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Sera di Natale in Italia

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

La sera di Natale giunge stanca, e tutti ci domandiamo che festa sia S. Stefano: va beh, è un giorno di festa in più, tanto per avere il tempo di smaltire gli eccessi di sbobba…

Dopo le orate (d’allevamento, comprate al Famila, 6,35 euro/kg) della vigilia, siamo passati ai ravioli di mezzodì: fatti amorevolmente a mano, ma proprio tutto a mano, perché la macchina cinese appena comprata dopo due sfoglie (dov’è finita la vecchia “Imperia” a manovella dei nonni? non mi ricordo, forse è in soffitta…) avviluppa tutto in un melange apocalittico di sfoglie e metallo. Va beh, ci siamo fatti i muscoli a tirare le sfoglie col mattarello…

E viene la sera più noiosa dell’anno, quella “che è festa e qualcosa devi fare”: una scopetta all’asso in quattro, almeno si ride un po’ su chi si dimentica che di Re ce n’era ancora uno in giro…e giù una scopa…oppure, di mazzo, gioca la sua ultima carta con un sapore di vendetta negli occhi. E gira un asso sul tavolo vuoto, perché i sette se ne sono andati. Va tutto bene la sera di Natale, anche chi gioca a poker e dice boriosamente “vedo” con una coppia di dieci in mano…è la sera di Natale, si deve arrivare a domani per festeggiare (!) il patrono d’Italia, al quale avremmo tante cose da chiedere, ma abbiamo imparato a tacere, anche coi santi.

La suocera di mio fratello, 90 anni, ci osserva dalla sedia a rotelle: ogni tanto biascica qualcosa, vede qualcuno morto da trent’anni, saluta un figlio che non c’è…l’Alzheimer galoppa…povera donna, speriamo che queste visioni la sottraggano, almeno un poco, alla sua triste condizione d’inferma, nell’attesa della morte più fulminea e misericordiosa possibile.

Quando, però, strabuzza gli occhi all’indietro e s’abbandona come un cencio slavato, tutti ci fermiamo, agghiacciati, muti, silenti, la carta si ferma nell’aria e non scende nemmeno sul tavolo. Impietriti. Solo lei scatta: l’infermiera di famiglia, alla quale non è permesso lasciarsi prendere dallo scoramento, salta su come un lampo, la regge, poi si volta: “Datemi una mano”.

Dio come pesa questa vecchietta, questi pochi brandelli di pelle e ossa paiono piombo…sembra di tirare su le batterie della barca dalla sentina…finché la sdraiamo sul letto: siamo divenuti tutti pallidi, cerei…sarà il gelo della morte che ti passa accanto…

Ma è già tutto cambiato: con una mano sul cuore, la strapazza. Dove ti fa male? Qui o qui? La poveretta riemerge, riesce a parlare, ma capire se è un dolore allo sterno o allo stomaco è tutto un programma…“dammi il tuo orologio, veloce!” Lo slaccio e faccio partire il cronometro…dopo pochi istanti ci sono già i primi dati: pulsazioni e respirazioni…già, ma che farne? “Chiamiamo il 118”? La figlia, con le lacrime agli occhi “se la portiamo in ospedale ci muore”. Già, con le infezioni ospedaliere che girano…ma, d’altro canto, che si può fare?

La Guardia Medica. Ecco, questo si può fare.

“Il medico è già impegnato in un’altra telefonata: non riagganci, per non perdere la priorità acquisita!” : ma che è, siamo al call centre dell’Ipercoop?!?

Niente. Mezzora ad aspettare, mezzora durante la quale la nonnina si riprende, l’amica/infermiera riesce a parlarle, a farsi raccontare con più precisione i sintomi, e si tranquillizza anche lei. “Mi sembra più una faccenda di stomaco…non un infarto…” ribatto: se era un infarto era già andata…risponde con garbo e fermezza “non è vero per un cazzo di niente, ci sono infarti che ti lasciano anche ore per intervenire!” Taccio, che è meglio.

Prova a chiamare un amico medico, ma non risponde…avrà staccato il cellulare di servizio, è la sera di Natale…tocca alla Guardia Medica…ma dopo 40 minuti desistiamo dal chiamare la Guardia Medica, ci mancano solo le musichette… Nel frattempo la nonnina s’è ripresa, è tornata rosea: con un po’ d’acqua, limone e bicarbonato ha tirato un paio di sonori rutti…è andata bene.

