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QUAL E’ IL TUO PIANO B ?

DI CHARLES HUGHES SMITH

OfTwoMinds.com

TUTTI ABBIAMO UN PIANO A: CONTINUARE A VIVERE COME ABBIAMO FATTO FINORA.

Alcuni di noi hanno un piano B in caso il piano A non funzionasse; e le ragioni di un piano B si distinguono in tre categorie principali:

  1. I ‘Preppers’ (survivalisti) che prevedono la possibilità di un fallimento del Piano A dovuto a una sistematica “tempesta perfetta” di eventi che potrebbero sopraffare la capacità dello status-quo di fornire carburanti, sanitari, alimenti e trasporto per la popolazione altamente urbanizzata del paese.
  2. Quelli coscienti della natura precaria del proprio lavoro e dell’eventualità di doversi trasferire in un altro posto quando perderanno il loro impiego e non riusciranno a trovarne presto un altro equivalente.
  3. Quelli che fanno tutto il possibile per mantenere il piano A e che sognano un’esistenza meno stressante, meno complicata, più economica e più soddisfacente.

LA FRAGILITÀ E LA VULNERABILITÀ DELLE CATENE DI APPROVVIGIONAMENTO ALTAMENTE OTTIMIZZATE

Molte persone non si rendono conto della vulnerabilità delle catene di approvvigionamento che forniscono alimenti, carburanti e tutti gli altri beni di consumo delle società urbane industrializzate. Come regola generale, in una città tipica ci sono solo pochi giorni di autonomia in termini di alimenti e carburanti e qualsiasi disgregazione esaurisce rapidamente le scorte. (Quelli interessati a saperne di più potrebbero iniziare leggendo il libro Quando si fermano i camion: energia e il futuro dei trasporti).

La maggior parte della gente che vive nelle città non si rende conto che i servizi di emergenza governativi sono in realtà piuttosto limitati e che anche un piccolo numero di vittime o feriti (per esempio, qualche migliaio) in un’area urbana, esaurisce in poco tempo quei servizi in grado di gestire un numero limitato di esigenze.

Le autorità possono ricorrere alla Guardia Nazionale per il mantenimento dell’ordine; tuttavia il governo non è in grado di fornire cibo e carburante a milioni di persone sopraffatte da una calamità naturale o da un ‘cigno nero’  (un disastro inatteso).

Per ridurre i costi, le catene di approvvigionamenti e gli altri sistemi essenziali sono stati ridotti allo stretto necessario; qualsiasi interruzione nel flusso ottimizzato ha il potenziale per paralizzare l’intero sistema. Poiché questi sistemi altamente ottimizzati funzionano perfettamente per la maggior parte del tempo, non riusciamo a comprende le vulnerabilità nascoste dietro alle “consegne puntuali” e altre efficienze.

Questa fragilità intrinseca ha da tempo stimolato l’interesse per i luoghi di rifugio, un argomento che ho recentemente trattato nel libro: “Possedere un luogo di rifugio e sfide reali”.

DOVE ANDARE SE CROLLA L’ECONOMIA?

Negli ultimi otto anni, i politici americani e le autorità federali hanno tentato di annientare il classico ciclo economico di crescita, stagnazione, recessione e ripresa. Sembra che ci siano riusciti, ma la lenta crescita del periodo è stata sostenuta da un’espansione senza precedenti di debiti di governo, aziendali e privati.

Questo straordinario boom del debito è stato attivato dal calo dei tassi di interesse. La maggior parte degli osservatori con un’adeguata percezione della storia, considera totalmente insostenibile e destabilizzante questa eccessiva espansione del debito e il livello prossimo allo zero dei tassi di interesse:

(Fonte)

In altre parole, prolungare il ciclo di espansione con misure politiche estreme non potrà impedire il ciclo economico; piuttosto, queste misure eccessive aumentano la probabilità che l’eventuale recessione sia più profonda e più duratura di quanto lo sarebbe stata in assenza di simili provvedimenti estremi.

