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RISPOSTA A MILENA GABANELLI

DI PAOLO BARNARD

Sono Paolo Barnard. Rispondo innanzi tutto agli spettatori di Report, che assieme a tanti altri italiani meritano verità, onestà, e finalmente pulizia in questo Paese. Poi anche alle righe della signora Gabanelli postate ieri alle ore 21,16.

Mi spiace che alcuni di voi si siano ritenuti soddisfatti dalle parole dell’autrice di Report, che non ha risposto a nessuno dei punti cruciali, a nessuno dei gravissimi fatti.

Milena Gabanelli scrive:

Per quel che riguarda la questione legale che lo coinvolge, sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua (di Barnard, nda) in caso di soccombenza. Non saprei che altro fare”.Quell’atto esiste solo nella fantasia della signora Gabanelli. Né io, né il mio legale Avv. Pier Luigi Costa di Bologna, ne abbiamo mai ricevuto una copia. Inoltre l’affermazione della sua esistenza da parte dell’autrice di Report è pienamente contraddetta dagli atti processuali da me resi pubblici, ove si legge: “Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: “Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l’Illustrissimo Tribunale adìto voglia:…porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria…”.

Confermato di recente da: Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: “la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005…”.

La generosa offerta della Gabanelli non esiste, e sarebbe comunque stata una vergogna, un tentativo di tacitare me mentre lei poteva di fronte ai suoi datori di lavoro mostrarsi pienamente in accordo con la loro sciagurata politica nei mie confronti. Che è quello che ha fatto e controfirmato in ogni atto processuale.

Milena Gabanelli scrive:
Gli autori furono messi a conoscenza della questione e tutti decisero di continuare “l’avventura” con Report.

Non è vero. Esistono redattori pronti a testimoniare di non aver mai sentito Milena Gabanelli pronunciare quell’avvertimento, soprattutto quando sollecitata a chiarire questioni in merito. Di sicuro non lo fece mai in mia presenza. Io non fui mai posto di fronte a una simile bivio, al contrario, mi fu sempre detto di stare tranquillo.

Milena Gabanelli scrive:

E’ bene sapere che quando si va in giudizio ognuno risponde per la parte che gli compete: gli autori rispondono del loro pezzo, la sottoscritta per tutti i pezzi (in qualità di responsabile del programma), la rai in quanto network che diffonde la messa in onda. Qualora il giudice dovesse stabilire che c’è stato dolo da parte dell’autore, a pagare saranno tutti i soggetti coinvolti (la rai, la sottoscritta, l’autore).”

Che a pagare possano eventualmente essere tutti non è in discussione, signora Gabanelli. Che lei e la RAI tentiate di mandare al macello uno solo, cioè Paolo Barnard, l’anello più debole della catena, e che vi siate lungamente accaniti in ciò come dimostrano i documenti processuali sopraccitati, e che la RAI abbia addirittura tentato di rivalersi su di me anche fuori dal processo, è ben altra cosa. Lascio ogni giudizio sulla sua condotta ai suoi spettatori. E taccio qui sul dolore personale che ho subito. Non è questo il contesto.

Milena Gabanelli scrive:

Certo, se su ogni puntata vieni trascinato in tribunale, alla fine può darsi che lasci la partita perchè non riesci più a reggere fisicamente. Ma questo non è colpa della rai di turno, bensì di un sistema giudiziario

No, la RAI ha responsabilità pesanti, nell’abbandono dei giornalisti collaboratori che tanto hanno fatto per i suoi palinsesti, come nel caso in oggetto. Noi ‘esterni’ siamo quelli col coraggio, quelli che lavorano dieci volte gli altri, quelli senza stipendio, quelli che non confezionano le narrative false dei TG1, TG2, TG3, che non sono pagati mensilmente per “rendere plausibile l’inimmaginabile” presso gli italiani. Noi siamo quelli usati e cestinati al primo problema. Io sono giornalista e prima di ogni altra cosa punto il dito verso il mio editore e i miei capi, e ne pagherò i prezzi. Lei Milena Gabanelli dovrebbe fare la stessa cosa e pubblicamente, per il bene del giornalismo italiano, se lei ne avesse il coraggio.

