Riforma del Catasto, Draghi non ferma il Grande Reset nemmeno in tempo di guerra

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Alcuni giorni fa, in commissione Finanze della Camera sono stati bocciati, con 22 voti a favore e 23 contrari, due emendamenti sul catasto presentati da Alternativa. “O si approva o l’esecutivo non va avanti”, ha intimato la settimana scorsa la sottosegretaria al Mef, Maria Cecilia Guerra. Passa così una riforma centrale per il governo di Draghi.

Di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani), ComeDonChisciotte.org

Solito teatrino, solita maggioranza che fa finta di spaccarsi e solito risultato per gli italiani: più tasse da pagare. In un paese, il nostro (dati del 2019), dove al netto del sommerso e dell’economia illegale, pari al 12% del Pil, ovvero 215 miliardi di euro, la pressione fiscale raggiunge il 48,2% (+5,8 punti percentuali rispetto a quella ufficiale), che ci pone nel confronto europeo al 1° posto [1] – anche in tempo di pandemie e guerre, il “leitmotiv” della politica fiscale dei nostri governi non cambia: tasse, tasse e tasse!

Del resto, se nel 2012 abbiamo accettato che i nostri rappresentanti in Parlamento su espressa volontà dell’allora governo presieduto da Mario Monti, inserissero in costituzione il “folle” principio di politica economica del “pareggio di bilancio”,  la strada che ne consegue non può essere che quella di un perenne aumento del prelievo dai nostri risparmi.

Peccato che tale “perenne” (mi riferisco al continuo aumento del prelievo fiscale), non sia contemplato né dagli Dei dell’economia che, tanto meno dalla matematica.

Se, è tanto vero quanto lapalissiano, che è lo Stato che ci consente di risparmiare, è altrettanto logico che se lo Stato prosciuga sempre di più i nostri risparmi, questi un giorno – più o meno lontano – arriveranno a zero. Ed è proprio questo l’obiettivo del Grande Reset: togliere completamente dalla disponibilità della maggioranza, la moneta.

Resta da capire come riusciranno a tenerci tutti a bada. A tal proposito, soluzioni combinate come una moneta digitale per ottenere un reddito di sopravvivenza, solo per chi rispetta le regole ed i dettami dei “potentati”. Il “Green pass” è già un buon test per il presente e per l’immediato futuro che ci aspetta.

Ma torniamo alla riforma del Catasto e a quel poco che sappiamo, o meglio che ci fanno sapere. Mentre Draghi, tra sorrisetti e sarcasmo ci dice che non ci saranno più tasse per gli italiani – parte della sua maggioranza afferma invece che non sarà così.

Quello che è certo, è che il monitoraggio del patrimonio edilizio partirà senza problemi, le case fantasma saranno censite, e quelle con rendite non collegate ai valori di mercato, rivalutate. Un lavoro che durerà quattro anni e che metterà in mano al governo del 2026 il pulsante da schiacciare per colpire la proprietà immobiliare.

Il rischio che complessivamente le tasse sulle case aumentino diventa concreto con le parole del vicepresidente della Commissione finanze e responsabile fisco della Lega Alberto Gusmeroli [2] – il quale dopo la bocciatura ha spiegato che: “con la riforma del catasto a valore di mercato, ci saranno più tasse per tutti gli italiani e sulle compravendite anche delle prime case. Non solo: anche Isee più alto e quindi tante famiglie non più esenti o che pagheranno di più servizi come asilo nido, mensa, scuolabus e assistenza domiciliare”.

Salvo poi, a completa recita del copione per la parte del Carroccio, rilevare l’intervento del sottosegretario leghista al Mef Federico Freni, per rassicurare Draghi sulla tenuta del governo: “Avremmo preferito evitare una polemica dispendiosa sul tema del catasto, ma a prescindere dal voto di oggi la Lega garantisce e rinnova il suo pieno appoggio al governo. Nessuna rottura, meno che mai sulla delega fiscale”.

Insomma, siamo al gioco delle parti per chi debba posizionarsi in seconda fila nel ricevere gli schiaffi degli elettori.