Possiamo quindi prevedere una recessione, in cui saranno liquidati e cancellati mutui e debiti non rimborsabili, e un rallentamento o addirittura un’inversione di tendenza del debito (come nella recessione del 2008/2009).

Quando vendite e profitti si riducono, i datori di lavoro sono costretti a licenziare i dipendenti; e se calano i redditi calano anche le vendite, creando un ciclo interconnesso di contrazioni di reddito e di spesa delle famiglie.

Quando questa musica alla fine si fermerà, molti lavoratori licenziati non saranno in grado di trovarsi un altro lavoro. Senza un lavoro, la maggior parte delle persone non può permettersi di rimanere a lungo nei centri urbani ad alto costo.

Quando la recessione del 2000 colpì duramente l’occupazione nell’area di San Francisco, più di 100,000 persone si trasferirono altrove.

Chi si è trasferito di recente nelle aree urbane ad alto reddito dovrà considerare la possibilità di tornare al suo paese di origine. Molti immigrati dal sud del confine avranno nel frattempo investito i loro guadagni nella costruzione di nuove case nel paese d’origine. Se crolla l’economia a nord del Rio Grande, possono sempre andare a vivere in quelle case che hanno costruito quando il loro reddito era più alto.

In Cina, molti lavoratori urbani licenziati in periodi di crisi hanno fatto ritorno nei loro villaggi, dove comunque hanno trovato una fonte di alimenti (agricoltura locale) e un tetto sopra la testa (la casa di famiglia).

Oggi “i cosmopoliti senza radici” (abitanti delle città americane) di solito non hanno un luogo di origine dove rifugiarsi in tempi difficili. Quindi un comune piano B è quello di cercare un posto equivalente a basso costo dove rifugiarsi in tempi difficili.

DOVE ANDARE QUANDO SI E’ “ALLA FRUTTA”?

C’è una semplice espressione che descrive perfettamente il senso di frustrazione e insoddisfazione che sperimentiamo quando ci sentiamo come se fossimo su un tapis-roulant diretto verso il nulla e che sta anche accelerando: “Siamo alla Frutta”.

Come ha osservato lo storico Fernand Braudel (insieme ad altri) le città hanno sempre avuto un maggior costo della vita rispetto alla campagna e offrono redditi più alti. Le città aggregano capitali, talento e potere, e se da una parte questo dinamismo consente a molti di elevarsi da una condizione di povertà, dall’altra può anche esacerbare ricchezza, povertà e disuguaglianze di redditi.

In molte aree urbane, la globalizzazione del lavoro e del capitale, unita alle misure politiche estreme di cui sopra, hanno allargato il divario tra “abbienti” e “non abbienti”. Quelli che a suo tempo hanno comprato la casa in zone ambite della città a 150,000 dollari, oggi si ritrovano più ricchi, con il valore di quelle case salito a 750.000 dollari. I giovani di oggi con impieghi normali non potranno mai permettersi di comprarsi una casa a quel prezzo; quindi, la classica fonte di risparmio a tempo pieno rappresentata dalla proprietà di una casa, come bene sicuro per la classe media, oggi è fuori dalla loro portata.

Molti di quelli che sono riusciti a comprare una casa, ora sono costretti ad allungare i tempi dei mutui, a pagare tasse soffocanti, a dover spendere per l’assistenza sanitaria propria e della propria famiglia e per la cura e la custodia dei bambini piccoli. Sono davvero “alla frutta”, e il loro piano B è di sicuro una mossa permanente verso un’esistenza meno gravosa e più soddisfacente altrove.

TRE OBIETTIVI DIVERSI, TRE DIVERSI LUOGHI DOVE VIVERE

Anche se il piano B comprende un ampio spettro di opzioni, queste tre categorie fondamentali definiscono tre obiettivi diversi per tre diversi luoghi dove risiedere.

Mentre il “prepper” impegnato con un piano B di fuga ha di solito in programma un luogo di rifugio a lungo termine, altri potrebbero considerare una sistemazione temporanea, un luogo dove andare in caso di disastro naturale, come un terremoto, un uragano, un disordine sociale localizzato.

