11 SETTEMBRE, LA VIOLENZA DELLO STATO NELLO STATO

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

E LA SPERANZA DELLA POLITICA IN INTERNET (PARTE II)

DEL PROF. PETER DALE SCOTT
Global Research

Le
azioni dello Stato nello Stato come intrighi all’interno del
consenso per il dominio globale.

Molti critici di sinistra della politica estera americana tendono a sottolineare la sua sostanziale coerenza nel tempo, a partire dagli Studi su Guerra e Pace per la pianificazione del dopoguerra del Council on Foreign Relations (CFR), negli anni 40, attraverso i piani del Segretario della Difesa Charles Wilson, degli anni 50, a favore di una “economia di guerra permanente”, fino alla dichiarazione di Clinton alle Nazioni Unite del 1993 secondo cui gli Usa avrebbero agito “multilateralmente quando possibile, ma unilateralmente quando necessario”59.

Questa visione delle politiche americane ha persuaso alcuni, soprattutto Alexander Cockburn, a lamentarsi per l’abbandono di una coerente analisi marxista da parte della “essenziale idiozia” e “stupidità” del “cospirazionismo sull’11/9”60. Ma è possibile riconoscere sia delle costanti nella politica americana come pure delle importanti, nascoste e ricorrenti divisioni interne, che hanno originato le azioni dello Stato nello Stato americano. Queste azioni hanno sempre implicato delle frizioni tra Wall Street ed il Council on Foreign Relations da un lato, ed i centri economici del Midwest e del Texas dominati dal petrolio e dall’esercito dall’altro.

All’epoca in cui il generale MacArthur, forte del sostegno da parte del Midwest e del Texas, minacciava di sfidare Truman ed il Dipartimento di Stato, la spaccatura sembrava dover essere quella tra chi voleva tradizionalmente concentrarsi sull’Europa (nel nordest) ed invece la “lobby cinese” dei nuovi ricchi. Alle elezioni del 1952, il dibattito sulla politica estera si divideva tra il “contenimento” dei democratici ed il “ritiro” dei repubblicani. Bruce Cumings, sulla stessa linea di Franz Schurmann, in seguito scrisse della divergenza, persino all’interno della Cia, tra “l’internazionalismo di Wall Street” da un lato e “l’espansionismo in stile cowboy” dall’altro61. In molti hanno seguito Michael Klare, persino all’interno del Council on Foreign Relations, nel definire un tale conflitto come un conflitto tra “mercanti” e “guerrieri prussiani”62. Fino alla salita alla ribalta dei cosiddetti “Vulcani” – soprattutto Donald Rumsfeld, Dick Cheney e Paul Wolfowitz, sostenuti dal Project for the New American Century (PNAC) – la battaglia è stata di frequente descritta come una battaglia tra i multilateralisti a favore dello statu quo e gli unilateralisti in cerca di una indiscussa egemonia americana63.

Alla base di tutte le azioni dello Stato nello Stato che sono state menzionate, ed altre come l’incidente dell’U2, si può vedere questa contesa tra l’approccio commerciale (multilateralista) e quello bellico (unilateralista) al mantenimento della dominazione globale Usa. Per decenni la fazione guerriera è stata chiaramente in minoranza; ma è stata anche una minoranza attiva e ben finanziata, in netto contrasto con la relativamente passiva e disorganizzata maggioranza commerciale. Di conseguenza la scelta della guerra, grazie ad ampi finanziamenti da parte del complesso militare industriale e anche grazie ad una serie di azioni dello Stato nello Stato, è stata in grado di prevalere più volte.

Gli anni 70 possono essere considerati il punto di svolta, quando una fazione minoritaria del CFR, guidata da Paul Nitze, si è unita a dirigenti delle aziende del complesso militare industriale come David Packard e futuri neoconservatori filo-sionisti come Richard Perle per creare una successione di coalizioni politiche militanti, come per esempio il Comitato sul Pericolo Presidenziale (CPD). Cheney e Rumsfield, che allora facevano parte dello staff del presidente Ford, hanno partecipato a questa offensiva contro la politica estera multilaterale di Henry Kissinger64. Alla fine degli anni 90 Cheney e Rumsfeld, mentre in segreto definivano le clausole dei COG resi operativi l’11/9, partecipavano apertamente anche all’organizzazione che è succeduta al CPD, il Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC).

