A PROPOSITO DI GILAD ATZMON

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI JEAN BRICMONT

www.silviacattori.net

«Uno dei fondatori dell’International Solidarity Movement mi ha detto che preferisce di gran lunga battersi contro un soldato israeliano a un blocco stradale che contro i detrattori ebraici "anti"-sionisti. Non potrei essere più di accordo."

Gilad Atzmon in un’intervista (*) con Silvia Cattori Gilad Atzmon, musicista di origine israeliana che vive in Inghilterra, è probabilmente una delle persone più controverse al mondo. Il suo nuovo libro, “The Wandering Who?” [1] è una riflessione critica sull'identità ebraica.

Questo libro si vende apparentemente come il pane e ha ricevuto il sostegno di un elenco impressionante di intellettuali [2], compreso John Mearsheimer, coautore con Stephen Walt del libro “Le lobby pro-israélien et la politique étrangère américaine” [3] e Richard Falk che è stato per due volte rappresentante della Palestina alle Nazioni Unite.

Ma il libro e il suo autore sono attaccati, per anti-semitismo evidentemente, da un gran numero di personalità ebraiche, anche da quelle "pro-palestinesi". Un ebreo israeliano, esile volontario che è accusato di antisemitismo da ebrei pro-Palestina, l'argomento vale la pena di essere analizzato.

È molto facile "dimostrare" il [presunto] "antisemitismo" di Atzmon: ce lo spiega di frequente, anche all'inizio del suo libro, che distingue tre significati per la parola "ebraico": le persone di origine ebraica con cui non ha alcun problema, le persone di religione ebraica con cui non ha alcun problema e quelli che chiama della terza categoria, ciò quelli che, senza essere particolarmente religiosi, antepongono sempre la loro “identità" ebraica e la fanno passare prima di ed al di sotto la loro semplice appartenenza al genere umano. Basta allora interpretare nel primo senso, le persone di origine ebraica, la parola "ebraico" da Atzmon, mentre il terzo senso è utilizzato per quei discorsi il cui stile è spesso estremamente polemico, per "dimostrare" il suo [presunto] "antisemitismo".

È legittimo criticare gli ebrei nel senso della terza categoria? Innanzitutto, devo sottolineare che, per me, le persone hanno perfettamente il diritto di "sentire" di appartenere a un gruppo di cui sono fieri, o che pensano che apporti qualcosa di importante alla propria concezione, che si tratti di ebrei, bretoni, francesi, cattolici, neri, musulmani, eccetera. Dato che tutte queste identità sono legati al caso della propria nascita, questi sentimenti di fierezza mi sembrano completamente irrazionali, ma chi vuole costringere gli esseri umani a essere razionali? Non ho comunque alcun interesse per i discorsi sulle "identità" e sulle "culture" che sono generalmente poco scientifiche, ma non voglio impedire ad altri di interessarsene.

Il problema si pone quando queste identità acquistano un significato politico, esattamente come quando le religioni acquistano un tale status. Oggi viene definita la politica dell’identità; nel passato, si chiamava nazionalismo. Quando una comunità, che si raggruppa attorno alla propria “identità”, rivendica alcuni diritti, o risarcimenti o privilegi, ciò deve essere consentito anche agli altri, non permettendo che l'identità in questione possa ostacolare queste rivendicazioni (essendo belga, sono purtroppo abituato a questo genere di dibattito). Proprio come quando una religione cerca di imporre la sua morale al resto della società.

Ma deve essere permesso anche alle persone che sono cresciute con una certa identità o religione di allontanarsi, di rivoltarsi contro e di fare una critica “dall’interno”. Non mancano persone di origine cattolica, musulmana, francese, tedesca che diventano iper-critiche rispetto alla propria cultura di origine; li si considera in generale come liberi pensatori. Ma non quando sono di origine ebraica come Atzmon.

Egli è sicuramente assillato dall'identità ebraica e dalla sua critica; è spesso eccessivo, provocatore, anche irritante. Ma in nome di chi un ebreo non può essere iper-critico con la propria cultura di origine, e non può diventare eccessivo, provocatore e irritante? Io dico, per esperienza, che Atzmon non è assolutamente l’unico nel suo genere, ma è uno dei pochi che si muove pubblicamente.

