RICOSTRUIRE LA STORIA: APPELLO ALLA GENERAZIONE X

Critica al sistema globale.

RICOSTRUIRE LA STORIA: APPELLO ALLA GENERAZIONE X

Di Tiziano Tanari per ComeDonChisciotte.org

Le 7 generazioni:

  1. Founders/Matures/Tradizionalisti: (≤ 1924 - 1945): Nati prima o durante la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale.
  1. Baby Boomers: (1946 - 1964): Nati nell'esplosione demografica del dopoguerra.
  1. Generazione X: (1965 - 1980): Cresciuti tra l'analogico e il digitale, con forte indipendenza.
  1. Millennials (Generazione Y): (1981 - 1996): I primi a crescere con la tecnologia digitale.
  1. Generazione Z (Zoomers): (1997 - 2012/2013): Nativi digitali, cresciuti con Internet e gli smartphone.
  1. Generazione Alpha: (2013 - 2024): La prima generazione interamente nata nel XXI secolo.
  1. Generazione Beta: (dal 2025): La generazione che sta iniziando ora, con un futuro digitale.

La Storia è a un bivio: continuare a sviluppare gli attuali modelli economici e culturali, in un contesto politico e geopolitico pericolosamente conflittuale e privo di ogni riferimento istituzionale, dove poteri sovranazionali pare che abbiano come unico obiettivo predominante il potere e il controllo totale della società oppure..…..rimettere tutto in discussione in modo radicale e rivoluzionario.

Questa seconda ipotesi, a parere di chi scrive, è una necessità vitale per il futuro dell’intera umanità in quanto, al tempo attuale, quasi tutto quello su cui la storia e le tradizioni si sono sviluppate è basato su fondamenti privi di qualsiasi riferimento storico attendibile, affidabile, certo. Tutta la storia passata ci testimonia che la sua evoluzione è stata costruita soprattutto sulla base di processi egoici dove interessi particolaristici o brama di potere ne costituivano il motore trainante; questo ha comportato la creazione di ideali e modelli sociali e culturali basati sulla menzogna e la mistificazione, quasi mai con spirito di verità e giustizia.

Falsità e manipolazione sembrano, oggi più che mai, l’unico metodo di informazione e formazione delle nuove generazioni unito a forme estremamente invasive di alienazione di massa che tanti danni hanno già creato alle generazioni adulte. Questo è il punto: dopo secoli di manipolazione del potere e condizionamenti indotti, siamo arrivati, in larghissima parte della popolazione mondiale, a consolidare, grazie anche ai media supportati da una tecnologia che si sta sviluppando in modo esponenziale e sempre più invasivo, un livello di profonda alienazione, che potrebbe diventare forse irreversibile.

Le generazioni adulte sono, nella quasi totalità, talmente radicate nelle loro posizioni da chiudere le porte, spesso, a qualsiasi ipotesi di dialogo costruttivo.

La triste conseguenza è quella di una diffusa e cronica ignoranza collettiva che penalizza irrimediabilmente la nostra società: radicalismo o indifferenza sembrano le uniche due condizioni che caratterizzano la persona adulta nei confronti della società e, più in generale, della vita.

Tutto questo ha portato le nuove generazioni a non avere più reali punti di riferimento: poteri globalisti che opprimono il mondo con i loro deliri di onnipotenza; istituzioni politiche e sociali, nazionali e internazionali, completamente corrotte e asservite ai suddetti poteri sovrannazionali; istituzioni religiose fuori dal tempo, sempre in contrapposizione fra loro, sono espressione di un relativismo teologico fondato sul nulla e non riescono più a sviluppare negli individui né spiritualità né umanità, caratteristiche indispensabili per elevare l’essere da animale a umano.

A nulla sono serviti millenni di buona filosofia, di buoni principi, anche religiosi: oggi siamo una società alla deriva senza quasi più radici, una società liquida che sta perdendo ogni valore etico e universale in nome di un nichilismo edonista e materialista che ci sta disumanizzando sempre di più. Siamo in molti a supporre che tale processo non sia casuale ma frutto di qualche disegno antiumano che ci sta orientando verso la perdita completa della nostra anima, intesa nel senso più generale di etica, consapevolezza del proprio sé e di ricerca del senso della vita.

