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Un atterraggio morbido in Medio Oriente?

 

DI ISRAEL SHAMIR

unz.com

I tifosi di Trump, quella specie a rischio, stanno attraversando tempi duri. Persino un devoto adoratore dell’uomo arancione non potrebbe digerire la sua strana battaglia verbale con Kim, le sue minacce all’Iran, la sua farsa all’UNESCO – e rimanere serio. L’unico conforto è che Hillary sarebbe stata anche peggio. È un comico messo al posto sbagliato, un buffone?

In realtà, Trump sta svolgendo l’ingrato compito di non far andare in recessione l’Impero degli USA.

L’astronave America potrebbe ancora schiantarsi sotto l’insostenibile peso dei suoi obblighi ed ambizioni, e seppellire gran parte del mondo sotto i suoi detriti. (Terza Guerra Mondiale è un altro nome per questo crash imminente). Trump è un esperto in bancarotta, il suo obiettivo è non far infrangere la nave.

Questo è ciò che sta facendo, aiutato dal Congresso e dai media principali. Sì, avete letto bene. Limitando la manovrabilità del Presidente e con la loro animosità contro le sue proposte, stanno accelerando l’atterraggio. Forse non sarà così morbido come sperato, ma senza la resistenza dell’establishment Trump potrebbe essere tentato di mandare avanti la nave.

Gli americani sono in Medio Oriente da molti anni, e qui – lo scrivo dopo esser giunto a Tel Aviv e Gerusalemme da Mosca – la sensazione di un prossimo ritiro degli USA è particolarmente forte. Molti anni fa, l’Impero britannico firmò degli accordi e si ritirò da molte delle sue colonie e possedimenti; ora è il turno degli Stati Uniti.

Si dice che i russi stiano subentrando agli americani in Medio Oriente. Non è proprio così: i russi non possono e non vogliono assumere funzioni imperiali, né nella zona né altrove. Ritengono che l’idea di uno Stato che governa tutti gli altri non sia praticabile, ed è definitivamente tramontata. Siamo tornati nel mondo multipolare del XIX e del primo XX secolo, con attori diversi, ma lo stesso paradigma. Mosca cercherà di stabilizzare la zona, ma non diventerà uno sceriffo.

Ha raggiunto il suo sogno secolare: guadagnare un’entratura sul Mediterraneo, dall’altra parte del Bosforo. Quel sogno attrasse la Russia nel primo conflitto mondiale; ed ora è stato realizzato senza alcun sacrificio pesante. Adesso cercano stabilità, e che i vicini della Siria si abituino ai nuovi arrivati russi.

I governanti del Medio Oriente, che sentono che gli Stati Uniti sono fuori, si affollano a Mosca, mentre gli emissari del Cremlino volano verso quelle zone. Devono ristabilire un minimo di ordine nella regione, dopo la guerra siriana. Ci sono ancora alcuni scontri, sia separati che interconnessi: Siria, Palestina, Iraq, Yemen, e gli attori principali sono Russia, Stati Uniti, Israele, Turchia, Iran e Sauditi.

Israele sta facendo un gioco pericoloso: bombarda l’esercito siriano quasi ogni giorno. Nonostante il loro rinomato scudo anti-missile dell’S-400, i russi non stanno proteggendo gli obiettivi siriani, solo le loro basi. Gli aerei israeliani hanno deciso che possono volare impunemente sopra i cieli del Libano. A volte questi voli sono di ricognizione, a volte sono per bombardare. Durante il loro recente volo di ricognizione, i jet israeliani si sono scontrati con dei missili antiaerei siriani di vecchia generazione, e a quanto pare ne sono usciti indenni (i siriani hanno rivendicato un colpo, ma questo non è stato verificato da alcuna fonte indipendente). Due ore dopo, i jet israeliani sono venuti ed hanno distrutto la batteria missilistica siriana. I russi hanno atteso pazientemente e non hanno fatto niente. Questo silenzio russo ha una storia interessante ed un importante séguito.

Nella sua ultima visita in Russia, Netanyahu ha avvisato Putin che Israele non avrebbe osservato in silenzio l’Iran e gli Hezbollah migliorare le proprie posizioni in Siria, ed ha chiesto che gli iraniani venissero mandati via. Putin si è rifiutato, ma ha espresso comprensione. Ha promesso che avrebbe provato a tenere gli iraniani ad 8 chilometri di distanza dal confine israeliano. Non potrebbe fare molto di più anche se volesse.