Una sistemazione temporanea potrebbe essere ad esempio un trailer o un camper parcheggiato nel vialetto della casa dei genitori, o una stanza di riserva nella casa di un parente o, ancora meglio, un capannone di stoccaggio trasformato in una casa. Quelli che prevedono una drastica riduzione del reddito a causa della recessione, avranno un piano B molto diverso, poiché avranno bisogno di abitazioni molto più economiche per un periodo più lungo, da mesi a anni.

Il piano B in caso di recessione dovrebbe anche prevedere l’assistenza all’infanzia e alla scolarizzazione, l’assistenza sanitaria, una qualche occupazione come fonte di reddito, e tutte le componenti quotidiane del piano A.

Il piano B in caso di recessione dovrebbe anche considerare la possibilità di non poter più tornare allo stile di vita del Piano A per motivi di salute, di disoccupazione prolungata o di una permanente riduzione della spesa abitativa.

Il piano B estremo va inteso come status permanente. Il Piano A viene completamente sostituito dal Piano B per soddisfare le primarie esigenze abitative, di lavoro e di comunità – quella che io definisco una “sistemazione stabile e funzionale”.

Nella Parte II: Vantaggi e Sfide nel mantenimento di una proprietà di rifugio, presentiamo il quadro generale dei vincoli, compromessi, costi e benefici che comporta il mantenimento di una proprietà di rifugio di un Piano B. Non esiste una sola soluzione, “una dimensione adatta a tutti”: la soluzione e la gestione sono sempre personalizzate secondo le proprie esigenze, risorse, competenze e valutazione dei propri rischi.

Con questo nostro schema, ci auguriamo di esservi stati di aiuto per meglio definire quei fattori che più si adattano alla vostra situazione personale.

Il mantenimento di una sistemazione di emergenza funzionale è una responsabilità che comporta costi e complessità reali. Ma se pensata bene, darà un grande ritorno sia nei tempi buoni che in quelli cattivi.

 

Charles Hughes Smith

Fonte: http://charleshughsmith.blogspot.it

Link: http://charleshughsmith.blogspot.it/2017/04/whats-your-plan-b.html

16.04.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Questo saggio é stato pubblicato originariamente in peakprosperity.com, dove scrivo regolarmente, con il titolo “Il vostro Piano B prevede un secondo posto dove vivere in caso il Piano A non dovesse funzionare?”

 

 

Pubblicato da Davide

29 Commenti

  1. Complimenti per la pregevole traduzione. Il survivalismo nasce dalla corretta percezione dell’insostenibilità del sistema corrente, ma la sua risposta è individualistica, anzichè condivisa con altre persone. La visione di chi vuole prepararsi ad una catastrofe, costruendosi una casa in campagna o in luoghi selvaggi, magari con un minirifugio antiatomico – cosa diffusa negli Stati Uniti – è essenzialmente egoistica. Una visione più sociale, quasi bodhisattvica, implica che, invece di pensare solo a sé e alla propria famiglia, bisognerebbe considerare anche i propri immediati vicini, anche se – soprattutto se – questi non hanno una adeguata lucidità mentale.

    • Non vi é una soluzione possibile per tutti, a parte il fatto che la maggior parte della gente vive in una bolla di illusione e non intende far nulla.
      Una visione sociale implica il cercare di sensibilizzare il pubblico sulla dimensione di questa crisi, cosa che il sottoscritto fa da quasi 10 anni con successi alterni.

      • Infatti si sta attuando una selezione naturale dell’umanitá.
        Chi è consapevole di vivere in una bolla di illusione o il paese dei balocchi, tenderá a salvarsi rispetto a chi non lo fa.
        La maggioranza preferisce non credere al matrix e preferisce rimanerci dentro anche se poi vengono fagocitati dal sistema.

      • Trovo che la sua visione sia alquanto pessimistica. Forse non esiste una soluzione possibile per tutti nei termini di consumo attuali. Penso che la base del problema sia la decrescita umana fissata da un figlio a coppia. Termine tralasciato da pochi anni dallo stato cinese.