La nostra storia ci ha portato a questo livello di degenerazione che va assolutamente invertito, ma come? Cambiare questo processo alienante dall’interno cercando di modificare i presupposti che ne hanno determinato l’attuale stato oppure tagliare i legami con il presente e i suoi falsi paradigmi ripartendo con una nuova e più ampia visione critica che, con metodo e scevra da pregiudizi, ci possa permettere una più giusta chiave di lettura per governare la nostra vita?

Considerando che non possiamo contare su un cambiamento generalizzato da parte di chi ha contribuito a questo disastro antropologico, l’unica speranza di riscatto veramente rivoluzionaria può arrivare dai giovani, da una presa di coscienza collettiva di tutti i giovani. Da qui, il mio appello simbolico alla Generazione Z che invito ad una partecipazione attiva alla vita della società a 360 gradi; deve essere rimesso tutto in discussione, senza preconcetti o prese di posizione radicali che non devono assolutamente inficiare le premesse fondamentali per il cambiamento: unione di intenti, cooperazione, dialogo e ricerca estrema della/e verità che governano la nostra vita.

Il comune destino, in una società moderna e civile, impone la necessità vitale di porre al vertice dell’agire il bene dell’essere umano. Non ci devono essere più divisioni di natura ideologica, né politiche, né etniche, né religiose, ma un’azione comune che, nel rispetto delle differenze, persegua l’interesse dell’intera società per una vita degna di essere vissuta.

Qualsiasi forma di radicalizzazione su posizioni preconcette, di divisione e contrapposizione a prescindere, va a discapito della potenziale e travolgente forza di un popolo unito, consapevole che l’interesse e i diritti del singolo corrispondono ai diritti e agli interessi di tutti, con l’unica eccezione delle classi dominanti, numericamente irrilevanti, ma con un potere devastante costruito nei millenni, dove potere finanziario, potere militare e, soprattutto oggi, potere tecnico e scientifico, gli hanno permesso di opprimere e sfruttare il mondo fino ai nostri giorni.

La loro strategia vincente è soprattutto caratterizzata dalla “satanica” capacità di dividere il popolo, mettendo gli uni contro gli altri, costringendoli così a un conflitto orizzontale che li depotenzia e annulla qualsiasi capacità di reazione, in una contrapposizione verticale nei confronti del vero nemico: il potere.

Di questa tecnica della divisione ne abbiamo una sorprendente testimonianza “allegorica” nel contesto religioso dove la figura che opera questa nefasta azione è rappresentata proprio dal “diavolo”, dal greco “diabolos”, "colui che divide", "calunniatore"; la sua funzione, nelle concezioni religiose e spirituali, è quella di separatore, che contrasta l'unità e promuove la discordia. Direi che questo “simbolo” rappresenta, forse, uno dei più importanti insegnamenti della religione cristiana: tutto ciò che divide è male, tutto ciò che unisce è bene e armonia.

Diventa chiara l’ineludibile presa di coscienza della parte più vitale e ancora meno condizionata del popolo costituita, appunto, dalle nuove generazioni; è necessaria per reagire allo strapotere di élites che nulla hanno più di umano e che nessun rispetto hanno più dell’umano.

Il nostro presente raffigura in modo tristemente cristallino questo processo degenerativo che andiamo a riassumere nella seguente lista di anomalie che stanno minacciando la nostra vita e il futuro stesso dell’Umanità.

Nel terzo millennio siamo ancora oppressi da problemi enormi che devono essere affrontati nell’immediato: minacce belliche attuate in nome di un imperialismo selvaggio; interessi economici di grandi attori globali come finanza e multinazionali che, di fatto, governano gli Stati, ormai privi di qualsiasi potere decisionale (fine della democrazia); sfruttamento e precarizzazione del lavoro a tutti i livelli; smembramento e depauperamento del welfare e dell’apparato pubblico come effetto imposto dalla distruttiva cultura neoliberista; subalternità dell’economia reale alla finanza; sviluppo esponenziale della scienza e della tecnologia per il controllo sociale.

Questo contesto rende evidente l’impossibilità di poter tutelare i diritti e gli interessi dei cittadini in ogni Paese, impedendo, inoltre, qualsiasi evoluzione in senso etico della società, ormai sotto un opprimente e palese attacco mirato da parte dei poteri globalisti.

