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RESUSCITANDO LA SPERANZA

JASON MILLER intervista WILLIAM BLUM
Dissident Voice

Con l’assoluta convinzione che sia nostro diritto cercare la “felicità” e la “sicurezza”
senza preoccuparci degli effetti negativi per la Terra e per i suoi altri abitanti, noi yankee ci stiamo affrettando ad accumulare gadget, a ingozzarci di cibo, ad avere orgasmi a ripetizione, a presentarci
sotto il miglior aspetto possibile, e ad essere i primi nella corsa a una ripugnante orgia di edonismo narcisistico e ingordo.

Contrariamente alla falsa consapevolezza instillataci da un’orda d’incredibili propagandisti che presidiano i bastioni del capitalismo sfruttatore, non siamo “benevoli liberatori” o “portatori di pace”: scateniamo continuamente guerre, spogliamo la terra come una marea di locuste, e non offriamo in cambio praticamente nulla. Per assicurarci “felicità” e “sicurezza” facciamo pagare un prezzo enorme al resto del mondo.

Da quando, alla fine della II Guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno assunto l’egemonia militare ed economica, i loro alleati (una banda di tiranni reazionari mantenuti al potere dagli USA) e la Banca Mondiale hanno lavorato in perfetto accordo per ridurre in schiavitù, torturare e impoverire milioni di
esseri umani dei “paesi in via di sviluppo”, in una corsa interminabile per soddisfare l’insaziabile sete di potere e di ricchezza dei nostri plutocrati.Bush, i suoi accoliti, e la marea di crimini di guerra non sono semplici anomalie. Sin da quando
i primi occidentali misero piede sul suolo nordamericano, “Amerikkka the Babylon” (è così che in alcuni circoli viene soprannominato il nostro paese) si è comportata come un’entità barbara, opportunistica,
sfruttatrice, razzista e imperialista. Contrariamente alla delusione professata dai nostri “fabbricanti di consenso” (si veda il “liberale” New York Times), cambiare nel 2008 gli attori della Casa Bianca potrebbe dare al mondo un momento di respiro nella sequenza di crimini contro l’umanità e di devastazione planetaria; ma fino a quando il nostro odioso sistema d’implacabile saccheggio per
il profitto non sarà stato sradicato, un numero sempre maggior d’infelici languirà in miseria per consentire a un gruppo relativamente piccolo di vivere in una opulenza oscena.

Per focalizzare la nostra attenzione sull’Impero americano e ridare vita alla nostra speranza che la decenza umana abbia una opportunità di prevalere, abbiamo intervistato il noto ricercatore e scrittore William Blum, che per molti anni ha documentato i crimini degli Stati Uniti:

Jason Miller: Lei è un individuo notevole. Senza falsa modestia, se dovesse presentarsi
a qualcuno che non la conosce e fargli capire chi è William Blum, come si descriverebbe?

William Blum: In buona parte dipenderebbe, è ovvio, dalla persona e dalle circostanze, ma potrei comunque dire che ho trascorso la prima metà della mia vita in un mondo “borghese”, che includeva l’IBM e il Dipartimento di Stato. Poi il Vietnam mi ha spinto su posizioni radicali e sono diventato un utilizzatore di droghe, mezzo hippie, articolista underground, viaggiatore, autore di libri, oratore nei campus, minaccia comunistoide per tutto
ciò che è decente e santo.

JM: Agl’inizi del 2006, Osama bin Laden disse che noi americani avremmo dovuto leggere il suo libro Rogue State: A Guide to the World’s Only Superpower.
Che effetti e conseguenze ha avuto su di lei questa dichiarazione?

WB: La fama immediata in molti dei più importanti programmi di attualità (incluse CNN, CSPAN, MSNBC, etc), la possibilità di spiegare all’incolta massa cose che non avrei altrimenti avuto la possibilità di spiegare, un migliaio di email (la metà d’insulti), un paio di minacce.

