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Storia di un tagliatore di teste

FONTE: TERRELIBERE.ORG

Dalla Montedison a Uber. La storia della progressiva deindustrializzazione italiana raccontata da un protagonista. Dalle chiacchiere rivoluzionarie ai morti di cancro a Porto Marghera. Quindi i licenziamenti di massa nella Milano craxiana e berlusconiana. Infine tassista – filosofo. L’ultimo nemico? Il caporalato digitale

Faccio parte di quella generazione che faceva una sorta di viaggio iniziatico. Partivamo per l’India, sognando l’avventura e l’Oriente. Trovai entrambe, e anche milioni di amebe, in Afghanistan, poco prima dell’invasione sovietica e nel deserto di Pushkar fra ashram colmi di scimmie e santoni. Facevo anche parte della sinistra extraparlamentare degli anni ’70.

All’inizio degli anni ’80 mentre il riflusso ci sommergeva e ognuno andava per conto suo, mi sono laureato in Filosofia della politica, con una tesi su Hannah Arendt, allora pressoché sconosciuta in Italia. Mi aveva aperto un mondo, ci avevo lavorato con passione un paio d’anni e pensavo di restare nell’ambiente universitario.

Mentre aspettavo concorsi che non arrivavano mai facevo colloqui per non essere assunto, poi – avendo necessità di lavorare – per essere assunto. Sono finito alle direzione del personale in un’azienda del gruppo Montedison. Mi sono ritrovato dalle chiacchiere tra filosofi al petrolchimico di Porto Marghera. Il cancro era una presenza costante, come i fumi, le fiammate notturne delle ciminiere e l’inconfondibile puzzo che ti prende alla gola. Certo, qualche operaio moriva, lo sapevano soprattutto loro quanto fosse un ambiente malsano, ma dovevano pur campare.

Non avrei potuto avere un impatto più brusco con la realtà. Mi trovavano promettente e mi proposero di andare in uno stabilimento del Sud. Rifiutai ma anziché cacciarmi mi spostarono alla “selezione del personale”. Dopo tante ristrutturazioni e chiusure serviva di nuovo qualche ingegnere, qualche chimico. Somministravo test, assistevo a giochi di ruolo e stendevo profili psicologici e di adattabilità dopo colloqui individuali.

L’era socialista e berlusconiana

Poi sono finito in una grande un’azienda di telecomunicazioni delle Partecipazioni statali in quota socialista. Non ero uno di loro ma sono andato a fare il “selezionatore esperto”. L’amministratore delegato era una donna manager, una rarità per quei tempi, craxiana di ferro. Dopo la sue morte, forse per far dimenticare quella presenza ingombrante, il nuovo Ceo lanciò un piano di mille assunzioni. Un grosso impegno, colloqui da mattina alla sera, ma della fase positiva del recruiting, ricordo il progetto di assumere ingegneri irlandesi per lo stabilimento dell’Aquila. Me ne occupai anche io perché conoscevo bene l’inglese e mi divertiva l’idea di alloggiare qualche settimana nel migliore albergo di Dublino.

Mi hanno fatto poi capo del personale di una piccola società del gruppo. Una promozione, ma io volevo fare le relazioni industriali, le trattative con le organizzazioni sindacali esterne ed interne, i rapporti con i ministeri, con le istituzioni. Pensavo fosse giusto mediare, trovare soluzioni, negoziare tutto. E lì c’era la politica e l’azione.

Da funzionario delle relazioni industriali ho cominciato a seguire la progressiva deindustrializzazione di questo paese. Una parte degli esuberi di personale era determinata dalla tecnologia, certo, ma il grosso era il frutto della volontà di tagliare i costi fissi e aumentare i profitti.

Il gioco funzionava più o meno così: l’azienda presentava un piano industriale pluriennale, al cui termine inesorabilmente veniva dichiarata la necessità di ridurre gli organici e quantificato il numero di esuberi, il sindacato contestava, chiedeva contropartite, assunzioni, formazione, incentivi salariali, buonuscite, insomma faceva il suo mestiere.

Dopo un po’ la situazione precipitava, insomma si drammatizzava, veniva coinvolto il governo che in veste di mediatore concedeva ammortizzatori sociali in quantità specifiche e piovevano pre-pensionamenti, mobilità lunghe (sette anni al Sud, sei al Nord), casse integrazioni straordinarie di due, tre, cinque anni. E c’erano anche lavoratrici e lavoratori contenti di andare in pensione a 45 anni. Intanto le fabbriche si rimpicciolivano sempre più fino a che un bel giorno venivano chiuse. E allora tutti a casa.

