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Puigdemont, fino in fondo come Catilina?

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it

La fuga di Puigdemont ad Anversa per chiedere asilo politico sembra la cosa più intelligente, non è la più giusta. Sembra la più intelligente perché ad Anversa, città caposaldo dell’indipendentismo fiammingo, Puigdemont potrebbe presumibilmente costituire un governo in esilio, come fece De Gaulle dopo l’invasione tedesca nella Seconda guerra mondiale, rifugiandosi a Londra. Ma non è la più giusta perché restando in Spagna e facendosi incarcerare avrebbe dimostrato il carattere dittatoriale del regime spagnolo mettendo ben in chiaro chi, in terra iberica, è democratico e chi non lo è fra realisti e indipendentisti. Ci sono momenti nella vita di un uomo, politico o non, in cui ha il dovere di dimostrare d’esser tale, sia a se stesso sia a coloro che lo hanno seguito, pagando anche prezzi personali altissimi (come si sa Puigdemont e molti dei suoi collaboratori sono accusati di reati gravissimi –principalmente di sedizione- che prevedono fino a trent’anni di carcere). Lucio Sergio Catilina va fino in fondo alla sua storia, pur sapendo che al quel fondo lo aspetta solo la morte, ed è per questo che rimane nella Storia come un esempio indelebile della rivolta contro il Potere. Erano altri tempi, molto diversi dai nostri dove assai raramente un capo politico si assume fino in fondo la responsabilità delle sue azioni e delle sue decisioni. In Italia si potrebbe fare un elenco infinito, che va dalla vergognosa fuga degli Stati Maggiori dopo la rotta di Caporetto quando i fanti –contadini- si rifiutarono di continuare a farsi ammazzare in nome degli interessi della borghesia e della tattica omicida/suicida dell’‘attacco frontale’ del generale Cadorna, al Re e Badoglio che il 9 settembre del 1943 lasciano, ben provvisti di ogni masserizia, Roma allo scoperto in balia dell’esercito tedesco, a Benito Mussolini che, dopo tanta retorica sulla ‘bella morte’, che indusse tanti giovani fascisti a immolarsi per la Repubblica di Salò, fugge travestito da soldato tedesco, ai ‘cattivi maestri’ contemporanei come Toni Negri, altro emblema dell’eterno “armiamoci e partite”, ad Aldo Moro che dal carcere delle Brigate Rosse scrive le lettere che scrive facendo strame di tutte quelle Istituzioni a cui aveva chiesto agli italiani di credere, fino a Bettino Craxi che, per non scontare le proprie responsabilità, se la fila in Tunisia.

Ma torniamo alla questione catalana. Non è una questione di diritto anche se da questo punto di vista gli indipendentisti avrebbero delle buone carte in mano richiamandosi al Trattato di Helsinki del 1975, firmato da 35 Paesi, fra cui la Spagna, che stabilisce il principio dell’”autodeterminazione” dei popoli. Non è una questione di diritto perché tutte le norme costituzionali e tutte le decisioni delle varie Corti e dei vari magistrati non hanno alcun senso quando è in atto una secessione. Quando gli americani nel 1776 dichiararono la propria indipendenza non rispettarono, ma violarono, ovviamente, la Costituzione della Gran Bretagna. Ogni secessione riuscita è un ribaltamento dell’ordine costituzionale preesistente.

La repressione del governo di Mariano Rajoy, con l’appoggio dell’Europa, è ottusa, soprattutto se vista da parte degli europei. Gli indipendentisti catalani vogliono separarsi dalla Spagna non dall’Europa. E questa, nell’attuale situazione storica, è l’unica possibilità per un indipendentismo europeo. E’ chiaro infatti che nessun indipendentismo nel Vecchio Continente può affermarsi senza l’appoggio degli altri Stati europei. Verrebbe strangolato economicamente (è questo il modo vigliacco in cui oggi si combattono le guerre, vedi Maduro e il Venezuela) come aveva già cominciato a fare il governo di Madrid. D’altro canto l’indipendentismo, letto in questa chiave, non costituisce alcun pericolo per l’Europa, anzi in un certo senso la rafforza portandovi all’interno, almeno in alcuni casi, come quello catalano, movimenti più convintamente europeisti.