Stiamo assistendo a una propaganda strisciante che tende a mettere in discussione i valori tradizionali, in particolare nei confronti della famiglia e delle relazioni umane, con l’evidente obiettivo di disgregare la società recidendo ogni forma di legame, sia culturale che etnico ma, anche e soprattutto, affettivo e spirituale. Cultura woke e transgender, cancel culture e transumanesimo rappresentano le “armi di distruzione di massa” attraverso le quali si tende a costruire una società sempre più liquida, atomizzata, dove qualsiasi tipo di legame e di UNIONE devono essere recisi alla radice.

E’ chiaro il fine: tenerci sempre più divisi in quanto la nostra disunione è la loro forza. E ritorniamo all’appello alle nuove generazioni, Millennials compresi: è necessaria una più forte partecipazione attiva dei nostri giovani che si affacciano alla vita sociale, alla politica e al lavoro; il futuro è loro e non possono più delegarlo all’attuale establishment senza imporsi con un consapevole e costruttivo spirito critico.

Il sistema globale è corrotto, marcio fino alla putrescenza, non è riformabile, può solo essere superato con nuove prospettive politiche, economiche, etiche e valoriali; solo la condivisione di principi universali può costituire il collante necessario a un’unione di intenti e di valori che diventerebbe il più rivoluzionario e importante patrimonio per l’intera Umanità.

Perseguire questi obiettivi ambiziosi è possibile se superiamo alcune barriere concettuali che si sono stratificate antropologicamente nella nostra mente: è necessario rimettere tutto in discussione cercando di prendere, almeno temporaneamente, le distanze da preconcetti, idee o ideali radicalizzati che limitano le possibilità di dialogo e la capacità di analisi del nostro “libero arbitrio”, ad oggi, quasi mai libero.

Possiamo tentare una panoramica degli ambiti più importanti su cui agire. Partiamo dall’economia. Il progresso ha accresciuto, in modo più che soddisfacente, la capacità di produrre beni e servizi per la comunità mondiale; nonostante questo assistiamo alla persistenza di enormi sacche di sfruttamento e di povertà in tutto il mondo.

Ciò è dovuto solo ed esclusivamente alla feroce bulimia di ricchezza da parte delle grandi corporations che hanno come obiettivo la massimizzazione dei profitti, obiettivo che va necessariamente a discapito della comunità. Una normale redistribuzione della ricchezza si può attuare, ma è necessario l’intervento dello Stato come entità regolatrice e di controllo.

Il suo ruolo, a livello macroeconomico, è fondamentale per tre motivi: il primo riguarda il suo potenziale finanziario praticamente illimitato (in regime di sovranità monetaria), il quale rappresenta un sostegno imprescindibile per l’economia nazionale; il secondo lo qualifica come ente che non deve necessariamente porsi in competizione con gli altri Stati poiché è strutturato per una ideale e completa cooperazione; il terzo lo caratterizza come unico soggetto giuridico all’interno del quale si può attuare la piena democrazia.

Per questi motivi va contestato e contrastato l’impianto neoliberista del libero mercato, responsabile delle più grandi ingiustizie dei nostri tempi.

Collegato all’economia e agli interessi dei vari Paesi si prospetta un panorama geopolitico che, se affrontato in modo cooperativo, e non conflittuale come il mercato deregolamentato impone, si aprono infinite possibilità di miglioramento delle relazioni fra Stati e di benessere per tutti i Popoli.

Perché questo processo sia attuabile, è necessario affrontare e superare le mire imperialiste di alcune potenze prevalentemente occidentali e dei loro potentati economici.

Lo strumento c’è, ed è l’economia: potenziare i mercati interni, migliorare i rapporti con i Paesi detentori di materie prime e ridurre le esportazioni verso i suddetti Paesi “colonialisti” potrebbero costituire strategie importanti ed elementi di forte pressione per un più equo sistema di relazioni internazionali. Conoscere i meccanismi economici diventa un formidabile strumento per l’attuazione delle migliori politiche, sia nazionali che globali, se governate dagli Stati e non da finanza e multinazionali private.

Un altro tema di grandissima attualità è la vera e propria mutazione antropologica e sociale dovuta all’evoluzione sempre più radicale del passaggio dall’analogico al digitale, dalla relazione diretta a quella al virtuale, dalla realtà fisica a quella olografica.

Questo processo epocale impone un’attenta ridefinizione del ruolo, dell’identità e della dignità dell’essere umano e non può rimanere prerogativa di grandi entità private dove l’unico obiettivo è la massimizzazione del profitto. E’ la comunità, che attraverso la sua rappresentanza politica e le sue istituzioni, deve poter contribuire al fine prioritario del proprio benessere e della propria felicità.