A quel tempo i ricercatori, i produttori di software erano rimasti indenni. Erano considerati ancora core business come il service di alto livello. Il resto, pezzo dopo pezzo, inesorabilmente, andava in outsourcing. La parola ramo d’azienda era diventata una sorta di mantra. A volte era una forma di appalto del licenziamento posticipato, in genere di tre anni. Quasi sempre comunque le cessioni finivano male. C’erano poi i cosiddetti “esodi”, dimissioni incentivate e l’outplacement , gli specialisti della ricollocazione, che però era di fatto una chimera. Le percentuali di successo erano bassissime. Perché in questo paese una volta che sei fuori, sei fuori.

Alla fine degli anni ‘90 sono andato in una grande multinazionale tedesca, sempre operante nel settore telecomunicazioni, dove continuavano le chiusure di stabilimenti, fra cui quello dell’Aquila, dove di ingegneri irlandesi non c’era più neanche l’ombra. Io ero capo del personale di uno stabilimento dell’hinterland milanese, che di efficientamento in efficientamento aveva ridotto – anche grazie al mio contributo – di due terzi gli organici..

Anche quei pochi giovani che entravano grazie alle nuovi leggi sul lavoro, sempre più flessibili, sempre più leggere, erano in una situazione di perenne precarietà. Oggi c’erano, dopo sei mesi sparivano e ne entravano altri.

Rovina industriale

Alla fine hanno deciso di vendere tutte le attività relative alle telecomunicazioni, considerate ormai “mature”, ai concorrenti. Tremila persone. Quel che restava della produzione ai liquidatori americani. Ma adesso toccava anche a tutti gli altri, agli intoccabili. Anche quelli del software (i “ricercatori”), i tecnici specializzati, i commerciali, i finanziari, gli staff. Tutti prima o poi venivano messi in cassa integrazione o venivano licenziati. Io sono finito in una piccola società con il compito di gestirne la ristrutturazione. In un anno da 300 siamo rimasti in 70.

Ormai anche io non servivo più a niente. Ero un esubero. Dopo sei mesi di mobbing scientifico abbiamo trovato un’intesa economica e sono uscito dal mondo in cui avevo lavorato 25 anni. Avevo visto la cancellazione di più di 20mila posti di lavoro. Nell’ultimo stabilimento dove avevo lavorato, oggi volano indisturbati i corvi mentre l’erba invade pian piano parcheggi ed uffici. Un paesaggio di rovina industriale.

C’è chi sacrifica l’intera esistenza a un’identità lavorativa. Sei la tua professione. E basta. Quando quell’identità sparisce è un dramma. Ci sono stati suicidi, separazioni. Chissà che fine han fatto in tanti. Io ho sempre cercato di mantenere una specie di schizofrenia controllata rispetto alla mia vita nel suo complesso. Non ho mai smesso di scrivere e studiare, ad esempio. Intellettuale e quadro industriale. A prezzo di nevrosi, ma la libertà ha sempre un prezzo.

Ho aspettato proposte di lavoro sperando che non arrivassero troppo in fretta e anche che non arrivassero proprio. Ero tornato alla situazione post laurea. Mi son preso un sabbatico, un anno di studi, un viaggio in Europa, un piccolo saggio per una rivista filosofica. Ho tradotto alcuni discorsi dei Nobel dallo spagnolo e dall’inglese per un’antologia. Neruda, Solzenicyn. Una festa.

Avevo anche un “piano b”. Mi tornava in mente “Taxi driver”. Avevo letto Gazdanov. Mi piaceva la figura del tassista. Gente libera. Mi era sempre piaciuto chiacchierare con i tassisti. Ero interessato al loro lavoro, mi incuriosiva. Stare in auto avendo rapporti con ogni genere di persone, ma limitati nel tempo, mi sembrava infinitamente meglio che la prigionia dell’ufficio dove poteva accadere di dover sopportare tutti i giorni l’ultimo degli imbecilli.

Un mestiere inattuale

Vivevo in centro a Milano, una casa in affitto con gli affreschi. La segretaria. La macchina aziendale. Un piccolo borghese di successo.