Dal suo ufficio che teneva i contatti tra la Cia e l’Aeronautica Militare americana, il colonnello L. Fletcher Prouty è arrivato alla conclusione che ci fosse una sola Squadra Segreta, all’interno della Cia ma non limitata ad essa, responsabile non solo degli incidenti del Golfo del Tonchino (sincronizzati allo scopo di far partire contro il Vietnam del nord delle azioni militari già pianificate) ma anche altre azioni dello Stato nello Stato, come l’incidente dell’U2 del 196065 (che, secondo Prouty, è stato pianificato per vanificare la conferenza in programma tra Eisenhower e Krusciov) e persino l’omicidio del presidente Kennedy (dopo il quale la Squadra Segreta “si mosse per acquisire l’intera direzione della guerra e dominare l’attività degli Stati Uniti d’America”66).

Con un linguaggio applicabile sia alla Corea del 1950 e al Golfo del Tonchino del 1964, Prouty ha sostenuto che le azioni della Cia abbiano seguito uno schema che “nel sudest asiatico è andato completamente fuori controllo”:

L’operatore clandestino […] prepara la scena lanciando degli attacchi provocatori, molto piccoli e assolutamente segreti, di un genere che porta inevitabilmente ad un'aperta rappresaglia. Questi attacchi segreti, che possono essere stati attuati da elementi terzi o da mercenari senza patria i cui materiali sono stati forniti in segreto dalla Cia, indubbiamente provocheranno una reazione che a sua volta sarà visibile negli Stati Uniti. […] Non è un gioco nuovo [ma] è stato elevato ad un alto livello di perfezione grazie a Walt Rostow e McGeorge Bundy contro il Vietnam del nord per aprire la strada agli attacchi del Golfo del Tonchino.67

Menzioniamo la tesi di Prouty in questa sede per riportare il mio parziale dissenso verso di essa. Nella mia visione il suo concetto di “squadra” individua quella che io chiamo mentalità da dominio globale in un gruppo troppo precisamente ristretto i cui membri non solo hanno la stessa mentalità ma sono anche legati da un rapporto cospirativo di lungo periodo. Dimostra quel tipo di mentalità cospirazionista una volta criticata da G. William Domhoff:

Tutti noi abbiamo una incredibile tendenza ad incastrarci nel credere che esista una certa causa segreta per tutto il male visibile nel mondo […] [Le teorie della cospirazione] incoraggiano la credenza che se ci liberiamo di poche persone cattive, tutto al mondo andrà bene.68

La mia personale posizione è ancora la stessa che ho esposto anni fa in risposta a Domhoff:

Ho sempre ritenuto, e affermato, che una vera comprensione dell’omicidio Kennedy non ci porterà a ‘pochi persone cattive’, ma ad un sistema istituzionale e parapolitico che costituisce il modo in cui siamo sistematicamente governati.69

Citando quello che ho scritto, Michael Parenti ha aggiunto: “insomma, le cospirazioni delle agenzie di sicurezza nazionale [quello che io chiamo azioni dello Stato nello Stato] sono componenti della nostra struttura politica, non sue deviazioni.”70

Il risultato delle azioni dello Stato nello Stato che ho finora ricordato sono state prevalentemente una serie di vittorie della fazione dei guerrieri71. Ma ci sono state altre azioni strutturali dello Stato nello Stato, soprattutto lo scandalo Watergate nel 1972-74 e lo scandalo Iran-Contra nel 1986-87, che possono essere interpretate, se non come vittorie della fazione dei commercianti, almeno come temporanei contrattempi dei guerrieri. In The Road to 9/11 ho cercato di mostrare come Cheney e Rumsfeld, mentre lavoravano per Ford, si risentirono fortemente per i contrattempi rappresentati dalle riforme del post-Watergate ed immediatamente hanno messo in atto una serie di mosse per invertirle. Nel libro affermo che l’apice di queste mosse è stata l’imposizione dopo l’11/9 delle condizioni per i COG a lungo pianificate in precedenza, formulate sotto la loro supervisione dall’inizio degli anni 80.

Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi la posizione dei guerrieri, inizialmente propria di una minoranza marginale ma pronta alla cospirazione, si è spostata, a partire dalla presidenza Reagan e Bush, verso una posizione sempre più centrale. Questo è ben simbolizzato dall’aumentare, dal 1981, dell’influenza del Consiglio per la Politica Nazionale, originariamente fondato dal milionario texano Nelson Bunker Hunt ed esplicitamente progettato per controbilanciare l’influenza del Council on Foreign Relations72. Se si confrontano gli anni 50 con il decennio attuale, colpisce quanto lo status del Dipartimento di Stato si sia ridotto rispetto a quello del Pentagono. Con l’accelerata militarizzazione dell’economia Usa, la domanda che sorge è se una politica estera dedita al commercio possa prevalere ancora.

A partire dall’11 settembre, specialmente con l’istituzione delle procedure sconosciute dei COG, alcuni hanno parlato della generale sovversione della democrazia da parte di una nuova presidenza imperiale alla Casa Bianca occupata da Bush73.

11/9, la minaccia ai diritti costituzionali e il Congresso

Uno scettico potrebbe far osservare che un Congresso c’è ancora, con i poteri costituzionali di esaminare e limitare quello che l’esecutivo fa. Ed è vero che un comitato parlamentare congiunto, nel 2002, ha indagato le attività della Cia e dell’Fbi prima e dopo l’11/974. In ogni caso i poteri del Congresso sono stati indeboliti. Una sezione fondamentale di questo rapporto, occupandosi esattamente delle relazioni tra la Cia ed il governo saudita e il presunto dirottatore al-Mihdar, è stata secretata e trattenuta dall'amministrazione. Quando alcune di queste informazioni esplosive sono arrivate a Newsweek, i membri e lo staff del comitato (anziché il governo saudita) sono stati messi al centro di un’indagine da parte dell’Fbi per la violazione del segreto75. Il presidente, senatore Bob Graham,

ha ritenuto che l’indagine per violazione del segreto sia stato un evidente tentativo, da parte dell’amministrazione, di intimidire il Congresso. E se quello era l’intento, ha funzionato. I membri del comitato congiunto ed il loro staff sono stati impauriti fino al silenzio riguardo all’indagine76.

Sembrerebbe che l’elezione di una maggioranza democratica in entrambe le camere del Congresso abbia fatto poco per cambiare questo stato di cose. La sorveglianza elettronica senza mandato (che il presidente ha indicato come una delle clausole dei COG77) è stata approvata dalla 110ma legislatura nel Protect America Act del 2007, una legge che limita la supervisione di una corte FISA a discrezione del presidente. La stessa 110ma legislatura ha mancato di abolire il Military Commissions Act del 2006, il quale (come ha scritto Robert Parry nel Baltimore Chronicle) “ha in pratica eliminato l’Habeas Corpus per i non-cittadini, compresi gli stranieri legalmente residenti.”78

In modo altrettanto preoccupante, il Congresso ha mostrato scarso desiderio, se non nessuno, di impugnare, o persino criticare, le supposizioni predominanti sulla guerra al terrore. Siamo ancora ufficialmente nello stato di emergenza nazionale che è stato proclamato la prima volta dal presidente Bush il 14 settembre 200179. Come ha scritto il Washington Times il 18 settembre 2001, “venerdì, semplicemente proclamando l’emergenza nazionale, il presidente Bush ha attivato qualcosa come 500 clausole legali inattive, comprese quelle che gli permettono di imporre la censura e la legge marziale.” Il Washington Times si stava riferendo alla proclama presidenziale 7463 del 14 settembre 2001 chiamato “Dichiarazione di emergenza nazionale a causa di certi atti terroristici.” Lo stato di emergenza che è stato proclamato di conseguenza il 23 settembre 2001 con l’Ordine Esecutivo 13224, è stato formalmente esteso ancora una volta dal presidente il 20 settembre 200780.

COG, NSPD-51 e l’attacco ai poteri di controllo del Congresso.

Le implicazioni costituzionali di questo stato di emergenza sono state aggravate dalla “Direttiva sulla Sicurezza Nazionale e sulla Sicurezza della Patria “ (NSPD-51) del presidente, del 9 maggio 2007, che ha decretato (senza nemmeno un comunicato) che

quando il presidente determina che è avvenuta una emergenza catastrofica, il presidente può assumere tutte le funzioni di governo e dirigere tutte le attività del settore privato per assicurare che usciremo dall’emergenza con un “duraturo governo costituzionale”.86

La Direttiva, senza dirlo esplicitamente, sembra annullare le clausole legali di regolamentazione congressuale varate con il National Emergencies Act del 1977, a seguito dello scandalo Watergate87.