Tutto questo impone, come presupposto per il raggiungimento degli obiettivi sopra menzionati, una solida e onnipresente base etica sulla quale possono e devono concorrere filosofia e religione, necessarie per creare quel sentimento di umanità nell’individuo senza il quale non si può costruire nessuna società civile.

Termini come etica e spiritualità possono sembrare parole fuori dal tempo, ma senza sviluppare alcuni loro importanti principi, non possiamo sperare in uno sviluppo equilibrato e responsabile della persona, vera cellula costitutiva della comunità umana; quando questa cellula acquisisce una natura “metastasica”, la società non può che piombare nel caos.

E’ per questo che la religione ha, oggi, un compito ancora più importante rispetto al passato, quello di sviluppare, attraverso ad una spiritualità lucida e logica, quei sentimenti capaci di alimentare nella persona l’attenzione verso il prossimo, far comprendere che il proprio bene è indissolubilmente legato al bene dell’altro. Le nostre relazioni, quando sono buone, rappresentano il fattore più importante per una gratificante qualità di vita.

Per svolgere questo compito epocale è indispensabile che le religioni si aprano a una nuova prospettiva teologica comune, almeno sui principi universali, in modo da trasformarsi nel vero e più forte collante dei Popoli della Terra. E’ necessario condividere valori comuni in nome di amore e giustizia e cominciare a prendere le distanze da quel pericoloso radicalismo legato ancora a tradizioni, in parte opache e senza riferimenti certi, che le hanno cronicizzate su posizioni contrapposte e fondamentaliste, rendendole uno dei fattori più divisivi dell’intera Umanità.

Concludiamo il nostro appello con l’invito, in particolare alle nuove generazioni, di diventare attori protagonisti per la costruzione della futura società le cui regole devono essere completamente riscritte.

Il problema non è generazionale, anzi, auspichiamo un dialogo continuo e costruttivo con i soggetti “sani” delle generazioni più mature, molti dei quali si impegnano, ormai da anni, a cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sui processi degenerativi e involutivi prodotti da uno sviluppo incontrollato e gestito da entità predatorie prive di qualsiasi responsabilità sociale; non sono le vecchie generazioni che hanno alimentato questo disastro, ma la loro parte deviata.

I nostri padri e i nostri anziani sono a testimonianza, perché l’hanno vissuto, di un periodo di più profonda umanità, di relazioni basate su sentimenti, empatia e culto della famiglia, valori che si stanno perdendo ma di cui dobbiamo riappropriarci poichè sono alla base della costruzione e della costituzione della persona umana.

Ai giovani dico: pretendete!!! Pretendete di capire, pretendete chiarezza, pretendete trasparenza, pretendete giustizia e pretendete rispetto….e tutto questo cercate di conquistarvelo, perché nessun’altro lo potrà fare per voi.

Buon futuro.

Di Tiziano Tanari per ComeDonChisciotte.org

28.01.2026

Commenti (12)

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Mostra commenti 12 caricati
    1. Arthur 29 gennaio 2026

      Nutro seri dubbi sulle giovani generazioni, che a mio avviso sono qualcosa da far rabbrividire.
      A parte la stupidità e l'ignoranza, che ci sono sempre state anche nelle generazioni precedenti, adesso si sono aggiunte una mediocrità e volgarità che dilagano praticamente dappertutto, ma soprattutto un tipo di ottusità inesistente in passato.
      Faccio alcuni esempi.

      Primo esempio: la stupidità di oggi.
      Fino a un po' di tempo fa qualunque commerciante (e la maggior parte delle persone) era in grado di fare operazioni matematiche come moltiplicazioni, addizioni, etc. a mente o comunque su di un pezzo di carta in maniera velocissima. Ricordo, quando ero bambino tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, negozianti che sembravano calcolatori. Le mele costavano 320 lire al kg? Pesavano 2 kg e 3 etti e mezzo? In un attimo il commerciante calcolava il prezzo a mente o con carta e penna.
      I giovani di oggi sono in grado di farlo?
      Stendiamo un velo pietoso.
      Vogliamo parlare dei sieri che si sono fatti per poter andare in discoteca? Della roba che fumano? Vogliano parlare di come scrivono? Di come si vestono? Della musica (musica?!?) che ascoltano? Vogliamo parlare delle loro credenze scientifiche (CO2, sesso fluido, etc.) e della nuova morale che seguono? Dell'uso che fanno di internet e dei telefonini?
      Non credo che l'umanità abbia mai avuto un simile livello di dabbenaggine tra i giovani.

