«VENGONO DI NOTTE E SI PRENDONO LE RISAIE»

«VENGONO DI NOTTE E SI PRENDONO LE RISAIE»


risoitaliano.eu


Mi chiamo Andrea Maggi e sono un agricoltore di Carisio, in provincia di Vercelli. Sono un Dottore ambientale laureato nel 2008 e coltivo riso in Baraggia, una terra che offre al nostro Paese l’unica Dop riso.

Negli anni ho preso in mano l’azienda di famiglia per condurla, mi piace il mio lavoro ma purtroppo in questi ultimi mesi ho dovuto utilizzare la maggior parte del mio tempo a studiare i progetti fotovoltaici che verranno realizzati nella mia zona. Sono tornato a essere dottore ambientale mio malgrado.


AGRICOLTORI DA TRE GENERAZIONI


Ma devo fare una premessa: la nostra è una famiglia di agricoltori, io e i miei fratelli facciamo parte della terza generazione. Mio nonno ha lavorato nel Pavese prima Stradella poi a Spessa Po dove sono nati rispettivamente mia zia e mio padre, successivamente si trasferì nelle nostre zone per fare da mezzadro in una delle cascine su cui sorgerà uno degli impianti fotovoltaici che potrebbero distruggere la mia azienda.

Nel 1959 infatti si è presentata l’occasione di affittare la cascina ed i terreni ad essa connessi su cui ancora oggi coltiviamo riso e qualche anno dopo, con il subentro di mio padre e con enormi sacrifici, abbiamo acquistato cascina e terreni. La cascina stessa ha una storia particolare: dai documenti storici del comune di Carisio, raccolti in un libro, si evince che essa nasce nel 1680 circa, con la bonifica delle prime 100 giornate piemontesi (38 ettari circa), e per secoli apparterrà al comune, quindi nasce come un bene pubblico.

Agli inizi del 1900 viene venduta, dopo una lunga bonifica dei terreni e una importante infrastrutturazione: questa è una delle prime Cascine ad avere un essiccatoio, che ai tempi funzionava a carbone per il calore e con un mulino (tutt’oggi presente) per il funzionamento meccanico di tutti i macchinari in legno che servivano per il trasporto del riso.


PROPRIETA’ VIOLATA


Ebbene, su questo patrimonio privato, pubblico e storico alcuni soggetti a un certo punto decidono di mettere i piedi. Letteralmente, visto che iniziano a girare senza permesso nei miei terreni di proprietà (con automobili molto costose e non adatte alle strade di campagna).

Alla richiesta di spiegazioni mi viene detto che deve passare un cavo elettrico ad alta tensione per una stazione elettrica; a questo punto inizio a preoccuparmi. La stazione non comporta disagio ma un cavo di quelle caratteristiche sì. Qualche tempo dopo scopro nei miei terreni aggirarsi un geologo che effettua un carotaggio: chiedo spiegazioni e mi viene detto che il committente gli ha assicurato che i proprietari hanno dato permesso. Peccato che il proprietario gli fosse di fronte.

A quel punto, telefono al committente, uno studio di architetti della vicina città di Vercelli.


L’INDAGINE INIZIA…


L’architetto che ha commissionato il rilievo si nega. A quel punto, mi rivolgo a un avvocato che mette sotto diffida tutta la documentazione prodotta tramite questo illecito. Intanto scopro che nei progetti di due impianti fotovoltaici agrivoltaici a 7km e 4 km di distanza c’è una il progetto di una stazione elettrica, quando verifico il piano particellare scopro che è stata progettata sui miei terreni senza che io ne abbia mai saputo nulla. Inizio a occuparmi di potenze, di danni ambientali, di leggi: scopro che ci sono già 13 progetti e che la stazione arriva a una potenza di 2250 MW e a 32 connessioni. E’ evidente che si prevede di costruire 32 impianti fotovoltaici nel raggio di 20 km per un’occupazione di suolo di 4000 ettari. Terra sottratta al riso Dop, nel silenzio delle istituzioni e attraverso progettazioni e misurazioni effettuate violando la proprietà privata e danneggiando l’attività imprenditoriale.

Chi ha deciso di occupare la mia proprietà vuole realizzare elettrodotti interrati che passano sia su terreni privati che su strade pubbliche, una seconda stazione elettrica che si collocherebbe sempre sui miei terreni e che fungerebbe da stazione comune per collegare alcuni impianti, ma che non sarebbe neanche l’unica. Altre saranno costruite su altri terreni agricoli, che evidentemente saranno espropriati. Il progetto in questione sventrerà le risaie tra Vercelli e Biella per creare un enorme parco fotovoltaico interconnesso da stazioni elettriche.