Questa si tratta di una forma sottile di antisemitismo il fatto di rifiutare a un ebraico il diritto di essere in rivolta con le proprie, quando questo tipo di approccio è ammesso e rispettato quando si parla di altre origini? Un ebreo non ha diritto agli eccessi di linguaggio che si ammira in Sade o in Nietzsche?

Ma è probabile che quelli che attaccano Atzmon non vogliano impedirgli di esprimersi, (alcuni ebraici progressisti inglesi stanno cercando di farlo, senza successo), ma piuttosto di impedire ai non ebrei di interessarsi troppo da vicino a questo "sulfureo" personaggio, perché ciò rischierebbe di generare cattivi pensieri.

Mentre i tedeschi anti-nazionalisti sono sempre stati accolti a braccia aperte in Francia, così come gli ex cattolici o gli ex-musulmani sono i beniamini dei laici, per non parlare degli ex comunisti o ex maoisti diventati adulatori dei diritti dell'uomo, del libero scambio e delle guerre americane che sono oramai in tutto il mondo, sarebbe imprudente, per un non ebreo, avere la stessa attitudine verso un ex-israeliano come Atzmon.

E qui che la discussione sul "caso" Atzmon diventa fondamentale. È proprio ragionevole o legittimo tentare di chiudere questi dibattiti, quello sul significato e le conseguenze dell'identità ebraica per esempio, in nome della “lotta contro l'antisemitismo"?

In Francia esistono delle leggi che vietano di contestare l'esistenza di fatti storici legati alla Seconda Guerra mondiale, mentre una tale interdizione non esiste per nessuno altro avvenimento storico. Alcune persone sono state perseguite per avere esaltato il boicottaggio di Israele, ma nel caso di altri paesi.

Gli spettacoli o gli scritti che urtano la sensibilità degli uni o degli altri sono molteplici, ed è banale insultare quello che è considerato sacro agli occhi dei musulmani o dei cristiani, ma solo gli spettacoli di Dieudonné sono regolarmente vietati.

È rischioso discutere pubblicamente della lobby pro-israeliana. All'epoca di una pubblicazione di Daniele Mermet dedicata alla lobby pro-israeliana, John Mearsheimer dichiarò che Tony Judt (storico americano delle idee, specialista sulla Francia preso di mira dalla lobby pro-israeliana degli Stati Uniti, sebbene di origine ebraica) gli aveva detto che la Francia sarebbe stato il paese in cui più difficilmente sarebbe stato compreso, cosa a cui all’inizio non credeva, ma che ha poi verificato in seguito.

Il recente incendio dei locali di Charlie Hebdo ha provocato una reazione assolutamente unanime in favore della libertà di espressione, anche quando questo giornale ha urtato nuovamente i sentimenti dei musulmani. Ma ci sarebbe stata la stessa unanimità così Charlie Hebdo avesse recensito favorevolmente uno spettacolo di Dieudonné, avesse pubblicato brani del libro di Atzmon o se avesse suggerito una lista di gruppi e di individui che sostengono la politica israeliana in Francia?

Mi sembra che se si è "democratici”, come tutti pretendono di essere, la prima cosa da fare è pretendere l’uguaglianza, almeno per principio, tra tutti gli esseri umani, in tutti i casi che riguardano la libertà di parola. Ma per tutto ciò che riguarda Israele e le comunità ebraiche, si fa eccezione. È quindi impossibile combattere il comunitarismo se non si pone il mondo intero su un piano di uguaglianza per ciò che riguarda l’espressione delle idee.

Non bisogna stupirsi, del resto, del clima intellettuale presente e - mentre tutte le identità, francesi, cattolici, musulmane vengono regolarmente attaccate - un libro che critica l'identità ebraica suscita lo stesso interesse che, nell'Inghilterra vittoriana, poteva avere un testo sull'amore libero.

