Rise and Kill First: la storia segreta delle uccisioni mirate di Israele

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DI TYLER DURDEN

zerohedge.com

Per anni, molti  – prontamente bollati come complottisti – hanno ipotizzato che quando si tratta di raggiungere obiettivi illegali, come, ma non solo, creare false flag ed omicidi politici, pochi sono abili ed operosi come CIA e Mossad. Soprattutto il secondo.

Solo che, come spesso accade, la maggior parte (se non tutte) tali “teorie della cospirazione” risultano veritiere. In questo caso sono venute a galla grazie al lavoro di Ronen Bergman, giornalista investigativo israeliano. Il suo libro appena pubblicato, “Rise and Kill First: la storia segreta delle uccisioni mirate di Israele”, riporta in dettaglio alcuni di questi piani israeliani, come l’assassinio del leader palestinese Yasser Arafat, che includeva un complotto per far esplodere aerei passeggeri e stadi di calcio.

Ronen Bergman, corrispondente dell’intelligence per il giornale Yediot Aharonot, ha convinto molti agenti del Mossad, dello Shin Bet e dell’esercito a raccontare le proprie storie, ed alcuni di loro hanno anche usato i propri veri nomi.

Il risultato è il primo sguardo completo sull’uso degli omicidi di Stato da parte di Israele.

Un estratto dal libro, pubblicato sul NYT, spiega che quando l’ex primo ministro israeliano Ariel Sharon era ministro della difesa, ordinò all’esercito di abbattere un aereo passeggeri che trasportava centinaia di innocenti e su cui si pensava fosse Arafat, all’epoca presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Alla fine il piano venne cancellato, ma si dice fosse solo uno dei tanti per assassinare il leader palestinese.

Bergman ha parlato con centinaia tra funzionari dell’intelligence e della difesa ed ha studiato documenti classificati, i quali hanno rivelato una “storia nascosta, sorprendente anche nel contesto della già feroce reputazione di Israele”.

“Ho scoperto che dalla seconda guerra mondiale Israele si è servita di uccisioni mirate più di qualsiasi altro paese occidentale, in molti casi mettendo in pericolo anche la vita dei civili”, scrive freddamente Bergman, scatenando una nuova serie di teorie della cospirazione, molte delle quali verranno sicuramente accertate.

In un altro tentativo di omicidio nell’ottobre 1982, il Mossad mise gli occhi su un aereo che trasportava 30 bambini feriti, vittime del massacro di Sabra e Shatila da parte delle Falangi in un campo profughi palestinese in Libano.

Secondo il libro, Tsomet, l’unità del Mossad che recluta risorse all’estero, aveva l’informazione che Arafat avrebbe preso un aereo da Atene al Cairo. Caesarea, l’unità addetta alle uccisioni mirate, inviò due agenti ad attendere all’aeroporto di Atene. Vennero anche allertati dei caccia F-15. Alla fine il Mossad si rese conto che l’uomo non era Arafat, ma suo fratello – che stava portando al Cairo bambini palestinesi feriti per cure mediche.

Come spiega Bergman, lui sentì parlare per la prima volta di quel piano nel 2011, ma la sua fonte gli fece promettere di aspettare fino a quando una seconda persona non si fosse fatta avanti con la storia. In un altro caso dettagliato nel libro, dei caccia circondarono un volo commerciale dalla Giordania alla Tunisia, mentre in un altro incidente interruppero le comunicazioni di un Boeing 707, riferisce Haaretz.

La propensione del Mossad è quella di coprire un singolo assassinio uccidendo dozzine di vittime innocenti. C’è però una rivelazione ancor più bizzarra.

Bergman scrive di un tentativo di omicidio ispirato al film The Manchurian Candidate. Secondo quanto riferito, gli israeliani cercarono di trasformare un prigioniero palestinese in un assassino addestrato. L’unico problema è che la cosa si ritorse contro, quando, cinque ore dopo esser stato rilasciato, il prigioniero si costituì alla polizia e raccontò tutto.

Poi il semplice omicidio di massa: un altro piano era quello di eliminare tutta la leadership OLP mettendo bombe all’interno di uno stadio di Beirut, dove il gruppo stava pianificando di celebrare l’anniversario della loro prima operazione contro Israele. Secondo il libro, gli israeliani misero anche delle auto piene di esplosivi all’esterno dello stadio, destinate a detonare pochi minuti dopo la prima esplosione, per colpire i sopravvissuti mentre cercavano di scappare.

L’operazione venne annullata all’ultimo minuto, dopo che un gruppo di ufficiali ed il ministro della difesa ne chiesero l’aborto.

“Non potete far saltare in aria un intero stadio”, ricorda un ufficiale di aver detto all’allora primo ministro Menahem Begin. “Il mondo intero ci darà contro”.

