Acqua Pubblica 2026: La Resistenza contro la “Trappola del Debito” a 15 anni dal Referendum

Acqua Pubblica 2026: La Resistenza contro la “Trappola del Debito” a 15 anni dal Referendum



Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org


Di fronte alla sistematica disattuazione della volontà popolare, i comitati civici diventano l'unico baluardo democratico contro la finanziarizzazione del bene comune.

Nel giugno 2026 ricorre il quindicesimo anniversario del referendum del 12 e 13 giugno 2011, una consultazione storica in cui oltre 26 milioni di italiani (il 95% dei votanti, con un quorum del 60%) sancirono un principio inequivocabile: l'acqua è un bene comune, la gestione deve essere pubblica e non vi può essere remunerazione del capitale investito. Nonostante questo esito, la battaglia per l'acqua come bene comune è più viva che mai. La volontà popolare è stata sistematicamente disattesa da otto governi consecutivi e da normative regionali che hanno trasformato il servizio idrico in un terreno di scontro finanziario.

Oggi, l'Italia vive un paradosso: mentre le reti disperdono oltre il 40% dell'acqua potabile, i movimenti per l'acqua pubblica denunciano una nuova, aggressiva fase di privatizzazione. Non si tratta più solo di vendita di asset, ma di una "financializzazione" del ciclo idrico, dove fondi di investimento internazionali (come BlackRock, già azionisti di Iren, Hera, A2A) e multinazionali straniere entrano nelle compagini delle multiutility regionali, trasformando l'acqua in una rendita garantita.


La "Trappola del Debito": l'analisi di Maurizio Montalto


La chiave di lettura per comprendere l'avanzata privata in tutta Italia risiede nell'analisi di Maurizio Montalto, esposta nel suo testo "Acqua. Attacco alle fonti". Montalto smonta il falso mito dell'inefficienza pubblica, dimostrando come la privatizzazione non sia mai il risultato di un fallimento naturale, ma l'epilogo calcolato di una "trappola del debito".

Il meccanismo è sempre lo stesso e segue una logica militare di occupazione territoriale:



1. Creazione del dissesto: Vengono volontariamente bloccati gli investimenti sulla manutenzione delle reti per anni, creando disavanzi fittizi e peggiorando la qualità del servizio (perdite di rete fino al 50%).

2. Stato di necessità: Quando l'azienda pubblica è sull'orlo del fallimento (come accaduto a Rivieracqua in Liguria), si dichiara lo "stato di necessità".

3. Salvataggio privato: Il capitale privato viene presentato come l'unica via d'uscita "salvifica", entrando in società a condizioni vantaggiose.Tuttavia, l'obiettivo non è sanare i conti, ma ottenere le chiavi di accesso alle sorgenti.


Non si tratta di tariffe, ma di sovranità. Le grandi corporation internazionali (in primis le francesi Suez e Veolia, spesso sostenute da fondi di investimento come BlackRock) non entrano nelle utility italiane per gestire meglio il servizio o per incassare semplici dividendi sulle bollette. La loro strategia, come evidenzia Montalto, è l'accaparramento delle fonti in un'ottica di scarsità globale.

L'acqua è il "nuovo petrolio" e il controllo delle sorgenti dell'Appennino e del Mezzogiorno è un asset geopolitico.

La strategia di queste multinazionali si articola in tre fasi precise:

Penetrazione nel capitale: Sfruttando la "trappola del debito", entrano nell'azionariato di multiutility regionali strategiche (come Acea, Iren, o le nuove società miste al Sud), diventando soci di riferimento.

Controllo degli asset strategici: Una volta dentro, il potere decisionale si sposta dai consigli comunali alle sedi delle multinazionali. Sono loro a decidere quali fonti sfruttare, quali infrastrutture priorizzare e come allocare la risorsa, seguendo logiche di mercato globali e non i bisogni locali.

