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TUTTO VA ALL'INDIETRO, TUTTO E' SOTTOSOPRA

DI KEITH MANN
Thomas Paine’s Corner (TPC)

“Basta guardare a noi stessi. Tutto va all’indietro; tutto é sottosopra. I dottori distruggono la salute, gli avvocati distruggono la giustizia, le universitá distruggono la conoscenza, i governi distruggono la libertá, i grandi media distruggono l’informazione e le religioni distruggono la spiritualitá”
Michael Ellner

Da quando ho superato i nebulosi condizionamenti negativi impostimi durante i miei anni di formazione nella scuola di stato ed ho imparato a dare tutta la prioritá alla vita su questo pianeta, e a pensare per conto mio, sono stato esposto ad una prospettiva straordinariamente diversa da quella raccontatami. Frazioni, logaritmi, la storia ufficiale e la religione erano una cosa, ma il mondo fuori da quel rigido curriculum era qualcosa di abbastanza differente. Molto differente, a dire il vero!

Il massiccio utilizzo di altri animali per soddisfare i nostri desideri é una parte considerevole dei problemi che affrontiamo su questo pianeta e sottolinearlo é un rimedio essenziale nel processo di guarigione, ma non basta. Il nostro mondo é governato da mostri senza pietá e senza cuore cui manca del tutto l’empatia e la compassione, ed il cui obbiettivo é il potere assoluto, nonché il controllo di tutta la vita su questa Terra, dato che no, non ne hanno ancora abbastanza.

Nella foto: Keith MannMi sentivo a casa nel sabotare eventi di caccia e nell’introdurmi in fattorie e laboratori per esporre gli orrori che nascondono. Ho personalmente fatto esperienza dell’ingiustificabile forza indirizzata contro le persone che vogliono salvare gli animali da un’esistenza breve quanto dolorosa, ed ho visto questa forza rabbiosa che cresceva mentre siamo sempre in piú a voler portare il cambiamento. E’ chiaro che quanti controllano la societá umana operano per rallentare l’inevitabile ascesa verso un livello superiore di coscienza e compassione.

I loro tentativi di rallentarmi, in quanto ho cercato di aggiustare la direzione in cui va il nostro mondo, hanno visto condanne al carcere per un totale di sette anni e mezzo, infinite incursioni nelle mie case e in quelle dei miei amici piú stretti, e vigliacche intimidazioni di basso livello. Piú recentemente, sono arrivati dal quartiere generale della polizia dello Hampshire alla ricerca di una mezza dozzina di galline da batteria che pensavano avessi salvato dalle squallide e minuscole gabbie da cui erano scappate. Queste sventurate creature sarebbero morte lentamente in maleodoranti capanni, ma i protettori di questa struttura idiota che chiamano una societá avanzata non erano venuti per complimentarsi con me per la mia ingegnositá o compassione, ma piuttosto per prendersi i miei computer, le agende telefoniche e i volantini “Vegan Perché”, per fare battute su quanto siano gustose le crocchette di pollo e minacciarmi. Non hanno mai ritrovato le fuggitive.

E’ questo incompatibile comportamento umano a motivarmi. Voglio vivere in un luogo dove le persone siano educate ad essere buone. Dunque, ecco il tentativo di oggi per condividere delle informazioni che potrebbero aiutarmi in questo scopo. Questo sito é qui per condividere notizie e informazioni che credo le persone dovrebbero conoscere. La conoscenza é potere, ed é esattamente il motivo per cui ci viene nascosta. Sappiamo cosí poco della realtá della vita attorno a noi che per molte persone é inconcepibile accettare la realtá effettiva degli eventi, o anche solo intravederla. Pensare per conto proprio ci allontana dalla zona di comfort che avevano creato per noi. E’ una cosa molto positiva da fare per coloro dalla cui sofferenza ci nascondiamo, e gli animali da fattoria ne sono il classico esempio, perché la nostra complicitá mediante l’inazione porta ad un vortice infinito di sofferenza e morte, mentre questi animali vengono prodotti a catena per il consumo umano. E’ sempre meno un’opzione possibile quella di ignorare questa situazione, mentre se ne realizzano sempre piú le spaventose connotazioni, che si stanno profilando nella loro imponenza a tutti gli esseri umani di questo pianeta.

