Home / Attualità / Showbiz, politica e la “favola” di Oprah
Mandatory Credit: Photo by Jordan Strauss/Invision/AP/REX/Shutterstock (9309598ed) Oprah Winfrey poses in the press room with the Cecil B. DeMille Award at the 75th annual Golden Globe Awards at the Beverly Hilton Hotel, in Beverly Hills, Calif 75th Annual Golden Globe Awards - Press Room, Beverly Hills, USA - 07 Jan 2018

Showbiz, politica e la “favola” di Oprah

DI JAMES HOWARD KUNSTLER

clusterfuck-nation.com

Sto sognando o Oprah Winfrey ha lanciato la sua campagna presidenziale ieri sera ai Golden Globe?

Beh, perchè no? A differenza del biondo, appollaiato nella sua solitaria camera dei tweet della Casa Bianca, gli americani di tutte le tendenze amano Oprah. A differenza del presidente, che ha raggiunto lo status di “stabile [per ora] genio” senza mai leggere un libro, lei mostra una vera curiosità per questo mondo esasperante ma sorprendente, e la voglia di averci a che fare. A differenza di Trump, protagonista di varie bancarotte, Oprah sembra in grado di gestire un impero commerciale.

Ammettiamolo: il Partito Democratico non ha altra figura seria in panchina. Tutti si fidano di Oprah, probabilmente anche più di Obama, con la sua ostinata fedeltà a Wall Street ed il suo 50% di maschio bianco. La Winfrey potrebbe essere l’ultima speranza dei Democratici prima di sparire nel mausoleo della storia politica, dove Whigs, Free Soilers ed Anti-Federalisti giacciono in decomposizione.

La politica in questa terra ha fallito nel suo sforzo di diventare uno show business, mentre lo show business ha avuto successo nel tentativo di sostituire la politica. Tutto ciò che Washington riesce a produrre di questi tempi è un susseguirsi di noiose ed irrisolvibili soap opera. Hollywood sta rappresentando un grande dramma morale di eroine e criminali, vittime ed oppressori, che si attengono alla trama archetipica della nostra vita: la ricerca di libertà, uguaglianza e decenza. Lo show business ama il sole del deserto; la politica è impantanata nella palude di Potomac. Oprah ha anche una miglior capigliatura rispetto all’attuale occupante del 1600 di Pennsylvania Avenue.

Lei stessa è un simbolo di quei temi sociali e politici di cui l’America non osa parlare: una persona di umili origini che è riuscita ampiamente nella vita americana, marchiando a fuoco la cultura di massa, una volta solida ma ormai sbiadita. In effetti, Oprah incarna probabilmente tutto ciò che rimane della cultura comune americana, e la massa la adora per questo. Sono rassicurati di sapere che esistono ancora delle cose che le accomunano.

Si muove in un campo in cui bianco e nero sono enfaticamente irrilevanti – il che è sicuramente un sollievo per la gente di buona volontà stufa di divisioni razziali. Sebbene abbia interpretato molti ruoli di mezzadra nei film, Oprah parla magnificamente in inglese e non si scusa per essersi allontanata dalla parlata del ghetto della sua ruvida infanzia. Potrebbe anche darsi che non scriva lei tutto il suo materiale – come il discorso ai Golden Globe di domenica, che potrebbe essere ricordato un po’ come l'”I Have a Dream” di MLK – ma sa trasmettere il messaggio con convinzione. E chi lo sa, magari ha veramente scritto tutto o parte di esso.

Potrebbe essere in grado di quadrare il cerchio del dilemma razziale bianco-nero, cosa che Obama non è riuscito a fare: vale a dire, ripristinando l’idea che abbiamo più in comune come compatrioti rispetto a quanto insinuano falsamente le barriere artificiali della cultura marxista; che il colore della pelle, l’origine etnica, il credo religioso ed il genere non definiscono ciò che possiamo essere nel mondo; e che forse sarebbe meglio mettere da parte queste cose e lavorare sodo per tirar fuori il meglio di noi stessi senza accampare scuse…

Questo paese sta morendo per fare le riforme. Oserei dire che questo vale per la grande maggioranza, sia per i poveri dei flyover states imbrogliati da Trump, sia per gli hipsters delle metropoli che stanno entrando nei loro anni di potere ora che l’America non è più quella di una volta; e forse anche per alcuni colletti bianchi che ancora hanno laceri ricordi di educazione civica al liceo.

Non sto candidando Oprah a presidente, dico solo che qualcuno lo farà.

Il paese affronta enormi problemi e difficoltà, e la soap-opera di un uomo solo al comando non fa altro che risucchiare tutto l’ossigeno fuori dalla stanza, facendo soffocare tutti gli altri.

