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ADRIANO SOFRI: LA NOTTE CHE PINELLI

DI VALERIO EVANGELISTI

carmillaonline.com

La prosa di Adriano Sofri è involuta, barocca, spesso noiosa. Ma non è per questo, credo, che un libro come La notte che Pinelli, malgrado la notorietà dell’autore, ha trovato scarsa eco sulla stampa. Il fatto è che va in totale controtendenza rispetto a una insistita campagna che, dall’uscita del memoriale di Mario Calabresi Spingendo la notte più in là, a una puntata di Ballarò in cui lo stesso enunciava le proprie verità senza contraddittori, fino all’incontro al Quirinale tra le vedove Pinelli e Calabresi voluto da un Napolitano alla perenne ricerca di pacificazioni improponibili, si è fatta strada ed è affermata con granitica supponenza (per esempio da Marco Travaglio, che alcuni scambiano per un duro oppositore del sistema) l’ipotesi per cui Giuseppe Pinelli sarebbe morto accidentalmente o per suicidio, e che comunque il commissario Luigi Calabresi non avrebbe avuto alcuna parte nella tragedia. Il libro di Adriano Sofri, pur fingendo di astenersi dal giungere a conclusioni certe, dimostra l’esatto contrario, con abbondanza (anzi, sovrabbondanza) di prove documentali.
Sofri simula di rivolgersi a un’ipotetica ragazza dei giorni nostri che della vicenda – che vide un ferroviere anarchico, il 15 dicembre 1969, cadere dalla finestra di un ufficio della Questura di Milano, dove era trattenuto da tre giorni perché ingiustamente accusato di essere tra i colpevoli della strage di Piazza Fontana – non sappia nulla. L’espediente retorico è molto mediocre, e spesso l’autore se ne dimentica (con lui il lettore, è ovvio). Sta di fatto che, attraverso un vaglio scrupoloso e persino pedissequo (ma a fin di bene) delle dichiarazioni dei questurini, delle loro contraddizioni sugli orari, delle possibili e impossibili dinamiche nella stanzetta, delle testimonianze, si perviene ad alcune conclusioni piuttosto certe: 1) Pinelli fornì dall’inizio alibi inoppugnabili; 2) non poté cadere accidentalmente; 3) non aveva alcun motivo per suicidarsi, e gli sarebbe stato materialmente difficile farlo.

Il resto sarebbe farsa se non fosse tragedia. Le deposizioni assurde, e talora ridicole, dei poliziotti (che, per dirne una, caduto il prigioniero si guardano dallo scendere subito in cortile per sapere se è ancora vivo); le insistenze del questore Guida e del commissario Calabresi nel sostenere per giorni e mesi la sua colpevolezza; la grottesca faccenda delle scarpe, satireggiata da Dario Fo, per cui a un questurino ne sarebbe rimasta in mano una, mentre il morto le ha tutte e due; e così via. Di fatto, Sofri riprende i capi d’accusa formulati a suo tempo dal libro collettivo La strage di Stato e da Camilla Cederna (Una finestra sulla strage), però li poggia su una massa impressionante di dati di fatto, che nessuno riuscirebbe a smentire.

Due personaggi escono molto male da queste pagine: il giudice Gerardo D’Ambrosio, che chiuse il caso Pinelli invocando un bizzarro “malore attivo”, qualsiasi cosa ciò voglia dire, e il commissario Luigi Calabresi. Secondo il figlio Mario, oggi direttore de La Stampa, questi e Pinelli erano buoni amici e si scambiavano regalini a Natale. Sarà. Ma fin dopo le bombe dell’estate 1969 (Fiera di Milano, Altare della Patria a Roma) e prima di Piazza Fontana, Pinelli raccontava a chi gli era vicino di sentirsi “perseguitato” da Calabresi e di averne subito minacce (una teste fasulla degli attentati alla Fiera di Milano, Rosemma Zublena, confessò in aula di avere incolpato gli anarchici per le pressioni di Calabresi). Del resto, è ben strano il comportamento di un “amico” che ti sequestra in Questura per tre giorni, oltre i termini di legge, e dopo la tua morte ti addossa nelle conferenze stampa crimini inesistenti.
Sofri avrà forse avuto i suoi motivi, per scrivere un libro simile: magari contrastare un poco il successo di Mario Calabresi, un tempo suo collega su Repubblica, che aggravava oggettivamente la posizione di chi aveva condotto una campagna contro il commissario, fino a essere incolpato di averne ordinato l’assassinio. Ciò non toglie che Sofri, nello scrivere un testo letterariamente nullo, ma validissimo sul piano della controinformazione, abbia compiuto un atto meritorio. D’ora in avanti sarà un testo di riferimento, a fronte dei molteplici revisionismi sulla morte in Questura di un uomo buono e generoso, appartenente, quale anarchico, a un universo di valori che i suoi aguzzini non potevano nemmeno intuire.

