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2001, IL PIANO SEGRETO DEL PENTAGONO PER L’ATTACCO AL LIBANO

DI UN CITTADINO PREOCCUPATO
Global Research

Il piano di Bush per la “Guerra in Serie” rivelato dal Generale Wesley Clark

Secondo il Generale Wesley Clark, il Pentagono alla fine del 2001 stava pianificando di attaccare il Libano.

In “Winning Modern Wars” (pagina 130) [“Vincere le guerre moderne”, ndt] il Generale Clark afferma quanto segue:

“Quando tornai a passare per il Pentagono nel novembre 2001, uno dei funzionari anziani dello staff militare ebbe un po’ di tempo per fare quattro chiacchiere. Sì, eravamo ancora sulla strada per andare contro l’Iraq, mi disse. Ma c’era di più. Questa cosa veniva discussa come parte di una campagna di cinque anni, sostenne, e vi era un totale di sette paesi iniziando dall’ Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan.

A seguito, Israele alle porte di Mosca (Jeffrey Stenberg; Movisol); I sinarchisti e Israele (Movisol)… lo disse con un tono di rimprovero – quasi con incredulità – per l’ampiezza della visione. Cambiai discorso, perché non era qualcosa che volevo sentire. E non era nemmeno qualcosa che volevo veder progredire… Lasciai il Pentagono quel pomeriggio profondamente preoccupato”.

[Il generale Wesley Clark]

Naturalmente ciò è del tutto coerente con il superiore piano dei neo-conservatori statunitensi “Rebuilding America’s Defenses” [Ricostruire le difese Statunitensi, ndt], pubblicato nell’agosto del 2000 dal Project for the New American Century (PNAC) [“Progetto per un Nuovo Secolo Statunitense”, noto think-tank conservatore, ndt]

E, come fa notare il sito web del PNAC, il principale autore di tale piano, Thomas Donnelly, era un alto funzionario della Lockheed Martin – un’azienda ben informata sulla guerra e i suoi potenziali profitti.

Non è una sorpresa che i Repubblicani stiano iniziando a parlare di ritirare truppe dall’Iraq; le truppe serviranno per il Libano. E forse anche per Sudan e Siria?

Nota: Altre notizie sul Generale Clark — e sul fatto che non ha nominato tutto ciò nel suo commento alla CNN precedente alla guerra all’Iraq – si trovano nell’articolo di Sydney Schanberg del 29-09-2003 “The Secrets Clark Kept: What the General Never Told Us About the Bush Plan for Serial War” [Il segreto celato da Clark: ciò che il Generale non ci ha mai detto sul piano di Bush per una Guerra in Serie, ndt].

Fonte: http://www.globalresearch.ca/
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23.07.2006

Scelto e tradotto da ALCENERO (Marcoc) per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Das schloss

  • Tao

    Nel weekend dal 17 al 18 giugno scorsi, il Vice Presidente USA Dick Cheney si è riunito con l’ex Primo Ministro israeliano nonché capo del partito Likud Benjamin Netanyahu e l’ex ministro israeliano Natan Sharansky, in una conferenza a Beaver Creek (Colorado), ospitata dall’American Enterprise Institute (AEI). Mentre il contenuto esatto delle discussioni non è stato mai reso pubblico, Netanyahu ha reso noto che sarebbe tornato immediatamente in Israele per incontrare il Primo Ministro Ehud Olmert e il suo gruppo di lavoro di ex Primi Ministri (che comprende l’attuale Vice Primo Ministro Shimon Peres e l’ex Premier laburista Ehud Barak) per trasmettere gli ordini di Cheney.

