Home / Attualità / Straniero in terra straniera

Straniero in terra straniera

DI ALCESTE

pauperclass.myblog.it

È l’italiano, ovviamente. In pochi decenni l’italiano, questa complessa costruzione di tre millenni, contraddittoria e feconda, multiforme e geniale, è stata vilipesa, mediocrizzata, evirata, prevaricata da una cultura non sua, stupida e vociferante.
I pochi sopravvissuti, coloro che, intimamente, si sentono ancora italiani, sono avviati, dalla consueta spietatezza dell’assolutismo PolCor, a sempre più ristrette riserve antropologiche.
Tutti sottostimano l’accelerazione di questi tempi.
È davvero sbagliato confrontare le mutazioni storiche del passato con la velocità del presente. È come vivere in un razzo sparato a velocità della luce che annienta ciò che si è stati e divora un futuro inesistente. Solo ciò che accade nel breve attimo che preserva la nostra esistenza ha valore: l’hic et nunc verrebbe da dire, ma liofilizzato, reso meschino, utilizzabile. Il cono di luce della sapienza si restringe sempre più; la memoria del pesce rosso, evocata satiricamente per significare la cio che è dimenticanza dell’uomo postmoderno, un deraciné, soprattutto, slargato da affetti di sangue, da ciò che fu la sua civiltà e felice d’essere gettato nel circo godereccio dell’indifferenza, non è più una metafora. È realtà.
Viviamo la rivoluzione digitale e tecnica inarrestabile. Non vi è progressione, solo uno scarto epocale. Un cambiamento di stato effettivo, dallo stato liquido a quello aereo. Dopo decenni di bollitura edonista l’italia e gli italiani sono pronti all’evaporazione totale.
Cos’è, in fondo, questo decantato postmoderno? Sostanzialmente nulla. Tolti i brevi attimi di godimento l’uomo nuovo si aggira in un inferno senza confini e limiti. Dovunque volga lo sguardo non tte continuamente, come una mosca contro il vetrov’è definizione, ogni istituzione e fondamento, vilipeso e dileggiato nei decenni, è scomparso con uno sbuffo di fumo. Grandi feste, ovviamente. Finalmente non abbiamo più oppressori! Chiesa, patriarcato, morale, giustizia … disciolto in un acido tiepido che fa friccicare la pelle. Comprendere che tali istituzioni, anche le più apparentemente folli, sono nate per preservare un popolo dal proprio annientamento è evidentemente troppo difficile oramai.
Ovviamente l’uomo nuovo è infelice. Crede di essere felice poiché scambia qualche piacevole gadget per felicità. In realtà, inconsciamente, ricerca ciò che egli stesso ha liquidato. Lo intravede con l’istinto di quel residuo sangue che ancora gli indica la retta via. Lo brama, senza saperlo, ma quella visione è dietro un vetro ingannevole … ed egli continua a battere contro auel vetro come una mosca impazzita. Poi, quando la sua anima è sfinita, ed egli è preda della disperazione, si rigetta nel consueto ciclo dell’eterno presente: chat, commenti digitali, incontri estemporanei, chiacchiere, pop corn e altri memorabilia del nulla.
Forse dovrei dichiararmi fortunato per aver avuto l’onore di assistere a un tale spettacolo, immane e ripugnate assieme; i nostri tempi, e che tempi!, sono un loggione privilegiato per assistere, fra cupio dissolvi e disgusto, alla svaporazione dell’Italia, l’Italia!, e del suo mirabile passato.
Siamo come quel personaggio dell’Orlando Furioso che ancora fa la voce grossa ma è già morto. La cultura, intesa come retaggio e tutela di ciò che fu l’Italia nei tre millenni addietro, si sta smaterializzando sotto i nostri occhi e le nostre mani, giorno dopo giorno.
Ci si culla nell’illusione. Alberto Angela licenzia grandiosi documentari sul Colosseo, le strade romane, il Rinascimento. Ma sono documentari da presa in giro, come certi resoconti della BBC che mostrano il rinoceronte, la tigre, l’elefante. In un mondo che vede la prossima dipartita della tigre, del rinoceronte, dell’elefante. Presto si arriverà alla celebrazione della tigre in assenza di tigre, o a una fastosa celebrazione del Colosseo in assenza di Colosseo. Sono reperti funebri, necrologi.
L’Italia sta sparendo, come l’Italiano e gli Italiani.
Tornare indietro? Come potremmo?
Tra l’altro non vi sono segnali di ravvedimento, pur minimi. Anzi, si avverte, in alcuni traditori, uno spasimo di gioia nell’accorgersi di queste lente sparizioni.
Chiese, ponti, edifici patrizi, affreschi, dimore storiche, l’intera letteratura … tutto questo non è contemplato dall’uomo nuovo italiano, l’imbecille del clic.
Vi è una cesura netta, un taglio immedicabile. Da un certo punto di vista rimpiango l’aristocrazia e il clero che, nella loro iattanza, riuscivano almeno a preservare il tesoro della tradizione.
