2020: l’anno in cui la Chiesa si è ritrovata affilata come una spada di zucchero

Rob Slane
theblogmire.com

Questo è il quarto dei cinque articoli di fine anno che esaminano i vari aspetti del nostro nuovo Stato covidiano 2020. Questi articoli saranno pubblicati anche sul sito web The Conservative Woman dal 27 al 31 dicembre.

È un fatto curioso che la Bibbia ripeta molte volte la frase “non temere,” mentre la parola “bello” non viene mai usata (tranne naturalmente in alcune delle traduzioni moderne veramente sdolcinate). Alcuni siti web ci dicono che [nella Bibbia] siamo esortati a “non temere” ben 365 volte, cosa che potrebbe essere utile a chi dovesse scrivere un libro intitolato “Un anno intero senza paura,” ma, purtroppo, non è così. Non ce ne sono 365.

In ogni caso, non lo verreste mai a sapere guardando lo stato attuale di molte Chiese. Sembra che tutta l’enfasi sia ora concentrata sull’essere “gentili,” che, in genere, significa non dire mai nulla di provocatorio o di pericoloso o che potrebbe essere considerato come l’espressione di un giudizio. Eppure, quando era arrivato il virus, di paura sembrava essercene in abbondanza.

Devo ammettere di essere rimasto assai stupito, quest’anno, dalla reazione di molte Chiese. Qualunque calamità ci colpisca nella vita, i Cristiani vengono esortati a superarla e a considerarla come una “leggera afflizione momentanea,” che servirà a prepararci “ad una incomparabile gloria eterna.” (2 Corinzi 4,17). Questo non significa non temere mai. Significa piuttosto che dobbiamo superare la paura attraverso la fede. Così, nel Salmo 91, il Salmista può dire:

“Tu non temerai lo spavento notturno, né la freccia che vola di giorno, né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che imperversa a mezzodì.”

E parla così non perché sia stoico, ma perché ha appena detto:

“Io dico all’Eterno: ‘Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio DIO, in cui confido.'”

La vera fede nella morte, nella resurrezione e nell’ascensione di Gesù Cristo dovrebbe preparare il Cristiano a superare la paura. Eppure, mi è sembrato che la reazione di gran parte della Chiesa nei confronti di un coronavirus con un tasso di mortalità infettiva di circa lo 0,2% – 0,26%, non sia stata poi tanto diversa da quella dei non Cristiani. Quello che avrebbe potuto essere un momento glorioso per la Chiesa, quando i leader nazionali avrebbero potuto esortare la nazione a pentirsi e spronare le persone a superare le loro paure abbracciando il Vangelo della morte, risurrezione e ascensione di Cristo, è diventato un non-evento.

Ma c’è dell’altro. Bisogna tornare indietro di secoli per trovare una serrata delle chiese paragonabile a quella attuale, parliamo di quella del 1208 dovuta ad un Interdetto Papale (fatto curioso, iniziata il 23 marzo – lo stesso giorno del lockdown) e che era durata sei anni.

Non proprio sei anni questa volta, ma, nientemeno, un terzo di anno! E no, lo Stato non aveva chiuso i luoghi di culto durante l’Influenza Spagnola, eppure, quando un virus con meno di un decimo della letalità dell’Influenza Spagnola (e molto, molto meno di quella per gli under 60) è arrivato in scena , la Chiesa si è subito arresa. Cosa ancora più incredibile è stata l’assenza di una implorazione di salvezza a Dio. E qui non importa che la gente pensasse che fosse arrivata la Peste Nera, o che la reazione al virus fosse assolutamente sproporzionata, la risposta avrebbe dovuto essere la stessa: una angosciata e fervente preghiera di liberazione: la pratica descritta nelle Scritture, lo stesso modo in cui avrebbero reagito i nostri antenati.

Mi rendo conto che a marzo ci fosse un certo nervosismo, quando, secondo alcuni, stava per abbattersi su di noi una specie di pestilenza. Tuttavia, come minimo, le Chiese avrebbero potuto dire al governo: “va bene, hai detto tre settimane e te le diamo buone. Ma se non riesci a trovare una giustificazione, basata su prove, sul perchè sia pericoloso aprire i luoghi di culto e lasciare che le persone sane si riuniscano, ti sfideremo e riapriremo comunque.

Ribellione? Difficile! Non solo la maggioranza delle Chiese del Paese sembrano essere convinte che lo Stato abbia la giurisdizione assoluta sulla Chiesa (non ce l’ha), ma gli hanno anche permesso di modificare il modo di pregare, compreso il divieto di canto, la copertura obbligatoria del volto con un pezzo di stoffa e la soppressione degli assembramenti sociali e della comunione fisica. L’ironia della cosa, ovviamente, è che tutto questo sembrerebbe fatto per obbedire a Dio, eppure la Bibbia ci ordina di adorare Dio stando fisicamente insieme (Ebrei 10:25); di coltivare insieme la comunione fisica (Atti 2:42); e di cantare a voce alta (Salmo 47:1).

