Povertà lavorativa e disuguaglianze nella UE

di Letizia Lanzi (CSEPI)

 

Il 10 febbraio il Parlamento Europeo ha adottato la Risoluzione 44/2021 riguardante le disuguaglianze con particolare attenzione alla povertà lavorativa.

Innanzitutto concediamoci una piccola digressione terminologica: “Risoluzione” potrebbe far intendere che il Parlamento Europeo abbia trovato una soluzione ad una questione posta, ma nel linguaggio burocratese dell’UE, questo termine altisonante altro non sta a rappresentare che una serie di inviti, osservazioni, sollecitazioni rivolti agli Stati Membri e alla Commissione Europa su un tema che problematico era e problematico resta.

La propaganda pro europeista ci ha abituati ad un’idea di Europa dei Popoli coesi, fraterni, dove vige la solidarietà tra gli Stati Membri e dove la libera circolazione di persone e beni è la panacea di tutti i mali conosciuti prima dell’unione.

Ora si potrebbe supporre che quanto seguirà possa essere una critica pregiudizievole, dettata da un’estrazione culturale anti-unionista ma, ironia della sorte, quanto si leggerà nel prosieguo è solo una sintetica ripresa del documento stesso del Parlamento Europeo che dipinge, in tutta la sua drammaticità, un quadro disastroso circa le disuguaglianze all’interno dell’UE e il loro accrescimento negli anni, invece della proclamata diminuzione. Il culmine della tragicità poi è dato dall’accento posto sulla povertà lavorativa, ossimoro straziante che defrauda il lavoro dal suo scopo fondamentale, ovvero garantire ai lavoratori, e alle rispettive famiglie, una vita dignitosa, consentendo loro di diventare economicamente indipendenti.

Come si suol dire “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni” ed è così che appaiono l’obiettivo di coesione stabilito dall’art. 3 del TUE, i principi 5 e 6 del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, la strategia Europa2020 e non per ultime le numerose Risoluzioni del Parlamento Europeo[1] che, dal 2008 ad oggi, hanno trattato dell’inclusione sociale, della tutela dei lavoratori, del ruolo del reddito minino nella lotta alla povertà, delle condizioni di lavoro in Europa, della prospettiva di genere, tutti concetti ripresi nelle premesse della Risoluzione 44/2021.

E sì, solo che di “buone intenzioni” si può trattare, considerando l’inferno descritto nella stessa Risoluzione. Ma non staremo esagerando? Andiamo dunque al dettaglio del testo emanato dal Parlamento e lasciamo al lettore il giudizio.

1. Aumento delle disuguaglianze e della povertà

L’UE promuove, come uno dei suoi punti di forza, il modello sociale, eppure i dati più recenti di Eurostat, che comunque risalgono al 2018, indicano che quasi il 10% dei lavoratori europei è a rischio povertà[2], dato destinato sicuramente a peggiorare nelle prossime rilevazioni, considerando gli effetti della pandemia, che tra l’altro provocherà l’aumento del divario di reddito tra coloro che guadagnano di più e coloro che guadagnano di meno. Nell’Unione Europea un lavoratore su sei percepisce un salario basso ovvero inferiore a due terzi della mediana nazionale, il che è fattore di accelerazione del fenomeno di esclusione ed ha un impatto particolare non solo sui lavoratori scarsamente qualificati, ma anche sulle persone diplomate che entrano nel mondo del lavoro. In molti Stati Membri i salari bassi sono stati adeguati ancora meno delle altre retribuzioni e ciò ha provocato un aumento delle disuguaglianze ed ha aggravato la povertà lavorativa, rendendo i lavorati a basso reddito incapaci di far fronte alle esigenze economiche proprie e della propria famiglia. Altro aspetto rilevante in tema di differenze e povertà è il divario retributivo di genere, mediamente le donne guadagnano negli Stati Membri il 15% in meno degli uomini[3], differenza che accumulata negli anni ha portato una variazione in ribasso dei redditi da pensione del 37% per le lavoratrici dell’Unione e un rischio povertà ed esclusione sociale del 23%, oltre 2 punti percentuali superiore a quello degli uomini.

