Sette tesi sul significato storico del colpo di stato militare del 24 marzo 1976 in Argentina

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Articolo pubblicato su La Haine il 21 marzo 2001, che riproduciamo qui per la sua attualità.
Il colpo di stato del 1976 non fu solo militare ma anche di classe. Uno scontro brutale di una classe sull’altra. 46 anni dopo, il confronto continua

 

Di James Petras, lahaine.org

Il significato storico del golpe militare del 24 marzo 1976 determina una trasformazione nella storia argentina sotto diversi aspetti interconnessi. Prima di tutto, il colpo di stato militare ha distrutto il tessuto sociale della società argentina, disarticolando le forze popolari della società civile. A differenza dei colpi di stato precedenti che erano caratterizzati dall’assassinio mirato di specifici leader popolari, il golpe del ’76 assassinò sistematicamente migliaia di attivisti e leader popolari, la cui esistenza manteneva l’unità di milioni di lavoratori, con i loro dibattiti e la loro capacità di organizzazione. Solo ora, venticinque anni dopo, le organizzazioni popolari sono riapparse, emergendo e ricostruendo il tessuto sociale dell’Argentina. Organizzazioni popolari come i piqueteros, che bloccano le strade, gli “Hijos” [Hijos por la Identidad y la Justicia contra el Olvido y el Silencio. È il nome di organizzazioni di figli di persone “scomparse” in Argentina e in Guatemala, ndt] con le loro azioni di denuncia [escraches], così come settori della CTA [Central de Trabajadores de la Argentina, ndt] che organizzano proteste, arresti ecc.

In secondo luogo, il portato storico del golpe militare del 1976 è il tentativo di intervento politico-militare di Washington dopo la sua sconfitta in Indocina e la sua vittoria in Cile. La lezione imparata da Washington dopo l’Indocina e il Cile fu che l’unico modo per ristabilire la sua egemonia era l’instaurazione del terrorismo di stato. Questo percorso, iniziato nel 1976, trova una continuità logica e diretta nel progetto di dollarizzazione dell’economia argentina (Plan Cavallo). Dallo stato di terrore alla ricolonizzazione.

Il terzo significato storico del colpo di stato è stata la trasformazione della borghesia argentina in senso “multinazionale”. L’idea di conciliazione delle classi sociali, le alleanze popolari e nazionaliste furono dichiarate estinte. La borghesia è diventata un’alleata degli USA nella distruzione sistematica delle basi popolari e del potere dei lavoratori per la costruzione del nuovo edificio: l’economia neoliberale.

Il quarto aspetto del colpo di stato fu rappresentato dalla trasformazione del Peronismo da movimento nazionale e popolare a nuovo partito neoliberale. Con la svolta a destra della borghesia dopo il ’76, il peronismo aveva due strade possibili. O costruire un partito operaio socialdemocratico o allearsi con la borghesia. La presidenza di Menem fu la conferma della seconda ipotesi.

Il quinto tema era l’addomesticamento generale degli intellettuali e delle classi dirigenti. La dittatura ha imposto parametri irremovibili al processo elettorale. Aspetti legati alla proprietà privata, al mercato finanziario, alle risorse, alla disuguaglianza e allo stato permanente delle istituzioni sono state sempre più sottratte alla trasformazione e al dibattito politico. La transizione è stata – di conseguenza – strettamente controllata e il processo elettorale e il dibattito intellettuale relegati sullo sfondo. Gli intellettuali hanno accettato le regole del gioco e hanno seguito i dettami degli Stati Uniti e delle fondazioni europee impegnate nell’oscurantismo imperiale. Solo venticinque anni dopo, nel mezzo di una grave crisi, una nuova generazione di intellettuali è emersa per combattere il neoliberismo.

Il sesto aspetto è rappresentato dalla fine dei partiti tradizionali (comunista, trotkista, socialista) come importanti referenti politici durante il periodo post-militare. Il partito comunista ha perso per sempre la sua credibilità dopo la sua resa a Videla nel 1976. L’incapacità dei gruppi di sinistra di costruire una possibile resistenza durante la dittatura o durante il periodo di transizione li ha resi marginali. I nuovi movimenti popolari emergono separati dalla sinistra tradizionale. I loro leader e combattenti si confrontano direttamente con il liberalismo e la disintegrazione della società. Il processo di trasformazione del movimento rivoluzionario senza i partiti della sinistra tradizionale è la lacuna più importante nella sinistra argentina.

Il settimo e ultimo significato storico del colpo di stato militare del 1976 è stato quello di demolire il mito di un’eccezionale Argentina, connotata dalle caratteristiche della potenza europea e non latinoamericana. Il colpo di stato militare ha dimostrato che l’Argentina era ancora un’oligarchia neocoloniale con caratteristiche più simili al Paraguay e alla Bolivia, che alla Svezia e alla Danimarca. Dopo il colpo di stato, la denazionalizzazione dell’economia, la crescita del 35% della povertà nelle aree urbane, nelle città, il tasso di disoccupazione del 20%, la crescita geometrica dei sottoccupati, la cosiddetta “economia informale”, la proletarizzazione della classe media e la tutela diretta di Washington inscrivono chiaramente l’Argentina come parte dell’America Latina, del terzo mondo.

Conclusione

L’eredità lasciata dal colpo di stato del 24 marzo 1976 è presente ancora oggi in Argentina. Le forze politiche e quelle di tutela dei diritti umani che continuano a lottare per rovesciare le leggi sull’impunità [1] ne sono un chiaro esempio. I vecchi politici del PJ e dell’UCR continuano a difendere i privilegi e le prerogative dei militari mentre la nuova maggioranza argentina chiede a gran voce giustizia. Il piano economico-sociale attuato da Martinez de Hoz vive ancora nel ministero super liberale di López Murphy [2]. Solo oggi emergono nuove forze all’interno dell’opposizione come l’organizzazione dei lavoratori, gruppi di protesta sociale nell’interno del paese e nelle periferie povere della grande Buenos Aires.

Il colpo di stato del 1976 non fu solo un colpo di stato militare, ma anche di classe. Uno scontro brutale di una classe sull’altra. Venticinque anni dopo, il confronto continua. I militari e le loro politiche sociali hanno vinto decisamente la battaglia per imporre il loro programma reazionario, ma non la guerra. L’isolamento, il discredito e la corruzione all’interno di questa élite sono aumentati e hanno prodotto una grande resistenza: la lotta continua.

Di James Petras, lahaine.org

NOTE

[1] Nota dei traduttori. Si riferisce alle leggi della Due Obedience e del Full Stop.

[2] Idem. Al momento della stesura di questa nota, le dimissioni del suddetto ministro e la nomina di Cavallo non erano ancora avvenute, come in effetti sono avvenute nel momento stesso in cui questa
traduzione veniva ultimata, quindi questa informazione è considerata rilevante.

fonte: https://www.lahaine.org/mundo.php/siete-tesis-sobre-el-significado 

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

24/03/2022

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

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