L’Iran è un alleato russo, in Siria e altrove. Partecipa (insieme a Turchia e Russia) al processo di pace di Astana. Iran, Azerbaigian e Russia costituiscono un’importante tratta Sud-Nord per petrolio e merci; Iran, Turchia e Russia progettano una joint venture per fornire gas all’Europa. Gli iraniani hanno sostenuto Mosca nella lotta contro gli estremisti ceceni finanziati da Washington, come Putin ha descritto in dettaglio nella sua intervista ad Oliver Stone. Il rapporto Iran-Russia non è un grande amore passionale, ma di buona cooperazione e coordinamento.

Gli iraniani in Siria fanno molti combattimenti duri; senza di loro, la Russia dovrebbe inviare truppe terrestri, e Putin è riluttante a farlo senza una buona ragione (l’avversione di Israele è irrilevante).

(Una nota a margine: ci sono alcune truppe russe in Siria, e c’è un contractor militare privato, di solito chiamato Wagner (dal nome del compositore della Cavalcata delle Valchirie). Alcuni media russi in mano a Soros hanno sostenuto che ci sono state molte vittime tra loro. Tuttavia, ho conosciuto una persona con conoscenza di prima mano del gruppo Wagner e mi ha detto che la loro attività è molto limitata: non vengono più armati, riforniti e pagati dal Ministero della Difesa russo, come era stato fatto per un po’. Al ministro russo della Difesa, Sergey Shoygu, uomo forte di stirpe mongola, non piaceva avere truppe indipendenti sul terreno.

Ora sono impiegati da una società siriana come guardie di sicurezza per le aree petrolifere. Dicono che non sono armati e pagati come prima, ma sono ancora lì. Le loro perdite sono sopportabili, e le forze armate russe hanno pochissime vittime, nonostante le pessimistiche previsioni del 2015).

Un mio amico arabo ha visitato Damasco, la sua città natale, ed ha osservato che i siriani preferiscono di gran lunga i russi ai persiani, dato che questi ultimi interferiscono ed indottrinano. Le Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, una grande forza di combattimento, cercano di trasformare gli Alauiti e le altre simili comunità religiose in bravi Sciiti in stile iraniano. Ma queste sette sciite si sono formate secoli fa e non vogliono aderire all’ortodossia persiana. È come se i cattolici cercassero di riportare i protestanti all’ovile. Inoltre, gli Alauiti siriani ritengono che gli iraniani possano inimicarsi la maggioranza sunnita.

Nonostante tutti questi lati negativi, gli iraniani sono buoni guerrieri e sono necessari al governo siriano per vincere la propria battaglia. Hanno dimostrato il proprio temperamento settimana scorsa quando le forze sciite irachene (addestrate dalle Guardie Rivoluzionarie) hanno preso Kirkuk, insieme all’esercito governativo iracheno, mettendo fine allo strambo progetto di “indipendenza” del Kurdistan iracheno. Il Kurdistan era stato annunciato come “la seconda Israele”, uno stato laico non arabo favorevole a Tel Aviv. Essere una ‘seconda Israele’ non è una gran referenza, in un’area ancora funestata dalla prima.

Il Kurdistan ha preso spunto dagli israeliani ed ha fatto pulizia etnica delle tribù arabe e turche nella propria zona ed in quella adiacente dei governatorati di Kirkuk e Mosul. La regione di Kirkuk con le sue zone petrolifere è di particolare importanza e valore. Venne presa dai curdi quando Daesh (lo Stato Islamico) cacciò l’esercito iracheno. Daesh non combattè i curdi, che a quanto si dice hanno aiutato gli Islamisti a prendere Mosul. Oltre ad essere “una seconda Israele”, i curdi erano localmente considerati “una seconda Daesh”, un altro progetto israelo-americano per rompere la fragile unità araba.

Al contrario di Israele, il Kurdistan non ha gestito bene le cose. Il signore di Erbil, Masoud Barzani, si è autoproclamato “presidente del Kurdistan”, anche se non è stato riconosciuto come tale neanche dai curdi della seconda città più grande, Sulaymaniyya; si è inoltre autodecretato uno stipendio enorme. Sebbene abbia ufficialmente guadagnato in un mese più di quanto Obama in un anno, non gli è bastato, e così ha privatizzato i profitti dal petrolio ed è diventato multi-miliardario.