Ma quando ti ritrovi disoccupato a 50 anni, in un paese strangolato dalla crisi economica, sull’orlo del fallimento e in piena deindustralizzazione, sei messo male. E nessuno più di me sapeva cosa era un esubero. Avevo bisogno di un mestiere inattuale.

L’attualità era fatta di rotelline espulse dall’ingranaggio: esodi, esuberi, licenziamenti. E un oceano di precarietà.

Ho investito la liquidazione nella licenza taxi. E così mi sono trovato immerso nel famoso proletariato, che fino ad allora non avevo conosciuto se non indirettamente. Io in ufficio, loro in fabbrica. Devo ringraziare i tassisti. Alcuni possono apparire rozzi, volgari, con una bassa scolarità, alcuni vivono nelle periferie, ma tutti fanno un lavoro duro, ripetitivo, pericoloso, usurante, mai banale.

Nell’immaginario il tassista è un ricettacolo di storie. O più semplicemente il vetturino, il postiglione, il fido autista che ti riporta a casa dopo una cena d’affari o un’avventura galante che non ti puoi permettere. Nella realtà, è lui che ti giudica al primo sguardo. Il primo giudizio è: “Questo è pericoloso o no?”. E subito dopo: “Sarà una corsa tranquilla o mi infastidirà tutto il tempo?”. E c’è un perché. Il tassista che non giudica correttamente rischia la vita. In macchina l’incolumità è sempre a rischio. Questo aspetto all’inizio mi ha sconvolto. Hanno anche tentato di rapinarmi. Poi ci fai l’abitudine e impari a giudicare.

Contro Monti e Uber

Ho odiato subito Monti. I benpensanti lo salutavano come un liberatore, un uomo di stile dopo le cene eleganti berlusconiane. Ma per me era l’espressione pura del neoliberismo. Un classico funzionario del capitale completamente indifferente ai destini delle persone. Non mi sbagliavo. Nel primo mese di governo mi ha ritardato la pensione di quattro anni. E Milano è fatta di pavé e ti spacca la schiena a forza di microtraumi.

Subito dopo voleva liberalizzare i taxi. Azzerare il valore della licenza e moltiplicare l’offerta senza alcun rapporto con la domanda. Voleva dare un segnale di equità, diceva, colpendo una categoria a suo dire simbolo della destra, dopo aver colpito i pensionati “ di sinistra”. Nel gennaio 2012, con cinque gradi sotto zero, ho scioperato dieci giorni di fila. La prima volta da quando ero studente. Ho imparato che fra i tassisti è dura per i crumiri.

Ho conosciuto un mondo fantastico in cui lo sciopero è o non è. Una categoria di individualisti può diventare una forza compatta. Avevo visto giusto: una consapevolezza di classe per una professione inattuale. C’è chi ha preso la broncopolmonite, con dieci giorni di blocco coi fuochi accesi in strada. C’era chi mostrava le foto dei figli, dicendo: “Questi sono quelli che Monti vuole uccidere”. I tassisti mi hanno insegnato cosa è il conflitto di classe nella realtà, non nei convegni. Anche se loro non lo chiamerebbero mai così.

Poi, nel 2013, è arrivata Uber. Sono stato tra i primi ad oppormi. Non è una compagnia di trasporti, e tantomeno una tecnologia: è una banca che raccoglie cash in tutto il mondo. Vuole sostituirsi al servizio pubblico, sfruttando gli operatori senza neppure assumerli, non ha costi, se non la lobby sui governi. Liberalizzare, privatizzare, la canzone è sempre quella. Tutti consumatori, nessuno cittadino.

Gli autisti costretti a comprare i mezzi e a incassare tariffe impossibili di cui la app trattiene un quarto vengono rapidamente ridotti in semi-schiavitù. È il caporalato digitale. Il dominio dell’intermediario. La svalutazione totale del lavoro.

E infatti rapidamente l’affaire è diventato un simbolo, l’uberizzazione del mondo la chiamano. Ma non c’è nulla di nuovo, è sfruttamento primordiale, cancellazione dei diritti, cultura dello scarto. È neoschiavismo.

E così mi ritrovo, di nuovo, a sessant’anni, esubero, ridondanza, scarto. Una nemesi, un destino. Ma non da solo questa volta, e, almeno, dalla parte giusta.

