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FILE - In this file photo, writer George Orwell poses in this undated photo at an unknown location. Pearson PLC will merge its Penguin Books division with Random House, which is owned by German media company Bertelsmann, in an all-share deal that will create the world's largest publisher of consumer books, it was reported on Monday, Oct. 29, 2012. The planned joint venture brings together classic and best-selling names. As well as publishing books from authors such as John Grisham, Random House scored a major hit this year with "Fifty Shades of Grey." Penguin has a strong backlist, including George Orwell, Jack Kerouac and John Le Carre. (AP Photo, File)

Ricordando Orwell

DI  CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Non so se George Orwell, quando scrisse “1984”, si rese conto di cosa e, soprattutto, di “quanto” scrisse in quelle pagine che dovettero transitare nella sua mente come un grande sogno, od incubo, prima di finire impresse sulla carta. Mistero della scrittura onirica: viene da chiedersi se grandi e libere menti, da oltre la “siepe”, ci aiutino nel comunicare, perché si comunichi ad altri, in una catena senza fine.

Stamani, quando mi sono accorto che mancava la corrente, lì per lì mi sono girato dall’altra ed ho continuato il dormiveglia tranquillo ma, sentendo mia moglie armeggiare con i pulsanti di contatore, ho capito che era meglio scendere dal letto.

Tutto nero, senza il minimo rumore: manca il ronzio del frigorifero, il bagliore della stufa a pellet, silenzio assoluto. Fuori, alle prime luci di un’alba scura, piove lentamente e tutto indica tranquillità e sopore ma mia moglie insiste: chiamo l’ENEL.

Dall’altra parte, la solita voce di un call centre che sarà a Bari o a Tirana, risponde d’inserire il codice vattelappesca “che troverà sulla bolletta”: oh certo…al buio, mi metto a scartabellare le vecchie bollette…per fortuna mi salva la domanda di riserva, ossia il numero del vecchio telefono fisso (che, per sola pigrizia, non abbiamo ancora eliminato) e la voce, rassicurante, comunica “che nella zona sono segnalati malfunzionamenti, ma che per le 10 del mattino tornerà la corrente”. Sono le 10.35, ma dell’agognata corrente nemmeno un misero Ampère.

Inutile cercare d’attendere di poter parlare con “l’operatore”: dopo una decina di minuti (dei tre comunicati come tempo d’attesa) preferisco risparmiare la batteria del cellulare. Uno sguardo al web, dal telefonino, non racconta niente: un black out nel savonese di una decina d’ore non merita menzione, così come la Val di Susa bruciata fino alle cime dei monti non doveva esistere come notizia…e qui mi è comparso il vecchio George che diceva “Ricorda…le notizie, la realtà, deve per prima cosa scomparire…noi non sappiamo se l’Alleanza Occidentale combatte con noi o contro di noi, non sappiamo se il bombardamento dei porti del Pacifico sia veramente avvenuto…non sappiamo niente di niente, e rischiamo la vita per sapere qualcosa…”

In compenso, veniamo costantemente informati delle vicende di un tal Briatore, di un certo Sgarbi, o dei ricordi a luci rosse di Sandra Milo: rumore, un fiume di notizie inutili che dovrebbero servire a rallegrare un Paese triste, ma anche ad oscurare – in mezzo a tanto bailamme – ciò che sarebbe meglio che non sapessero.

Come i poveri morti del rifugio appenninico crollato per il terremoto, che – prima d’esser morti – chiamarono fiduciosi il 118, e non vennero creduti.

Richiamo, per sapere novità e la solita vocina aggraziata mi comunica che la riparazione del guasto è posticipata alle 12.30: allora, siamo in presenza di un black out abbastanza importante, non di una misera cabina dove sono bruciati i fusibili.

Il riscaldamento non può partire (pompa di circolazione elettrica), la stufa a pellet per la stessa ragione: si sta al freddo. Ma non è questo il guaio.

Mia moglie, stamani, si è recata in visita presso conoscenti che hanno una persona molto, molto malata e che rimane perennemente a letto. Per alzarla (è molto grassa) si sono attrezzati con un sollevatore meccanico, che funziona a corrente elettrica. Starà nella merda.