    Sharansky, da parte sua, dal Colorado si è recato a Washington e Philadephia, per tenere una serie di comizi, presso la Heritage Foundation e il Middle East Forum, in cui si è scagliato contro l’amministrazione Bush per aver abbandonato il proprio impegno per la “democrazia” in Medio Oriente, una frase che nel codice cifrato dei neoconservatori sta per un violento “cambio di regime” in Siria, Iran, Arabia Saudita e Egitto, sul modello del documento del 1996 «A Clean Break» [stralci del documento più sotto], il loro progetto per una dominazione congiunta di Washington e Tel Aviv nella regione. Le mosse di Sharansky sono state immediatamente seguite da una serie di articoli da parte di fanatici neoconservatori come Richard Perle, Lawrence Kudlow e Michael Rubin, tutti contro il Presidente Bush e il Segretario di Stato Condoleeza Rice, per essersi dichiarati, anche solo a parole, per una soluzione alla cosiddetta crisi iraniana.

    La riunione di Beaver Creek non è stata altro che un canale di comunicazione da Washington a Tel Aviv, per indicare che è arrivato il momento di far saltare in aria tutta l’Asia Sud-Occidentale, attraverso una serie di provocazioni da lungo tempo programmate. Ma, mentre Dick Cheney fa con entusiasmo la parte del caporale in questa chiamata alle armi, la decisione di lanciare l’attuale massacro contro il Libano è venuta da circoli finanziari privati che vantano collegamenti con l’Internazionale Sinarchista molto più alti di quanti ne abbia il Vice Presidente ultrà.
    Lyndon LaRouche ha posto la questione in questi termini: “Questa è la guerra di Felix Rohatyn”, riferendosi all’ex banchiere della Lazard, che ha giocato un ruolo chiave nello smantellamento sistematico della base industriale ad alta tecnologia degli USA negli ultimi trent’anni, e che annovera il padrino dell’amministrazione Bush-Cheney, GeorgeShultz, tra i suoi più intimi collaboratori sinarchisti.

    Un importante finanziere europeo consultato dall’EIR ha condiviso l’affermazione di LaRouche secondo cui l’attuale catastrofe in Asia Sud-Occidentale è parte di una insurrezione globale sinarchista, tesa a provocare una serie di guerre senza via d’uscita per trascinare sempre più l’intero pianeta in una Guerra dei Trent’Anni. “L’invasione israeliana del Libano,” ha detto la fonte, “avviene proprio nel momento in cui l’Afghanistan sta precipitando nel caos e all’Iraq non manca molto. Si aggiunga il fatto che il sistema finanziario mondiale sta traballando sull’orlo del collasso e si avrà una situazione che non ha precedenti nella storia moderna.” Si sommino: la recente serie di attentati a Mumbay (Bombay), India; le nuove destabilizzazioni alla porte della Russia, estese all’Europa Centrale (ci si riferisce agli scontri al confine tra Georgia e Ossezia del Sud e alle recenti richieste del Presidente georgiano Saakashvili ai Russi di rimuovere il contingente di pace – ndt); le esplosioni di violenza nelle principali città brasiliane, e lo schema globale delle provocazioni diventa chiarissimo.

    La missione suicida degli israeliani

    Come ha sottolineato LaRouche, le azioni israeliane, ordinate da Washington, non sono funzionali agli interessi di nessuno stato nazionale sul pianeta. Sicuramente non servono agli interessi nazionali di Israele, che è stato fatto marciare verso l’autodistruzione.
    Un importante ambasciatore americano in pensione ha paragonato l’incursione in Libano con le disastrose sconfitte che sia Napoleone che Hitler subirono alle porte di Mosca. “La sovraestensione strategica è suicida,” ha commentato la fonte, “e Israele si trova proprio in tale sovraestensione”, si è cioè imbarcato in un’impresa per cui non dispone di forze sufficienti.

    Un ufficiale USA che vanta decenni di esperienza nella regione ha aggiunto che l’amministrazione Bush-Cheney è intrappolata nelle proprie illusioni su Hezbollah. “Non riescono ad accettare l’idea che Hezbollah sia un vero movimento politico, con una massiccia base di sostegno.” La fonte ha continuato, “Guardate ora al caos che si scatenerà, dal Libano in tutto il Medio Oriente. Colpirà presto le Americhe. Questo è qualcosa di simile alla Guerra dei Trent’Anni.”