Tornare indietro? Anche gli schiavi negri in America volevano tornare indietro. Se non nella loro terra, almeno alle loro radici. Il blues delle origini rappresenta tale aspirazione titanica. Riprodurre, in terra ostile, gli strumenti e i timbri originali dell’Africa; spesso improvvisandoli, questi nuovi strumenti. Fu uno sforzo che non andò a buon fine. Intere culture annientate … Aztechi, nativi americani, africani … stavolta tocca a noi, perché non potrebbe essere? Un momento, qualcuno obietterà, indios, pellirossa e africani, ci sono ancora. Certo, dico io, ma sono derivazioni genetiche, non culturali. Un Navajo che gestisce un casinò o un aborigeno australiano costretto a mendicare nelle periferie cosa sono?
L’italiano è ancora italiano? E, soprattutto, che lingua parla? Quale rapporto intrattiene col proprio vocabolario? Esso lo controlla? Qui c’è poco da fare: meno parole si conoscono, meno realtà si comprende. Solo così si capisce la strenua lotta del potere attuale contro le facoltà umanistiche: italiano, greco, latino, storia, filosofia, storia dell’arte. C’è una comunanza? Certo, qui si impara a capire cosa c’è dietro, a dissezionare le intenzioni, a ricollegare il passato al presente, a forgiare il buon gusto. Ovvio che tutto questo deve essere emarginato. L’umanista deve essere ridotto nell’immaginario collettivo a una figura farsesca, obsoleta, da scherno. Ci servono medici, ingegneri, tecnici! cianciano i traditori. Benissimo, sono d’accordo, ma questa è la base da cui partire. Gli architetti col retroterra classico sono Nervi e Piacentini (mi limito, per carità di patria, al Novecento). I supertecnici sono Meyer e Fuksas. Guardate cosa hanno eretto questi ultimi due teppisti a Roma e confrontatelo con le opere dell’Eur 1942. Esercitate la professione indolente del flâneur e scoprirete cosa significa essere italiani. Nervi era un italiano, Fuksas no. Basta andare all’Eur … i prodotti di due epoche sono uno accanto all’altro. Il prodotto dell’architettura italiana, pur spinto nel futuro, e il prodotto del nichilismo contemporaneo.
Devastare i nostri licei è un operazione di potere purissimo.
Dissolvere il passato significa fare a meno di quella camera di decantazione naturale che ci fa accettare il bello e rigettare il brutto, quasi istintivamente. Se un italiano non ha più in sé tali anticorpi egli accetterà tutto: il brutto, l’ingiusto, il male.
Senza le ataviche coordinate culturali si è allo sbando. Si scambia un’isola per il dorso d’un mostro.
Cos’è la lingua italiana, in fondo? La differenza tra comprendere e subire, non altro. Abolire la ricchezza del nostro vocabolario, le nuances di una parola, gli incastri delle subordinate, barattandole con un discorso piatto e funzionale equivale a rendersi schiavi.
Meno parole meno libertà.
Meno rigore nell’ortografia, meno ricchezza nella punteggiatura equivale a meno libertà.
Sopprimere un frasario tutto nostro con un pidgin internazionale composto da frasi fatte, rapide, funzionali, in cui abbondano abbreviazioni tecniche, grossolanità da quotidiano digitale, equivale a divenire servi.
Persino in questo momento io sto tradendo l’Italiano.
Perché sto scrivendo con un iPad. Scrivere con un iPad porta inevitabilmente  alla neolingua da Orwell, alla distruzione dell’italiano. Il blocco note della Apple contempla a fatica gli accenti gravi e acuti delle vocali, le elisioni, le dieresi; anche i due punti e il punto e virgola sono faticosi da digitare. La tastiera ordita dal siriano Jobs, alla lunga, reca surrettiziamente la banalizzazione; una prosa scipita, piatta, inosservante delle fastidiose regole della scrittura.
E questo perché la lingua dei conquistatori è quella che viene imposta.
La neolingua tecnica angloamericana dei PC e degli smartphone conforma strutturalmente a sé stessa qualunque ricchezza della cultura locale. Dopo l’espressività dei dialetti, si sta perdendo ineluttabilmente anche la forma dello scrivere italiano, le regole basiche, l’arcobaleno della dialettica, la musicalità del testo di cui la punteggiatura costituisce la regola così come diesis e bemolle costituiscono l’ortografia d’uno spartito.
Allo stesso modo si perde, materialmente, l’Italia del passato.
Qui si è alle prese con una “pingue immane frana”.
Ripeto: basta divenire minuscoli flâneur per accorgersene.
Son passato recentemente per Ronciglione, nella bassa Tuscia viterbese, a sessanta chilometri da Roma.
I consueti deliri. Le strisce blu, i divieti ossessivi, le edificazioni incongrue, concepite con crasso utilitarismo, fra cattivo gusto e malgoverno, i colpi di genio degli assessorati al turismo, hanno reso invivibile la cittadina.
Mi tocca parcheggiare a due chilometri dal centro.
La biblioteca è chiusa, ma accanto è la Pro Loco. Entro. Incontro due diverse memorie storiche, l’una materiale e viva (un vecchio operaio, probabilmente), l’altra dotta e circostanziata (un ricercatore?). Dopo i primi convenevoli, stabilito un punto d’incontro personale, i due si sciolgono simbolicamente in lacrime. Dolcemente fatalista il vecchio, più incattivito il professore. “Il centro storico è tenuto benino, ma …“. Ma cosa? “Si è perso molto … per ignavia, per incapacità …“. Le istituzioni, le istituzioni … “Silenti, sorde, menefreghiste?” azzardo. Sí, è così: silenti sorde e menefreghiste. Ma vi è di più. Ciò che, tacitamente, vogliono significare i due (questo è tratto comune a ogni latitudine d’Italia) è che, ormai, ciò che si ascrive al passato e ciò che fonda la comunità è sentito come inutile. Il passato è un ingombro.
