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Vietato amare: così Ray Dalio metterà fine all’umanità

FONTE: LIBREIDEE.ORG

Che personalità deve avere un direttore dell’Fbi, cioè il reale Principe delle Tenebre della politica interna degli Stati Uniti dall’assassinio di Jfk e anche prima?

Come dev’essere, nell’anima, uno che regge il potere assoluto?

Risposta più che ovvia: «Non può essere un umano, deve essere una macchina senza scrupoli, un androide di spietata logica, occhi vitrei, implacabile. Oggi questo uomo si chiama James Comey». E allora, scrive Paolo Barnard, che effetto fa scoprire che «un siffatto micidiale androide», anni fa, fu assunto in un’organizzazione che lo ha fatto addirittura collassare? «Che razza di apocalittico luogo deve essere quello dove una macchina spietata come un direttore dell’Fbi non ce la fa, vacilla e fugge?». Si chiama Bridgewater. E’ il mondo di Ray Dalio. Bridgewater è un Hedge Fund, un fondo d’investimento dove i multimiliardari del pianeta mettono fortune con lo scopo di proteggerle da rischi e, al tempo stesso, di azzardare scommesse finanziarie mozzafiato per decuplicare i guadagni. Bridgewater è oggi il più potente Hedge Fund del mondo. «Perché? Il motivo è semplice ma centrale, in questo racconto dell’orrore che sarà la vita da incubo dei vostri figli». Bridgewater “indovina” sempre, non sbaglia mai. E Ray Dalio è il suo guru.

Racconta Barnard, straordinario giornalista investigativo: «Lessi in un luogo oscuro una dichiarazione di Ray Dalio che parlava dell’amigdala, cioè della minuta porzione del cervello umano che si pensa gestisca le emozioni. E Dalio ne parlava, a lungo, nel corso di quella che invece doveva essere una nota sui mercati per gli investitori». Warning: «Ma che razza di viaggio lisergico è il gestore dell’Hedge Fund più miliardario del pianeta che invece di parlare agli investitori di spread, tassi, Bull Markets, trends, meccanismi di trasmissione monetaria o Credit Defaults, parla di amigdala cerebrale?». Cliccando sul sito di Bridgewater, si scopre che «lì dentro sta succedendo qualcosa d’indicibile, ma indicibilmente orrendo», perché «spazzerà via tutto ciò che dal 18esimo secolo si è aggregato attorno alla parola lavoro – tutto: leggi, filosofie, diritti, organizzazioni». Ray Dalio? «E’ l’esatto contrario dei suoi omologhi, cioè dei Blankfein, Soros, Fink, Mustier, Cuccia, Agnelli, che, com’è noto, passano o passarono la vita a “giocare a Dio”. Dalio passa la sua vita nella convinzione di essere talmente fallato, che solo un orwelliano lungo processo di aggregazione, limatura ed eliminazione dei suoi errori e dei suoi autoinganni potrà portare lui ad essere una Macchina infallibile, e Bridgewater al successo eterno».

E infatti, continua Barnard, «Dalio aspira a morire nella carne solo dopo che la sua mente sarà stata trasformata in una Macchina, in una Machine, ma proprio alla lettera, perché Ray sostiene, ripeto, che solo un orwelliano lungo processo di aggregazione, limatura ed eliminazione degli errori e degli autoinganni, e quindi solo eliminando le falle umane di cui lui e noi tutti siamo zeppi per causa dell’amigdala emotiva, cioè divenendo Machines, si ottiene l’efficiente vittoria perpetua nella competizione». Ma attenti: Dalio non prepara solo la sua mutazione in Machine, ma la mutazione in Machines di chiunque respiri e lavori, e lavorerà. E non solo a Bridgewater. «Dovrà essere trasformato, e per prima cosa non deve avere l’amigdala delle emozioni». Sicché Dalio «non solo prepara, ma ha già pronto tutto il progetto di trasformazione». E qui sta il fatto agghiacciante: «Il mondo che conta, dalla Fiat Chrysler alla General Motors, dalla Sony Corp. alla Carrefour, dall’Eni a Google, da Goldman Sachs a Banca Intesa, lo stanno guardando e… hanno capito. Hanno capito che l’apocalittico disegno di Ray Dalio è un “Money Winner”, cioè vince nella gara dei soldi, e va copiato. Sarà copiato alla stessa velocità con cui si sparge un incendio dopo un anno di siccità».

