Un Berchtesgaden bis? Mar-a-Lago, il rifugio ideologico di Trump

DI NORMAN POLLACK

CounterPunch.org

Talvolta i simboli aiutano a comprendere meglio la realtà, come nel film di Mel Brooks “Per favore, non toccate le vecchiette”, l’umorismo tratta dell’indicibile e offre une sorta di liberazione o di conforto. È questo il caso di cui tratto, a Mar-a-Lago, la casa bianca meridionale di Trump, a Palm Beach, in Florida. Un autentico termitario (un nido di termiti) di una ricchezza estrema, finora nascosto, ora uscito allo scoperto.

Noi dobbiamo a Trump ciò che Veblen, C. Wright Mills e innumerevoli critici radicali del sistema di classe e del potere in America non erano riusciti a smascherare: le viscere dure e pure dell’oligarchia, associate a valori autoritari, sempre latenti e in formazione dagli inizi della guerra fredda. La guerra, calda o fredda, è la condizione ideale per il consolidamento e l’incremento della ricchezza. Si tratta di un semplice confronto politico in una fase particolare dell’imperialismo mondiale.

Si tratta piuttosto dell’ascesa dell’America, che si realizza, ovviamento, nel contesto mutevole delle rivoluzioni mondiali, con la Russia e la Cina come economie politiche socialiste d’avanguardia – e i paesi del terzo mondo che si industrializzano e cercano un terreno comune. Quello era il contesto, e restano ancora delle differenze ideologiche, anche dopo la dissoluzione dei socialismi russo e cinese. Dopo la seconda guerra mondiale, l’America ha dato avvio a una nuova fase dell’imperialismo adottando un atteggiamento controrivoluzionario, applicabile tanto al capitalismo quanto al socialismo: una marcia contro la Storia stessa. L’America ha giocato, fino a oggi, un ruolo preminente tra i capitalismi mondiali.

Quello di Mel Brooks non è argomento su cui ridere, proprio come Trump non è un apprendista dittatore da quattro soldi che riappare ciclicamente, o quasi, come nelle opere di Sinclair Lewis o Robert Penn Warren. Trump è un articolo autentico, non soltanto come individuo, ma anche per quello che mette sul tavolo: il Grande Capitale, impudente, rivendica un preteso diritto a dettare le sue condizioni, prescrivendo la guerre, l’aggressione, l’egemonia.

Le incantevoli SS di Brooks, che danzano in pelle nera formando una croce uncinata, non corrispondono alla realtà; ogni annuncio di Washington segnala lo smantellamento prossimo del governo democratico, lasciando il popolo vulnerabile e senza protezione, maturo per lo sfruttamento. Il risultato, sotto lo slogan della privatizzazione come bene assoluto – e segno di libertà –, è una politica nazista in tenuta pseudo-Jeffersoniana. Con l’obiettivo dichiarato di ridurre – fino alla sua distruzione –, un settore pubblico vitale, – a eccezione dell’esercito.

Mar-a-Lago, come simbolo e realtà, riassume bene dove la nazione è arrivata con l’elezione di Trump. La sua elezione non è determinante in sé, ma ha rivelato una predisposizione americana al fascismo. Altrimenti, come si spiega la sconfitta Hillary Clinton, sostenitrice per eccellenza della guerra fredda, alle dipendenze di Wall Street, non sufficientemente reazionaria e in verità non troppo dissimile da Trump?

Che sia ancora latente, questa identità fascista, che si applica alla politica interna quanto a quella estera, è una tendenza a lungo termine avviatasi dopo la fine della guerra civile del 1861 attraverso l’accentramento della ricchezza industriale, seguita dall’accomulazione progressiva del capitale finanziario e una politica estera più aggressiva. Durante la prima guerra mondiale e il tentativo di conquista della rivoluzione russa, The Donald doveva essere già visibile in lontananza, era solo questione di tempo.

Mar-a-Lago non è una novità, è uno dei tanti posti in cui si raduna la ricchezza industriale e finanziaria come a Bar Harbor, e a White Sulphur Springs e altre enclavi. Ma per il momento è solo il quartier generale di uno stretto gruppo dirigente, necessariamente saldo, ma che non ha ancora raggiunto il suo obiettivo. Ma è un microcosmo del futuro.

