2022: i sopravvissuti?

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Di Giuseppe Cantarelli per ComeDonChisciotte.org

2022: i sopravvissuti” è un film del 1973 di genere distopico, che è diventato un cult della fantascienza. Ispirato ad un romanzo di Harry Harrison del 1966 (Largo! Largo!), il film, pur mantenendone l’ambientazione, sviluppa una storia molto diversa, influenzata, più che dal romanzo, da un rapporto pubblicato dal MIT nel 1972 su richiesta del Club di Roma (fondato pochi anni prima dall’italiano Aurelio Peccei insieme a vari premi nobel, intellettuali e politici) intitolato I limiti dello sviluppo, uno dei primi studi scientifici sulla questione ambientale.

In quel lavoro, tre scienziati, attraverso una serie di simulazioni al computer, mostravano le conseguenze della crescita incontrollata su un pianeta dalle risorse non infinite. Gli stessi scienziati poi, 30 anni dopo, pubblicheranno un nuovo saggio, intitolato I nuovi limiti dello sviluppo, dove, anche grazie a strumenti informatici molto più raffinati e a una maggiore quantità di dati, confermeranno il loro grido d’allarme.

Tornando al film, il protagonista è un detective che, nel corso di un’indagine, scoprirà il macabro ingrediente del soylent green, il cibo che veniva propinato al popolo sotto la forma accattivante di verdi barrette (ingrediente che non rivelerò, per non privare chi volesse guardarlo del gusto di vedersi questo vecchio film).

Significativa a questo proposito la scena in cui il detective e il vecchio amico Sol, riescono a fare un pasto vecchio tipo, con vera carne e verdure e così facendo Sol ricorda i bei tempi andati, tempi che l’amico più giovane non ha conosciuto.

Il tutto si volge in un mondo sovrappopolato, esemplificato dalla difficoltà dei protagonisti nel muoversi in una marea di corpi stivati nelle case e nelle strade. La vicenda si conclude, drammaticamente e ironicamente, con il vecchio Sol che decide di morire con l’eutanasia: in questo caso gli viene concesso, come una sorta di premio di consolazione, di rivedere in un grande schermo la proiezione delle immagini del mondo com’era prima della devastazione.

Ora, sorvolando sulle effettive corrispondenze delle previsioni scientifiche del rapporto di cui sopra con quanto si è realmente avverato rispetto ad esso, credo non si possa fare a meno di cogliere in questo film e nelle fonti che lo hanno ispirato alcuni spunti profetici.

Da un po’ di tempo a questa parte infatti sentiamo ripetere sempre più spesso, dalla bocca delle élites dominanti, l’invito ad abbandonare il consumo di carne a favore di quello degli insetti e della nuova carne sintetica.

A questo si aggiunge, relativamente alla scena sulla scelta di morire, una sempre maggiore insistenza sull’eutanasia, da non considerare solo come modalità per evitare le sofferenze di una malattia terminale, ma anche come fuga da una condizione di fallimento sociale ed esistenziale e da quella che viene definita “stanchezza di vivere”.

Per quanto riguarda la questione del cibo, la nuova prospettiva di utilizzare insetti e carne sintetica è la soluzione proposta dalle élites come risposta a quella, sostenuta da tempo dagli ecologisti, consistente in una riduzione del consumo di carne, che avrebbe permesso però di continuare a mangiarla, ovvero la prospettiva della decrescita.

Secondo il popolo di Davos infatti insetti e, soprattutto, carne sintetica sarebbero una buona risposta semplicemente perché queste permetterebbero a poche multinazionali di continuare a fare affari d’oro, mentre la decrescita rappresenterebbe per la finanza speculativa una ricetta mortale.

Sulla questione dell’eutanasia sappiamo di come si sia passati, nel dibattito in alcuni paesi, dal concetto di morte procurata a malati terminali per evitare sofferenze a una scelta alla portata di tutti, anche semplicemente per mettere fine a una vita che, se pur sana fisicamente, non aveva per gli interessati più alcun senso.

Ciò è accaduto in Olanda, dove anche di recente è stata ripresentata una proposta di legge in tal senso, per permettere agli over 75 di scegliere l’eutanasia solo per stanchezza di vivere.

Visto che siamo partiti da una dimensione distopico-fantascientifica e volendo continuare sulla stessa scia, proviamo allora per un attimo ad immaginare che sia possibile recuperare persone vissute in tempi passati e immaginiamo quindi di dover affrontare il problema del femminicidio.

Viviamo in un’epoca in cui vanno molto di moda i tecnici, per cui il governo di turno ecco che ha scelto di affidare la delicata questione a due tecnici di sicura fama: Jack lo Squartatore (Jack the Ripper) e il Mostro di Firenze. Proviamo ora a immaginare la reazione popolare di fronte a questa scelta: certo, avremmo sicuramente alcuni zelanti politici che troverebbero il modo di difenderla ma alcuni, probabilmente, si indignerebbero nel vedere che ad affrontare il problema siano stati chiamati proprio quelli che il problema lo hanno causato.

Ecco, ciò che sta accadendo per quanto riguarda la questione ambientale in generale, e non solo del riscaldamento globale, segue esattamente lo stesso schema. Se una responsabilità vi è stata nel raggiungere l’attuale stato di cose, e non mi riferisco solo al riscaldamento globale ma anche a tutte le altre emergenze climatiche, compresa quella idrica di cui ultimamente molto si parla, questa è da attribuire proprio a quelle élites che oggi si presentano come salvatrici dell’umanità con le loro ridicole ricette.

La realtà da cui partire è che siamo certamente alle prese con un riscaldamento globale, di fronte al quale però la comunità scientifica è divisa in merito alle cause, ovvero se tale cambiamento climatico sia da attribuire interamente alle responsabilità umane, se solo parzialmente o se, addirittura invece, a cause naturali.

Ma, lasciando per un attimo da parte le discussioni su tale responsabilità e analizzando invece il comportamento delle élites oggi al potere, possiamo vedere che queste, insieme ai loro fedeli e strapagati scagnozzi della disinformazione, sono passati dal negazionismo più estremo, ad una posizione opposta. Come mai tale inversione ad U? Detto in soldoni, semplicemente perché, ancora una volta, hanno fiutato l’affare.

Solo questo spiega il nuovo atteggiamento non solo loro ma anche di tutto il main stream dell’informazione, che improvvisamente ha scoperto questo nuovo filone di temi emergenziali. E’ il caso di dire che, per il capitalismo delle emergenze, come è stato anche definito l’attuale neoliberismo, ogni emergenza fa brodo e si presenta utile come pretesto per rifilare ai sudditi sempre le stesse ricette, ovvero concentrazione di tutta la ricchezza e la proprietà in poche mani.

Giusto per ricordare una delle ultime perle di tale sistema criminale giova parlare della privatizzazione dell’acqua (nonostante i referendum che si erano pronunciati per mantenere l’acqua un bene pubblico) e della sua quotazione come bene finanziario su cui speculare. L’ultimo assalto della finanza, che tutto ciò che tocca trasforma in rovina, sono infatti i beni naturali che appartengono a tutti.

Ecco quindi spiegato il punto interrogativo che ho aggiunto al titolo del film: il più grande pericolo che dobbiamo affrontare e che mette a rischio la nostra sopravvivenza si chiama neoliberismo e se non sapremo fermarlo il rischio sarà proprio quello di finire a mangiare soylent green.

Di Giuseppe Cantarelli per ComeDonChisciotte.org

19.08.2022

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

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