Il virus-Dalio «colerà a pioggia dai colossi dell’impiego ai gruppi minori fino all’azienda nostrana», e quindi «segnerà nella storia dell’umanità la fine del mondo del lavoro così come lo conosciamo, incenerendone ogni diritto o umanità rimasti. E vincerà anche perché il modello Ray Dalio-Bridgewater frantuma la storia del lavoro umano senza violare un singolo diritto sindacale, una singola legge, una singola Costituzione». A chi scrollerà il capo con scetticismo, Barnard ricorda nel 1946, «l’epoca delle radio gracchianti e dei telefoni a rotella», un uomo di nome George Orwell predisse che l’umanità fosse spiata da un Grande Fratello in ogni sua mossa. «Settant’anni dopo Edward Snowden rivelò al mondo che il Grande Fratello Nsa esisteva davvero». E come ci è arrivato, Ray Dalio, a concepire un mondo in cui si possa morire nella carne solo dopo essere diventati «Macchina che aggrega, lima ed elimina i suoi errori e i suoi autoinganni, senza Amigdale emotive di mezzo», anche a costo di perdere per strada i “deboli” come James Comey, ora capo dell’Fbi?

La home page di Bridgewater, «che è un mostro di mercati, derivati, profitti, speculazioni mondiali sulle Borse e clienti colossali», è piena di foglie, alberi, magliette, jeans, ragazzi in riunioni rilassate, sorrisi. «Sembra la home di una clinica di psicoterapia, di un famoso centro di riabilitazione psicologica per giovani alcolisti, o tossicodipendenti, o problematici, o emotivamente instabili. Una clinica nel verde sereno. Cosa significa?». Questo, continua Barnard, non è affatto il solito “spin” (bluff) all’americana”. «La risposta è di una facilità sbalorditiva: Bridgewater lo è davvero una clinica, Ray Dalio più che sul denaro oggi lavora sulla psiche, e lì si è sviluppato quello che di certo è il più agghiacciante progetto di robotizzazione della personalità del dipendente nella storia dell’umanità». Oggi, Dalio «non può ancora ordinare al genere umano una modifica del codice Dna che elimini dai cervelli dei feti l’amigdala delle emozioni», ma può già «spegnerla con la sua filosofia applicata», che trasforma l’essere umano in Machine da lavoro. Lo ripete fino all’ossessione: «I cervelli umani sono macchine. Il mondo è una macchina. L’economia è una macchina. Se nutriamo queste macchine con un’immensa mole di dati, se eliminiamo l’emotività che porta a scelte irrazionali in politica ed economia, queste macchine non sbaglieranno quasi più».

Questo che appare come un incubo per il futuro di qualsiasi dipendente, osserva Barnard, «sarà adottato alla velocità di un’epidemia da tutti i maggiori datori di lavoro del mondo, e a cascata anche dai medi e dai piccoli, perché è un incredibile “money winner”: credete che John Elkann non lo abbia già assorbito?». Ray Dalio, aggiunge Barnard, ripete ossessivamente i suoi tre mantra supremi: trasparenza, verità radicale, relazioni intense. «Sono tre punture di cianuro studiate con abilità che definire maligna è riduttivo». Ogni componente del pianeta va ridotto a Machine, e la Machine vince, «perché l’accumulo di dati incrociati e analizzati la rende invincibile, dice Ray». L’amigdala del cervello umano, però, mette i bastoni fra le ruote con l’emotività, che “personalizza” i dipendenti. «Essi allora, continua il Credo-Dalio, vanno totalmente spersonalizzati». In che modo? «Si usano pifferai magici che formulino parole e pratiche che incantano: Ray Dalio ne è il maestro». La decantata “trasparenza”? Suona bellissima, ma a Bridgewater «significa che esiste un sistema dove ogni singolo minuto di lavoro in ufficio è filmato e registrato, e tutto ciò è reso disponibile in una videoteca a chiunque nell’azienda, dal barista a Dalio».