Per di più, prima di chiedere il diritto all'autodeterminazione per i palestinesi, popolo lontano e relativamente sconosciuto, il movimento di solidarietà con la Palestina, inclusi i progressista ebraici che ne fanno parte, dovrebbero esigere il diritto all'autodeterminazione per il popolo francese per ciò che riguarda tutte le domande prima sollevate, autodeterminazione rispetto alle pressioni continue che subisce dalle organizzazioni sionistiche.

In pratica, la società civile francese può fare davvero poco per "liberare la Palestina", dato che il conflitto si fonda su rapporti di forza militare su cui non ha alcuna voce in capitolo. Potrebbe sperare di influenzare le proprie “élite” politiche, mediatiche ed economiche, che potrebbero col tempo avere un certo effetto, ma non si muoverà finché sarà terrorizzata dalle accuse di "antisemitismo" architettate dalle organizzazioni sionistiche. Sono queste accuse che dovrebbero essere attaccate per prime, al posto di lanciare notizie che si basano su una lettura tendenziosa degli scritti di Atzmon.

Mi si potrà risponderà: ma cos’è il vero antisemitismo? E le proposte di Atzmon (o le mie) non lo incoraggiano comunque? Sebbene non abbia i mezzi per misurare obiettivamente la cosa, sono assolutamente convinto (per semplice osservazione) che il vero antisemitismo (inteso come ostilità generalizzata contro le persone di origine ebraica) sta aumentando e in modo inquietante. Ma questo esito è dovuto innanzitutto all'incredibile arroganza della politica israeliana, a quella dei suoi appoggi in Francia, alla loro volontà suicida di imporre al popolo francese una politica non voluta e una censura di fatto che mette la mordacchia quando si cerca di protestare.

La “lotta contro l’antisemitismo”, come viene condotta in questo momento - senza dubbio con le migliori intenzioni possibili - fa solamente rafforzare l'irritazione provocata da ogni censura e, in questo caso, anche l'antisemitismo. Lottare realmente contro l'antisemitismo ha bisogno di far terminare la "lotta contro l'antisemitismo" che si fonda sull'intimidazione e la censura. Le persone che non comprendono questo dovrebbero riflettere un po’ di più sulla storia del socialismo reale o del cattolicesimo nei loro momenti di gloria.

* Vedi:http://www.silviacattori.net/article2077.html

**********************************************

Note:



[1] Questo libro non è stato ancora pubblicato in francese. Leggere al riguardo l'intervista a Gilad Atzmon : http://www.silviacattori.net/article2077.html

[2] Vedere: « Gilad Atzmon répond à ses détracteurs », 25 ottobre 2011.

[3] http://www.amazon.fr/lobby-pro-isra%C3%A9lien-politique-%C3%A9trang%C3%A8re-am%C3%A9ricaine/dp/2707152617

Fonte: A propos de Gilad Atzmon

12.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

______________________________________________________

La redazione non esercita un filtro sui commenti dei lettori. Gli unici proprietari e responsabili dei commenti sono gli autori e in nessun caso comedonchisciotte.org potrà essere ritenuto responsabile per commenti lesivi dei diritti di terzi.
La redazione informa che verranno immediatamente rimossi:

- messaggi non concernenti il tema dell'articolo
- messaggi offensivi nei confronti di chiunque
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisca una violazione delle leggi vigenti (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)

Commenti (4)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 4 caricati
    1. Timmy 20 novembre 2011

      quanto un voler porre l’accento soprattutto su una artificiosa “identità” ebraica: prima viene l’«essere ebrei (?!)»

      Caro Cardisem, credo che dipenda proprio dalla capziosa insistenza su questo aspetto che nascano una serie di problemi con tutto ciò che ne consegue.
      Non già di un certo orgoglio di appartenenza ad una identità, ma che questa sottintenda una presunta superiorità di razza.

