questi analisti petrol-finanziari fanno veramente pena
    L’impegno militare ha una spesa pari e se non superiore agli introiti derivanti dal petrolio/gas
    Un’operazione in perdita? Assolutamente no…
    LA DROGA signori la droga è la maggior fonte di finanziamento & utili di questa nuova campagna
    Andate a vedere l’aumento di produzione dell’oppio e non solo ora l’eroina viene raffinata direttamente in Afghanistan e Pakistan e i prodotti chimici per la raffinazione? Dalle multinazionali anglo americane.

    non hai letto questo

  • Eurasia

    Ops… scusa Nessuno… mi era sfuggito… sono ipovedente e faccio un po’ di fatica a leggere i vari interventi… cercherò comunque di stare più attenta… Saluti.

  • Galileo

    Ma no, la droga è un’attività collaterale, fa contenti i”signori della guerra”. Ma Obama va micca lì per la droga. Ci sono in ballo mille e più chilometri di oleodotti da costruire. Rubinetti che ti apro o chiudo a mio piacere. Vere autostrade del potere…e se riescono a lasciar fuori la Russia dal gioco…che bello no!

  • Galileo

    No, non è cambiato niente, hai ragione.

  • Eli

    Mi hai preceduto! Stavo per scriverlo io. Quanti bei papaveri , e le papere stanno a guardare.

  • paolapisi

    A me francamente gira la testa. Allora, Obama e anche la Nato hanno chiesto un ulteriore aiuto nella guerra contro la resistenza afghana da parte dell’iran, che si è dimostrato assai volonteroso. PressTV, il sito di propaganda ufficiale della repubblica islamica dell’iran, si vanta un giorno e l’altro pure che nessuno stato ha aiutato la guerra USA contro l’Afghanistan più dell’Iran. Iran e USA sostengono in Afghanistan, come peraltro in Iraq, i medesimi fantocci (karzai e compagnia) e i medesimi gruppi criminali ( alleanza del Nord), e hanno gli stessi nemici (la resistenza guidata dai talebani e fra un po’ i pashtun in quanto tali). E questo signore ci vuol far credere che il controllo dell’Afghanistan sarebbe funzionale a una guerra contro l’Iran. Se domani gli USA invadessero le isole Tonga sono sicura che ci verrebbe dimostrato che le isole Tonga sono un obiettivo strategico in vista della guerra contro l’Iran. Gli USA stanno portando la guerra ovunque, tranne che in Iran (pakistan, Africa etc.) , e di nuovo la si rimena, da 5 anni 5, con la storia dell’attacco contro gli Ayatollah. Sono d’accordo con chi ha scritto che in Afghanistan uno degli obiettivi è il controllo dell’oppio (la cui produzione era stata azzerata sotto il governo dei talebani), ma ormai dovrebbe essere evidente a tutti che il vero grande obiettivo è il Pakistan, la cui totale destabilizzazione sta per essere completata. Aggiungo una postilla: quella sporca cosa detta “talebani pakistani” non c’entra niente con quelli afghani ed è chiaramente fuinzionale alla distruzione del pakistan. E il mullah omar più volte ha detto che la destabilizzazione del Pakistan sarebbe un disastro per la resistenza afgana e per l’afghanistan in generale, esortando i “talebani pakistani” a non attaccare l’esercito pakistano ma solo le truppe nato. Ovviamenbte quelli se ne sono fregati e sono andati avanti per la loro disgraziata strada.

  • Galileo

    Pisi, mi devi perdonare, ma non mi è chiaro il tuo concetto.

    Parte dei talebani afghani in questo momento stanno nella parte nord del Pakistan, io credo, che sia per questo che gira questa sigla Af-Pak. Questa è l’dea che io mi sono fatto, per niente ha la pretesa di essere la verità.