 

Fonte: www.terrelibere.org/

Link: http://www.terrelibere.org/storia-di-un-tagliatore-di-teste/

4.07.2017

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    Anche io ho sessanta anni e mi trovo sbattuto fuori da anni ormai, dal lavoro, grazie a gente come questo personaggio..
    Ma non ero un testa di cappo maligno come questo manager ex hippie che si vendeva al padrone come buttafuori, io ero solo un operaio tornitore.
    Che dire? Ben ti sta filosofo dei miei stivali, e speriamo che CDC non mi censuri anche questo commento.
    In questo periodo ce l’ho a morte con i manager e consimili. Scusate tanto.

    • GioCo

      Non si può scusare qualcosa che non è nemmeno condannabile @clausenghe. La sofferenza e il disagno è comunque reale e semmai sono le risposte che dovrebbero comprendere scuse. Il problema è che la vergogna la si prova dove non serve per questioni sociali educative. Ad esempio, la vergogna non la prova un affarista buttando sotto i ponti pensionati, malati e famiglie per le sue operazioni speculative perchè la società guardando il successo economico loda direttamente e indirettamente il fine del progetto che è quello di un sogno collettivo condiviso: tutti vorrebbero il successo economico. C’è chi ci prova da operaio e poi diventa dirigente, oppure operaio specializzato, c’è chi sogna una vincita alle scommesse o con in numero del lotto, c’è chi invece si aggrappa a un eredità. Il punto cruciale è capire che non importa chi sei o cosa fai, ma perchè diamine la valutazione NON deve mai comprendere il significato sociale distruttivo della tua opera. Come operaio semplice di certo la portata della tua distruttività è minore, ma siccome fai parte di un blocco operaio, per l’operaio è il complesso operaio a fare il danno ed è enorme, pagato non solo nell’immediato e salatissimo, ma anche dalle generazioni future. Ad esempio, perché accettare di lavorare per produrre carta, automobili ed energia tanto inquinanti? Perché nella valutazione dell’importanza dei nostri atti vale esclusivamente il fine eternamente confuso con il mezzo economico, non il processo che è sempre perfettamente trasparente (cioè senza valore). Così ogni nostro atto diventa inutile, privato del valore. Tranne poi ricadere addosso alla società nel suo complesso come costo, cioè perdita di salute, ricchezza materiale, saggezza, etc.
      In questo senso la testimonianza dell’articolo è (credo) impagabile.

      • clausneghe

        Scusa GioCo, ma non riesco a capire bene il senso della tua risposta. Limite mio,probabilmente.
        Ma non credere che io sia solo un ex operaio, nella mia vita ho visto tanto, viaggiato tanto e letto tantissimo, al punto che mi ritengo, pur senza averne titolo istituzionale, più filosofo di questo ex manager pentito.
        E ho sempre lavorato, perchè potevo sceglierlo, in ambiti eticamente in linea con il mio pensiero.
        Per esempio, ho rifiutato di prestare la mia opera di tornitore meccanico (e sappi che tornitore non è per tutti, una volta i tornitori erano la crema operaia) dicevo, ho rifiutato di lavorare per un produttore di armi.
        E sono stato anche sindacalista di base, mal ripagato dal sindacato che come lo Stato oggi se ne frega di me e di quelli come me..
        Anche io sono stato hippie e sognavo l’India, poi il sogno si è dileguato quando ho visto gli Indiani venire a lavorare qui da noi e fare i lavori più degradanti.
        Ma non sono stato solo operaio, sono stato anche diverse altre cose, motoscafista autorizzato con patente nautica professionale, poi video maker (matrimoniali) vendemmiatore, taglialegna e altro ancora.
        Sono un tipo “eclettico” e mi piace spaziare dappertutto, sempre che ciò sia in linea con la mia coerenza etica.
        Ma adesso la partita è chiusa per me e aspetto solo la massima “liberazione” e cioè la morte, che accoglierò con piacere.
        Ciao.

        • Antonio Posta

          Le faccio i miei complimenti.
          Lei deve avere una coscienza e personalita’,fuori dal comune per aver evitato di lavorare con i fabbricanti di armi.

        • Antonio Posta

          E,caro amico,mi permetto,scacci questi malsani pensieri dalla sua testa.

          • clausneghe

            Grazie, ma stia tranquillo, non penso al suicidio, ci mancherebbe..

        • guidino

          Così farà il più grosso piacere ai quei boss che hanno ingienierizzato la nostra esistenza. Ci vogliono fessi e auto-bastonati.