Attualmente, secondo gli esempi che presenterò a breve, riflette il livello intermedio: i membri, gli invitati, i visitatori dotati di una ricchezza estrema e di una formazione superiore, la maggior parte dei quali, vicini all’apice del potere, gode di un flusso incrociato di diritti di visita e relazioni consanguigne e ha come obiettivo quello di incorporare l’esercito americano nella struttura del potere. La ricchezza riguarda la supremazia di classe, la sua militarizzazione riguarda il fascismo.

Non sto denigrando la maestà del grande capitalismo occupandomi qui questo strato intermedio, ma è a questi livelli che si costruisce una più salda coesione e cementazione identitaria. Trump incarna il processo al lavoro, ed è già entrato nella zona di pericolo, avviandosi verso un irreversibile cambiamento sociale, un totalitarismo che sarà difficile da rimuovere. Nel frattempo i democratici – e anche i radicali – , che da decenni si sono spostati verso destra, raccolgono margherite nel mondo dei sogni.

Qui cito rapidamente un eccellente articolo pubblicato su The Times del 19 febbraio, di Nicholas Confessore, Maggie Haberman ed Eric Lipton intitolato Uno sguardo sui membri di Mar-a-Lago, Un posto in prima fila sulla storia. Si tratta di una testimonianza involontaria a proposito del cambiamento qualitativo che si sta compiendo in America, contro il quale i Democratici si oppongono in termini politici classici, piuttosto che – come sarebbe necessario – attraverso un’opposizione senza cerimonie per contrastare il grave pericolo al quale la Repubblica è esposta. Chuck Schumer non è che un oppositore di cartapesta, che sarà schiacciato dal rullo compressore, esattamente come gli oppositori di Hitler durante e dopo la Repubblica di Weimar.

La scena [a Mar-a-Lago] è idilliaca, Kushner [il genero di Trump], «sulla spiaggia, vicino alla macchina del gelato», Bannon [consigliere ed eminenza grigia di Trump], «nella sala da pranzo del patio», mentre Trump «potrebbe fermarsi al vostro tavolo per una rapida conversazione». Tuttavia, «dovrete pagare 200.000 dollari per il privilegio [della breve chiacchierata] – e i pochi posti disponibili vengono rapidamente esauriti». Perché una quota di iscrizione così onerosa (senza contare la quota annuale)? Ricchezza attira ricchezza e la finestra è aperta, i cocktail e la danza conferiscono dignità e rispettabilità al traffico d’influenze.

Sì, idilliaco, lontano dalla marmaglia – i radicali –, dove la negoziazione è meno importante dell’identità dei negoziatori, una classe fiorente di miliardari, usciti dallo stesso calco, che mirano agli stessi obiettivi. Praticamente, dall’oggi al domani, Trump ha accolto un capo di Stato straniero [il giapponese Abe], dirigenti dell’industria sanitaria e altri invitati presidenziali – e questo solo nelle prime quattro settimane della sua presidenza.

I giornalisti non si trattengono nella loro descrizione, la plutocrazia e i conflitti di interessi non sono citati esplicitamente ma sono palesamente evidenti: «Le riunioni di Trump […] sono altresì occasione per creare un potenziale traffico di influenze politiche come raramente si è visto nella storia americana: una sorta di steakhouse di Washington sotto steroidi, un soleggiato campo da gioco per ricchi e potenti, al quale i membri e i loro invitati godono di un accesso privilegiato che sfugge anche ai migliori lobbisti».

Ci troviamo infatti oltre il livello dei lobbisti – che si sono rivelati essere degli intermediari inutili – là dove la ricchezza può discutere con sé stessa, libera da quel senso di disonestà, di sordidità o d’illegalità. Il fascismo è così presentato come rispettabile e vantaggioso per la comunità, nel quale lo Stato e il capitalismo sono integrati, luogo maturo per la recezione del fattore militare come componente essenziale dell’insieme.

Chi, secondo il reportage, si trovava là lo scorso fine settimana? Oltre al corteo che Trump ha già riunito, un’élite influente composta dalla famiglia – nepotismo? – e di burocrati nominati e in attesa –, era presente, senza dubbio, un gruppo scelto tra «i quasi 500 membri paganti del club, un assortimento di una dozzina di imprenditori, di finanzieri di Wall Street, alti dirigenti nel settore energetico – crescente centro di potere e di interesse per la nuova amministrazione – e altri le cui imprese potrebbero essere toccate – o potrebbero influenzare – dalle politiche di Trump».