Nessuno, però, può impedirmi di ricordare una sera di quarant’anni fa, al capezzale di una bambina che aveva la febbre alta, troppo alta, e non si lamentava. I genitori, entrambi biologi, erano perplessi: i bambini, ancorché malati, non sono mai così inerti, senza riflessi…è colpa mia, si rattristava la madre, non dovevo metterla in cortile solo con la canottiera…pareva caldo…poi si avvicina alla piccola, le fa passare la mano sotto la nuca e rialza il capo: immediatamente, la piccola geme.

“Questa è meningite” afferma sicura “vado a chiamare il medico.” La risposta del medico fu un poema: “Dagli una bella Aspirina e prendine una anche tu, altrimenti viene a te la meningite.”

Disperata, un’idea le attraversa la mente (era il 1974): “ma non hanno messo quel nuovo servizio…come si chiama… ah sì, Guardia Medica”…elenco telefonico…dopo un quarto d’ora un giovanissimo medico varca la porta, visita la piccola, prende la febbre, compie anche lui la manovra del capo poi, sicuro: “E’ il primo caso che osservo, ma sono più che certo: è meningite o, comunque, infezione meningea.”

La bimba fu immediatamente ricoverata e la mattina seguente era già fuori pericolo: attendere la notte per il ricovero sarebbe stato, probabilmente, fatale (dissero gli infettivologi).

Ora voltiamo la pagina, e domandiamolo a voi – miseri saltimbanchi d’avanspettacolo di paese, che si fingono attori shakespeariani – a voi, che per mesi ci strapazzerete i cosiddetti con le vostre misere sparate, che altrettanto miseri giornalisti strombazzeranno sulle colonne dei quotidiani per far sembrare una cazzata più grande di un’altra, nello sciagurato spettacolo che ci offrirete in un’assurda campagna elettorale.

Non vi chiedo di pensare come pensano i grandi, poiché non ne siete capaci: perciò non vi chiederò di sanare il baratro che oramai separa come un vallo incolmabile la ricchezza ostentata, gravida di scempiaggini, urlata nel silenzio delle notti, esposta al ludibrio dei tanti…da coloro che vivono di poco, che ritagliano anche sul biglietto dell’autobus, che misurano il vino a tavola, quando non devono misurare anche il pane.

Non vi chiederò di stendere piani energetici credibili, impostazioni finanziarie meno disperanti, sovranità – territoriali, industriali, monetarie, culturali… – svanite…no, vi chiederò solo una cosa: vi siete accorti del danno provocato dalla gestione regionale della Sanità?

100 miliardi l’anno che svaniscono ogni anno come uno sciame di bolle di sapone…gli ospedali vengono ridotti, i reparti chiusi, i servizi decimati…mentre le uniche cose ad aumentare sono i costi per i cittadini ed il numero delle infezioni ospedaliere, dovute anch’esse a “risparmi” sulla sterilità dei mezzi impiegati?

E tutto questo per permettere ai vari Formiconi & similia di trascorrere dorate vacanze in barche da sogno o sulle nevi più gettonate, in club esclusivi, su isole irraggiungibili…tutto questo deve essere rubato sulla pelle della gente? Sei mesi d’attesa per un’ecografia, reparti inaccessibili, Guardie Mediche intasate, gente che aspetta in barella per ore nei Pronto Soccorso?

Chi di voi, in questa sfolgorante campagna elettorale, avrà il coraggio di alzarsi e dire: “E’ stato un colossale errore: abbiamo moltiplicato i costi per 20 e diminuito di 20 volte la nostra capacità di curare la popolazione. Perciò, con la prossima legislatura, la Sanità tornerà allo Stato, seguendo metodologie d’intervento già sperimentate in passato, che davano risultati sicuramente migliori.” Punto.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/12/sera-di-natale-in-italia.html

27.12.2017

Pubblicato da Davide

20 Commenti

  1. Questa storia e nuova solo a chi non ha avuto la fortuna di non chiedere mai aiuto al sistema sanitario nazionale. Per tutti quelli che invece hanno avuto bisogno di aiuto si possono ascoltare storie di ritardi e piccoli o grandi avventure. Il SSN è stato utilizzato come cavia di laboratorio per vedere quale è il livello di sopportazione degli italiani,che devo dire è molto alto, per effettuare una trasformazione in peggio senza perdere consensi. Purtroppo gli italiani sono come i topi li devi mettere con le spalle al muro per avere uno scatto di orgoglio, ma molti non ci si fanno mettere in un angolo semplicemente utilizzando il sistema del “conosco uno” che taglia code e a volte spese.
    Mi manca il dottor terzilli che alla domanda ” mettiamo un punto” lui rispondeva furbescamente “No tre!”…….

