Una visione libertaria spagnola sull’indipendenza catalana

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DI MARTA HIDALGO

mises.org

[Nota dell’editore: settimana scorsa, il presidente dell’Istituto Mises Jeff Deist ha preso una posizione a favore del movimento secessionista in Catalogna. Vedasi Lasciate decidere la Catalogna” del 19 settembre. Molti dei nostri lettori pensano invece che debba essere fermato. Di seguito riportiamo un articolo non modificato di un nostro redattore, che, come tutti gli altri, non va interpretato come posizione ufficiale dell’Istituto Mises].

I nazionalisti purtroppo si avvicinano alla storia con un altro atteggiamento. Per loro il passato non è una fonte di informazione ed istruzione, ma un arsenale di armi per fare guerra. Cercano fatti che giustifichino le loro aggressione e oppressione. Anche se i documenti disponibili non forniscono dati a loro favore, non desistono dal distorcere la verità e falsificare i documenti.

~ Mises, 1944. Governo Onnipotente

Il movimento nazionalista ed indipendentista catalano non vuole creare un paradiso fiscale. E neanche un governo più piccolo e decentralizzato. Vuole ottenere ulteriori sovvenzioni e denaro dal resto della Spagna, indottrinando ancor di più i catalani dando loro in pasto l’immagine di un oppressore esterno. Per loro l’indipendenza non è un fine, ma uno strumento politico.

La Spagna è divisa in comunità autonome ed oggi ognuna ha un Estatuto, una simil costituzione, che ha dato alla Catalogna, tra le altre, un’autonomia regionale. La Catalogna controlla i propri sistemi educativo e sanitario, e può imporre tasse su eventi che non sono già tassati dal governo centrale o dai consigli comunali, con alcune eccezioni. Così, la regione attualmente impone 17 diversi tipi di imposte, ed ha una delle imposte sul reddito più alte del paese.

Si è cercato di raggiungere l’indipendenza modificando la costituzione catalana. Il primo estatuto della regione venne votato nel ’79 dal 59,7% della popolazione con un 88,15% di approvazione. Dopo anni di rivendicazioni, i leader ne hanno presentato uno nuovo nel 2006. Partecipò il 49,42% degli elettori, con un 73,9% di approvazione. Nel 2014 è avvenuto il primo referendum illegale sull’indipendenza, pagato coi soldi dei contribuenti di tutta la Spagna: 37% di affluenza ed 80% di voto positivo. Ciò significa solo il 30% dei potenziali elettori ha votato per l’indipendenza.

Le origini del movimento separatista

Al tempo dell’impero spagnolo, la Spagna era composta da regni, ma la Catalogna non era uno di questi. Era costituito da contee e c’era una figura chiamata il Conte di Barcelona. La prima volta che viene menzionato il termine Cataluña è nel XII secolo, quando il re Alfonso II lo riconosce in un documento per una donazione a sua moglie. Nel 1714, i Borboni e la Casa d’Austria combatterono per il trono di Spagna, e i catalani si schierarono con gli austriaci. Non vennero invasi dai castigliani; era una guerra di successione, non di secessione. Uno degli eroi nazionalisti, Rafael Casanova, chiese infatti a Barcelona di combattere contro i Borboni per il proprio onore, la propria nazione e la libertà di tutta la Spagna.

Il movimento nazionalista catalano che oggi governa nella regione è nato nel XIX secolo, nell’era Romantica, ed era chiamato Reinaxença. Era un movimento basato su terra e tradizione, ed il suo obiettivo principale era il rilancio della lingua catalana. Uno dei fondatori di questo movimento, Francisco Cambó, divenne il leader della Lliga Regionalista, un partito politico che esistette dal 1901 al 1936. Dopo la morte di Prat de la Riba nel 1917, Cambó entrò nel governo spagnolo come ministro nel 1918. Nelle sue memorie spiega come il movimento nazionalista fosse ridicolosamente piccolo all’inizio, era quasi un culto. Aggiunge che, come con tutti i grandi movimenti collettivi, la rapida espansione del nazionalismo catalano era dovuta alla propaganda.

Il movimento attuale

Nel 2012 è stato creato un qualcosa chiamato Liquidity Fund for Autonomies, per dare alle comunità l’accesso a sovvenzioni e debiti a quasi lo 0% di interesse. Circa il 33% di questi fondi è andato alla Catalogna, lei che afferma di essere una delle regioni più ricche, innovative, civilizzate e cosmopolite della Spagna.

Uno dei più grandi casi di corruzione politica è quello della famiglia Pujol. Jordi Pujol è stato il presidente del governo catalano per 23 anni ed è considerato uno dei padri della regione. È stato scoperto che lui e la sua famiglia hanno circa 3,3 miliardi di euro in paradisi fiscali. Questi soldi sono stati nascosti alla finanza e la loro origine è ora sotto indagine. Secondo i tribunali provengono prettamente dall’attività politica, principalmente da tangenti di imprenditori in cerca di appalti pubblici. Non è purtroppo l’unico caso di questo genere.

La balla che la lingua catalana sia in pericolo continua ad essere diffusa dal movimento nazionalista. La realtà è che solo metà dei catalani ha lo spagnolo (cioè il castigliano) come lingua madre. La legge dice che i genitori possono scegliere la lingua con cui far studiare i propri figli, ma questa non viene applicata, anche dopo le decisioni favorevoli della Corte Suprema. La legge regionale prevede inoltre che il nome di ogni attività debba essere in catalano (pena una multa) e che la si debba parlare se si vuole fare un mestiere pubblico come il poliziotto o il medico, anche se il 98% della popolazione parla lo spagnolo.

Voglio la libertà per la Catalogna, e se significa uscire dalla Spagna, così sia. Ma deve essere fatto legalmente. La Costituzione nazionale stabilisce che il paese è una monarchia democratica e costituzionale, e la sovranità risiede nel popolo spagnolo. Più del 90% dei catalani ha votato sì alla Costituzione. Per cambiare l’attuale sistema politico, bisogna iniziare un iter referendario in Parlamento, con una legge approvata dalla maggioranza assoluta. Solo così si può verificare quanto siano effettivamente appoggiate le spinte secessioniste. Questa opzione però non piace ai nazionalisti. Devono essere rispettate anche la Costituzione e l’opinione di quelli non favorevoli alla secessione, che si sentono sia spagnoli che catalani, che non sono d’accordo con l’agenda dei nazionalisti (come abbiamo visto nel 2014). Ma se questi ultimi facessero quel referendum, potrebbero perderlo; la propaganda ti porta solo fino ad un certo punto.

 

Fonte: https://mises.org/

Link: https://mises.org/blog/spanish-libertarians-view-catalonian-independence

29.09.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di di HMG

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