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SOLUZIONE FINALE: GAZA

(di fame, di sete, sotto i bombardamenti, non importa come: l’importante è che muoiano)

DI SIMONA MASINI
Piazza Liberazione

A Gaza manca l’acqua. In particolare tutto il nord della Striscia (Beit Hanoun, Beit Lahiya, Al Sakkah, Zemmo, Al Magheir, Al Sifa, AL Anatra, Al Qarya, Umm Al Maser) è senz’acqua, senza elettricità e senza linee telefoniche da una settimana, e nel resto della Striscia le cose non vanno certo meglio.
Tutte le infrastrutture sono state distrutte dai bombardamenti e quelle che potrebbero essere ripristinate non è possibile ripararle a causa dei continui bombardamenti e anche perché manca il materiale necessario poiché i valici sono chiusi.
Gaza come il ghetto di Varsavia. Gli israeliani come i nazisti. La storia non solo si ripete ma si ribalta.Manca il cibo, i pescatori non possono pescare perché le navi israeliane gli sparano addosso, migliaia di polli sono stati uccisi per paura dell’aviaria che, il mese scorso, ha contagiato 11.000 tacchini in un kibbuz vicino a Gaza. Le merci marciscono nell’attesa che vengano aperti i passaggi di confine che rimangono chiusi.

Mancano le medicine. Per le strade restano brandelli di carne umana a marcire al sole.

E’ crisi umanitaria.

Non si mangia, non si beve, non si dorme per le bombe o gli attacchi sonori.

Il milione e quattrocentomila palestinesi di Gaza vivono al di sotto della soglia di povertà.

La disoccupazione è salita al 45-48% e chi lavora non riceve salario a causa del blocco imposto da Israele, Usa e Ue.

Nelle ultime 3 settimane l’escalation militare ha causato decine e decine di morti e centinaia di feriti. Gli ospedali sono pieni ma non si sa come curare i feriti o i malati cronici perché non ci sono medicine.

L’unione dei medici algerini ha inviato, pochi giorni fa, 20 tonnellate di materiale medico: speriamo che gli israeliani non li requisiscano, non sarebbe la prima volta.

Gli obitori sono pieni, ma per Gaza non è una novità: già nel Maggio 2004, durante “l’operazione arcobaleno”, c’erano stati così tanti morti che i cadaveri venivano adagiati sui pavimenti o nei contenitori per le patate e i pomodori.

Molti cadaveri rimangono all’aperto, molti feriti non vengono soccorsi perché sparano alle ambulanze. Si sta rischiando l’epidemia.

A Rafah, il 7 Aprile scorso, pioveva un missile ogni 10 secondi. 3 missili hanno colpito un’auto civile parcheggiata di fronte agli uffici dei Comitati di Resistenza Popolare.

Eyad Adu El-Einen, uno dei capi dei comitati, è rimasto ucciso all’istante insieme al figlioletto Bilal, 5 anni. Con loro sono morte altre 4 persone e i feriti erano 15.

Dico “erano” perché nei giorni seguenti sono deceduti. I loro corpi presentavano mutilazioni tali che il riconoscimento è stato difficilissimo.

Il giorno seguente sono rimasti uccisi 8 palestinesi.

In 2 giorni hanno sganciato su Gaza più di 900 missili.

In una settimana, solo i tank posizionati nella zona cuscinetto a nord della Striscia, hanno lanciato più di 2300 razzi.

La Resistenza Palestinese ha scagliato 10 Qassam e 1 Katyusha senza provocare danni a cose o persone (lasciatemelo dire: PURTROPPO).

Bombardare le aree più densamente popolate è un preciso ordine di Mofaz, il ministro della guerra israeliano.

Nulla accade per caso, né la distruzione di infrastrutture civili (luce, acqua…case!) né il ridurre un popolo alla fame: punizioni collettive progettate a tavolino per punire chi ha scelto da chi farsi governare.

Hanno distrutto le serre, raso al suolo i campi coltivati, bersagliato le case, le officine, i negozi, le scuole, le sedi governative, persino un campo da calcio.