Tra i maggiori quotidiani, solo il Washington Post ha dato notizia dello NSPD-51, facendo notare che la “direttiva formalizza uno spostamento di autorità dal Dipartimento per la Sicurezza della Patria alla Casa Bianca.”88 Ha aggiunto che

dopo gli attacchi del 2001, Bush ha assegnato circa 100 dirigenti civili per ruotare in segreto in ubicazioni fuori Washington per settimane o mesi per assicurare la sopravvivenza della nazione, un governo ombra che si è sviluppato basandosi su “piani di continuità operativa” di lunga durata.

In ogni caso il Washington Post ha mancato di far notare che questi piani di continuità operativa (COG), i quali – secondo il resoconto – comprendono la sospensione della costituzione e forse anche del Congresso, erano segreti… il frutto di una pianificazione segreta di Cheney e Rumsfeld durata decenni, persino durante i periodi di tempo in cui nessuno dei due aveva posizioni di governo89.

Dopo le insistenze degli elettori, compresi molti membri del movimento per la verità sull’11 settembre, il parlamentare Peter DeFazio ha fatto un tentativo di vedere i piani di continuità di governo (COG) nelle Appendici secretate dello NSPD-51. Sia a lui, sia in seguito all’intero Comitato Parlamentare per la Sicurezza Interna, è stata negata l’opportunità di vedere queste appendici, con la motivazione che il Comitato non aveva le necessarie autorizzazioni. Questo avrebbe dovuto essere il punto di non ritorno per il Congresso, il momento per affermare i suoi diritti e i suoi doveri costituzionali. Come ho riportato altrove,

questa storia, ignorata dai media ufficiali, implicava qualcosa in più della solita confusione tra il potere legislativo e quello esecutivo in America. Era in ballo la contesa tra i poteri costituzionali di supervisione del Congresso e una serie di piani di gestione che potevano essere usati per sospendere o modificare la costituzione.90

Ma sembra che il Congresso in carica non farà niente per sostenere gli sforzi del deputato DeFazio per una supervisione congressuale degli COG.



Il Congresso e il perdurante insabbiamento dell’11/9

Inoltre, la 110ma legislatura non ha intrapreso alcuna azione per assicurarsi che tutte le agenzie governative collaborino con gli Archivi Nazionali, in accordo con l’impegno della Commissione 11/9 di rilasciare i propri atti al pubblico nel 200991. C’è assoluto bisogno di una legge che lo assicuri.

L’Fbi ha desecretato dei documenti secondo questi impegni, e recentemente la Cia ha iniziato anch’essa a cooperare92. Ma alcune agenzie federali, soprattutto la FAA93 ed il Pentagono, non stanno seguendo l’impegno preso dalla Commissione 11/9, nonostante i suoi poteri legali, finché non venga loro richiesto in caso di citazione a testimoniare da parte di un tribunale94. Ma la legge che ha istituito la Commissione 11/9 nel 2002 non ha fornito nessuna determinazione legale per il futuro dei suoi atti95.

Questo è motivo di preoccupazione, perché l’11 settembre ha chiaramente dato il via ad un importante riassestamento dei nostri tradizionali sistemi di controllo dei poteri e dei diritti civili. Io faccio presente che una difesa vigorosa delle tradizioni costituzionali del nostro paese necessita di una vigorosa pressione per il rilascio degli atti della Commissione 11/9, cosicché si possano iniziare a risolvere i misteri su come questa crisi costituzionale sia sorta.

In breve, viviamo in un continuo stato di emergenza i cui limiti sono sconosciuti, in ragione di una controversa azione dello Stato nello Stato – l’11 settembre – che rimane un grande mistero. Senza voler sostenere l’idea che sia stato un colpo di stato, asserisco in maniera categorica che una mentalità di egemonia radicale, presente innanzitutto nell’ufficio del vicepresidente Cheney, sta attualmente usando l’11/9, la guerra al terrore e le regole segrete dei COG per affermare limitazioni di carattere assolutista sul sistema di pesi e contrappesi della costituzione americana, senza alcuna critica da parte di Congresso e media compiacenti.