    • In tre ci si spezza la maggior parte dei nostri medici e infermieri. I trattati internazionali, i mercati , gli stati a noi concorrenti ,i media pagati, lavorano allo sfacelo del nostro Stato Sociale. Menti , persone ,gruppi minoritari lavorano per questo. Un gioelllo degno di noi cittadini Italiani, gente pragmatica atta al lavoro . Lavoro su cui è fondata la nostra Costituzione. Si è deciso che i nostri standard e i gli stipendi abdassero abbassati per toglierci una forza ingombrante e incontenibile. Una classe politica di incapaci ha avallato norme che di fatto violano la Costituzione. Chi ci ha venduto pagherà.

      • Cara mia non credo che riusciremo a vedere il pagamento degli sbagli come noi vorremmo che sia…. mi sa che ci si addice più l’ultima scena di mediterraneo ….. abbiamo provato a cambiare qualcosa ma non ce l’hanno permesso….comunque non dispero in un accidente che pigli chi diciamo noi!

  2. uomoselvatico70 uomoselvatico7

    Francamente io non lo so se l’avere una sanità più efficiente sia da considerarsi un grande dono, o una beffarda maledizione.
    In fondo nei paesi poveri dove la sanità fa schifo non vedi milioni di vecchi e infermi ridotti come dei vegetali agonizzare penosamente per decenni tra la vita e la morte per garantire stipendi a badanti, infermieri, e case di cura, come accade qui da noi.
    Diventare un morto vivente quasi vivo, e restare in quella condizione per un ventennio o più, è un discutibile “privilegio” riservato solo a chi vive nei paesi ricchi.
    ( Fatevi un giro per le case di riposo e capirete cosa intendo. )

    Cosa vuole dirci Bertani? Che se la sanità fosse più efficiente avrei molte più possibilità di campare fino a ridurmi a dover sopravvivere come la suocera di suo fratello di cui parla nell’articolo?
    E questa magari dovrebbe essere una speranza a cui ambire?

    A me pare più una minaccia .

    • Leggendo l’articolo di Bertani ho pensato esattamente quanto hai esposto nel tuo intervento. Penso però che siano due i temi a cui rivolgere l’attenzione: da un lato il diritto ad un’assistenza sanitaria degna di questo nome e dall’altro il diritto di decidere come mettere fine alla propria vita.

      • …far ritorno al creatore al momento ritenuto “giusto”…

        RITENUTO ???????
        GIUSTO ??????

        • “Far ritorno al creatore” è per me un modo di dire per esprimere il passaggio dallo stato di “essere” a quello di “non essere”. Per coloro che decidono di porre fine alla propria esistenza – era questo il contesto – esiste certamente il momento più appropriato, il momento che essi giudicano essere “giusto”. Nel caso, ad esempio, di una grave malattia inguaribile, può essere il momento in cui la persona interessata ritiene che non vi è più la qualità della vita. Ogni persona deve essere libera di decidere.
          Ho il sospetto che la morte lenta e penosa descritta dall’utente uomo selvatico sia riservata a noi “subalterni”, mentre gli appartenenti alle élite hanno altri mezzi.

    • Il tuo commento , triste, reale , affronta molte tematiche. Ĺa prima e più importante, riguarda il valore della vita di ogni essere umano sia giovane o vecchio. Un valore che l.’inciviltà montante cerca, con risultato ,di quantificare economicamente . Al ribasso. Per fare ciò è baststo attaccare e distruggere i tre pilastri che l’uomo ha eretto a sua difesa contro il male ,la miseria e l’egoismo. Essi sono strutture potenti, millenarie innate: religione, stato o comunità , famiglia. Ogni civiltà esprime la sua anima quando tutela l e rispetta a vita umana . I tempi e i modi possono cambiare, ma questo nucleo , questa essenza , non cambia.

  3. “E Dio creò il web. Dopo tre giorni, per punire gli uomini, creò i blogger”.
    Persone dotate di uno smisurato egocentrismo che scrivono articoli sui più svariati argomenti, ma che a leggerli ci si accorge che in realtà parlano di loro stessi, sempre e comunque.
    Non ce l’ho con qualcuno, sono tutti così.

    • Nessuno ti obbliga a leggere. Anche quando parlano “di loro stessi”, gli autori, quelli bravi, stimolano riflessioni che aumentano la consapevolezza.

      • Uno legge senza pregiudizi, e non può sapere prima di cosa parla l’articolo.
        2/3 del suddetto riguardano cose personali, che vivono tutti, ma solo pochi credono che possano interessare o affascinare qualcuno.
        Il resto sono considerazioni politiche di un populismo disarmante, che puoi ascoltare in qualsiasi bar di paese (i politici fanno la bella vita e la gente sta male), o che ” si stava meglio quando si stava peggio” perchè la sanità era più efficiente e si facevano le sfoglie con il mattarello.
        Ho criticato spesso la qualità dell’informazione su questo sito, noto comunque che ultimamente è piuttosto migliorata.