Il dipendente sa di essere “trasparente” «perché non può nascondere neppure un colpo di tosse di disapprovazione senza che tutta l’azienda possa vederlo». In più, Ray Dalio «ha dato ordine a tutti i suoi dipendenti di sfidare di continuo gli altri con giudizi o polemiche». E questo porta al Dalio-concetto di “verità radicale”: chi lavora sotto monitoraggio, incoraggiato a polemizzare con i colleghi, finisce maciullato «in una pubblica arena giornaliera per ogni respiro fatto e parola detta, in continue riunioni». Di qui le “relazioni intense”. nel Dalio-gergo: «Intense perché ti devastano ogni secondo, e ogni secondo devi poter attaccare o difenderti perché tutta l’azienda ha visto e udito ciò che hai ‘respirato’, detto o registrato in video e audio». Questa psicotizzante pratica, viene detto ai dipendenti, serve  loro «per imparare che solo un orwelliano lungo processo di aggregazione, limatura ed eliminazione dei propri errori e dei propri autoinganni li potrà portare ad essere una Macchina infallibile, cioè li porterà al successo eterno che è prerogativa delle Machines. L’amigdala va polverizzata dalla storia, e se possibile dalla biogenetica in futuro. L’emozione è il nemico della Machine e del successo in ogni sfera del vivere. Questo viene detto ai dipendenti».

Così Ray Dalio spersonalizza il dipendente, che diventa una Machine «perfetta per i suoi profitti, che fanno record mondiale». E così, domani, «faranno i datori di lavoro di tuo figlio e del figlio di tuo figlio». Il “Wall Street Journal”, tempo fa, scrisse che in realtà a Bridgewater «si udivano singhiozzi convulsi di dipendenti nascosti nei bagni, unici luoghi dove le registrazioni sono vietate». La risposta di Ray Dalio fu: «Talvolta i sentimenti di chi lavora con noi vengono toccati. Ma questo è causato dall’amigdala. La cose non sono come appaiono: i nostri dipendenti vedono le proprie debolezze e si emozionano. Ma poi prendono fiato, si calmano e diventano razionali». Ma i dipendenti, agiunge Barnard, non possono perdere il posto di lavoro, e quindi si adattano. «John Elkann o Benetton o l’imprenditore di Siena lo vedono, hanno questo potere di ricatto sui sottoposti, e capiscono il ‘genio’ di Ray». In più, Bridgewater sta sviluppando un software che riproduce i “princìpi” di Dalio: si chiama di PriOs, «cortesia di David Ferrucci, ex leader del progetto di intelligenza artificiale della Ibm». Profetizza Barnard: «PriOS, alla morte di Ray, diventerà l’amministratore delegato o presidente dell’azienda, supervisionerà ogni singola mossa o voce umana, interagirà sui tablet che i dipendenti sono costretti per contratto a tenere accesi per dirigerli o criticarli o sentire le loro voci, o registrare le loro critiche ai colleghi e trasmetterle a quei colleghi, o correggere le loro voci». Ma sempre secondo i “princìpi” di Ray Dalio: “Tu sei nato Macchina e grazie a questo sei destinato alla perfezione”.