Questo, in sé, non costituisce un gruppo regnante, ma sono all’opera dei meccanismi di esclusione volta a selezionare il grano buono – i sostenitori di Trump – dalla pula e fornire così la formazione di un gruppo strategico di detentori del potere, in particolare in campi decisivi come la difesa e l’energia, che concordi con la necessità e l’opportunità di un regime fascista. Non sono stato io a preparare gli inviti, ma noto la presenza di Koch, «che supervisiona un’importante società mineraria e delle compagnie petrolifiche» e – per me una novità– «il commerciante miliardario Thomas Peterffy, che nel 2012 ha speso più di 8 milioni di dollari in pubblicità a carattere politico per mettere in guardia la massa dall’avanzata del socialismo in America».

Poi c’è Janet Weiner, azionista e capo della direzione finanziaria della società delle bibite energetiche Rockstar, che ha speso centinaia di migliaia di dollari per fare pressione sui funzionari federali al fine di evitare regolamenti troppo restrittivi sui suoi prodotti. Fin qui niente di strano, trattasi semplicemente di business, come ha confermato nell’intervista il figlio di Trump, Eric, che ha rigettato le accuse secondo le quali la sua famiglia offra un accesso privilegiato a suo padre e approfitti di lui . «Innanzittutto, ha detto, nell’ultimo anno sono stati ammessi solamente tra i 20 e i 40 nuovi membri, e, secondariamente, i ricchi imprenditori che frequentano questo club possono ricorrere ad altri modi per comunicare con il governo, se lo vogliono».

Eric ha ragione. Questa è una descrizione utile per comprendere la relazione tra le aziende e il governo. Abbiamo già visto nella presidenza Trump e la selezione del suo gabinetto (e la nomina alla Corte suprema dell’autoproclamato Scalia junior), persone scelte appositamente per distruggere il funzionamento dei dipartimenti che amministreranno. Conflitti di interesse? Impossibile con la nuova deroga, come ha affermato Hope Hicks, un portavoce della casa bianca, «la legge federale esenta [il presidente] da queste disposizioni». Insomma, il POTUS [President of the United States] è al di sopra della legge, o meglio, è la legge stessa.

E come per Eric, anche la legge ha ragione. L’arricchimento personale, per Trump, è ben poca cosa, perché adesso può consacrarsi alla costruzione ideologica e alla difesa di un quadro sistematico di accrescimento della ricchezza. I suoi avversari, sfortunatamente, si concentrano più sulla sua ricchezza personale derivante dalle sue holding internazionali piuttosto che sul danno che può causare alla società americana. Ci troviamo di fronte a un governo senza precedenti. Mar-a-Lago è una riserva privata: «Ma contrariamente alla casa bianca, non è accessibile al pubblico e non dispone del registro ufficiale dei visitatori.» Gli addetti stampa al seguito di Trump «sono stati alloggiati durante una parte del viaggio in una stanza le cui finestre erano ricoperte di plastica nera».

Forse presto tutta la nazione sarà ricoperta di plastica nera. Alle élite, da cui provengono gli aderenti al club, questo non si applica, e pravale un cameratismo in base al quale il presidente «potrebbe cercare dei consiglieri per un grande progetto governativo come un qualsiasi newyorkese potrebbe chiedere consiglio al caso per trovare un buon ortopedico». Ecco la comunità della ricchezza e dell’amicizia che fa comunella e opera insieme. Berchtesgaden? Forse sto esagerando, ma potrebbe essere solo questione di tempo. Il fascismo di impronta americana non si richiama al modello tedesco basato sull’interiorizzazione della disciplina e sull’obbedienza della società nel suo insieme, ma potrebbe ricorrere ad altri mezzi, come l’invenzione di un nemico interno o esterno alla nazione. Ciò che appare certo è che la democrazia, per il momento, non abbia alcuna voglia di combattere.

 

Norman Pollack –  CounterPunch

Fonte: http://lesakerfrancophone.fr

Link: http://lesakerfrancophone.fr/un-berchtesgarden-bis-mar-a-lago-le-refuge-ideologique-de-trump

22.02.2017

Traduzione dal francese per vwww.comedonchisciotte.org a cura di VOLLMOND

14 Commenti
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Servus
Servus
7 Marzo 2017 11:27

Una nefandezza di articolo costruito sul nulla apposta e solo per denigrare Trump.

Ricorda molto le articolesse costruite dalla sinistra per denigrare Berlusconi.

