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The Donald: cosa c’è di sbagliato in lui ?

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Ventisette psichiatri hanno pubblicato un libro intitolato «The Dangerous Case of Donald Trump», che afferma che il destino del mondo è nelle mani di un pazzo molto pericoloso. Trump viene descritto  come edonista, narcisista, prepotente, disumano, bugiardo, misogino, paranoico, razzista, egocentrico, sfruttatore, antipatico, inaffidabile, arrogante, insensibile, delirante, e apertamente sadico.  Sarebbe affetto da disturbo narcisistico di personalità, disturbo antisociale di personalità, disturbo paranoide di personalità, disturbo delirante. Per di più queste patologie sarebbero in netto peggioramento negli ultimi tempi.

Si erano riuniti lo scorso marzo a una conferenza dell’Università di Yale per confrontarsi con due domande:

1) Cosa c’è di sbagliato in lui?

2) La responsabilità professionale include il dovere di avvertire l’opinione pubblica?

Questi specialisti hanno voluto rispettare a loro modo la «Regola Goldwater», che impedirebbe loro di esprimere diagnosi su figure pubbliche che non abbiano personalmente esaminato … «Rispettiamo la regola, ritenendola subordinata al principio più importante che guida la nostra condotta professionale, la nostra responsabilità per la vita e il benessere umani».

Quindi, questo libro illuminante e sconfortante è stato assunto come espressione del «dovere di avvertire». La prefazione è di uno dei maggiori psicostorici americani, Robert Jay Lifton.

Anche se alcune persone sostengono che il sistema politico americano non stabilisce standard intellettuali o cognitivi per poter diventare Presidente, e quindi le norme ordinarie della pratica di psichiatra dovrebbero fermarsi davanti allo Studio Ovale, Lifton sostiene di avere il dovere di avvertire le persone della pericolosità del Presidente.

E poiché Trump è presidente e opera all’interno delle interazioni politiche della presidenza, c’è una tendenza a considerare ciò che fa come parte del nostro processo democratico, quindi politicamente e persino eticamente normale. Per esempio alcuni psicologi americani divennero architetti della tortura della CIA durante la guerra in Iraq. Questi comportamenti vengono definiti di «normalità maligna».

Donald Trump mente ripetutamente, fa anche affermazioni stupefacenti sulle armi nucleari. La sua è un’evidente forma di disturbo delirante, una profonda perdita di contatto con la realtà esterna. Anche l’Alzheimer potrebbe essere una malattia che lo affligge.

Insomma certamente molti dei presidenti del passato hanno avuto più successo di Trump in quella che Robert J. Lifton chiama la «normalizzazione del male», per esempio l’accettazione della tortura. Oppure per le stragi condotte con missili bomba o droni, normalizzate durante l’era di Obama.

La maggior parte dei sintomi riscontrati a Trump sono esistiti in vari gradi e combinazioni in presidenti passati e membri del Congresso. Ma alcuni dei sintomi in combinazione con altri indicano una sociopatia grave. Obama ha cambiato posizione, mentito, complottato, ha sostenuto 7 guerre contemporaneamente, ha scherzato sull’uso dei droni per i fidanzati della figlia, ecc… però ha parlato sempre bene, ha usato un vocabolario moderato, ha evitato il palese razzismo, il sessismo e il bullismo personale, non sembrava adorare se stesso, non si vantava di violenza sessuale, e così via.

Gli autori del libro accusano Trump di essersi unito alla lunga lista dei presidenti che hanno minacciato di usare le armi nucleari, ma quando Jeremy Corbyn ha detto che invece non le avrebbe usate, nel Regno Unito si è scatenato l’inferno e anche il suo stato mentale è stato messo in discussione.

Questi psicanalisti dicono di voler difendere la «democrazia» americana da Trump, e identificano  Vladimir Putin con Adolf Hitler. Ma guarda caso gran parte del Partito Democratico crede nel «Russiagate» senza averne le prove. E l’Iran è stata considerata dagli americani come la più grave minaccia alla pace nel mondo, mentre Gallup e Pew assegnano  quell’onore agli Stati Uniti.

David Swanson sta raccogliendo sul suo blog, numerosi articoli che dimostrino i reati commessi da Trump.  Sebbene diversi potenziali articoli di impeachment contro Trump siano molto forti, dice Swanson, e sceglierne uno qualsiasi sarebbe sufficiente, l’esempio più evidente a prova della legittimità dell’impeachment è cumulativo.

