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Turchia, è “Archduke moment” o destabilizzazione interna? Di certo, ricorda molto Sarajevo nel 1914

DI MAURO BOTTARELLI

rischiocalcolato.it

False flag doveva essere e false flag, forse, è stato. E in grande stile. Alla vigilia di un incontro preparatorio al vertice trilaterale previsto per il 27 dicembre a Mosca fra Russia, Turchia e Iran per il futuro della Siria, a cui avrebbe partecipato anche il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, l’ambasciatore russo ad Ankara, Andrey Karlov, è stato ucciso in un attentato a colpi d’arma da fuoco, mentre presenziava alla mostra fotografica “La Russia vista attraverso gli occhi dei turchi”. Altre quattro persone sono rimaste ferite ma, almeno in due casi, non pare in maniera fatale.
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Un testimone oculare dell’agenzia RIA Novosti ha così raccontato l’accaduto: “L’ambasciatore stava tenendo un discorso per l’apertura della mostra e, improvvisamente, durante l’orazione, si è sentito gridare “Allah Akbar” e qualcuno ha cominciato a sparare. L’obiettivo era l’ambasciatore, perché dopo gli spari, l’attentatore ha lasciato uscire le altre persone dalla stanza”. Un fotografo dell’Associated Press, anch’egli presente sulla scena, ha confermato che l’attentatore ha sparato più volte, otto o più colpi. In un video della sparatoria,

si sente l’attentatore gridare “Io non mi scordo della Siria, io non mi scordo di Aleppo” e, subito dopo, avrebbe detto “io non uscirò vivo da qui ma finché non ci sarà sicurezza in quei posti (la Siria, ndr), allora nemmeno tu assaporerai la sicurezza”.

L’uomo, come nella migliore tradizione, compiuto il suo lavoro, è stato ucciso dalla polizia turca. Quindi, non potrà parlare: di lui sapremo ciò che Ankara vorrà farci sapere. Il grande tradimento di Erdogan? O forse, piuttosto, la prova che le purghe messe in atto dopo il tentato golpe del 15 luglio non sono state sufficienti a sradicare la rete di collegamento tra estremismo islamico, servizi di sicurezza, parte dell’esercito e i servizi d’intelligence occidentali che hanno come unica priorità la deposizione di Bashar al-Assad in Siria? Che si tratti del classico attentato ad orologeria, utilizzando l’utile idiota fanatico di turno, ci vuole poco a capirlo: con la tensione presente sul caso siriano, l’ambasciatore russo in Turchia viene protetto così poco durante un’uscita pubblica?