        • Adriano Pilotto

          Ho manifestato la mia simpatia per l’ex tagliatore di teste, anche se per gran parte del tempo in cui era tagliatore di teste ero sul fronte opposto, quello in cui si trovava lei. E a lei, e a quelli come lei, non devo manifestare alcuna simpatia, perchè c’è sempre stata.
          Quel che mi rattrista è la sua rassegnazione che, al di la di motivi strettamente personali, non ha ragione di sussistere, perchè ci sono guerre che durano ben più di una generazione e già solo aver partecipato ad alcuni episodi è sufficente a dare senso ad una vita.

          • clausneghe

            Grazie per le sue belle parole, anche Lei mi è simpatico, almeno dagli scritti che produce,riguardo alla mia rassegnazione, ecco, non è proprio esattamente così, diciamo che sono in un periodo “catartico” e può essere che ci sia un nuovo risveglio, per me.
            Nel frattempo medito e mi preparo alla morte che inevitabilmente verrà inutile negarlo, anzi la vedo, la mia morte e quella di tutti, come l’atto veramente importante, l’unica cosa necessaria per proseguire oltre.
            Le dirò che non rimpiangerò nulla di questo mondo.
            Era una prova, alla fine.
            Cordiali saluti.

          • Adriano Pilotto

            Siamo sullo stesse sentiero.

      • Sepp

        Ti rispondo io:
        un mondo e’ sparito e con esso tutte le regoli morali.
        Adesso i senza cervelli hanno le leve del potere e
        schiacciano sull’accelleratore a piu’ non posso,
        sapendo di avere a bordo milioni di persone.
        Fanno cosi’ perche’ hanno dato un cattivo esempio
        e per non farsi superare preferiscono ucccidere ed
        uccidersi.
        Che male fa un poveretto che sogna una donna da
        sposare, dei figli, la vacanza al mare, la compagnia
        di tanti amici ed un una vita soddisfacente?
        Eppure anche i capi religiosi che secondo la gente
        comune dovrebbero invitare alla pace invece
        incitano i loro fedeli alle crociate.
        E’ un mondo di pazzi.

        • televisione falsa

          e’ molto peggio : il potere che comanda l’ occidente vuole ucciderci soprattutto a noi italiani con obbligo vaccini , scie chimiche che ci fanno ammalare e causano modifiche climatiche come l’ attuale siccita , immigrazione di massa che creera’ forti disordini sociali e poverta’ di massa…..

          • guidino

            si è così

        • guidino

          Lo è sempre stato, pensi ai 600 + 900 mila morti e mutilati sul carso ecc.
          Non era meglio stessero a casa?
          E’ più semplice credere alle bugie della propaganda ed è invece più stancante pensare.
          Se non c’erano dei grossi stati nazionali inclusa italia, col cavolo che facevano la guerra “mondiale”
          E appena finiscono il mega stato UE, sarà proprio una bella guerra quello che faranno per conoslidarlo e renderlo durevole. L’urss finiva poco dopo le purghe del 37 se non ci fosse stata la guerra “patriottica”.
          ……Che male fa un poveretto che sogna una donna da
          sposare, dei figli, la vacanza al mare, la compagnia
          di tanti amici ed un una vita soddisfacente….
          E’ il male supremo: volersi fare gli affari propri

      • Leo_Pistone

        Tutto questo si condensa in una formula sempllicissima:
        il ricatto dell’esistenza.
        Arma fondamentale e decisiva del sistema capitalista.
        Eliminalo e vedrai che più nessuno sarà costretto a fare mestieri dannosi per la comunità e per l’ambiente, pur di campare.
        Se non è data la possibilità di esercitare il libero arbitrio, il resto va da sé.

    • a-zero

      Per me non hai niente di che scusarti. Sto’ tizio è fin troppo fotunato.

      E ancora imbroglia cercando di far passare un tassinaro corporativo per proletario.

      Un proletario non ha niente se non le sue braccia e la sua testa, nè buonuscite per accattarsi la licenza del monopolio di stato.

      Quando mai negli anni passati i tassisti hanno solidarizzato con i blocchi stradali dei proletari? Forse solidarizzavano con il reparto mobile. d’egitto

      Il proletario avrebbe solo la teorica solidarietà di tutti gli altri proletari, non solo di una corporazione, per ribaltare tutti quelli che come sto tizio faceva la bella vita macinando quella degli altri, per l’utopia di un mondo senza più proletari.