    Il Colonnello in congedo Patrick Lang, ex direttore dell’intelligence militare USA per il Vicino Oriente, ha detto a Wolf Blitzer della CNN, il 20 luglio, che l’attacco israeliano sul Libano “per me non ha alcun senso. Come sapete, io ho lavorato in tutti questi paesi e in particolare con l’IDF (l’esercito israeliano – ndt), e seguo da sempre tutto molto attentamente. E quello che stanno facendo per me non ha alcun senso, perché, come ha detto un maggiore dell’aviazione israeliana, è impossibile andare in giro dappertutto a dare la caccia a tutti i lanciatori di razzi. Hezbollah è un esercito di guerriglia numeroso, ben organizzato e disciplinato. Hanno riserve nel profondo della popolazione sciita del Libano. Si tratta di una base che stanno organizzando da cinque-sei anni. Ovunque vi sono trappole per i tank, strutture per imboscate e tante altre cose del genere.”

    “E’ un posto terribile per combattere,” ha continuato. “E l’idea che si possa stanare gente come quella, che è fatta di fanatici islamici, e costringerla a mollare e scappare con la forza aerea e l’artiglieria e qualche limitata operazione di terra, semplicemente non funziona.” Lang ha detto alla CNN che Israele può fermare il bombardamento di obiettivi israeliani da parte di Hezbollah solo “facendo arretrare la loro linea di fuoco. L’unico modo per fare ciò, secondo me, è con truppe di terra. Ora, io so che l’IDF non vuole occupare parte del Libano di nuovo, ma si sono messi in una posizione in cui può non esserci nessuna altra scelta… . L’altra questione, cioè pretendere di far sì che il governo libanese sia qualcosa che non è, un governo unito che abbia un esercito vero, invece di un simbolo di unità nazionale, e che agisca contro Hezbollah, semplicemente non funzionerà. I Libanesi non hanno i requisiti per farlo.”

    La disperazione dei banchieri sinarchisti

    Dal punto di vista dei circoli finanziari privati di Londra, Parigi e New York, che costituiscono lo zoccolo duro della Sinarchia internazionale, una Guerra dei Trent’Anni globale, come quella che Israele sta innescando con la folle incursione in Libano, è semplicemente quello che il medico ha prescritto. Per mesi, anticipando il collasso del loro sistema finanziario mondiale, le più grandi istituzioni finanziarie hanno cercato di sbarazzarsi della loro carta finanziaria, prossima a non valere più nulla, per investire nelle commodities, innescando una spirale iperinflazionistica nei prezzi di petrolio, oro, rame e altre materie prime, portando l’intero sistema finanziario globale post-Bretton Woods sull’orlo del collasso.

    Nello stesso tempo – come segnalato dalla mossa di Nissan-Renault su General Motors – questi stessi circoli finanziari, rappresentati da Rohatyn e dalla Lazard, si stanno muovendo per consolidare il loro controllo sulle più grandi società industriali rimaste dell’Occidente. Essi stanno cercando di creare lo stesso tipo di cartelli industriali internazionali che promossero fascismo e nazismo nel periodo tra il 1922 e il 1945. Inoltre, come ha messo in evidenza Lyndon LaRouche nella webcast del 20 luglio scorso, questi finanzieri vogliono distruggere le stesse fondamenta del sistema dello stato nazionale. Creando corporation internazionali, al di fuori della giurisdizione delle nazioni sovrane, e stabilendo la loro presa sulla capacità industriale globale e sulle merci strategiche, essi intendono imporre, attraverso la globalizzazione, una “soluzione finale” all’odiato sistema dello stato nazionale, specialmente agli Stati Uniti della Costituzione del 1789.