Chiunque sia seriamente intenzionato a cambiare le cose, ma crede che i metodi tradizionali per portare quel cambiamento siano sufficienti, spero dará un’occhiata ad alcune delle prove esistenti che indicano – piuttosto chiaramente – come la maggior parte di quanto chiamiamo il mondo reale é, nei fatti, un’illusione. Una rete di menzogne e omissioni concepita per nasconderci dalla vera natura di quello che siamo e siamo capaci di essere. Oggi é il giorno per fare un passo indietro, guardare a quello che non é stato fatto e poi guardare nuovamente avanti. Te stesso e le persone che ami dipendono da te. La tua vita é nella mani di perversi guardiani, e se guardi attorno al mondo ti accorgerai che non si preoccupano della miseria e della distruzione che hanno portato. Sarai perdonato se penserai che ci prosperino sopra, perché é una probabilitá molto reale.

Mentro ero in prigione, ho cominciato a comporre una voluminosa raccolta di episodi che collegano la storia del Movimento di Liberazione Animale e il ruolo cruciale avuto del Fronte di Liberazione Animale. E’ stato un lavoro improbo e lunghissimo, che mi ha richiesto 15 anni di lavoro per essere completato. Il riscontro, dalla pubblicazione, é stato incredibile. Ho scritto un buon libro che racconta l’affascinante storia di un’ideale che é la strada maestra verso una societá piú inclusiva e capace di amare.

Keith Mann é un liberazionista animale di lunga data e autore di From Dusk ’til Dawn. Potete visitare la sua pagina di My Space presso http://www.myspace.com/keiththemann

Per gli ultimi aggiornamenti sul movimento di liberazione animale, visitate NAALPO su http://www.animalliberationpressoffice.org/

Guardate il video su http://www.youtube.com/watch?v=VIjanhKqVC4 e diventate vegan. Fatelo per la vostra salute, per gli animali non umani e la Terra!

Keith Mann
Fonte: http://thomaspainescorner.wordpress.com/
Link: http://thomaspainescorner.wordpress.com/2009/07/08/everything-is-backwards-everything-is-upside-down/
08.07.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO MARTINI

Nota del traduttore:

Il libro di Keith Mann é acquistabile anche dal sito Fino alla Fine.

Pubblicato da God

  • sentinella

    la crudeltà contro gli animali è doppiamente vigliacca perchè è la crudeltà inflitta su chi non può difendersi.
    La compassione l’amore per tutti gli essere viventi è la principale qualità di un esser umano.
    In questi ultimi tempi a me sembra che di questa qualità ci sia un grande bisogno e ci sono sempre più persone che mostrano una maggiore sensibilità verso i nostri fratelli animali. E’ vero però che sembrano aumentare anche gli episodi di efferata, stupida e vigliacca crudeltà verso gli animali. Anche in Italia in particolare in Italia Meridionale.
    Ettore un cucciolo di 4 mesi è stato da poco salvato da delle volontarie di Napoli dopo che gli erano stati legati dei petardi sul corpo poi fatti esplodere. Ettore ha perso una zampa ed ha avuto una terribile ustione sul corpo che forse potrà essere curata con un trapianto di pelle.

  • Allarmerosso

    Earthlink – Terrestri – http://www.youtube.com/watch?v=Wn12sMIvKW4

    Consiglio la visione ad un pubblico adulto !

  • maristaurru

    Da da pensare, amo gli animali, non riuscirei a fare del male neanche al più insignificante, ho diminuito sempre più la carne, pure l’abitudine permane, sembra quasi che una volta macellato lontano dalla nostra vista, l’animale perda le sue qualità e diventi una cosa.. si può mangiare quindi.

    Questa la stortura, credo, della cultura e del modo di sentire occidentale.