Hanno ucciso il bestiame, in un giorno 43 vacche.

Stanno bombardando per terra, per mare, per aria. Se esistesse qualche altro elemento bombarderebbero pure da quello.

Nella notte dell’11 Aprile, a Beit Lahyia, è stata colpita e distrutta un’abitazione civile dove viveva una famiglia di 15 persone.

Una bambina di 8 anni è morta, si chiamava Rahil Ghaban. Altri 13 membri della famiglia sono rimasti gravemente feriti: la madre incinta e i 12 figli dagli 1 ai 19 anni.

Il suo fratellino, Ahmed, 10 anni, ha perso un occhio.

Si è salvato solo il padre che è stato contattato da un funzionario dell’esercito israeliano che gli ha fatto una proposta: per compensare l’omicidio della piccola e la distruzione della sua casa gli ha offerto un lavoro in Israele.

L’uomo ha rifiutato. Ha risposto che il sangue di sua figlia non è barattabile.

Quel giorno ci sono stati altri 10 morti e molti, moltissimi feriti, in varie zone della Striscia.

Pacifisti israeliani, in particolare il gruppo Gush-Shalom di Ury Avnery, hanno manifestato in segno di protesta a Jaffa vicino alla Moschea Hassam Bek e a Tel Aviv davanti all’ambasciata degli Stati Uniti (immagini della manifestazione: http://gush-shalom.org/pics/demo-12-4-06/ ).

I quotidiani israeliani si sono occupati molto marginalmente dell’omicidio di Rahil e del genocidio di Gaza. L’edizione di “Yediot Ahronot” del 12 Aprile ha raccontato la storia di Nelly, morta nel kibbuz Zmiin probabilmente per un infarto causato dal frastuono dei continui bombardamenti a Gaza. Con tutto il rispetto e l’incondizionato amore che provo per la sua razza…..Nelly era un cane.

Nei giorni seguenti – anche ora, mentre sto scrivendo – i bombardamenti non si sono mai fermati.

Non è stata – e non è – la solita rappresaglia dopo l’attentato suicida del 17 Aprile scorso, Gaza è sotto assedio da settimane.

La media è di 15 missili sganciati al minuto.

La Palestina è sempre più sola, sempre più abbandonata a se stessa.

Persino Amnesty International ha avuto il coraggio di condannare l’attentato suicida di Tel Aviv ma sono mesi e mesi che non spende una parola per i crimini di Israele.

Nota

ComeDonChisciotte ha già pubblicato un reportage fotografico sull’omicidio della piccola Rahil.

…NEANCHE IN CISGIORDANIA SI SCHERZA!

Nablus, il campo profughi e i villaggi vicini sono sotto assedio e completamente isolati da oltre 2 settimane.

Un’intera famiglia di 3 adulti – tra cui una donna al quinto mese di gravidanza – e 11 bambini tra i 2 e i 12 anni sono stati sequestrati dall’esercito israeliano e trascinati al nono piano di un edificio occupato e utilizzato come postazione militare.

2 di loro erano feriti ma è stato impedito alle ambulanze e agli attivisti internazionali qualunque tipo di soccorso. Tutti e 14 sono rimasti senza cure né cibo per 2 giorni; giorni durante i quali i soldati sparavano dalle finestre sul campo profughi, e gli intimavano il silenzio sotto la minaccia delle armi.

Una notte, Nazra Zuhi ha sentito arrivare l’esercito. Spaventata, ha chiamato il fratello Fathallah chiedendo aiuto. Fathallah è subito corso dalla sorella con la sua auto insieme ad un nipote e ai suoi 3 figli. Non appena giunti vicino alla casa, i soldati li hanno accolti sparando e colpendoli tutti.

Uno dei figli, Wafa Ya’is 22 anni, è uscito dall’auto sperando di riuscire a portare in salvo i feriti. Un militare l’ha freddato con un colpo al cuore. Era ferito e disarmato.

In 3 settimane ci sono state oltre 300 incursioni in tutta la Cisgiordania.