    2. Arthur 29 gennaio 2026

      Secondo esempio: la volgarità dilagante.

      Oggi la volgarità dilaga.
      È dappertutto: in tv, nella pubblicità ossessiva, per strada e soprattutto su internet.
      La televisione è inguardabile e non la vedo più da anni.
      Navigare su internet è ormai una lotta contro pubblicità e immagini volgari.
      Nonostante io navighi con il SafeSearch attivato, mi capita roba obbrobriosa.
      Non ne posso davvero più.
      Ormai non conto più le volte che ho abbandonato siti internet per la pubblicità che era uno stillicidio, oppure a causa di finestre che si aprivano o, in certi casi, per le immagini più o meno volgari o allusive che SafeSearch non oscurava.
      Uno schifo.
      Motivo per cui uso il web quasi esclusivamente per cose essenziali relative a ricerche serie o qualche acquisto, principalmente libri o CD.
      Purtroppo la stragrande maggioranza dei giovani, invece, su questo internet diventato un incubo, ci sguazza beato.

      Le giovani generazioni sono la tomba della civiltà e della decenza.
      Forse si salva il 10, al massimo il 15-20%.

    1. nicolcass 29 gennaio 2026

      ma cosa vi aspettate da questa generazione x y z?questi sono i figli di tik tok...universitari che controllavano il green pass ai colleghi per entrare all'Università...sono e siamo fottuti..dai...

    2. Arthur 29 gennaio 2026

      C'è una minoranza che si salva e si salverà.
      Succederà perché gli altri (la massa idiota) si estinguerà.
      È matematico.

    1. maghi 29 gennaio 2026

      l'ultima generazione che ha tentato di riscrivere la storia, è stata quella dei beby boomers col '68. Ma ormai i giochi erano fatti nella WWII e era doveroso capirlo per non rovinarsi l'esistenza come è successo a tutti quelli che non l'hanno compreso e hanno dato vita alle BR. Se uno ha un pò di cervello e di valori morali, può solo avviare un percorso di miglioramento personale basato su spiritualità, sapere e onestà intellettuale e materiale. Aggregarsi alle varie forme di attività buonistica, è solo un modo per farsi imbrogliare e sfruttare e la maggioranza degli onesti non lo capisce, perchè non hanno sulle spalle una testa pensante. Non basta essere fondamentalmente buoni per esserlo. Ci vuole un cervello molto intelligente per capire quali trappole la società prepara per condizionarti. Solo pochi o pochissimi riescono a evitarle. Come dice Gesù nella Valtorta non c'è solo il "diabolos", ma anche gli uomini-satana, in pratica coloro che gli sono e si sono legati a lui in una sorta di patto faustiano. E come sono contenti di aver venduto l'anima al demonio. E' eccezionale avere insieme spiritualità, intelligenza superiore, onestà intellettuale e materiale. Tutto il resto è noia, nel senso primigenio, ossia di detestare tutti gli aspetti malefici del mondo. Solo questo ti permette il "libero arbitrio". Uno si sente solo, ma è il prezzo della libertà. Unico conforto è la coscienza di essere solo soltanto materialmente, ma là fuori c'è un mondo spirituale immenso infinito in cui è piacevole e consolante entrare o almeno tentare di entrare, specie quando il "diabolos" o i suoi scagnozzi ti si scagliano contro. E' consolante sapere che Dio non permetterà mai a chi lo ama e rispetta sofferenze superiori a quelle che potranno essere sopportate. E così da un'analisi sociale del mondo siamo finiti in una spirituale, proprio come disse Gesù a Pilato, lasciandolo interdetto, quando gli disse che il Suo Regno non era di questo mondo. Da buon romano pragmatico pensò che era meglio sacrificare un uomo, che sembrava tra l'altro pazzo dai ragionamenti che faceva, che rischiare una rivolta, della quale l'imperatore gli avrebbe poi chiesto conto. Essere liberi significa riconoscere questa dicotomia e scegliere da quale parte essere. La tradizione dice che Pilato fini la sua esistenza miseramente senza più potere, nè onori. Comunque fece quello che doveva fare: evitò la rivolta e non fu poco.