    Il 14 luglio, uno dei più importanti giornali sinarchisti britannici, il Daily Telegraph, ha pubblicato un articolo straordinariamente sincero del responsabile della pagina economica Edmund Conway intitolato «Gli USA ‘potrebbero andare in bancarotta’». Conway descriveva un recente studio commissionato dalla Federal Reserve di St. Louis al prof. Laurence Kotlikoff, che scriveva, “Per parafrasare il dizionario Inglese Oxford [nella definizione “bankrupt”], gli USA sono alla fine delle proprie risorse, esauriti, spogliati, svuotati, deprivati, bisognosi, o rovinati come conseguenza del mancato pagamento dei propri creditori?” La sua risposta era “sì.” Basandosi sugli obblighi esistenti verso le attuali e le immediate future generazioni, Kotlikoff prevede un ammanco fiscale del Governo Federale degli USA pari ad una cifra senza precedenti come 69.500 miliardi di dollari.

    Il nocciolo duro dei finanzieri sinarchisti vede in queste circostanze un’opportunità storica di distruggere le stesse fondamenta del sistema dello stato nazionale, scatenando guerre interminabili nella maggior parte del pianeta.
    È in questo contesto che diversi diplomatici e funzionari di intelligence intervistati dall’EIR concludevano che l’attacco suicida al Libano è il preludio di una più vasta guerra regionale, da scatenare attraverso un attacco militare USA all’Iran da tempo atteso, un attacco promosso da Dick Cheney e che sostituisce il cuore vero e proprio del piano “Clean Break” al quale i neoconservatori hanno dedicato ogni loro energia negli ultimi dieci anni.

    In quella che potrebbe diventare una delle più grandi gaffe giornalistiche della storia, alla fine di giugno, la rivista Times proclamava “La fine della diplomazia del Cowboy.” Un ex funzionario di alto livello dell’intelligence, ha bollato come “pia follia” l’idea che l’amministrazione Bush abbia abbandonato i propri piani per una guerra in Iran. “Cheney sta guadagnando tempo, aspettando che gli sforzi diplomatici di Condi Rice falliscano. Allora avrà la sua guerra.” Un altro ambasciatore USA, che ha servito nel Golfo Persico per molti anni, è stato ancora più netto. “La cosiddetta offerta all’Iran era l’equivalente di una richiesta di resa incondizionata, e non è mai stata concepita per ottenere una soluzione diplomatica.” Commentando la valutazione di Lyndon LaRouche che le catastrofi all’orizzonte potrebbero rivelarsi l’unico argomento capace di costringere i politici ad effettuare una svolta assiomatica fondamentale, l’ex ambasciatore ha notato che “LaRouche ha ragione, ma non voglio neanche pensare che si vada verso una Grande Depressione e la Quarta Guerra Mondiale, prima che i leader mondiali rinsaviscano.”

    Jeffrey Steinberg – tratto da Movisol –
    http://www.movisol.org/libano.htm
    30.07.06

    Il piano “Clean Break” chiedeva l’invasione nel 1996

    Allo scopo di fugare ogni dubbio sulla natura premeditata dell’attacco israeliano al Libano, di seguito riportiamo qualche stralcio di «A Clean Break: A New Strategy for Securing the Realm» (Un taglio netto: una nuova strategia per garantire la sicurezza al regno). Il documento fu redatto nel 1996 per il leader del Likud Benjamin Netanyahu, che allora subentrava nell’incarico di Primo Ministro, da una squadra guidata da neoconservatori americani come Richard Perle, personaggi che hanno ricoperto incarichi nell’amministrazione Bush come Douglass Feith e David Wurmser, e il rappresentante dell’Hudson Institute, Meyrav Wurmser.

