8 miliardi

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Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

Siamo 8 miliardi di esseri umani, tutti sulla superficie di un unico pianeta, una palla di 6.370 Km di raggio, poco più della distanza percorsa da un volo diretto Mosca-Pechino.

Per provare a renderci conto del significato dei numeri assumiamo come unità di misura un assembramento di 100.000 persone, ad esempio una grande manifestazione per giusta causa, filmata da un drone. Per visualizzare con la fantasia 8 miliardi di umani occorre immaginare 80.000 di questi raduni oceanici sparsi per tutto il pianeta, una media di 400 manifestazioni simultanee in ognuno dei circa 200 Stati-nazione esistenti, dalla grande Cina alla minuscola Città del Vaticano.

Abituati a vivere in una famiglia di pochissime persone, con una cerchia di amicizie e frequentazioni abituali che difficilmente raggiunge il centinaio nel migliore dei casi, non è facile maturare la percezione di quanta gente convive nella stessa astronave in orbita attorno al Sole.

Si consideri anche che la disponibilità media di territorio abitabile nel mondo è di circa un ettaro a testa, cioè una persona ogni 10.000 mq, che è la superficie di un quadrato di 100 metri di lato, ovvero la centesima parte di un Kmq.

Nella popolosa Lombardia in media ogni ettaro ospita 4 abitanti. Nelle città risiedono normalmente dalle 20 alle 80 persone per ettaro, e anche più (150 a Parigi), mentre al contrario in campagna sono disponibili diversi ettari per ogni abitante.

E’ poco o tanto questo spazio vitale per noi umani? Possiamo serenamente continuare ad espanderci demograficamente o sarebbe più opportuno decrescere per stare tutti meglio? Domanda molto attuale e delicata, dai molteplici risvolti a partire da quelli etici. Non saprei come rispondere, ma neppure intendo farne l’oggetto di questa riflessione, rivolta piuttosto a come sarebbe meglio organizzare e regolamentare una convivenza felice sul pianeta. Una convivenza sempre più complessa e interdipendente, frutto di millenni di storia ed ora profondamente rivoluzionata dalle applicazioni di incredibili progressi tecnologici in tutti i campi, ma che in ultima analisi dipende dalle caratteristiche ed esigenze dell’animo umano, diversamente interpretate da religioni e culture eterogenee.

I tanti aspetti pratici di tale convivenza tra i membri dell’equipaggio dell’astronave Terra dovrebbero essere funzionali alle esigenze esistenziali e valoriali di tutti e di ciascuno, proprie di ogni spirito libero, e non alla bulimia finanziaria di pochi malati predatori di privilegio, che si arrogano il diritto di tiranneggiare le masse ignare col ricatto di un impoverimento truffaldino.

Questa immensità (8.000.000.000) di realtà esistenziali, distribuite su appena un decimo della superficie terrestre, siamo proprio noi, singoli individui mortali appartenenti ad un’unica grande specie umana in continuo rinnovamento generazionale, il cui orizzonte temporale si estende ben oltre la nostra limitata aspettativa di vita sull’astronave, rendendo così il significato della partecipazione al viaggio ben più profondo del mero vissuto personale. Questo è uno dei grandi paradossi esistenziali, al quale le differenti culture rispondono in vario modo, esaltando la sensibilità alla dimensione individuale rispetto a quella sociale o viceversa.

Culture quindi che tendono ad un bipolarismo: quelle centrate sull’ego e il bene proprio esclusivo (privato) da una parte e quelle centrate sulla collettività e il bene comune condiviso (pubblico) dall’altra, con tutte le sfumature del caso. Poli ideologicamente antagonisti e contrapposti anche nel modo di usare il pensiero analitico per interpretare la realtà. Questo è un tipo di pensiero razionale che sta alla base della capacità conoscitiva di cui disponiamo, e in quanto tale (analisi = scomposizione, divisione) rappresenta anche il terreno di gioco preferito dalle forze diaboliche, che infatti riescono a dividerci e contrapporci in mille modi, per imperare indisturbate nonostante una diffusa buona volontà di pacifica e fruttuosa convivenza.

Tutto ciò premesso veniamo rapidamente al punto cruciale, che rappresenta come già accennato la novità della nostra epoca rispetto a tutte quelle precedenti: una globalizzazione spinta, enormemente accelerata dall’uso spesso indiscriminato di sempre nuove e più potenti capacità tecnologiche, che si manifesta in fenomeni di massa, ovvero processi e comportamenti che coinvolgono la stragrande maggioranza degli abitanti di ogni Paese. Consumi di massa, mass media, distruzioni di massa, produzioni di massa, pandemie, spostamenti di massa di merci e persone, inquinamenti, ecc. ecc.