Mercificazione strutturale: L'acqua viene trasformata in un asset finanziario. Gli eventuali aumenti tariffari sono solo lo strumento tecnico per garantire la remunerazione di questi capitali privati, ma il danno irreparabile è la perdita di controllo pubblico su un bene vitale. Il benessere della comunità locale diventa secondario rispetto alla necessità di garantire rendite finanziarie e di assicurarsi il possesso fisico delle risorse idriche. Cosa rimane a nostro carico? I rischi d'impresa futuri.


Il Laboratorio Ligure: il caso di Rivieracqua


La Liguria, e in particolare l'ATO Ovest Imperiese, rappresenta il fronte più caldo e complesso di questa battaglia. Qui, la "trappola del debito" si è concretizzata nella trasformazione di Rivieracqua SpA da azienda interamente pubblica a società mista.


L'ingresso di Acea e il ricatto finanziario


Sotto la gestione commissariale di Claudio Scajola, è stata condotta una gara internazionale (valore base 1,07 miliardi di euro) per l'alienazione del 48% delle quote. Ad aggiudicarsi la quota è stato il colosso Acea (tramite Acea Molise), con un'operazione che prevede:

• 30 milioni di euro in equity (aumento di capitale).
• 10 milioni di euro di finanziamento soci postergato.

Questa operazione, presentata come indispensabile per evitare il fallimento e soddisfare i creditori, ha di fatto sancito la fine del controllo pubblico totale su 43 comuni fino al 2042. Il piano di rientro è vincolato al mantenimento di flussi tariffari con aumenti programmati del 9% annuo.


Intervista a Lucia Canepa di "Resistere X Esistere #ionondimentico"


Contro questa narrazione istituzionale si è levata la resistenza dal basso, incarnata dal gruppo spontaneo "Resistere X Esistere #ionondimentico" guidato da Lucia Canepa. A differenza dei comitati strutturati, questo gruppo nasce direttamente dai cittadini stanchi di disservizi e bollette salate. Recentemente, per amplificare il messaggio di resistenza, il gruppo di Lucia Canepa ha realizzato e diffuso uno spot video sull'acqua pubblica. Il messaggio è chiaro:"Chi controlla l'acqua controlla la tua vita. Ci stanno rubando le fonti e nessuno dice nulla". La battaglia, quindi, non è solo contro le bollette care, ma contro la sottrazione di sovranità delle comunità locali sulle proprie risorse naturali a favore di soggetti esterni la cui lealtà primaria è verso gli azionisti, non verso i cittadini.


Abbiamo raccolto le parole di Lucia Canepa in un'intervista che svela la realtà quotidiana dei cittadini liguri.


Lucia Canepa, l'ingresso di Acea in Rivieracqua viene presentato dalle istituzioni come l'unico modo per salvare l'azienda dal fallimento. Qual è la risposta del gruppo spontaneo a questa logica dello "stato di necessità"?


"Il fallimento di un'azienda pubblica è un fallimento politico, non strutturale. I debiti sono stati accumulati a causa di anni di gestioni opache e investimenti mai realizzati sulle reti che oggi perdono metà del loro flusso. Dire che il privato è l'unica salvezza significa usare il debito come ricatto per regalare un monopolio naturale ai grandi gruppi industriali, aggirando il voto di milioni di italiani che nel 2011 hanno detto chiaramente che sull'acqua non si può speculare. Ci troviamo a dover pagare tariffe esorbitanti nonostante spesso il servizio faccia, letteralmente, acqua da tutte le parti. A Ceriana, il paese dove abito, è stata applicata la tariffa retroattiva nonostante nel 2022/2023 gli abitanti della parte alta del paese siano stati, per mesi, senz'acqua per gran parte della giornata. Il paradosso è che per l'idrico è stato imposto un unico gestore, pubblico, per tutelare il cittadino e oggi ci ritroviamo a non aver scelta, essendosi trasformato in un monopolio privato."