      Mi sono chiesto: "Ma se questi credono di appartenere ad una razza "superiore" con la quale si sentono giustificati a dominare sulle altre razze "inferiori", non giustificano dunque quelli che in nome della razza ariana hanno fatto lo stesso?"
      Come controprova basta chiedere ad ognuno di loro se accettano di considerarsi uguale e dello stesso valore di ogni altro uomo sulla terra... sai già la risposta (e se dicono altrimenti sappi che per loro, mentire ad un non ebreo è lecito, anzi, doveroso)

    1. cardisem 19 novembre 2011

      Ho comprato il libro di Atzmon e lo sto leggendo, anzi lo sto studiando... Vi è stato anche di assai interessante un dibattito a Exteter... L’articolo di Bricmont mi sembra un poco confuso e non credo che abbia capito. Ritornerò sull’argomento appena avrò finito di studiare ed approfondire, ma per adesso penso di poter anticipare che Atzmon abbia denunciato per un verso l’inconsistenza di una certo tipo di identità ebraica e per l’altro il suo carattere intrinsecamente razzista... Un esempio: esistono da noi degli “Ebrei contro l’occupazione”... Che bisogno c’è di essere «ebrei» contro l’occupazione? Perché non ciociari contro l’occupazione, ciclisti, abruzzesi, marchigiani? Il sionismo – dice Atzmon – non è tanto un movimento per il ritorno degli “ebrei” in Palestina – cosa già deprecabile –, quanto un voler porre l’accento soprattutto su una artificiosa “identità” ebraica: prima viene l’«essere ebrei (?!)», poi si può anche essere degli “uomini”... È come un voler scongiurare l’«assimilazione», il fondersi con gli altri uomini, contro la restante umanità... Insomma, questo genere di “identità” è qualcosa di “tribale”...
      Ma ripeto: se Bricmont non ha capito, come mi pare, io però non sono certo più intelligente di Bricmont...

    1. Timmy 18 novembre 2011

      Il termine RAZZISMO si riferisce a qualsiasi teoria o dottrina che affermi che i caratteri fisici ereditari, come il colore della pelle, la fisionomia del volto, la struttura dei capelli e così via, determinano il comportamento, la personalità o le capacità intellettuali. Nella pratica il RAZZISMO afferma la superiorità di alcune razze umane nei confronti di altre. Queste concezioni, che sono un abuso del concetto della differenziazione fra gruppi umani, hanno contribuito alla pratica della DISCRIMINAZIONE e del PREGIUDIZIO in molte parti del Mondo.

      LA DEFINIZIONE DI RAZZA

      Il concetto di RAZZA come distinta sottospecie dell'Homo sapiens, è praticamente privo di significato biologico e oggi numerosi scienziati respingono l'impiego di tale termine in riferimento alla specie umana.



      Nell'uso comune "RAZZA" è un termine definito socialmente e la definizione varia da una società all'altra. Ad esempio, molte persone che sono considerate nere negli Stati Uniti, perchè hanno uno o più antenati di razza nera sarebbero considerate bianche in Brasile. Il significato sociale del termine razza, dunque, è quello che i vari popoli si costituiscono: una società è RAZZISTA nella misura in cui i suoi membri derivano conclusioni arbitrarie dalle differenze fisiche dei gruppi.



      In epoca recente il termine RAZZISMO è stato a volte erroneamente applicato a vari atteggiamenti o fenomeni sociali distinti, sebbene affini. Ad esempio, le presunzioni di superiorità culturale basate sulla lingua, la religione, la moralità il costume o altri aspetti della cultura, sono a volte definite RAZZISTE, sebbene il termine più appropriato per questo tipo di fenomeni sia quello di ETNOCENTRISMO.

      Che il termine "RAZZISTA" venga oggi usato il più delle volte arbitrariamente è cosa ormai da ritenersi scontata. Abbiamo sopra riportato il concetto di RAZZISMO che si basa principalmente sulla differenza somatica dei popoli e sullo stato di evoluzione culturale e sociale di questi. Basterebbe però andare a rileggere i vecchi libri di storia per apprendere che, in realtà, nessun popolo (tranne, forse, quelle tribù rimaste sconosciute al mondo "civile") può vantare doti di purezza della propria RAZZA.