    […] Israele ha l’opportunità di operare un taglio netto; può forzare un processo di pace e una strategia basati su fondamenta intellettualmente nuove, che restituisca alla nazione l’iniziativa fornendole l’opportunità di usare ogni possibile energia nella ricostruzione del Sionismo, il punto di partenza del quale deve essere una riforma economica. Per mettere al sicuro le strade e i confini della nazione nell’immediato futuro, Israele può:

    o Lavorare strettamente con Turchia e Giordania per contenere, destabilizzare e respingere alcune delle minacce più pericolose [per Israele]. Ciò implica un taglio netto dallo slogan “pace complessiva” […]
    o Cambiare la natura delle proprie relazioni con i Palestinesi, compreso rivendicare il diritto di intervento militare (hot-pursuit) per l’auto-difesa in tutte le aree palestinesi e sostenere alternative alla presa esclusiva di Arafat sulla società palestinese.
    La Siria sfida Israele sul suolo libanese. Un approccio efficace, con cui l’America può simpatizzare, sarebbe se Israele prendesse l’iniziativa strategica lungo i propri confini settentrionali sfidando Hezbollah, Siria e Iran, quali principali agenti di aggressione in Libano, e questo comprende:[…]
    o Stabilire il precedente che il territorio siriano non è immune da attacchi dal territorio libanese da parte di forze israeliane.
    o Colpire obiettivi militari siriani in Libano, e qualora questo dovesse dimostrarsi insufficiente, colpire obiettivi selezionati direttamente in territorio siriano…
    Abbandonare lo slogan “pace complessiva” e passare a contenere la Siria, attirando l’attenzione sul suo programma di armi di distruzione di massa e respingendo accordi “pace in cambio di terra” sulle Alture del Golan […] .
    Concentrarsi sulla rimozione di Saddam Hussein dal potere in Iraq – un importante obiettivo strategico di per sé – come mezzo per tarpare le ambizioni regionali siriane […]
    Prima di tutto, lo sforzo di Israele per garantire la sicurezza delle sue strade e deiconfini può richiedere l’intervento militare in aree controllate dai Palestinesi, una pratica giustificabile con la quale gli Americani possono simpatizzare […] .

  • Tao

    Il fondatore dell’EIR Lyndon LaRouche ha nuovamente affrontato il tema della guerra in Libano in una intervista radiofonica del 27 luglio, al “Jack Stockwell Show”. Israele, ha spiegato lo statista americano, “si è impegnato in questa guerra così stupidamente come gli Stati Uniti in Iraq, ed ha tutto da perdere. Si tratta di una missione potenzialmente suicida, decisa da alcuni pazzi in Israele sotto pressioni esterne. Non mi riferisco soltanto al nostro Vicepresidente Dick Cheney, che è stato un elemento importante in questo gioco, ma anche a forze internazionali più in alto, ambienti bancari a cui fa riferimento Felix Rohatyn qui negli USA. Si tratta dunque di un raggruppamento bancario internazionale, impegnato nel gioco della globalizzazione, ad orchestrare davvero tutto … Non è più un problema mediorientale: è un problema globale”.

    I veri architetti della guerra in Medio Oriente sono ambienti finanziari della sinarchia internazionale rappresentati da George P. Shultz e Felix Rohatyn. In Israele fanno affidamento soprattutto sull’ex primo ministro e ora leader del partito Likud Benjamin Netanyahu, ma anche sugli ex premier laburisti Ehud Barak e Shimon Peres, che, come Netanyahu, hanno sottoposto il loro paese a politiche radicalmente liberiste. Non sorprende dunque di scoprire come essi abbiano collegamenti economici e politici diretti con questi ambienti finanziari internazionali.

    Come documentato dall’EIR, Netanyahu è da tempo uno strumento di George Shultz, ma gode anche dei sostegni di Rohatyn, con il quale s’incontrò dopo aver vinto le elezioni del maggio 1996 in Israele. L’11 luglio 1996 Netanyahu rivolse un discorso a 200 finanzieri di Wall Street convenuti ad una colazione di lavoro alla borsa di New York. Netanyahu disse di essere determinato a privatizzare “quasi tutte” le imprese ed i servizi del settore pubblico, e promise ai presenti: “Voi farete soldi in Israele”. Rohatyn gli donò il suo pieno appoggio quando disse alla stampa che Natanyahu “ha persuaso un sacco di gente … Mi pare che faccia proprio colpo”.