Intelligente.

Nel frattempo, la vendetta di Israele contro Arafat andava avanti e nell’82 Sharon creò una task force chiamata Salt Fish per eliminarlo. Nominò degli esperti in operazioni speciali: Meir Dagan, che in séguito divenne capo del Mossad, e Rafi Eitan, al tempo consigliere del ministro della Difesa in materia di antiterrorismo. Il gruppo pensò persino di uccidere dei giornalisti israeliani che stavano per intervistare Arafat in Libano, convinti che, sì, valeva la pena portare avanti un’operazione del genere. Il Mossad però perse il gruppo durante l’incontro.

“La sensazione era che fosse qualcosa di personale per Sharon”, ha detto a Bergmen il generale David Ivry, l’allora comandante dell’aeronautica.

Si può capire il perché.

Nonostante i loro migliori sforzi, Arafat continuò a sfuggire agli implacabili tentativi di assassinio del Mossad, non per bravura ma per destino.

Uzi Dayan, comandante dell’operazione, ha detto a Bergman che Arafat si è salvato per due motivi: “la sua incredibile fortuna e me”.

Ha spiegato che non voleva che dei civili venissero uccisi in un assassinio, scontrandosi con Eitan sull’argomento, furioso per le occasioni mancate. Dayan nascose persino delle notizie ad Eitan per prevenire vittime civili.

    Eitan era solito ricordare a Dayan che non aveva l’autorità per decidere se sganciare una bomba o meno. Ma Dayan trovò comunque il modo di intervenire nel processo decisionale. “Tutto quel che dovevo fare era segnalare quando l’obiettivo era maturo dal punto di vista dell’intelligence”, ha detto. “Quindi da quel momento in poi, ogni volta che sapevamo che il bombardamento avrebbe portato a numerose vittime civili, riferivamo che l’obiettivo non era maturo”.

Sulla base di 1.000 interviste e migliaia di documenti e con oltre 600 pagine, il libro fa capire che Israele ha scelto la via degli omicidi piuttosto che quella della guerra: meglio uccidere una mezza dozzina di scienziati nucleari iraniani, ad esempio, piuttosto che lanciare un attacco militare. Suggerisce con forza inoltre che Israele ha fatto fuori Arafat con l’avvelenamento da radiazioni, un atto che i suoi funzionari hanno costantemente negato.

* * *

Ma non solo Arafat. Dentifrici avvelenati che impiegano un mese ad uccidere il bersaglio. Droni armati. Cellulari che esplodono. Pneumatici di scorta con bombe telecomandate. Assassinare scienziati nemici e scoprire amanti segrete dei leader spirituali islamici: queste le tecniche usate da Israele per eseguire almeno 2.700 assassinî nei suoi 70 anni di esistenza. Anche se molti non sono andati in porto, la loro somma è ben superiore a quella di qualsiasi altro paese occidentale, dice il libro.

Bergman, autore di diversi libri, dice anche che i servizi israeliani hanno cercato di interferire col suo lavoro, tenendo una riunione nel 2010 su come interrompere la sua ricerca ed esortando ex dipendenti del Mossad a non parlare con lui.

Ha anche affermato che Bush ha adottato molte tecniche israeliane dopo l’11 settembre, e che Obama ha lanciato diverse centinaia di uccisioni mirate.

Bergman solleva preoccupazioni morali e legali provocate dagli omicidi di Stato, inclusa l’esistenza di sistemi legali diversi per gli agenti segreti e per il resto di Israele. Ma dice che le operazioni, per la maggior parte, hanno raggiunto i propri obiettivi. Molti dicono che la barriera costruita lungo e dentro la Cisgiordania ha fermato gli assalti contro i cittadini israeliani nei primi anni 2000: egli sostiene invece che ciò che ha fatto la differenza è stato “un massiccio numero di uccisioni mirate”.

Una delle fonti più importanti di Bergman è stata Meir Dagan, recente capo del Mossad per otto anni, scomparso all’inizio del 2016. Verso fine carriera, Dagan litigò con Netanyahu sul lancio di un attacco militare contro l’Iran. Netanyahu disse che tecniche di intelligence come la vendita delle parti difettose del paese per i suoi reattori – cosa che Israele e Stati Uniti stavano già facendo – non erano sufficienti.

Infine, potremmo dover aspettare la seconda parte del libro per sapere quante delle altre operazioni clandestine del Mossad che hanno portato ad un'”enormità di vittime civili” – con diversi importanti esempi di rilievo che mi sono venuti in mente – non sono state fermate.

 

Fonte: www.zerohedge.com

Link: https://www.zerohedge.com/news/2018-01-25/explosive-allegation-israel-planned-blow-passenger-plane-arafat-assassination-plot

25.01.2018

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

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