    Ora, che si stiano impegnando forze, energie, i drones…come solo unico scopo la droga, mi sembra fuori dalla logica. Ci sono le mafie che ti garantizzano questo. Che abbia invece una logica territoriale, energetica, distributiva l’esplotazione delle risorse energetiche dell’ASIA e suo relativo controllo della distribuzione non ho dubbi. La relativa costruzione di mille di chilometri di oleodotti porterá lauti guadagni ai soliti noti che già hanno operato in Iraq. Il controllo della distribuzione sarà nelle mani delle solita compagnie petrolifere, Unocal già ha mire in quella zona…

  • nessuno

    Per parlare di droga bisogna prima documentarsi un’inticchia.
    Le “mafie” vanno bene per la distribuzione sul territorio ma non per la produzione in grande stile
    Il raccolto dell’oppio del 2009 è leggermente inferiore all’anno precedente ma non per la repressione semplicemente un calo come succede nell’agricoltura vuoi per fattori meteo o per sfruttamento intensivo dei terreni
    La raffinazione dell’oppio viene fatta direttamente in Afghanistan, questo comporta l’importazione di prodotti chimici che non sono facilmente reperibili in quel territorio
    Inoltre bisogna avere chimici all’altezza
    Il grado di purezza dell’eroina raffinata in loco ha raggiunto livelli mai visti prima, oltretutto riescono anche a riciclare lo scarto di lavorazione
    L’esportazione di quantitativi di diversi quintali di prodotto finito richiedono
    dei canali istituzionali cioè da aeroporto militare in loco a aeroporto militare in amerika.
    Solo a quel punto intervengono le mafie che forniscono camionate di valuta contante
    La droga ad ogni raccolto fornisce miliardi di dollari di liquidità per pagare la guerra
    Tutti i discorsi sul petrolio sono a divenire ovvero quando se sarà finito tutto per ora sono solo spese
    Galileo sei un brocco bolso e zoppo azzittati.

  • Galileo

    Ma guarda che stà gente micca la pensa come te “nessuno”, alla giornata. Questi già stanno pianificando i prossimi 50 anni e tu sei fermo all’ora esatta.

    Per parlare di droga, propbabilmete hai ragione quando dici che tutti qui dovremmo informarci meglio. Ma per dire, che quello non è l’obiettivio primario non ci vuole un laureato in dragoniani.

    A me che poi quest’anno sia leggermente scesa la produzione sai che me ne frega, sarà causa la siccità, le guerrei i drones, i farabutti….ma non è quello l’obiettivo degli americani.

  • nessuno

    Ma guarda che stà gente micca la pensa come te “nessuno”, alla giornata. Questi già stanno pianificando i prossimi 50 anni e tu sei fermo all’ora esatta.

    azz ma sei duro ve…
    La guerra è ora i soldi servono ORA non fra 50 anni sei di coccio?
    Che pianifichino quello che vogliono ma per ora devono spendere solo spendere e a quelli spendere non piace devono almeno compensare anche se io credo che riescano anche a guadagnare

  • Galileo

    Ma scusa, ma gli Americani già hanno il controllo del traffico della droga tramite la Cia. Questo obbiettivo, messo in atto dal 2001, quando gli Usa misero al governo Hamid Karzai, probabilmente ex agente della Cia, già è raggiunto.

  • nessuno

    Nel 2001 la produzione di oppio era azzerata
    Informati
    Ora la cosa ha un aspetto industriale te compri
    Con introiti industriali con i quali si fà ogni cosa, il denaro serve adesso subito tanto e sopratutto in nero fuori da ogni controllo
    Il petrolio è sicuramente un obbiettivo ma prima che le opere siano funzionanti e possano rendere ne deve passare di tempo e in ogni caso i proventi sarebbero legali,va be che la scppatoia la trovano ma devono sempre dare conto cosi non devono rendere conto a nessuno.

  • nessuno

    Fonte:
    oppio [www.stopusa.be] »

    L’unica vittoria in Afghanistan è stata quella dell’oppio

    Michel Chossudovsky
    14 – 07 – 2004

    L’unica vittoria in Afghanistan è stata quella dell’oppio
    di Michel Chossudovsky

    L’eliminazione del commercio dell’eroina e degli oppiacei era uno degli obiettivi statunitensi durante la guerra in Afghanistan. In realtà, il traffico di droga era patrocinato dalla CIA e da potenti uomini d’affari. Altro che talebani, l’unico risultato di questa guerra è stato quello ristabilire un narco-regime diretto da un governo fantoccio sostenuto dagli Stati Uniti: la democrazia, purtroppo, si è rivelata una droga meno potente.