Un’ultima annotazione. Il giudice D’Ambrosio, come ho detto, esce da queste pagine fatto a pezzi. Eppure si tratta dell’idolo di certa opposizione legalista e di certa sinistra moderata. Di recente abbiamo visto all’opera altri di questi “idoli”: Giancarlo Caselli che avalla l’arresto di ventuno studenti dell’Onda implicati in scaramucce insignificanti avvenute mesi fa, Guido Salvini che sponsorizza con una presentazione pubblica un libro assurdo in cui si torna ad addebitare la strage di Piazza Fontana a Pietro Valpreda, Ilda Boccassini che ottiene condanne gravissime, basate sul solo reato associativo, contro gli imputati della cosiddetta Operazione Tramonto (al termine di un procedimento istruttorio gestito inizialmente dallo stesso Salvini).
Non basta essere magistrati invisi a Berlusconi o avere avuto un ruolo meritorio in Mani Pulite per avere diritto a una patente di dirittura e di coerenza. Il test decisivo è la risposta alla domanda: “Come è morto Giuseppe Pinelli?”
Fu da quell’episodio di ingiustizia palese, e dalla colpevolizzazione arbitraria di Valpreda, che si aprirono fratture durate per oltre un ventennio.

PS. Il libro di Camilla Cederna Una finestra sulla strage può essere letto integralmente sul notissimo blog del poeta Sergio Falcone Nutopia (1). Anche La strage di Stato si trova facilmente in rete, ma preferiamo rinviare all’edizione aggiornata, pubblicata dalle edizioni Odadrek (2) di Roma.

Adriano Sofri, La notte che Pinelli, Sellerio editore, Palermo, 2009, pp. 284, € 12,00.

Valerio Evangelisti
Fonte: www.carmillaonline.com
13.08.2009

1) http://sergiofalcone.blogspot.com/2008/02/camilla-cederna-pinelli-una-finestra.html
2) http://www.odradek.it/Schedelibri/stragestato.html

Pubblicato da Davide

  • tersite

    “Come è morto Giuseppe Pinelli?”- e come è morto Calabresi? …E Moro?
    E le altre vittime, centinaia(..migliaia?) di vittime, del terrorismo in Italia? E come mai son tutti fuori tranne Sofri?…….questa è la migliore: Chi ha iniziato a sparare per primo!? Ma è semplice, no? E’ stato il terrorismo! un bel mattino verso la fine degli anni ’60, gli italiani si alzarono di buon ora, svegliati da grandi boati. Più tardi, tra lo sgomento e l’incredulità, essi videro manifestarsi di fronte ai loro occhi stupefatti, l’enorme sagoma di un gigantone grandegrande, bruttobrutto e forteforte e col suo vocione disse a tutti di chiamarsi terrorismo e, considerata la mole nessuno desiderò sapere altro o contraddirlo. Disse pure di avere una marea di genitori visto che sua madre fu donna di facili costumi. E li citò tutti: la paura, la rivoluzione, la libertà, la verità, la tradizione, la reazione, la finzione, la lotta, la fratellanza, l’ideologia, l’anarchia, il duce, maometto, il solito prete…..e andò avanti così tre giorni. Finché non arrivò all’ultimo, il più importante di tutti, quello che materilalmente l’aveva partorito: l’ignoranza. Consiglio nel mio piccolo, di consultare Sergio Flamigni per farsi un idea sulla famigerata srategia della tensione…. dopo di che tutti i fatti relativi a questa, verranno visti nella loro reale dimensione

  • myone

    Scusate, e’ una feccia ora come mai.
    Di ignobili morti e ingiustizie ogni giorno ne dimentichiamo, da sempre.
    Prendere come ecclatante una cosa che trascende giustizia politica e altro,
    e menarla ancora, e’ essere ancorati al fondo.