E’ un incubo, dice Barnard, che si avvererà presto: «PriOs sarà l’Ad di Fiat Chrysler, di Benetton, di Rizzoli Rcs, di Tods, di Pirelli, di Eni, di Poste Italiane, della Rai e di Mediaset, di Ipercoop. Sarà il tuo datore di lavoro anche a Perugia o Vicenza, Bergamo, Latina, Pescara». Si comincia prestissimo, a studiare per diventare Machine: «Ray Dalio aveva undici anni, 11, quando iniziò a interessarsi di mercati. Oggi è l’uomo più potente del mondo». Non solo per i 150 miliardi di dollari che gestisce ogni giorno, ma «soprattutto perché ha disegnato gli algoritmi che renderanno tuo figlio, e il figlio di tuo figlio, e il figlio del figlio di tuo figlio, degli psicotizzati servi del profitto, privi di amigdala, senza vita di emozioni: perché non si torna a casa dopo 5 o 6 giorni passati così e poi si è capaci di amare. Saranno le Ray-Machines per generazioni». Barnard rivendica di esser stato il primo, in solitudine, a lanciare l’allarme: «Vi avvisai vent’anni fa del Ttip, allora Wto, della globalizzazione, di chi ha pensato al Jobs Act». E chiosa: «Se per caso riesci a sollevare l’encefalo dalla Raggi o da Travaglio, ricordati di queste righe. Ricorda questo nome: Ray Dalio».

 

Fonte: www.libreidee.org

Link: http://www.libreidee.org/2017/03/vietato-amare-cosi-ray-dalio-mettera-fine-allumanita/

3.03.2017

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    Vero o falso che sia nella cronaca attuale è un processo inevitabile. Ci arriveremo comunque, se non cambiamo le regole del gioco. Occorre assolutamente togliere il giocattolo di mano ai traders, a tutti i traders, il cui vero, unico scopo è quello di “vincere”, ovvero rubare soldi a chi è più pollo di loro, tipicamente le masse di lavoratori. Se non si mette al bando la finanza speculativa l’umanità è fottuta, Barnard in questo ha ragione. Altro che deregulation, anche Trump dovrà farsene una ragione, ma questo non accadrà, per la famosa storia del cammello e la cruna dell’ago.

    • RenatoT

      … e sopratutto mettere la sanitá delle persone quotata in borsa.
      Ci vorrebbe Tyler Durden con la sua truppa e i suoi furgoni.

  • Truman

    C’è un errore concettuale nell’idea che togliendo le emozioni alle persone esse diventano più intelligenti. Lasciamo che lo scoprano a loro spese.

    • Sick boy

      Speriamo. Mi ha molto confortato il tuo commento. Già è impressionante quanto si cambia dopo qualche anno di duro lavoro.

    • Pfefferminz

      Si’, lo penso anch’io perche’ lo sviluppo dell’intelligenza e’ inscindibile dalle emozioni.

  • Pierrot Lenolese

    Eppure il mercato per prosperare ha sempre fatto leva sulle emozioni per ottenere la tanto agognata attenzione del compratore. Evidentemente c’è un cambio di paradigma in corso. Non posso che condividere d’altronde quanto di vero c’è nel titolo dell’articolo sulla disabilità oggigiorno ad amare, alla compassione, alla vicinanza emotivo affettiva che ha caratterizzato l’evoluzione da millenni.

    • robertoz

      …APPUNTO, CHI NON HA EMOZIONI NON CI PENSA DUE VOLTE A DARE LA MAZZATA FINALE AD UN MORIBONDO

  • Denisio

    Mi sembra che alcune modalità del metodo descritto siano oggi presenti in alcune realtà e sono certamente funzionali solo ed esclusivamente ad un manipolo di persone ultraelitarie che tramite i loro think tank lavorano per creare una massa indistinta di umanoidi che non sono in grado di vedere la realtà nella sua interezza.
    Quando osservi un albero dal basso verso l’alto senza pregiudizio ti rendi conto della sua magnificenza e lo tratti con rispetto e amore oppure ti rendi conto che è malato e trai le tue conclusioni, quando invece sei costretto ad osservare un solo ramo o una sola foglia facilmente ti rendi estraneo alla sua salute generale.
    Queste formule di vita elaborate da psicopatici sono soltanto la nuova forma di schiavismo, solo che nessuno vuole nemmeno dirlo ne pensarlo perchè è detto fin da piccoli che si vive in una società avanzata e che lo schiavismo appartiene al passato. Bella illusione, se non si lotta per avere un sistema formativo diverso, non si avranno mai coscienze e conboscenze diverse da quelle che sostengono ciecamente il sistema elitarista e militarista globale.