  2. Il problema è più complesso di come lo presenta l’autore: se tutti si riversano nelle campagne si creerà comunque la situazione per la quale la campagna non riuscirà a sostenere tutti. Ricordiamoci che crisi dei trasporti vuol dire anche fine della resa agricola odierna. Le campagne non riusciranno a sostenere la popolazione, che è smisurata rispetto alla resa agricola pre industrializzazione.

  3. Argomento lodevole e sono contento che i traduttori di Don Chisciotte si comincino ad interessare al ‘che fare’.
    Il problema di questo tipo di articolo é l’impostazione molto ‘americana’ e il non fornire una via progressiva per arrivare a un livello di resilienza desiderato.
    Un modello di maturitá che permetta a ognuno, a seconda delle possibilitá e volontá di fare passi nella giusta direzione.
    Una societá Resiliente, in quanto composta di cellule auto-riparanti é desiderabile in tutti gli scenari, catastrofici o meno

    • Ho elaborato da tempo un piano B anche per chi, come me, non creduto, è costretto a restare. Ovviamente per funzionare non lo posso divulgare.

      • a mio modesto parere Il piano B e il piano A dovrebbero coincidere. cambiare vita si puó. adesso.

        • E mica tutti tengono la moglie resiliente come te, che fai li abbandoni? Li sequestri? Sottovaluti il parametro “casualità”.

  4. Articolo molto interessante che meriterebbe estrema attenzione e doverose logiche conseguenze siccome prevenire è preferibile al reprimere! Ma a chi lo dici? Non esiste peggior sordo di chi non vuole e si rifiuta di ascoltare! L’Appennino deserto e desertificato anche per ”meriti tellurici” (Gran Sasso at work! Ma a chi lo dici!!) potrebbe fornire, garantire esistenze soddisfacenti, laboriose, anche faticose e ci mancherebbe ma di ben altro spessore! Macchè ma quando mai! Tutti intruppati, spersonalizzati, devastati in ambiti metropolitani dove non sei nulla, canna al vento, puro CONSUMATORE e basta perchè è quello il fine ultimo della folle americanizzazione della vita e della gente! Mi servi solo come consumatore al servizio degli interessi più dementi, blasfemi in cui sia dato imbattersi! Noto, con orrore e disgusto, che la maggior parte delle persone preferisce vivere una vita (contenti loro) deviata, impropria, distorta, diseducativa anzichè rivedere le proprie idee (ma necessita averne altrimenti sono augelli poco edulcorati)! Convengo che la terra ha un brutto difetto anzi due: si trova in basso e richiede fatica!! Imperdonabile! Volete mettere slot, gratta e vinci, enalottosuperenalotto, turista per sempre, miliardario, borse, mercati, mazzette, tangenti ecc.ecc.! Questa si che è VERA VITA!! Buona serata a tutti! Ora, per quanto mi riguarda, zappa, patate, pomodori, fave! E, poi, cani da accudire e, al tramonto, volpe che mi aspetta e lupi che attendono crocchette e pane raffermo così come cinghiali! Lo so, mi contento di poco! Vuoi mettere una vita sontuosa in una bella megalopoli? Quasi quasi vendo tutto e torno a Roma! Quelle si che è vera vita!!! Felice sera a tutti.

    • Grande! è l’unica salvezza, se riesci ad avere anche autosufficienza energetica è fatta. Ti godrai la apocalisse zombie da qui a pochi anni.

      • Già fatto! Un opportuno impianto fotovoltaico con accumulo di energia nonchè, entro la prossima estate, una pompa di calore, in casa c’è un bel camino e legna a iosa!! Certo, si rinuncia a molte cose ma ne vale la pena! Buona giornata!