Questo stato di fatto, che è sotto gli occhi di tutti, ci consente di affermare che siamo veramente tutti sulla stessa barca, detto in gergo marinaro per esprimere la condivisione obbligata di un destino comune.

A questo punto dipenderà solo da noi se organizzare questa barca con spirito equo e solidale, nel segno della pace e della giustizia sociale, oppure perseverare con spirito egoistico e classista, o peggio razzista, nel segno del privilegio conquistato con la forza e con l’inganno contro la stragrande maggioranza dei naufraghi. Perché di questo si tratta, siamo come naufraghi. La barca “Terra” naviga alla deriva nello spazio e nel tempo, verso mete sconosciute, in balia delle forze dell’Universo che non possiamo controllare nonostante le nostre stolte illusioni di potenza illimitata, abbagliati da meraviglie ed orrori inediti resi possibili e reali dalle nuove frontiere di scienza, tecnica e ingegneria sociale. Quest’ultima consente al tiranno elitario di manipolare e controllare le masse di nascosto, perseguendo così i propri deliri di potenza ed i peggiori incubi distopici. Proprio mentre al contrario occorrerebbe il massimo del controllo dell’agire umano secondo coscienza diffusa e condivisa, quantomai necessaria e sempre possibile se solo coltivassimo la natura spirituale che è in tutti noi, obbedendo solo ad essa come espressione di vera libertà. Obbedire in libertà non è un ossimoro, è semplicemente un doveroso atto di umiltà e la riscoperta del vero sovrano che è in noi, cioè il fondamento stesso dell’ideale democratico. Ci stiamo però rendendo conto di quanto sia difficile realizzare questo ideale di autogoverno, tanto da doverlo ancora considerare utopico, e per gli scoraggiati addirittura impossibile. Ma il tempo stringe, e la questione non è più rinviabile. Perciò è ora di venire al sodo, di constatare che siamo tutti nella stessa barca ed agire di conseguenza, di comune accordo, senza più lasciare spazio alla volontà infantile di privilegio e prevaricazione sugli altri, con una totale mancanza di rispetto verso il prossimo, l’ambiente, le leggi biologiche e in definitiva verso se stessi, verso la propria vera natura fisica e animica di esseri umani.

Occorre da subito stabilire una priorità d’interventi riparatori, che sarebbero decisioni ovvie in tempi normali, ma diventano rivoluzionarie in questo periodo di profonda crisi esistenziale dell’umanità, richiedendoci il massimo del coraggio e dell’onestà intellettuale di cui possiamo disporre.

La mia proposta pratica è di mettere in cima alla lista la giustizia sociale, unificando in uno stesso soggetto, che siamo tutti noi, la responsabilità dei consumi di massa e delle produzioni di massa.

La domanda da “porci”, inteso sia come verbo che come “maiali” in senso metaforico tutt’altro che dispregiativo, è tanto banale quanto scontata lo è la risposta: è giusto che le produzioni di massa siano governate da un élite di padroni universali “privati”, che orientano a loro insindacabile tornaconto anche i consumi di massa, o è più giusto che tutto ciò che ci occorre per vivere dignitosamente ce lo gestiamo direttamente tutti insieme noi stessi in ogni fase del ciclo economico produzione-consumo, ispirandoci agli stessi principi che governano i cicli ecologici secondo le leggi bio-fisiche di Madre Natura? Perché vi do una notizia rivoluzionaria: le masse di lavoratori-consumatori siamo noi!

Ai posteri l’ovvia sentenza, gravida di conseguenze pratiche e giuridiche veramente urgenti ed efficaci per uscire da questa trappola esistenziale nella quale ci ha cacciati proprio una mala gestione della qualità che ci distingue più di tutte, l’intelligenza. Una qualità che non serve agli umani solo per far progredire la scienza e la tecnica, ma anche la coscienza di se stessi e del proprio ruolo di viaggiatori pro-tempore in questa grande avventura cosmica. Naufraghi di tutto il mondo, uniamoci! ( e basta lasciarsi ingannare, trattare da stupidi da parte di una minoritaria componente diabolica dentro e fuori di noi )

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

 

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