    Nell’ottobre 2000, nel periodo successivo alla famosa passeggiatina sul Monte del Tempio/Al Haram Al Sharif con cui Sharon innescò l’Intifada, Barak ebbe dei colloqui segreti a Parigi con il presidente dell’OLP Yasser Arafat e l’allora segretario di Stato Madeleine Albright Quegli incontri, che si tennero nella residenza dell’allora ambasciatore USA in Francia Felix Rohatyn, fallirono e Barak si ritrovò ben presto estromesso dal potere alle successive elezioni del 2001. Uscito dal Knesset, Barak si diede agli affari, diventando consulente di hedge funds ed equity funds israeliani, europei ed americani. Tra questi spicca l’Hudson Investment Group (HIG), in cui Barak è in società con un tale Walter Kuna, che vanta nel suo curriculum 15 anni di servizio alla Lazard Frères parigina ed è stato al vertice della Lazard tedesca negli anni Novanta, un posto attualmente ricoperto da John Kornblum.

    Barak è anche un consigliere di Capital Management Advisors, hedge fund lussemburghese di proprietà degli eredi della dinastia greca Angelis Metaxa, famosa per i liquori. Barak coopera con “Natan”, ente caritativo costituito da un gruppo di manager di hedge funds tra cui David Steinhardt, figlio del finanziere di Wall Street Michael Steinhardt, esponente del gruppo “Mega”. (Un gruppo di mega miliardari, nato nel 1991 attorno ai Bronfman, e che solitamente si incontra due volte l’anno, con tanta discrezione, per decidere la linea politica della lobby israeliana negli USA. Il Mega Group finanzia inoltre varie “attività caritative”.)

    Agente esclusivo per Israele della Lazard Fréres è Cukierman & Co., banca presieduta da Edouard Cukierman. Suo padre Roger fu per molti anni l’amministratore delegato del Gruppo Edmond de Rothschild. La Cukierman & Co. ha sponsorizzato la conferenza “GO4EUROPE 2006” che riunì esponenti del mondo degli affari di Francia e Israele. Il discorso di apertura fu pronunciato dal premier in carica Ehud Olmert. Dopo di lui parlò Nicolas Sarkozy, ministro degli Interni francese e probabile candidato presidenziale. All’incontro parlarono anche Netanyahu e Barak.

    Sul conto di Shimon Peres c’è da notare che il suo “Peres Center for Peace” annovera tra i consiglieri 1) Lester Pollak, per venti anni alla Lazard di New York, di cui era anche “senior partner”, 2) Jacob Frenkel, ex governatore della Banca d’Israele ed attualmente presidente della Merrill Lynch International; 3) Charles Bronfman, finanziere del gruppo “Mega”, 4) Jacques Attali, economista francese legato alla Lazard, al quale si deve il fatto che la Lazard fu l’unica banca non nazionalizzata dal presidente Mitterrand nel 1983. Nel consiglio della fondazione di Attali, “PlaNet Finance”, ritroviamo Shimon Peres, Felix Rohatyn e Michel David Weill della Lazard parigina.

    Errori di calcolo e follia

    Il 12 luglio i vertici militari israeliani, compreso il capo di stato maggiore gen. Dan Halutz, hanno assicurato ai leader politici israeliani che Hezbollah sarebbe “crollato” in quattro o cinque giorni sotto i bombardamenti dell’aviazione israeliana.

    La stessa fonte dell’intelligence israeliano che ha riferito questo all’EIR ha aggiunto: “Se il premier Ehud Olmert e il ministro della Difesa Peretz avessero saputo che a due settimane di distanza Hezbollah poteva ancora lanciare missili su Israele, essi non avrebbero mai approvato quel piano. L’esercito è già in difficoltà, non è in grado di vincere la guerra e tutti i piani si sono arenati”.

    In effetti, dopo due settimane, i militari israeliani non sono riusciti ad ottenere nessuno degli obiettivi pubblicamente dichiarati. I missili lanciati su Israele non sono soltanto aumentati di numero, ma anche di raggio. I sistemi antimissile israeliani sono stati collocati ora al centro del paese perché si comincia a temere che anche Tel Aviv possa essere raggiunta dai missili di Hezbollah, che hanno un raggio di 90 chilometri. Sebbene questi missili provochino danni molto inferiori rispetto ai bombardamenti dell’aviazione israeliana in Libano, essi riescono a paralizzare gran parte della zona settentrionale di Israele.