Sempre nell’UE i giovani hanno difficoltà ad essere occupati in modo stabile e con contratti a tempo indeterminato, vivono situazioni di disoccupazione a lungo termine e alcuni Stati Membri consentono ai datori di lavoro di corrispondere retribuzioni più basse; spesso, inoltre, vengono impiegati in tirocini non retribuiti e senza prospettive di lavoro.

I dati Eurostat mostrano 95 milioni di persone a rischio povertà e altri 85 milioni già colpiti dalla povertà e dall’esclusione sociale dopo i trasferimenti sociali: ebbene, stiamo sempre parlando della terza maggiore area economica al mondo, l’Unione Europea appunto, dove una persona su cinque deve lottare per la sopravvivenza economica.

I cittadini dell’UE, su cui grava tale enorme disagio sociale legato all’occupazione, sono soggetti a condizioni lavorative inaccettabili come, ad esempio, quelle legate all’assenza di un contratto collettivo o alle violazioni dell’orario di lavoro[4], ai rischi professionali per la salute e la sicurezza, Conseguenza inevitabile di tutto ciò è la precarietà delle condizioni di vita, con ripercussioni economiche e sociali tra cui livelli inferiori di benessere mentale soggettivo, problemi relativi all’alloggio e al proprio ambiente di vita, relazioni carenti e sentimenti di esclusione sociale[5].

Circa il 10% della popolazione della UE, dati 2019, vive in condizioni di deprivazione materiale, cioè in uno stato di pressione economica definito come l’incapacità forzata di pagare spese impreviste, permettersi una vacanza annuale di una settimana, potersi nutrire con un pasto a base di carne o pesce ogni due giorni, avere un riscaldamento adeguato dell’abitazione e possedere beni durevoli come una lavatrice o un televisore a colori. La quota di popolazione soggetta a questo stato è inevitabilmente destinata a salire a causa della pandemia.

Nel 2019 le persone senzatetto erano circa 700 mila[6], con un aumento del 70%  rispetto ai dieci anni precedenti[7].

2. Riduzione della copertura della contrattazione collettiva e aumento del lavoro atipico e precario

In almeno quattordici Stati Membri dell’UE il 50% dei dipendenti non è soggetto a contratto collettivo e solo in sette il tasso di copertura supera l’80% (in Italia è appunto l’80%)[8]. Ancora più preoccupante è la diminuzione della copertura della contrattazione collettiva nei paesi OCSE che, negli ultimi tre decenni è passata dal 46% al 32%, con un declino più rapido nei paesi oggetto di riforme strutturali che hanno preso di mira la contrattazione collettiva[9].
In Europa (sì, proprio “nell’emancipata” Europa!) tra il 2018 e il 2019 si è registrato l’aumento maggiore di paesi in cui ai lavoratori è stato impedito il diritto di aderire o istituire un sindacato, nella misura del 40%; nel 68% è stato violato il diritto di sciopero, mentre nel 50% è stato violato il diritto alla contrattazione collettiva[10].

Nell’UE i sistemi di retribuzione minima, qualora esistenti, variano notevolmente tra i vari Stati Membri sia in termini di portata che di copertura[11] e solo in tre paesi il salario minimo è sempre superiore alla soglia di povertà definita (60% del salario lordo mediano).

La crisi finanziaria del 2008 ha provocato anche nell’UE una contrazione dell’occupazione che ha avuto come conseguenza un aumento drastico e significativo del numero di persone impiegate nel lavoro atipico, lavori a breve termine e lavoro parziale involontario[12]. Questa condizione è spesso associata ad occupazione in settori di livello inferiore con maggiore esposizione al rischio di povertà lavorativa. Secondo le pubblicazioni Eurofound solo il 59% dei rapporti di lavoro totali nell’UE sono coperti da contratti standard a tempo pieno ed indeterminato, mentre il lavoro atipico, sempre più precario, è in continuo aumento[13].