Ci sono migliaia o centinaia di migliaia di persone (non so quanto è esteso il black out!) che si trovano a dover risolvere problemi gravi e meno gravi, ma la notizia non s’ha da dare: intorno a me, garriscono i generatori a petrolio dei vicini.

Immagino un consiglio d’amministrazione dell’ENEL, dove presentano le scelte da fare nel prossimo futuro:

1) Incrementare le forniture e gli approvvigionamenti, mediante i quali il fatturato salirà da Tot1 a Tot2. Approvazione piena da parte dei grandi azionisti.

2) Incrementare la manutenzione dei sistemi esistenti, ma – in questo caso – ci saranno dei costi…diciamo che l’incremento da Tot1 a Tot2 sarà esiguo, probabilmente nullo. Coro di disapprovazione.

Ciò di cui non si rende conto questa gente, mentre immagina la grande macchina che produce denaro – svelta ed impeccabile nei risultati – è che non è per niente così: l’imprevisto è sempre in agguato, e questi sono imprevisti da niente. Allarme arancione – anche il lessico fa la sua parte – “Allarme”, ossia “state in guardia”, quando a non stare in guardia sono proprio loro, che a fronte di una Domenica appena un po’ piovosa d’Autunno – senza allagamenti, “bombe d’acqua” (ancora il lessico…), trombe d’aria, venti ad oltre 50 nodi, neve, ghiaccio, ecc – s’arrendono come studentelli alla prima gita scolastica e proclamano il timore d’immani tragedie.

Se non mancasse la corrente, sarebbe solo un’uggiosa ed un po’ noiosa Domenica d’Autunno: perché deve diventare un “allarme arancione”?

I veri allarmi sono altri: li sapranno?

Nel 1883 esplose il vulcano di Krakatoa e si generò lo stretto della Sonda: immane catastrofe, navi catapultate sui monti, enormi massi erratici scagliati a 100 km di distanza, ferrovie contorte come fuscelli, 40.000 morti. L’esplosione fu udita dall’Australia al Madagascar, ossia a 3000 miglia di distanza: viene considerato il più forte boato mai udito in epoca storica. Le polveri lanciate in aria dal vulcano oscurarono parzialmente la radiazione solare per un intero anno: si può affermare che l’agricoltura si “fermò” ovunque, per un’intera stagione agricola.

Siccome in quell’area le zolle tettoniche girano come sulle montagne russe, da quell’esplosione nacque un altro sistema vulcanico, Anak Krakatau (figlio di Krakatoa), che le autorità indonesiane hanno dichiarato zona off limits per la navigazione, vista la brutta abitudine del “giovane” vulcano d’alzare improvvisamente il livello delle acque marine: stavi pescando, e ti ritrovi su una montagnola di cenere. Probabilmente, lì si generò la grande onda anomala che distrusse Sumatra alcuni anni or sono. Ma c’è di peggio.

Nel 1859 ci fu una tempesta magnetica che interessò tutto il Pianeta. Siccome le tempeste magnetiche – in un mondo privo di macchine elettriche, al massimo facevano impazzire le bussole delle navi – non ci furono danni, salvo l’interruzione delle prime comunicazioni telegrafiche.

Non si hanno abbastanza notizie storiche sulla frequenza di questi eventi: oggi, cosa accadrebbe?

I sovraccarichi sulle grandi linee di trasporto elettrico si scaricherebbero sui grandi trasformatori di rete in una frazione di secondo e li brucerebbero all’istante: per ovviare a tali danni, bisognerebbe conoscere in anticipo l’arrivo di una tempesta magnetica e la sua entità per, immediatamente, staccare la rete mondiale dalle fonti di produzione. Una prospettiva che prevedrebbe una struttura mondiale in grado di prendere decisioni di tale portata in pochissimo tempo e senza intralci.

Beh – direte voi – si cambiano i trasformatori…

I trasformatori sono macchine statiche, ovverosia soltanto un anello (o quadrato) di comune Ferro ed avvolgimenti di cavo di Rame: niente di tecnologicamente difficile da produrre.

Il guaio è che queste macchine – proprio perché statiche – sono molto longeve, e dunque la produzione di questi grandi trasformatori è scarsa, praticamente si produce soltanto per nuove linee e centrali di distribuzione dell’energia e per (rare) sostituzioni.