Peraltro è stato anche un pessimo dirigente. Quando il petrolio costava tanto, il Kurdistan smise di produrlo. Il resto della sua popolazione ha vissuto di sussidi in cambio di devozione. Quando il petrolio è diventato economico, l’economia del Kurdistan è precipitata, e con 20 miliardi di debito nazionale Barzani ha deciso di raddoppiare la posta, dichiarando l’indipendenza della sua autonomia, Kirkuk inclusa. Sperava che Israele e Stati Uniti non avrebbero permesso agli iracheni di smascherarlo, in quanto aveva istruttori militari americani e consulenti israeliani. Credeva inoltre al falso mito dell’abilità militare curda.

Si è scoperto che i soldati curdi non volevano morire per Barzani, perché sapevano che Kirkuk non era mai appartenuta ai curdi. Si sono ritirati lottando poco e le milizie sciite irachene, addestrate dall’Iran, hanno preso Kirkuk per lo stato iracheno. Gli israeliani erano sconvolti. Trump aveva tradito un alleato, ha scritto Haaretz, e all’Iran è stato permesso di guadagnare il vantaggio. È stato un grande sollievo per tutti gli altri: per gli arabi ed i turkmeni, che entrambi avevano subìto una pulizia etnica, in quanto ora possono tornare a casa, per l’Iraq, la Turchia, l’Iran e la Siria dato che un Kurdistan indipendente incoraggerebbe l’eversione nei propri Stati. Così gli iraniani hanno salvato il governo di Damasco dal reale pericolo di una secessione curda.

Ed ora veniamo al lato israeliano. La distruzione della batteria siriana di cui sopra ha avuto una complicazione. È avvenuta nel giorno in cui Shoygu ha visitato Tel Aviv. Sebbene gli israeliani abbiano dichiarato di aver informato i russi in anticipo, in realtà lo hanno fatto post factum, e Shoygu ha ricevuto la notizia dal suo quartier generale, quando il suo aereo era sull’asfalto pronto a decollare per Israele. Quel che è peggio è che lo ha ricevuto sul suo telefono, non via connessione sicura.

Shoygu era molto infastidito da questo regalo d’accoglienza ed ha espresso la sua insoddisfazione ai padroni di casa israeliani. Questi gli hanno freddamente risposto che, anche se prendono nota degli interessi russi in Siria, non hanno bisogno di consigli altrui quando in gioco è la propria sicurezza.

Probabilmente è stato un errore, uno molto comune per gli israeliani. Si spingono sempre troppo oltre, inaspriscono il confronto credendo di spuntarla così. I risultati sono spesso tristi.

(Una nota a margine: ricordo di quando da giovane soldato servivo nella Guerra d’attrito sul canale di Suez. Gli israeliani continuavano ad aggravare il conflitto, bombardando città egiziane e rifiutando i negoziati, fino a che i russi non spostarono i propri sistemi anti-aerei sul Canale. Finì lì, gli israeliani persero la superiorità aerea e chiesero sommessamente un cessate il fuoco. Un altro esempio, gli israeliani uccisero il capo degli Hezbollah, e, come risultato, Seyid Nasr Allah divenne il nuovo e più efficiente capo).

Anche stavolta, il loro atteggiamento aggressivo è stato controproducente. Il ministro della Difesa iraniano ha promesso di aiutare la Siria a proteggerne i cieli. Questa offerta può avere due possibili conseguenze. La prima è che i russi si sentiranno gelosi e sigilleranno lo spazio aereo siriano e libanese contro le forze aeree israeliane. La seconda è che i russi si metteranno da parte e consentiranno (e forse aiuteranno) agli iraniani di fare questo lavoro. In entrambi i casi, le posizioni iraniane in Siria miglioreranno, e gli israeliani perderanno la libertà di operare su Libano e Siria.

È improbabile che l’intransigenza israeliana ripaghi per quanto riguarda la riconciliazione palestinese. I due partiti principali, OLP (principalmente Fatah), che governa la Cisgiordania, ed Hamas, che governa la striscia di Gaza, sono riusciti ad appianare le loro differenze. Gaza andrà sotto il controllo dell’ANP. Gli israeliani si sono infuriati. Hanno sempre goduto della guerra fredda inter-palestinese; questo permetteva loro di dire di non poter negoziare con Mahmud Abbas in quanto rappresentava solo la Cisgiordania. Ora dicono che non possono negoziare perché Hamas è un gruppo terroristico.

