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Riconoscere l’Iran, la vera linea rossa di Trump

DI ALBERTO NEGRI

ilmanifesto.it

Guerre del Golfo. Gli Usa, Israele, le potenze sunnite del Golfo condividono il piano di fare fuori il regime sciita. Come in Iraq nel 2003 non hanno idea di come sostituirlo. Mentre gli europei esitano e qualcuno già varca la «sua» linea rossa. Come ha fatto Salvini nel suo viaggio a Washington allineando l’Italia a Washington

La «linea rossa» c’è ma non è quella «umanitaria» che tenta di contrabbandare il presidente americano. «Ho ordinato di non attaccare per evitare 150 morti», ha detto Trump nella sua sceneggiata davanti alle telecamere.

Non c’è niente di magnanimo in questo atteggiamento: in realtà è il freddo calcolo che hanno fatto i generali del Pentagono sulle possibili perdite americane, dei loro alleati del Golfo e di Israele in caso di reazione iraniana. In loro non c’è niente di magnanimo: le monarchie del Golfo finanziarono con 55 miliardi di dollari Saddam Hussein nell’80 quando attaccò la repubblica islamica in una guerra di otto anni che fece un milione di morti.

I francesi fornirono agli iracheni caccia Super Etendard per bombardare le raffinerie iraniane mentre l’inviato di Reagan, Donald Rumsfeld, a Baghdad stringeva calorosamente la mano al rais iracheno. Poi Rumsfeld diventò ministro della Difesa con Bush junior e diede una bella mano per diffondere la fake news del secolo: le armi di distruzione di massa di Saddam per giustificare l’attacco del 2003.

Sì, in effetti gli americani hanno una linea rossa che varcano di frequente: quella della decenza nel diffondere informazioni false e verità manipolate. Gli iraniani hanno storicamente qualche motivo più di altri per diffidare di Washington, sin dal colpo di stato anglo-americano del 1953 contro Mossadeq, il leader laico e nazionalista che poteva cambiare le sorti del Paese.

Così come avvenne nel 2011 quando il segretario di stato Hillary Clinton incoraggiò gli sceicchi del Golfo e la Turchia a sostenere i jihadisti per abbattere Bashar Assad, il maggiore e storico alleato di Teheran nella regione. I jihadisti vennero presentati nelle riunioni internazionali come combattenti per la libertà: erano in realtà i guerrieri di una nuova e feroce guerra per procura.

Gli Usa nel 2014 lasciarono che l’Isis si prendesse mezzo Iraq e una parte della Siria per spezzare l’arco della mezzaluna sciita, dall’Iran all’Iraq, dalla Siria al Libano degli Hezbollah. Il Califfato a questo doveva servire: a tenere sotto pressione gli iraniani a partire dai confini iracheni. Non solo il progetto è fallito ma dal 2015 in Siria oltre agli iraniani ci sono i russi con le loro basi.

La questione centrale del rapporto Usa-Iran è che c’è una linea rossa invalicabile per ogni amministrazione americana: il riconoscimento della repubblica islamica. È il motivo per cui gli Stati Uniti nel Golfo del petrolio hanno un apparato militare imponente: Quinta Flotta in Barhein, migliaia di uomini in Qatar e Iraq (oltre che nel Nord siriano), basi in Arabia Saudita e in Turchia. Oltre all’alleato israeliano, unica potenza nucleare della regione.

A questo fa da corollario che gli Stati Uniti non abbandonano l’idea di un cambio di regime a Teheran. In poche parole questo Iran, così com’è, non può esistere sulla mappa della nazioni «normali». E anche per questo gli Stati Uniti non hanno mai seriamente contemplato di riprendere le relazioni diplomatiche interrotte nel 1979 con il sequestro degli ostaggi nell’ambasciata Usa di Teheran.

Almeno questo mi disse un giorno Gary Sick, consigliere di Ford e Carter per gli affari persiani, che rivelò come la Cia e gli iraniani si misero d’accordo per rinviare il rilascio degli ostaggi americani per favorire l’elezione di Reagan. Forse Trump, in vista della campagna elettorale, ha in mente qualche carta «iraniana»?