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Poi l’urlo “Allah Akbar” e il proclama su Aleppo e la Siria, con il rappresentante diplomatico di Mosca utilizzato come bersaglio simbolico della vendetta: gli spari, in rapida sequenza, letali pare solo per l’ambasciatore e, poi, il beau geste di lasciare andare via gli altri presenti all’evento. Infine, i colpi di arma da fuoco che hanno chiuso per sempre la bocca al vendicatore islamico. Pare che l’attentatore si sia identificato come un funzionario di polizia all’ingresso della mostra, stando a una fonte militare turca citata da Interfax: “Abbiamo informazioni, da un testimone, che l’attentatore si sia presentato come un funzionario di polizia, mostrando un documento all’entrata. Stiamo controllando la validità di questa informazione”. Il quotidiano Yeni Safak lo ha identificato come un uomo nato nel 1994, le cui iniziali sarebbero M.M.A. e che avrebbe frequentato l’accademia di polizia nella città di Izmir.
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Non so voi ma quell’attentatore mi ricorda, terribilmente, Gavrilo Princip, l’anarchico serbo bosniaco che uccise l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria e sua moglie Sofia, durante una visita ufficiale a Sarajevo il 28 giugno 1914. Se ben ricordate, fu il prologo, il casus belli, il flash-point, per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. E si gela il sangue a pensare a cosa ha detto, non più tardi di tre giorni fa, Barack Obama nel suo ultimo discorso di fine anno da presidente degli Usa: “Il sangue dei siriani è sulle mani di Assad, della Russia e dell’Iran”. E ancora: “Ben poco succede in Russia senza il consenso di Vladimir Putin, voglio mandare un messaggio chiaro a Mosca e ad altri, non continuate a fare questo perché possiamo cominciarle a farlo anche noi”. Certo, il presidente parlava di hackeraggio ma ha anche parlato di altri tipi di risposta, “non obbligatoriamente pubbliche”. La rete di Fethullah Gulen si è premurata di fornire la logistica, facendo ora ricadere la colpa sull’Isis o su qualche cellula islamista impazzita?
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E se la pista fosse interna, ovvero scaricare su Gulen e gli Stati Uniti quella che invece è una scelta folle di Ankara per non perdere la Siria? Immediatamente dopo la notizia della morte dell’ambasciatore, il sindaco di Ankara, Melih Gokcek, ha definito l’assassino “un gulenista”, di fatto suggerendo che la Turchia è pronta a gettare ogni responsabilità sul governo ombra e in esilio guidato dal predicatore che vive da anni in Pennsylvania. Dal canto suo, il Dipartimento di Stato si è limitato ad avvertire i cittadini americani di stare lontani dall’ambasciata ad Ankara. Poi, l’accusa di Mosca: “Consideriamo l’assassinio dell’ambasciatore un grave fallimento della misure di sicurezza della Turchia”. C’è poi la terza ipotesi: accreditare la destabilizzazione interna, dimostrando al mondo come le purghe post-golpe di Erdogan siano state necessarie e non ancora sufficienti ma, nei prossimi giorni, rendere note – o fabbricare – prove che inchiodino il suo governo o apparati ad esso vicini all’attentato. Sarebbe entrare nel campo del diabolico ma ormai non mi stupisco più di nulla. Di certo ci sono due cose: primo, come ci mostrano questi grafici,
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la reazione del mercato. La lira turca è sprofondata con un tonfo peggiore di quello seguito al rialzo dei tassi della Fed, mentre gli indici statunitensi hanno virato al ribasso e l’oro è schizzato all’insù. Tutti segnali che prefigurano una crisi seria. Secondo, questo attentato è un chiaro segnale a Mosca: non pensare di essere player unico per la Siria e il Medio Oriente, a partire dal trilaterale del 27 dicembre prossimo, il quale facilmente sarà spostato a data da destinarsi. Chi ha armato la mano di quell’uomo voleva spezzare innanzitutto la fragile fiducia che Vladimir Putin aveva ritrovato in Recep Erdogan, dopo il caso del Mig abbattuto, la palese ambivalenza e opacità tenuta dal presidente turco nei confronti dell’Isis e la decisione di entrare in territorio siriano con le proprie forze armate, ufficialmente in chiave anti-curda.
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Non a caso, poco fa il ministero degli Esteri russo ha dichiarato di ritenere quanto accaduto “un atto terroristico” e che solleverà il caso al meeting del Consiglio di sicurezza dell’ONU di lunedì prossimo. In serata e nei prossimi giorni ne sapremo di più ma, se Erdogan si dimostrerà innocente, c’è la possibilità – folle – che qualcuno abbia voluto attivare il “Archduke moment”, ovvero l’opzione Sarajevo 2.0, prima che Donald Trump arrivi alla Casa Bianca e stabilizzi davvero le relazioni con Mosca. Se così fosse, vuol dire che il Deep State è davvero al controllo del Paese. E quindi nulla è più da escludersi, persino un ribaltone da parte dei Grandi Elettori che oggi sono chiamati, guarda caso altra coincidenza, a ratificare la vittoria del tycoon alle elezioni dello scorso 8 novembre. Mala tempora currunt. Stavolta davvero.

 

Mauro Bottarelli

Fonte: www.rischiocalcolato.it

Link: http://www.rischiocalcolato.it/2016/12/turchia-archduke-moment-destabilizzazione-interna-certo-ricorda-sarajevo-nel-1914.html

19.12.2016

Pubblicato da Davide

  • Davide

    Poiché i diplomatici russi, contrariamente a quelli americani,
    vengono accuratamente addestrati e selezionati, la perdita
    dell’ambasciatore russo a Ankara è di quelle difficili da colmare.

    Lo scopo è classico: far saltare i nervi a Putin e indurlo ad una
    reazione come quella ottenuta dall’Austria Ungheria dopo l’attentato di
    Sarajevo al principe ereditario Arciduca Ferdinando e a sua moglie.