Hanno richiesto tre precondizioni ad Hamas: (1) riconoscere Israele, (2) disarmarsi, (3) fermare la propaganda anti-israeliana. Hamas ha risposto: quando l’inferno si congelerà. Gli Stati Uniti hanno sostenuto il rifiuto israeliano ed hanno detto che fermeranno il loro aiuto finanziario all’ANP se Fatah e Hamas si uniranno pienamente in un governo unico.

La Russia ha assunto la gestione degli sforzi di riconciliazione. I leader di Hamas sono andati a Mosca, e sono stati ben accolti. Ero presente alla loro conferenza stampa e ho sentito parlare della loro previsione ottimistica. Subito dopo di loro, sono andati a Mosca quelli di Fatah. Mosca vuole che facciano la pace. Probabilmente accadrà. Ma che dire delle minacce israeliane?

Ora i leader di Hamas sono andati in Iran per chiedere il loro sostegno. Gli iraniani hanno promesso di aiutare. Quindi l’inutile intransigenza israeliana ha permesso all’Iran di entrare a Gaza da una posizione molto più forte. Si potrebbe dire che Russia ed Iran hanno svolto il ruolo del poliziotto buono e cattivo. La Russia propone iniziative di pace, e quando vengono rifiutate, entra l’Iran con l’opzione militare (questo è stato il caso anche in Kurdistan: i russi hanno chiesto a Barzani di rinviare di qualche anno la sua richiesta di indipendenza, non ha dato retta, e quindi l’Iran si è messa in mezzo ed ha preso Kirkuk).

Il ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman ha affermato questa settimana che in un prossimo futuro Israele combatterà una guerra su tre fronti contemporaneamente: in Libano, in Siria e a Gaza. In tutti e tre i luoghi, gli israeliani troveranno gli iraniani ad attenderli. Così sarà, a meno che gli israeliani non si accordino con le idee russe. E gli USA? Trump ha ancora la possibilità di far guerra all’Iran, e la cosa non è da scartare. Ma poi il Medio Oriente probabilmente diventerà inabitabile. Se gli Stati Uniti ne resteranno fuori, una sorta di accordo pacifico è possibile.

Un altro angolo della nuova configurazione è stato fornito dalla Turchia, dove Erdogan ha pubblicamente rotto con gli americani. La polizia turca ha arrestato un dipendente turco del consolato americano in Turchia. Gli Stati Uniti hanno risposto pesantemente, cessando di rilasciare visti per i turchi. I turchi hanno risposto cessando di rilasciare visti per gli americani.

Questo occhio per occhio avviene subito dopo la decisione turca di acquistare l’S-400, il sistema di difesa missilistico russo, che ha molto infastidito gli Stati Uniti. La rimozione delle forze tedesche (NATO) dalla base aerea turca più importante ha praticamente portato la Turchia fuori dalla NATO. I turchi hanno anche aiutato la Russia e l’Iran a compromettere la breve indipendenza del Kurdistan: hanno chiuso il confine al petrolio del Kurdistan, e la piccola economia dello Stato, senza sbocchi sul mare, è andata in caduta libera.

I sauditi, l’affidabile amico degli Stati Uniti, hanno cominciato a preoccuparsi. Recentemente il vecchio re Salman è andato a Mosca in una grande visita. Ha promesso di acquistare l’S-400 tanto di moda e si è lamentato che l’Iran è troppo attivo e potente nella regione.

Cosa ancor più importante per i russi, i Sauditi hanno deciso di ridurre la propria produzione di petrolio per tenere il prezzo fisso. I russi hanno ancora l’incubo di fine anni ’80, quando i Sauditi, su richiesta statunitense, abbassarono il prezzo del petrolio a cinque dollari al barile, indebolendo l’Unione Sovietica. Ora sembra che sauditi e russi sottotraccia facciano affari insieme.

Non c’erano forti aspettative su tale visita: ai Sauditi sono rimasti pochi soldi e le loro promesse spesso restano solo tali. Tuttavia, la visita conferma che i paesi del Medio Oriente hanno accettato la Russia come uno dei paesi chiave della regione, e questo conta.

Questi sono i punti principali del riallineamento del Medio Oriente ora in corso. Si sta formando davanti ai nostri occhi, e sembra che gli Stati Uniti riusciranno a lasciare la fragile regione in una relativa pace.