Milena Gabanelli scrive:

Paolo Barnard. E’ un professionista che stimo molto, ma purtroppo l’incompatibilità ad un certo punto era diventata ingestibile, e così a fine 2003 le strade si sono separate.”

Non è vero. La mia separazione dalla gente di Report fu a causa di una sordida storia di inumanità e di viltà che con questa mia denuncia non ha nulla a che fare. Mi addolora ancora di più che Milena Gabanelli la citi qui, del tutto fuori contesto.

Milena Gabanelli scrive:

Il lavoro che io e gli altri colleghi di report abbiamo deciso fin qui di fare non ce lo ha imposto nessuno. E’ un mestiere complesso che comporta molti rischi, anche sul piano personale. Si può decidere di correrli oppure no, dipende dalla capcità di tenuta, dal carattere e dagli obiettivi che ognuno di noi si da nella vita. Il resto sono polemiche che non portano da nessuna parte e sottragono inutilmente energie.”

Come dire ‘Se Paolo Barnard non ha i cosiddetti, cambi mestiere e non ci faccia perdere del tempo’. Non mi risulta che Bernardo Jovene, Sabrina Giannini, Stefania Rimini o altri a Report siano stati abbandonati come me, che la RAI e Milena Gabanelli si stiano accanendo in un’aula di tribunale per scaricargli colpe non loro, che la RAI li stia minacciando con ulteriori accanimenti legali, e che Milena Gabanelli sia rimasta zitta per 4 anni di fronte a una vergogna simile perpetrata nei loro confronti.

Milena Gabanelli, con le sue righe, tipicamente sguscia da una situazione indecente senza prendere una posizione morale, senza quel ‘coraggio’ che l’ha resa famosa, avallando di nuovo ciò che lei stessa e la RAI mi stanno facendo. Avallando oltre tutto il peggior precariato nel giornalismo (sic).

In questo modo prolifera la censura da me denunciata, che così tanti colleghi finiscono per subire, una censura che sottrae a voi spettatori, a voi, il diritto di sapere quello che gli avvocati da una parte o dall’altra non vogliono che voi sappiate.

Ci sono cose, signora Gabanelli, su cui si deve prendere posizione, costi quel che costi. Io lo faccio qui e ora e le dico: Lei e la RAI siete responsabili di una condotta ignobile, troppo diffusa fra gli editori di questo povero Paese. Lei più della RAI, perché lei dovrebbe essere il volto del ‘coraggio televisivo’ per definizione.

Verrò travolto dalle vostre querele, a tutela del vostro ‘buon nome’, ma ho deciso di mettermele alle spalle. Io prendo posizione di fronte a questa censura con cui lei Gabanelli è in palese collusione, e il mio coraggio è comunque una piccola cosa, perché c’è chi ha preso posizione di fronte a una camera di tortura in Cile o di fronte a un Merkava in Palestina. Il vero coraggio è loro, non mio.

Né lei né la RAI mi zittirete mai.

Paolo Barnard
11.02.2008

Pubblicato da God

  • lino-rossi

    non si diceva un tempo che la miglior difesa è l’attacco (intelligente)?
    si prende la bandiera della libertà di scelta terapeutica e si avanza.
    Kremer
    http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_rivoluzione_silenziosa_della_medicina_del_cancro-dellaids.php
    Pauling
    http://www.roccomanzi.it/imp-vitaminerali/SCIENZIATI/scienziati-docu/pauling/pauling-gen/pauling-gen.htm
    Lezaeta
    http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__la_medicina_naturale_alla_portata_di_tutti.php
    e via.
    non è ululando alla luna che si ottiene qualcosa ma togliendo i viveri (clienti) a big-pharma senza attaccarla frontalmente.