DANNO INCALCOLABILE


Se parliamo della mia sola azienda il danno è incalcolabile: oltre al terreno perso vi sono enormi problemi sugli scarichi dei reflui di queste stazioni: dove scaricheranno, visto che tutti i fossi dell’azienda sono privati? Esproprieranno anche quelli? Verranno utilizzate le strade private per accedere ai luoghi delle stazioni? Se così fosse non si potranno più scavare i canali per irrigazione. Il cantiere occuperebbe circa 80/90 ettari per 66 mesi cioè per il tempo di costruzione delle stazioni e della connessione alla rete nazionale.


CRITICITA’ TECNICHE E AMBIENTALI


Ci sono altri problemi tecnici, che da dottore ambientale e da esperto in elettricità per studi personali sto vedendo nei progetti, come il fatto di connettere tutti gli impianti ad un’unica stazione elettrica di conferimento e il fatto che le interconnessioni saranno private.

Più si studia il progetto e più si vede come dell’ambiente non gliene frega niente nessuno il passaggio di un ampio territorio come quello descritto da terreno paludoso a terreno asciutto in circa 2/3 anni porterà alla distruzione di tutto questo ambiente e di tutta la flora e la fauna che vivono sul nostro mare a quadretti la quale non avrà il tempo per adattarsi. Di tutto questo le istituzioni si disinteressano e gli agricoltori che firmeranno i permessi per quattro soldi non riusciranno più a tornare in possesso dei loro beni.


CAVI INTERRATI


La conseguenza della posa di cavi elettrici interrati sotto le risaie, come già presentato in un progetto in provincia di Biella che oggi sta cercando di ottenere l’autorizzazione anche all’esproprio dei terreni, sarà la devastazione dell’ecosistema risaia, dell’economia territoriale e anche della nostra vita quotidiana.

Nei documenti relativi alla servitù si descrive (cito):

La servitù di elettrodotto interesserà una fascia di terreno estesa indicativamente per 2,5 m su ciascun lato dell’asse del cavidotto e sarà posto ad una profondità di circa 1,2 metri rispetto al piano campagna, fatte salve eventuali maggiori profondità richieste in corrispondenza di attraversamenti, interferenze o particolari condizioni locali e quanto previsto dagli elaborati tecnici esecutivi.


FASCIA DI SERVITU’: GLI OBBLIGHI


All’interno della fascia di servitù non potranno essere eseguiti scavi o lavorazioni che possano compromettere la sicurezza dell’elettrodotto; non potranno inoltre essere collocate condutture interrate senza preventiva intesa con il soggetto gestore della rete.

La fascia asservita dovrà essere mantenuta libera da alberature, coltivazioni e piantagioni che possano ostacolare le attività di controllo, esercizio, manutenzione e riparazione dell’elettrodotto. Sarà inoltre vietata la piantumazione di alberi di alto fusto e la realizzazione di manufatti a distanza inferiore a 2,00 m dalla zona asservita……

I fondi interessati dalla servitù di passaggio dovranno garantire il transito pedonale e carrabile del personale incaricato e dei relativi mezzi d’opera, in qualsiasi momento, per le attività di costruzione, esercizio, sorveglianza, manutenzione e riparazione delle opere elettriche.


PERCORSO DI ACCESSO


Il percorso di accesso dovrà avere una larghezza minima pari a 3,00 m ed essere mantenuto permanentemente libero, praticabile e privo di ostacoli. In presenza di cancelli o sistemi di chiusura, dovranno essere assicurate modalità di accesso autonome al personale autorizzato, anche mediante consegna delle relative chiavi o installazione di apposito dispositivo portachiavi.

Queste prescrizioni incidono pesantemente sull’ambiente di risaia e precludono la coltivazione per nove metri (2,5+2,5+2+2). Obbligano il proprietario alla manutenzione a garantire l’accesso ed inoltre in caso di chiusura (come capita passano in mezzo al cortile di una casa); obbligano a fornire copia delle chiavi per un autonomo accesso in caso di emergenza.


CEDERE I TERRENI PER DENARO?


La rete di cavi che si vede nella mappa che ho redatto basata sui progetti pubblicati fino ad ora e solo una parte di ciò che avverrà nel territorio. Lascio un ultimo messaggio ai miei colleghi: i nostri nonni hanno lavorato a mano per rendere coltivabili i nostri terreni, hanno sudato, pianto e si sono tirati su le maniche. Hanno creato quello che noi oggi abbiamo. Oggi lavoriamo con macchinari e sistemi che ci permettono di ridurre molto la fatica, non dobbiamo più metterci a scavare un fosso con piccone, badile e carriola. Cedere i terreni per denaro dopo la fatica che hanno fatto i nostri avi per permetterci di vivere senza quella stessa fatica è un delitto e uno schiaffo a tutto quello che ci hanno lasciato.


Andrea Maggi

26.08.2026

Fonte:

https://www.risoitaliano.eu/servitu-da-elettrodotto-denuncia-a-carisio/


Commenti (1)

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    1. Ismaele386 1 settembre 2026

      E' pazzesco! Sono senza parole.
      Tutta la mia solidarietà all'autore e a tutti gli agricoltori. Spero che alla fine prevalgano.

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