  • Sassicaia

    Articolo decisamente interessante che tratta un argomento sempre molto
    interessante riguardante uno dei troppi misteri d’Italia.Alcune considerazioni
    lasciano tuttavia perplessi:a parte la critica di forma allo stile di Adriano Sofri
    che resta a mio avviso un ottimo oratore e un ottimo scrittore,a prescindere
    dalle considerazioni di carattere etico sul personaggio,vorrei ricordare alcuni
    fatti.Il giudizio di Adriano Sofri sulla questione,per quanto illuminato,non puo’
    che essere di parte in quanto ricordiamo che egli e’ stato condannato con
    sentenza definitiva della magistratura come mandante dell’omicidio del
    commissario Calabresi dopo un lunghissimo iter giudiziario.Il giudice che indago’ sulla morte di Pinelli e’ uno dei giudici unanimemente riconosciuti
    come tra i piu’ capaci all’interno della magistratura stessa,cioe’ il giudice
    Gerardo D’Ambrosio,che non puo’ essere accusato di connivenza politica
    con le forze “reazionarie”visto che da sempre gravita nell’orbita ideologica
    della sinistra e ultimamente ha deciso anche di candidarsi per quello che
    era un grosso partito della sinistra.Se un magistrato di tale calibro e spessore
    ha concluso che la morte di Pinelli non sia imputabile al commissario e ai
    suoi sgherri,ritengo che egli sia arrivato a questa conclusione dopo
    indagini ed accertamenti seri e scrupolosi,sicuramente piu’ obiettivi di
    quelli di Sofri e della Cederna.Terza ed ultima considerazione l’attacco a
    Ilda Boccassini,altro magistrato integerrimo e capace,e’ del tutto fuori
    luogo:la si accusa,notate bene,nel corso dell’operazione Tramonto,condotta in collaborazione con 5 questure diverse,di aver fatto
    arrestare alcuni neo brigatisti che volevano riproporre un nuovo avvento
    degli anni di piombo e che sono stati trovati in possesso di un vero e
    proprio arsenale,tra cui pistole,micidiali mitra kalashnikov,bombe a mano
    ed esplosivi di vario genere.Tra i “galantuomini” arrestati anche un certo
    Alfredo Davanzo condannato a dieci anni nel 1982 per rapina a mano
    armata e scappato poi in Francia e altri con diversi precedenti penali.
    Non si capisce cosa avrebbe dovuto fare la Boccassini secondo l’articolista:
    far finta di niente,imbracciare le armi e partecipare alla lotta armata coi
    brigatisti,dare loro un’onorificienza,scrivere un libro sull’argomento?

  • buran

    Pur detestando Sofri (politicamente parlando), non posso che essere d’accordo con lui su questa vicenda. La Strage di Stato fu un libro che quando lo lessi la prima volta (4 edizione, settembre 1970, avevo 15 anni) mi aprì gli occhi su molte cose. Eppure ancora oggi, a 40 anni di distanza, dire una banale ed evidente verità, che Pinelli è stato assassinato, desta ancora scandalo.

  • Sassicaia

    Hai dimenticato la sete di giustizia sociale tra i genitori del terrorismo.