Quanto sopra riportato, che ricordiamo è tratto dalla Risoluzione oggetto del presente articolo, descrive una realtà sociale preoccupante e profondamente distante sia dalla narrazione tutta rose e fiori alla quale siamo stati soggetti ed abituati per anni, sia dalle promesse di prosperità millantate nel progetto europeista.
Purtroppo la pandemia da Covid-19 sta già provocando un peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini europei, non solo per motivi sanitari. Il 75% ritiene che la propria situazione finanziaria attuale sia peggiore di quanto non fosse prima della pandemia, il 68% afferma di essere in difficoltà ad arrivare a fine mese e il 16% ritiene che probabilmente perderà il lavoro nel prossimo futuro[14].

La crisi economica che è scaturita da questa emergenza sanitaria avrà ripercussioni gravi e durevoli sul mercato del lavoro, in particolare per i giovani e i lavoratori vulnerabili, che saranno costretti ad accettare lavori precari e atipici, cosa che peggiorerà notevolmente le condizioni di lavoro, aumenterà le disuguaglianze esistenti e aggraverà la povertà lavorativa.

Venendo al dunque, pertanto, di fronte ad uno scenario così drammatico tutto quello che può fare l’Assemblea degli eletti è una lista, sicuramente corposa e ben dettagliata (ben 111 punti), di buoni propositi e consigli, rivolti a chi, Commissione Europea in primis, avrebbe le possibilità di cambiare lo stato di fatto, ma non ne ha né l’obbligo, né la volontà, a dispetto degli orientamenti politici di Ursula von der Leyen citati nell’incipit della Risoluzione.

L’amara conclusione è che questo documento, come molti altri che lo hanno preceduto e che lo seguiranno, è la lapalissiana manifestazione di quanto sia inconcludente – se vogliamo anche inutile – l’azione parlamentare europea rispetto alle esigenze reali e concrete dei propri elettori; mettendo in luce altresì quanto sia utopistico un cambio di passo “dall’interno” di questa Unione, che considera i propri cittadini più valevoli per delle statistiche che non meritevoli di vere e proprie (Ri)soluzioni.

Letizia Lanzi


Note:

[1] Risoluzione del 9 ottobre 2008 sulla promozione dell’inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell’Unione europea GU C 9 E del 15.1.2010, pag. 11 – Risoluzione del 20 ottobre 2010 sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa GU C 70 E dell’8.3.2012, pag. 8 – Risoluzione del 19 giugno 2020 sulla tutela dei lavoratori frontalieri e stagionali nel contesto della crisi della COVID Testi approvati P9_TA(2020)0176-19  – Risoluzione del 24 novembre 2015 sulla riduzione delle disuguaglianze, con un’attenzione particolare alla povertà infantile GU C 366 del 27.10.2017, pag. 19 – Risoluzione del 14 gennaio 2014 sulle ispezioni sul lavoro efficaci come strategia per migliorare le condizioni di lavoro in Europa GU C 482 del 23.12.2016, pag. 31- Risoluzione del 26 maggio 2016 sulla povertà: una prospettiva di genere GU C 76 del 28.2.2018, pag. 93
[2] https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_01_41/default/table?lang=en.
[3] https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20200227STO73519/genderpay-gap-in-europe-facts-and-figures-infographic.
[4] Secondo la definizione contenuta nella direttiva sull’orario di lavoro, GU L 299 del 18.11.2003, pag. 9
[5] Eurofound “In-work poverty in EU” (Povertà lavorativa nell’UE), 5 settembre 2017
[6] https://www.europarl.europa.eu/news/en/agenda/briefing/2020-01-13/11/housingurgent-action-needed-to-address-homelessness-in-europe.
[7] https://www.feantsa.org/public/user/Resources/magazine/2019/Spring/Homeless_in_Europe_magazine_-_Spring_2019.pdf
[8] https://www.etuc.org/en/document/etuc-reply-first-phase-consultation-social-partnersunder-article-154-tfeu-possible-action, pag. 6, nr. 15.
[9] Eurofound, “Industrial relations: Developments 2015-2019” (Relazioni industriali: sviluppi nel periodo 2015-2019), 11 dicembre 2020.
[10] https://www.ituc-csi.org/IMG/pdf/2019-06-ituc-global-rights-index-2019-report-en2.pdf [11] https://ec.europa.eu/eurostat/statisticsexplained/index.php?title=Archive:Statistiche_sulle_retribuzioni_minime
[12] ETUI, Benchmarking Working Europe 2019 (Analisi comparativa del lavoro in Europa 2019), capitolo “Labour market and social developments” (Mercato del lavoro e sviluppi sociali), 2019.
[13] Eurofound “In-work poverty in EU” (Povertà lavorativa nell’UE), 5 settembre 2017 (https://www.eurofound.europa.eu/it/publications/report/2017/in-work-poverty-in-theeu).
[14] Eurofound, Living, Working and COVID-19 dataset (Dati su vita, lavoro e COVID-19), 28 settembre 2020 (http://eurofound.link/covid19data)