Dal punto di vista legale, il TAR Liguria ha dato ragione alla struttura commissariale sulle tariffe, ma i Giudici di Pace vi stanno dando ragione sulle bollette dell'acqua non potabile. Come sfruttate questo doppio binario giuridico?


"In realtà il TAR ha preferito passare la patata bollente ad ARERA che, essendo a sua volta asservita alle società private, sta ancora tergiversando. Praticamente una reale risposta sulla correttezza degli aumenti tariffari non c'è ancora stata. Anche i giudici di pace, almeno in questa provincia, non sono così liberi di esprimersi. Sentenze che in altre parti d'Italia hanno ribadito l'incostituzionalità dell'applicazione della retroattività, come sancisce l'art. 11 delle preleggi, sull'idrico da noi non esistono. Solo il TAR di Savona, quindi fuori provincia, ha dato ragione ai cittadini di Andora, ma quello è stato un caso particolarmente eclatante. Nonostante ciò, visto che ha provocato anche danni alla salute, alle caldaie, al turismo, il teorico risarcimento è relativo soltanto al discorso legato alla depurazione. Nella realtà sono stati risarciti soltanto i tre nominativi, residenti ad Andora, che avevano fatto la causa pilota. La maggioranza della cittadinanza, nonostante la sentenza, è ancora in balia degli avvocati e non ha ottenuto, ad oggi, nessun tipo di risarcimento. Per cui una domanda sorge spontanea: la giustizia è ancora degna di tal nome?"


Qual è il vostro appello ai sindaci dei piccoli Comuni dell'entroterra che si trovano tra l'incudine delle sanzioni prefettizie/commissariali e il martello dei propri cittadini?


"Purtroppo i criteri che possono salvare i piccoli comuni dall'ingresso negli ambiti territoriali sono molto stretti e rientrarci non è semplice. Le pressioni sono tante e capisco che mantenere l'autonomia sia un'impresa titanica che non sempre sindaci con poca forza decisionale possono cercare di imporre. Ma, ad esempio a Napoli, con una delibera, si è dichiarato 'il diritto umano all'acqua' e la conseguente impossibilità di negarla a chiunque. Potrebbe essere un piccolo passo adottarla anche da parte di questi comuni. Sarebbe un far capire che si sa il valore di questo bene e che non si è disposti a cederlo.

La cosa più importante, secondo me, è avere la solidarietà dei cittadini che dovrebbero far sentire la loro voce e non lasciare che tutto avvenga come se nulla fosse. L'avere acquisito molti lussi, come quello dell'acqua potabile che esce da un rubinetto nelle nostre abitazioni, da decenni ce li fa dare per scontati, ma questo li rende fragili e soggetti a cadere in mani predatorie. Una volta persi i diritti è difficile poi riaverli indietro.

Proprio per mantenere un riflettore acceso sul problema abbiamo organizzato, nell'ultimo anno, tre conferenze sul tema 'acqua pubblica sotto attacco' con ospiti illustri come Ugo Mattei, Maurizio Montalto e Nicola Morra. Mattei ci ha spiegato quali attacchi sono stati messi in atto per cercare di scoraggiare i comitati che stavano lottando per mantenere l'acqua pubblica dopo il referendum del 2011. Montalto come le multinazionali si stanno appropriando delle nostre fonti e cosa possono fare i cittadini per cercare di impedire che questo avvenga e Morra il pericolo costituito dalle infiltrazioni mafiose."


La giustizia a due velocità: TAR, ARERA e le sentenze di Savona


Sul fronte legale, la situazione descritta da Canepa rivela un sistema distorto:


• Il vuoto del TAR e di ARERA: Il TAR Liguria ha evitato una sentenza di merito, rimettendo la patata bollente ad ARERA. L'Autorità, definita "asservita alle società private", ha ordinato nel luglio 2025 l'annullamento di circa 2,3 milioni di euro di conguagli per il biennio 2020-2021 (da restituire dal 2026), ma ha confermato la validità delle tariffe per il 2022-2023, lasciando i cittadini senza una risposta reale sulla retroattività.