    1. ws 28 gennaio 2026

      Tutto inutile , chi crea la "narrazione" riscrive la storia a suo piacimento
      Mi pare appunto che netfix ( o come cavolo si chiama questo "riscrittore" ) ci darà presto una "Odissea" con un ulisse nero ( ma non fascista 😁)

    1. Hakan 28 gennaio 2026

      La revolución, en clave sistémica, es un proceso de metamorfosis forzada de un orden social. No es el triunfo del bien sobre el mal, sino la señal de que un sistema ha fracasado en mantener la vida que lo contiene. Su legado no es la armonía, sino la apertura —siempre riesgosa— a lo posible.

    1. Dario Lampa 28 gennaio 2026

      "[...]oppure..…..rimettere tutto in discussione in modo radicale e rivoluzionario.
      Questa seconda ipotesi, a parere di chi scrive, è una necessità vitale per il futuro dell’intera umanità[...]".
      Sono assolutamente d'accordo!!!
      La rivoluzione non è una "moda della decade" e nemmeno qualcosa legata ad una ideologia: è un moto perpetuo (proprio come quello che conpie un corpo celeste intorno ad un altro) insito nell'animo umano, un moto, travolgente, necessario, ineludibile che s'innesca, per l'appunto, per salvare l'umanità, per evitare che perisca sotto le fatali contraddizioni nate in seno ad essa...
      Semmai l'ideologia serve, alla rivoluzione, per "ritrovare" quei valori universali persi e fornire nuovi obiettivi necessari ad alimentarla.

    1. Martin 28 gennaio 2026

      Come no, aggiungere generazioni sul decennio, ma per favore. Dopo i millennial ne vanno aggiunte max 3 per parlarne sensatamente.

    1. Hakan 28 gennaio 2026

      L’articolo muove da una diagnosi ampiamente condivisibile: la percezione di una crisi civilizzatoria profonda che attraversa le società contemporanee e che si manifesta in forme differenti lungo l’asse generazionale. Tuttavia, la sua architettura argomentativa rimane prevalentemente ancorata a uno schema soggetto–predicato, nel quale i processi storici vengono ricondotti a volontà, decisioni o responsabilità attribuite a soggetti collettivi determinati (le generazioni, le élite, il potere, i giovani).
      Questo impianto produce un effetto teoricamente rilevante: tende a soggettivizzare e moralizzare dinamiche che sono invece strutturali e sistemiche. Fenomeni quali l’alienazione, la frammentazione sociale o la perdita di riferimenti simbolici vengono così interpretati come esiti di azioni intenzionali — manipolazione, corruzione, indifferenza — piuttosto che come effetti emergenti di specifiche configurazioni economiche, tecnologiche e istituzionali.
      Da una prospettiva sistemica, il nodo critico non risiede nel fatto che alcune generazioni “falliscano” o “non reagiscano”, bensì nel fatto che ogni generazione viene formata all’interno di un campo di possibilità storicamente determinato, che delimita in anticipo ciò che può essere pensato, desiderato e praticato. Il comportamento non costituisce quindi la causa primaria della crisi, ma una risposta adattiva a condizioni materiali e simboliche date.
      L’articolo coglie con lucidità numerosi tratti del presente — precarizzazione generalizzata, manipolazione mediatica, concentrazione del potere, tecnificazione dell’esistenza, dissoluzione dei legami — ma tende a presentarli come il risultato di una deriva morale o di un disegno intenzionale pienamente consapevole. Il passaggio a una lettura sistemica consente di riformulare radicalmente questa interpretazione: non si tratta tanto di un “piano” orchestrato da soggetti onnipotenti, quanto di un metabolismo civilizzatorio che produce scarto, frammentazione e disumanizzazione come esiti ordinari del proprio funzionamento.
      In questo senso, l’introduzione del quadro concettuale dello Spodoceno risulta decisiva. Lo Spodoceno non individua un nuovo colpevole, ma fornisce una nuova grammatica interpretativa: descrive una fase storica in cui la modernità non integra più la maggioranza dei soggetti che produce, ma li espone a forme crescenti di obsolescenza materiale, simbolica e soggettiva. Le generazioni non appaiono più come soggetti morali contrapposti, bensì come sedimentazioni viventi di un processo cumulativo di degrado sistemico.
      Alla luce di questo quadro, anche il richiamo dell’articolo iniziale alle nuove generazioni — in particolare alla Generazione Z — può essere riletto in termini meno volontaristici. Non perché i giovani possiedano una superiorità etica intrinseca, ma perché non hanno ancora completamente interiorizzato le strategie adattive difensive che il sistema impone nel tempo. La giovinezza emerge così non come istanza salvifica, ma come zona di minore cristallizzazione strutturale, in cui il dispositivo non ha ancora prodotto pienamente i suoi effetti di chiusura.
      L’approccio sistemico consente inoltre di neutralizzare un rischio latente nel testo iniziale: la sostituzione della critica strutturale con una opposizione moralizzata tra “popolo” ed “élite”, o tra generazioni “consapevoli” e “alienate”. Una lettura più rigorosa mostra come anche le élite, le istituzioni e gli individui siano funzionalmente intrappolati in architetture che eccedono le loro intenzioni coscienti, pur beneficiandone in modo asimmetrico.
      In conclusione, il valore dell’articolo iniziale risiede nella sua intuizione critica; il suo limite nel dispositivo esplicativo adottato. Il passaggio a una lettura sistemica e spodocenica non ne smentisce le preoccupazioni, ma le radicalizza, spostando la domanda da chi ha sbagliato a quale tipo di sistema produce ricorrentemente questi esiti. È questo spostamento che consente di pensare non semplicemente un ricambio di attori, ma una possibile riconfigurazione delle condizioni stesse della vita sociale.

