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SI METTA IL COTONE NELLE ORECCHIE, SIGNORA


DI MIGUEL MARTINEZ
Kelebek

Questo orrore mi era sfuggito, anche se sicuramente la maggioranza dei lettori ne sarà al corrente.

A Villafranca Padovana, il sindaco, la signora Beatrice Piovan dell’Udc, ha chiesto alle scuole di saltare un giorno di lezione per festeggiare la pugnalata alle spalle che il governo italiano – senza consultare il proprio parlamento – commise ai danni dell’impero austroungarico; l’uccisione di seicentomila italiani per ordine dello stesso governo, nonché di un numero imprecisato di austriaci, ungheresi, croati e sloveni; le decimazioni dei militari che si rifiutavano di uccidere e di farsi uccidere; la prigionia di 600.000 italiani in condizioni tremende, considerati in blocco “disertori”, con tanto di sequestro dei beni dei loro familiari e processi di massa; il furto di terre non italiane, o che comunque non avevano alcun desiderio di finire sotto l’Italia. E una battaglia, quella di Vittorio Veneto, vinta con tonnellate di gas iprite francese, contro un nemico il cui stesso stato si era dissolto alcuni giorni prima.[1]A questa apologia di crimini contro l’umanità, il sindaco affiancava un alzabandiera (ricordiamo che il Veneto fu regalato dalla Prussia nel 1866 a un’Italia sconfitta), una messa (sì, c’era anche un prete per celebrare quella che Benedetto XV definì “l’inutile strage”) e – a dispetto di ogni cronologia – pure una cerimonia in onore degli occupanti italiani uccisi in un’azione di resistenza in Iraq. Quelli che avevano come motto, “Luca annichiliscilo!” [2]

Il consiglio dell’istituto comprensivo di Villafranca Padovana

non ha deliberato l’interruzione delle attività didattiche per far partecipare tutta la scuola alle celebrazioni (non ritenendo neppure opportuno imporre un rito religioso cattolico agli studenti non cattolici della scuola), ma è stata lasciata libertà di scelta, tanto che sette – quattro terze medie e tre quinte elementari – hanno comunque deciso di prendere parte alle iniziative.”

Conseguenze di questa mitissima presa di non posizione?

Prima di tutto, sono arrivati alla scuola i carabinieri.

Poi il sottosegretario all’ambiente (?) ha chiesto la rimozione della direttrice scolastica.

I giovani di Alleanza Nazionale hanno tappezzato la scuola di bandiere tricolore.

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha mandato un ispettore; e se interpreto le parole poco chiare del Mattino di Padova, persino la Cgil, la Cisl e la Uil hanno chiesto le dimissioni della direttrice scolastica.

Poi, come probabilmente sapete, è intervenuto anche il ministro della difesa Ignazio La Russa. Un signore che conosciamo per prodezze poco militari, ad esempio alla discoteca Twiga dove il Vieux Fasciste fa il cretino tra le Jeune-Fille:

Difficile fare una lista dei personaggi famosi che fanno tappa al Twiga. Facendo una violenta sintesi possiamo ricordare Aida Yespica, Alba Parietti, Elena Santarelli, Eleonora Pedron, Emilio Fede, Eros Ramazzotti, Ignazio la Russa, Marco Balestri, Marco Predolin, Stefano Masciarelli, Susanna Messaggio ed infiniti altri.

La discoteca Twiga rappresenta un must nelle calde estati della Versilia ed è meta assolutamente imperdibile per chi ama giornate all’insegna del lusso in mezzo alla clientela più “in” che si possa trovare in Italia.”

Ignazio La Russa non ha combattuto né a Vittorio Veneto né a Nassiriya; ma in compenso ha condotto una dura lotta contro la polizia di Milano, in difesa del diritto dei proprietari di discoteche a turbare l’ordine pubblico.