29 Commenti
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danone
danone
22 Febbraio 2021 16:21

Ragazzi non potete valutare le straordinarie opportunità della distruzione creativa, a metà dell’opera. Bisogna che glielo lasciamo finire il lavoro. E’ ovvio che nella prima fase ci sarà il deserto industriale, l’esplosione della disoccupazione e l’azzeramento della domanda interna, ma è necessario, così che, nella seconda fase, ci possano di sicuro mettere a posto per sempre….ops, scusate si può fraintendere, lo formulo meglio….così che, nella seconda fase, ci possano trovare sicuramente un posto fisso a tempo indeterminato.

giovanni
giovanni
Risposta al commento di  danone
23 Febbraio 2021 6:07

Tipo “africano davanti al supermercato”….

danone
danone
Risposta al commento di  giovanni
23 Febbraio 2021 10:23

Camposanto, posto fisso a tempo indeterminato.

Cruciverba
Cruciverba
Risposta al commento di  danone
23 Febbraio 2021 10:39

Nemmeno li c’è il tempo indeterminato . Se non paghi il pizzo per il loculo pure li ti sfrattano .

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  danone
23 Febbraio 2021 12:47

Finchè non ti ritrovi in mare come a Camogli.

giovanni
giovanni
Risposta al commento di  danone
23 Febbraio 2021 13:04

Essí, con la carenza di posti bara tra poco si seppellirà a tempo determinato!

Simone A
Simone A
22 Febbraio 2021 15:44

Dopo anni di darwinismo salariale si rendono conto che il mondo non è fatto di fessi che vogliono comprare la roba UE per il nome, senza mercato interno si desetrifiva solo il parco industrie e si uccide l’innovazione…..
Austerity a go go per la finanza mangiona ha lasciato una bulimia di diseguaglianze, una classe di aziende ciccione di soldi raschiati e nessuno a comprare, purtroppo le PMI vivono specialmente di mercato interno alimentato dai salari (salvo le eccellenze stranamente abbondanti in Italia, stanno provvedendo però) quindi…… Contrordine compagni, sempre se la sponda germanica non avrà altre brillanti idee!

Holodoc
Holodoc
22 Febbraio 2021 17:21

Ma come, non è accaduto quello che aveva provettizzato il Prof. Mortadella? Che nell’Euro avremmo lavorato un giorno in meno alla settimana guadagnando come se ne avessimo lavorato uno di più?

ant85
ant85
Risposta al commento di  Holodoc
23 Febbraio 2021 7:56

Beh, i politici senza dubbio. Con la lira guadagnavano meno ma almeno fingevano di fare qualcosa; mentre ora, difendendo l’euro, non fanno piu’ un ca22o e guadagnano di piu’. Pensa ai Giggini di Maio d’Italia, il prima e dopo confermano la tesi di Prodi.

airperri
airperri
22 Febbraio 2021 18:02

”Ce lo chiede l’Europa”….

Cangrande65
Cangrande65
22 Febbraio 2021 19:15

Appunto…. “Lavoreremo un giorno di meno e guadagneremo come un giorno di più. ”

(Prodi)

Cangrande65
Cangrande65
22 Febbraio 2021 19:15

Appunto…. “Lavoreremo un giorno di meno e guadagneremo come un giorno di più. ”

(Prodi)

Violetta
Violetta
23 Febbraio 2021 1:10

La cosa fastidiosa è che vorrebbero far passare questo “declino” come causato da congiunture di mercato, crisi del debito e in ultimo persino crisi sanitarie mentre è chiaro che è una precisa volontà.