      Di conseguenza il vero RAZZISMO, non potendo esistere per le ragioni sopra menzionate, è stato modificato nel termine.

      Oggi infatti si taccia di RAZZISTA colui che non la pensa come gli altri.



      La discriminazione della RAZZA di ieri è la disciminazione del pensiero di oggi!

      Il SIONISMO è uno dei principali artefici del cambiamento del significato della parola RAZZISMO che, per volere della "minoritaria casta ebrea", deve rimanere un termine attuale ed usato, da non relegare nel passato, benchè ci sarebbero tutti i presupposti per farlo.

      Attraverso la parola RAZZISMO i sionisti, per bocca dei governanti burattini, mettono a tacere chiunque si permetta di criticare o, peggio ancora, di accusare pubblicamente la macchinazione ordita ai danni di tutti i popoli nel tentativo di appropriarsi delle loro risorse finanziarie e produttive.

      Ecco quindi che essere anti-sionisti equivale ad essere RAZZISTI.



      Un concetto basilare che va subito chiarito è il seguente: Essere anti sionisti non equivale ad essere razzisti!

      SIONISMO

      Movimento religioso-politico moderno, tendente alla costituzione in Palestina di una sede nazionale ebraica. Promosso da T. Herzl in occasione del primo Congresso Mondiale sionista (Basilea 1897), divenne il programma della Organizzazione mondiale sionista che, sotto la direzione di K. Weizmann, ottenne (1917) dall'Inghilterra il rilascio della dichiarazione Balfour. il sionismo ha trovato attuazione nello stato di Israele.

      (Tratto dal Dizionario Enciclopedico Universale "Sansoni" volume unico pag. 2040)

      I SIONISTI sono riusciti ad inculcare il germe del razzismo nella gente comune, la quale, oggi, indica il suo stesso simile come tale, in un continuo accusare e discolparsi, come se fosse una mania, un fanatismo, una ricerca disperata del razzista di turno. Ieri Mussolini, Hitler e Peron oggi Pinochet e Haider, tutti con una grande colpa, troppo grande per il SIONISMO massonico: l'idea del nazionalismo!

      Per distruggere questo "immondo ideale", troppo stretto ai banchieri di New York ed ai rabbini di Gerusalemme, sono state coniate vere e proprie parole che, se analizzate, tutto indicano fuorchè il principio del razzismo. Fra queste è stata presa la parola "antisemitismo" indicando in questo modo l'odio verso gli ebrei. E' stata propagandata, accettata dai "gentili" al potere di turno, somministrata al popolo e inserita nell'uso comune delle parole. Oggi, chi è antisionista è, automaticamente antisemita, quindi razzista, ovvero nazista!

      SEMITA

      Discendente di Sem

      I SEMITI costituiscono uno dei raggruppamenti etnici e linguistici dell'umanità; in origine costituirono, forse con i Camiti, un gruppo camito-semitico ed erano stanziati in Arabia; di qua, in successive migrazioni, alcune delle quali in epoca storica, si diffusero nell'Asia anteriore, nell'Africa settentrionale e orientale e in Europa. Ai SEMITI si devono alcune delle maggiori civiltà del mondo antico (assiro babilonese, fenicia, ebraica), e medioevale (araba).

      Le lingue SEMITICHE caratterizzate dalle radici tricromatiche si dividono nei seguenti gruppi (alcuni estinti):


      assiro - babilonese o accadico

      cananeo ( cananeo antico; ebraico; fenicio)

      aramaico

      arabo

      etiopico

      Ad eccezione degli ebrei e di notevoli gruppi cristiani della Siria - Palestina e dell'Etiopia, attualmente i SEMITI praticano come religione l'islamismo. (dal "Dizionario Enciclopedico Universale - Sanoni - pag. 1995)