Scrive una lettrice di Repubblica:

“Sono stata ai Navigli, c’ erano anche gli onorevoli Ignazio La Russa e De Corato. Ho cortesemente chiesto al dottor La Russa cosa intendesse fare contro il disturbo alla quiete pubblica causato dalle discoteche. La risposta è stata: «Si metta il cotone nelle orecchie signora”.

Ma, come dice De Andrè,

Spesso gli sbirri e i Carabinieri

al proprio dovere vengono meno

ma non quando sono in alta uniforme

A Villafranca, per affermare tutta la potenza del governo contro la scuola timidamente insubordinata, Ignazio La Russa è andato di persona.

Estorcendo, peraltro, il pubblica pentimento della direttrice didattica peccaminosa, che pare abbia acconsentito a celebrare il massacro.

Note:

[1] L’uso dei gas tossici in guerra fu introdotto dai tedeschi, ma imitato con entusiasmo dagli italiani. Segnaliamo tra le imprese che hanno mostrato più patriottismo in questo campo la Società Elettrochimica Italiana, lo stabilimento di Rumianca dell’ingegner Vitale, la Società Italiana Prodotti Azotati, la Società Elettrochimica Pomilio, gli stabilimenti Caffaro di Brescia, la Società del Cloruro di Calce di Collestatte, la ditta Candia e Solona di Milano, nonché l’Istituto di chimica farmaceutica e tossicologica dell’università di Napoli del professor Arnaldo Piutti che, a differenze del suo collega tedesco, il dottor Mengele, si è guadagnato anche l’onore di una strada a Udine.

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento: Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, La guerra dei gas. Le armi chimiche sui fronti italiano e occidentale nella Grande Guerra, Gino Rossato Editore, Novale, 2006.

[2] Preciso che non considero delinquenti i ragazzi che a vent’anni decidono di arruolarsi tra i parà o altrove e che in situazioni di stress usano le armi che altri hanno messo loro in mano. Delinquente è chi ce li manda.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com
Link: http://kelebek.splinder.com/post/19171285/%C2%ABSi+metta+il+cotone+nelle+ore
27.11.2008

Pubblicato da God

  • geopardy

    Caro Miguel,
    a me risulta che nella prima guerra mondiale furono gli austriaci (alleati della Germania, che iniziò per prima ad usarle ad Ypres in Belgio, di cui il nome Yprite, nel 1917, lo stesso anno in cui vennero utilizzate contro l’esercito italiano dall’alleato austro-ungarico) ad usare le armi chimiche a cominciare da Caporetto.
    Non furono usate in maniera massiccia, poichè, nonostante le maschere antigas, anche parte dei soldati austriaci riamanevano o uccisi o fuori combattimento (sempre in numero molto minore di quelli italiani, naturalmente, che furono migliaia).
    Ho conosciuto molta gente che ha combattuto nel Piave, nessuno mi ha mai parlato di un utilizzo dei gas da parte italiana.
    Certo l’Italia decise in modo rocambolesco l’entrata in guerra, ma non fu propriamente una pugnalata alle spalle all’impero austro-ungarico, poichè essi decisero di entare in guerra nel 1914 senza consultare l’Italia, che per questo non si sentì vincolata ad iniziare la guerra, poi prevalsero le promesse, poi mantenute, della Francia e del Regno Unito ed entrò in guerra.
    Non dico che fu un’operazione molto corretta, ma volerla commemorare oggi per chiedere scusa agli austriaci di un fatto di 90 anni fa, con tutta la mutata situazione europea dell’ultimo secolo, mi sembra una cosa assai ridicola, dato che si combatterono, su richiesta dell’Italia del nord, ben tre sanguinose guerre d’indipendenza contro l’Austria nel secolo appena precedente alla Prima Guerra Mondiale, tanto che la stessa Grande Guerra venne da noi definita Quarta Guerra D’indipendenza.

  • daetil

    Prima di parlare di storia bisognerebbe studiarla. E Il signor Martinez dimostra di sapere ben poca di quella Europea. Addirittura il gas iprite francese è da incorniciare.