    • rossana

      C’è però il fatto che oggi il “sistema formativo” si basa non solo sulle famose 3 “i” di berlusconiana memoria, ma su un’idea di “efficenza” per cui l’obiettivo è rispettare i programmi ministeriali e focalizzarsi sulle modalità migliori per rispondere correttamente ai test finali: barri con crocetta la casella giusta e passi, barri quella sbagliata e sei di default un asino. E’ insegnamento? Sì, ma va nella direzione della formazione di umanoidi senza amigdala, e noi non ci possiamo fare niente. Chi potrebbe, cioè gli insegnanti e i docenti, sono vittime piegate al sistema: non possono dire no, pena la perdita della pagnotta, che di questi tempi è un ricatto al massimo dell’efficienza.
      Poi c’é un’altra cosa: parlare in rete di “coscienza” è una sorta di impulso pavloviano che serve solo ad addomesticarsi alla sua perdita: in rete tutto finisce per essere triturato, masticato e risputato, perdendo esattamente quella coscienza che diventa solo un argomento fra tanti di conversazione fra umani in via di transizione verso lo stato di umanoide.
      La coscienza è aver coscienza dell’indicibile, dell’insondabile, del mistero, del divino e della sua influenza non soggetta a razionalizzazione binaria.
      La rete è la macchina ideale per resettare ogni amigdala lasciandoci la convinzione obsoleta di poterne coltivare una, magari “collettiva”.
      Ma la coscienza è tale solo se è individuale; e solo se si ha coscineza della propria individualità si può comprendere il senso di una coscienza “collettiva”. Che non vuol dire una uguale per tutti, ma ognuno la propria a formarne una di mille diverse insieme.
      Nemmeno io, nonostante tutto, riesco a defilarmi comletamente dalla rete, e però nei giorni in cui riesco a starne fuori, mi diventa chiaro come la rete sia esattamente tale: cattura e imbriglia al punto che uscirne è ormai quasi impossibile.
      In più, ci piace così tanto da non volerne proprio uscire.
      Se individualmente non riusciamo a fare nemmeno questo, come potremmo mai influire sul “sistema formativo” attuale che è funzionale alla rete a strascico che imbriglia pesci risputandone come inutile l’acqua vitale della propria singolare coscienza?

      • Denisio

        Rossana, scrivo coscienza e conoscenza e con queste due parole intendo racchiudere l’esercizio utile a creare un’intelligenza diversa da quella creatasi con l’esercizio dell’utilitarismo utili a primeggiare individualmente nel ‘900. La rete è come la conoscenza un’arma a doppio taglio, se siamo dotati di una grande conoscenza vera o falsa che sia praticamente a comando grazie e alla tecnologia in generale ci troviamo ad avere a che fare con problemi etici e morali che richiedono tempo di riflessione e di meditazione. Il problema è che manca il tempo, per questo i problemi non hanno il tempo di essere metabolizzati e quindi le soluzioni arrivano quando se ne ripresentano di altri. Manca il tempo sia da un punto di vista personale ma sopratutto da un punto di vista globale. Dobbiamo saper controllare la conoscenza e saperla dirimere e ciò non si ottiene sopprimendo i sentimenti come qualche utile idiota di spicco si è messo in testa di fare ma investendo nel proprio tempo.
        La via da intraprendere può essere dura o può essere semplice a seconda del nostro grado di comprensione, tenendo conto di come stanno andando le cose non sarà comunque semplice eppure sono fermamente convinto che le soluzioni semplici a problemi complessi esistano eccome ma ho più di una prova che il qualcuno di ruolo non voglia che si trovino soluzioni troppo intelligenti che dissolvano in una nube di vapore problemi che vengono proposti come irrisolvibili o epocali. Ci danno il bastone in testa se insinuiamo che la carota non si raggiunge inseguendola ma semplicemente tirandola a se, un pò come si fa per la coscienza.