  • clausneghe

    Il fatto veramente notevole è che la Rete si propone come vero strumento chiarificatore molto più efficace e potente della obsoleta confusionaria Tv.
    Prova ne sia che contendenti di prestigio come Barnard e Gabanelli tengano sui Blog la loro tenzone,che non è “singolar” ma interessa tutti.

    Solidarietà al coraggioso Paolo Barnard,io esprimo. clausneghe

  • edo

    difficile esprimere più che solidarietà, ma in questo contesto, purtroppo e tristemente, credo che non si possa fare di più.

  • mat612000

    A parte la mia solidarietà al giornalista citato in giudizio e la riprovazione del comportamento della RAI nella vicenda (espressione lampante dell’italianissimo scaricabarile), io vorrei però far presente che tutta la vicenda s’inserisce nella più ampia gestione giudiziaria delle querele per diffamazione e delle richieste risarcitorie intentate dagli asseriti diffamati.
    Nei Tribunali delle principali città dove risiedono gli editori e i giornali a tiratura nazionale o diffusi in altro modo vi sono intere sezioni che, praticamente, si occupano solo di quello.
    Per alcuni personaggi pubblici o pseudo tali, i risarcimenti, in tal modo rastrellati sono diventati una sorta di reddito parallelo a quello ufficiale, una vera e propria rendita.
    E’ sufficiente che una notizia, anche insignificante, sia pubblicata in modo impreciso senza alcun intento diffamatorio, che scatta il meccanismo del rastrellamento di risarcimenti.
    Si citano a tappeto, giornali, giornalisti, editori nella convinzione, purtroppo spesso confermata nella prassi giudiziaria, che tanto qualcuno “nel mucchio” pagherà, in tal modo si rastrella qualche decina di migliaia di euro, si pongono in parte o in toto le spese dell’azione giudiziaria a carico di chi è stato citato e s’intasca il bottino.
    Il problema nel caso specifico è il comportamento della RAI, più in generale è quello della gestione giudiziaria di tali processi.

  • bpietro

    Ci vorrebbe poco per limitare quelli di ‘querela facile’, perché come sta oggi, loro non rischiano quasi niente (a parte controquerela). Adesso tu mi quereli, se perdo ti pago milioni di risarcimento, se vinco, tu paghi le spese processuali. È una disparità grossolana. Una idea che ha scritto Marco Travaglio (se non sbaglio) tempo fa era:
    mi quereli per 10 milioni, se perdo, li pago io a te, se vinco, li paghi tu a me. Semplice e lineare.

  • olga

    mi sembra una grandissima idea……
    sottoscrivo

  • Tao

    Barnard solleva una questione etica importantissima, che investe un livello “universale” che va ben oltre la specificità del suo caso particolare qui riportato.

    La ( pur teorica ed ipoteticamente supposta tale ) libertà d’ informazione, infatti, viaggia a braccetto con la possibilità che non sia sempre e solo “la ruota più debole del carro” ad essere fatta carne da macello di fronte alla tutela dei vari interessi: interessi del querelante, che avendo probabilmente una Multinazionale alle spalle ha gioco facile nel perpetrare una causa civile ( infatti quand’ anche perda, avrà comunque nel frattempo messo fuori gioco “economicamente” l’ avversario debole, che dovrà difendersi in una causa sicuramente “tirata per le lunghe” dagli stessi querelanti, che mirano proprio a questo … )

    … e interessi dell’ Ente/Azienda, che ha tutto il vantaggio a non assumere più dipendenti, ma a formulare solo contratti di “collaborazione” per gli enormi vantaggi che tale formula offre: il collaboratore generalmente è proprio quello che “si sbatte di più” sia per mantenere il posto, posto garantito invece al dipendente, sia perchè molto probabilmente è meno pagato; a differenza del dipendente non è coperto in casi come questo ( e quindi costituisce un minor rischio per l’ azienda e verrà più facilmente delegato ad essere “mandato allo sbaraglio” ) ed il suo lavoro sarà altrettanto buono ( se non superiore ) a quello fornito dal dipendente ( tanto è vero che la Rai addirittura manda in replica il servizio in questione … )
    ( E poi scusate, che differenza c’è, anche in termini di “responsabilità legale”, tra un servizio “realizzato” dal giornalista dipendente e quello “acquistato” dal collaboratore free-lance, una volta che sia passato al vaglio della superiore direzione dell’ Azienda, cui COMUNQUE dovrà sottostare ??? )