  • Lestaat

    Ma a qualcuno interessa ancora sul serio il teatrino italiota?

  • sumud

    Sull’articolo, è citata la fonte per il gas iprite francese: Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, La guerra dei gas. Le armi chimiche sui fronti italiano e occidentale nella Grande Guerra, Gino Rossato Editore, Novale, 2006.

    Filippo Cappellano lavora presso l’Ufficio storico dello Stato Maggiore.

    Il colonnello Basilio Di Martino ha pubblicato diversi libri con lo Stato Maggiore dell’Aeronautica.

    Se hai delle fonti migliori, che smentiscano quanto affermato da questi, non avrò problemi a correggere l’articolo sul mio blog, o a chiederne la correzione qui.

    Miguel Martinez

  • sumud

    L’impero austroungarico aveva colpe nettissime ed evidenti nello scoppio della prima guerra mondiale, anche se poteva almeno contare su una scusa consistente, a differenza dell’Italia.

    Comunque oggi nessun governo manda i bambini a forza a celebrare le vittorie militari dell’esercito Regio-imperiale e quindi mi preoccupo di ciò che ha fatto l’Italia.

  • sumud

    Scusate, ho dimenticato di firmare, sono Miguel Martinez

    http://kelebek.splinder.com.

  • duca

    Geopardy, L’Italia entrò in guerra con una sorta di colpo di Stato (anche nella seconda, peraltro) in quanto Sciaboletta in sostanza la impose al Governo e al Parlamento saltando ogni percorso istituzionale. Praticamente la dichiarò lui mettendo il Paese di fronte al fatto compiuto. Dopodiché, senza entrare nel merito del gas sì gas no etc. credo che senza soffermarsi su questi particolari, si debba andare al sodo del discorso di Martinez, e cioè che in un Paese che ancora si definisce democratico si crocifigga una preside non perché si oppone, bensì perchè meramente non si schiera strombazzando dietro al codazzo della ritualistica d’ordinanza: a quanto pare risulta intollerabile per chi oggi guida il Paese, lasciare libertà di scelta (e quindi occasione di riflessione) ai ragazzi e alle famiglie, sia mai cominciassero a ragionare con la loro testa…
    Quanto poi al significato storico per noi della prima guerra mondiale, a distanza di 90 anni bisognerebbe andarsi a rileggere quegli accadimenti con un occhio un po’ meno deviato dalla retorica di facciata che viene esposta in queste occasioni. Ammesso e non concesso che da quella “quarta guerra di indipendenza” sia uscita una nazione unita, cementata dalla sofferenza delle trincee (come si soleva dire), va anche ricordato che gran parte di tale sofferenza fu inflitta dall’insensatezza e dall’inutile ferocia delle decisione dei comandi, e in ultima analisi, della classe politica del Regno, cementando semmai il concetto tanto efficacemente riassunto da Sordi nel Marcehese del Grillo: “io sò io e voi nun siete un cazzo”, sardi, veneti, calabresi, umbri erano tutti Italiani e tutti uguali finché subivano la sorte di morire nel fango delle trincee schiacciati dal tallone chiodato dell’ufficialità superiore prima ancora che dalle cannonate austriache: diventavano feccia traditrice buona per la decimazione quando da cittadini si ribellavano non tanto al fatto di dover andare all’assalto e combattere, quanto al modo insensato con cui venivano mandati al macello. Quando hanno provato ad essere “italiani per davvero” allora ci pensavano i plotoni di esecuzione. Che poi in questo calderone si mostrassero, e dovrebbero rimanerci di esempio, le qualità eccezionali di tanti umili soldati e tanto “umile eroismo”, io non lo metto in dubbio, però tanto spreco chi ci comanda(va) non se lo merita, né allora, né oggi. Anche io quando sento la canzone del Piave mi emoziono come Peppone ma è proprio l’amor di patria che ci dovrebbe farci insorgere contro il modo di fare descritto da Martinez, che non è tatno diverso, mutatis mutandis, da quello che aveva Cadorna con le sue truppe.