Molte Chiese si sono illuse che tutto questo potesse essere fatto a distanza, su Zoom. Beh, no. Se Dio dice che dobbiamo riunirci fisicamente, cantare insieme e fare la comunione tutti insieme è molto probabile che, se queste cose non vengono fatte per mesi e mesi, ci ritroveremo con le chiese vuote e semidiroccate. Inoltre, molte delle imposizioni dei diktat governativi si sono sorprendentemente trasformate in ordinanze su come amare il nostro prossimo. Prendete le mascherine. A marzo, lo Stato ci aveva ripetutamente detto di non indossarle. Poi, a luglio, ad epidemia finita, ci aveva ordinato di indossarle. E molti nella Chiesa non solo avevano accettato questa sciocchezza non scientifica, ma personaggi importanti, come l’arcivescovo di Canterbury, l’avevano anche trasformata in un’espressione di come dovremmo amarci a vicenda. Prima del 2020, l’idea che un mandato statale potesse essere collegato all’amore cristiano sarebbe sembrata vagamente assurda. Ma ora pare che il Governo abbia  acquisito il Potere dell’Amore, da aggiungere ai suoi tanti altri sorprendenti poteri!

Il 2020 ha messo a nudo la debolezza e la superficialità che albergano nel cuore stesso di molte Chiese, oltre alla mancanza di una adeguata infrastruttura teologica attraverso cui analizzare la problematica del Covid e inquadrare la dovuta risposta. Molte Chiese hanno infatti permesso che personaggi come Johnson, Hancock, Whitty e Vallance pensassero per loro, mettendo in atto tutte le malsane teorie escogitate da queste persone per perpetuare la paura e l’isteria che hanno poi contribuito ad alimentare per tutto l’anno. Sospetto che molte di quelle stesse Chiese l’anno prossimo si torceranno nervosamente le mani, perché le politiche che non sono riuscite a mettere in discussione nel corso di questi mesi presenteranno il conto e vedremo una miseria indicibile colpire milioni di persone, con gli indigenti che soffriranno di più.

Il risultato di tutto questo è che la Chiesa viene decimata e il mondo che guarda ad essa non ha esattamente ricevuto una bella lezione su come la fede nel Re dei Re e nel Signore dei Signori possa aiutarci a diventare qualcosa di “più che conquistatori.” Se la Chiesa deve riprendersi da questa situazione (e non ho dubbi che, col tempo, lo farà) bisogna porsi molte domande, e anche molto serie, seguite da un pentimento, seguito, a sua volta, da una massiccia opera di riforma.

La debolezza deve sparire. La superficialità deve sparire. La gentilezza deve sparire. La teologia meschina deve sparire. La sdolcinatezza deve sparire.

Niente di quello che ho detto è bello. D’altra parte, non era previsto che fosse bello. Ma era necessario.

Rob Slane

Fonte: theblogmire.com
Link: http://www.theblogmire.com/2020-the-year-the-church-was-as-sharp-as-a-two-edged-marshmallow/
21.12.2020
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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gian
gian
28 Dicembre 2020 , 9:46 9:46

“Quello che avrebbe potuto essere un momento glorioso per la Chiesa, quando i leader nazionali avrebbero potuto esortare la nazione a pentirsi e spronare le persone a superare le loro paure abbracciando il Vangelo della morte, risurrezione …” , e non vi è forse un bisogno della paura nella morte per indurre le persone a credere nella risurrezione ? Quindi? Ipocrisia pura!

uparishutrachoal
uparishutrachoal
Reply to  gian
28 Dicembre 2020 , 13:36 13:36

Vabbé..ma la paura della morte può essere comprensibile..non quella per un virus che uccide ottantenni con patologie..
Una volta il virus si sarebbe chiamato la voce del Signore che chiama a sé chi ha già vissuto per lasciare posto ad altri..

Platypus
Platypus
29 Dicembre 2020 , 18:25 18:25

Un articolo come questo andrebbe contestualizzato alla realtà cui si riferisce e questa mi dà tanto l’idea di essere roba da chiesa presbiteriana americana; dio ci ha detto… dio ci ha ordinato… la bibbia ci ordina… citazione di salmi e passaggi biblici ogni tre righe. ci mancava solo che concludesse il sermone con: “ed ora tutti insieme intoniamo un bel gospel, allelujah!”

sottolineo il passaggio:

“Il 2020 ha messo a nudo la debolezza e la superficialità che albergano nel cuore stesso di molte Chiese, oltre alla mancanza di una adeguata infrastruttura teologica attraverso cui analizzare la problematica del Covid e inquadrare la dovuta risposta.”

io l’avrei scritto così:

“Il 2020 ha finalmente mostrato che la maggior parte delle chiese sedicenti cristiane (la cattolica in testa) vendono solo fumo, chiacchiere e buonismo e che le infrastrutture teologiche sono solo un’abile stratagemma per fregare soldi al prossimo. quindi, perché aspettarci una risposta da loro?”