Vaccini, il calvario della prof esonerata dal richiamo

L’insegnante di 55 anni colpita da trombosi dopo la prima dose è finita in un limbo burocratico. All’hub a caccia di risposte: «Non posso ricevere la seconda dose, ma non mi danno il Green pass»

«Per senso del dovere ora mi trovo in difficoltà…e me la sono pure vista brutta». Insegnante nel settore dell’infanzia, 55 anni e nessun problema di salute pregresso. A quasi cinque mesi dalla prima dose M.B. non ha ancora un Green pass valido. E per rientrare nelle aule a settembre, sembra sempre più vicino l’obbligo di presentarlo.

Quando si apre la possibilità di fare il vaccino anche per il personale scolastico non ci pensa due volte. «Mi sono iscritta subito, credo sia importante vaccinarsi per uscire dalla pandemia». Il 10 marzo le inoculano AstraZeneca, la settimana successiva iniziano i dolori alle gambe. «Ho scelto di farlo nonostante perplessità di tutti. Quelli che conosco, e che lo hanno fatto in quel periodo sono stati male, le mie colleghe hanno avuto febbre e sintomi influenzali». Il 15 marzo la Regione Lombardia decide di sospendere in via precauzionale la somministrazione del siero anglo-svedese su base delle raccomandazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Le fitte alle gambe continuano, «Sentivamo le notizie riguardo agli effetti del vaccino, ma pensavo che non potesse capitare a me». Poi il male diventa insostenibile e l’insegnante di Bollate si rivolge ad un medico. «Sono i primi effetti del caldo», il primo responso del dottore. La situazione peggiora, «mi sentivo la gamba di ghiaccio» — racconta. «Sono andata anche in Pronto Soccorso, mi hanno quasi deriso dicendomi “ha fatto AstraZeneca e adesso ha la trombosi, eccone un’altra”». A pagamento l’eco-doppler rivelatore che diagnostica una profonda trombosi gemellare, siamo ad aprile. «Magari ero predisposta a questa patologia e non ne ero a conoscenza, non so se è colpa del vaccino, ma i problemi sono iniziati subito dopo la prima dose». Inizia il pellegrinaggio per una terapia adatta, concluso al Centro Emofilia e Trombosi “Angelo Bianchi Bonomi” del Policlinico.

Superati i 60 giorni di punture alla pancia (ancora in corso), scagionando la possibilità di un esito tragico, la questione è diventata burocratica. «Il 28 maggio la seconda dose, i dottori all’Hub vaccinale mi hanno esonerato dal vaccino, considerando la mia cartella clinica e una magra consolazione “Non sa quanti casi come il suo stiamo vedendo”». Ieri il ritorno al centro vaccinale nel Palazzo delle Scintille per avere una risposta dopo vari tentativi tra Asl, numero verde e 1500. «Mi hanno dato un foglio in cui hanno ribadito lo stato di esonerata, ma niente Green pass. Il medico mi ha detto “Dovrebbe chiedere al Generale Figliuolo, noi non sappiamo nulla”». La preoccupazione va a quando si attiverà il portale Sigeco dedicato alle nomine per il prossimo anno (M.B. insegna dal 1997 come precaria). «Se il sistema chiedesse il certificato per accedere alle graduatorie sarei automaticamente esclusa», a questo si aggiungono le mancate possibilità di ottenere un contratto in un Istituto scolastico, «una valanga di colleghe sono andate in pensione o hanno preferito rimanere al sud, potrebbero aprirsi delle posizioni. Cosa faccio ora? Posso fare a meno di uscire a cena con mio marito ma vorrei continuare a lavorare».

Fonte articolo: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/21_luglio_26/vaccini-calvario-prof-esonerata-richiamo-niente-green-pass-ora-rischio-posto-003641e8-ede2-11eb-b806-66e6aa5ff564.shtml

 

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