        • rossana

          Denisio, scrivi “…scrivo coscienza e conoscenza e con queste due parole intendo
          racchiudere l’esercizio utile a creare un’intelligenza diversa da quella
          creatasi con l’esercizio dell’utilitarismo e della competitività…”
          .
          Forse possiamo trovarci d’accordo se sostengo che non è data “conoscenza” in assenza di “coscienza”?.
          La conoscenza presuppone che l’atto del conoscere veda attivo quello del “prender coscienza”, cioè di metabolizzare e far propria quella conoscenza che, diversamente, è mera acquisizione di dati privi di implicazioni, cioè esattamente ciò che chiede oggi il sistema “dell’utilitarismo e della competitività”, come ben dici.
          Non c’é tempo.
          Pensa a quanto ce ne ruba lo star qui a confrontarci sulla rete (ma se a volte è necessario e utile farlo, spesso è una sorta di riflesso pavloviano dal quale è difficile staccarsi…).
          Questo mi è più chiaro ogni volta che qualcuno commenta (qualunque sia il tema sul quale si esprime), con un “…ci danno in testa se insinuiamo…”, o altre simili espressioni che mettono un noi sotto e un sistema punitivo sopra a quel “noi”.
          Ecco, questo è il momento nel quale mi scatta ormai la fuga a gambe levate dalla rete: “noi”, siamo tali solo quando dimentichiamo di essere anche (sempre) un “io”, cioè un individuo capace di azioni e scelte individuali.
          E una scelta individuale, che improvvisamente ci fa scoprire di avere più “tempo”, è proprio quella di decidersi a fare quel click per uscire dalla rete per darci il tempo che ci serve per metabolizzare, cioè per far passare la nostra mente dallo stadio dell’acquisizione di un’informazione a quello della coscienza, cioè della conoscenza nel pieno senso del termine.
          Ed è lì dove c’é conoscenza, dove c’é coscienza, che nasce l’azione.
          Quale?
          Non lo sapremo finché non ci saremo dati ognuno il tempo che ci serve per far nascere in noi quell’idea che non vedremo mai fiorire finché non diamo il tempo alla nostra coscienza di ripulire dalla fuffa il campo dove, grazie alla coscienza/conoscenza, le azioni nascono da sè….come conseguenza della presa di coscienza.
          Fin lì, fino al momento in cui la coscienza (che si coltiva nel silenzio, fuori dal turbinìo delle news a getto continuo della rete, che ci obnubilano e ci confondono) non produrrà in noi l’azione, a nulla vale ogni informazione, che non è conoscenza, ma appunto solo informazione.
          Talmente tanta da finirne intossicati e quindi paralizzati dall’eterno fluire di qualco’altro da sapere, qualcos’altro da aggiungere alla lunga sequela di cose che già sappiamo, fra le quali solo una conta: ci stanno fottendo, in ogni senso possibile.
          E noi, ognuno di noi che ha a portata di mano quel click che potrebbe essere fatale al sistema (oggi nessun “sistema” vive senza la rete), anziché premere il pulsante per uscire dal sistema continuiamo ad alimentarlo pensando di combatterlo, di opporci, di essere contro o che ciò che commentiamo conti (qui il “noi” comprende anche me, che infatti per coerenza mi appresto a tornare fuori dalla rete, non prima però di averti ringraziato per questo scambio di pensieri. Grazie, alla prossima).

          • Denisio

            Ciao!

  • orckrist

    Tale Ray Dalio è il perfetto prodotto del principio fondante degli USA: la legge del profitto.
    E’ solo uno degli innumerevoli che nel corso della storia si sono abbandonatii all’egoismo e alla cupidigia. Aspira all’immortalità ma quando arriverà la signora in nero sarà uguale a tutti gli altri.
    Mia nonna soleva dire :”Al cesso e al camposanto siamo tutti uguali”.