    Dopo l’invasione dell’Afghanistan nell’ottobre 2001, avvenuta dietro ordine americano, il traffico di oppio nella cosiddetta «Mezzaluna d’or» ha subìto un’impennata. Secondo i media americani, questa forma di contrabbando, fortemente redditizia, è protetta da Osama Bin Laden, dai Talebani e, naturalmente, dai signori della guerra, che sfidano la comunità internazionale.
    Si sostiene, inoltre, che il commercio dell’eroina «riempia i forzieri dei Talebani». Secondo il Dipartimento di Stato Americano, «l’oppio costituisce una fonte di reddito di vari milioni di dollari per i gruppi estremisti e criminali. L’eliminazione della produzione di oppio è fondamentale per l’instaurazione di una democrazia sicura e stabile e per la vittoria della lotta contro il terrorismo».

    Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (ONUDC), la produzione di oppio in Afghanistan nel 2003 è stimata a 3600 tonnellate, con una superficie coltivata nell’ordine degli 80000 ettari. Per il 2004 è previsto un raccolto superiore.

    In risposta alla crescita post-Talebana della produzione di oppio, l’amministrazione Bush ha incrementato le attività anti-terrorismo destinando ingenti somme di denaro dei contribuenti alle operazioni della Drug Enforcement Administration (DEA) nell’Asia occidentale.
    I media americani accusano in coro il defunto regime islamico, senza nemmeno menzionare il fatto che i Talebani – in collaborazione con le Nazioni Unite – avevano imposto con successo il divieto della coltivazione del papavero nel 2000. La produzione di oppio era immediatamente scesa del 90 % nel 2001. Di fatto, l’incremento della coltivazione di oppio è avvenuto in coincidenza con l’inizio delle operazioni militari dietro ordine americano e con la caduta del regime talebano. Tra l’ottobre e il dicembre 2001, i contadini hanno ricominciato a piantare papaveri in grande scala.

    Il successo del programma di estirpazione della droga in Afghanistan nel 2000 sotto i Talebani era stato sottolineato alla sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell’ottobre 2001. Nessun altro paese membro dell’ONUDC era riuscito a mettere in atto un programma del genere.

    In seguito ai bombardamenti americani del 2001 in Afghanistan, il governo britannico di Tony Blair era stato incaricato dai paesi membri del G-8 di condurre un programma di sradicamento della droga in Afghanistan che avrebbe dovuto, in teoria, permettere ai paesi afgani di passare dalla produzione di oppio a quella di colture alternative. I britannici lavoravano da Kaboul in stretto rapporto con la DEA americana.

    Il programma britannico di sradicamento delle colture non è altro che una cortina di fumo. Dopo l’ottobre 2001, la coltivazione del papavero ha subito un aumento esponenziale. La presenza delle forze d’occupazione in Afghanistan non è servita all’eliminazione del papavero. Anzi.
    Sotto il governo Talebano, il divieto aveva in effetti provocato, verso la fine del 2001, «l’inizio di una penuria di eroina in Europa », come ammette l’ONUDC.

    Quello dell’eroina è un commercio di svariati miliardi di dollari sostenuto da interessi di entità notevole, che richiede un flusso della merce regolare e sicuro. Uno degli «obiettivi» nascosti della guerra era proprio quello di ripristinare il traffico della droga, patrocinato dalla CIA, riportandolo ai livelli storici e di esercitare un controllo diretto sulle rotte della droga.


    Nel 2001, sotto i Talebani, la produzione di oppiacei ammontava a 185 tonnellate, per salire poi a 3400 tonnellate nel 2002 sotto il regime del presidente Hamid Karzai, burattino degli Stati Uniti.
    Pur sottolineando la lotta patriottica di Karzai contro i Talebani, i media omettono di menzionare il fatto che egli avesse già collaborato con questi ultimi. Addirittura era già stato impiegato su una petroliera degli Stati Uniti, UNOCAL. Infatti, dopo la metà degli anni Novanta, Hamid Karzai aveva lavorato come consulente e “lobbysta” per UNOCAL nei negoziati con i Talebani.

    Secondo il giornale saudita Al-Watan, «Karzai era un agente agli ordini della Central Intelligence Agency già a partire dagli anni ’80. Collaborava con la CIA indirizzando l’aiuto americano ai Talebani a partire dal 1994, quando gli Americani, segretamente e tramite i Pakistani, sostenevano le mire di potere dei Talebani».