 

James Howard Kunstler

Fonte: http://kunstler.com

Link: http://kunstler.com/clusterfuck-nation/fairy-tale/

8.01.2018

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di di HMG

Pubblicato da Davide

18 Commenti

  1. “La politica in questa terra ha fallito nel suo sforzo di diventare uno
    show business, mentre lo show business ha avuto successo nel tentativo
    di sostituire la politica.”
    Per questi motivi ci ritroviamo come politici credibili Oprah e Grillo, cioè gente che viene dallo showbiz e che qualcosa di politica sembra capirci. Anche se poi……

  2. Articolo che mi lascia più che perplesso, sembrava veramente che l’autore stesse perorando la causa di Oprah Winfrey come candidato democratico alle prossime presidenziali finché non ha scritto esplicitamente la classica excutatio non petita per negarlo.
    Negazione esplicita che mi conferma che la sta appoggiando una eventuale candidatura della signora, solo che credo che non sarebbe molto diversa da un Obama qualsiasi, tutto fumo e marketing e niente arrosto aldilà del solito arrosto che ci offrono gli Usa da almeno un secolo e cioè guerre di aggressione e prevaricazione.

  3. Sono in ammirazione, addirittura rapita dalla demenza degli Americani, e perfettamente d’accordo: Oprah negli USA e Putin in Russia, perfetto

    • Se mi permette anche se non le piace Putin non lo paragonerei minimamente a una Oprah qualsiasi.

      • Non capisce… io considero Putin il più grande statista del secolo. E perciò sono estasiata che gli Americani pensino di potergli opporre una simile articolessa

        • Intanto il secolo è appena iniziato, quindi calma 😉 Eppoi l’articolessa ha degli occhiali molto belli. Se gli arriva una torta non si bagna neanche.

  4. Raramente ho letto tante fesserie combinate in così poche righe.
    Per quanto riguarda costei basta andarsi a rivedere le foto in cui bacia e abbraccia Harvey Weinstein , “Il Mostro” caduto in disgrazia per il quale però fino a l’altro ieri tutti facevano a gara per farsi una foto. Oprah compresa.
    In definitiva: il solito innamoramento adolescenziale di un popolo “mai intaccato dalla Cultura” (Giorgio Gaber dixit) capace di eccitarsi per quattro stupidaggini assemblate alla bell’e meglio (e neanche da lei) che trasudano la classica, insulsa retorica in salsa yankee.
    Se questa tizia rappresenta il Futuro del Mondo siamo messi bene.

    http://dailycaller.com/2018/01/08/oprahs-has-a-history-with-harvey-weinstein-photos/

    • bella lì “di un popolo mai intaccato dalla Cultura”…
      da un mostro della clingon alla maxi incul-turata… da ShWeinstein, sarà per un’altra volta, per lei la casa “bianca o nera” non è degna, oppure sì, visto chi è entrato negli ultimi 70anni eccetto Nixon, “boia” ma non il peggiore. t l

  5. come presidente micky mouse sarebbe perfetto;

    ma va bene anche quella lì;
    tanto governa il deep state con le lobbies ,l’informazione
    e i sevizi segreti e la massoneria…

  6. Ero rimasto a Zuckerberg, adesso è il turno di Oprah.
    Chi il prossimo???

  7. «Sto sognando o Oprah Winfrey ha lanciato la sua campagna presidenziale ieri sera ai Golden Globe?». No non stai sognando, stai guardando la TV, che non è la vita reale. E che ti fa male, Jim.
    E meno male che sei lì a Òllivud ad allucinarti davanti al teleschermo, perché se fossi qui in Italia candideresti Barbara D’Urso alla presidenza del consiglio.

  8. sei i presupposti sono gli stessi del marito c’è poco da stare allegri. Le donne in politica hanno dimostrato di poter fare più danni degli uomini e in Italia gli esempi si sprecano.

  9. Ci lamentiamo dell’Italia ma gli USA son ridotti maluccio pure loro .

  10. C’è coerenza democratica in ciò: da Obama a Obesa, che il femminile di Obey.

  11. La Winfrey, ovvero una tizia che conduce programmi trash che farebbero vergognare anche la D’Urso, passeggia con borsette di coccodrillo e s’indigna se qualcuno osa mettere in dubbio l’opportunità di acquistarne un’altra, di 35 000 franchi svizzeri (al cambio, 28 000 $). Sì, è proprio la candidata ideale per risolvere i conflitti etnici in USA.

    • E’ quindi arrivato il momento di candidare la D’Urso a capo del PD. Anche senza borsette di coccodrillo, che a noi ci fa più trendy.

  12. Ma perché ..qualcuno è ancora convinto che negli USA sia il Presidente di turno a governare? Dai sù…

    • Il problema è sostanziale, non risiede solo nella evidenza storica che le differenze di piattaforma politica dei vari candidati presidenziali non si traducono poi in azioni corrispondenti nel governo, se non su elementi marginali.
      Dal 2001 con l’avvio dei protocolli di sicurezza Continuity of Government (COG) e Continuity of Operations (COOP) non è più chiaro chi governi davvero, essendo il tutto secretato. L’attivazione del protocollo la mattina dell11 settenbre 2001 è stato poi seguito dalla vicenda dell’antrace che ha tenuto chiuso il congresso per settimane per poi riunirsi a votare il Patriot Act, che ha sospeso tutta una serie di obblighi costituzionali di trasparenza dell’azione delle agenzie governative. E’ stato revocato il protocollo COG ? Quando ? Da chi ? Dal 2007 il piano è stato rafforzato nella sua cripticità, in pochi hanno rilevato che questi piani hanno trasformato radicalmente l’assetto istituzionale degli USA, ma sono temi espunti dal dibattito politico, eppure avrebbero molta importanza anche per noi europei …