Siccome le aziende produttrici sono poche, e i grandi trasformatori pesano tonnellate, per sostituire tali macchine sulla rete mondiale ci vorrebbero parecchi anni. Altro che black out di 12 ore per una centralina in avaria!

Inutile dire che non esiste nessun piano, concordato anzitempo a livello internazionale, per trovare rimedi a queste calamità che si presentano abbastanza frequentemente nella Storia: in sostanza, sono soltanto aurore boreali d’intensità di gran lunga superiore, dipendenti dai “capricci” del Sole.

Peccato che la Storia delle calamità naturali sia ancora scarsa di dati e poco conosciuta: non andiamo fino al disastro di Toba di 75.000 anni or sono, laddove la popolazione mondiale fu quasi azzerata. Difatti, i biologi s’attendevano una maggior varianza genetica nel genere umano ma, probabilmente, Toba fu una “seconda nascita”: per poco (si stima una sopravvivenza all’evento di poche migliaia o decine di migliaia d’individui) non ci estinguemmo 75.000 anni or sono.

Morale.

Il capitalismo, in realtà, ha smesso da tempo di soddisfare le necessità umane, e di cercare di cautelarsi prevedendo i possibili rischi: si è avvitato in una spirale d’investimenti e profitti che trascende dalla realtà esistente. Si scommette sulla clemenza degli eventi naturali per fare profitti, e si tenta in ogni modo di nascondere ciò che potrebbe suscitare dei dubbi. Una roulette, sulla quale cala un panno quando esce lo zero. Di questa serie fanno parte gli OGM, il riscaldamento globale e tanti argomenti sui quali ci vogliono schierati a chiacchierare e magari ad azzannarci. Senza, ovviamente, prevedere dei rischi che sono reali, comprovati da veri eventi storici: farebbero perdere tempo, troppi pensieri, meno investimenti.

Allo stesso tempo, però, c’è la necessità di far vivere le popolazioni in uno stato d’ansia e d’eccitazione affinché non si ribelli, mediante una comunicazione mirata a debellare ogni speranza d’autosufficienza: un attentato ogni tanto serve, la cronaca nera deve essere assillante, ecc, mentre – sull’altro versante – un mare di notizie ed intrattenimenti che, scatenando la libido, favoriscano la favola dell’eterna cornucopia per molti, ma non per tutti perché gli altri non sono ancora abbastanza “bravi” per godere di quei frutti: corri, ragazzo, corri!

Per questa ragione i giornalisti televisivi sono le figure più pagate dal sistema: ancora una volta, Orwell…

In realtà, solo il 3% della popolazione mondiale gode pienamente i frutti del capitalismo, in Italia circa il 10% (che possiede la metà della ricchezza) e alle masse di diseredati (come ben ricorda Serge Latouche) si presenta il simulacro della scommessa vinta dal mondo Occidentale contro la Natura e contro tutte le avversità. Noi siamo i vincenti: imitateci!

Cosa rispondono?

Beh, se ci sono dei danni, anche gravi…assicuriamoci!

Oh certo, così mangeremo il denaro delle assicurazioni…sempre che, in un Pianeta privo d’energia elettrica per anni, si trovi ancora un assicuratore…vivo!

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/11/ricordando-orwell.html

5.11.2017

Pubblicato da Davide

  • natascia

    Non servono eruzioni vulcaniche di interesse continentale. Non servono nemmeno tempeste magnetiche. Tutti fenomeni straordinari. Lo sfacelo è ordinario, e appunto viene scientificamente celato. La verità dei nomi, cognomi, IBAN, di chi continua a globalizzare i consumi distruggendo la diverdisita’, la bio diversità , le comunità, l’ambiente , la vita sul pianeta , mistificata e manipolata. La rinascita , la ricostruzipne deve partire dalla scuola. Geografia, orto-agri-coltura, idraulica e raccolta minima della acque, costruzione di pannelli solari, manutenzioni ordinarie, tessitura , dovrebbero essere materie normali fin dalle elementari. Si ricreerebbe un’efficace pensiero-azione necessario alla auto difesa e alla osservazione critica della realtà. Poi la lettura, lettura dei classici.

