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Putin detta legge a Valdai

DI  TOM LUONGO

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Ogni anno Putin presenzia al Forum Economico di Valdai. Ed ogni anno il suo discorso è importante. Non è tipo da giri di parole su questioni importanti.

Con sullo sfondo le tensioni tra Russia e Occidente che hanno raggiunto i livelli della Guerra Fredda, Valdai è stata la prima volta dopo il vertice di Helsinki in cui ha rilasciato lunghe dichiarazioni.

Il suo discorso vale quindi l’attenzione di tutti. E quando dico tutti, intendo ogni singola persona che potrebbe venir colpita dal crollo del sistema politico americano e dai suoi effetti sulla Russia.

In pratica, tutto il pianeta.

Putin ha stabilito nuove regole di condotta negli affari geopolitici. Ha messo in guardia quello che io chiamo il “Gruppo di Davos”, ossia gli oligarchi americani ed europei.

C’è un limite alle provocazioni ed ai tentativi di indebolire la Russia. Non attraversate quella linea.

Pace attraverso la forza

La parte saliente del suo discorso ha riguardato la politica russa sull’uso delle armi nucleari.

Non che la posizione di Putin sia stata diversa da quella del passato. La Russia risponderà all’aggressore qualora sia in gioco il futuro del paese. Ha assicurato che l’azione sarebbe come “morire da màrtiri” e così rapida e brutale che gli aggressori “moriranno come cani”, senza possibilità alcuna di chiedere pietà.

Parole forti. Sono le parole di un uomo mansueto. E la parola mite, come ci ricorda Jordan Peterson, descrive qualcuno che ha le armi, che sa come usarle e che le tiene custodite fino a che non ha altra scelta.

La reazione del pubblico (si veda il video sopra) è stata una risata nervosa. Non credo però che Putin volesse essere spiritoso.

Era serio. Questa è la definizione stessa di mite.

Simile è l’atteggiamento di James Mattis, segretario alla Difesa USA, che ha affermato: “Vengo in pace. Non ho portato l’artiglieria. Vi imploro però, con le lacrime agli occhi: se mi provocate, vi faccio fuori tutti”.

Non bisogna stuzzicare troppo gente del genere. E la risposta di Putin all’abbattimento dell’aereo IL-20 e relativo equipaggio è stata quella di attraversare un po’ di linee diplomatiche, consegnando degli S-300 alla Siria ed erigendo una de facto no-fly zone sulla Siria occidentale e sul Mediterraneo orientale.

Notate come nelle ultime settimane non ci siano stati attacchi verbali da parte di Israele o Stati Uniti. Il fallimento dell’operazione britannico-francese-israeliana di impelagare Trump in un’invasione della Siria è ora totale.

E sono convinto che Nikki Haley ne abbia pagato il prezzo.

Forza attraverso risoluzione. Ecco il pensiero di Putin. La risoluzione viene come conseguenza della difesa della cultura.

Putin non si è vantato della capacità delle proprie armi ipersoniche. Ha solo detto a tutti che sono schierate. Lo ha fatto per tenere a bada i chiacchieroni neocon americani, i quali, a suo avviso ed effettivamente, sussurrebbero all’orecchio di Trump di poter vincere un conflitto nucleare con la Russia.

Sono pazzi. E bisogna trattarli da tali.

La cultura come prima cosa

Putin si vede, giustamente, come il custode del popolo russo. Se hai uno Stato e qualcuno a capo, questo è l’atteggiamento che vuoi da quella persona.

Nel suo dialogo con un prete ortodosso, il presidente concorda pienamente con l’idea che “lo Stato non può dettare la cultura”, ma piuttosto, nel migliore dei casi, esserne il facilitatore, facendo applicare le leggi.

In una discussione con un entusiasta produttore di latte russo, piuttosto fiero del proprio formaggio, Putin ha ricordato all’uomo che, ancorché quello amasse le sanzioni (dei competitor europei) che oggi proteggono la sua attività, non dovrebbe abituarsi troppo. Ad un certo punto verranno rimosse, e l’agricoltore dovrà cavarsela da sé per sopravvivere nel mercato internazionale.

Putin capisce che i sussidi creano accidia. Un messaggio che ha mandato forte e chiaro.

È per questo che quando le sanzioni sono entrate in vigore nel 2014, per la riunificazione della Crimea e durante la crisi del rublo, ha spostato i sussidi statali dal settore petrolifero, che era prosperato e si era indebolito durante gli anni di $100+ al barile, a quello agricolo.

A Valdai, si è trovato di fronte i risulutati di quel riuscito cambio di politica. La produzione alimentare russa è fiorente in tutti i settori, grazie ad un rublo, che gli Stati Uniti continuano a picchiare tramite le sanzioni, a basso costo, e grazie ad uno Stato russo che non si immischia nell’economia.

Ai tempi di questa mossa, subì l’ira di Igor Sechin, CEO di Rosneft: Putin lo ignorò, con gran sorpresa di tutti. Il messaggio era chiaro: ti aiuteremo a risolvere i tuoi problemi, ma è il momento di far affari in modo diverso. Perché tra fine 2014 ed inizio 2015 era Rosneft ad aver bisogno degli aiuti maggiori, con decine di miliardi di debiti denominati in dollari che non potevano essere rifinanziati, cortesia delle sanzioni.

I limiti dell’Impero

Alla fine, Putin sembrava rassegnato, se non confuso, dalla follia della politica americana. Ha però ben chiaro che non può lasciarsi coinvolgere dai giochini atti a far deragliare il futuro della Russia.

Ha detto che l’Impero ha perso la propria strada perché si credeva invulnerabile.

Nelle società dominanti c’è un egocentrismo esasperato che crea il tipo di reazioni eccessive a cui stiamo assistendo oggi. L’America sta perdendo potere, e Trump sta sia aiutando il processo sia cercando di preservare il nucleo di quanto rimasto.

La visione di Putin sull’impero americano è trasparita dalla sua interazione avuta con un delegato giapponese, che gli ha chiesto di firmare un trattato di pace col Giappone.

La sua risposta è stata chiara. Sono l’orgoglio e gli intralci politici del Giappone che impediscono che ciò accada. La firma del trattato di pace non è necessaria per risolvere la proprietà delle isole Curili. Russia e Giappone sono entrambi danneggiati dall’avere questo ostacolo sulla strada.

La questione può risolversi da sé dopo la firma del trattato di pace. Lo stato attuale delle cose è anacronistico e mantiene la frattura tra russi e giapponesi. Bisogna creare fiducia tramite un accordo, per poter poi andare avanti.

Cosa che sta accadendo tra Russia ed Egitto, per questo Putin sta vincendo la guerra diplomatica.

Ed è per questo che Trump la sta perdendo. Putin conosce la situazione di Trump. Era nella sua stessa posizione diciassette anni fa, forse messo anche peggio. I problemi che Trump sta affrontando ora sono gli stessi problemi affrontati da Putin: corruzione, venalità, tradimento.

Putin sa che gli Stati Uniti sono ad un bivio, ed è pronto a qualsiasi scenario. La domanda è: noi lo siamo?

 

Tom Luongo

Fonte: https://tomluongo.me

Link:  https://tomluongo.me/2018/10/19/putin-lays-down-law-valdai/

19.10.2018

Traduzione perv www.comedonchisciotte.org  a cura di HMG

Pubblicato da Davide