Swanson aveva già spinto per l’impeachment di Bush e di Obama per alcuni reati simili, però molti degli alti crimini e misfatti di Trump non avrebbero precedenti.

Una tesi decisamente contraria è invece quella di Thierry Meyssan, per il quale sarebbe un grave errore giudicare il presidente Trump con i criteri della classe dirigente di Washington e di buona parte dell’opinione pubblica americana, e non tener conto della storia e della cultura degli Stati Uniti. Ed è errato anche interpretare le sue azioni in base agli schemi del pensiero europeo. In effetti, la difesa di Trump del porto d’armi o dei manifestanti razzisti di Charlottesville non avrebbero nulla a che vedere col sostegno agli estremisti, ma rispecchierebbero unicamente la promozione della Bill of Rights.

Thierry Meyssan cerca di spiegare la corrente di pensiero rappresentata da Trump e traccia un bilancio delle sue politiche economiche e militari, ponendo al tempo stesso il problema dei limiti del pensiero politico statunitense e dei rischi che implica lo smantellamento dell’«Impero americano».

Trump infatti ha condotto una campagna elettorale fondata sulle basi storiche del suo partito, da molto tempo dimenticate dai politici, ed è riuscito ad eliminare ogni rivale. Egli ha vinto nonostante tutte le previsioni avverse, così come oggi tutti i media sostengono che non abbia alcuna possibilità di essere rieletto.

Lo stesso Donald Trump sembra mascherare i propri atti più significativi dietro un flusso di dichiarazioni e tweet contraddittori, mentre l’opposizione e i media, lo dipingono come un folle. Però le sue politiche vorrebbero essere espressione della storia degli Stati Uniti, promossa dai «Padri pellegrini», i puritani del «Mayflower», il cui arrivo viene festeggiato con il «Thanksgiving», e al tempo stesso da una moltitudine di migranti dell’Europa del nord.

I primi rappresentavano un piccolo gruppo, ma avevano un progetto religioso e politico, volevano costruire una New Jerusalem, organizzata secondo la legge di Mosè. Contemporaneamente però volevano sostenere con perseveranza lo scontro contro l’Impero inglese e quello spagnolo. I migranti dell’Europa del nord cercavano invece fortuna in una terra che immaginavano libera, senza abitanti, senza costrizioni, senza un governo che non fosse quello del territorio. L’insieme di questi due gruppi diedero origine ai White Anglo-Saxon and Protestant (WASP, Bianchi, Anglosassoni e Protestanti).

Quando fu stesa la Costituzione, dice Meyssan, i «Padri fondatori» erano in maggioranza rappresentanti dei puritani. Su impulso di Alexander Hamilton, elaborarono un testo antidemocratico che riproduceva il funzionamento della monarchia britannica, ma che trasferiva il potere della gentry alle élite locali, i governatori. Il testo suscitò l’ira dei migranti nordeuropei cui la Guerra d’Indipendenza era costata il sacrificio di molte vite. Invece di riscrivere la Costituzione e di riconoscere la sovranità popolare, su iniziativa di James Madison vi furono aggiunti una decina di emendamenti, che costituiscono la «Bill of Rights», a garanzia del loro diritto di difendersi nei tribunali contro la Ragione di Stato. L’insieme dei due testi restò in vigore per due secoli, con soddisfazione per entrambi i gruppi.

Poi il 13 settembre 2001 il Congresso adottò poi precipitosamente un Codice antiterrorismo molto consistente, lo «USA Patriot Act», un documento, preparato in segreto negli anni precedenti, che sospese la Bill of Rights in ogni circostanza connessa al terrorismo. A partire da quella data, gli Stati Uniti del repubblicano George Bush Jr. (discendente diretto da uno dei puritani del Mayflower) e del democratico Barack Obama, sono stati governati esclusivamente secondo i principi puritani attualizzati.

Donald Trump si è presentato alle elezioni come candidato dei nordeuropei, ossia dei WASP non puritani. Ha sostenuto la sua campagna elettorale sulla promessa di restituir loro il Paese confiscato dai puritani e invaso da ispanici, che rifiutano di integrarsi nella cultura americana. Lo slogan di Trump «America first!» deve essere inteso come volontà di restaurare il «sogno americano», quello di far fortuna, in contrapposizione al progetto imperialista puritano e all’illusione del multiculturalismo.