11/9, il popolo e la politica in internet

Questo spinge a chiedersi se il popolo, in procinto di votare per le elezioni del 2008, possa esercitare quei freni che il Congresso e i media non sono riusciti a fornire. La risposta che propongo risiede in quella che chiamerei la politica in internet, la mobilizzazione di una pressione di carattere nazionale sui candidati alle prossime elezioni attraverso la coordinazione via internet.

C’è, io credo, una maggioranza silenziosa di americani che potrebbe accordarsi per chiedere a tutti i candidati di:

  • correggere e rivedere il Military Commissions Act del 2006, al fine di ripristinare inequivocabilmente l’Habeas Corpus, secondo le limitazioni della costituzione americana, Articolo Uno, Comma 9;

  • mettere inequivocabilmente fuori legge la tortura;

  • correggere e rivedere le clausole di sorveglianza elettronica senza mandato presenti nel Protect America Act del 2007;

  • votare l'American Freedom Agenda Act (H.R. 3835) del 2007, che tratta queste ed altre questioni. Questo progetto di legge è stato presentato dal senatore repubblicano Ron Paul il 15 ottobre 2007 ed è sostenuto sia dal Republican American Freedom Agenda, che dal Democratic American Freedom Campaign96.

Chi è nel movimento per la verità sull’11 settembre potrebbe chiedere ai candidati di prendere due ulteriori iniziative:

  • insistere sul diritto del Comitato Parlamentare sulla Sicurezza Nazionale di visionare le appendici dei COG alla Direttiva Presidenziale sulla Sicurezza Nazionale (NSPD -51);

  • sostenere una legge che obblighi le agenzie governative a collaborare con gli Archivi Nazionali, secondo le direttive della Commissione 11/9 di rilasciare al pubblico gli atti dei lavori nel 200997.

Ma il pensiero sociale è modulato socialmente. Perché per essere efficace deve essere mobilizzato e divenire qualcosa di più che un coro di blogger che gracidano sulle foglie di ninfea nelle acque del blogostagno. Chiaramente questo necessiterebbe di un difficile sforzo congiunto per creare o convincere un movimento, per esempio MoveOn, ad impegnarsi su tutte queste questioni.

E’ possibile che qualche organizzazione si persuada ad accettare questa sfida e muova il primo passo verso la mobilitazione di una tale forza?


Peter Dale Scott, ex diplomatico canadese e professore di inglese all’Università della California, è poeta, scrittore e ricercatore. E’ autore del libro di prossima pubblicazione (rivisto ed ampliato) The War Conspiracy: JFK, 9/11, and the Deep Politics of War, previsto per l’agosto 2008. Può essere preordinato alla Mary Farrell Foundation Press all’indirizzo

http://www.maryferrell.org/wiki/index.php/MFF_Store.

Il sito web di Scott è http://www.peterdalescott.net.

Peter Dale Scott contribuisce assiduamente a Global Research.



NOTE

58 Michael Ignatieff, The Lesser Evil: Political Ethics in an Age of Terror, Princeton NJ, Princeton University Press 2004, 8.

59 Per esempio. Paul L. Atwood, War and Empire Are and Always Have Been the American Way of Life, Global Policy Forum, febbraio2006,

http://www.globalpolicy.org/empire/history/2006/022006history.htm.

60 Alexander Cockburn, The Age of Irrationality: The 9/11 Conspiracists and the Decline of the American Left, CounterPunch, 28/11/2006,

http://www.counterpunch.org/cockburn11282006.html.

61 Cumings, Origins, II, 123; cf. 13-14; Herbert Franz Schurmann, The Logic of World Power: An Inquiry into the Origins, Currents, and Contradictions of World Politics, New York, Random House 1974.

62 Michael Klare, Beyond thae "Vietnam Syndrome", Washington, D.C., Institute for Policy Studies 1981.

63 Per esempio Robert Wright, All Quiet on the Western Front, Slate, 11/10/2001,

http://www.slate.com/id/117170/ .

64 Scott, Road to 9/11, 57-61, etc. Cfr. Jerry Sanders, Peddlers of Crisis: The Committee on the Present Danger and the Politics of Containment, Boston, MA, South End Press 1983.