    • Tizio.8020

      Quoto.
      Purtroppo però la realtà è molto diversa.
      Chi una volta abitava in campagna era abituato a frequenti distacchi dell’energia elettrica, non aveva il metano, né l’acqua dell’acquedotto.
      Ci si scaldava con il camino.
      Un “black-out” prolungato avrebbe avuto al massimo l’effetto di dover consumare il cibo nel frigorifero, non altro.
      Adesso, anche chi vive in campagna, sarebeb perso senza la corrente elettrica.
      Penso anche a chi ha decine di mq di pannelli fotovoltaici, e resta comunque al buio, in caos di distacco dal’Enel!
      Assurdo….

      • Luigi za

        @tizio8020:disqus
        Penso anche a chi ha decine di mq di pannelli fotovoltaici, e resta comunque al buio, in caos di distacco dal’Enel!

        Precisazione: per legge é proibito staccarsi dalla rete ENEL:
        Pertanto ciò che paventi é:
        — vero se é incappato in una azienda che l’ha ingannato vendendogli un impianto fotovoltaico con scambio sul posto con centralina che NON gestisce un sistema di back-up.
        –falso se o é sveglio di suo o si é rivolto, come il sottoscritto, ad azienda corretta. In tal caso la corrente ce l’ha almeno fino a che la batteria di accumulo non si scarica.
        Se poi il tizio oltre che sveglio é pure previdente avrà pronto un generatore ausiliario a gasolio.

        • Tizio.8020

          Errore ortografico: era inteso “distacco dell’Enel” nel senso di mancanza di fornitura per black-out o altro.
          L’accumulo puoi farlo, ma solo se non hai scambio sul posto.
          Sono comunque due cose diverse, se investi in batterie non lo fai per avere un ritorno economico ma “solo” l’indipendenza.
          Quando ci fu la nevicata grande , nel 2012, la maggior parte di chi aveva 1, 2, 3 KWPh è rimasto al buio!

        • Truman

          “per legge é proibito staccarsi dalla rete ENEL” mi appare letteralmente errato (il contratto finale può essere con svariate ditte e la rete nazionale è di Terna) e praticamente errato (ci si può staccare dalla rete se la casa è disabitata).
          Che io sappia dovrebbe essere ancora proibito produrre e distribuire al di fuori della rete nazionale, ma anche qui potrebbero esserci eccezioni (in aggiunta ai casi particolari delle municipalizzate, come ACEA a Roma e l’analoga milanese).
          Comunque se hai riferimenti do un’occhiata.

    • Luigi za

      Brava Natascia, concordo!

    • I programmi scolastici che la commissione pe lo sviluppo sociale delle nazioni unite diffonde nel mondo, mirano a creare giovani consumatori. La creatività è consumo camuffato nel quale una gran quantità di ingredienti vengono trasformati in oggetti privi di significato alcuno. Le attività manuali sono escluse per rischio che si facciano male. Anche le attività sportive sono quasi sempre mere iscrizioni a club. E bisogna dire che fortunatamente l’Italia anche in questo caso è in ritardo……

      • natascia

        Finalmente mi si chiariscono molte cose.

    • SanPap

      Perfetto. Educarne 100.000 per colpirne 1.

    • Primadellesabbie

      Non credo si risolva granché passando da un indottrinamento all’altro.

      Guarda cosa può combinare un poeta che ha sofferto il college fino a dedicare tutte le sue ricchezze, ed il denaro del Nobel, a pensare una scuola per un mondo migliore:

      http://www.nonviolent-resistance.info/exhibitions/eng/tagore/pg19.htm

      • natascia

        Non ci siamo , la sopravvivenza è una cosa , la manipolazione un’altra e l’indottrinamento un altra pure.

        • natascia

          L’arte un’altra ancora.

          ” Cogli questo piccolo fiore e prendilo.
          Non indugiare.
          Temo che appassisca e cada nella polvere.
          Non so se potrà trovare posto
          nella tua ghirlanda,
          ma onoralo
          con la carezza pietosa della tua mano
          e coglilo.
          Temo che il giorno finisca
          prima del mio risveglio
          e passi l’ora dell’offerta.
          Anche se il colore è pallido
          e tenue il suo profumo
          serviti di questo fiore finché c’e’ tempo
          e coglilo.”