La difesa della Bill of Rights include anche il riconoscimento del diritto di manifestare anche a gruppi estremisti (1° emendamento) e il diritto dei cittadini di possedere armi per resistere a possibili eccessi dello Stato Federale
(2° emendamento). È perciò perfettamente legittimo, dice Meyssan, che il presidente Trump abbia sostenuto il diritto di manifestare di gruppi razzisti a Charlottesville e abbia espresso il proprio appoggio alla National Rifle Association (NRA). Questa filosofia politica può sembrare assurda a un non-statunitense, ma è espressione della storia e della cultura di quel Paese.

Dal suo arrivo alla Casa Bianca, Trump agisce secondo alcuni obiettivi: sviluppare l’economia e inibire la finanza; smantellare l’Impero americano e ristabilire la Repubblica, ossia l’interesse nazionale; difendere l’identità WASP ed espellere gli ispanici che rifiutano di integrarsi nella cultura statunitense.

Ebbene, Donald Trump ha da poco nominato Jerome Powell, a capo della Federal Reserve Bank. Per la prima volta a presiedere questa istituzione non sarà un economista, bensì un giurista. Il suo compito sarà mettere fine alla politica monetarista e alle regole in vigore dalla disfatta americana in Vietnam e dalla fine della convertibilità del dollaro in oro. Dovrà studiare nuovi regolamenti che rimettano il capitale al servizio della produzione, non più della speculazione.

La poltrona della Fed è il principale lavoro che guida l’economia americana. Powell ha difeso alcuni dei controlli più rigorosi della Fed sul mercato finanziario, ma ha anche indicato le aree in cui ritiene che la regolamentazione potrebbe essere stata violenta.

La riforma fiscale di Donald Trump ha poi agevolato soprattutto le imprese, con un’imposta aziendale tagliata al 20% contro la precedente del 35%, un livello attaccato come il più punitivo e meno competitivo per le grandi economie globali.

Riforma fiscale e doganale insieme, dovrebbero far cessare la convenienza economica dei tanti posti di lavoro delocalizzati e dovrebbero indurre diverse industrie a rientrare in patria.

 

 

Per Donald Trump sarà grande la tentazione di risolvere il problema culturale e demografico degli Stati Uniti favorendo l’espulsione definitiva dei No-WASP e la secessione della California, la «Calexit». Perché secondo il geopolitico messicano Alfredo Jalife-Rame, due terzi degli ispanici che non parlano inglese abitano in California, ex territorio messicano.

In questo caso la Casa Bianca dovrà fare i conti con i problemi posti dalla perdita dell’industria dello spettacolo di Hollywood, dell’industria del software della Silicon Valley e, soprattutto, della base militare di San Diego.

L’operazione condotta dalla Casa Bianca e dalle sue casse di risonanza contro Hollywood con l’affare Weinstein potrebbe indicare che questo processo è già iniziato. E la secessione della California potrebbe dare avvio a uno smantellamento etnico degli Stati Uniti fino al ripristino del loro territorio iniziale, costituito dai 13 Stati che adottarono la Costituzione, Bill of Rights inclusa.

Anche se questa tesi di Meyssan mi sembra obiettivamente fantapolitica …

 

Rosanna Spadini

Fonte: comedonchisciotte.org

23.12.2017

 

 

 

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale ...

29 Commenti

  1. Se dopo un anno, negli usa ci sono persone che ancora non sono riuscite a farsi una ragione dell’elezione di Trump, è evidente che serva più a loro uno psichiatra.
    C’è da scommettere che se non avesse toccato la finanza sarebbe stato mentalmente a posto.

  2. E che dicono gli studi degli psicologi su Hillary?

    • Stavo per scriverlo io… Tenete conto che secondo certuni il ‘piedone’ di Hillary non sarebbe dovuto ad infortunio ma a un collare elettronico, essendo inquisita ed in libertà solo apparente. Possibile. Ma queste notizie fanno il paio con tutte le altre nel senso che sappiamo troppo poco di quello che bolle in pentola. E’ tutto troppo deformato dalla propaganda e dal malcostume delle presstitutes per individuare una modalità certa di azione della presidenza Trump.

      • ed oltretutto è non è passato che uno dei migliori amici dei clingon e obama era proprio il Porco hollywoodiano, migliaia di foto insieme.. ” lo sapevano tutti da almeno 20 anni “, dove sono le femministe-antifa?