    Puntin, che evidentemente conosce bene la genesi del primo conflitto mondiale, manterrà
    saldi i nervi e non cadrà nel tranello di organizzare una escalation
    militare per dare il pretesto al moribondo Obama di scatenare un
    conflitto
    ” difensivo”.

    Questa tecnica, inaugurata da Alfred Milner con la guerra anglo-boera,
    ripetuta nel primo e nel secondo conflitto mondiale, comincia ad essere
    logora.

    Diversa e ben più pericolosa sarà la reazione di Erdogan,
    colpito ben due volte nel senso dell’onore cui un turco tiene più della
    vita : la “Sharafat “.
    Un suo ospite è stato ucciso ( = perdita dell’onore estero) per mano di un dipendente infedele (= perdita dell’onore agli occhi dei turchi) e questo è il pericolo maggiore. Proprio come avvenne nel 1914.

    La storia di Mayerling venne raccontata pro bono pacis come una storia d’amore.

    In realtà , l’arciduca Rodolfo fu trovato ( lo dice l’autopsia) con
    tre dita tagliate della mano destra. Difficile suicidarsi ( lo attesta
    ancora oggi l’erede vivente degli Asburgo MARTINO) in quelle
    condizioni.

    L’interpretazione più accreditata è che fu
    assassinato dai fautori del partito tedesco a causa della troppo salda
    amicizia con Clemenceau e che l’assassinio di Sarajevo fu la risposta
    dell’Intesa.

    Alla notizia dell’attentato, i tedeschi capirono e
    non reagirono. Gli austriaci, perso il secondo erede al trono persero
    anche la testa e reagirono mobilitando.
    La Germania fu costretta ad appoggiare l’ormai irrefrenabile alleato e fu la guerra.

    Oggi il vero e imminente pericolo viene dalle possibili reazioni di Erdogan al doppio schiaffo al suo onore.

    Quel che è certo è che i curdi e i siriani non c’entrano.

    Se si scoprono tracce di affiliazione dell’assassino – ad esempio- al
    movimento di Gulen, Il Presidente turco potrebbe fare scelte d’impulso
    che gli occidentali potrebbero vedere come un casus belli.

    Qualsiasi cosa accada, l’Italia deve restare neutrale. Passate la voce prima che sia tardi.

    Antonio De Martini
    Fonte: http://www.facebook.com
    Link: https://www.facebook.com/antonio.demartini.589?fref=ts
    19.12.2016

    • Nabir Obar

      Sul fatto che Erdogan abbia senso dell’onore ho qualche dubbio. A me sembra piuttosto uno scarso baro doppiogiochista e non escluderei che possa centrare qualcosa.

  • Nicolass

    l’unica cosa che mi consola in questo tragico evento è che si tratta dell’ennesima prova che la Russia di Putin è dalla parte giusta della storia e che sempre più persone se ne stanno rendendo conto…. prego Dio che Putin e il suo popolo abbiano i nervi saldi per reggere tutte queste meschine provocazioni.

  • La Russia non può reagire, può solo giocare in difesa. Solo in difesa ed continuando a giocare a scacchi, potrà colmare la superiorità militare degli USA. Dovrà subire, e nello stesso tempo utilizzare questi avvertimenti tragici, per valutare gli alleati, per migliorare la gestione del rischio.
    La Russia utilizzerà questi eventi, bilancerà il sangue versato con richieste eccezionali alla Turchia per capire che non è coinvolta. Non è detto che la risposta militare sia la strada seguita da Putin, potrà richiedere ad Erdogan quello che non avrebbe mai detto sino ad ieri, solo per capire da che parte sta. Ed un ulteriore legame tra Turchia e Russia varrà più si qualsiasi risposta militare in quanto potrebbe essere consolidata un’alleanza militare russa-turca con al centro la flotta russa.