          La nostra vita è breve.

        • Primadellesabbie

          Non capisco perché tu suggerisca queste distinzioni in questa circostanza, ma va bene lo stesso.

          • natascia

            A mio avviso dotare i giovani di mezzi necessari alla sopravvivenza non è indottrinamento e non lo è nemmeno l’arte reagalataci da Tagore anch’essa necessaria alla nostra umanità . La manipolazione attuale e senza precedenti, ci porta incosapevolmente a mercificare anche ciò che per sua natura non lo può essere

          • Primadellesabbie

            Va bene, così ci siamo avvicinati. Grazie.

            Sai, Tagore all’inizio aveva sostituito le aule con degli alberi (e non per mancanza di fondi, era ricco), ogni insegnante il suo albero sotto il quale tenere le lezioni.

          • natascia

            Magnifico

  • Primadellesabbie

    L’obiezione potrebbe essere che, dal momento che nessuno può farci nulla, anche tenendo presente la suprema catastrofe, tanto vale non pensarci, ma non é così.

    Dall’idea della realtà che ci facciamo deriva ogni nostro pensiero, ogni nostra valutazione delle cose, delle situazioni, delle idee, dei progetti, in altre parole é proprio l’idea che ci facciamo della realtà che ci accomuna (o che ci distingue) e che determina e forma la cultura nella quale viviamo.

    E qui si presenta un problemino: le culture che abbiamo sbrigativamente classificate come ‘inferiori”, alla luce della loro percezione della realtà, sono tali?

    (Ricordo l’ultimo profeta degli Sioux che, se ricordo bene, disse: “scenderà dal cielo un nuovo strato di terra, ricoperto da una nuova erba, verde e fresca, questa terra seppellirà tutti gli uomini bianchi, e il sacro cerchio dei bipedi tornerà a vivere in pace assieme ai quadrupedi, agli esseri alati…”.

  • Holodoc

    Al di là delle previsioni apocalittiche, Il problema dell’occidente è quello di avere abbracciato la filosofia del massimo profitto col minimo costo.
    Esempio: nel dicembre 2010 (se ricordo bene) ci fu a Firenze una grande nevicata (fatto che avviene in media ogni 30 anni). Le ferrovie rimasero bloccate per un motivo molto semplice: una volta c’erano operai in servizio per fare fronte alle emergenze, adesso nelle stazioni non ci sono più operai in servizio permanente ma soltanto reperibili, cioè che se ne stanno a casina loro ed intervengono a chiamata… sperando che riescano ad arrivare dove c’è bisogno di loro! Questo perché costa meno alle ferrovie pagare i danni per un giorno di blocco totale ogni 30 anni che pagare degli operai in più.

    Tutta la nostra economia viaggia con questo concetto. Ma questo non accade dappertutto. Ad esempio in Cina, dove sono state costruite ferrovie ad alta velocità anche in zone dove non c’è richiesta e che sono perennemente in perdita. Laggiù non è il mercato a richiedere i servizi, sono i servizi ad essere creati per sviluppare nuove opportunità e poi un mercato.

    Inutile prevedere di chi, meritatamente, sarà il mondo tra poco, molto poco.

    • Tizio.8020

      Quoto.
      Però il discorso è più complesso.
      I “nostri” governanti si limitano a fare una politica di sopravvivenza (la loro), i Cinesi e gli antichi lavoravano per il futuro.
      Creare servizi, infrastrutture e manutenere quelli esistenti dovrebbe essere la regola.
      Ma costa, ed essendo investimento per il futuro non rende nulla nell’immediato.
      Per fare un esempio, è come quando nell’antichità si piantavano ulivi: per anni non raccoglievi assolutamente nulla, anzi dovevi curare la pianta.
      Ma lo si faceva per i nipoti, non per sè!
      Questo manca: ragionare sul lungo termine invece di preoccuparsi solo di stare al potere ed arricchirsi.

  • Echoes

    Stimo e do talmente tanto valore alla letteratura di E. Blair alias Orwell, che vederlo usato cosi citando il solito 1984 mi irritonon poco.
    L’autore poteva sciorinare tutte le sue paure e le rispettive conclusioni depressive senza citare la distopica opera. L’articolo non ne necessita, e mi aspettavo una qualche conclusione interessante.
    Critico solo questa scelta, per il resto non ho molto da aggiungere.