  • geopardy

    Miguelito meo amor (in senso figurato),
    non possiamo paragonare sempre l’oggi allo ieri senza relativizzare i contesti storici che affondano le radici nei saecula saeculorum.
    L’Italia, dopo circa 15 secoli di divisioni, guerre locali e fratricide ed invasioni di ogni sorta, con una Chiesa che non ne voleva affatto l’unità e ne mercanteggiava le influenze e le invasioni di continuo, cominciò a ritrovare un’idea di unità fino alle Alpi, netta barriera di confine, nel XIX secolo, nel periodo denominato Risorgimento, quindi è chiaro che qui, più che in ogni altro stato, perlomeno dell’Europa occidentale, la questione dell’ultima guerra combattuta per l’unità sia ancora ritenuta importante, siamo, insieme alla Germania (con notevoli differenze , però), la nazione di gran lunga più giovane del contesto occidentale.
    Mentre gli altri avevano le loro colonie da secoli, noi eravamo suddivisi in una serie più o meno palese di colonie, lo stesso non era propriamente per la Germania.
    La Prima Guerra Mondiale vedeva l’Italia divisa, più o meno equamente tra interventisti e non.
    Solo nel parlamento c’era predominanza del non interventismo (tra cui Benito Mussolini).
    Il capo del governo Salandra, che aveva già firmato da poco l’uscita dell’Italia dalla Triplice Alleanza (Germania, Austria e Italia, anche se di fatto era una Duplice Alleanza tra tedeschi) e aderiva alla Triplice Intesa (Francia, GB e Russia), su pressione del parlamento si dimise, per poi essere di lì a pochi giorni riammesso per la fortissima pressione esercitata in suo favore dalla maggioranza del popolo italiano, il quale aveva già noto il fatto del nuovo cambiamento strategico internazionale, quindi di fatto avallò la guerra voluta da Salandra.
    Rimaneva da ricomporre solo la parte nord orientale dell’Italia, poichè, i Savoia avevano già incluso il sud con Garbaldi, poi ci fu la Breccia di Porta Pia, in cui fu lo stato della Chiesa ad essere completamente incluso con la presa di Roma, tutto questo nel XIX secolo, mentre a nord si erano e si stavano combattendo le Guerre d’Indipendenza.
    In Piemonte, ad esempio, si cacciarono i francesi.
    Gli inglesi ci hanno più volte aiutato via mare nelle guerre d’indipendenza (vuoi che anche questo non abbia pesato sulla scelta tattica di Salandra?).
    Salandra, con tutto lo scempio che fu, poi, la Prima Guerra Mondiale, credeva di liberare il nord est con una guerra lampo e con poche vittime (lo stesso errore di valutazione fatto da Mussolini un quarto di secolo dopo).
    C’è stata, poi, la Seconda Guerra Mondiale, la quale è andata a modificare gli equilibri internazionali preesistenti.
    Andare a commemorare per chiedere scusa ad un impero sepolto da 90 anni del quale nemmeno gli austriaci fanno più menzione, mi sembra più una cosa da fuori di testa che altro.
    Mi sembra un’operazione da nostalgici inguaribili altro che voci fuori dal coro.
    Si mischiano eventi fortemente ingigantiti come le “foibe” per sdoganare il fascismo (non vorrei si fosse confusa la preside), si omettono lager nazisti come quello in Croazia in cui morirono, sotto Ante Pavlic, 800.000 serbi e 250.000 ebrei, poi si parla di stragi di sloveni, croati e veneti, con cifre addirittura che eguaglierebbero l’enorme numero di soldati morti nella Prima Guerra Mondiale, si parla di gas rovesciando totalmente le colpe su chi li ha subiti, scusa, se mi permetti, mi indigno un tantino, non che fatti simili non succedano in tali situazioni, ma sono collegate ad altre cose di cui la guerra è una situazione favorevole, ma non mi risulta, perlomeno non nelle dimensioni presunte (anche in Iraq ci sono fazioni che appoggiano il “liberatore americano”, ma…..)