Ma del resto non c’è da stupirsi.
Il Capitale Globalista Multinazionale Finanziario e nello specifico una manciata (o forse due) di mega lobby con potenza finanziario/economica di molto superiori anche alle più grosse nazioni europee (la Germania), che finanzia tuttii partiti di tutte le nazioni e che pratica un lobbismo forsennato, semplicemente sta rimuovendo tutte le conquiste SOCIALISTE

(CAPITO? SOCIALISTE!!!!)

e spinge per tornare a un mondo pre-Marxiano o forse potremmo fermarci a dire a una Europa pre-Marxiana ovvero tornare a un tempo in cui non esisteva il potere del proletariato/operaio. L’opera è quasi compiuta.
Quindi uniformare verso il basso la qualità di vita e lavorativa della ricca e avanzata Europa con le economie “emergenti” (ormai emerse) come la Cina.
La “vecchia” Europa borghese sta morendo di vecchiaia e le nuove generazioni “meticce” saranno i nuovi schiavi europei.

XL
XL
Risposta al commento di  Violetta
23 Febbraio 2021 15:37

sta rimuovendo tutte le conquiste SOCIALISTE
dai, diciamo più correttamente tutte le conquiste “sociali”.
Non puoi dimenticare infatti che in Italia le più importanti conquiste sociali (mutua, pensioni) le ha realizzate il fascismo e marx non c’entrava una beata mazza.
Comunque la faccenda, che sia vista da desta o da sinistra non cambia: il nemico del popolo è l’usurocrazia apolide internazionale.

Violetta
Violetta
Risposta al commento di  XL
24 Febbraio 2021 1:17

No.sono misure socialiste e Marx è il padre filosofico della lotta operaia.
Spiacente.
Che certe cose in Italia le abbia realizzate il fascismo che era in origine un socialismoe e che venga rivendicate dai fascisti che odiano il socialismo è segno di quanto ideologicamente si giudichi la storia.

XL
XL
Risposta al commento di  Violetta
24 Febbraio 2021 8:26

https://www.amazon.it/Maschera-volto-marxismo-Gian-Mattogno/dp/B01C4HGU4Q
Leggendo il libro di cui al link, ti renderai conto che a Marx della classe operaia non importava assolutamente nulla.
Al contrario fu sempre dalla parte dei capitalisti purché anticristiani.
Marx capostipite della lotta operaia…sì lotta CONTRO l’ordine sociale preesistente, ma mai lotta PER il benesse della classe lavoratrice.
Quelli come te erano etichettati da Marx e da Lenin come “utili idioti”.

D’altro canto esiste anche una più recente categoria di “perbenisti neoliberisti”, questi utili idioti dei Rockefeller.
Ma se vai a vedere a chi è giovata la rivoluzione bolscevica (le congratulazioni di jacob Schiff a Lenin, i complimenti di david Rockefeller a Mao Tze Tung per il “riuscito esperimento”) ti accorgi che gli utili idioti di Lenin non erano utili a lui ma sempre ai grandi banchieri internazionali.

Violetta
Violetta
Risposta al commento di  XL
24 Febbraio 2021 9:06

Non è con un libro che puoi cancellare il fatto che Marx ha stabilito in maniera economica lo sfruttamento del capitale sul lavoro. Che da Marx parte la lotta di classe e la coscienza del potere del proletariato. Possibile che a Marx non fregasse niente degli operai; non ci credo visto come ha vissuto, ma non è della sua moralità o buon carattere che si sta discutendo ma delle enormi e storiche conseguenze delle sue dottrine economico/filosofiche.

In più come siano state applicate e con quali scopi non le inficia affatto essendo prassi comune da parte del capitale stravolgere la scienza a suo uso.

Molti dei destrorsi accaniti nemici della dottrina di Marx sono gli stessi pronti a credere che un ricco multi miliardario come Trump si stesse immolando per il popolo e che lo abbiano sabotato con una violenta propaganda ma stranamente si bevono qualunque critica /libro/teoria contro il filosofo che stabili scientificamente che il capitalismo è sinonimo di sfruttamento del lavoro e che la soluzione è la rivoluzione dei proletari uniti .
Qui propaganda non ne vedono.