    Oggi sono inorridita nell’apprendere che la solita Coop ha aperto a Roma una macelleria nel suo supermercato che fornisce carne macellata secondo le regole islamiche, carne halal: ammazzano l’animale lentamente , lo dissinguano in modo che sia cosciente e la sua agonia sia lunga. Esistono leggi per la macellazione nel bel Paese che non somigliano a questa consuetudine islamica. Pure immagino che lo stesso giudice che ha citato in giudizio un ristoratore perchè teneva viva una aragosta sul ghiaccio per mostra ai clienti, non batterà ciglio alla apertura di macellerie che non rispettano le nostre leggi.

    Certo gli animali muoiono in ambedue i casi, pure trovo inquietante questa consuetudine di osservare con somma indifferenza soffrire a lungo un animale, stavamo lentamente maturando ben altre sensibilità, pare che dovremo tornare indietro e ancora non capisco perchè, forse perchè davvero “Tutto va all’indietro; tutto é sottosopra”

  • dr34m1ng

    quella di diventare vegani è una cazzata. Il problema dello sfruttamento degli animali è innegabile, ma se non mangiare animali vi fa sentire meglio, vi siete chiesti cosa pensa una pianta? ci sembra troppo assurdo farlo, vero? eppure cosa ne sappiamo noi? magari una zucchina ha la stessa reazione chimica alla morte di un animale. eppure a noi appare cosi indifesa, solo perchè non ha un musetto?

    tutto questo per farvi capire quanto sia assurdo voler risolvere il problema degli animali, mangiando piante.

    il problema si risolve capendo che facciamo tutti parte della terra ecc ecc
    mangiando quello che ci serve per vivere, no ogni giorno carne ecc ecc lo facciamo allevando animali con la consapevolezza del loro sacrificio per il nostro vivere, lo facciamo rispettando l’ambiente, lo facciamo rispettando chi non si può difendere, chi non può parlare per lamentarsi, anche le piante!

  • Tao

    QUALCHE RIFLESSIONE IN MERITO ALLA SENSIBILITA’ CHE ALCUNI ATTRIBUISCONO ALLE PIANTE

    DI YVES BONNARDEL
    cahiers-antispecistes.org

    Quando affronto il tema del dominio che gli umani esercitano sugli altri animali, e in particolar modo il tema della carne, molte persone si mettono immediatamente a parlare delle piante in una modalità aggressiva: secondo loro, le piante pensano, sono coscienti, gridano, soffrono o provano piacere. In genere, queste persone sono in perfetta mala fede e se fingono di interessarsi alla sorte delle piante lo fanno solo per poter meglio continuare a disprezzare quella degli animali; cosicché, dopo aver messo in evidenza il fatto che rifiutano il confronto, che è quello il loro scopo, che non vogliono sentir parlare di prendere sul serio gli interessi degli animali, smetto di discutere in simili condizioni. Ma posso anche divertirmi a stare al loro gioco: se le piante fossero sensibili, l’argomento contro l’alimentazione carnea sarebbe rinforzato – almeno a livello logico. Infatti, dato che per produrre 1 gr di proteine di origine animale ci vogliono da 5 a 10 gr di proteine di origine vegetale, smettere di mangiare animali, pur continuando a mangiare piante, ridurrebbe la somma della sofferenza imposta a queste ultime di un fattore da 5 a 10; ecco un bell’argomento… che però non scalfisce minimamente i miei interlocutori: essi ragionano in termini di tutto o niente, perché di fatto se ne infischiano totalmente di quella sofferenza che hanno la delicatezza di attribuire alle piante. Tuttavia, se essi si impegnassero ad alleviare la sofferenza umana solo nel caso in cui si aspettassero un risultato ideale, o anche solo comparabile a quello evocato qui sopra, non farebbero mai niente: non aiuterebbero né il Terzo Mondo, né la medicina, né il loro vicino… e neanche se stessi. Il che dà la misura – per contrasto – di tutto il disprezzo che hanno per gli esseri viventi sensibili che non appartengano all’Umanità.