    Per dire queste cose si aspetta che anche l’ultimo di quella disgraziata, ma, comunque (non credo di peccare di retorica, ma un riconoscimento doveroso a tanti patimenti) gloriosa generazione, sia morto.
    Se non ce ne siamo accorti, mentre si parla di foibe per lo sdoganamento del fascismo, si assiste ad un revanscismo fuori da ogni tempo, per l’avallo nostalgico di certe categorie leghiste estreme (aldilà dall’appartenenza all’UDC della preside, ma in tempi di cotal camaleontismo tutto è possibile), le quali, rifacendosi a più o meno discutibili origini celtiche (quindi si va addirittura in una fase storica precedente all’impero romano), non trovano di meglio che osannare l’impero austro-ungarico, che al tempo combattevano aspramente (mi vien che ridere).
    Se non fossimo in una fase così delicata della storia del mondo, sarebbe stato pane per i vignettisti ed i barzellettari, ma oggi è tutto pericoloso, in un momento di vuoto di valori di riferimento come questo ed in più con i “ce l’ho duro” al governo.
    La Russa è ridicolo, poichè, proprio il suo partito in primis ha reso possibile tutto ciò, con l’avallo di una certa “sinistra”.
    Quindi i repubblichini sono diventati, non l’ultimo baluardo del fascismo, bensì gli ultimi “veri italiani a difendere la patria dall’avanzata anglo-americana”, dimenticando che a sparargli c’erano decine e decine di migliaia di Italiani, appoggiati in maggioranza dal popolo e dopo che proprio loro hanno indegnamente consegnato la penisola alle forze naziste.
    Un evidente tentativo di riscrivere la storia ricontestualizzandola con gli equilibri del poi.
    Un altro punto vorrei toccare, si vuol paragonare l’entrata in guerre a noi lontane e che non hanno niente a che vedere con le motivazioni del tempo, guerre che hanno avuto oltre il 90% dei propri popoli contrari, ma tutti, eccetto gli americani (che comunque avevano una buona percentuale contraria anch’essi), comprensibilmente manipolati con l’undici settembre, ma alla luce di quanto ti ho riferito, se non lo credi vai a verificare, il paragone non regge proprio.
    Tutti sappiamo che nelle guerre le masse sono manipolate, ma stavolta non sono riusciti neanche in quello e le hanno fatte ugualmente, un notevole cambiamento rispetto al passato non credi?
    Chiaro che nessuno vuol giudicare il comportamento dei soldati al fronte, a meno di violazioni gratuite, chiaro che la colpa è di chi ce li manda, ma questi, a differenza dell’epoca, sono soldati di professione e mercenari, che dovrebbero ben sapere a cosa vanno incontro, quindi, in parte, considero responsabili anche loro.
    Non sono certo i poveri ragazzi di leva del Vietnam, costretti ad andare oppure a subire il carcere militare.
    Non ho invasori che mi puntano il fucile in testa o mi bombardano casa e a questo, secondo la nostra costituzione, dovrebbe servire un esercito, anche volontario, oltre che durante le calamità naturali, chi sceglie oggi sa bene dove potrà andare, aldilà dei buoni stipendi che gli elargiscono.
    Tutti siamo d’accordo sulle armi chimiche, ma non c’è stata epoca in cui durante una qualsiasi guerra non siano state utilizzate tutte le armi a disposizione, purtroppo.
    I tanti morti della Prima Guerra mondiale si possono commemorare anche ora, con un profondo “mai più”, non chiedendo scusa ad un impero a cui alcuna scusa dobbiamo e che non esiste da quasi un secolo.
    Ciao carissimo