  • Pedro colobi

    ” Tutto nero, senza il minimo rumore: manca il ronzio del frigorifero, il bagliore della stufa a pellet, silenzio assoluto.” Questo problema si risolve facilmente con un gruppo elettrogeno da 3 kva ed un commutatore sotto il contatore. Con una spesa di, più o meno 400 Euro.
    ” I sovraccarichi sulle grandi linee di trasporto elettrico si scaricherebbero sui grandi trasformatori di rete in una frazione di secondo e li brucerebbero all’istante.” Assolutamente no, le grandi linee di trasporto sono protette sia dai sovraccarichi sia dalle sovratensioni da releis che intervengono anche in una frazione di secopndo.

    • clack

      Certo, perché siccome non paghiamo una rapina legalizzata ogni bimestre chiamata bolletta della luce, ora dobbiamo anche spendere i denari necessari al generatore e al suo allaccio all’impianto elettrico domestico, dato che l’Enel di tutti i soldi che trafuga non ne vuole riversare neppure una minima percentuale in manutenzione ammodernamento della rete che giestisce.
      Tanto è vero che siamo in condizioni peggiori di molti paesi del terzo mondo per questo e molti altri aspetti.
      Sono i famosi dividendi dell’UE e dell’euro, che nel giro di 15 anni ci hanno messo nella merda come questo paese non è mai stato. tranne che nell’immediato dopoguerra.

    • Tizio.8020

      LI voglio proprio vedere, gli abitanti dei monolocali e bilocali (ma tutti gli appartamenti in genere!) a mettere il loro bel generatorino a benzina nel balcone!!!
      Rumore, vibrazioni, gas di scarico…
      50 generatori per 50 appartamenti?!
      Ripeto, abito in una casa isolata, il generatore ce l’abbiamo, ma se devi usarlo senza farti sparare ne serve uno silenziato, e il suo uso costa molto, ma molto di più della fornitura Enel.
      Senza considerare la spesa iniziale.
      Vero che adesso un ATS lo torvi anche a 100 €, ma un generatore silenziato con avviamento elettrico costa molto di più.

      • natascia

        Mai come oggi , dovremmo riprendere a lottare per il vecchio slogan socialista:” la terra a chi la lavora”.

    • Truman

      Si, anche a me risulta che linee elettriche ad alta tensione e trasformatori reggono tranquillamente il sovraccarico di un fulmine.

    • CarloBertani

      Ho avuto un generatore diesel da 6 Kw, che si è rotto due anni e due mesi dopo l’acquisto. Per fortuna le saldature che dovevo fare sulla barca le avevo già fatte (ho una barca con scafo d’acciaio). Ho sentito anche tante storielle di generatori “perfetti”, che nel momento del black out non sono mai partiti. Con slogamento del polso. Quelli con partenza a batteria devi usarli spesso, altrimenti la batteria va a terra. Insomma, il problema è complesso: autosufficienza o controllo politico delle reti?

      • Pedro colobi

        Signor Bersani,
        “autosufficienza o controllo politico delle reti?” A mio modesto avviso, un funzionamento perfetto e costante della fornitura elettrica è impossibile, anche con il più perfetto dei controlli politici, per i tanti nodi da tenere sotto controllo: generazione, sottostazioni, trasmissione, distribuzione, l’obsolescenza dei materiali, la manutenzione, l’errore umano , le condizioni atmosferiche ecc. Quindi,per avere la sicurezza di non trovarsi qualche volta al buio, il gruppo elettrogeno può essere utile.

  • –<>– –<>–

    Stamane e una giornata tiepida, pioviggina.
    Apro il rubinetto, non scende acqua.
    Penso a Kafka, Archimede e Fantozzi.
    Chiamo ail gestore? Ma alle 6 del mattino chi vuoi che risponda?
    Negli anni 80, lo straripamento dei fiumi provocò decine di migliaia di vittime in Bangladesh.
    Mi lavo con le bottiglie d’acqua minerale.
    Prevedo inondazioni.
    Preparo il caffè e penso che ci vorrebbe un governo mondiale per chiudere tutte le saracinesche.
    Buona giornata.