    • Citazione:
      ” L’Appennino deserto e desertificato anche per ”meriti tellurici”
      (Gran Sasso at work! Ma a chi lo dici!!) potrebbe fornire, garantire
      esistenze soddisfacenti, laboriose, anche faticose e ci mancherebbe ma
      di ben altro spessore!!”
      Senza offesa, ma non sai di cosa parli.
      L’appennino deserto ha iniziato ad esser coltivato con rese appena decenti solo dopo l’introduzione delle macchine, ed anche ora, togliendo i contributi PAC, la maggior parte delle Aziende Agricole sparirebbe.
      Se crolla la civiltà, e quidni spariscono carburanti fossili e fertilizzanti, il tuo appennino torna del tutto deserto!
      Qualcuno ci può campare, ma parliamo di un misero 1% della popolazione attuale…

  5. Sono 20 anni che vivo lontano da insediamenti, investo quello che posso nella terra, un orto, un pollaio, attrezzi (molti a forza umana), ho diverse sorgenti ed un bosco per la legna (indipendente per il riscaldamento).
    A parte la salute (di merda) ho avuto la fortuna di riuscire a realizzare (con la mia famiglia) un progetto che ho comunque iniziato da quasi trenta anni, seguendo mio padre ed ancora prima mio nonno.

    • Ti capisco….ti rispetto….e un po ti invidio…spero che ti vada tutto nella maniera migliore, te lo auguro di cuore!!

  6. La questione si può tradurre cosi….chi concepisce la necessità di un piano B è di per se già avvantaggiato dal momento che un simile ragionamento lo contraddistingue da altre persone meno elastiche, poi quale che sia nello specifico il piano, poco importa…non avendo noi la sfera di cristallo potrebbero fallire tutti i propositi in questione e dare luogo a una debacle completa. Io però mi sento di dire che se un giorno ci sarà un evento tale da far si che necessiti appunto un cambio epocale di rotta, le persone più adatte alla transizione sono indubbiamente coloro i quali ne concepiscono la probabilità di accadimento anche se remota!

  7. parzialmente falso quando si dice che le campagne non riuscirebbero a sostenere la popolazione.
    Infatti dipende ad esempio di che città parliamo..se parliamo di province non è cosi’
    Una provincia ha una città e una provincia..ad esempio Terni ha Terni città e Terni provincia… la città della provincia rispetto all’estensione dell’intera provincia è piccola parte..e la provincia è quasi tutta campagna..
    Ovvio che se parliamo che la provincia di Milano deve sostenere la città di Milano allora è difficile visto la concentrazione della città è alta e visto che la zona di campagna è tutta occupata da strade e fabbriche..
    Ma di queste province siffatte ce ne sono non molte ,la maggior parte delle province italiane sono medio piccole (da qui si era pensato all’accorpamento) e quindi per il 50% della popolazione dei casi si riuscirebbe a risolvere il problema..
    E’ vero che il 50% della popolazione vive nelle province e l’altro 50% in pochi grandi città.

    L’altro fattore chiave poi è capire cosa si intende per sfamare la popolazione..
    ovvio che è impossibile che le campagne possano mantenere allo stesso regime calorico eccessivo a cui è abituata la popolazione odierna,si sarebbe un taglio drastico del 30-40% delle calorie ,ma siamo sicuri che sia un male?Visto che buona parte della popolazione è in sovrappesso(da eccesso di calorie)e milioni di persone frequentano palestre e fanno sport solo per tenersi in forma ossia perdere le calorie in eccesso accumulate sotto forma di grasso..?

    Ecco ,se teniamo conto di questi due fattori direi che le campagne potrebbero essere un rifugio .
    Si tenga presente che non è affatto detto che tutto avvenga in un momento la crisi potrebbe andar avanti per anni peggiorando sempre di più.
    Ci sarebbero milioni di persone che rimarrebbero in città e si arrangiarebbero con lavoretti taglierebbero cibo superfluo ed ogni superfluo come avvenne esattamente durante la seconda guerra mondiale,dove parte della popolazione si riversava nelle vicine ampie campagne di roma ma la maggior parte rimase a roma..
    Soprattutto chi ha casa di proprietà non si schioda facilmente..

    Se disastri economici fossero graduali non avverrebbe nessuna catastrofe ma solo impoverimento di massa(che d’altronde si osserva anche oggi con taglio di cene,pranzi,vacanze,vestiti etc..).