Ospitare il vincitore di Sanremo è di gran lunga preferibile al restauro d’un convento settecentesco o d’un giardino storico ricco di marmi romani. Questo il succo. L’affresco di scuola giottesca svanisce, ricoperto di muffe, ma c’è da invitare Arisa. O da aprire la cooperativa dell’accoglienza, ché la Prefettura, Dio la conservi!, ci manda una cinquantina di nuove risorse dal Gabon. Magari ci metto il nipote, il figlio … la clientela si estende, ci guadagniamo tutti …
Morale: togliere dalle mani dei preti e dell’aristocrazia palazzi conventi e biblioteche e affidarli a qualche geometra di paese, avido di maneggi e ignorante come una zucca, non è stata una grande idea.
Il passato si sbriciola, velocemente.
Imbecco il professore, con qualche zuccherino populista, e quello si scioglie. Come tutti gli italiani in procinto di scomparire nelle riserve non aspetta altro: si getta nell’invettiva col godimento d’un piromane in un fienile. Il suo cahier de doléances è terrificante: la chiesa di S. Giovanni Decollato spogliata di cimeli rinascimentali e trasformata in mobilificio; S. Andrea col tetto crollato, la chiesa del Carmelo in disfacimento; un’altra, col solito tetto sfondato, vanta pitture all’aria aperta … inaccessibile … però, però … se trova l’emporio tal dei tali aperto – mi dice il tale – è lì, nell’edificio limitrofo … se lo trova aperto può salire una scaletta interna … magari senza farsene accorgere … e, dall’alto, dare un’occhiata a ciò che resta …
Anche il recente passato industriale, segno d’una opulenza svanita e oggi insospettata, è in putrefazione. Le stamperie sono un lontano ricordo, la cartiera è dismessa, la stazione sbarrata, la tratta ferroviaria Orte-Capranica-Civitavecchia deserta.
Il ponte sul Rio Vicano, un piccolo capolavoro in acciaio degli anni Venti, memore del magistero di Eiffel, è chiuso, e campeggia dimenticato e silente; mentre l’italianuzzo paga fior di palanche per ammirare la torretta parigina, il nostro “ardito” ponte si consuma negletto dai più, lebbroso ripugnante fardello, emblema rugginoso del passaggio verso un futuro inesistente. Resisti, vecchio mio, resisti! con la forza della disperazione, degna d’un Atlante eroico e solitario, cerca di tenere assieme queste sponde franose che, lente, anno dopo anno, s’arrendono all’incuria e alle ingiurie dei terremoti: pure qui, infatti, trema la terra desolata, la terra guasta.
E dove non arriva il menefreghismo, il Patto di Stabilità e l’idiozia dell’italiano postmoderno, ecco l’ottusa invadenza del PolCor.
Il Palio della Manna e il Palio di San Sebastiano, antichi di quattrocento anni, disputati da cavalli scossi (senza fantino) fra le nove contrade della città, erano (e sono) visti come il fumo negli occhi dagli animalisti.
Anche qui i due ciceroni snocciolano un resoconto tetro e implacabile. Ecco la storia: costretti alla difensiva dalle esigenze PolCor, gli amministratori tentano di trasformare le corse in innocue galoppate; si predispongono, perciò, barriere, percorsi facilitati et cetera. Spesa: centodiecimila euri. Si eccede, tuttavia: e l’eccesso di zelo piovuto dall’alto provoca il patatrac: la cavalla Tiffany, nel 2011, va a sbattere proprio contro queste barriere e si recide la giugulare dissanguandosi davanti al popolo tutto. Orrore e sgomento. Sgomento e orrore. Gli animalisti s’incazzano e fanno causa al Comune per mezzo milione di euro. Retromarcia delle istituzioni atterrite: il sindaco prima sospende l’infame rodeo, poi si cosparge il capo di cenere ippovittimista, mobilita ministeri, veterinari e peltasti brambilliani pur d’essere in sincrono con l’incipiente sensibilità; da nove cavalli si scende a due, si approntano nuove protezioni, nuovi terricci, nuove edulcorazioni, nuovi accorgimenti … ancora scuse, piagnistei, non lo faremo più … gli animalisti, vista la disfatta dei torturatori, s’acconciano a più riposanti compromessi giudiziali …
L’animalismo, il veganesimo, il femminismo, l’omofilia e l’antirazzismo PolCor non sono che la parodia di valori presenti da tempo immemore nel cuore dell’Europa.
Presagiscono un cambiamento epocale, la scomparsa del vecchio ordine.
Il Cantico delle creature o le commoventi notazioni di Francesco Petrarca verso il proprio cane sono vero animalismo; il feticismo del cucciolotto col cappottino una parodia.
Oppure, riguardo l’antirazzismo: quando Rutilio Namaziano, fra afflati nostalgici e invettive contro ebrei e cristiani hippie, dice di Roma:

Ecco colei che sola accolse i vinti nel grembo
e strinse a sé il genere umano con l’unico nome di madre,
chiamando, non come padrona, cittadini quanti domò …
… lo straniero trova dovunque la patria …
tutti siamo unica gente …

è nel giusto, facendosi latore altissimo di un autentico umanesimo; la Boldrini e Francesco I, invece, esacerbando tale sentire magnanimo sino alla deformazione isterica (“Il migrante … il migrante … il migrante …”) sono gli ominosi simboli di un tramonto inevitabile. La loro intolleranza contro gl’inesistenti razzisti è purissima hybris; la spia di un tracollo spirituale che presto ci travolgerà.
Non più nani sulle spalle dei giganti, ma solo nanerottoli. A immagine e somiglianza degli gnomi adunchi che dettano la nuova etica.
Sono presagi, lo ripeto; annunci d’una resa.
Sì, quando un valore si estremizza sin alla deformazione parodica onde mutarsi nell’esatto contrario di ciò che originariamente propugnava siamo alla fine dei tempi.
Non all’Apocalisse, per carità!
Alla fine, più modestamente, dei tempi dell’Italia e degli Italiani, della storia e della cultura come li abbiamo vissuti e studiati sino a pochi decenni or sono.
Cos’era il femminismo? Una sacrosanta rivendicazione di diritti quando l’aspettativa di vita di una donna nell’Ottocento, tra fabbriche, cure domestiche e febbri puerperali (leggete Il dottor Semmelweis di Céline), era di nemmeno trent’anni. Ora siamo alle crociate castratrici e all’esaltazione del cunnilingus. E il maschio italico, a meno di non andare in giro coi bigodini, si ritira nelle riserve, magari nella villa di Sante Katzone, il personaggio de La città delle donne di Federico Fellini, assediato da un matriarcato petulante e folle (il film è stato opportunamente evocato da Barbara Tampieri in un recente post:
http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2017/01/la-citta-delle-inquantodonne.html ; il caso ha voluto che lo avessi rivisto pochi giorni prima).
Cos’era il sindacalismo? Un tentativo di ridare dignità alle masse. Oggi la difesa strenua  di chi ha già, ferocemente opposta a chi non avrà mai; per tacere di poltrone, nepotismi e vitalizî.
La convivialità, il bel mangiare e bere? Un tratto italiano, certamente, che accomunava popolino e aristocrazia. E ora? Si va dalla serializzazione del “magna e bevi”, organizzata da cuochi e gourmet elevati al rango di divi, alla più allucinata esibizione di monachesimo sibarita (veganesimo, vegetarianesimo, diete da stiliti fruttariani). Anche tale tratto fanatico è un segno. Parini lo adombra nel poemetto Il giorno, divertita anamnesi della degenerazione dell’aristocrazia (fu scritto poco prima delle esilaranti decollazioni del 1789); alla stessa tavola, infatti, egli pone i due opposti: il laido crapulone (da Masterchef?) e il vegetariano, dai tratti squisitamente psicopatici (“Il cor di lui/sdegna comune affetto”):

… ozioso siede
aborrendo le carni; e le narici
schifo raggrinza; e in nauseanti rughe
ripiega i labbri; e poco pane in tanto
rumina lentamente …
Pera colui che primo osò la mano
armata alzar su l’innocente agnella
e sul placido bue …“.

Un sentimento dell’animo che commuove una dama seduta al desco, la stessa che poco tempo prima (stavo per scrivere: pria) aveva allontanato un vecchio e fedele servitore colpevole solo d’aver scalciato la Vergine Cuccia, ovvero il veneratissimo bòtolo di casa:

Da le somme stanze
le damigelle pallide tremanti
precipitàro …
L’empio servo tremò; con gli occhi al suolo
udì la sua condanna. A lui non valse
merito quadrilustre …
Ei nudo andonne …
e in van sperò; che le pietose dame
inorridìro; e del misfatto atroce
odiàr l’autore …