  • lucamartinelli

    sara’,amici miei! ma al di la’ della tattica dei potenti di far passare decenni perche’ tutto venga dimenticato, io credo che chi ha voluto sapere ha saputo. non ho la presunzione di essere come Pasolini, ma anch’io so. Sofri non ha detto nulla di nuovo. forse chi a quei tempi non era ancora nato e ora si interessa alle cose del nostro paese puo’ approfittare del suo libro per iniziarsi e per capire. anzi, mi permetto di indicare una via come inizio di un percorso di comprensione: cominciare dalla strage di Portella della Ginestra. quella fu la prima strage di stato. allora si che possiamo intendere come tutte le tragedie italiane hanno avuto inizio con gli accordi segreti contenuti nell’armistizio di Cassibile (mai pubblicato), che hanno fatto dell’Italia una finta democrazia, in realta’ una colonia di altro paese, o meglio di un sistema. d’altra parte non si perde una guerra senza pagare pegno…tornando al tema penso anche che dopo 40 anni ogni discussione lasci il tempo che trova, nel senso che è inutile cercare di dimistrare questo o quello. si finirebbe in un ginepraio. che senso avrebbe cercare di spiegare al figlio di Calabresi che chi gli ha fornito informazioni per il suo libro lo ha ingannato?come spiegargli che ha avuto informazioni totalmente distorte? solo un esempio. Mario Calabresi scrive che per dimostrare la crudelta’ del padre assassino si disse che l’ambulanza fu chiamata in ritardo. ebbene come dirgli che invece fu chiamata “in anticipo”? come risulto’ dal centralino automatico della Croce Bianca di Milano,la chiamata arrivo’ alle 23.57. Pinelli fu visto cadere dalla finestra da tre giornalisti che stazionavano nel cortile della questura alle 00.03. perche’ quindi chiamare soccorsi “prima” che Pinelli si gettasse? assurdo. ma non tanto assurdo se invece Pinelli fosse gia’ a terra morente dopo le botte ricevute. mi fermo qui. chiunque puo’ sapere, basta leggere e documentarsi,con onesta’ intellettuale. saluti a tutti

  • materialeresistente

    Caselli e Bocassini, feccia.

  • maumau

    caselli ha recentemente contrariamente ad Ingroia e i gudici di Caltanissetta
    riaffermato la tesi(contraddicendo Falcone e Borsellino)che principio e fine della mafia sia sempre i mafiosi che conosciamo,ossia Riina e Provenzano e consimili e che sono loro a pilotare i politici e che quindi non ci siano nè mandanti occulti ne poteri diversi dalla mafia che conosciamo…

    La stessa cosa fece la Bocassini quando davanti alle prove portategli dall’allora consulente Genchi incaricato di indagini informatiche-telefoniche
    nella strage di Via D’Amelio ,lo sollevò dall’incarico ed in ogni caso non diede rilevanza a quelle prove,che oggi sono risaltate fuori durante le intercettazioni(che il tribunale del riesame di Roma ha giudicato dopo la denuncia,perfettamente legali,come perfettamente legale è tutto questo che detiene Genchi,altro che archivi ed intercettazioni illegali)nel caso why not e poseidon dove si sono fatti i noi di agenti del sisde-ros (spesso coincidono) che collaborarono con la mafia in quelle stragi,fondamento sanguinoso della seconda repubblica,questo il motivo per cui parte della procura di Catanzaro inquirente è stata trasferita cosi’ come decapitata quella di Salerno(nonostante il tribunale del riesame aveva giudicato perfettamente legittimo il sequestro da parte degli organi inquirenti di Salerno delle prove che i gip di Catanzaro trattenevano senza consegnarle….
    Ma ecco che tutti quelli che in un modo o nell’altro ricoprono cariche importanti sono insorti compiendo un vero atto eversivo,proprio perchè ognuno di loro affonda le radici con una serie di ricatti incrociati con responsabilità dirette o indirette in quei passaggi della storia d’Italia.

    Genchi aveva scoperto che nei minuti precedenti e successivi l’esplosione
    dal castello Utweggio (da cui si scopre perfettamente Via D’Amelio senza rishcio di essere investiti dall’onda ma perfettamente in grado di essere coperto dal capo di azione di un telecomando per l’esplosione)sede ufficiale dell’ambiguo Cefidis ,ma più probabilmente usato dal Sisde,
    intercorrono delle telefonate tra appunto una utenza interna e telefoni riconducibili a noti boss mafiosi…da un sopralluogo successivo e tardivo
    nel castello c’erano solo dei macchinari da intercettazione e nient’altro..ma quindi chiaramente la presenza dei servizi segreti gli unici che potessero avere disponibilità di quelle macchine…

    ecco da dove nasce il tentativo di deligittimazione di Genchi e per molti(anche qui dentro)è riuscito!