JM: Ovviamente il polverone ha avuto tutto il tempo di diradarsi. In che misura il “sostegno” di bin Laden ha influito sulla vendita dei suoi libri e sulle attività di educatore politico e attivista sociale?

WB: Ho venduto circa 15.000 copie supplementari di Rogue State. Ho sfruttato l’esperienza fatta con i discorsi nei campus per spiegare perché il sostegno di bin Laden non mi creava problemi, come avevo già detto in diretta (e la cosa aveva infastidito parecchio i miei intervistatori, ad esempio Wolf Blitzer, che avrebbero preferito un mio deciso rigetto delle dichiarazioni di sostegno).

JM: In Rogue State ha scritto, “Per quanto paranoici o ossessionati dall’idea di una cospirazione possiate essere, quello che il governo sta realmente facendo supera ogni vostro peggiore incubo”. In che misura l’affermazione è giustificata da informazioni di prima mano ottenute durante gli anni di lavoro, nel Dipartimento di Stato o altrove?

WB: Al Dipartimento di Stato lavoravo come analista dei sistemi informatici, e non ero al
corrente di segreti che andassero al di là delle liste dei cattivi, americani o stranieri. Ma leggere con attenzione l’attualità alla luce dell’esperienza del passato è sufficiente a rendere diffidente chiunque.

JM: Vedo che ha soggiornato in Cile per analizzare il tentativo di Allende di sviluppare il socialismo. Se fosse sopravvissuto, pensa che il presidente sarebbe riuscito a schivare
la costante marea di neoliberalismo?

WB: Penso che avrebbe ottenuto dei buoni risultati. Era un vero uomo della sinistra, non un liberale del tipo che pullula nel partito democratico.

JM: C’erano molte affinità tra Allende e Castro?

WB: Per quel che ricordo, parecchie.

JM: Può indicarci brevemente punti di contatto e di contrasto tra Allende e Hugo Chavez?

WB: Allende non si opponeva deliberatamente agli USA, come fa invece Chavez. Penso che Chavez dovrebbe moderarsi un poco, perché si sta mettendo contro dei veri e proprio assassini psicopatici, anche se la moderazione verbale e politica non salvarono comunque Allende dalla furia di Washington. Se gli USA vi hanno inserito nella lista degli ODE (Officially Designated Enemy, Nemici
ufficiali), i vostri giorni sono contati, o per lo meno la vostra vita e i vostri programmi diventeranno un inferno.

JM: Quante possibilità pensa che abbia la Rivoluzione bolivariana di diventare una valida alternativa e una vera minaccia per l’egemonia di quell’imperialismo rapace e militarista che è indissolubilmente legato al “capitalismo americano”?

WB: In base all’esperienza passata, direi pochissime. Ma nel gioco si è inserito il petrolio come moneta di scambio, e questo cambia la situazione. In ogni caso, non me la sento di fare previsioni su cosa succederà.

JM: Ha lasciato il Dipartimento di Stato nel 1967, per la sua opposizione alla guerra nel Vietnam. Cosa pensa che dovrebbe fare l’opposizione all’occupazione irachena, ovviamente molto numerosa, per essere più efficace?

WB: Tutto quello che posso suggerire è l’istruzione: cercate d’istruire voi stessi e tutti
quelli che potete. È questo che ho in mente quando scrivo i miei libri o tengo conferenze in pubblico: fornire agli attivisti punti di discussione per aiutarli a convincere altra gente, fornire ai nuovi arrivati nuovi elementi da elaborare, piantare semi. In effetti siamo sempre più numerosi, e posso solo sperare che a un certo punto raggiungeremo una massa critica ed “esploderemo”. Non posso fare di più.

JM: Durante la guerra in Vietnam lei ha fondato e pubblicato il Washington Free Press. Dato che non esisteva ancora Internet, come riusciva a distribuire le sue pubblicazioni alternative?

WB: Le vendevo in strada o nel corso di manifestazioni, ma anche attraverso decine di librerie e altri distributori; nel momento migliore siamo riusciti a vendere intorno alle 20-25.000 copie per numero.