  3. Condivido in buona parte la posizione di Thierry Meyssan
    -Gli psicanalisti che dicono di “voler difendere la «democrazia» americana da Trump” fanno ridere e basta. Per dargli qualcosa da fare li si potrebbe impiegare ad analizzare quelli che credono al ‘Russiagate’.
    -Più che dai nordeuropei Trump è stato eletto dalla classe media impoverita da quasi 40 di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia e che ha capito che il multiculturalismo porta alla decadenza e alla miseria.
    -La libertà di parola e si manifestazione, giustamente, c’è o non c’è. Non può essere come in Europa dove c’è solo se vai d’accordo con il potere.
    -Secondo me il Calexit è una bufala. Se dovesse succedere la California diventerebbe in poco tempo povera come il Messico e la gente vorrebbe allora emigrare in altri stati americani.

    • SE la California secessionasse, diventerebbe il 6° Paese Mondiale per PIL, superiore alla Francia!
      Poi purtroppo avverrebbe una “rivoluzione colorata” e tornerebbe sotto le ali USA…

  4. Per essere un folle imprevedibile e pericoloso, non si può dire che non ci sia del metodo e una logica nel suo agire politico. Del resto anche Obama è stato oggetto di dubbi e preoccupazioni per la sua salute mentale e persino mister B ha avuto l’onore di una diagnosi psichiatrica a distanza. Il soggetto è un classico rappresentante della categoria dei mercanti avventurieri, che naturalmente sono distanti anni luce dalla mentalità moralistico-delirante dei puritani moderni, i quali oggi si confondono purtroppo con l’ala militaristico-fascista del potere americano. Finora il nazionalismo e i falsi nemici continuamente inventati dal sistema hanno tenuto unito l’impero, ma se Trump proseguirà con quello che sembra un suo obiettivo, ovvero uscire da tutte quelle aree di crisi che costano eccessivamente per l’America, allora effettivamente ci potrebbe essere una qualche forma, comunque limitata, di secessione interna, ma finchè gli Stati Uniti sono funzionali al mantenimento di un impero occidentale, difficilmente si perderanno le stelle per strada.

    • Credo che Trump incontri molti ostacoli sul suo cammino nel realizzare le promesse elettorali, perché secondo quanto dice Bannon “la presidenza Trump per cui abbiamo lottato e vinto è già finita” … e la sua esclusione non è stata percepita tanto come una sconfitta personale, quanto per le idee che avevano ispirato il presidente, visto il provocatorio discorso inaugurale di Trump, in cui parlava dei politici di Washington che avevano portato fabbriche chiuse e vite spezzate, in pratica quello che veniva definito “carneficina americana”. Intanto … Buon Natale !!

  5. Francamente non capisco a che serve un articolo su un libro del genere che non vale nulla né politicamente né socialmente né stilisticamente. Pura immondizia.

  6. Che forte questa diatriba tra predestinati indispensabili, e prescelti indispensabili. Tutta l’America in 4 parole. Altro che Trump.

  7. Trovo invece questo articolo molto interessante. E provo a decodificarlo.
    Se a Yale scrivono un libro contro Trump, allora è proprio vero che NON È un pazzo, e quindi tutti gli antimondialisti del mondo possiamo ben sperare.
    Se si è creato un blocco di potere nazionale USA (perché Trump non è solo) che sfida il mondialismo possiamo sorridere. C’è speranza.

  8. L’università di Yale? ma la scrittrice di questa roba pro global ha mai sentito parlare percaso della Skull & Bones ?

  9. Gli Psichiatri sono buoni solo a rendere tossicodipendenti i propri clienti a partire dai 18 mesi in su. Andrebbero arrestati tutti e non solo loro.

  10. Grazie Rosanna per il bellissimo articolo.

    Molto ben fatta la descrizione della società americana. Per la prima volta qualcuno ha spiegato in maniera chiara quale componente sociale si riconosca in Trump o al contrari nei Neocon/Neoliberal e i motivi per cui lo fa.

    Rigiardo alla sanità mentale, penso che nessuno che non sia psicopatico (patologia che racchiude molti dei sintomi descritti nell’articolo) accetterebbe di sedere nello studio ovale.
    E chi pensa che Obama fosse meglio solo perché era più presentabile, bello e spiritoso è veramente misero. Sarebbe come dire checse Hitler avesse avuto il viso di Che Guevara e avesse raccontato barzellette sugli ebrei sarebbe stato migliore.

    • Grazie a te !! Credo anch’io che le due tesi messe a confronto, assolutamente in antitesi, facciano emergere la verità: da una parte il capitale neoliberista globalizzato che ha tutto l’interesse a mostrare Trump come un pazzoide nuovo Hitler, e dall’altra invece la politica protezionistica del Presidente, che vuol difendere occupazione e identità nazionale, contro la deregulation finanziaria.