  • Giovanni Cairo

    CAMBIATE IL NOME DELL’AUTORE!
    Assurdo. L’articolo non è altro che una citazione continua e pedissequa di un articolo di Polo Barnard senza aggiungere altro.
    Perché non postare direttamente l’ottimo Barnard?
    Sono comunque contento che vengano diffuse le idee barnardiane ma la modalità è alquanto strana.

    • Pyter

      Forse l’intenzione era quella di vedere come veniva un articolo di Barnard senza l’uso emotivo dell’amigdala in cui troppe volte lui esagera.

      • Pierrot Lenolese

        A proposito di amigdala Pyter mi hai fatto sorridere caldamente.

    • Toussaint

      Tempo fa, se ben ricordo, Barnard espresse il desiderio che Come Don Chisciotte non pubblicasse più i suoi articoli (e se così non fosse me ne scuso), perché si riteneva evidentemente di ben altro livello rispetto agli autori normalmente pubblicati su questo sito (non contradditelo, diceva mia nonna di un vicino di casa. E’ pazzo). Barnard lo conosciamo soprattutto per aver propagandato la MMT, una teoria fascinosa, apparentemente fondata, ma giudicata poco più di una boutade da diversi economisti che riterrei almeno normodotati. Diciamo che Barnard ha una notevole opinione di se stesso, fatto che me lo rende istintivamente antipatico, come in generale tutti i presupponenti.

      L’argomento stavolta lo ha azzeccato anche se al riguardo – non essendo un tuttologo – preferisco leggere più che commentare (d’istinto, però, tendo a rigettare la personalizzazione – Ray Dalio – di una tendenza generale). La “barnardata” finale, però, non manca mai. Naturalmente lui aveva già avvertito tutti, vent’anni fa, del TTIP che allora si chiamava WTO (non sarei d’accordo. E’ in ogni caso diversa la filosofia sottostante) e di tutti i flagelli attuali. Perché qualcuno non va a dirgli che gente da niente come ad esempio Kaldor (tanto per fare un nome) lo aveva fatto anch’egli, magari un bel po’ prima?

  • CitizenFour

    Articolo integrale/originale dell’immenso Paolo Barnard (il Jonh Pilger italiano)
    http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1645

  • Servus

    «Ray Dalio aveva undici anni, 11, quando iniziò a interessarsi di mercati. Oggi è l’uomo più potente del mondo».

    Satana mantiene la sua promessa: se gli vendi l’anima, ti rende ricco. E se gli vendi anche le anime di tutto il mondo, ti rende il più ricco del mondo.

  • robertoz

    E’ da un po’ di tempo che ipotizzo che le famose università di economia e finanza americane ed inglesi, più che luoghi per preparare all’eccellenza persone intelligenti, siano scuole dove insegnano il “SISSIGNORE” e noi con il naso per aria ad annuire dando ragione delle terribili stronzate che ci propinano.

  • Nicolass

    il transumanesimo è diventato una realtà che aggrega sempre più adepti talmente folli da credere che l’unica speranza per l’umanità sia quella di trasformare l’uomo in una macchina. Che Dio ci aiuti.

  • natascia

    Anche le mafie che ormai si sono legalizzate, agiscono in borsa e hanno ottenuto molto dall’abbattimento della Glass Steagall di clintoniana memoria. Di che stiamo a parlare, di persone capaci di sterminare una famiglia il giorno del battesimo del nipote, di chi schiaccia un bottone e getta migliaia di persone nel lastrico come se fossero delle attività normali svolte da persone normali? Si tratta di pericolosi psicopatici che riescono anche a cambiare le leggi in loro favore, che si fanno beffe delle emozioni di coloro che intendono manipolare. La società si deve difendere, non condiscendere.