      Purtroppo i proletari imparano solo a scannarsi per salire un gradino in più della scala del pollaio. E questa è la lapide.

      Ma quale filosofo d’egitto: mi da l’impressione che è solo e sempre stato un truffatore ideologico e vigliacco.

      La cosa peggiore è che quelli come lui non si sono mai sentiti individualemente responsabili del proprio ruolo attivo nel sistema … “stavo lì tanto per prendere soldi, andare a dublino così mi tirava …”.

      Beh, bravo, e ora che altro vorresti?

    • Leo_Pistone

      Solo in questo periodo, Claus?
      Io dal primo momento che ho avuto a che fare con uno di essi.
      La storia del compagno di LC o PotOp vendutosi ai padroni per un bello stipendio è diffusissima.
      Il che fa capire all’istante quanto su quali valori e quanto fosse convinta la loro mitlitanza.
      Del loro passato si vantano pure.
      Vorrebbero utilizzarlo come elemento per entrare in sintonia senza capire, loro che hanno studiato tanto, che se il padrone è il nemico loro lo sono due volte.

      • clausneghe

        Ciao Leo.
        In realtà è da sempre che detesto i “manager”, i burocrati, i militari, i politicanti, i falsi buoni, i venduti di ogni risma, gli “scienziati” alla Piero Angela, gli imbonitori tv, i ladri, i truffatori, i parassiti maligni di ogni censo eccetera eccetera.
        E’ vero quello che dici, a volte anzi sempre il “cane da guardia” (senza offesa per i cani) è peggiore del suo padrone e, sicuramente più meschino.

  • Nathan

    Io. In capisco questo post. Sto personaggio è passato da elegante mietitore di lavoratori a detta sua proletario combattente. Ma non c’è bisogno del suo racconto quasi a lieto fine, si sente alleggerito del senso di colpa per aver fatto parte dell’ingranaggio, per capire che siamo un paese bollito. A fronte di proclami di un qualche + nei dati ISTAT la nazione è cotta, i migliori se ne vanno, e qui rimangono solo chi non può scappare o quelli che vogliono un lavoro stile democrazia cristiana….
    Una cosa mi trova d’accordo che il paese negli ultimi 25 anni si è venduto al profitto professandosi un paese sociale un controsenso che ci darà il conto tra poco e sarà salatissimo in termini di soldi e diritti.

    • Sepp

      In pratica siamo agli inizi dello stato italiano.
      Dal 1861, anno che ha sancito l’unita’ d’italia,
      invece di unire e rendere felici i cittadini li ha
      resi infelici come non mai prima di allora.
      I primi partirono per l’estero in cerca di fortuna
      e con il cuore colmo di rancore verso chi rimaneva,
      con la seconda guerra mondiale si sono ripresi la
      rivincita bombardando la nazione per poi inviare
      a tutti una lettera con un un dollaro ed invitare il
      parente a votare don sturzo.
      Prepariamoci alla seconda ondata di bombardamenti
      con dedica.

      • fastidioso

        ti hanno già bombardato con l’EU e poi con l’€uro, cosa ti aspetti ancora, l’atomica ?

        • Sepp

          Un consiglio, leggi la bibbia, la trovi ovunque,
          li’ troverai scritto il mondo che stanno preparando
          per noi. E’ un libro che si aggiorna ogni anno.

  • Tonguessy

    Eccolo qui: ” Facevo anche parte della sinistra extraparlamentare degli anni ’70…. ridotto – anche grazie al mio contributo – di due terzi gli organici..Avevo visto la cancellazione di più di 20mila posti di lavoro”.
    Ottima disamina su certa sinistra extraparlamentare ed il suo ruolo in Italia. Un po’ come Casarini che un amico poliziotto diceva salire spesso nello stesso aereo che lo portava a Roma, e se lo ritrovava a parlare con i sevizi segreti. Per non parlare dei concerti che organizzavo a scopo culturale e con prezzi assolutamente popolari (500 LIRE! Fanno 25centesini odierni) a cui intervenivano questi TDC che sfondavano perchè “la cultura è gratis”. Che cesso!