  11. Pazzi che si danno dei pazzi, questo è lo spettacolo che ci sta offrendo l’impero morente.
    Basti pensare a dei “puritani” che si autotassano di 1.000 miliardi di dollari per costruire il più moderno arsenale (nucleare) di (auto)distruzione di massa, sostitutivo del già terrificante precedente. Motivazione: far paura ai competitors col bluf di una guerra incombattibile, che se fosse combattuta sarebbe la fine definitiva per tutti. Siamo a livello del “io non ci gioco più”, senza però l’attenuante dell’età infantile, dove tutto è permesso grazie all’impotenza del soggetto immaturo. L’unica speranza che ci rimane è quella di sganciarci da loro un attimo prima che colino a picco senza trascinarsi appresso il mondo intero. In fondo siamo ancora costituzionalmente appartenenti al resto del mondo, quello con qualche chanche di rinsavire.

    • Proprio così, infatti il Washington Post (foglio di guerra di Jeffrey Bezos) sostiene che
      “Proteggere il paese era una volta il primo obbligo del governo. Oggi Non più. Programmi di welfare – Sicurezza sociale, Assistenza sanitaria statale, buoni alimentari e altri benefici. Di conseguenza, siamo diventati più vulnerabili. ” Detto Fatto, il neocon Washington Post è collegato alla comunità di intelligence americana, principalmente la CIA, che opera come organo di casa virtuale, promuovendo il militarismo e la guerra, deplorando la pace e la stabilità del mondo. Che dire ??

  12. “Con tutto il nostro eroico individualismo, noi americani rimaniamo attaccati ad una psicologia evolutiva materna…vittime non tanto del potere fatale della Madre, quanto della teoria che le attribuisce quel potere fatale”
    (James Hillman, Il codice dell’anima)

  13. Personalmente mi sento molto più sicuro del fatto che l’attuale Presidente sia Trump piuttosto che la Clinton.

  14. Purtroppo devo notare una gran confusione. Premessa: “le sue politiche vorrebbero essere espressione della storia degli Stati
    Uniti, promossa dai «Padri pellegrini», i puritani del «Mayflower», il
    cui arrivo viene festeggiato con il «Thanksgiving»” però “Donald Trump si è presentato alle elezioni come candidato dei
    nordeuropei, ossia dei WASP non puritani. Ha sostenuto la sua campagna
    elettorale sulla promessa di restituir loro il Paese confiscato dai
    puritani”. In realtà è in atto una guerra tra forze globaliste (Clinton e i democratici, nonché una buona parte dei repubblicani) e i WASP, ovvero bianchi di ispirazione tipicamente puritana. Tertium non datur. La destra WASP accusa la sinistra di avere “violato” i principi morali legati alla religione a alla nazione tipici del puritanesimo. Credo che i migliori saggi in grado di chiarire la questione siano “Dead Souls: The Denationalization of the American Elite” oppure “The National Interest” di Samuel Huntigton, secondo cui “la convinzione occidentale dell’universalità della propria cultura comporta tre problemi: è falsa, è immorale e pericolosa” e “la distinzione centrale tra cittadinanza ed elites.. è… nazionalismo contro cosmopolitanismo” lamentando come “attualmente le multinazionali vedono i propri interessi separati e diversi da quelli degli USA. Mentre le operazioni globali si espandono, le stesse corporation fondate e con sede negli USA diventano gradualmente meno americane.”
    Quindi esistono due realtà distinte: quella dei cittadini americani che sono legati al territorio (e che secondo alcune ricerche rimangono “il popolo più patriottico al mondo”) e quella delle elites che sono legate al commercio internazionale.

    Arriviamo quindi alla religione: “il 71% di accademici ebrei, cattolici e protestanti
    che si identificano come liberal si considerano ‘fondamentalmente
    contro le religioni’.” Conseguentemente “le facoltà di scienze
    di università prestigiose sono assolutamente liberal e cosmopolite o
    di sinistra. Quasi tutte le forme di lealtà civica o patriottismo è
    considerata reazionaria.” Al contrario degli ambienti accademici
    “l’America è diversa, la differenza sta tutta nell’impegno
    religioso e nella cultura anglo-protestante…Per quasi quattro
    secoli la cultura anglo-protestante dei primi pionieri è stata la
    componente centrale e duratura dell’identità americana..ed il
    protestantesimo è stato di primaria e costante importanza…durante
    il 19° secolo e fino al tardo 20° secolo gli immigranti furono a
    vari modi indotti, forzati e persuasi ad adottare gli elementi
    centrali della cultura anglo-protestante…per tutta la storia
    americana le persone che non erano WASP (White Anglo Saxon
    Protestants) sono diventate americane adottando la cultura ed i
    valori politici anglo-protestanti. Ciò ha prodotto benefici a loro
    ed al paese intero… L’eredità protestante è centrale nella
    cultura americana.”