Sebbene, come abbiamo ascoltato dalle parole di Mario Draghi (video sopra), da Palazzo Chigi continuino a sostenere che l’intervento sarà puramente ricognitivo senza prevedere cambi fiscali, a tradirsi è la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra, che ammette come nel 2026, con i nuovi valori catastali, è impossibile prevedere che il governo che sarà in carica in quel momento non decida di rivedere il sistema di prelievo [3] – «nessun governo sano di mente oggi può decidere come saranno usati questi dati nel 2026» dice il sottosegretario all’Economia. Salvo poi correggere il tiro, sempre per confondere le acque, paventando che un eventuale cambio del sistema fiscale non danneggerebbe gli italiani ma, a suo dire, permetterebbe alla maggior parte dei cittadini di pagare di meno.

«Secondo i conti» con una revisione degli estimi catastali oggi «squilibrati e iniqui», la «maggioranza degli italiani pagherebbe meno» e chi ha «maggiore concentrazione ricchezza pagherebbe un pò di più» se ha visto crescere il valore del suo immobile. Così la sottosegretaria al Mef Maria Cecilia Guerra a Radio 1 sulla riforma del catasto, ribadendo che i dati saranno pronti solo a fine 2025 e l’eventuale decisione in materia fiscale sarebbe nelle mani dei futuri governi a partire dal 2026.

In poche parole la “favola” che ci raccontano sarebbe: la maggioranza degli italiani pagherebbe di meno ma lo Stato incasserebbe complessivamente di più, stante il fatto che tutta la differenza ce la metterebbero i ricchissimi, dopo di che arriverà anche il “Principe Azzurro”.

Ieri 9 marzo è arrivato Claudio Borghi dalle pagine del suo profilo Facebook ad aggiungere un tassello su quelle che sono le reali intenzioni di Mario Draghi sulla riforma del Catasto:

 

 

“Fine delle bugie” scrive Borghi, a detta sua sarebbe chiara l’intenzione nascosta dietro a questa riforma: recuperare dalle tasche degli italiani 30 anni di tasse non pagate sulle case.

Non so a voi, ma a me tutto questo teatro per programmare tasse per il 2026, pur avendo alcune proprietà immobiliari, mi lascia indifferente. Pensando che siamo nel 2022 e che il governo a detta di tanti del “migliore”, nonostante una distruzione economica evidente, due anni di lockdown e restrizioni varie per una pandemia la cui verità ancora deve essere scritta ed un conflitto in corso a due passi da noi, di tasse agli italiani, in modo surrettizio, ne ha aggiunte già abbastanza. Basti pensare al raddoppio delle bollette e al prezzo della benzina che ha sfondato la soglia dei 2 euro.

Si, cari amici, nell’Europa della grande moneta euro, quella moneta che ci avrebbe preservato da ogni tipo di catastrofe e nessun acquisto di prodotti le sarebbe stato precluso, petrolio in primis…. oggi alla pompa non sono sufficienti 2 euro per un litro di benzina.

Dovreste sapere, che in uno dei paesi più poveri al mondo, il Burundi, chi può permettersi di andare con la propria auto a fare il pieno al distributore, per un litro di benzina deve sborsare la bellezza di 2400 Franchi del Burundi, che udite bene, trasformati in quella che è la “fantastica” valuta denominata Euro corrispondono ad 1,1 (euro).

Dove sono tutti coloro che per anni ci hanno urlato in faccia che in caso di ritorno alla Lira non ci avrebbero più venduto il petrolio? Ora la Lira non sarà il dollaro, ma neanche il Franco del Burundi.

Va bene dai, vi diranno che i petrolieri arabi sono amici ed amano follemente lo Stato del Burundi tanto da concedergli uno sconto del 50% sul prezzo e magari qualcuno di voi ci crederà anche, tanto favola più favola meno, visto che ormai crediamo a tutto.

Da economista, azzardo, sono talmente tante le sofferenze che ci aspettano a breve, che veramente, se non cambiamo in modo radicale e velocemente il nostro sistema-paese, vedrete che nel 2026 saranno pochissimi ad aver il problema di dover sborsare un importo maggiore di IMU.

Di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani), ComeDonChisciotte.org

NOTE

[1] Analisi della pressione fiscale in Italia, in Europa e nel mondo – Struttura ed evoluzione dei principali indicatori di politica fiscale | Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti (fondazionenazionalecommercialisti.it)

[2] Riforma del catasto, ormai è deciso: più tasse sulla casa – Il Tempo

[3] Catasto, altro che niente nuove tasse. Così la sottosegretaria Guerra si tradisce – Il Tempo

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