      I SEMITI sono popoli che parlano le lingue semitiche;


      il gruppo comprende gli Arabi, gli Aramei, gli Ebrei e molti Etiopi. IN senso biblico, i SEMITI sono i popoli la cui ascendenza si può far risalire a Sem, il figlio maggiore di Noè. Le antiche popolazioni SEMITICHE erano pastori nomadi che, vari secoli prima dell'era cristiana, migrarono in gran numero dall'Arabia alla Mesopotamia, alle coste del Mediterraneo e al delta del Nilo. Gli Ebrei e altri SEMITI si insediarono in villaggi della Giudea nel Sud della Palestina. Gli attuali popoli di lingua SEMITICA hanno caratteri fisici, psicologici, culturali e sociologici, altrettanto vari che i popoli di lingua indoeuropea. I più importanti di questi popoli sono oggi gli Arabi e gli Ebrei. Essi sono diversi per molti rispetti, e hanno assorbito numerosi caratteri europei attraverso secoli di migrazioni e scambi. Ciononostante l'origine delle lingue SEMITICHE e le molte affinità esistenti fra la storia dell'Islam e quella del giudaismo, riflettono la comune radice storica dei due popoli. (Tratto da "Enciclopedia Italiana Grolier" - Vol. 17 - pag 293)

      CONSIDERAZIONI

      Chi siano i SEMITI non lo dice, come si è potuto appurare, una fonte razzista ma ben due testi differenti che sottolinenano provenienza e discendenza di quel popolo. Quando gli ebrei si definiscono SEMITI, (da qui il conio della parola razzista "antisemita") si commette quindi un errore di identità.

      I SEMITI in realtà, come abbiamo letto sopra, sono il risultato dell'unione di diversi popoli tra loro stessi nel corso dei secoli. Aramei, Arabi, Etiopi ed Ebrei hanno, nel tempo, formato la "razza" SEMITA.

      Nel formarla non si discute che abbiano partecipato anche gli ebrei ma non solo loro. La patria potestà degli ebrei quindi sulla razza SEMITA non può derivare dalla discendenza materiale, fisica e sanguigna in quanto è incontrovertibile il dato di fatto che testimonia scientificamente l'amalgama dei DNA dei diversi popoli ma, deriva piuttosto dalla discendenza biblica (SEMITI; ovvero figli di SEM che era figlio di Noè, quindi discendente dell'Altissimo e per conseguenza creatore del "Popolo Eletto").

      L'ANTISEMITISMO quindi è il derivato di questa concezione che abbiamo appena analizzato. Quindi non si è ANTISEMITI nel senso somatico del termine (in questo caso l'aggettivo "razzista" avrebbe motivo di essere gridato con orrore), ma lo si è in senso biblico. Ed allora dove sta il razzismo?

      Essere ANTISEMITI, non vuol dire essere razzisti contro gli ebrei, ma vorrebbe dire esserlo anche verso gli Arabi, gli Aramei e gli Etiopi che nulla hanno a che fare con il concetto sionista di Israele. Errata è, quindi, la definizione di ANTISEMITA, quando si vuole indicare qualcuno avverso alla presenza degli ebrei o comunque ostile verso di essi.

      La definizione però non può essere abbandonata tanto facilmente dalla politica sionista in quanto essa ha voluto suggellare la parte religiosa (figli di SEM) con la discendenza materiale (SEMITI). Pertanto rinnegare la discendenza genealogica comporterebbe la revisione di tutto il concetto di discendenza biblica mettendo in discussione punti e programmi politici che da diversi secoli a questa parte hanno fatto del sionismo una roccaforte religiosa, politica ed oggi anche militare.


      vedi anche:

      http://www.timmylove.altervista.org/tl/zr/anti.html

      Lettera di Mauro Manno

    1. yakoviev 18 novembre 2011

      La distruzione della cultura ebraica come componente della cultura europea è stata scientemente perseguita dal sionismo, dalla sua natura razzista e militarista. Non è un caso che le comunità ebraiche si siano trasformate da comunità religiose-culturali a gruppi di sostegno a Israele e alla sua politica: è stato un processo organizzato (e , purtroppo, riuscito). Il sionismo porta odio e distruzione non solo verso i nemici "esterni", ma anche verso coloro che intende rappresentare.

Visualizzati 4 di 4 commenti approvati.