  • radisol

    Il giudizio da dare sulla Prima Guerra Mondiale – pur condividendo io quello di Martinez – mi sembra cosa del tutto secondaria rispetto all’allucinante comportamento di La Russa ed accoliti rispetto alla vicenda della “celebrazione obbligatoria”.

    Non è un mistero che la maggior parte della sinistra italiana di quell’epoca, ancora di più quella più particolarmente antagonista/libertaria, fu rispetto alla Prima Guerra Mondiale su posizioni “interventiste”.

    Questo – più che per improbabili simpatie per Casa Savoia – fu dovuto alla oggettiva origine risorgimentale ( ed antiaustriaca nonchè antitedesca ) della sinistra italiana, in tutte le sue accessioni, ma ancora di più in quella appunto libertaria ed anarcoide.

    Basti pensare agli “Arditi del Popolo”, l’unica organizzazione che si oppose in armi al fascismo prima dell’avvento di questo al potere, formata in gran parte da reduci interventisti della Prima Guerra Mondiale e da non pochi personaggi che avevano anche seguito D’Annunzio nell’avventura di Fiume.

    Ma mai quel tipo di sinistra, ancorchè interventista e persino a tratti “nazionalista”, avrebbe concepito “commemorazioni obbligatorie” gestite arrogantemente da ridicoli ammenicoli fascistoidi come La Russa e company ….

    E questo mi sembra oggi il vero oggetto del contendere …..

  • daetil

    Non so da dove sia uscito questo libro che è la prima volta che sento. Ma l’IPRITE NON è una gas francese ma venne usato sui francesi nella città da cui appunto prende il nome. Gli italiani non usarono mai gas nella prima guerra o almeno non ci sono documentazioni di tal tipo. Lo usarono nelle guerre coloniali invece e su questa c’è molta documentazione. In ogni caso le sarei grato se (visto che ha letto il libro) riportasse in quali occasioni (parecchie per altro a suo dire viste le addirittura tonnellate che cita)venne usato dagli italiani durante il periodo che va dal 15 al 18.

  • bstrnt

    Da quanto ne so non è stato il governo italiano a decidere l’entrata in guerra nel 1915, ma tre loschi figuri: una specie di aborto definito “re”, un generale psicopatico e un altro individuo di analoghe qualità morali.
    Che poi l’evento sia magnificato, invece che vergognarci di aver iniziato una guerra che solo all’Italia è costata oltre 600.000 morti, quando la stessa Austria era decisa a cederci una parte rilevante del Trentino purché l’Italia non entrasse in guerra, la dice lunga sulle mistificazioni dei fatti.
    Non conosco l’uso dell’iprite da parte degli italiani, comunque, da persone che hanno partecipato alla carneficina e che ora purtroppo sono passati a miglior vita è stato più volte raccontata la criminalità degli ufficiali italiani che non esitavano a far fucilare i soldati che si rifiutavano di partire all’assalto in condizioni spesso di conclamato suicidio; e non a caso, poi, ci sono stati più morti tra gli ufficiali per fuoco “amico” che non per causa del nemico.
    E che dire dei carabinieri che avevano l’ordine di sparare a chi non balzava verso il nemico costringendo i nostri soldati a guardarsi oltre che dal fuoco austriaco, anche dal fuoco criminale italiano.
    Il risultato?
    Provate a passare in val Pusteria e a nord della stessa per sentire quanto bene si parla italiano da quelle parti: sono cittadini “italiani” di fatto austriaci, che nella prima guerra mondiale proprio per quel paese hanno combattuto, forse con maggiore convinzione che non i nostri nonni per l’Italia.
    Questo tanto per ribadire che solo dei mentecatti possono vedere nella guerra la possibilità di dirimere controversie internazionali o acquisizione di altrui territori, con buona pace di qualche attuale ministro della difesa/offesa a cui piacerebbe essere ricordato come dio della guerra.

  • sumud

    Velocemente.

    Prima di tutto, quando si parla di qualcosa che non sai, non è corretto accusare di ignoranza chi dice di saperne qualcosa:

    “Prima di parlare di storia bisognerebbe studiarla. E Il signor Martinez dimostra di sapere ben poca di quella Europea. Addirittura il gas iprite francese è da incorniciare.”