Spariremo, cari Italiani, come sparì la fatua e inutile nobiltà del Parini.
Ci saranno deviazioni e colpi di reni, restaurazioni e tentativi di argine, ma sarà la tecnica e non la volontà a dettare i ritmi nichilisti del futuro.
Stranieri in terra straniera vedremo profanare la classicità, le tenui tinte purgatoriali del Medioevo, il limite rinascimentale. Sarà un’agonia spettacolare e dolorosa, almeno per me.
Già adesso il passato si erge maestoso e incomprensibile. Adolescenti fregnoni e nerd strascicano i loro piedi neghittosi nei musei: Giorgione e il Beato Angelico li lasciano indifferenti, quasi fossero ricetti sbalorditivi di un alfabeto alieno e inservibile.
Sarà sempre peggio. Colui che intrattiene ancora un rapporto di familiarità col passato verrà costretto ad asserragliarsi sempre più nella sua riserva, come un Tupac Amaru o un Geronimo.
Noi Italiani formeremo cenacoli sempre più esclusivi in cui rimembrare il bel tempo che fu.
Le nostre biblioteche, scelte e odorose, diverranno mura e trincee invalicabili. E le nostre prigioni.
Gli amabili difetti e le idiosincrasie da normotipi che fanno inorridire i seguaci del PolCor diverranno arguto materiale di conversazione fra reduci. Scherzi salaci, buon cibo, bei conversari nella ridotta degli ultimi italiani! Destri, sinistri, sanfedisti, comunardi, tutti insieme.
Qualcuno si farà prendere la voglia di menar le mani. Poca roba, tuttavia.
Il destino di chi ama i bassorilievi, gli affreschi, i paesaggi meridiani, le vallette, le cose ben fatte, ori pietre consunte legni, persino i massi levigati delle antiche fonti, l’esatta misura del bello (ciò che formava l’Italia, insomma, l’Italia vera e non pervertita) sarà quello del professore francese che attende la morte ne Il campo dei santi di Jean Raspail, attorniato dai cimeli di famiglia: manufatti in cui intuisce il genio distillato dei millenni.
Quando l’ultimo italiano morirà (nel 2050?) ci saranno altre genti, altri costumi. Bruti, barbari, supertecnici, ebefrenici, mezzosangue idiotizzati, babbei tecnologici … saranno felici?
Chi lo sa. La prima cosa che faranno sarà liberare del nostro ricordo il loro paradiso in terra.
Ciò che fummo brucerà in un olocausto purificatore.
Colosseo, Mecca, Roma, Atene, Alessandria. Burning.
E buonanotte.

 

Alceste

Fonte: http://pauperclass.myblog.it

Link: http://pauperclass.myblog.it/2017/01/27/straniero-in-terra-straniera-alceste/

27.01.2017

Pubblicato da Davide

  • PersicusMagus

    Lol…ormai gli articoli scelti per la home, salvo occasionali eccezioni come l’articolo di Bordin sulle leggi familiari in Russia, sono solo monologhi ricattatoriamente o lamentosi o sdegnati o complottisti o semplicemente pasticcioni, degni della Tele California di eccebombesca memoria.
    Questo di Pauperclass poi, leggi l’incipit, due mezze frasi in mezzo, l’ultima riga e hai finito perché tutto quello che aveva da dire stava in quattro parolette immerse nella fuffa totale.
    L’opinionismo deve essere anche informativo sennò sono solo chiacchiere da barbiere.
    Le informazioni si cercano su alcuni siti che qui sono noti (quindi, perché?), su altri che uno dovrebbe andarsi a cercare o, facendo uno sforzino piccolino, ci si abbona da qualche parte da dove se non si può proprio copincollare si traggono dei riassunti che finalmente “dicano qualcosa” con valore aggiunto e non solo rimasticature di gente che cerca di svoltare o di arrotondare.

    • natascia

      Scusi, perché commenta? Se non ha gli strumenti per condividere, ha sempre l’opportunità di tacere e leggersi qualche istruzione d’uso in un manuale di elettrotecnica. Quella di tacere è una grande opportunità, che viene data quando il clima è ancora propositivo.

      • PersicusMagus

        Non ho capito, non avrei il diritto di criticare la scelta di un articolo che mi sembra stupido?
        Mi faccia sapere, signora.
        Quanto agli “strumenti per condividere” le suggerisco di parlare come mangia che sono sicuro le viene meglio.
        Detto con affetto e stima, naturalmente.

        • natascia

          Sì, ha ragione Alceste, il PolCor permette ad ogni idiota, me compresa, di pestare i tasti al ritmo di inutile di Allevi. Chi con licenza poetica,chi con tecnica commerciale. Con affetto e stima.

          • PersicusMagus

            Ahah…la signora tenta il colpo basso del vittimismo come usa fare il WM.
            Non le ho dato dell’idiota signora, lo ha dato lei a me, non provi a rigirare la frittatina.

            Ragazzi ma il confronto leale a viso aperto non lo conoscete?
            Solo quello gnè gnè?