  • Luigi za

    Ci sono migliaia o centinaia di migliaia di persone (non so quanto è esteso il black out!) che si trovano a dover risolvere problemi gravi e meno gravi,..

    Teanquillo Bertani, stanno arrivando in massa in Italia, ma anche in tutta Europa, i doni di dio. Risolveranno totto loro. Non lo sa?

  • Luigi za

    Oh certo, così mangeremo il denaro delle assicurazioni…sempre che, in un Pianeta privo d’energia elettrica per anni, si trovi ancora un assicuratore…vivo!

    Ma Bertani stanno arrivando le Cripo-valute.Con quelle niente intermediazioni, niente banchieri ne assicuratori. Sarà il Paradiso in terra.
    Stia sereno!

  • clausneghe

    Giusto per “fare le scarpette alle mosche”… io sapevo che le rondini garriscono, anche le bandiere al vento garriscono, ma che pure i generatori a scoppio lo facciano proprio mi giunge nuova.
    Ma il Prof. Bertani forse ha licenza poetica..
    A parte questo, trovo giusti e condivisibili i concetti dell’articolo.
    A proposito di botti attesi, ricordo che il Vesuvio, attorno al quale vivono in milioni, scoppia ogni tanto, l’ultima volta è stato nel 1944 quindi settantatre anni orsono.
    E’ maturo per farlo di nuovo, anzi è strano che sia passato così tanto tempo, quando prima, eruttava a intervalli molto più brevi. Esiste la tabella storica da consultare.
    Ma la gggente che vive sulla caldera non ci pensa e tantomeno ci pensano le “Autorità preposte” buone solo a magnà scheì come dice Balasso, e a svignarsela quando le cose volgono al peggio.

    • GiNoDue

      Ci sono vari punti di vista per guardare alle cose.
      Il tuo punto di vista è assolutamente condivisibile.
      Ma esiste anche il punto di vista per cui certe cose sono “fisiologiche”.
      Ogni giorno nel mondo ci sono tot morti. Non si può evitare.
      E probabilmente non si deve evitare.
      E il “non poter” evitare coincide con il “non si deve evitare”.
      Guardando le cose da più lontano dunque si entra in contraddizione con chi le guarda da più vicino. Eppure le due cose coincidono. Quando si trova questa unità dei due punti di vista si diventa “saggi”.

      Faccio un esempio banale.
      Se devi andare da Roma a Napoli devi costantemente tenere gli occhi sulla strada avanti a te e cambiare molto spesso direzione rispetto alla “direzione generale NORD-SUD”.
      Ma devi anche tenere conto che stai andando da NORD a SUD nonostante le deviazioni (VERE MA APPARENTI) rispetto alla rotta generica.

      Ora se io e te siamo in macchina assieme e tu hai il punto di vista “vicino” e io “lontano”, ci SCANNEREMO ogni due per tre, inutilmente! L’intento è lo stesso ma la nostra “inconsapevolezza” (dei punti di vista) ci farà credere di no e proteggeremo il nostro punto di vista l’uno contro l’altro.
      Questo accade 24h al giorno.

      Ora tornando al tema del Vesuvio:
      Dal punto di vista “vicino” tutto si deve fare affinchè una tragedia del genere abbia meno conseguenze possibili dal punto di vista di perdita di vite umane e quindi si agirà affiche vengano sgombrate le zone a rischio etcetcetc.
      Dal punto di vista lontano nulla si può fare per evitare che tot persone muoiano ogni giorno, ogni anno, ogni secolo e l’agire convulsamente per evitare ogni tragedia è come non voler cambiare direzione sulla rotta NORD-SUD e sbattersi affinchè non avvenga quando comunque da NORD a SUD si sta andando.

      Non è semplice spiegarlo ma spero di aver posto le basi per sollevare qualche dubbio

      • clausneghe

        Certo.
        Io intendevo dire che sebbene questo evento, il risveglio del Vesuvio è assolutamente certo, è solo questione di tempo, non esiste un piano di evacuazione di massa, non vengono fatte esercitazioni serie e la gente se ne frega, non ci pensa presa com’è dalle vicende calcistiche e/o televisive. Punto.
        Possiamo chiamarla fatalità?
        Ciao.