    Al limite avresti potuto dire, “mi sembra strano, non ne avevo mai sentito parlare”. In caso estremo, potevi accusarmi di essermi inventato la faccenda.

    Non ho mai detto che l’iprite l’abbiano inventato i francesi: l’hanno inventato infatti i tedeschi. Ho detto che a Vittorio Veneto, gli italiani hanno usato granate a “yprite” prodotte in Francia, e in generale “200 mila granate a liquidi speciali, tra cui alcune migliaia da 75, 105 e 155 mm con carica ad iprite” (Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, La guerra dei gas. Le armi chimiche sui fronti italiano e occidentale nella Grande Guerra, Gino Rossato Editore, Novale, 2006, p. 300). Le tonnellate di gas iprite ordinate alla Francia (non so se tutte usate) erano trenta; e furono usate soprattutto nei bombardamenti preparatori del 24-29 ottobre dalle artiglierie del XX Corpo d’Armata.

    Non ho mai negato che i tedeschi (più che gli austriaci) abbiano usato i gas sul fronte italiano, prima e più abbondantemente degli italiani.

    Dove tu non sei d’accordo con me (e la cosa sarebbe irrilevante) ma anche con i due storici in questione è quando affermi perentoriamente “Gli italiani non usarono mai gas nella prima guerra o almeno non ci sono documentazioni di tal tipo”.

    Il libro è ricco di note a piè di pagina, e cita fonti come “Foglio n. 643 in data 23 ottobre 1918, Impiego di proietti a yprite da parte del I Gruppo del 59° Reggimento da Campagna, Comando Artiglieria XX Corpo d’Armata”.

    Vado molto di fretta, ma velocemente cito ancora a caso. Parlando della Battaglia del Solstizio o del Piave, il libro dice (p. 286),

    “L’artiglieria italiana non fu da meno di quella austro-ungarica ricorrendo anch’essa in modo considerevole a tiri a gas soprattutto nella fase iniziale della battaglia.”

    E cita il “Foglio n. 2056 in data 22 giugno 1918, Tiro con proiettili a liquidi speciali, Comando Artiglieria XVIII Corpo d’Armata:

    “…attenendosi alle zone da codesto Comando designate furono lanciati sul nemico nelle giornate del 15, 16, 18 e 19 kg. 4.776 di liquido”.

    Se non vuoi chiedere scusa (non per esserti sbagliato, che capita, ma per il tono), puoi comprarti il libro (http://www.edizionirosato.it). Che, come ho detto, non è opera di due pacifisti stralunati.

    E se trovi che i brani citati – nonché la lista di ditte che producevano sostanze tossiche per l’esercito – non ci sono, ti ripago immediatamente il costo dell’acquisto e ti chiedo scusa io.

    Miguel Martinez
    http://kelebek.splinder.com/

  • Bazu

    Da quello che scrivete dovete tutti studiare la storia della prima guerra mondiale. Prima di scrivere. Innanzi tutto ricadete nel voluto errore di La Russa: furono ufficialmente contati 680.000 morti, non 600.000 come racconta l’onorevole. In realtà molti più soldati lasciarono la vita al fronte e per cause di guerra. E poi, senza conoscere, affermate cose raccattate. Documentatevi gente, documentatevi.

  • geopardy

    Accetto la critica,
    ma aggiungi tu qualche particolare pregevole che non siano i 600.000 o 680.000 (cosa che ben so) morti.
    Rimanere nel vago si potrebbe peccare di presunzione, invece se hai elementi, dato che nessuno di noi è uno storico, potresti arricchirci culturalmente.
    Ragazzi finiamocela con l’era dei giudizi sommari e sfruttiamo internet per arricchirci (in informazione e cultura) reciprocamente, quindi sei invitato a correggerci, dato che non hai fatto alcuna distinzione chiamandoci tutti in causa.
    Naturalmente è un amichevole invito.
    Ciao
    Geo