Circa 30 palestinesi sono stati uccisi, tra questi un ragazzo di 15 anni, Mohammed Hassan di un campo profughi vicino Qalqiliya.

Mohammed era insieme ad un gruppo di coetanei quando hanno sentito arrivare le jeep e sono scappati. I militari hanno sparato colpendo Mohammed con 5 colpi alla schiena, uccidendolo.

Sempre a Nablus, è stato ucciso un 13enne palestinese che lanciava pietre: è stato preso e giustiziato con un colpo alla nuca. Di questo episodio ha parlato persino il “Washington Post”.

I feriti sono quasi 300, tra cui un cameraman del “French Press” che ha testimoniato come gli israeliani sparassero alle ambulanze per impedire i soccorsi; 4 giornalisti dell’ “Associated Press”, rimasti feriti dopo che l’esercito israeliano ha sparato contro la loro auto che recava ben visibile il contrassegno “PRESS”. Gli sono state confiscate le telecamere; un giornalista statunitense.

Al villaggio di Sabastia (Nablus) il 2 Aprile scorso, è stato imposto il coprifuoco perché i coloni ebrei potessero celebrare un matrimonio in un sito archeologico del villaggio risalente al periodo romano (del quale, naturalmente, rivendicano la proprietà).

E’ impossibile contare gli arresti perché è iniziata una campagna volta ad arrestare le madri e le mogli dei palestinesi ricercati da Israele. Si tratta, comunque, di oltre 300 persone.

Le città maggiormente colpite sono Nablus, Jenin, Hebron, Ramallah, Qalqiliya, Tubas, Tulkarem e tutti i villaggi e i campi profughi vicini a queste città.

Non fanno eccezione Betlemme e i villaggi e campi profughi vicini.

Ai cristiani di Betlemme e ai pellegrini giunti a migliaia da ogni parte del mondo, è stato proibito raggiungere Gerusalemme. Hanno celebrato la passione, la morte e la resurrezione di Cristo nel bantustan Betlemme.

Non è stata permessa neppure la tradizionale processione per la domenica delle palme perché, proprio in quella data, gli studenti di un’università ebraica avevano programmato un weekend di studi sul giudaismo.

Oltre alle grandi manovre “dell’esercito di Dio”, anche i “coloni eletti da Dio” hanno fatto gli straordinari.

2 attivisti dell’EAPPI (un’associazione internazionale che si occupa di accompagnare a scuola i bambini palestinesi proprio per difenderli dagli attacchi dei coloni) Karin Leier, tedesca, e Tore Ottersen, norvegese, e 3 volontari del Christian Pacemaker Team sono stati aggrediti da 15 giovani coloni che si sono diretti verso di loro urlando: “Vi ammazziamo!”, quindi li hanno colpiti con pietre e bottiglie. Solo pochi giorni prima, Silvana Hogg, cittadina svizzera, dell’EAPPI, era rimasta ferita alla testa da una bottiglia di vetro lanciatale da un colono.

Questi coloni fanno parte dell’insediamento ebraico “beit haddassah”, vicino Hebron.

In entrambi i casi l’esercito israeliano era presente e non è intervenuto.

Una decina di coloni dell’insediamento ebraico “kiryat arba” ha sradicato 60 piante di ulivo che erano state piantate solo il giorno precedente da palestinesi e volontari internazionali. Si sono portati via le piante e le hanno ripiantate nella loro colonia.

E’ accaduto in un villaggio vicino Hebron.

Un gruppo di coloni dell’insediamento ebraico “manoha” ha aggredito un ragazzo palestinese di 18 anni che stava portando le sue pecore al pascolo in un villaggio vicino Nablus. Il ragazzo è stato pestato a sangue e il suo gregge ucciso a coltellate.

Coloni dell’insediamento ebraico “sousia” hanno aggredito Ibrahim al-Nawaj’a e suo figlio Amal di 6 anni. Stavolta l’IOf è intervenuto……ma per dare man forte ai coloni!

Li hanno picchiati a sangue e gli hanno confiscato la terra coltivata, 2 Kmq.