  • gix

    Benché in Italia ci sia stata anche una economia industriale di un certo livello ed una certa grandezza, per quel poco che ne rimane, si sa che da noi l’economia è fatta, ancora adesso, soprattutto di piccole aziende ed imprenditori. Sono questi che spesso condividono il loro destino con il poco personale che lavora con loro, arrivando in casi estremi, al suicidio, per l’impossibilità di andare avanti. C’è stato il periodo in cui nelle aziende, specie quelle medio grandi, secondo chissà quali manuali di tendenza anglo liberista, di provenienza sempre uguale, mettevano la gestione del personale in mano a questi sociologi o filosofi, con una presunta apertura mentale necessaria alla fine solo per spiazzare il personale. Anche per questo l’economia italiana è sotto attacco in tutti i modi, con i migranti, con i vincoli europei, con tutto quanto possibile e immaginabile, perché c’è ancora gente capace di suicidarsi per una forma di solidarietà, anche nel lavoro. Se vogliamo il rapporto che c’è tra il piccolo imprenditore e il lavoratore è lo stesso che c’è tra lo stato nazione e il popolo: ancora troppo stretto per chi vuole un mondo globalizzato con grandi multinazionali senza operai.

  • 2fast4me

    Filosofare è diventato uno sport nazionale italiano, tanto per scrivere, passare il tempo e farlo perdere agli altri.
    Volete capire una buona volta che in italia valgono SOLO Corruzione e Raccomandazioni ?
    Che NON ha nessun valore essere un genio ?
    Che i “manager’s” italiani si circondano di SOLI imbecili perchè avere una persona veramente professionale a fianco significa la perdita dello status di “manager” ?
    La massa popolare italiana fatica a capire questo concetto, anche se a parole questo popolo italico rifiuta questo concetto ma lo adotta a piene mani.. quando può.
    Cerchiamo di filosofare meno ed essere un pò più Persone Umane.
    Un Grande Saluto ai non-filosofi..

    • Truman

      Non mi risulta. Non penso di essere corrotto, né raccomandato. Ho qualche competenza e di solito ciò mi viene riconosciuto. Mi posso anche permettere di parlar male dei tedeschi come scansafatiche, pasticcioni e arroganti. In generale mi posso permettere di dire qualche verità. Ma se decido di dire al mio capo che ha fatto una fesseria, lo dico in tono basso e quando nessun altro è presente.

      • Leo_Pistone

        Mentre lui può umiliarti di fronte a tutti e difficilmente resiste dall’esercitare questa forma di potere.
        Anche se gli fai capire con tatto che ha fatto una cazzata, magari di fronte a te abbozza ma poi ti fa terra bruciata intorno.

        • Truman

          I rapporti di potere sono asimmetrici, altrimenti non sarebbero rapporti di potere. Ma in tutte le organizzazioni serve qualche competenza.

    • Leo_Pistone

      Molto vero.
      Ho visto molte volte di persona questa situazione.
      Saper leccare il culo giusto è mille volte più produttore di saper fare o pensare.

  • Mario Poillucci

    Liguori
    Ferrara
    Mughini
    Testa
    Capanna.
    Divertitevi a scoprire il loro stupendo ”cursus honorum” e troverete anche una ”morale” per quanto è accaduto ed accade nel paesello infame chiamato Italia! Buona giornata a tutti meno che a certi bei tomi!!!

    • Lupis Tana

      scusa Mario, hai semper scritto belle cose, ma su Mario Capanna mi permetto di dissentire,
      è stato forse l’unico che non non si è mai immischiato col potere o con i morti di fama tipo liguori ferrara mughigni…

      Capanna era uno che viveva di ideali e morirà senza averli esauditi. rivedi il film, vai a ritroso e poi ritornerai sui tuoi passi. saluti t l

      • fastidioso

        “formidabili quegli anni!”, sì l’abbiamo visto…
        …per lui !!!
        …intanto campa con 5000 euruzzi al mese…

        • Lupis Tana

          non mi dà fastidio risponderti, ma lui stesso disse pochi giorni fa che giletti è una merda e che lui dà la metà del suo vitalizio al volontariato, io ci credo perché so che è una brava persona, (l’ho conosciuto) una delle pochissime… saluti t l

  • vocenellanotte

    Che uomo di m….. dall’inizio alla fine.

  • snypex

    Condivido appieno tutto cio’ che esprime l’autore.
    Ma mi ha fatto riflettere su cosa e’ UBER:
    UBER e’ per il servizio taxi cio’ che il sistema bancario e’ per il credito.
    Ma per capirlo appieno bisogna rigettare i dogmi che il sistema ci inietta nel cervello ogni secondo della nostra vita.
    UBER non e’ un servizio e’ una forma di PARASSITA ECONOMICO come il sistema bancario.