        • GiNoDue

          se rileggi attentamente ciò che hai scritto (con cui concordo in pieno..attenzione), forse ti renderai conto che SI…possiamo chiamarla fatalità :

          “e la gente se ne frega, non ci pensa presa com’è dalle vicende calcistiche e/o televisive. ”
          Quindi la natura farà il suo corso così come la fa il fiume che straripa sulle formiche inconsapevoli che hanno il nido sull’argine.

          Ovvero “la gente che se ne frega” è inconsapevole come formiche operose.

          L’essere umano è ancora una scimmia senza pelo, il vero “salto evolutivo” è la consapevolezza di sè e non è stato ancora fatto.

    • CarloBertani

      Lo so anch’io che garriscono le rondini, era veramente una licenza poetica…comunque, avevo un amico di Portici, il quale mi raccontava che a vivere nella zona “rossa” del Vesuvio sono oramai mezzo milione, fra licenze fasulle ed abusivismo. Il piano di evacuazione previsto prevede la fuga verso Nord (a Sud c’è proprio lui, il Vesuvio) con l’Autostrada del Sole. 500.000 persone che staccano il biglietto per andare verso Roma. Meno male che la caldera del Vesuvio è la stessa dello Stromboli (o Vulcano, non ricordo), perché un vulcano a magma acido deve sfogarsi ogni tanto, ed è sempre un modo esplosivo. Sperem…

      • clausneghe

        Ciao, grazie per la risposta, ti leggo sempre volentieri.

  • gix

    L’estrema specializzazione della nostra società, della nostra economia, della nostra tecnologia è uno strumento perfetto per tenere divise le persone ma nello stesso tempo sottoporre la massa al controllo di pochissimi centri di potere. Non serve scomodare il monologo di Menenio Agrippa per ricordare che tutti sono necessari, anche se poi nessuno è indispensabile. Una soluzione potrebbe essere quella di bilanciare sempre chi ha le competenze tecniche (presunte) indispensabili, con il potere di chi gestisce il denaro per gli investimenti, per esempio. Non sarà sufficiente a risolvere i problemi qui evidenziati, ma almeno crea i presupposti per un reciproco controllo. Poi certo, occorre la partecipazione, nessuno può delegare ad altri il proprio compito, o anche solo il proprio ruolo di controllore; i primi a non poter più permettersi di delegare nulla sono i cittadini, di queste moderne società. Infine come dice Natascia, la scuola è fondamentale, ma la vedo dura per risolvere qualcosa da subito, per rieducare ci vorrebbero comunque generazioni.

  • poisonedtooth

    Tranquilli, la Gran Pagliacciata Industriale (produci-consuma-crepa), partorita dai Lumi e dallo Scientismo (neo-religione di stampo occidentale razional-materialista fondata sui dati statistici), ha i decenni contati (3 al massimo). A metà secolo infatti finirà la gran parte dei minerali utili alla prima fase della G.Pagliacciata (il produci), dopodichè, se l’Uomo vuole proprio continuare col consuma-crepa, sarà costretto ad emigrare co le spaceships di Musk sui primi pianeti raggiungibili, altrimenti dovrà adattarsi a vivere nel deserto terrestre, pieno solo di monnezza prodotta nei fastosi anni della Gran Pagliacciata, ivi compresa la monnezza radioattiva.
    Eh si, perchè il vero problema delle 12 ore di black-out, non sarà quello di non riuscire a sollevare dal letto l’amica di Bertani, volontaria vittima del frigorifero nei fastosi anni della G.Pagliacciata, ma quello della fusione del nocciolo in ognuna della 500 centrali nucleari in giro per il mondo. Se già una sola Fukushima sta azzerando la vita di un intero oceano, immaginatevi quali potranno essere le conseguenze di 500 sindromi cinesi tutte insieme.
    Che vogliate prenderne atto o meno, l’umanità è destinata all’Olocausto Radiattivo e con se si porterà dietro nell’estinzione anche tutte le altre specie viventi. Davvero un bel risultato: l’estinzione in cambio di 6/7 decenni di industrializzazione.