PietroGE
Utente CDC
7 Marzo 2017 11:41

Il solito articolo Trump = Hitler, questa volta a partire dal gusto per il kitsch, gli ori, l’ostentazione della ricchezza. Come se non fossero caratteri tipici americani, dei democratici come dei repubblicani. Inutile dire che il nazional socialismo e la sua leadership erano altra cosa.

MarioG
MarioG
7 Marzo 2017 14:30

Mi associo ai giudizi poc’anzi espressi.
Tra l’altro questo articolo fa un favore clamoroso a quello di Alceste di qualche giorno fa:
https://comedonchisciotte.org/quel-comunistaccio-di-trump/
La vena parodistica impiegata da Alceste nella critica dell’antitrumpismo militante trascolora in un sobrio realismo alla luce di exploit come questo.

Vamos a la Muerte
Vamos a la Muerte
7 Marzo 2017 14:45

Come se il suo predecessore colorato vivesse in una casetta di bambù…
Entrato alla Casa Bianca con un milione di dollari in banca se ne è uscito con un conto astronomico e una reggia costruita a Dubai: e adesso, come segno di gratitudine per i “servigi resi”, i beneficiari gli hanno ulteriormente donato 60 milioni di dollari per le sue “memorie” (sic).
Ma di cosa stiamo parlando? Il problema degli yankees sta nel fatto di essere yankees.

Truman
Staff CDC
7 Marzo 2017 14:48

Conviene chiarire quello che suggerisce Pollack, è che la casa di Trump sia l’analogo del Nido dell’Aquila (Kehlsteinhaus), lo chalet di Hitler, situato sulle Alpi bavaresi di Berchtesgaden. Il titolo della versione francese dell’articolo mi sembra abbia una “r” di troppo.

Comunque il succo dell’articolo è l’ennesima “reductio ad hitlerum”.

Annibale Manstretta
Annibale Manstretta
Risposta al commento di  Truman
7 Marzo 2017 15:40

Credo che Hitler -is sia della 3a declinazione, all’accusativo dovrebbe essere “Hitlerem”. O “Hitler” se considerato un nome neutro collettivo. Che però forse andrebbe al plurale, quindi sarebbe “Hitlera”.

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  Annibale Manstretta
7 Marzo 2017 16:16

Guai a chi tocca Truman. Mi offre sempre il caffé. Si tratta di una notissima espressione ironica coniata da Leo Strauss, qui il link: https://it.wikipedia.org/wiki/Reductio_ad_Hitlerum

Truman
Staff CDC
Risposta al commento di  Annibale Manstretta
7 Marzo 2017 18:53

La frase è diffusa da tempo, come fa notare Toussaint. Comunque mi appare giusta considerando “hitlerum” come un accusativo e “ad hitlerum” come un moto a luogo. Per il presunto nominativo bisognerebbe chiedere a Leo Strauss, “Hitlerus” mi sembra ci potrebbe stare.

Toussaint
Toussaint
7 Marzo 2017 16:44

Articolo lugubre, oscuro e pessimista. Può la volontà popolare opporsi a queste oligarchie? Oppure la nostra sola possibilità è che si crei una sorta di “coscienza” (o una reazione generata dal fallimento dell’ordoliberismo) in alcuni di questi oligarchi, tale da consentire, magari come involontario sottoprodotto, una specie di riscatto dei ceti popolari? In fondo, è quello che molti di noi hanno sperato (visto che il convento non offriva niente di meglio) come conseguenza dell’elezione di Trump. Pollack distrugge questa speranza, Mar-a-lago come Berchtesgarden, la residenza estiva di Hitler (quindi, Hitler = Trump). Non è mai esistito il Trump che contrasta il fascismo delle multinazionali e della globalizzazione, ma anzi ne è sempre stato un suo fiero sostenitore (con il palese obbiettivo di confermarlo come unica prospettiva mondiale). Quello per cui abbiamo sperato, quindi, era solo fumo negli occhi. Per dirla con l’autore, “La sua elezione (Trump) non è determinante in sé, ma ha rivelato una predisposizione americana al fascismo”. Non la ribellione dei ceti popolari e borghesi al liberismo dilagante, quindi, ha portato all’elezione del neo-presidente. Si trattava solo di una mera predisposizione al fascismo. Detto questo, ed almeno per il momento, un cambio di paradigma nel capitalismo mondiale mi… Leggi tutto »

MarioG
MarioG
Risposta al commento di  Toussaint
7 Marzo 2017 18:51

Dunque, riassumendo:

1) “Non è mai esistito il Trump che contrasta il fascismo delle multinazionali e della globalizzazione”

2) ” Non la ribellione dei ceti popolari e borghesi al liberismo dilagante,
quindi, ha portato all’elezione del neo-presidente. Si trattava solo di
una mera predisposizione al fascismo”

!!