    Quindi Bocassini e Caselli sono legati da questo…entrambi hanno fatto e fanno di tutto per far passare la linea semplicistica dell’approccio alla mafia..
    ossia che sia tutta li in quella dei pizzini che vediamo e che invece non abbia origini altrove..
    e come hanno ricostruito i magistrati Scarpinato ed anche Ingroia e in parte Tescaroli (vedasi anche il libro il ritorno del principe http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-lodato_saverio_scarpinato_roberto/sku-12893820/il_ritorno_del_principe_.htm )

    hanno fatto di tutto per far passare questa tesi che difende appunto i coinvolgimenti di apparati dello stato siano essi politici che di sicurezza..

    laddove Falcone e Borsellino hanno visto la morte proprio per aver cercato di toccare il quarto livello…ossia descrivere la priovra non come un gruppo di bifolchi armati,ma come i mercenari armati organizzati da caporali(capi mafia come Riina e Provenzano) al soldo della borghesia imprenditoriale e dei grandi interessi industriali finanziari e bancari che usa anche ed ovviamente la politica.
    Come dire la politica è la mano legislativa delle grandi lobbie (e vengono ripagati con cariche ,privilegi ,bonus stipendi da sogno) mentre la mafia come la conosciamo noi è solo il controllo del territorio di cui la lobbie ha bisogno per farsi che gli affari vengano realizzati sul campo.
    Ai caporali capi mafia poi viene permesso di arricchirsi con le estorsioni..

    Quando i veri capi decidono che i caporali debbano andare dentro e fare da capri espiatori,viene fatto,e Riina e Provenzano,vanno dentro senza fiatare,perchè se fiatano gli fanno fuori la famiglia,che è sempre numerosa..mentre se non parlano gli liberano il figlio(come accaduto col figlio di Riina).

    Non dimentichiamo alcuni fatti storici come la strage di Portella della Ginestra,rivelatrice da questo punto di vista..
    Li i latifondisti ed affaristi(tutti medici avvocati o nobili diventati borghesi)
    usavano i banditi come Salvatore Giuliano per reprimere le rivolte sindacali e gli scioperi,financo appunto a sparare sulla folla…
    e poi il picciotto mafioso viene eliminato quando dovesse diventare scomodo.
    Nulla è cambiato,ora le borghesie affaristiche sono molteplici ed usano gli stessi picciotti (organizzati dai caporali capi mafia) per il controllo del territorio ed usano la politica per distrarre fondi dallo stato e dirigerli in quelle zone oppure per fare leggi sugli appalti che possano facilitare l’infiltrazione mafiosa..o per far restare nel cassetto la legge sul reato ambientale che dovrebbe diventare un reato penale ,mentre è stato depenalizzato…permettendo uno dei più lucrosi affari degli ultimi 20anni
    che ricade sulla salute pubblica..
    e tutti abbiamo visto che c’è ampiamente implicata Impregilo ed ha più processi in corso ,ma continuna a gestire i rifiuti!!

    D’altronde ai tempi dei signori del medioevo questi si facevano da soli le leggi avevano tribunali separati da quelli per i popolo e venivano giudicati da proprii pari(come più o meno accade oggi ,di fatto con queste leggi ad hoc e magistrati spesso collusi!)quindi non avevano bisogno di controllare la politica visto che loro stessi erano la politica dentro la loro signoria..
    però avevano bisogno delle milizie mercenarie per le guerre e per il controllo di eventuali rivolte per gestire la riscossione delle tasse o delle decime… ..

    Anche nell’Italia manzoniana esistevano i padroni i don rodrigo che potevano decidere anche se due persone si potessero sposare o no..con pressioni sulla politica (l’innominato) e sul clero(don abbondio) e soprattutto anche allora esistevano le milizie che allora erano personalei diquesti padroni ,ossia i bravi…

    Ora nell’era della mistificazione tutto questo non può essere fatto alla luce del sole come allora,cosi’ come le guerre coloniali si chiamano esportazione di democrazia ,cosi’ il controllo e lo sfruttamente di una nazione va fatto tramite una politica fintamente elettiva(i politici sono tutti nominati ed il 70% di chi viene eletto può sapersi anche prima delle elezioni una volta saputo chi è nominato!) ed il controllo del territorio tramite delle milizie al soldo che si vuol far credere siano indipendenti e ricattino lo stato mentre in realtà è parte di esso.