Quarant’anni di ostilità, comunque, in cui l’accordo sul nucleare del 2015 firmato dall’amministrazione Obama è stata una pausa importante: poteva essere decisivo ma si è rivelato non più di un time out. Per altro le sanzioni contro l’Iran furono soltanto in parte allentate: in realtà gli americani hanno continuato a punire banche e imprese straniere che intrattenevano rapporti commerciali e finanziari con gli iraniani infliggendo multe salatissime. Obama, messo sotto pressione da Israele e dall’Arabia saudita fece le cose a metà lasciando che poi fosse Trump a stracciare un accordo che era già lacerato e osteggiato in Iran dai puri e duri dei Pasdaran.

Gli Usa, Israele, le potenze sunnite del Golfo condividono il piano di fare fuori il regime sciita. Certo, come in Iraq nel 2003, non hanno alcuna idea di come sostituirlo. Mentre gli stati europei esitano e qualcuno già varca la «sua» linea rossa. Come ha fatto Salvini nel suo viaggio a Washington allineando l’Italia agli Usa: gli iraniani sono assai irritati tenendo presente gli storici legami tra Teheran e Roma sin dai tempi dell’Eni di Mattei ma qui nessuno dice nulla, dal capo del governo al ministro degli esteri. Ectoplasmi sulla linea rossa.

 

Alberto Negri

Fonte: www.facebook.com

Link:https://www.facebook.com/alberto.negri.9469/posts/1124453687739530

23.06.2019

Pubblicato da Davide

11 Commenti

  1. Al Manifesto sono impazziti? Si mettono a dire la verità, adesso?

  2. Dal manifesto non poteva che uscire un articolo zoppo. La chiosa finale è del tutto arbitraria e inutile, specie in confronto coi giganti non citati di Mogherini, Renzi, Gentiloni, Berlusconi, Martino, Frattini, Moavero . . .tutti evidentemente amici dell’autore.

  3. Non sono cose collegate ma scollegate, secondo me.
    Salvini è andato in America per farsi dare una mano contro un possibile aumento dello “spread” che potrebbe mettere in atto quel burlone di Draghi. Ovviamente qualche cosa in cambio la dovrà dare.
    Le due cose collegate sono invece Israele e gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti, già di loro, non sono dei campioni nel rispettare gli accordi che fanno. Con le tribù dei Nativi americani (i pellirosse) gli Stati Unuti firmarono circa 640 accordi di pace. Non ne rispettarono neanche uno, ma da quando si sono fatti mettere i piedi in testa da Israele, su accordi di qualsiaisi tipo non vale neanche la pena di perdere tempo.
    Israele comanda e gli Stati Uniti pagano e fanno le guerre che interessano ad Israele.
    Non so fino a quando durerà questo matrimonio forzoso ma, anche quando finirà, nessuno dei due Stati riaquisterà una minima parvenza di credibilità.

  4. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Esatto! Le cose stanno proprio così…. Salvini è solo un politicante demagogo che sta lì grazie al puro dilettantismo e arrivismo dei grillini e (aimè) grazie alla credulità di una parte dei cittadini.

  5. Una cosa è certa, l’Iran non è molto abile ad attirarsi le simpatie degli altri stati: con Usa e Israele è in conflitto permanente( e questo ci sta), le potenze sunnite del Golfo vedono l’Iran come il fumo negli occhi, con l’Iraq di Saddam Hussein hanno fatto una sanguinosissima guerra durata otto anni e costata milioni di morti da ambo le parti, i francesi fornirono alcuni armamenti al rais iracheno per attaccare l ‘Iran. Nel mondo islamico in genere questo paese viene considerato una teocrazia non certo progressista. Sorge il sospetto che gli ex persiani non facciano nulla, ma proprio nulla per assicurarsi un minimo di captatio benevolentiae, in altre parole sono piuttosto rissosi e riottosi. “Molti nemici molto onore” disse una volta un famoso statista italiano, ma la sua fine non fu certo invidiabile. Forse il piazzale Loreto del regime è all’orizzonte.

