Vaccini anti-Covid ai bambini, studio ISS rivela: proteggono molto meno del previsto

Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet, condotto su quasi 3 milioni di bambini, ha indicato una copertura inferiore al 30% per l’infezione e del 41,1% appena contro lo sviluppo di forme gravi della malattia.

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di Valeria Casolaro

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet il 30 giugno e realizzato dagli scienziati dell’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute italiano ha rivelato che l’efficacia del vaccino contro il Covid sui bambini nella fascia di età 5-11 anni è molto più bassa di quanto si pensasse. Su quasi 3 milioni di bambini osservati, dei quali 1,1 milioni vaccinati e 1,7 milioni non vaccinati, ha indicato una copertura inferiore al 30% per l’infezione e del 41,1% appena contro lo sviluppo di forme gravi della malattia. Inoltre la protezione diminuisce rapidamente dopo il primo ciclo di vaccinazione. Lo studio è il più grande di questo tipo mai realizzato e l’unico ad essere stato effettuato al di fuori degli Stati Uniti.

Dall’inizio della pandemia, in Italia, sono 10 mila le ospedalizzazioni di bambini di età inferiore agli 11 anni e meno di 200 i ricoveri in terapia intensiva. A partire dal 7 dicembre 2021 il Ministero della Salute italiano ha aperto alle vaccinazioni con vaccino Pfizer-BioNTech per i bambini in questa fascia d’età, con un regime di due dosi a distanza di 21 giorni l’una dall’altra. Al 13 aprile 2022 – data di conclusione dello studio dell’ISS – su 3,6 milioni di bambini idonei alla vaccinazione, appena il 38% (1,2 milioni) aveva ricevuto la prima dose e il 34% (1,1 milioni) aveva completato la vaccinazione completa.

I dati sono forniti dallo stesso studio dell’ISS, il più esteso mai realizzato di questo tipo per numero di soggetti osservati e il primo realizzato al di fuori degli Stati Uniti, dal titolo Efficacia del vaccino BNT162b2 contro l’infezione da SARS-CoV-2 e il Covid-19 grave nei bambini tra i 5 e gli 11 anni in Italia: analisi retrospettiva del periodo gennaio-aprile 2022. I bambini presi in considerazione per lo studio, tutti italiani e senza precedente diagnosi di infezione da Covid-19, sono stati seguiti dal 17 gennaio al 13 aprile 2022. Le osservazioni sono state condotte su un totale di 2.965.918 bambini, dei quali il 35,8% (1.063.035) vaccinati con due dosi, il 4,5% (134.386) con una sola dose e il 59.6% (1.768.497) non vaccinati. Durante l’osservazione, sono stati registrati 766.756 casi di Covid, tra i quali 644 di infezione grave – di questi, 627 sono stati ospedalizzati, 15 ricoverati in terapia intensiva e 2 deceduti. All’interno del gruppo completamente vaccinato, l’efficacia del vaccino è risultata essere del 29,4% nei casi di infezione da Covid e del 41,1% nei casi di infezione grave. Nel gruppo parzialmente vaccinato, gli stessi dati scendono rispettivamente al 27,4 e al 38,1%. L’efficacia del vaccino, inoltre, ha raggiunto il picco del 38,7% dei primi 14 giorni successivi alla vaccinazione completa, per poi scendere al 21,2% nei 43-82 giorni successivi.

La vaccinazione contro il Covid-19 nei bambini tra i 5 e gli 11 anni in Italia”, scrivono gli scienziati, “mostra una minore efficacia nel prevenire l’infezione da SARS-CoV-2 e Covid-19 gravi rispetto a soggetti di età superiore ai 12 anni. L’efficacia contro l’infezione sembra diminuire dopo il completamento dell’attuale ciclo di vaccinazione primaria”.

Molti Paesi in Europa e altrove hanno un livello di copertura vaccinale nei bambini tra i 5 e gli 11 anni relativamente basso. I nostri risultati suggeriscono che BNT162b2 [Pfizer-BioNTech] è moderatamente efficace nel prevenire le infezioni e le malattie gravi in questo gruppo di età. Tuttavia, l’efficacia è inferiore rispetto ad altri gruppi e, almeno contro le infezioni, sembra diminuire. Questi dati devono essere interpretati dalle autorità sanitarie pubbliche insieme ai dati sulla sicurezza dei vaccini e alla probabilità di mortalità e morbidità causate dal Covid-19 in questa fascia d’età”.

Come fatto notare da Antonio Cassone, immunologo membro dell’American Academy of Microbiology, in un articolo su Repubblica – l’unico, tra i media mainstream, che abbia trattato la questione -, i dati sull”incidenza di malattia grave nei bambini si aggirano a 2 ogni 100 mila per quanto riguarda i ricoveri in terapia intensiva e di uno ogni 100 mila per infezioni che portano al decesso. Tuttavia, poco dopo, lo stesso Cassone difende il principio delle vaccinazioni nei bambini anche di fronte a questi dati, in quanto il beneficio dei vaccini non è solo “evitare una grave malattia”, ma – riportiamo testualmente – “va visto anche in un’ottica educativa e sociale“, che si traduce nella possibilità di “andare a scuola, fare sport e altre attività insieme”.

Il punto più cogente riguarda la dose booster: fare cioè un richiamo vaccinale, una terza dose, anche nei bambini. I dati dell’ISS ne suggeriscono chiaramente l’opportunità se non la necessità. Di fatto la Pfizer ne ha già ottenuto l’autorizzazione negli USA dimostrando che il richiamo causa un aumento del livello anticorpale, anche se forse solo transitorio, ed un probabile incremento del grado di protezione” scrive l’immunologo.

Fermo restando che la somministrazione di farmaci e medicinali dovrebbe perseguire scopi puramente sanitari ed esulare completamente dall’intento educativo paventato su Repubblica, ricapitolando quanto dedotto dai dati siamo di fronte a un virus che nella fascia di popolazione in oggetto ha un tasso di ospedalizzazione irrisorio e un tasso di mortalità quasi nullo. Di queste bassissime percentuali di bambini infettati, la copertura di questo specifico vaccino dall’infezione da Covid-19 non arriva al 30%. Va notato come la distribuzione del vaccino per i bambini tra i 5 e gli 11 anni sia stata autorizzata dopo l’esito di uno studio – condotto da Pfizer negli USA – che ne esaminava l’effetto su appena 2000 soggetti di tale fascia d’età e che suggeriva un’efficacia del vaccino fino al 98%. Quanto emerso dalla ricerca dell’ISS non può non sollevare alcune riflessioni sull’esaustività di studi condotti su porzioni estremamente limitate di popolazione in tempi brevi, con la pretesa di applicarli successivamente su scala globale. Negli ultimi mesi si sono inoltre susseguiti studi che hanno dato risultati insoddisfacenti circa il rapporto rischi-benefici della vaccinazione pediatrica – della quale abbiamo fornito un’accurata disamina in un nostro articolo -, risultati che lo studio prodotto dall’ISS non fa altro che confermare.

Fonte articolo: https://www.lindipendente.online/2022/07/02/vaccini-anti-covid-ai-bambini-studio-iss-rivela-proteggono-molto-meno-del-previsto/

 

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