          • natascia

            Vede caro Signore, mi hanno liberata o imprigionata non so, io appartengo al matriarcato petulante e folle ben descritto dal Signor Alceste. Gruppaccio concausa di molti sfaceli attuali , forse per questo mi sono sentita così presa…. Non credo convenga a nessuno dei due intavolare una singolar tenzone a colpi di mattarello, i miei, e di fioretto i suoi. Veramente buona giornata.

          • PersicusMagus

            Arrivedergliela.

  • natascia

    Dissento da questo struggente scritto, che dovrebbe essere letto ai ragazzi delle medie: prime e seconde. Dissento perché ho fiducia nell’Uomo, so che aspira al bello, all’amore. Questi sono i momenti che precedono ogni rinascimento.

    • PersicusMagus

      Come sottofondo musicale al suo intenso commento propongo qualcosa di Giovanni Allevi.
      O Bocelli, eventualmente.

      • natascia

        Grazie

        • PersicusMagus

          Sapevo che avrebbe apprezzato.

    • gianni

      beata lei che e’ ottimista , io invece sono sicuro che le cose andranno a peggiorare sempre piu’ fino ad avere il disastro , disastro che periodicamente l’ umanuita’ ha bisogno per ripartire da zero in un altro modo

  • ignorans

    Ogni tanto vado in India.
    Andando in paesi tipo L’india, credo di aver capito cosa fa “tenere” la tradizione. È l’agricoltura, è l’avere ancora tanta gente che sta nei villaggi e coltiva i suoi appezzamenti di terra. Se l’economia si sposta sul “terziario” non ci sono speranze. Tutto viene travolto.

    • PersicusMagus

      Lol…eccone un altro…evidentemente la banalità dell’articolo li attira come i tafani sul miele…
      Questo tira fuori l’India e l’agricoltura che fa “tenere la tradizione”…

      Sei mai stato a Mumbai?…(dove ti consiglio il Taj Mahal, ala coloniale quindi non il Tower, un heritage hotel per fare il vero rajah bianco)

      Ecco, allora vai a Falkland Road e lí vedi la tua “tradizione”.
      Non la conosci, eh?

      O magari medita una cinquina di minuti sui ragazzini buttati vivi sotto un treno sotto gli occhi della madre urlante perché essendo di casta Dalit avevano osato corteggiare una fanciulla di casta sempre Dalit ma di una categoria leggermente superiore.

      Però quanto al mantenimento della tradizione è interessante anche il fatto che alcuni governi mi pare del partito di Rajiv Gandhi volevano abolire i privilegi per le caste più alte ma la ricca classe dominante indiana si è rifiutata e ancora oggi questa immondizia esiste ed è parte non solo integrante ma fondante di quella tua splendida tradizione.

      La gente cerca solo miti consolatori e o li va a trovare in articoli consolatori da quattro soldi come questo o se li cerca nei luoghi della mitologia piccolo borghese scopiazzata da quella ormai strapassata dell’alta borghesia di una cinquantina di anni fa.

      Il pensiero che il mal d’Africa, la serendipity cingalese, il fascino esoterico dell’India, non siano altro che il compiacimento di andare in un paese dove con due lire puoi illuderti di essere un lord in vacanza, non li sfiora minimamente.

      “Se una cosa mi fa stare bene soignifica che è giusta”

      Meno male che i nodacci stanno per venire al pettinaccio…

      • ignorans

        L’india è grande. Esistono le campagne. Esistono i villaggi. Non c’è dubbio che abbia intrapreso un percorso di “modernizzazione”, ma quello che voglio dire è che mentre c’è la modernizzazione ci sono anche le campagne, esistono ancora i contadini. Ed è proprio la presenza dei contadini che “frena” la corsa.
        In ogni caso, a proposito di caste, tu sei proprio un intoccabile!!!!

        • PersicusMagus

          Classico ometto dedito allo spiritualismo onanista da supermercato.
          Presumo vegano o qualcosa del genere, mi sbaglio?

        • PersicusMagus

          Lo so che sei un violento represso.
          È tipico dei vegani.

          • alessandroparenti

            A me sembra che tu sia un po’ rincoglionito o non so cosa. Se fatichi a comprendere un articolo o semplicemente non ti piace non ti porta a niente assalire chi ci trova del vero. E poi non essere ossessionato dai vegani solo perchè riescono,con anche qualche sacrificio,a essere più coerenti di te nel loro rapporto affettivo con gli animali. Non ti rodere se non ci riesci. Saprai fare altro,penso.

      • fastidioso

        Ma si parlava dell’India o dell’Italia ?

    • gianni

      concordo e aggiungo che l’ industrializzazione e’ stata la rovina di tutto

      • PersicusMagus

        Ihihih…

  • Luigi za

    Ma perchè ‘si tanta tristezza, così grande catastrofismo?
    L’Italia, come l’Europa non ha aperto le porte riempendosi di doni di dio? Ed allora, saranno questi a costruire la nuova civiltà.

    Così ha sentenziato papa Pampurio I che segretamente spera in cuor suo di essere, assieme ai suoi, maestro e guida. Noi possiamo crepare.