    Di fronte all’insuccesso dell’aviazione nel neutralizzare i lanciamissili di Hezbollah, Israele è stato costretto a ricorrere alle truppe di terra, spingendosi per una decina di chilometri nel territorio libanese. Nel tentativo di prendere il controllo della cittadina di Bint Jbail, sono morti 9 soldati israeliani. Salgono così a 32 le perdite degli israeliani, che sostengono di aver ucciso 200 combattenti di Hezbollah. Secondo il governo libanese sono 680 le vittime di questa guerra, per la maggior parte civili e soprattutto bambini. Ma il numero delle vittime è destinato a moltiplicarsi se le operazioni di terra proseguiranno, come fa temere la decisione israeliana di richiamare tre divisioni di riservisti.

    Nella seduta del 27 luglio i generali israeliani hanno presentato al loro governo cinque opzioni, da una fine immediata delle ostilità ad un’occupazione fino al fiume Awali, che scorre circa 30 chilometri a sud di Beirut. La nostra fonte disponeva di informazioni riservate sufficienti per affermare che “i generali che hanno incontrato il governo erano contenti ed hanno dato assicurazioni sulla vittoria. Sembra una follia ma è così”.
    Nella guerra in Libano del 1982 la nostra fonte ricoprì incarichi di responsabilità nelle forze di invasione ed oggi può affermare senza esitare: “Se si procede davvero ad un’invasione del Libano si provocherà un unico guaio, sarebbe una catastrofe”. A proposito del richiamo delle tre divisioni ha aggiunto: “Se si prevede un’invasione in grande stile per occupare una zona di sicurezza fino al fiume Litani o ancora più a nord, fino al fiume Awali, tre o quattro divisioni sono troppe”. Pertanto queste divisioni dovrebbero servire piuttosto a tenere sotto scacco la Siria, ha concluso l’esperto. “Temo però che questo avrebbe esattamente l’effetto opposto, in quanto sarebbe considerato una provocazione”. Sebbene le forze siriane non possano rivaleggiare con quelle israeliane, esse possono però impiegare la stessa tattica degli Hezbollah, sostituendo ai Katiuscia i missili Scud B/C capaci di raggiungere Israele e di cui la Siria dispone in abbondanza. “Il pericolo è che tutta la mobilitazione potrebbe trasformarsi in una guerra con la Siria”.

    Dopo aver ascoltato l’analisi di LaRouche secondo cui ad istigare la guerra sono i controllori finanziari dell’amministrazione Bush, l’esperto israeliano ha replicato che Israele sta cadendo in una “trappola al miele” e cioè crede che il consenso proveniente dall’amministrazione Bush a continuare a combattere contro Hezbollah sia un favore, ed ha aggiunto: “Non saprei se siano Rumsfeld, Cheney o Bush in persona, o se siano le forze di cui lei sta parlando, ma è evidente l’intenzione da parte loro di fare in modo che Israele ingaggi una guerra contro la Siria”.

    Fonte: http://www.movisol.org
    31.07.06

  • avlesbeluskes

    LE PERLE DI LYNDON (ma non BARRY).

