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UCRAINA: E' TINTINNAR DI BAIONETTE?

DI FILIPPO BOVO
Riflessioni Globali

L’Ucraina è divisa, spezzata, contesa fra un fronte filoatlantico incarnato da Yushenko (e in passato anche dalla Timoshenko) e da un fronte filorusso coagulato intorno a Janukovic. Il paese rischia davvero la spaccatura geografica e politica, fra l’ovest che guarda all’UE e agli USA e l’est che guarda alla Russia.

E’ il frutto di una storia che vede l’Ucraina, esattamente come altri stati nati dalla fine dell’Unione Sovietica, disegnata in maniera piuttosto arbitraria sulle cartine geografiche, unendo popoli simili ma diversi al tempo stesso all’interno dei medesimi confini: ucraini in Russia e russi in Ucraina, insieme a polacchi, lituani, ruteni, romeni… Stalin, che era Commissario alle Nazionalità ai tempi della nascita dell’URSS, progetto da lui fortemente voluto al punto da mettersi in esacerbata contrapposizione con Lenin, il quale invece voleva mantenere la Russia tutta unita, riteneva che non far coincidere i confini degli Stati federati con quelli dell’etnografia sarebbe servito a mantenere l’Unione Sovietica più coesa, rendendo impossibili eventuali secessioni. Così non fu, come sappiamo, perchè il progetto dell’URSS gli sopravvisse appena 38 anni, lasciando sul campo insanabili e continui conflitti fra gli Stati post sovietici, i quali si rivendicano l’un l’altro il diritto su questa e quella fascia di terra, per storia e popolazione appartenenti più alla propria storia che a quella del confinante.

Dal 1991 la Russia rivendica la sovranità della Crimea, che nel 1961 Krusciov aveva assegnato all’Ucraina per dimostrare l’amicizia fra i popoli russo ed ucraino; e c’è poco da fare, in Crimea la maggioranza della popolazione è russa. Un compromesso è stato trovato mantenendo alla Crimea uno status privilegiato all’interno dell’Ucraina, che già aveva in tempi sovietici: ha una consistente autonomia politica che le consente anche di svolgere una propria politica estera indipendente da Kiev. Ciò non toglie che le tensioni si siano periodicamente ripresentate; subito dopo l’elezione di Yushenko, e l’insediamento della Timoshenko alla presidenza del consiglio, è stata proprio la Crimea, insieme alle regioni dell’est dell’Ucraina, a costituire il fulcro della protesta filorussa contro i nuovi governanti filoamericani di Kiev. E quando quest’ultimi hanno tentato di aprire la Crimea alle basi NATO, la popolazione locale a suon di proteste molto bellicose è riuscita a rispedire i soldati americani al mittente. La Rada, il parlamento locale, ha dichiarato la Crimea regione “NATO free”. Da non sottovalutare la presenza, in quella regione, della flotta russa del Mar Nero, che ben difficilmente avrebbe potuto convivere con le flotte del Patto Atlantico.

La popolazione russa o russofona dell’Ucraina orientale non è disposta a sottomettersi ad un presidente come Yushenko che vuole svendere il proprio paese agli interessi americani. Questa popolazione ha visto l’economia del paese crollare nei due anni di governo arancione, mentre fino ad allora l’Ucraina era stato uno dei paesi della CSI con i maggiori ritmi di crescita; ha visto l’Ucraina, sulla falsariga della Georgia e degli Stati baltici, avvicinarsi pericolosamente alla NATO e fare con essa esercitazioni militari congiunte – esercitazioni che sono, repetita iuvant, dirette contro la Russia, il paese che gli abitanti dell’Ucraina orientale sentono come la loro madre. Hanno suscitato disgusto e scandali a non finire le storie di corruzione di Yushenko e della Timoshenko e dei loro alleati, che si concedevano e tuttora si concedono uno stile di vita sprezzantemente lussuoso sopra un popolo impantanato in difficoltà economiche crescenti. L’Ucraina è parte integrante della Russia e non è un mistero che il meridione di quest’ultima ne rappresenti il ventre molle: mettendo le mani su Kiev, gli americani di fatto possono virtualmente tenere in scacco la Russia intera. Questo irrita profondamente i russi e le popolazioni slave ad essi solidali, che sognano di tornare a vivere in uno Stato russo più esteso e solido, non più dilaniato dagli attuali ed illogici confini.