 

Israel Shamir

Fonte: www.unz.com

Link: http://www.unz.com/ishamir/a-soft-landing-in-the-middle-east/

25.10.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide

5 Commenti

  1. l’Articolo è interessante, ma l’autore non ha preso in considerazione i seguenti sviluppi (forse non erano ancora avvenuti al momento della pubblicazione).. :
    Raqqa è sotto controllo USA-SDF e da quanto si dice su “Sputnik news” gli americani non cederanno indietro Raqqa ad Assad per nessuna ragione. Inoltre sempre ad est dell’Eufrate le forze ISIS hanno cambiato bandiera e si sono infiltrate nell’YPG ed SDF (che ricordiamo sono sostenute dagli USA) prendendo inoltre possesso dei pozzi petroliferi di Omar.. quindi la situazione non è proprio “rose e fiori”.. se gli Ameri-cani decideranno di mettere i bastoni tra le ruote ad Assad semplicemente continueranno a finanziare le forze curde e indipendentiste SDF-YPG e magari proclamare l’indipendenza ad est dell’Eufrate cercando di dividere così la Siria e renderla ingovernabile. Potrebbe nascere quindi una nuova guerra che durerà anni: SDF-YPG sempre finanziati dagli USA contro le forze governative di Assad.. la patata è ancora bollente e la Russia non si è ancora pronunciata in merito.
    mappa siria tempo reale: https://syria.liveuamap.com/
    approfondimento Saker: http://sakeritalia.it/sitrep-geopolitica/situazione-operativa-sui-fronti-siriani-del-27-10-2017/

    • pardon, nel link della mappa le forze sostenute sagli USA sono quelle in giallo (ypg-SDF). Verde è al-qaida, Nero Isis (daesh), Rosso forze governative di Assad

    • L”indipendenza a Est dell’Eufrate non ci sarà esattamente come non c’è stata quella dei curdi dell’Iraq. Nessuno dei paesi intorno la vuole e ne risulterebbe uno stato chiuso senza sbocchi sul mare che come se lo vende il petrolio?
      Quella degli Stati Uniti è solo una mossa per restare al tavolo delle negoziazioni.
      Se ci dovesse essere una guerra tra curdi e siriani i curdi la perderanno. La forza militare curda è pura mitologia (ci hanno messo mesi e mesi per prendere Raqqa, tanto che gli americani hanno dovuto completamente raderla al suolo per fargliela conquistare). In realtà la guerra è già finita nei fatti ecco perchè c’è la processione di tutti gli emiri a Mosca

      • Anche io spero vivamente in una risoluzione pacifica e che la Siria torni ad essere uno stato sovrano, ma non mi fido dei malati di mente USA..se vogliono potrebbero restare li a rompere le scatole per non si sa quanto tempo ancora..l’indipendenza non è il loro obiettivo reale, ma far spendere soldi agli altri ed attrarre investimenti esteri si (come già stanno facendo a Raqqa per la ricostruzione)..aspetteremo le prossime dichiarazioni di Trump in merito, quando sarà il momento..

  2. Mi pare troppo ottimista nel pensare che gli USA si ritirino di buon grado dallo scenario mediorientale, accettando uno status-quo che li vede estromessi dalle negoziazioni di Astana, in difficoltà con l’ ‘alleato’ storico israeliano ( quale suo unico interlocutore affidabile: adesso ci sono anche i russi ), in estremo calo di popolarità ( è un eufemismo ) verso il mondo arabo in generale ( nessuno vuole più comprare più prodotti americani ) e verso i legittimi governi ( che ha tentato di far fuori con Al Qaeda ): insomma gli USA sentono franare il terreno fra i propri piedi. Non sono duttili al negoziato, sono intransigenti verso la propria immagine del mondo ( sono ideologici quanto la Nord Korea circa certi postulati liberisti pro loro multinazionali ), sono assolutamente ignoranti della complessità storica del mondo ed hanno personale diplomatico di scarsa qualità. Eccetera eccetera. Generalmente in una situazione percepita come confusa e perdente reagiranno come sanno fare: sempre alla stessa maniera. E se il comandante in capo è troppo morbido o ritenuto colluso lo si elimina ed al posto suo si mette un pazzo paranoico, uomo o donna non fa differenza. Questa è la parte ‘negativa’, che fa pendant con quella di una soluzione ‘morbida’ ai problemi siro-palestinesi e mediorientali in generale. Adesso siamo in mezzo: da che parte penderà la spada di Brenno ?