E’ accaduto a Yatta, vicino Hebron.

Nella Valle del Giordano, coloni dell’insediamento “roatam” si sono appropriati di altra terra palestinese e l’hanno circondata con il filo spinato.

A Tel Rumeida, vicino Hebron, un ragazzo palestinese stava andando a scuola quando è stato aggredito da 5 coloni e ferito gravemente al torace con un oggetto metallico appuntito, una sorta di trapano.

Sempre a Tel Rumeida una colona ebrea ha aggredito un bambino, gli ha aperto la bocca con la forza e gli ha spaccato i denti con una pietra; una donna incinta (palestinese, ovviamente) è stata aggredita dai coloni e ha perso il figlio che stava attendendo. L’esercito era presente, la donna ha chiesto aiuto disperatamente ma non soltanto non è intervenuto ma ha impedito l’intervento degli attivisti internazionali.

In California sono in corso seminari sulla violenza dei coloni ebrei nei confronti dei palestinesi e delle associazioni di solidarietà internazionali.

ISMAIL HANEYYA SI CONGRATULA CON PRODI

Ieri (19 Aprile, ndr) Ismail Haneyya (nella foto), Primo Ministro palestinese che risiede a Gaza e non può muoversi da lì – insieme ad altri 9 ministri residenti anch’essi nella Striscia – neppure per le attività parlamentari (sono ricorsi alla videoconferenza persino quando è stata votata la fiducia al nuovo governo e quando hanno giurato fedeltà) perché Israele non glielo permette, ha telefonato a Prodi per congratularsi per la vittoria alle elezioni.

Lo ha ringraziato per gli appelli di Prodi a rispettare le democratiche decisioni prese dal popolo palestinese e per aver rimarcato i diritti dei palestinesi e della Palestina. Lo ha ringraziato per il suo lavoro di mediazione all’interno dell’Ue e con gli Stati Uniti per porre fine al blocco economico.

Haneyya ha manifestato a Prodi la volontà di pace del popolo palestinese, pace che potrà essere raggiunta solo con la fine dell’occupazione militare israeliana e con il riconoscimento, da parte di Israele, dei diritti dei palestinesi affermati anche dalle risoluzioni del consiglio di sicurezza dell’Onu.

Prodi si è dichiarato dalla parte dei palestinesi e ha affermato di appellarsi alla comunità internazionale perchè i diritti inalienabili del popolo palestinese vengano finalmente rispettati, come il diritto ad un governo eletto democraticamente.

Prodi, nel ringraziare Haneyya, ha assicurato che l’Italia avrà un ruolo determinante nella risoluzione della questione palestinese.

NB: questa è soltanto una traduzione di quanto riportato da un sito palestinese. In realtà le cose sono ben diverse! O sono le prime balle del governo Prodi, o di vero c’è soltanto la telefonata di Haneyya. Non mi ricordo una sola parola di Prodi a favore della Palestina e tantomeno contro la politica di sterminio israeliana. In compenso, mi ricordo perfettamente della visita di cortesia che Prodi (il maggio dell’anno scorso) voleva fare a Sharon insieme a Fassino e Veltroni, e che è saltata grazie ad un’importante manifestazione fatta davanti alla sede dell’Unione dai vari gruppi di solidarietà con la Palestina (e che per questo, Diliberto è stato linciato dalla stampa, in particolare dal quotidiano della margherita), poi a Sharon è venuto un coccolone quindi non se n’è fatto nulla. Ricordo anche le affermazioni entusiastiche di fronte al “ritiro” di Israele da Gaza, la riabilitazione di un mondo volontariamente cieco di Sharon, che da criminale di guerra qual è è diventato improvvisamente la colomba della pace. Come persone che si occupano di politica per professione possano aver creduto a questa favoletta resta un mistero. Ricordo la paradossale fiaccolata pro-Israele alla quale (a parte il PdCI in toto e il PRC tranne Folena) ha partecipato TUTTA l’Unione; ricordo dell’adesione di Fassino e dei DS a “sinistra per Israele”, movimento dichiaratamente sionista. Insomma: mi sono persa qualche puntata della fiction Italia, o c’è qualcun altro che ci piglia per coglioni senza dichiararlo apertamente?
L’Europa, checchè ne dica Prodi, ha di fatto delegittimato la democrazia e legittimato il terrorismo di stato. Siamo “servi dei servi” perché servi degli Usa che sono servi di Israele e delle lobbies ebraiche. Non è un mistero che tutte le guerre si decidano a Gerusalemme.