  • Nicolass

    vorrei fare una riflessione… ormai da qualche tempo ad un attentato segue un contro attentato che ha l’obiettivo di depistare e/o distrarre l’opinione pubblica mondiale dal primo attentato. Mi spiego meglio: se avessi avuto anche solo il minimo dubbio che l’uccisione dell’ambasciatore russo non fosse collegato al previsto incontro di domani tra Russia, Iran e Turchia per fare il punto sulla questione siriana, l’attentato di Berlino è sufficiente a fugare ogni residuo dubbio a riguardo. Probabilmente lo scalpore suscitato dall’assassinio dell’ambasciatore russo andava annacquato creando un contro attentato, altrettanto eclatante, in qualche altra parte del mondo per distrarre l’opinione pubblica da quello che è successo in Turchia. La cosa spaventosa è avere la certezza ormai che dietro gli attentati di Parigi, di Bruxelles, di Berlino, dietro l’abbattimento di aerei di linea e dietro i fatti tragici che insanguinano la storia dei nostri giorni ci sia la stessa mano e la stessa regia.

    • gianni

      anche quando gli USA hanno bombardato e ucciso 62 soldati siriani poco dopo e’ scoppiata una bomba a new york , nel caso di questo attentato in turchia vogliono distrarre il popolo occidentale e non fargli capire che e’ stato fatto da USA-NATO per far diventare nemici russia e turchia , forse e’ cosi’

  • Qualcosa di grosso bolle in pentola, false flag spettacolare, colpo di stato spettacolare. Ricordiamo che un giorno dopo Nizza ci fu il colpo di Stato in Turchia? Ed adesso a Berlino come Nizza. Cosa accadrà tra pochi giorni?

    Tutto questo in un giorno sia in Turchia che a Berlino? Il motivo è l’asse Turchia-Russia-Iran

    La Turchia è nella NATO, probabilmente la Turchia ha intenzione di fare un’alleanza con la SCO.

    A pensare che dopo Nizza accadde come incanto un attacco in Turchia, dove colpirà adesso l’Impero Romano Americano?

  • Manuel

    Putin: la risposta all’assassinio del diplomatico russo dev’essere «l’intensificazione della lotta contro il terrorismo»

    L’Antidiplomatico – Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dichiarato che il presidente russo ha sollecitato Ankara affinché garantisca la sicurezza delle missioni diplomatiche della Russia in Turchia

    da RT – Il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha dichiarato che l’ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov, «è stato assassinato in modo vile»….

    Putin ha affermato che la risposta all’assassinio del diplomatico russo dev’essere «l’intensificazione della lotta contro il terrorismo».

    Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dichiarato che il presidente russo ha sollecitato Ankara affinché garantisca la sicurezza delle missioni diplomatiche della Russia in Turchia.

    Il sindaco di Ankara, Melih Gokcek, ha informato che l’assassino dell’ambasciatore russo in Turchia era un ufficiale di Polizia turco identificato come Mert Altintas. Altintas serviva in Polizia dal 2014. Il sindaco ha aggiunto che l’obiettivo dell’attentato era rovinare le relazioni russo-turche.
    Fonte: RT

    http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-putin_la_rispost…/…/

  • mikaela

    http://www.express.co.uk/news/world/745301/World-War-1-Russian-ambassador-murder-Turkey-Franz-Ferdinand
    Stranamente 2 ore fa ho letto sul Daily Expres un articolo molto simile di Jason Taylor e riporta la stessa rassomiglianza con l’assassinio di” Franz Ferdinand ” e parla anche dei movimenti in borsa .

  • il gobbo

    Troppo pessimista, e se si trattasse di un gesto individuale, e nient’altro?

  • Stodler

    Credo che Erdogan con tutte quelle purghe ha pesantemente indebolito lo stato e alla fine potrebbe, come in questo caso, ritorcersi contro di lui. L’economia turca tutto sommato è andata avanti e non si può parlare di uno stato sottosviluppato. Ormai anche li le dinamiche sociali hanno il loro peso e la sicurezza nelle istituzioni non può ossere conseguita solo per una parte, ma per tutti. Altrimenti si rischia grosso. Certo che con un altro paese destabilizzato, oltre all’Ucraina e la Siria, e soprattutto con 80 milioni di abitanti, la vedo veramente male.

  • sotis

    Gli uomini di Obama le stanno provando tutte : benvenuto Trump.