    E’ pertinente in questo contesto ricordare che la storia del traffico di droga nella «Mezzaluna d’oro» è strettamente legato alle operazioni clandestine della CIA nella regione.
    Prima della guerra sovietico-afgana (1979-1989), la produzione di oppio in Afghanistan e in Pakistan era praticamente inesistente. Secondo Alfred McCoy, non esisteva nessuna produzione locale di eroina.
    L’economia afgana basata sulla droga fu un progetto minuziosamente concepito dalla CIA, con l’assistenza della politica estera americana.
    Come è stato rivelato dagli scandali Iran-Contras e della Banca di Commercio e di Credito Internazionale (BCCI), le operazioni clandestine della CIA a sostegno dei moujahidin erano state finanziate tramite il riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di droga.

    Il settimanale Time ha rivelato nel 1991 che «dal momento che gli Stati Uniti volevano fornire ai ribelli moujahidin in Afghanistan dei missili Stinger e altre attrezzature militari, avevano bisogno della totale cooperazione del Pakistan». A partire dalla metà degli anni Ottanta, la presenza della CIA a Islamabad era una delle più importanti nel mondo. Un ufficiale dell’intelligence americana aveva confidato al Time che gli Stati Uniti chiudevano volontariamente un occhio sul traffico di eroina in Afghanistan.

    Lo studio di Alfred McCoy conferma che nell’arco dei due anni successivi all’inizio delle operazioni clandestine della CIA in Afghanistan, nel 1979, «le regioni di confine tra il Pakistan e l’Afghanistan diventarono la prima fonte mondiale di eroina, soddisfacendo il 60 % della domanda americana».
    Secondo McCoy, questo traffico di droga era controllato sottobanco dalla CIA. Man mano che i moujahidin guadagnavano terreno in Afghanistan, ordinavano ai contadini di piantare l’oppio come tassa rivoluzionaria. All’epoca, le autorità americane rifiutarono di indagare su numerosi casi di traffico di droga dei loro alleati afgani. Nel 1995, il vecchio direttore delle operazioni della CIA in Afghanistan, Charles Cogan, ha ammesso che la CIA aveva in effetti sacrificato la guerra contro la droga per la Guerra Fredda.

    Il riciclaggio del denaro proveniente della droga da parte della CIA veniva utilizzato per finanziare le insurrezioni post-Guerra Fredda nell’Asia centrale e nei Balcani, compresa Al Qaeda.
    Gli introiti dal traffico della droga afgana portato avanti dalla CIA sono considerevoli. Il commercio afgano degli oppiacei costituisce gran parte dei guadagni annuali nella scala mondiale dei narcotici, stimato dalle Nazioni Unite nell’ordine di 400 o 500 miliardi.
    Nel momento in cui queste cifre dell’ONU sono state rese pubbliche (1994), il commercio mondiale di droga era stimato nello stesso ordine di grandezza di quello del petrolio.

    Secondo le cifre del 2003 pubblicate da The Independent, il traffico di droga costituisce il terzo business più importante a livello di introiti dopo quello del petrolio e quello della vendita di armi.
    Esistono degli interessi commerciali e finanziari davvero notevoli dietro la droga. Da questo punto di vista, il controllo geopolitico e militare delle rotte della droga è altrettanto strategico di quello del petrolio e degli oleodotti.
    Tuttavia, ciò che contraddistingue la droga dai commerci legali è che i narcotici costituiscono una maggiore fonte di ricchezza non solo per il crimine organizzato, ma anche per la struttura d’intelligence americana, che è sempre più un potente protagonista nelle sfere bancarie e della finanza.

    In altre parole, le agenzie d’intelligence e i potenti gruppi d’affari legati al crimine organizzato si fanno concorrenza per ottenere il controllo strategico delle rotte dell’eroina. Gli introiti di svariate decine di miliardi di dollari provenienti dal commercio della droga sono depositati nel sistema bancario occidentale.
    Questo commercio non può che prosperare se i principali protagonisti implicati nel mondo della droga hanno degli «amici politici ai più alti livelli ».
    Le imprese legali e illegali sono sempre più coinvolte e la linea di demarcazione tra «uomini d’affari» e criminali è sempre più sbiadita.
    Inoltre, i rapporti tra i criminali, i politici e i protagonisti del mondo dell’intelligence hanno minato le strutture dello Stato e il ruolo delle istituzioni.