• La beffa dei risarcimenti ad Andora: La celebre sentenza del Tribunale di Savona (dicembre 2025) sull'acqua salata di Andora ha riconosciuto il diritto al rimborso per acqua non potabile e depurazione. Tuttavia, nella pratica, solo tre cittadini che hanno promosso la causa pilota hanno ottenuto risarcimenti concreti.

Nonostante ciò, la sentenza del Tribunale di Savona (conferma di quella del Giudice di Pace) ha stabilito un principio fondamentale: in caso di acqua non potabile si rompe il sinallagma contrattuale (art. 1460 Codice Civile), e l'utente ha diritto alla sospensione della tariffa e al risarcimento. Questo principio tutela oltre 12.000 utenze e si allinea alla Corte di Cassazione (Ordinanza 20361/2023).


Il Ricatto del PNRR: Sicilia e Campania sotto pressione


Il meccanismo della "trappola del debito" è stato amplificato a livello nazionale dall'uso distorto dei fondi del PNRR. In regioni come Sicilia e Campania, il Governo ha condizionato l'erogazione delle risorse per la messa in sicurezza delle reti alla creazione di gestori unici d'ambito e a gare d'appalto internazionali.

Sicilia: tariffe da record e commissariamenti


In Sicilia, la situazione è critica. Un'indagine di Federconsumatori Sicilia (giugno 2026) rivela che dove la gestione è privata, il cittadino paga molto di più. Enna è la città più cara d'Italia (764,50 euro/anno per una famiglia tipo), seguita da Siracusa e Caltanissetta.

Le cause sono due:


1. Doppio pagamento: I cittadini pagano l'acqua due volte, all'ingrosso a Siciliacque (società mista al 75% privata) e al dettaglio al gestore locale.

2. Perdite di rete: Oltre la metà dell'acqua comprata all'ingrosso si perde nelle reti (a Catania si supera il 75% in alcune gestioni), e queste perdite vengono scaricate in bolletta.


Il Governo regionale, guidato da Renato Schifani, ha commissariato diverse Assemblee Territoriali Idriche (Catania, Messina, Siracusa) per favorire la privatizzazione, esautorando i comuni e bloccando di fatto gli investimenti del PNRR. Il Forum Beni Comuni denuncia la creazione dell'Autorità Idrica Siciliana come un accentramento verticistico per favorire i privati.


Campania: la battaglia su ABC Napoli


In Campania, l'attenzione è focalizzata su ABC Napoli, l'Azienda Speciale nata dalla ripubblicizzazione e considerata un baluardo del referendum. Tuttavia, il sindaco Gaetano Manfredi ha proposto la trasformazione dell'azienda in Società per Azioni (Spa), citando adeguamenti normativi. I comitati, guidati da Padre Alex Zanotelli e dal giurista Alberto Lucarelli, contestano fermamente questa mossa, definendola un precedente pericoloso verso la privatizzazione. Il Presidente della Regione, Roberto Fico, è chiamato a intervenire per salvaguardare la natura pubblica del gestore, mentre il Comitato Sannita Acqua Bene Comune denuncia l'ingresso di Suez e del gruppo Caltagirone (tramite Acea) nella gestione del Sannio.


La Mappa Nazionale della Resistenza


Di fronte a questa avanzata sistematica, i comitati per l'acqua pubblica rappresentano l'unico vero presidio democratico e giuridico. Essi agiscono come una rete di intelligence civica, scardinando la tecnicità dei piani industriali e fornendo ai cittadini gli strumenti legali per difendersi.


• Toscana: La battaglia è concentrata contro la quotazione in borsa di Plures (Multiutility Toscana). I comitati di Firenze, Prato e Pistoia hanno ottenuto una vittoria significativa nel marzo 2026: il consiglio comunale di Prato ha approvato una mozione per escludere vincolantemente la quotazione, blindando la gestione pubblica.