65 Il riferimento è al (presunto) abbattimento di un aereo spia americano U-2 sui cieli della Siberia da parte della contraerea sovietica, il primo maggio 1960, N.d.T.

66 L. Fletcher Prouty, The Secret Team: The CIA and Its Allies in Control of the United States and the World (1997), http://www.ratical.org/ratville/JFK/ST/.

67 Prouty, The Secret Team (1997), Capitolo II.

68 G. William Domhoff, in Jonathan Vankin, Conspiracies, Cover-Ups, and Crimes: Political Manipulation and Mind Control in America, New York, Paragon House 1991, 125-26.

69 Scott, Deep Politics and the Death of JFK, 11.

70 Michael Parenti, Dirty Truths, San Francisco, City Lights Books 1996.

71 Questo è stato messo in dubbio nel caso dell’omicidio di JFK, soprattutto da Chomsky. Per il mio più recente contributo a questo vecchio tema vedi Scott, War Conspiracy (2008).

72 Scott, War Conspiracy (2008), 14; Michael Standaert, Skipping Towards Armageddon: The Politics and Propaganda of the Left Behind Novels and the LaHaye Empire, Brooklyn, NY, Soft Skull Press 2006, 112-14.

73 Charlie Savage, Takeover: The Return of the Imperial Presidency and the Subversion of American Democracy, New York, Little Brown 2007, 51. Stranamente Savage non nomina i COG per nome, ma parla di un decennio di pianificazioni dei COG per gli anni 80 come prova della sua accusa secondo cui una “congiura di zeloti” ha pianificato “il ritorno della presidenza imperiale” anche da quando Cheney e Rumsfeld hanno perso le loro cariche nell’amministrazione Ford.

74 U.S. Senate Select Committee on Intelligence and U.S. House Permanent Select Committee on Intelligence, Joint Inquiry Into Intelligence Community Activities Before and After the Terrorist Attacks of September 11, 2001.

75 Vedi The Saudi Money Trail, Newsweek, 2/12/2002.

76 Philip Shenon, The Commission: The Uncensored History of the 9/11 Investigation, New York, Twelve/Hachette 2008, 54-55.

77 “Rivolgendosi alla nazione dallo Studio Ovale nel 2005 dopo che venne resa pubblica per la prima volta la rivelazione delle intercettazioni elettroniche senza mandato, Bush ha insistito che il programma di spionaggio in questione veniva controllato ‘ogni 45 giorni’, come parte di una pianificazione per la valutazione delle minacce alla ‘continuità delle nostre istituzioni’”. (Christopher Ketcham, The Last Round-Up, Radaronline, 15/5//2008,

http://circleof13.blogspot.com/2008/05/last-roundup.html).

Cfr. Il discorso alla radio del presidente del 14 dicembre 2005: “Le attività che ho autorizzato sono controllate approssimativamente ogni 45 giorni. Ogni controllo si basa su valutazioni di nuova intelligence riguardo a minacce terroristiche alla continuità delle nostre istituzioni e alla minaccia di un danno catastrofico alla nostra patria.”

http://www.whitehouse.gov/news/releases/2005/12/20051217.html

78 Parry, Gonzales Questions Habeas Corpus, Baltimore Chronicle, 19/1/2007.

79 9/11 Commission Report, 38, 326; Scott, The Road to 9/11, 228-29.

80 Nota della Casa Bianca del 20/972007, http://www.whitehouse.gov/news/releases/2007/09/20070920-9.html.

81 Jerome Corsi, Bush makes power grab, WorldNetDaily, 2375/2007,
http://www.worldnetdaily.com/news/article.asp?ARTICLE_ID=55824.

82 Congressional Research Service Report for Congress, National Emergency Powers, pp. 10 ss., aggiornato al 30 agosto 2007,

http://www.fas.org/sgp/crs/natsec/98-505.pdf.

83 Washington Post, 10/5/2007.

84 James Mann, The Armageddon Plan, Atlantic Monthly (March 2004), citato in Scott, The Road to 9/11, 183-87: http://www.theatlantic.com/doc/prem/200403/mann; James Mann, The Rise of the Vulcans: The History of Bush’s War Cabinet, New York, Viking 2004, 138–45; James Bamford, A Pretext for War: 9/11, Iraq, and the Abuse of America’s Intelligence Agencies, New York, Doubleday 2004, 70-74. Cfr. Peter Dale Scott, Congress, the Bush Adminstration and Continuity of Government Planning: The Showdown, Counterpunch, 31/3/2008,

http://www.counterpunch.org/scott03312008.html.