    L’economia della droga in Afghanistan è «protetta». Il commercio dell’eroina faceva parte dei piani di guerra. L’unico risultato di questa guerra è stato quello ristabilire un narco-regime diretto da un governo fantoccio sostenuto dagli Stati Uniti.

    Fonte: http://globalresearch.ca/articles/CHO406A.html
    Tradotto da Laura Franchini per Nuovi Mondi Media

  • Galileo

    Bravo, sei d’accordo con me che tutto riinizia nel 2001, (per quello dico obiettivo raggiunto). Il nuovo governo permette agli Americani di riiniziare la produzione a differenza del precedente fatto dai talebani che l’avevano fatta morire. Oggi siamo nel 2009, già nel 2006 ci fu un record di produzione di oppio….ma non ti è chiaro?

    Il traffico di droga giá gli dà gli introiti che deve dargli., e ora, a por gli oleodotti.

  • Galileo

    Ma vedi che l’articolo conferma quanto dico io. Stiamo parlando del 2001. L’obiettivo oppio era del 2001. Già sono fluiti milioni di milioni di dollari dove dovevano fluire, questo è un giochetto collaudato, i “signori della guerra”, Cia, etc…già entrano in possesso di quei dollari.

    Ce ne volgiono di più.

    Dove li andiamo a prendere? si chiedono gli Americani?

    Non ragionare nell’oggi. Devi vedere le linee che si stanno costruendo e che ci vorranno anni. Vatti a comprare un carta dell’Asia, ed inizia a tracciarci sopra le linee dei gasdotti, oleodotti, Passaggi del Nord nell’Artico…

  • paolapisi

    Ho letto solo ora i commenti. Io non ho detto che l’unico, e neppure il principale, obiettivo della guerra afgana è il controllo della produzione di oppio. Secondo me però il controllo della droga ha un suo peso (come mostra il fatto che la produzione dell’oppio sotto il governo del Mullah Omar era andata a zero, e ora è al massimo storico), mentre dire che l’invasione dell’Afghanistan è funzionale a una guerra contro l’Iran è una follia, contraddetta da tutti i fatti. Sono 5 anni che qualsiasi cosa accada viene interpretata come il primo passo verso la guerra contro l’Iran, con un disprezzo totale della realtà. Io ho sempre sostenuto che Bush non avrebbe mai attaccato l’Iran, e che il suo successore avrebbe apertamente cercato un accordo con gli ayatollah. Ho anche sempre detto che questo non avrebbe mai fermato la psy-op mediatica delle guerre persiane, che serve a oscurare i veri piani e i veri crimini dell’imperialismo. Obama potrebbe sposare Ahmadinejad, e i finti anti-imperialisti andrebbero avanti ugualmente, articolo sopra articolo, a coprire le vere guerre e i veri genocidi, continuando a stracciartsi le vesti in lutto anticipato per la strage virtuale iraniana e adamantinamente indifferenti davanti alle stragi ai massacri veri. Per comprendere l’obiettivo principale della guerra in afghanistan, ovviamente bisogna guardare a sud-est e non a ovest: l’obiettivo è il pakistan.

    Per quanto riguarda il movimento dei “talebani pakistani”, che sta destabilizzando il paese ed è foraggiato sottobanco ai servizi più lerci (in primis USA e India, ma non solo), non ha niente a che fare con la resistenza afghana. E’ vero che in alcune aeree tribali di frontiera fra afghanistan e pakistan ci sono combattenti della resistenza afghani, ma questo non c’entra con il movimento dei cosiddetti talebani pakistani. Tant’è che, come dicevo, il Mullah Omar, leader indiscusso della resistenza afgana, ha più volte cercato di convincere il movimento talebano pakistano a smettere di attaccaree l’esercito e le forze governative del Pakistan, senza grandi risultati, si direbbe. Ho cercato in fretta su google, e il primo link che mi è uscito è questo:
    http://blog.beliefnet.com/cityofbrass/2009/02/talibans-mullah-omar-changes-t.html
    ma ce ne sono molti altri.

    In quanto alla sigla Af-Pak, è chiaramente funzionale all’espansione della guerra in pakistan, che così sembra non una nuova guerra, ma semplicemente una “naturale” conseguenza di quella afghana.