    2. oriundo2006 28 gennaio 2026

      Ma se sono frutti del sistema, ideologizzati sin nel profondo ( come chiunque conosca un poco i giovani sa perfettamente ) come possono costoro, determinati da queste condizioni 'strutturali' 'coattive' insite oramai nel 'profondo', essere il motore del cambiamento ed anzi il suo rovesciamento in altra configurazione ?
      E' il vecchio problema politico che abbiamo ereditato dal passato.
      Se la struttura forma e deforma singoli e generazioni in modo deterministico, evidentemente il cambiamento non può provenire da lì, nè vale attendere con spirito fideistico la fine di tutto per una 'apocastasis' salvifica.
      Riproporrebbe la stessa latidudine del dominio, essendo questo il sempiterno dominio della struttura sui soggetti. Della 'Grande Madre' sui suoi 'Figli'. Dei più forti, cioè dei più adattati, non sempre dei più adatti, rispetto agli altri.
      Un ragionamento che non ci conduce da nessuna parte.
      Tocca inserire una modifica al ragionamento: il motore dello sviluppo è a carattere 'spirituale', si dipana da una legge a più fasi inscritta nelle società e potenzialmente dunque nei soggetti stessi, forse addirittura nel loro DNA.
      Anche qui, altri problemi concettuali irresolubili, a 'loop'.
      E tralasciamo anche i pensatori 'maledetti' per il loro pessimismo cosmico.
      Oggi non abbiamo la 'leva' su cui agire per promuovere il mutamento strutturale oltre lo 'Spodocene'.
      Questa 'leva' è in possesso di altre mani, con i 'poteri' che sappiamo.
      Non possiamo cambiare assolutamente quasi nulla venga deciso ed attendere la fine dello Spodocene può richiedere tempi da ere geologiche.
      Possiamo solo osservare dolorosamente come le generazioni che si sono susseguite sono sempre più preda del 'sistema'.
      Non vogliono altro nè lottano per altro.
      Non desiderano altro se non i suoi valori: cioè il danaro ( non mi dite che sono 'antisemita' se ripropongo questo mondo come dominato dai valori comuni del mondo jewish ).
      Scherniscono chi li mette in guardia come gente che non ha capito come girano le cose. Perchè in effetti è proprio così.
      Sono i veri prodotti del sistema in tutto e per tutto.
      Aberranti frutti di noi stessi.
      Piallati dalla 'struttura' vi aderiscono come i massi megalitici di certe antiche civiltà: senza manco un capello nelle intersezioni.
      Che tipo mai di cambiamento possiamo attenderci da costoro se la struttura è immensamente coattiva sino a richiedere un vassallaggio interno ai soggetti per premiarli col 'successo' e se questo è voluto, desiderato, perseguito con ogni mezzo da costoro ?
      Vogliono la servitù totale in un delirio di sottomissione anch'esso totale.
      E avranno ciò che vogliono.
      Contro di loro però.

    3. BrunoWald 29 gennaio 2026

      "(non mi dite che sono ‘antisemita’ se ripropongo questo mondo come dominato dai valori comuni del mondo jewish )."

      E anche se ce lo dicono, chi se ne fotte?

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