    Falcone e Borsellino l’avevano capito e stavano spiccando mandati di cattura e non si piegarono a chi voleva un accordo…(che non erano Riina e Provenzano ma settori dello stato e delle lobbie italiane,mentre anche col papello si vuol far credere che erano Riina e Provenzano a ricattare..!) ecco perchè fecero quella fine…e con loro molti altri si sono tenuti lontani per non fare la stessa fine…e molti altri magistrati hanno preferito stare dalla parte corrotta pur conoscendo il meccanismo…

    poco dopo(1 mese) questa intervista censurata di Borsellino a due giornalisti francesi… furono eliminati Falcone e Borsellino
    dove a domanda:

    Giornalista
    Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?

    Borsellino
    All’inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa, un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali.

    Giornalista
    Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessi a Berlusconi?

    Borsellino
    è normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro.

    questo da solo basterebbe..
    questa l’intera trascrizione:
    http://it.geocities.com/comedonchisciotte/borsellino.html

    questa l’intervista
    http://www.youtube.com/watch?v=YVQ1kmOOBrw

    questo il decreto di arichiviazione del processo in cui erano imputati Berlusconi e Dell’Utri
    http://www.societacivile.it/memoria/articoli_memoria/archiviazione.pdf

    dell’utri condannato per mafia ovviamente non fa parte della mafia di Provenzano e Riina,basta guardarli ,ma del potere che muove tutto,politica e controllo sul territorio..

    ciao

  • cesare52

    Notevole, pacato, informato. Io sono un figlio di quegli anni ho cominciato ad interessarmi di politica proprio dalla strage di Piazza Fontana e sull’uccisione, io la chiamo così, di Pinelli. Bisognerebbe ricordare il balletto ed i vari siparietti sul “malore attivo”, vera è propria invenzione letteraria, giuridica e sanitaria che con un colpo di genio ha spiegato come un interrogato, neanche indiziato, trattenuto oltre ogni tempo massimo dalla Polizia, in una stanza piena di agenti possa essere finito di sotto senza che ai questurini fosse mossa almeno la contestazione di mancata o scarsa custodia. Malore attivo appunto. Si potrebbe anche ricordare come il questore fosse Guida, già direttore di Ventotene, famigerato luogo di confino degli antifascisti. Ci sarebbero tante cose da ricordare…

  • mat612000

    Acquisterò il libro si Sofri anche se da almeno trent’anni ho pochi dubbi sulla tragica fine del povero Pino.
    Vittima innocente, vittima sacrificale sull’altare della ricercata e voluta colpevolezza di Valpreda.
    Questo libro spero che sia un cuneo nella nuova vulgata bipartisan della storia d’Italia, questo mentre il Presidente Napolitano sotto le mentite spoglie di un riavvicinamento tra persone (le mogli di Pinelli e Calabresi), appoggia una “verità” storica già ipotizzata dall’infame sentenza dell’ex magistrato D’Ambrosio: tutti colpevoli, nessun colpevole.
    Tutti furono colpevoli di arresto illegale, abuso d’ufficio, falsi di vario tipo, ma nessuno fu responsabile della morte di Pinelli (comunque tardivamente riconosciuto estraneo a qualunque attentato), tutti prosciolti per prescrizione o altro, come dire? Pinelli era innocente ma anche (da dire alla Veltroni) Calabresi lo era.
    Arroccarsi sui fatti nudi (la telefonata in anticipo all’ambulanza), sulle dichiarazioni calunniose fatte allora – Pinelli che si lancia dalla finestra gridando “questa è la morte dell’anarchia”- è un punto di partenza e, speriamo, non di arrivo.
    Io attendo infatti opere su tali fatti scritte sempre meno dai diretti interessati ma da ricercatori imparziali che operino con metodo rigoroso e storico.