Questa è la situazione allo stato attuale delle cose. A più lunga, e per ora utopica, gittata l’indipendentismo va verso quella ricostituzione delle ‘piccole patrie’ (che era l’ipotesi della prima Lega di Bossi e Miglio) e quindi di comunità in cui possano riaffermarsi quei valori, prepolitici, preideologici, prereligiosi, di solidarietà, di dignità, di onestà di cui oggi sentiamo urgentemente il bisogno, ma che il processo di globalizzazione ha distrutto (e l’Italia ‘sovranista’ che tanto piace, in contraddizione con se stesso, a Matteo Salvini è una sorta di ‘punta di lancia’ di questa distruzione dei valori primari che, temo, infetterà l’intera Europa continentale).

Ma più in profondità ancora l’indipendentismo, attraverso altri fenomeni che non vi sembrano collegati e che invece lo sono, fino all’”America first” di Donald Trump, è una rivolta sotterranea e carsica contro l’ordine mondiale che si è costituito all’indomani del 1945. Quindi “hasta la vista, hasta siempre” Catalogna.

Massimo Fini

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

2.11.2017

 

Pubblicato da Davide

  • –<>– –<>–

    Il piccione rimarrà a Bruxelles fino alle elezioni di dicembre, il resto dipenderà dal loro esito.
    La partita catalana è ferma per ora.
    Di sicuro c’è che il piccione è un incompetente, poichè anzichè complicarsi la vita come ha fatto, avrebbe dovuto fare ciò che poi ha fatto Madrid.
    La questione dell’indipendenza poteva essere anche sostenuta con mezzi legali, poichè la Costituzione è comunque modificabile.
    Se gli indipendentisti falliscono le elezioni, il piccione finirà in gabbia o in esilio.

    • PaoloF

      E se invece gli indipendentisti vincono le elezioni?
      Qualcuno riconoscerà la volontà popolare o per l’ ennesima volta il “regime” dei burocrati di Bruxelles darà man forte al franchismo rinato del governo spagnolo?

  • Hoffman

    I cosiddetti dirigenti catalani devrebbero prendere esempio di fermezza e di coraggio da Bobby Sands, martire Irlandese. L’Harry Potter in questione non mi sembra un omo de panza, è l’uomo della rivoluzione del weekend, sempreché non ci sia una partita nel fine settimana in questo caso la secessione la rimandiamo la prossima settimana MAH LASCIATE PUR LI RIVOLUZIONARI DEL TANTO AL KILO

  • Vamos a la Muerte

    Articolo senza capo né coda, se non il Delirio di Massimo Fini che solo raramente cede il passo alla lucidità (ma subito smarrita nuovamente).
    “Puigdemont potrebbe presumibilmente costituire un governo in esilio, come fece De Gaulle dopo l’invasione tedesca nella Seconda guerra mondiale, rifugiandosi a Londra”: ma che paragone è? Dire che siamo oltre l’Assurdo è un Eufemismo. La Catalogna fa parte della Spagna da 500 (CINQUECENTO) anni, gode di ampia autonomia – incluso un corpo di polizia armato e ben addestrato – e non è stata invasa da nessuno. Ma come caspita può una persona intelligente come Massimo Fini scrivere una simile corbelleria?
    Visto che Fini ha parlato di Londra, come non ricordare il referendum sull’Indipendenza scozzese del 18 Settembre 2014, a cui si è arrivati dopo un dialogo non certo tenero fra Edimburgo e Londra la quale, alla fine, ha consentito democraticamente allo svolgimento del referendum: in questo caso invece, dopo la pronuncia contraria della Corte Costituzionale Spagnola, invece che trovare altre strade democratiche per far valere le proprie convinzioni – ripresentare, modificata, la richiesta di referendum alla Corte Costituzionale Spagnola, farne un’altra alla Corte di Giustizia Europea, ecc. ecc. ecc. – i cosiddetti “indipendentisti” catalani si sono comportati come il bambino che, offeso, smette di giocare e si porta la palla a casa. E infatti sarebbe l’asilo il posto più adatto per questa manica di cialtroni “indipendentisti”.
    E, smentendo clamorosamente i deliri di Massimo Fini, il governo spagnolo è tanto dittatoriale che fra meno di due mesi, il 21 Dicembre, i catalani potranno scegliersi DEMOCRATICAMENTE il proprio governo.
    Ha proprio ragione Mauro Bottarelli: torniamo a parlare di cose serie.