    • Leo_Pistone

      Completerei il tuo pensiero sottolineando che ogni forma vivente di questo mondo ha i suoi parassiti.
      Fino a che mantengono dimensioni limitate campano tutti e due.
      Quando i parassiti diventano troppo grandi per chi li nutre, quest’ultimo muore.

      • Sepp

        Il parassita non muore mai!
        Hai ragione, solo che quelli che
        infestano l’uomo moderno non
        sono minuscoli, sono alti a volte
        1,80 cm per un tonnelaggio di
        vari chilogrammi, con famiglia
        e parentela al seguito.
        Altro che antiparassitario, ci vuole
        un veleno selettivo che attacca
        certi tipi di cromosomi, come per
        i topi.

  • ignorans

    Legale, illegale…uno dei dualismi più attraenti…ma a Napoli, che è la nostra città più illegale, ci sarà Uber? Magari una Uber piccola, locale…

  • Servus

    Come tanti, o come tutti, anch’io ho partecipato alla stessa fase di vita di questo stro.zo tagliatore di teste, ovviamente dall’altra parte, Ho sempre odiato i dirigenti delle “Risorse umane” chiamate così in disprezzo proprio delle persone, divenute solo “risorse” come il sale e lo zucchero per il caffè, non più persone (una volta era l’ufficio del Personale, ed era un nome corretto). I tagliatori di teste erano e sono poi la summa di questa merda.
    Ero in una azienda informatica americana, dove i dirigenti fancazzisti e pluripremiati come questo tizio si sprecavano, ma invece di licenziare questi dirigenti hanno licenziato a più non posso tutti i lavoratori che producevano, e alla fine hanno chiuso il tutto. Io mi sono salvato licenziandomi da me stesso poco prima che mi licenziassero loro ma portando via alcuni clienti della società e mettendomi in proprio, e così sono riuscito ad arrivare alla pensione nonostante Monti e la sua serva Fornero mi abbiano costretto a lavorare 4 anni in più (sono del ’52). Non ho nessuna compassione per questi tagliatori di vita.

  • Adriano Pilotto

    La vita degli umani: a quel tempo io ero dall’altra parte del tavolo, ed ora, dalla stessa parte del tavolo, provo simpatia per questo ex tagliatore di teste

  • –<>– –<>–

    E vabbè …. Questo non solo ha mandato migliaia di famiglie in rovina, ma lo ha anche fatto per “salvare” e far funzionare meglio imprese che poi sono addirittura fallite.
    Un killer economico insomma … Una di quelle persone che, al mondo, meno ne nascono e meglio è.
    E ha pure il coraggio di vantarsi delle sue performance.
    Non saprei se definirlo lavoratore, uno il cui compito e distruggere il lavoro degli altri.
    Gli consiglierei un selfie con una beretta.

    • clausneghe

      Simpatico il selfie con la beretta. Davvero!
      Mi hai fatto ridere.
      Ciao.

      • fastidioso

        anche a me !
        fortissima, me la devo tenere a mente.

    • Mario Poillucci

      Prego specificare il calibro! Tenderei ad escludere il 6,35 così come il 7.65, li trovo leggermente inadeguati! Consiglierei il 9 parabellum! Si, quello va proprio bene!
      Mi raccomando, la prossima volta sia più preciso!!!

  • fastidioso

    personalmente (e nonsono il solo) considero i recuiters delle gran teste di min…a…
    Forse non ho capito con quale criterio “raccattino” i potenziali assumendi : devono saper fare bene quello per cui sono stati contattati or devono essere “malleabili” or devono essere “bravi” AND “malleabili” ?

    • permaflex64

      essere bravi è impedimento il prodotto deve essere fallato di modo che la riparazione ripetuta assicuri un profitto perpetuo il malleabile ci stà invece soprattutto quando si rinunci alla retribuzione pattuita dati i pacchiani errori commessi (a questo naturalmente contribuisce il non fornire assoluttamente il macchinario adeguato al completamento dell’opera)
      In ultima analisi i requisiti ricercati sono: cagnaccio e malleabile; d’altronde detto tra noi da dopo la legge Biagi quando mai ci è successo di dover sostenere un colloquio di lavoro di tipo tecnico e sottolineo tecnico