    Ma ci sono anche persone che pensano sinceramente che le piante soffrano o abbiano una coscienza, anche se tra di loro sono rare quelle che ne ricavano conseguenze pratiche. È a queste persone che mi rivolgo, poiché il problema sta loro a cuore in modo sincero.

    Personalmente, non penso che le piante abbiano coscienza e che soffrano, che provino gioia e dolore. In realtà, questa non è una mia credenza, ovvero una verità rivelata alla quale mi aggrappo perché mi piace – anche se è chiaro che è più piacevole per me pensare che le piante non partecipino al vasto concerto della sofferenza.

    La penso perché è l’ipotesi più verosimile che sia in accordo (in armonia) con i fatti di cui dispongo e con la comprensione del mondo che ho, almeno in parte, costruito su questi fatti.

    La prima ragione, già considerevole, è che non si conosce alcuna specie vegetale che disponga di un sistema nervoso, il che non sorprende, dal momento che la funzione di tale sistema è di azionare i muscoli ed allo stesso tempo – appunto perché c’è motricità – di trasportare l’informazione raccolta da diversi ricettori. Mentre gli organismi animali si sono evoluti verso una centralizzazione funzionale considerevole nel corso della storia naturale, le piante non hanno fatto altrettanto. Questa assenza di centralizzazione, questa autonomia di ogni parte nei confronti delle altre, che consente ad esempio la pratica della talea, fa sì che sia molto difficile applicare la nozione di individualità ai vegetali; se le piante soffrissero, ci si dovrebbe domandare chi è che soffre: ogni foglia…? Bisogna considerare una pianta di fragole come una sola unità sensibile oppure come molteplici unità? E in questo caso, a partire da quale momento del loro sviluppo? Soffrirebbero insieme, o singolarmente, o solo le radici? E la coscienza? Ecco delle domande concrete che emergono nel momento in cui si evoca l’ipotesi di una sensibilità o di una coscienza, ma che nessuno si pone mai. Ma in ogni caso, anche se si può dire che c’è trasferimento di informazioni, nella misura in cui alcune molecole si spostano, interagiscono in diversi luoghi con dei recettori della pianta e creano in questo modo degli effetti a catena, ciò non autorizza affatto a stabilire che una coscienza le riceva, le centralizzi e le «tratti».

    Credo che molte persone abbiano difficoltà ad immaginare la vita «vegetativa» delle piante perché le nostre esperienze di animali ci fanno associare la coscienza e la sensibilità alla nozione di vita. Tuttavia, negli animali le attività vitali coscienti sono legate alla motricità, diversamente ad esempio dalla respirazione o dalla digestione; gli animali in coma, con encefalogramma piatto o decerebrati, vivono, e questo prova che una vita non cosciente è possibile per un essere che non deve muoversi per sopravvivere. Difatti, perché le radici affondino nella terra o le foglie si volgano verso il sole non c’è bisogno di più coscienza di quanta ne servirebbe per svilupparsi o per invecchiare.

    C’è poi un altro argomento che mi sembra molto forte: il fatto che non si vede quale utilità evolutiva la sensibilità e la coscienza rappresenterebbero per le piante. Nel regno animale, esse giocano un ruolo considerevole nella vita e nella sopravvivenza degli individui, così come nella riproduzione. L’ansia, la paura, il dolore, malgrado eventuali effetti indesiderati (per esempio, il panico può condurre dritti nelle fauci del lupo), spingono l’animale ad una reazione: di panico, di fuga, di difesa, di attacco… Esse sono una carta vincente nella misura in cui l’essere interessato è mobile, può spostarsi, sottrarsi ad un pericolo, curarsi, e in generale cessano di essere utili laddove non è più il caso: un animale ferito che si mette in salvo continua tuttavia a provare dolore a causa della sua ferita, a volte completamente invano. E, come mostra l’esistenza di individui che hanno un sistema nervoso deficiente e non percepiscono il dolore o che sono in stato comatoso o decerebrati, le ossa si rinsaldano, le ferite cicatrizzano, il sangue si coagula, il sistema immunitario agisce in tutta indipendenza dalla percezione del dolore: essa non offre alcuna utilità a questo livello, anzi è tutto il contrario, perché negli animali la sensazione di dolore crea uno stress che, se non può scaricarsi in una reazione cosciente si rivolta conto l’organismo. Ora, le piante non hanno la mobilità che ha la maggior parte degli animali1 oppure, quando questa mobilità esiste, resta insufficiente per neutralizzare un’aggressione. Perché allora avrebbero acquisito una coscienza nel corso della storia naturale? E se malgrado tutto ne avessero acquisita una, perché l’avrebbero conservata?