    … Fin troppo inutile dire quindi che su questo aspetto la legislazione è assolutamente ( e volutamente ) carente, e vengono fin troppo spontaneamente in testa le immagini di persone recentemente “bruciate” in modo diverso ma non sostanzialmente dissimile ….

    ………………………………………………….

    La Gabanelli replica in modo corretto ma sostanzialmente formale, ribadendo in modo laconico quelle che sono le modalità dell’ Azienda e le clausole contrattuali ….

    E se anche si impegna in prima persona offrendo generosamente solidarietà e sostegno economico al collega ( cosa peraltro smentita dallo stesso Barnard in questa sede ), avremmo forse preferito un approccio un po’ più “sanguigno” e meno laconico alla tematica sollevata da Barnard, tematica che riguarda l’ intero mondo del giornalismo d’ inchiesta del quale la stessa Gabanelli fa parte, pur avendo la fortuna di non doverne appartenere in qualità di “collaboratore free-lance”.

    Bruno Fontanesi
    Fonte: http://brunotto588.blog.espresso.repubblica.it/
    Link: http://brunotto588.blog.espresso.repubblica.it/il_linguaggio_dimenticato/2008/02/la-mia-opinione.html
    12.02.08

  • mat612000

    Beh, insomma, Travaglio ogni tanto ha delle uscite un po’ “facilone” tipo questa.
    Il principio ipotizzato sarebbe in contrasto con ogni più elementare regola di diritto (l’azione giudiziaria in sè non può essere considerata come un evento dannoso e fonte di risarcimento del danno) pena la violazione dell’art. 24 Cost.
    Secondo me basterebbe una gestione diversa di questo tipo di cause da parte dei giudici.

  • tonipos

    Milena Gabanelli, se è realmente la donna “con le palle” che ha dato di intendere nelle varie trasmissioni di Report e se è un essere umano, prenda posizione contro la RAI a difesa del suo collega. Si dimetta o non si faccia mai più vedere in TV.
    Personalmente Report lo eviterò come la peste: fuori Barnard, verrà redatto inevitabilmente da gente falsa…

  • bj

    ma come possiamo, veramente, effettivamente, aiutare Paolo Bernard? Diffondere la notizia che anche la Gabanelli, purtroppo, è solo un altro elemento di un ingranaggio marcio, mi sembra tristemente poco…

  • IVANOE

    La questione di cui sopra non fa altro che confermare quanto avevo intuito e percepito.
    Report è una fabbrica degli scandali strategicamente organizzata dalla rai e dai poteri forti per convogliare e analizzare il malcontento ed utilizzarla ( non si sà per quanto ) come valvola di sfogo;
    La gabanelli non può essere che uno scagnozzo/dipendente di questa organizzazione.
    Perchè la domanda che uno si è fatto dopo tanti anni di denunce, super scandali mossi dalla gabanelli & company : cosa è successo ? quanti sono stati mandati nelle patrie galere ? Nessuno e niente è successo.
    Troppi sono i falsi santoni che fanno la parte dei capo-popoli e invece sono i cani da guardia delle pastete affaristiche e politiche.
    Ma pensate veramente che in italia qualcuno possa fare e dire quello che vuole ?
    Falcone e borsellino insegnano qualcosa no ?

    Saluti

    Ivanoe

  • pierodeola

    Ho chiesto alla Gabanelli,nella mia ultima,di spiegare chi è il bugiardo.
    Non avendo ricevuto una risposta,ritengo che la bugiarda sia lei.
    Che non si presenti piu’inTV a fare la moralista;appartiene agli onesti come il nano d’Italia.