  • neroscuro2014

    Di tanto in tanto ritorna la paura delle macchine, questa volta sotto forma di uomini che vogliono diventare “macchine” e fare qualcosa di male al resto dell’umanità.
    Se questa paura ha un qualche fondamento, mi pare basata su una delle idee più sgangherate che abbia mai letto: se c’è una cosa che distingue da sempre l’uomo da una macchina è l’essere vivo. La vita comporta bisogni mentre una macchina viene costruita per soddisfare dei bisogni, non per averne. Speculare in borsa è meno che un bisogno e così il mercato. Questi sono dei mezzi per arrivare alle solite cose: cibo, sicurezza, riproduzione, piaceri. Una macchina non vive e anche dovesse mai arrivare a pensare, non potrebbe farlo in autonomia perché gli mancano proprio quelle necessità e quei limiti che sono tipici della vita. Potrebbe essere al massimo una brutta copia dell’uomo. Nel tentativo di privarla dei difetti umani si arriverebbe a qualcosa che non ha semplicemente senso, perché non può rispondere efficacemente all’ambiente. Ad esempio, l’aggressività è pericolosa se manifestata contro i propri simili, ma assolutamente necessaria nelle situazioni di pericolo. Se invece si copiassero anche i difetti umani, non si otterrebbe nulla più che un androide tale e quale a noi, magari solo più efficiente e più veloce. Una ricerca del genere avrebbe solo senso per capire meglio ciò che ci rende umani.

  • Manente

    Poiché in ultima analisi il Diritto delle genti passa attraverso le canne dei fucili, l’articolo di Barnard dimostra che il diritto dei cittadini di possedere armi, non solo è giusto, quanto assolutamente necessario.

  • Esquivèl

    Volete vedere il volto di un totale psicopatico? Guardatevi le facce nei video di presentazione sul sito della Bridgewater, dire “sguardi inquietanti” è dir poco. Mai visti muscoli facciali così contratti in una situazione del genere.

  • Paolo

    Chissà cosa pensa del figlio compositore.

  • GioCo

    Se la natura ha messo l’amigdala al centro del cerebro e attaccata alla sostanzia bianca (corpo calloso) che solo pochi anni fa era ritenuta inutile, un motivo ci sarà. Credo che se aspettiamo le psicopatie dei mantra di questo Dalio, profeta del dogma religioso metallico che antepone il sistema economico all’essenza vitale di ogni essere vivente, avremo la sorpresa che l’Uomo macchina si rivelerà la perfezione dell’inutile cosmico.

    L’intuito e la creatività non sono propri di nessuna macchina ed estromessi quelli dalla vita non si ha la perfezione ma l’illusione della perfezione generato da un handicap: l’incapacità di reagire alla dinamica dell’imprevisto. Cioè esci dalla storia evolutiva ed entri nella storia della pietra, l’eterno essere passivo.
    L’unica strada è si quella della disciplina ma con lo scopo di governare e non essere governati dall’emozione. Dalio se ragiona così come viene detto nell’articolo è nella peggiore delle ipotesi uno schiavo di se stesso e nella migliore un furbastro che gioca con il pensiero degli altri, senza avere idea delle reali conseguenze

    E’ verissimo quello che dice: “noi siamo ANCHE macchine”, ma non SOLO macchine, siamo ANCHE qualcosa che Dalio dice essere sbagliato e per ciò lui vuole distruggere questa parte sbagliata. Chiediamoci il perchè … forse non è solo questione di potere economico, forse è impotenza spirituale …

  • natascia

    Non credo che i datori di lavoro tutti, agiscano esclusivamente per il guadagno, almeno qui in Italia. Sono ben altre le molle che spingono l’essere umano ad intraprendere. Lo spirito libero, il piacere delle creazione, l’amore verso i suoi dipendenti e i suoi clienti soddisfatti. Marchionne è un infiltrato.

  • Paolo

    Purtroppo nella sua triste realtà sembra collegarsi al fantasioso inizio di una apocalipse zombie.

  • Adriano Pilotto

    Diceva il grande Jonathan Swift che l’apparire di un genio lo si riconosce dalla congrega di squilibrati che gli si riunisce attorno: come non essere d’accordo con il decano di San Patrizio.

  • marco schanzer

    Quell’ italoamericano e’ , tra i big USA , uno dei piu’ umani .