Territori Palestinesi: MSF rifiuta il ruolo di “palliativo sociale” delle politiche USA e UE.
COMUNICATO STAMPA DEL 13/4/2006

Gerusalemme/Roma, 13 Aprile 2006 – Canada e Stati Uniti, seguiti dall’Unione Europea, hanno deciso di sospendere gli aiuti finanziari all’Autorità Nazionale Palestinese in seguito alla vittoria di Hamas alle elezioni legislative, tenutesi lo scorso gennaio nei territori palestinesi. Nonostante ciò i governi hanno promesso, per continuare ad aiutare la popolazione a soddisfare i bisogni essenziali, di ridistribuire parte di questi fondi alle Nazioni Unite o ad altri organismi di aiuto internazionale compensando così le conseguenze umane e sociali di queste sanzioni. Medici Senza Frontiere (MSF) considera questa proposta inaccettabile.

MSF è preoccupata per il futuro socio-economico di questa popolazione già estremamente provata da anni di conflitto e occupazione. Esiste il pericolo reale che la situazione peggiori soprattutto nella Striscia di Gaza dove circa 1,4 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà. I bombardamenti dell’esercito israeliano sono intensi (da venerdì scorso si registrano dai 100 ai 300 attacchi al giorno) e causano molte vittime tra i civili. Inoltre a causa della chiusura frequente di Karni, il principale punto di transito per le merci, si registra la scarsezza di alcuni beni di base.

Se la decisione di sospendere l’aiuto spetta agli stati, gli attori umanitari non possono diventare un “palliativo sociale” di quelle misure ritorsive che danneggiano l’intera popolazione. Inoltre gli attori umanitari non hanno né la competenza, né le risorse o la responsabilità di sostituirsi all’Autorità Palestinese per assicurare l’erogazione dei servizi sociali, amministrare ministeri e organi pubblici o per pagare i salari dei funzionari. Non spetta alle agenzie umanitarie assicurare che i bisogni base della popolazione che vive nei Territori Palestinesi siano coperti. Questa responsabilità, in accordo con la quarta Convenzione di Ginevra, deve essere presa in carico totalmente dalla forza di occupazione ovvero lo Stato di Israele.

La “strumentalizzazione” e la confusione dei ruoli e delle responsabilità mettono in pericolo l’indipendenza delle organizzazioni non governative in un contesto già estremamente instabile. Il deterioramento delle condizioni di sicurezza, così come i recenti rapimenti di personale internazionale, hanno già costretto MSF ad evacuare diverse volte le équipes dai programmi di Nablus, Hebron e Gaza.

MSF ha deciso di rivedere ed adattare le sue operazioni nei Territori Palestinesi nel timore di un drastico peggioramento delle condizioni di vita della popolazione,. MSF riafferma a tutti i governi la sua indipendenza finanziaria ed operativa. L’organizzazione si aspetta che l’Autorità Nazionale Palestinese e gli altri attori, politici o militari, garantiscano la sicurezza di tutto il personale, internazionale e palestinese, delle équipes di MSF.

MSF lavora nei territori Palestinesi dal 1989 per rispondere alle violente conseguenze del conflitto. Dal 2000 MSF ha concentrato gli sforzi per fornire assistenza psicologica , oltre alle cure mediche e sociali, alle famiglie vittime di traumi gravi che non hanno accesso alle cure. MSF lavora oggi a Nablus, Hebron e Gaza.

Simona Masini
Fonte: http://www.piazzaliberazione.it/
Link: http://www.piazzaliberazione.it/agg_pro/2006/apr/22_04_06/masini.htm
22.04.2006

Pubblicato da God