    • Eric Maria Gerets

      Io realmente rimango esterrefatto dalla parabola discendente, intellettualmente parlando, di Fini.
      Ne ho letto avidamente i lavori in un lontano passato, non sempre ne condividevo la posizione ma lo trovavo originale, fuori dal coro, onesto, sempre “sul pezzo” come un colto pensatore dovrebbe essere.
      In tutta sincerità ultimamente questi post che scrive e che passano ogni tanto anche qui su CDC sono “spiazzanti” per usare un eufemismo, sembra un vecchio al bar di paese che parla per sentito dire, che mischia le pere con le mele completamente incapace di un pensiero che va oltre la superficie di un talk show di bassa caratura.

      • vocenellanotte

        Anch’io ho letto parecchio di Fini, con avidità e continuo ad apprezzarlo. Non condividevo, ai tempi, la sua avversione per il voto, ma ultimamente mi sembra si sia ammorbidito.
        Riguardo al pezzo di oggi, credo vada valutato in termini teorici e attratti e non contestualizzati, come invece pretende di fare con la Catalogna. Così diventa molto più godibile e condivisibile.
        Diciamo che Fini difetta di una visione geopolitica e strategica. Tutto qui. Ciò non toglie che sia comunque originale e dica delle cose che i giornalai nemmeno si sognano di toccare.

        • deadkennedy

          fini…. ma l’avete mai letta la sua vita personale? leggetela e capirete perche uno di bologna non potrà mai fregiarsi di essere di destra ma di essere a tutti gli effetti solo una versione alternativa del cattocomumismo

          • vocenellanotte

            No sa che hai sbagliato Fini…

    • Gino2

      Lo “strappo” di Puidgemont è infatti (per me) molto sospetto (da sospettoso).

      Intanto rifletto sempre sul fatto che le cose non le decide UNO e basta, ma questi sono rappresentanti e non monarchi.

      Questo non va dimenticato MAI.
      Il presidente presiede un parlamento che rappresenta il popolo nelle sue diversità.
      Non si sveglia una mattina e fa l’eroe solitario.NON FUNZIONA COSI.
      Stessa cosa dicevo di Tsipras …..

      Quindi i motivi della “manovra” di Puidgemont ovvero della forzatura sul referendum etc, andrebbero approfonditi.

      Ma i giornalisti nostrano ormai o non sanno piu che pesci prendere o semplicemente si accodano alle versioni mainstream senza sollevare dubbi nè riflessioni.

    • –<>– –<>–

      Ma poi, in cosa si credono diversi i catalani dagli altri spagnoli?
      Per secoli, insieme hanno invaso, saccheggiato e distrutto civiltà in un intero continente.
      Sono fatti della stessa pasta, razza predatrice.

    • fabio

      Anche la Repubblica Serenissima di Venezia e’ stata indipendente per 1000 (MILLE) anni e allora che vuoi dire? Che dovrebbe tornare adesso indipendente?

  • N€uro

    Ricapitolando, la globalizzazione ha distrutto i principi di solidarietà, onestà, dignita. (E L€uropa ritengo sia in prima fila in quest’opera di distruzione). Dalla Catalogna è partita una scintilla per cercare di sovvertire quest’ordine mondiale. (Ammesso che sia così, bene) Ma per riavere questa diritti, Fini ritiene che ci sia bisogno di più Europa, o meglio di altrettanta Europa fatta di comunità più piccole. Il ritorno alla sovranità politica e monetaria, no, anzi, Fini teme, infetterà e contribuirà a distruggere ulteriormente i valori di cui sopra. Mah! A me vengono i brividi. Io sono rimasto alla considerazione che se una cosa non fa bene, averne di più non migliora la situazione.

  • Pimander

    Non ho mai capito le ragioni di chi sostiene che uno stato centrale non debba lasciar andare chi si vuole separare da esso.
    Non c’e’ motivo valido se non quello economico, leggi tasse.
    Quindi una lurida questione patrimoniale e niente altro.
    Un po poco, mi pare….

    • snypex

      Non è poco è il fondamento del sistema: l’avidità ed il furto.

      • Holodoc

        Il furto delle tasse statali inique e l’avidità di chi non vuole condividere la propria ricchezza con le regioni meno sviluppate.