JM: Quali erano, se ne ce ne erano, i contatti con i gruppi radicali come le Pantere nere e i Weathermen, i cui membri erano messi sotto inchiesta, perseguitati, incarcerati e in alcuni casi uccisi dal nostro governo?

WB: Conoscevo alcuni membri (certi scrivevano per Free Press) ma personalmente non ho mai fatto parte di questi gruppi. Anni dopo ho aderito ai gruppi trotzkisti in USA e nel Regno Unito.

JM: Esistono evidenti paralleli tra la situazione in Vietnam e quella in Afghanistan/Iraq, ma anche numerose differenze. Vuole chiarirci le idee, indicando brevemente i punti di contatto e di contrasto?

WB: Gli USA non avevano intenzione di occupare il Vietnam; in Iraq e in Afghanistan lo hanno fatto per la presenza del petrolio e degli oleodotti.

JM: Cosa ha significato lavorare con Philip Agee, ex agente della CIA e autore di Inside the Company: CIA Diary?

WB: Ho lavorato con Agee molto meno di altre persone che a Londra erano in contatto con lui. Eravamo occupati a smascherare gli agenti segreti della CIA nell’ambasciata statunitense.

JM: Lei ha sostenuto pubblicamente la candidatura di Ralph Nader alla presidenza. Io sono stato ripetutamente fustigato per avergli accordato la mia preferenza. Come risponderebbe ai critici secondo i quali un voto al di fuori del duopolio profondamente corrotto è un “voto inutile”?

WB: Mi sarebbe difficile immaginare un voto più inutile di quello dato a qualcuno che non stimiamo o appoggiamo. Vorrei aggiungere che secondo me la maggior parte di quelli che scelsero Nader non sarebbero andati alle urne se non si fosse candidato. I voti dati a Nader da tutti costoro, quindi, non sono stati sottratti ai Democratici.

JM: Quando possiamo aspettarci un altro suo libro?

WB: Non ne ho idea. Per ora sono in panne. Non sono uno di quegli autori che si sentono
obbligati a sfornare un libro dopo l’altro. Devo intravedere un vuoto da riempire.

JM: Lei ha dichiarato: “Sono impegnato a combattere la politica estera statunitense, e gli Stati Uniti sono il miglior posto in cui trovarsi per condurre la nostra battaglia. Mi trovo nel ventre della bestia, e cerco di essere la sua ulcera”. Come veterano di questa guerra, costituisce una vera ispirazione per tutti noi che aspiriamo a essere ulcera. Cosa ha da dirci per incoraggiarci e metterci in guardia?

WB: Vi rimando alla mia risposta sull’istruzione. E quando siete in conflitto ideologico
con uno dei “cattivi”, e quello comincia la solita tiritera patriottico-conservatrice, non esitate a rimettere in discussione tutti i suoi argomenti. Sono talmente poco abituati a essere contraddetti
che spesso si sentono subito sconfitti. E come sempre, nei loro interventi mettete in dubbio le motivazioni degli USA da un punto di vista morale. La morale è dalla nostra parte: guardate l’Iraq, ad esempio. I conservatori avranno hanno molte difficoltà a dialogare con noi.

William Blum è l’autore di Killing Hope:
US Military and CIA Interventions Since World War 2
, Rogue State:
A Guide to the World’s Only Superpower, Freeing the World to Death
. Visitate il suo sito web all’indirizzo: www.killinghope.org
.

Jason Miller, uno schiavo salariato dell’Impero americano che si è liberato delle sue catene intellettuali e spirituali, è editore associato di Cyrano’s Journal Online.
Accetta con piacere interventi costruttivi all’indirizzo [email protected]
o sul suo blog, Thomas Paine’s Corner. Leggete gli altri articoli di Jason,
o visitate il suo sito web
.

Jason Miller intervista William Blum
Fonte: http://www.dissidentvoice.org/
Link: http://www.dissidentvoice.org/2007/05/william-blum-interviewed/
03.05.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO

Pubblicato da God