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Trump dovrebbe ricevere il Nobel per la pace?

DI SLAVOJ ZIZEK

rt.com

Donald Trump non dovrebbe ricevere il premio Nobel per la pace. Sarà così? I francesi hanno una bella espressione, “voyons voir”, che può essere tradotta più o meno come “aspettiamo e vediamo cosa succede”.

Quattro presidenti americani hanno già ricevuto questo premio: Theodore Roosevelt, Wilson, Carter (dopo aver lasciato la presidenza) ed Obama nel 2009, per i suoi “straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”. Motivo mendace, più che altro era una speranza per il futuro.

Per quanto assurda possa sembrare, la proposta del Nobel a Trump ci porta a tre tipi di riflessione.

Dobbiamo innanzitutto tener presente che il grande compromesso che ha permesso il raggiungimento di una soluzione pacifica della crisi coreana non è stato fatto da Trump ma da Kim Jong-un. È stato lui a fare la concessione chiave, il che significa che l’eventuale premio dovrebbe essere dato ad entrambi. E qui casca l’asino: sarebbe ridicolo dare il Nobel per la pace al capo del regime forse più dispotico del mondo.

In secondo luogo, bisogna sempre ricordare come, poco tempo fa, Trump si vantava di avere il pulsante per i missili nucleari più grande della sua controparte di Pyongyang.

La percezione pubblica della crisi coreana perciò oscilla significativamente. Una settimana, ci viene detto che siamo sull’orlo della guerra nucleare; poi c’è una settimana di tregua, poi la minaccia di guerra esplode di nuovo.

Vibrazioni diverse

Durante la mia visita a Seul nell’agosto 2017, i miei amici mi hanno detto che non esiste una seria minaccia di guerra, il regime nordcoreano sa di non poterne uscire incolume. Eppure, le autorità sudcoreane hanno spesso preparato la popolazione ad una guerra nucleare.

Ultimamente, i nostri media hanno riferito dello scambio sempre più ridicolo di insulti tra Kim e Trump. L’ironia della situazione è che quando abbiamo (ciò che sembra essere) due uomini immaturi che si lanciano insulti l’un l’altro, la nostra unica speranza è che ci sia un vincolo istituzionale anonimo ed invisibile che impedisca che la loro rabbia sfoci in una guerra completa.

Tendiamo solitamente a lamentarci che nella politica odierna, alienata e burocratizzata, le pressioni e le restrizioni istituzionali impediscono ai politici di esprimere le proprie visioni personali. In questo caso, però, speriamo che tali vincoli impediscano l’espressione di visioni personali folli.

Donald e Kim dovrebbero dunque essere davvero ricompensati solo per aver fatto un’improvvisa inversione ad U e non essersi comportati da matti come temevamo?

In terzo luogo, la spiacevole verità (per i liberal di sinistra) è che, lungi dall’essere un mero pazzo belligerante, Trump non si è rivelato così male rispetto ad Hillary Clinton.

Alla domanda del Guardian, se credeva davvero che la Clinton sarebbe stata più pericolosa di Trump, l’attrice Susan Sarandon ha risposto: ‘Sarebbe stata molto, molto pericolosa. Saremmo già in guerra’.

‘Sarebbe stata subdola come Obama, che ha deportato più persone di quante ne siano state espulse ora. Come abbia ottenuto il premio Nobel per la pace, non lo so’, ha aggiunto.

In effetti, dovremmo sempre ricordare che, male che vada, Trump sta solo continuando la politica dei suoi predecessori.

Ci mancava poco

Chi, dunque, merita davvero il Nobel per la pace? Gente che, di sicuro, non lo riceverà mai. Ai tempi della crisi dei missili cubani, ad esempio, eravamo vicinissimi ad una guerra nucleare. Il 27 ottobre 1962, al largo di Cuba, ci fu una schermaglia tra un cacciatorpediniere americano ed un sottomarino sovietico B-59.

Il cacciatorpediniere sganciò delle bombe di profondità vicino al sottomarino per costringerlo ad emergere, non sapendo che quello aveva un siluro a punta nucleare. Vadim Orlov, membro dell’equipaggio del sottomarino, in un convegno a L’Avana ha dichiarato che il sottomarino era autorizzato a sparare se tre ufficiali fossero stati d’accordo. Questi ultimi iniziarono un accanito dibattito. Due di loro dissero sì, l’altro no.

“Un tizio di nome Arkhipov ha salvato il mondo”, è stato l’amaro commento di uno storico su questo incidente.

Sommessamente, facciamo conto che lo stesso avvenga nei vari scontri tra gli Stati Uniti ed il resto del mondo.

Un atto simile, molto meno noto, avvenne nell’Unione Sovietica, in un momento ancor più oscuro. Sophia Karpai era il capo dell’unità cardiografica dell’ospedale del Cremlino a fine anni ’40. La sua sfortuna (accidentale) è stata di aver effettuato due volte l’elettrocardiogramma di Andrei Zhdanov, il 25 ed il 31 luglio 1948, giorni prima della morte dello stesso per insufficienza cardiaca.

Il primo ECG, preso dopo che Zhdanov mostrò alcuni problemi cardiaci, fu inconcludente (un attacco di cuore non poteva essere né confermato né escluso), mentre il secondo mostrava sorprendentemente un quadro molto migliore (il blocco intraventricolare era scomparso, chiara indicazione che non c’era alcun attacco di cuore).

Il complotto della dottoressa

Nel 1951 venne arrestata con l’accusa, in una congiura con altri medici che avevano curato Zhdanov, di aver falsificato i dati, cancellando le chiare indicazioni che si era verificato un attacco cardiaco, privando così Zhdanov delle cure speciali necessarie ad una vittima di arresto cardiaco. Dopo esser stati arrestati e pestati, tutti gli altri dottori accusati confessarono. ‘Sophia Karpai, che il suo capo medico Vinogradov aveva descritto come nient’altro che “una tipica persona della strada con la morale della piccola borghesia”, venne messa in una cella frigorifera senza dormire: tuttavia, non confessò”. (Jonathan Brent e Vladimir P. Naumov, Stalin’s Last Crime, New York: HarperCollins 2003, 307). L’impatto della sua determinazione è inestimabile: la sua confessione avrebbe convalidato “il complotto della dottoressa”, attivando immediatamente il meccanismo che, una volta in azione, avrebbe portato alla morte di centinaia di migliaia di persone, forse anche ad una nuova guerra europea (secondo il piano di Stalin, il “complotto” sarebbe stata una dimostrazione che i servizi occidentali avevano tentato di uccidere i massimi leader sovietici: sarebbe dunque stata usata come scusa per attaccare l’Europa).

Ha resistito fino a quando Stalin non è entrato nel suo coma finale, dopodiché l’intero caso venne messo da parte.

Questa persistenza contro tutti gli ostacoli è in definitiva ciò di cui sono fatti i veri eroi. Veniamo a sapere di questi casi solo a volte e solo dopo anni. Se dunque ci fosse un minimo di giustizia, il Nobel per la pace non dovrebbe essere dato né ai politici in attività, per i loro atti presenti (cioè, per non esser stati brutali come ci si aspettava che fossero), né ai politici per i loro presunti atti futuri; il premio dovrebbe essere dato retroattivamente, ad eroi senza nome come Arkhipov e la Karpai.

 

Slavoj Zizek

Fonte: www.rt.com

Link: https://www.rt.com/op-ed/425910-korea-trump-peace-nobel/

5.05.2018

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di di HMG

Pubblicato da Davide