    La questione, quindi, è capire se Trump sia nato (politicamente parlando) da una costola di Huntington. Io credo che ci siano tutti gli elementi per considerare la sua presidenza il frutto maturo dello scontro in atto tra le multinazionali globalizzanti ed il retaggio puritano (quindi nazionalista e orgogliosamente bianco). La netta vittoria di quest’ultima forza mette nero su bianco il rischio ormai altissimo di affidarsi a forze che non vogliono saperne di culture locali e di confini definiti. Troppo bello? Beh, allora torniamo alla Mayflower. Quei cialtroni puritani stavano morendo di fame, e furono salvati dai Nativi, che mostrarono una compassione che trovò il reciproco nella strage di Wounded Knee. Ancora oggi si celebra il salvataggio di quei cialtroni, e ancora oggi si crede che essere puritani sia un valore. Il problema è dall’altra parte ci sono disvalori ancora peggiori.

    • In realtà non la farei così semplice, perché una grande confusione vige anche alla corte di Trump, visto che Steve Bannon l’ideologo della sua politica, ha ridotto la propria filosofia a tre principi chiave, che l’America in particolare dovrebbe rispettare: capitalismo, nazionalismo e valori giudaico-cristiani. Quindi anche il giudaismo si oppone al puritanesimo mondialista. L’America, dice Bannon, sta soffrendo la “crisi del capitalismo”. Il capitalismo era tutto basato sulla moderazione, uno spirito imprenditoriale americano e il rispetto cristiano per il prossimo. Infatti, nelle osservazioni consegnate al Vaticano nel 2014, Bannon afferma che questo “capitalismo illuminato” sarebbe stato il “principio sottostante” che avrebbe permesso agli Stati Uniti di sfuggire alla “barbarie” del XX secolo. La tendenza al ribasso è iniziata con la controcultura degli anni ’60 e ’70. E poi c’è Mike Pence … quando Trump viene messo sotto accusa per aver descritto i nazionalisti bianchi come “persone molto belle”, Pence è lì per assicurare al mondo che è in realtà un uomo di grande moralità. la presenza di Pence alla Casa Bianca è stata una benedizione per la destra religiosa. I leader evangelici in tutto il paese puntano alle sue battaglie contro l’aborto e lo paragonano a un profeta che ripristinerà il cristianesimo conservatore al centro della vita americana.

      • In realtà Trump 1.0 era la versione puritana WASP al 100%. Poi ci sono state le versioni successive. Avere a che fare con una elite dedita con successo al globalismo speculativo non è cosa semplice neanche per un WASP dotato di molti soldi e buone intenzioni, perchè gli antagonisti hanno ancora più soldi e ancora più ferree intenzioni. In realtà alcuni dicono che Condoleeza Rice e Colin Powell a dispetto del colore della loro pelle fossero dei puri WASP, decisi a portare la supremazia USA nel mondo a suon di bombe se necessario (cioè quasi sempre). Il che dimostra che neanche i WASP sono poi così facilmente identificabili, e che le categorie trasversali sono sempre più numerose di quelle perpendicolari. Comunque anche Pence esiste solo perchè è stato eletto Trump, non avrebbe avuto storia con la Clinton. Insomma tirata una linea e fatte due somme credo ancora che i puritani americani si siano presi una bella rivincita contro i globalisti apolidi perché hanno saputo coniugare il disagio popolare con una serie di precetti religiosi, morali ed economici. Che questo sia un bene assoluto è tutto da dimostrare, ma offre il grosso vantaggio di vedere rimessa il gioco una questione dichiaratamente defunta come le ideologie e gli schieramenti che ne derivano.

  15. “The Donald: cosa c’è di sbagliato in lui ?”

    A questa domanda, la risposta é facile:

    Che non ha sposato Vanna Marchi, la sua anima gemella.

  16. Trump non incassa i dividendi dell’azzardo, insensato, di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele. La reductio ad hitlerium, per lui, è alle porte.

  17. Questi psicostorici non sono preparati come un Hary Seldon 😉
    Comunque, a ben vedere, la stessa idea di un Trump nello studio ovale era fantapolitica qualche annetto fa.