(Nella foto: il Presidente ucraino Yushenko e l’ex Primo Ministro Timoshenko)

Da qualche mese Janukovic ha vinto le elezioni e il suo partito, il Partito delle Regioni, filorusso, socialcomunista e difensore delle autonomie locali, ha ottenuto la maggioranza relativa nel parlamento ucraino. Yushenko, il cui partito ha subito una vistosa mutilazione elettorale, è stato costretto ad affidargli il governo mentre la Julia Timoshenko, con la quale aveva litigato perchè era persino più filoamericana di lui, è stata retrocessa tra i piccoli politici dopo aver perso gran parte dei voti. E’ ormai ampiamente noto a tutti gli ucraini che le elezioni di due anni fa, quelle che portarono Yushenko e Timoshenko ai vertici del potere, erano state truccate dai media filoamericani e in particolare dall’agenzia specializzata in “regime change” PSB, già vista all’opera in Serbia, in Georgia, in Venezuela, addirittura in Italia nel 2006.

Ma Yushenko ha rapporti molto difficili con Janukovic; dopotutto lui è stato messo sul seggiolone dalla Casa Bianca per portare l’Ucraina sotto l’influenza americana, e allora come potrebbe mai scendere a patti con Janukovic che, al contrario, è stato eletto dal popolo per riportare l’Ucraina nella fratellanza slava con la Russia? Ecco allora perchè oggi i due leader sono arrivati alle mani.


(Nella foto: l’attuale Presidente del Consiglio, il filorusso Janukovic)

Chi vincerà? Yushenko ha chiamato a sè i poliziotti che gli sono fedeli. Janukovic ha dalla sua più di metà della popolazione ucraina, che rappresenta poi il nerbo produttivo del paese. Gode inoltre di un aperto sostegno da parte della Russia, mentre Yushenko ottiene un appoggio sempre più tiepido da UE e USA, che non vogliono compromettersi più di tanto a sostenere un leader politicamente sul viale del tramonto. Forse la crisi ucraina è prossima alla svolta; oppure si trascinerà ancora, per un bel po’, stancamente, senza sfociare in chiare e decisive vie d’uscita.

Ma è nettamente probabile che le elezioni politiche anticipate, che Janukovic è riuscito ad ottenere da Yushenko, possano determinare la fine dell’indipendentismo ucraino in salsa atlantica; Janukovic ha il 90% delle probabilità di vincere spazzando via in un sol colpo gli uomini mandati avanti dagli americani. E tutto questo va a favore del progetto di riunificazione degli Stati slavi della CSI, progetto che già nel 2008 vedrà la nascità del nuovo Stato formato da Russia e Bielorussia. A questa nuova federazione s’assocerà a questo punto l’Ucraina di Janukovic, e ciò rappresenterà un segnale molto forte anche per gli altri Stati dell’ex URSS, ma soprattutto per i vecchi paesi satellite che oggi veleggiano verso la NATO o già ne fanno parte. Forse la fine di Yushenko sarà anche la fine degli odiosi gemelli Kaczynsky in Polonia, e riporterà verso lidi più europei e meno americani cechi e romeni. E di questo non potremo che essere grati a Viktor Janukovic.

Filippo Bovo
Fonte: http://filippobovo.spaces.live.com/blog/
Link: http://filippobovo.spaces.live.com/blog/cns!3A1AA86B4F9BBF1D!978.entry
26.05.2007

Pubblicato da God

  • Truman

    La frase “La popolazione russa o russofona dell’Ucraina orientale” fa pensare che la lingua ucraina e quella russa siano significativamente diverse. In realtà le due sono molto simili (io non le considererei nemmeno due lingue diverse): ci sono lievi varianti nella scrittura (la “i” dell’Ucraina viene scritta come in occidente) e nella fonetica (in Ucraina la “o” si legge “o”), per il resto ci sono sfumature nel vocabolario.