    Così, poiché le piante non possiedono nulla che somigli minimamente ad un sistema nervoso, poiché non siamo a conoscenza di processi nelle piante che possano essere assimilati agli influssi nervosi (che trasformano l’informazione a grande velocità), poiché una coscienza di, o una sensibilità a, dolore e piacere verosimilmente non servirebbe loro in alcun modo, e – possiamo immaginarlo – nuocerebbe forse alla loro sopravvivenza, penso che esse sono «insensibili» e «mute», viventi ma tuttavia «inanimate». Non solo questa è l’ipotesi più semplice e più verosimile, ma in più l’ipotesi opposta suscita problemi considerevoli che, a tutt’oggi, non trovano l’ombra di una risposta.

    Mi si obietterà che cercare nelle piante un sistema nervoso simile al nostro o una coscienza organizzata come la nostra è ingenuo antropomorfismo, che non è strano che non si trovi nulla del genere e che questo non implica l’inesistenza di una coscienza «organizzata in modo diverso». Ma cosa potrebbe essere una tale «coscienza» è completamente indefinito, e non si sa in cosa essa resterebbe una coscienza; ma questo sembra dar fastidio a pochi. Di fatto, penso che sia piuttosto la nostra volontà di attribuire una coscienza e una sensibilità al regno vegetale a dar prova del nostro antropomorfismo. Esistono numerosi libri intitolati L’intelligenza delle piante o La vita segreta delle piante2 che rigurgitano di aneddoti sulle piante sensibili alle intenzioni che si hanno nei loro confronti – e che esse capiscono -, sensibili all’affetto che si prova per loro, alla musica classica, ai dispiaceri che colpiscono gli umani che le circondano, capaci di gridare, di fare il broncio, di contare… In nessuno dei libri che ho letto o sfogliato ho trovato riferimenti precisi alle esperienze menzionate, che mi avrebbero permesso di risalire alle fonti primarie e a maggior ragione di riprodurle. Questo è in sé sospetto; in realtà, la sicurezza con cui è riportato questo o quell’esperimento rappresenta valore di prova3. Il tono vuole essere immancabilmente rigoroso (quantunque umoristico e leggero) e lo stile e i termini si vogliono scientifici, ma le conclusioni che ne sono tratte c’entrano come i cavoli a merenda, con ragionamenti non convincenti o addirittura illogici e non plausibili. Questi testi cercano di darsi un «look» argomentativo, ma fanno puramente e semplicemente appello non solo alla credulità ma anche alla complicità attiva, alla volontà di credere del lettore. I risultati degli esperimenti descritti divengono immediatamente non credibili se ci si attarda un po’ sui dettagli e si cerca di definire ciò che implicano nella realtà; così, ci viene detto ad esempio che le piante fioriscono ascoltando musica classica (niente rock, non è il loro genere…). Ora, soltanto tra gli umani il modo in cui è recepito un tipo di musica varia considerevolmente da cultura a cultura, ed anche secondo le classi sociali all’interno di una stessa cultura. Immaginiamo di poter viaggiare nel tempo, immaginiamo l’indignazione e l’incomprensione se si facesse ascoltare il blues, il jazz o il rock alla gente del XIX secolo! Apprezzare una musica, trovarla armoniosa non è per niente spontaneo ma fa appello a un tipo di cultura musicale. E le piante apprezzerebbero al primo ascolto Bach o Brahms, e non Berloz o Haydn! Suvvia! Inoltre, uno strumento musicale ben accordato lo è solo nella fascia di onde sonore che riusciamo a percepire. (Dicono che i cani odiano alcuni strumenti che a noi piacciono: scommettiamo allora che, quanto ad ultrasuoni, questi strumenti regalano loro una bella cacofonia!) E quindi, non solo le piante avrebbero come noi un senso dell’estetica musicale – e addirittura lo stesso nostro! – ma sarebbero sensibili esclusivamente alle stesse lunghezze d’onda a cui siamo sensibili noi – e tutte le specie vegetali indistintamente! Ecco un bell’esempio di antropomorfismo.