    • gianni

      …..oppure vivere come gli immigrati

  • gianni

    tutto vero , ma penso riguarda tutto l’ occidente e comunque e’ l’ evoluzione umana che negli ultimi 150 anni ha accelerato sempre piu’ a tal punto che ogni generazione vive in un mondo diverso

  • Ronte

    Articolo farraginoso e impantanato. Troppi argomenti che si attorcigliano. E per dire cosa, che stiamo perdendo l’italianità, la nostra storia?
    Chiediamoci piuttosto del perchè, per cosa e per chi, forse salrerebbe fuori una risposta utile e magari consigliera.
    In Italia pochi decenni fa, e non millenni trascorsi, s’apriva un varco importante: quello dell’emancipazione, che si faceva carico della Storia per proiettarla in un mondo migliore. Potremmo chiamarlo ‘periodo pre-rivoluzionario’: tenuta dei valori culturali generali ma collocati in un respiro più ampio, all’interno del quale, comunità e considerazione del sè viaggiavano assieme. S’amava il cinema, la pittura, la musica, l’arte antica e quella innovativa. L’uomo non alienato.
    E però dietro si tramava, si costruiva quella macchina infernale che avrebbe interrotto e poi distrutto il protrarre di quell’evoluzione. ‘Anni di piombo’ li hanno chiamati e li chiamano. Ciò per rompere con quella Storia recente, scaraventandola nell’oblio…Così si faceva strada il neoliberismo, l’attacco al lavoro, la scienza indotta, il virtuale, l’ubriacatura dell’apparire, l’inettitudine, la distruzione di qualsiasi riferimento passato, la solitudine.
    Il tema però è talmente gigantesco che scrivere di italianità è riduttivo, dato che tutto è parte del mondo. E comunque, MAI darsi per vinti…

  • PietroGE

    Quello che scrive l’autore, in un articolo troppo lungo e confuso è verissimo. Negli ultimi decenni l’Italia, e non solo l’Italia sono state trasformate in hotel dove chi vuole entrare entra, della cultura e della identità italiana non frega niente a nessuno e chi entra tenta di ricostituire in piccolo il Paese da dove è venuto. La Torre di Babele 2.0, celebrata dai politici e dalla sinistra suicida, dagli intellettuali senza intelletto e da tutti quelli che credono nell’ “arricchimento culturale” prodotto dall’immigrazione. Per fortuna c’è gente che comincia a capire. Sono ancora pochi ma crescono sempre più.

  • Vocenellanotte

    Trovo l’intervento di Alceste più che accettabile. Forse un po’ troppo lungo, ma le cose dette sono tutte vere.
    Mi tornano alla mente letture di gioventù come La peste nella storia di McNeill, oppure Storia delle città di Mumford, oppure ancora Armi, acciaio, malattie di Diamond.
    Una lettura trasversale di antropologia, genetica, cultura, guerre, disastri, medicina, religione . . .
    Il passato non ritorna, ma non è detto che il futuro non arriverà.

  • Truman

    Dice Alceste: “Intere culture annientate … Aztechi, nativi americani, africani … stavolta tocca a noi, perché non potrebbe essere?”
    Forse perchè siamo discendenti di Spartaco, in una terra di mafia, ndrangheta, camorra (con tutto il dovuto rispetto alla scu, alla magliana e al brenta). Siamo gli eredi dei Borgia e sappiamo che molti problemi complessi hanno soluzioni semplici.
    Ma forse non è il caso di aiutare i nostri nemici, lasciamo loro credere che anche questa volta sarà facile.

  • Bugiardo1975

    Articolo un po’ contorto ma significativo. In pratica l’italianità sta sparendo e ce n’eravamo accorti. Non è un problema solo italiano, ma generale, coerentemente coi tempi globalizzati che stiamo vivendo. Tra le cause più macroscopiche secondo me? Detto molto approssimativamente e men che meno esaustivamente: la voglia di far soldi, la quale ha generato lo spostamento della fonte dell’etica da Dio all’uomo. Prima si obbediva ai precetti di Dio, ora l’uomo si auto precetta, quindi tutto diviene lecito. Questo ha portato ad uno sfaldamento della tradizione, ha generato l’omofilia a tutti i costi, la xenofilia a tutti i costi e tante puttanate moderne che non sto ad enumerare. La voglia di far soldi ha altresì implementato la tecnica, e fatto sorgere la nuova religione, la tecnologia, che ha funto da moltiplicatore delle puttanate di cui sopra. In un circolo “virtuoso”. Come se ne esce? Con un bel collasso stile caduta dell’Impero romano. Solo che stavolta è in bilico la stessa esistenza dell’essere umano dal momento che non sappiamo più sopravvivere senza il sistema tentacolare che abbiamo creato. Avverrà presto. La linfa della modernità, il petrolio, si sta esaurendo e le rinnovabili sono poco più che giocattoli. Auguri a tutti.