• Lazio: Nel frosinate (ATO 5), i Comitati No Acea e il Coordinamento provinciale acqua pubblica di Frosinone hanno spinto decine di sindaci a votare la risoluzione del contratto con il gestore per grave inadempimento, difendendo l'autonomia locale contro i rincari tariffari.
• Lombardia: A Brescia, il Comitato Provinciale Acqua Pubblica promuove referendum consultivi per imporre la gestione "in house" pubblica, rifiutando l'accentramento verso colossi come A2A.


• Sicilia (Agrigento): L'esperienza di Interco.pa (Intercomitato provinciale acqua pubblica) rappresenta un modello di mutuo soccorso legale nato per contrastare i disastri di Girgenti Acque e opporsi al reinserimento di privati nella nuova azienda speciale Aica.


Conclusione: I Comitati come unico argine alla svendita


In questo quindicesimo anniversario del referendum per l'acqua pubblica, un ringraziamento speciale va al gruppo "Resistere X Esistere #ionondimentico" guidato da Lucia Canepa. La sua tenacia nel portare avanti la battaglia in Liguria, nonostante le pressioni istituzionali e le difficoltà giudiziarie, rappresenta un esempio luminoso di come la coscienza civica possa resistere alla "trappola del debito" e alla finanziarizzazione dei beni comuni.

Il suo impegno, unito a quello di tutti i comitati, i forum e i gruppi spontanei sparsi per l'Italia, da Napoli alla Sicilia, dalla Toscana al Lazio, costituisce l'unico vero argine contro la svendita del nostro bene più prezioso: l'acqua potabile. Sono queste reti di cittadini, che operano spesso in silenzio o sotto attacco, a garantire che il principio sancito nel 2011 non rimanga lettera morta, trasformando la difesa dell'acqua in una difesa quotidiana della democrazia e del futuro delle prossime generazioni.


Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

29.06.2026


FONTI


Maurizio Montalto è un avvocato cassazionista, giornalista pubblicista e attivista ambientale. Specializzato in Diritto e Gestione dell’Ambiente, ha dedicato la sua carriera alla tutela dei beni comuni, in particolare dell'acqua, e alla lotta contro le illegalità ambientali.

Il filone principale della sua bibliografia è la difesa dell'acqua come diritto umano fondamentale contro la mercificazione.

-Acqua per la pace. Da Francesco a Leone (Edizioni Intra Moenia, 2026): La sua opera più recente, che indaga il legame tra gestione delle risorse idriche, diplomazia internazionale e magistero dei Papi Francesco e Leone.
-Acqua. L'attacco alle fonti (StreetLib, 2018): Un'inchiesta sull'accaparramento delle fonti idriche da parte delle multinazionali, con un focus critico sulle dinamiche nel Mezzogiorno d'Italia.
-L'acqua è di tutti (L'Ancora del Mediterraneo, 2010): Volume che include il testo di Dario Fo "Guai a voi che dell'acqua fate mercato", dedicato alla mobilitazione dei cittadini per i referendum sull'acqua pubblica.
-Le vie dell'acqua. Tra diritti e bisogni (Edizioni Alegre, 2005): Scritto con Alfonso Pecoraro Scanio, analizza la gestione pubblica della risorsa idrica e i diritti dei cittadini.

Italia dalla Toscana alla Sicilia

https://valdarno24.it/attualita/acqua-pubblica-in-toscana-stop-alla-privatizzazione-nelle-province-di-firenze-prato-pistoia-e-arezzo/

https://www.ecodelsannio.it/2026/06/06/acqua-pubblica-nel-sannio-no-alla-privatizzazione-si-al-rispetto-del-referendum/

https://www.corriereazzurro.it/la-battaglia-per-lacqua-pubblica-il-referendum-tradito-e-i-costi-reali-della-privatizzazione-in-campania/

https://www.palermomania.it/news/politica/acqua-pubblica-in-sicilia-il-forum-contro-il-ddl-schifani-pronti-a-bloccare-una-riforma-che-apre-alla-privatizzazione-137619.html


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