    • Holodoc

      E qual’è il motivo di secessione dei catalani se non quello di tenersele quelle tasse?
      Un po’ poco anche questo , mi pare.

  • Primadellesabbie

    In qualsiasi scontro di questo genere, la prima regola é quella di proteggere i capi, nasconderli e mantenerli liberi.
    Al contrario, la parte avversa mira, per prima cosa, impossessarsi di loro.
    Sono considerazioni elementari.

    Di consegnarsi, eventualmente e se utile alla causa, non mancherà il tempo e le occasioni.

    Per il resto apprezzo quanto detto da Fini nell’articolo.

  • Mario Poillucci

    De Puigdemont coniuratione.
    Puigdemont, nobili genere natus fuit magna vi animi et corporis sed ingenio malo pravoque!! Mi sa che non ci siamo proprio! C’è una bella differenza fra i due Catilina e Puigdemont!!!
    Sia come sia grazie sig. Fini per i suoi articoli sempre bellissimi!!!!

  • Holodoc

    Ma che dice Fini? Da quando le istituzioni europee sono alfiere dei valori di solidarietà, di dignità, di onestà??!? Sono capaci solo di emettere diktat spietati a cui i popoli devono conformarsi in nome della competitività liberista, costringendoli in caso contrario a sopprimere prima di tutto servizi di utilità sociale quali ad esempio la sanità o la pensione!

    Ma in che mondo di favola vive???

  • alboino

    Il carattere dittatoriale del regime spagnolo è già evidente da come stan trattando gli indipendentisti che hanno acciuffato, o che si sono fatti acciuffare apposta per far da martiri.

    Sui politici italiani che han fatto squagliarella condivido le opinioni di Fini, tranne che su Craxi. Che avrebbe dovuto fare? Restare in Italia a farsi massacrare dalla Procura di Milano e dal PCI, più corrotto di lui? In fondo lui era un gestore che ripartiva i benefici della Gorruzzione a pro’ di tutti quanti.-

    Che una secssione debba per forza violare una preesistente costituzione dello stato da cui si vuol secedere, dovrebbe essere lapalissiano tranne che per i nostri faux révolutionnaires, che sono in realtà dei petits bourgeois.

    Gli indipendentisti catalani vogliono essenzialmente una cosa più di tutte: non aver nulla a che fare con la monarchia dei Borboni.

    E’ vero che la loro insurrezione ha qualcosa di momentaneamente disgregante per la UE della “stabilità finanziaria dei mercati”, ma alla UE devono appoggiarsi come extema ratio. E’ una contraddizione in evoluzione.

    La costituzione delle “piccole patrie” auspicate da Miglio sarebbe un recupero di sogni frantumati dalla Globalizzazione. Che ha vinto, per ora. Anche i petits bourgeois hanno vinto, per ora, compresi quelli che giocano a fare gli anti-UE…. E che gratta gratta sono, a mio parere, i paguri bernardi della globalizzazione.

  • Tipheus

    Già il governo spagnolo si sta squalificando arrestando tutti gli altri. Puidgemont fa bene ad andare in esilio per “comunicare” il punto di vista della neonata Repubblica Catalana, che altrimenti resterebbe azzittito nel carcere.
    Ha fatto bene. Non è viltà, è interesse politico nazionale (catalano).
    Sta agli altri, ai Catalani, dimostrare l’impossibilità della Spagna di arrestare tutti.
    Si dovrebbero schierare tutti a favore della nuova legalità catalana.
    Così la Spagna che fa? Arresta un milione di persone? A quel punto il senso del ridicolo travolgerebbe tutti.
    Che fanno? Arrestano tutti i sindaci che hanno ammainato la bandiera spagnola? Cento sindaci in Carcere? Duecento funzionari pubblici in carcere? Queste cose le può fare Erdogan, non certo Rajoy. Devono resistere, e vinceranno.

    • Primadellesabbie

      Puigdemont avrebbe tradito se si fosse lasciato arrestare (e probabilmente rendendo facile e rapido l’arresto, avrebbe potuto pattuire, dietro le quinte, un trattamento di favore).

    • MarioG

      Vinceranno? Che cosa vinceranno?
      Cosa faranno i Catalani che avranno vinto? Metteranno in carcere l’altra metà dei catalani vogliono restare uniti alla Spagna?