  • Sergio

    Al di là dei commenti e degli articoli di chi ha già la risposta in tasca, tarata dalla sua Weltanschauung precostituita, credo che la risposta a questioni così complesse la potremmo tentare con l’antico “cui prodest”, ma per far ciò dovremmo attendere gli sviluppi della situazione.
    Per quanto sia caduta in basso l’intelligence statunitense, ormai una pallida imitazione delle rappresentazioni macchiettistiche da avanspettacolo, sarebbe veramente stupido se ci fosse una loro regia dietro a questo omicidio. Talmente stupido che qualunque complottista da tastiera potrebbe svelarlo.
    Più probabile e interessanti mi sembrano altre piste, da inside joke, o l’atto isolato (però l’atto isolato di solito è “facilitato” da chi ha interesse, non sempre, ma spesso sì).
    Ci sono tante e tali forze in gioco, alcune delle quali probabilmente a noi ignote, che esprimersi in analisi colme di forzature sembra più un esercizio di autoconvincimento piuttosto che una sincera indagine sulle cause prime

    • Nicolass

      non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere

      • Sergio

        molto meglio le allucinazioni da confermative bias, dici?

      • Sergio

        che poi, se quella la sopra è una “riflessione”, mi immagino fin dove può arrivare il tuo acume! ^_^

    • Truman

      Non è difficile vedere che l’attentato crea difficoltà alle relazioni tra Russia e Turchia, quindi giova alle forze NATO. Non serve attendere gli sviluppi della situazione per vedere questo fatto elementare. Per vedere se verrà raggiunto l’obiettivo certamente bisognerà aspettare, perché presumibilmente l’attentato si inquadra in una strategia (nella quale potrebbe rientrare l’altro attentato di Berlino).
      Che un tale attentato sarebbe un atto di stupidità da parte degli USA è qualcosa da dimostrare, visto che l’omicidio rientra regolarmente nel loro modus operandi. Siccome ha funzionato tante volte, continuano ad uccidere. E’ un po’ semplicistico, come nei film western, ma finora ha funzionato molte volte.
      Poi se un atto isolato è facilitato da qualcun altro, allora non è esattamente un atto isolato, ed è molto interessante capire chi poteva aiutare un tale atto. Anche qui, se pensiamo che la Turchia è ancora nella NATO e i russi stanno scardinando questa alleanza, qualche idea di chi poteva aiutare l’attentato c’è.

      • Sergio

        Appunto, è semplicistico, che ciò nuoccia alle relazioni tra Turchia e Russia (che non sono mai state ottime, a dire il vero, e non a causa di ingerenze ammerigane) è vero, ma è altrettanto vero che a fare dietrologia si può supporre che, proprio perché queste relazioni sono contorte e conflittuali, possa essere una delle parti a forzare la mano.
        Dubito sempre delle interpretazioni troppo semplicistiche, anche perché spesso anche interessi contrapposti possono celarsi dietro gli stessi singoli avvenimenti. Voler per forza relazionare i fatti di Berlino è una congettura che, può essere esatta, come può essere errata, anche perché l’impatto sulle differenti opinioni pubbliche dei singoli stati è differente.
        La Turchia e la Nato si allontanano da quando Erdogan è al potere, anche se all’inizio in maniera sotterranea, è un copione che si ripete, d’altronde gli ammerigani non sembrano avere imparato niente dagli ultimi cinquant’anni della loro politica estera. Quindi, a ben vedere, il “cui prodest” non è necessariamente dalle parti della nato, a non voler essere superficiali

        • Truman

          Se non sei iscritto al PD dovresti correre ad iscriverti, hai una carriera spianata con la tua dialettica. Potresti essere il degno sostituto di Uolter, quello di “si può fare”.

          • Sergio

            poraccio che sei, non mi stupisce che fai analisi così superficiali.
            Non capisci nemmeno con chi hai a che fare, ragioni con stereotipi mutuati dai banner pubblicitari. E vuoi fare l’analista. Dall’analista dovresti andarci.

            visto, ti ho fatto contento: avevi finito gli “argomenti” e sei andato sul “personale” (personale poi è un parolone, visto che non ci hai capito proprio niente), non essendo tu in grado di sostenere una discussione seria. Ti ho accontentato e mi sono abbassato al tuo infimo livello da bega di cortile, dove esistono i piddini, i grillini, i comunistini, i fascistini, ecc. Ora però torna pure a giocare negli escrementi di cui ti nutri.

          • E’ tipico di chi si sente stocazzo andare a cercare spiegazioni più complesse quando quelle logiche sono troppo semplici..