    • Tizio.8020

      Cit.:
      Te l’appoggio, nel 2017 ancora le navi vanno in giro per il mondo bruciando catrame!!!
      Il consumo domestico puoi alimentarlo a fotovoltaico, nucleare, quel che vuoi.+
      Ma le navi, come pensano di alimentarle?
      Tolti petrolio&derivati, e carbone&derivati, resta ben poco.
      Ah no: ho capito, torneremo ai velieri…
      Oppure alle navi a remi, mi sa che sarà un lavoro molto gettonato.

      • Bugiardo1975

        Sei ironico? Se si appoggiaglielo a qualcun altro.

        • Tizio.8020

          ???
          No, sono serio: rileggi e vedrai che non scherzavo.
          Non vedo proprio come si potrà fare.

  • alessandroparenti

    D’accordo sul fatto che si poteva essere più stringati. Ma l’articolo dice il vero. Credo che abbia ragione a essere pessimista riguardo al futuro. Non c’è modo di opporvisi,le forze in campo sono impari. Potranno esserci cambiamenti solo dopo un periodo diasatroso come una guerra devastante.

  • mingo

    articolo un po’ confuso , che cerca di toccare varie tematiche che lentamente stanno portando gli italiani all’estinzione.
    Ma vorrei dire una cosa a riguardo , vi è qualcosa di strano in questo popolo è come se l’intera popolazione italiana abbia deciso di morire , una scelta inconscia ma reale .
    Non ne capisco i motivi , ma è un idea o una teoria che mi è venuta in mente molti anni fa ,ne parlai con qualche amico intimo che dopo una breve discussione ne rifiutarono l’idea anche se diventa più concreta giorno dopo giorno.

  • a-zero

    Alceste io ho smesso di sentirmi italiano tanti anni fa, quando andai a vivere un po’ al “Nord”. Fu una cosa intimamente scioccante appunto, per l’identità. Per loro un terrone, un marucchein. Ti trovi sempre a partire da un gradino di diffidenza, una diffidenza che non si basa sulla conoscenza individuale ma su una credenza generale: per loro ero solo un terrone, poi vennero gli anni della lega, fu anche peggio. Poi non me ne sono tornato. Io se penso al Nord, tutt’oggi mi viene tristezza profonda e forse ancora un sentimento di odio. Poi sono arrivati gli altri immigrati.

    Un paio di cose che non capisco
    – L’italiano sarebbe una costruzione di 3000 anni? secondo me è una costruzione di 200 anni fa e la corona inglese c’entra qualcosa. Cioè Alceste, dalle mie parti (capito alceste “mie parti” che non sono le tue) tremila anni fa coniavano monete prima dei romani e poi, quando facevano guerra a li romani coniavano monete su cui li prendevano per i fondelli. Questa storia della costruzione dell’italiano di 3000 anni mi sembra una stupidaggine antropologica. Al sud proprio non vedevano l’ora di farsi ammazzare dai piemontesi! O di andare a crepare per i piemontesi! O a lavorare per i piemontesi e a farsi disprezzare da tutti gli italiani del nord. TUTTI. Proprio abbiamo aspettato 3000 anni per leggere certe cose?

    – Facile a far l’elogio dei contadini della vita contadina. Guarda Alceste, io amo la campagna e viverci non è proprio da “cittadini”. Coltivare la terra è dura, riscaldarsi non è facile, ecc.. ecc… E noi dovremmo sentirci contenti a farvi da contadini a voi vecchi rincitrulliti? Io critico la scoicetà industriale, ma conosco benissimo che baratro era la civiltà contadina. Uno schifo sociale repellente. Ah già, non bisogna dirlo, bisogna fare il quadretto bucolico.

    – Una nota su pauperclass. Io mi ero fermato a Orso e al filosofo (marxista o ex) Preve: il comunismo in una sola contea. Oddio ci vedevo un po’ di contraddizione fra il riconoscimento di una classe mondiale di spossessati e ogni spossessato si faccia i fatti suoi nella propria gabbia di dannazione. Però con orso qualcosa ci capivo. Ora Alceste è un pittore del crepuscolo (della senilità) “siamo pochi ma stiamo capendo”: Allora Alceste ascolta: vivaddio spariscano tutti gli italiani del nord, checavolo, mi scelgo io chi devo odiare e lo faccio sulla mia vita vissuta.

    Abbasso l’Italia del Nord.

    (Anche i nigeriani del Noord odiano i Nigeriani del Sud perchè li ritengono inferiori)

    L’uomo nuovo (quello che ti vendono e ti compri) fa ca*are, ma l’uomo vecchio (che te lo dovevi tenereper forza) ha un insopportabile tanfo.

  • airperri

    Adoro questo genere di articoli devastanti per la loro chiarezza e per come ti sbattono in faccia la realtà, dipinta benissimo da Alceste. Confermo in pieno le sensazioni dell’autore: qui è andato marcendo il DNA italico. Non c’è speranza a breve; forse quel miscuglio bestiale che sta nascendo riuscirà tra una ottantina d’anni a trovare un equilibrio proprio ed una propria identità. Adesso siamo in piena fase di distruzione.