    • Inceneriamoli nel momento in cui dobbiamo imporre il nostro stile di vita schifoso ai persiani. Sono un popolo favoloso, educato, non hanno mai fatto guerre se non per difendersi, in Italia la comunità italiana non ha mai rotto le palle a nessuno e per noi cosa sono? ANTIPATICI! Sono simpatici Macron, Juncker, Draghi, tutti i globalisti negrieri mafiosi che ci vogliono disintegrare e i persiani sono da ‘educare’, ecco cosa siamo diventati noi smidollati: proviamo avversione nei confronti di popoli che non si piegano e li reputiamo ‘ANTIPATICI’.

    • Precisazioni.
      L’Iran ha una storia che fa impallidire l’Impero Romano, figuriamoci gli USA o, peggio, le teocrazie del golfo.
      Come si puó leggere nell’articolo é dagli anni 50 che USA, UK e Francia malversano in Iran; per ragioni puramente economiche: il controllo della produzione petrolifera.
      Il, povero, Saddam ha fatto una “guerra per procura” all’Iran; per conto USA ed altri.
      L’Iran subisce sanzioni da decenni.

      Stupisce che gli iraniani possano essere, leggermente (?), arrabbiati?

  6. Salvini non dice nulla sull’enorme sforzo delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza dell’evento storico da raccontare sulle riviste spazzatura di gossip cairote: Obama ospite da Clooney a Laglio. Due globalisti negrieri che trasformano mister nutella al non vedo, non sento, non parlo. Potremmo perderci in lunghissime discussioni sulla sua ignobile ignoranza quando fece il sionista in Israele per poi arrivare alla sua ultima visita da zerbino negli Stati Uniti puntando il dito contro i persiani, ma se sapesse che quelli gli farebbero un bel culetto… Grullinandia e nutellandia: Dioli fa e poi li accoppia.

  7. L’Italia é un protettorato USA dalla fine della guerra; così come stabilito negli accordi di Jalta.
    L’Italia ha un buon numero di basi militari USA sul suo territorio; derivazione diretta da quanto scritto prima.
    Quindi, la politica estera italiana deve muoversi in un ben preciso recinto e l’Italia supererà, o meno, qualunque delle “linee rosse” che gli USA vorranno.

    Quindi, la chiosa su Salvini é del tutto inutile;
    proprio perché l’Italia non puó intervenire (o puó farlo molto marginalmente) nella questione USA/Iran.
    Semmai Salvini é andato ad offrire l’Italia come “spina nel fianco” alla Germania.
    In uno scenario geopolitico molto piú ridotto e riguardante solo piccole diatribe tra coinquilini.

    Poi, si potrebbe anche sposare quanto dice Marco Rizzo (PC): uscire da Europa / euro / NATO;
    io lo farei, pur conoscendo i costi in lacrime e sangue che ne deriveranno.
    Senza considerare che, dopo o durante l’uscita, dovremmo allearci con l’orso o con il dragone.
    Tertium non datur.

  8. Veramente i russi in Siria, nel porto di Tartus, ci stanno dagli anni settanta, e adesso nello stesso porto militare possono fare scalo e rifornimento pure unità cinesi, come pure in Iran c’è personale russo che assiste gli iraniani perlomeno sugli S-300.
    Inoltre la Cina da non molto ha completato la ferrovia ad alta capacità Urumqi-Teheran e gestisce il giacimento di gas South Pars.
    Insomma la linea rossa di Trump è arrivata al muro russo-cinese e ci si sfonderà la testa.

  9. (gli americani hanno una linea rossa che varcano di frequente: quella della decenza nel diffondere informazioni false e verità manipolate)
    Frase ottima e riassuntiva.
    Gli Iraniani a me sono simpatici. L’ultima volta che mi sono stati antipatici risale a Leonida alle Termopili, ma quello, Leonida, era un Gigante della Storia. Mi fa piacere che anche i signori del Pentagono si siano resi conto che è meglio lasciar stare la Persia. E basta con queste sanzioni!