    “…Israele, ha spiegato lo statista americano, “si è impegnato in questa guerra così stupidamente come gli Stati Uniti in Iraq, ed ha tutto da perdere. Si tratta di una missione potenzialmente suicida, decisa da alcuni pazzi in Israele sotto pressioni esterne. Non mi riferisco soltanto al nostro Vicepresidente Dick Cheney, che è stato un elemento importante in questo gioco, ma anche a forze internazionali più in alto, ambienti bancari a cui fa riferimento Felix Rohatyn qui negli USA. Si tratta dunque di un raggruppamento bancario internazionale, impegnato nel gioco della globalizzazione, ad orchestrare davvero tutto … Non è più un problema mediorientale: è un problema globale”….”—————–

    Ma diavolo, più evidente di così!——————————

    E’ lampante quello che Icke dice quando cita Pike!———————–

    Lo sforzo degli Illuminati è proprio quello di far apparire il corso degli eventi come il frutto di una “pazzia, follia, irrazionalità” e quindi perdere di vista il mostruoso disegno RAZIONALE che sta dietro!———————–

    Sono certo che tanti di questi “Lyndon la Rouche” sono a loro volta imbeccati dagli Illuminati, esattamente come il nostro Blondet. Il loro andare ‘contro’ serve per acquistare fiducia nelle masse (sempre più larghe) degli scontenti. Una volta acquistata la fiducia, nei cervelli viene riversato il fumo tossico del “sono pazzi”, “sono folli Talmudisti”, “sono impazziti” e via discorrendo come da manuale di psichiatria.
    CErto, sono “folli e Talmudisti”, ma quelli sono soltanto la “manovalanza” spacciata per “l’ultimo livello superiore” che decide tutto. Il vertice della Piramide è ben altro che un paio di Bushi o di Silvi.
    I vari Lyndon la Rouche e i vari Blondet e i vari siti tipo LuogoComune o Nexus non vi diranno del PIANO che sta dietro a questa “follia”, a questi “evidenti fallimenti” e via discorrendo con la bocca piena di aggettivi denigrativi, cioè la creazione PIANIFICATA DI QUESTA FOLLIA che poi sarà venduta ai “protestatari” ed ai pacifisti “arcobalenisti” come spiegazione per eventi che nulla dei rottami marci delle vecchie ideologie fabbricate dagli Illuminati – Marx, Religione, Idealismo, Decadentismo e via scemenze discorrendo – riesce non solo a spiegare ma adirittura a contemplare!!!————————

    Vediamo un’altra ‘perla’ di Lyndon:——————–

    “In effetti, dopo due settimane, i militari israeliani non sono riusciti ad ottenere nessuno degli obiettivi pubblicamente dichiarati. I missili lanciati su Israele non sono soltanto aumentati di numero, ma anche di raggio. I sistemi antimissile israeliani sono stati collocati ora al centro del paese perché si comincia a temere che anche Tel Aviv possa essere raggiunta dai missili di Hezbollah,…”—————————

    Ecco, bravo Lyndon, “risultati PUBBLICAMENTE dichiarati”. Ma sono quelli veri poi? Cioè le finalità che sbattono sui giornali e sul web sono quelle vere che stanno nel profondo delle stanze chiuse del potere?
    Il caos sanguinoso, da vero girone dantesco infernale, che ogni giorno sta sommergendo di più l’Iraq, è un “fallimento” della politica dei “noecon” o piuttosto il FALLIMENTO DEI NOCON è in realtà UN SUCCESSO DEGLI ILLUMINATI CHE OTTENGONO COSì DI RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO DI UN MAGGIORE CAOS, MAGGIORE ODIO E QUINDI MAGGIORE ESPLOSIVO UMANO NEL MONDO, usando dei pupazzetti (Bush, Olmert e resto della Gang mondiale compreso il bel faccino di Putin) che al momento buono saranno SPAZZATI VIA, magari dall’esplodere della “verità dietro all’11 Settembre”, movimento manipolato fin da San-Pietro-Land?——————–

    Perché se la verità dell’11 settembre deve esplodere (e non sarò io non volerlo comunque, anzi….) dipende anche dal momento e dal modo in cui esploderà…. Per produrre certi effetti….————

    Gli Illuminati sono da seimila anni in sella (gli ultimi) e sanno come far “esplodere gli scandali” e come sfruttarli dopo averli provocati.————-

    Lyndon dice delle cose giuste a proposito degli intrighi finanziari ecc. Ma usa delle cose giuste come un fumo negli occhi.
    Ho paura che anche Lyndon….———————

    Avles.