    Sarebbe fastidioso mettersi ad esaminare e neutralizzare in questo modo i diversi pretesi esperimenti riportati in questo genere di libri, e di cui tutti hanno più o meno sentito parlare. Secondo me, di fronte a tali esempi, ci sono pochi dubbi che gli autori di questi libri o articoli sono disonesti e che i lettori che ci credono sono compiacenti. È per questo che mi interessa ricevere relazioni di esperimenti per poterli verificare e controllare. Difatti, per chi vuole capire un po’ il mondo in cui vive, il fatto di poter accordare solo una mediocre fiducia alle concezioni scientifiche in voga4 non implica purtroppo che le prospettive che pretendono di essere critiche nei confornti quelle non siano ancora peggiori. Attualmente, malgrado il fatto che la realtà presupponga così poco (e anzi contraddica tanto) l’ipotesi che le piante abbiano una sensibilità ed una coscienza, questa tesi trova un numero sempre più consistente di sostenitori: sostenitori per principio, si potrebbe dire, che vi credono perché hanno voglia di credervi. Difatti, questi libri di qualità assai scadente (per non dire truffe…) di cui ho parlato possono soddisfare il lettore solo se questi è convinto in partenza, o almeno già molto favorevole, ossia solo se egli cerca giusto la conferma delle sue aspettative. Con ogni evidenza, ci piace l’idea che le piante siano coscienti, sensibili, anche se non ci soffermiamo quasi per nulla a cercare di sapere nel dettaglio cosa potrebbe realmente essere questa coscienza o questa sensibilità. Per giunta, questa idea esercita su di noi un vero fascino, al punto da incitarci ad accantonare una parte delle nostre conoscenze e del nostro senso critico. Per esempio, ci si pone molto meno la questione di sapere se gli invertebrati (insetti, molluschi…) sono sensibili, o se hanno una «coscienza»; eppure la risposta è lungi dall’essere evidente e dunque è assolutamente legittimo porsi la domanda. Ma questo problema suscita molto meno entusiasmo ed interesse, non sembra rispondere ad alcuna aspirazione degli umani e non muove le folle; diciamo pure che tutti se ne infischiano. Il caso delle piante è diverso, probabilmente perché ci sono infinitamente più estranee di quanto non lo siano i piccoli animali ed è questa estraneità che ci preoccupa.

    Ritengo infatti che dietro questa volontà così diffusa di credere che le piante abbiano una coscienza o una sensibilità si nasconda la volontà di concepire un mondo in cui tutto è interconnesso dalla sensibilità, in cui tutto ha un’esistenza sensibile, una coscienza, tutto ha potenzialmente un discorso, un significato, una volontà: un mondo da cui il silenzio è bandito, un mondo il cui silenzio è bandito. Nello stesso modo, sono numerosi quelli che pensano che le pietre o gli oggetti siano sensibili al loro ambiente, a quello che succede, alla sofferenza degli altri, eventualmente, o alle loro emozioni: secondo degli schemi molto umani, evidentemente! Volontà di un mondo in cui i nostri atti, i nostri stati d’animo, le nostre emozioni hanno una ripercussione sull’insieme della realtà, dove non si è mai soli, dove ciò che si fa o si sente prende importanza dal fatto di ripercuotersi sulla totalità della realtà esteriore, di essere registrato dalla realtà. Come se un altro (Dio, o la Natura attraverso gli elementi naturali) restasse sempre in contatto con noi, anche quando siamo soli: egli fa attenzione a noi, in ogni caso sa della nostra presenza, non siamo soli al mondo e non siamo un «niente» perché esistiamo in ogni circostanza per un altro!