85 Peter Dale Scott, Congress, the Bush Adminstration and Continuity of Government Planning: The Showdown, Counterpunch, 31/3/2008, http://www.counterpunch.org/scott03312008.html.

86 Jerome Corsi, Bush makes power grab, WorldNetDaily, 2375/2007,
http://www.worldnetdaily.com/news/article.asp?ARTICLE_ID=55824.

87 Congressional Research Service Report for Congress, National Emergency Powers, pp. 10 ss., aggiornato al 30 agosto 2007,

http://www.fas.org/sgp/crs/natsec/98-505.pdf.

88 Washington Post, 10/5/2007.

89 James Mann, The Armageddon Plan, Atlantic Monthly (March 2004), citato in Scott, The Road to 9/11, 183-87: http://www.theatlantic.com/doc/prem/200403/mann; James Mann, The Rise of the Vulcans: The History of Bush’s War Cabinet, New York, Viking 2004, 138–45; James Bamford, A Pretext for War: 9/11, Iraq, and the Abuse of America’s Intelligence Agencies, New York, Doubleday 2004, 70-74. Cfr. Peter Dale Scott, Congress, the Bush Adminstration and Continuity of Government Planning: The Showdown, Counterpunch, 31/3/2008,

http://www.counterpunch.org/scott03312008.html.

90 Peter Dale Scott, Congress, the Bush Adminstration and Continuity of Government Planning: The Showdown, Counterpunch, 31/3/2008, http://www.counterpunch.org/scott03312008.html.

91 Kean and Hamilton, Without Precedent, 312, cfr. 9/11 Commission, Media Advisory, 20/8/2004, che stabilisce la data del 9 gennaio 2009.

92 I National Archives hanno iniziazo un progetto pilota per la desecretazione degli atti della Commissione. Secondo un rapporto provvisorio, datato 22 giugno 2007, hanno proceduto con la documentazioni interna della Commissione. Tuttavia la citazione che segue mostra che delle altre agenzie, solo l’Fbi ha collaborato nel 2007:

Desecretati: 98 documenti (241 pagine)

Desecretati, ma che rimandano altrove: 31 documenti (132 pagine)

Presentano omissis: 100 documenti (400 pagine)

Presentano omissis e rimandano altrove: 170 documenti (1067 pagine)

Non rilasciati del tutto: 4 documenti (15 pagine)

La Cia, l’agenzia con il secondo più alto numero di pagine in questo progetto, ha indicato di non aver “preso alcuna decisione su come e quando verranno destinate delle risorse a questa richiesta.”

Escluso l’Fbi, non abbiamo ricevuto alcuna risposta dalle altre agenzie cui ci siamo riferiti ("Update on the Declassification of the Records of the 9/11 Commission," 22/6/2007) http://www.archives.gov/declassification/pidb/meetings/06-22-07-tilley.pdf.)

La Cia in seguito ha deciso di controllare gli atti rilevanti.

93 Federal Aviation Administration, l'agenzia federale statunitense per l'aviazione civile, N.d.T.

94 John Farmer, ‘United 93’: The Real Picture, Washington Post, 3074/2006. Cfr. Kean/Hamilton, Without Precedent, 87: “l’ufficio relazioni col pubblico ha suggerito che la situazione del Norad sia al limite dell’occultamento intenzionale.”

95 Public Law 107-306, 27/11/2002, Titolo VI, Sezione 610.

96 Amerrican Freedom Agenda, http://www.americanfreedomagenda.org; American Freedom Campaign, http://www.americanfreedomcampaign.org.

97 Kean and Hamilton, Without Precedent, 312; cfr. 9/11 Commission, Media Advisory, August 20/8/2004, che stabilisce la data del 9 gennaio 2009.

Titolo originale: "9/11, Deep State Violence and the Hope of Internet Politics"

Fonte: http://cronachedamileto.blogspot.com/
Link
Link Originale
11.06.2008

Traduzione a cura di Cronache da Mileto Blog

Commenti (0)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.