    Anche un disastro improvviso sebbene più difficile dopo un momento di panico si riuscirebbe a gestire naturalmente più difficile per chi viveva una vita comoda strutturata e che non ha mai pensato che tutto potrebbe finire..

    Vivo in zone terremotate e so di cosa parlo…
    Lo stato già adesso è assente ,fateci caso,nessuno parla più di Amatriche(cancellata dal terremoto e dai media)e pesi vicini che non esistono più…
    ad oggi consegnate solo 25casette di legno a fronte di 18mila
    Solo il ridicolo sindaco di Amatrice ci vede del positivo perchè appunto evidentemente aspira a candidarsi magari come parlamentare(certo sempre per il bene di Amatrice,non per il suo,si capisce e statene certi se paesi per quanto piccoli uniscono i voti ,di destra e di sinistra,su una unica persona,ecco che viene eletto di sicuro…)e quindi ancora dice ”io aspetto le promesse di Gentiloni,che essendo persona seria le manterrà”
    mai visto niente di simile..
    e poi per evitare che in tv si veda come le case di Amatrice siano ancora accatastate una sopra l’altra come dal 24agosto,non manca una pietra all’appello,sono tutte li…
    non si fa intervistare dentro Amatrice ma fuori vicino alla unica scuola ricostruita perchè dice è un segno di speranza..
    invero tutti capiscono lo fa perchè se no alla vista delle macerie non potrebbe non attaccare politica e governo(il che lo squalificherebbe nella gara elettorale)e tutti vedrebbero come niente è stato fatto..
    quindi si è inventato che lui si fa intervistare solo fuori da amatrice…
    ridatace er Puzzone(Berlusconi)che in un anno fece una new town per 40mila persone..
    qui solo 25 casette..
    VERGOGNA

    • Non penso che la tua sia un’opinione fondata sull’esperienza. Faccio il contadino organico e l’allevatore. Ho 50 ettari di terra vergine incontaminata, circondata da boschi e laghi. Per la nostra famiglia la ‘sopravvivenza’ non é una vaga immagine futura ma la realtá quotidiana. Nonostante questo, in caso di collasso con mancanza di carburante per trattori e attrezzi la mia famiglia riuscirebbe a farcela con difficoltá.

      L’Italia come footprint ecologico puó supportare MENO DI UN TERZO della attuale popolazione, senza considerare che grandi migrazioni (invasioni) arriverebbero nello stivale per prendere vantaggio del clima….

  8. Ignoranza un tanto al Kilo….
    《Quelli che a suo tempo hanno comprato la casa in zone ambite della città a 150,000 dollari, oggi si ritrovano più ricchi, con il valore di quelle case salito a 750.000 dollari. I giovani di oggi con impieghi normali non potranno mai permettersi di comprarsi una casa a quel prezzo; quindi, la classica fonte di risparmio a tempo pieno rappresentata dalla proprietà di una casa, come bene sicuro per la classe media, oggi è fuori dalla loro portata.》

    Evidentemente ignora che in Svizzera i mutui sono “perpetui” ed il mutuatario paga solo gli interessi senza l’obbligo di dover restituire il capitale, aggiungiamo i tassi negativi all’equazione ed il gioco è fatto, tant’è che una villetta in Svizzera costa un multiplo di quelle cifre..

  9. il mio piano B è stato mollare italia per un isola lontana dall’Europa, Gran Canaria.
    Il piano C è invece una casa con terreno nell’entroterra, un po di eolico e solare… magari un ruscello potabile vicino alla casa con un alternatore per generare corrente e naturalmente coltivare e produrre piu’ cibo possibile in loco… piano piano ci stiamo arrivando.

  10. uomoselvatico70 uomoselvatico7

    Beh!…… io oltre al piano “A” e quello “B” mi sono preparato per tempo pure quello “C” e quello “D”
    Cosi quando sarà la mia ora, almeno potrò tirare le cuoia sereno esattamente come faranno pure tutti quelli che non si sono preparati alcun piano, che si godono l’attimo senza troppi pensieri e rompimenti di balle, tanto si crepa tutti lo stesso.