    In realtà, questa intelligenza o esistenza sensibile delle piante o delle pietre (o delle montagne o della Terra…) non è concepita che in un rapporto d’utilità per gli umani: esse costituiscono le nostre memorie eterne, i nostri testimoni che, guardandoci vivere ci rinviano alla nostra vita e al suo senso. Attribuire loro una conscienza o una sensibilità permette di allontanare da noi l’idea di una Natura che ci sarebbe totalmente estranea, l’idea per esempio di vite che non avrebbero né interessi né scopi. Si accorda loro una sensibilità per rompere il silenzio e sostituirlo con un mormorìo immaginario, l’eterno brusìo della vita e delle cose; ma per la quasi totalità della gente, ciò non cambia un bel niente nella relazione pratica che si può avere con la pianta o la pietra: esse verranno strappate o frantumate senza alcuna preoccupazione nei loro confronti e si continuerà a parlare anche più di prima di natura armoniosa e buona. Esse sono viste esclusivamente come recettori, concepite a notro uso, come polo relativo interamente subordinato all’unico polo che gli umani vogliono considerare infine come realmente esistente o importante: l’Umanità.

    Yves Bonnardel
    Fonte: http://www.cahiers-antispecistes.org
    Link: http://www.cahiers-antispecistes.org/spip.php?article349
    CA n°5 (dicembre 1992)

    Traduzione a cura di Agnese Pignataro

    Note :

    1. Infatti ci sono anche animali quasi immobili, come le conchiglie, di cui non si sa affatto se provano dolore e piacere.

    2. Peter Tompkins et Christopher Bird, La Vie secrète des plantes, Robert Laffont, 1975; Martin Monestier, De la musique et des secrets pour enchanter vos plantes, Tchou ; Robert Frédérick, L’Intelligence des plantes, Arista, 1990 ; Jean-Paul Gibiat, «Avez-vous la main verte?», dans Ça m’intéresse n°17, juillet 1982

    3. Cf. Henri Broch, Le Paranormal:ses documents, ses hommes, ses méthodes, Seuil, 1989. In questo libro estremamente critico, l’autore cita un preteso esperimento relativo alla sensibilità delle piante che si era rivelato una bufala e dà riferimenti a lavori scientifici in questo campo che hanno avuto solo esiti negativi. Spiegando anche cosa sono in realtà le «fotografie Kirlian», scalza i fondamenti della maggior parte delle altre pretese prove che di solito sono avanzate.

    4. Infatti non ho ancora incontrato un solo studio francese su una eventuale sensibilità alla sofferenza degli insetti, degli Aracnidi, degli Artropodi, dei molluschi… Nell’Encyclopaedia Universalis, per esempio, il lungo articolo che tratta degli Imenotteri (api, formiche…) non menziona mai l’esistenza di un sistema nervoso. Incredibile! Si può pretendere di studiare o conoscere la vita o il comportamento di un essere senza neanche porsi la questione di sapere se soffre o no e cosa è suscettibile di farlo soffrire? Ebbene, gli scienziati, soprattutto francesi, sembrano pensare di sì! Non si curano di questo argomento più di quanto faccia l’uomo della strada, il che è assolutamente sintomatico del conformismo e della ristrettezza delle loro richerche. La sofferenza animale è tabù anche per gli scienziati.

  • maristaurru

    Questa tua argomentazione appartiene alla serie di quelle che fanno coloro che non vogliono cambiare nulla nel Paese: non appena si tenta un piccolo passo avanti, si cerca di scalfire una cattiva abitudine o toccare un potere consolidato, si affrettano ad urlare ” Ma i problemi del Paese son altri! Non da questo si deve cominciare!”