        • Mi riesce difficile credere che tu legga senza pregiudizi se allo stesso tempo fai affermazioni del tipo “Non ce l’ho con qualcuno, sono tutti cosi”. Inoltre non ci sono solo i contenuti, anche la forma, lo stile hanno un valore, per chi sa apprezzarli.

          • Ognuno ha i propri parametri di valutazione.
            Lo stile e la forma devono essere complementari alla utilità e alla sostanza dello scritto, che nel caso in questione, non vedo.
            Semmai ci vedo qualcosa di tragicomico, perchè in Italia la gestione delle emergenze è affidata al 118, e la guardia medica è un presidio nel quale ci si deve recare, e che il medico non può abbandonare per recarsi a domicilio.
            Ora, se nel 2017, una famiglia di sciagurati si rifiuta di chiamare il 118 e si ostina a chiamare un servizio che non c’è , perchè sogna di vivere ancora nei favolosi anni 70, la colpa sarebbe del sistema sanitario?
            Dov’è la sostanza?

          • Ma allora hai proprio preso una lente di ingrandimento (per poter criticare ad oltranza) :)…. Circa due anni fa la guardia medica ha fatto una visita a domicilio ad una mia conoscente, una volta alla domenica pomeriggio, una volta alla sera. Non so, ci saranno stati dei cambiamenti. Comunque … tanti auguri di buon anno, Senzanome!

    • E Tu,senza nome, che scrivi a fare?
      Sei anche tu un Blogger, sappilo.

      • Io commento ciò che leggo, non ho la presunzione di far sapere al mondo quello che faccio per tre quarti di un articolo con cui riallacciarmi, in due scarne rige, a problematiche generali, con considerazioni, tra l’altro, poco profonde.

  4. Caro Bertani, per noi, pubblico o privato non cambia nulla……a me questo hanno insegnato tutte le privatizzazioni di questi anni, i costi salgono e la qualità dei servizi scende sempre e comunque……….se in sanità sia “più meglio” il menefreghismo dei dipendenti pubblici o i protocolli ( protocolli che si applicano non per curare ma per massimizzare gli utili) dei privati……per me, pari sono e non mi ci perderei in una discussione………I politici hanno tante colpe ma non tutte le colpe, ed i cittadini non hanno sempre ragione a prescindere…….se manca la consapevolezza di ciò che è un servizio pubblico (chi lo paga, chi sono i datori di lavoro di chi vi opera) se l’arroganza, la prepotenza ed anche la maleducazione vengono condannate sempre e comunque in un civilmente corretto, che è anche peggio di quel politicamente corretto di cui tanto si ciancia, dagli stessi cittadini, anche quando vengono usati per pretendere, dal pubblico o dal privato, quanto ti spetta per diritto, quanto ti spetta per averlo già abbondantemente pagato per te ed anche per altri impossibilitati a contribuire………..ogni discussione diviene vana…………..basta entrare in un pronto soccorso per rendersi conto che l’ospedale lo abbiamo costruito, con le nostre tasse, perchè ci possano guadagnare lo stipendio (seppur basso) medici e paramedici , ma sopra tutto per arricchire i dirigenti……….e che i pazienti altro non sono che elemosinanti di cure.

  5. Nulla da eccepire…
    Ma sul Sistema Sanitario Regionale il problema è che ci mangiano non soltanto Formiconi e i suoi indegni omologhi Presidenti di Regione (o “governatori”, come amano provincialmente farsi chiamare, all’americana): ci mangia tutta la casta medica con famiglie annesse, dirigenti con famiglie annesse ecc. ecc. ecc.
    Alla fine è sempre la stessa storia: la Politica non fa altro che coltivarsi le proprie clientele, soprattutto quelle altolocate che poi sanno anche istruire il popolino bue su come votare. Non per niente l’ignobile Totò Cuffaro è, guarda un po’, un medico così come sua moglie e una larga fetta dell’Assemblea Regionale Siciliana era ed è composta da medici…
    Poi certo, i medici che stanno in fondo alla scala gerarchica si faranno anche il mazzo, ma la Casta in camice bianco è una cricca uguale e peggiore rispetto a tante altre. E con un potere immenso. E a questa casta il Sistema Sanitario REGIONALE conviene eccome.

  6. Ah… Lo “Stato” (ma esiste lo Stato in itaglia?) sarebbe più efficiente delle Regioni ? Come no?