Chissa’ in quale storia di quale galassia il fascismo si è configurato come la prassi delle multinazionali e della globalizzazione, PIUTTOSTO CHE una ribellione dei ceti popolari e borghesi al liberismo.

Perchè nella galassia del Pianeta Terra e nel secolo XX il fascismo è stata la seconda cosa non la prima, con buona approssimazione. Sicuramente con approssimazione migliore rispetto al rovesciamento speculare testè citato.

Pudore a zero!

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  MarioG
7 Marzo 2017 20:13

Per chiarezza, il secondo paragrafo, cui lei sembra far riferimento, non è altro che una parifrasi ironica dell’articolo di Pollack. Sul resto del suo commento, per averne già discusso, lei sa che sono in forte disaccordo. Però non voglio convincere né lei né nessun altro. Che ognuno si tenga le proprie opinioni e gli storici cui fa riferimento. Dicendo “pudore a zero” si riferisce a me o a Pollack?

MarioG
MarioG
Risposta al commento di  Toussaint
7 Marzo 2017 20:38

Evidentemente a chi è portatore del pensiero del secondo paragrafo.
Sono lieto che si tratti del solo Pollack.
La sintesi (incisiva) del pensiero di costui fatta nel secondo paragrafo ha lo stessa valenza verso la raffigurazione della realtà di un quadro composto esclusivamente di schizzi casuali su una tela. E questa è proprio una coincidenza notevole.

GioCo
Utente CDC
7 Marzo 2017 19:01

Se leggiamo l’articolo come un tentativo generico di dare un significato alla deriva politica occidentale in corso lo trovo discutibile ma comunque con qualche spunto interessante. Se invece lo leggo come indirizzato alla persona di Trump (e non mi pare di cogliere che fosse l’intento dell’autore) è veramente un pessimo pezzo, perchè perde l’occasione per dire cose più importanti circa l’evidente inadeguatezza di questo ennesimo affarista speculatore insediato al ponte di comando della nave globalista. Per esempio che è un altra faccia dell’unico Moloch americanodonte. Capisco che la maggioranza dei suoi sostenitori (anche senza essere suoi elettori in quanto non aventi diritto) trovano in Trump una figura con cui dichiarare apertamente contrarietà a quell’ideale che guida l’oligarchia liberista che ha come fondamento e marchio di riconoscimento l’azione politica stupida, coercitiva e assoluta, cioè mandare avanti un piano globalista anche se è ormai solare che non funziona, con un ottusità secolare che inizia ad essere interessante da studiare antropoloticamente. Capisco che la “grezzitudine” trumpiana risulta simpatica, come il vaffa del comico genovese nostrano indirizzato “alle mummie della politica italiota”. Insomma, capisco che Trump possa essere per alcuni un male minore, rispetto all’holding Obama-Clinton e soprattutto possa fare brillare un possibile futuro… Leggi tutto »

Truman
Staff CDC
7 Marzo 2017 23:07

Vale forse la pena di fare delle considerazioni un po’ generali, per quanto poco diffuse, per intuibili motivi (giochi di potere).
1) Il fascismo e il nazismo sono fenomeni sistemici, non sono legati al singolo dittatore ma sono fenomeni di dissoluzione delle relazioni umane.
2) Nelle situazioni di disastro, quelle che per Renè Girard sono il prevalere dell’indistinto, cioè quelle situazioni in cui tutti i partiti sembrano uguali, tutti i leader sembrano ugualmente luridi, tutte le organizzazioni sembrano ugualmente depravate, … emerge prima o poi un leader che prende il potere assoluto. Ma se ci riesce non è solo merito suo, ma anche del brodo culturale, di quella brodaglia immonda che ha creato la ricerca disperata di un Duce.
3) E allora se Trump è il fascismo, bisogna interrogarsi su come Obama, Bush, e altri hanno creato il brodo di cultura per far emergere il fascista. La storia comincia sempre molto prima di come la raccontano i servi del potere (intellettuali, giornalisti, …).