    L’importante è che tutto resti come prima.

    Ora prendersela con chi non mangia carne è sciocco, liberi di non mangiarla, brutto sarebbe se ci imponessero di non mangiarla.

    Giusto che almeno la nostra civiltà si sia sviluppata nel senso di proibire soffferenze inutili agli animali, è un inizio, i cambiamenti durevoli avvengono per piccoli passi: io non mi impiccerei di come macellano gli islamici che non hanno una sensibilità simile alla nostra, e sarebbe scemo fargliene una colpa, io dico però che non vorrei che ci si imponesse in mille modi ( vedi Coop) di adeguarci ad un uso che non è il nostro: di osservare la morte lenta per sgozzamento di un animale.

    Ogni civiltà segue una strada, un cammino che è vero che si avvale della conoscenza del cammino e della strada delle altre civiltà, ma sarebbe violenza, è violenza, interrompere il cammino di una civiltà per piegarlo alle necessità dei signori della Economia

  • sentinella

    è proprio sbagliata l’idea che noi esseri umani abbiamo di noi stessi. DI ESSERE AL VERTICE DELL’EVOLUZIONE NEL PIANETA TERRA. E’ come quando si credeva che la terra fosse al centro dell’universo, questa concezione nutrita da secoli di stupidità religiosa che vuole che solo l’uomo abbia un anima e una coscienza del bene e del male è ancora un retaggio della mentalità che permette alla nostra specie di comportarci come una specie parassita che non conuibuisce all’equilibirio ecologico del pianeta.
    Persino dopo morti ci ostiniamo a conservare i nostri inutili corpi dentro cunicoli di cemento senza pensare che sia invece logico donarli alla terra perchè diventano parte del ciclo vitale. Ebbene una specie che dimostra a livello collettivo una così grande stupidità e solo a livello individuale qualche rimorso di coscienza, non è una specie superiore ma solo una specie più predatrice delle altre.

  • pasqui

    La tua tesi sulle piante non sta in piedi visto che loro non hanno un sistema neurale quindi non possono sentire dolore e quant’altro.

  • kaza

    io sono diventato vegano. Non perchè amo gli animali, più che altro è che odio le piante

  • dr34m1ng

    era un esempio stupido per farvi capire che il problema degli animali non si affronta avendo pietà di loro, ma ritenendoli facenti parte di noi stessi, del nostro stesso ecosistema.

    @mari
    dovresti imparare a conoscere le persone prima di sputare sentenze, se mi conoscessi stai sicuro che quello che hai scritto ti sembrerebbe l’esatto contrario di come in realtà sono.

    il mio discorso andava verso un unione più “profonda” con la terra e le sue creature (piante, animali, sassi, risorse, acqua, mare ecc ecc)

    ciao e mangiate le bistecche ^^ (sono ancora sarcastico, qui ormai c’è bisogno di specificare)

  • dr34m1ng

    questo è quello che intendevo 😀

  • dr34m1ng

    in questo caso sei tu in malafede caro tao a postare questo articolo. Ma non avete mai sentito parlare di figure retoriche? dio quanto odio i discorsi scritti, non danno il senso e le finalità quando uno parla. Avete tutti frainteso la mia osservazione.

    my2cent

  • dr34m1ng

    daccordissimo

  • NerOscuro

    Se l’uomo non può mangiare carne, non possono nemmeno gli altri animali. Con coerenza, andate e convertite quanti più carnivori potete.

  • Tonguessy
  • Tonguessy

    Ah, il leone vegetariano! Che idillio!

  • okinawa

    Neo hai qualche carenza oggettiva su cosa sia La Natura…

  • NerOscuro

    Me le vuoi spiegare tu? Dai, se ancora dopo il mio corso di studi non ho ancora capito la Natura (è una dea da scrivere con la maiuscola?) trovo difficile che ci riesca tu a colmare le mie lacune. Sono sicuramente irrecuperabile.