XL
XL
Risposta al commento di  Violetta
4 Marzo 2021 5:47

No, è l’aspetto “scientifico” di Marx che non funziona per niente.
1) non ha minimamente compreso cosa fosse il capitalismo
2) sbaglia grossolanamente nell’individuare il fattore di sfruttamento (che lui vede nel sistema di produzione e invece è situato nella gestione finanziaria dello stesso)
3) si affida fatalisticamente alla “necessità storica” nel processo di trasformazione dalla società capitalistica a una più equa, necessità storica che abbiamo già visto come funziona!
4) auspica risultati finali che dovrebbero essere utopistici, ma nei fatti sono distopici (l’agenda 2030 dei super-ricchi di Davos non è molto diversa dal paradiso del proletariato, e dubito che sia una gran bella cosa).

Violetta
Violetta
Risposta al commento di  XL
5 Marzo 2021 0:29

1) dovresti articolare il discorso
2) il fattore di sfruttamento ossia il plusvalore mi pare piuttosto evidente.Non lo individua nel sistema di produzione ma nel fatto che il lavoro dell’operaio è sfruttato ed è una grossa fetta del guadagno del capitalista. Infatti non si fa altro che attaccare le condizioni di lavoro, il famoso “costo del lavoro” arrivando a punte come l’Amazon “style” perchè lo sfruttamento del lavoro costituisce una grossa fetta di guadagno.
3) anche qui, mi serve una articolazione.
4)la rivoluzione proletaria è chiaramente utopistica. non capisco come la associ all’agenda di Davos

XL
XL
Risposta al commento di  Violetta
8 Marzo 2021 11:19

1) è troppo lungo, normalmente la gente, e anche molti economisti, non hanno capito cosa sia il capitalismo, non posso scrivere un trattato in un commento.
2) il guadagno dell’imprenditore (che non è necessariamente un capitalista, infatti può -esserlo, -non esserlo, -essere una via di mezzo) avviene vendendo il prodotto. Quando il prodotto resta invenduto l’imprenditore ci perde, questo è un fatto.
La frase che l’imprenditore guadagna sfruttando il lavoro dei dipendenti non ha nessun senso.
Se mi dici che la socializzazione d’impresa (=tutti i lavoratori in possesso di quote dell’azienda) sarebbe un assetto delle imprese più equo e funzionale sono perfettamente d’accordo, ma non è ciò che vuole Marx.
3) la necessità storica è una cagata pazzesca, pura superstizione.
4) l’agenda 2030 di Davos (non possiedo nulla e non ho privacy…) ricorda molto da vicino il “paradiso” sovietico.

Violetta
Violetta
Risposta al commento di  XL
8 Marzo 2021 23:01

Ahahahahahhaahahhahaha
Butti via una teoria economico filosofica che ha fatto la . storia ricavata scientificamente dicendo che non ha senso e basta?

Ahahahahahhaahahhahaha
Ok dai ci hai provato. Mi hai fatto almeno ridere.

Violetta
Violetta
Risposta al commento di  XL
8 Marzo 2021 23:01

Ahahahahahhaahahhahaha
Butti via una teoria economico filosofica che ha fatto la . storia ricavata scientificamente dicendo che non ha senso e basta?

Ahahahahahhaahahhahaha
Ok dai ci hai provato. Mi hai fatto almeno ridere.

Cruciverba
Cruciverba
23 Febbraio 2021 3:03

Bhè non c’è che dire maestri assoluti di presa per il culo .
Dopo aver mazzuolato per anni con norme assurde e schiavistiche i lavoratori in nome della competitività ( ovvero , lavora tu che mangio io ) ora si accorgono che la popolazione che lavora si sta impoverendo ? E’ la politica che perseguono da 20 anni con spietata e chirurgica scienza e adesso vorrebbero farci credere che è un effetto collaterale . Prima la finta UE si scioglie prima i popoli potranno ritornare ad essere liberi , a lavorare e prosperare .

Simsim
Simsim
Risposta al commento di  Cruciverba
23 Febbraio 2021 5:31

Il gatekeeping involontario di chi, magari con buone intenzioni e un pizzico di illusione, presenta risoluzioni che reputa utili. In un´architettura dove la Commissione decide e il Parlamento di fatto scalda le sedie, c´é una mancanza basilare di democrazia, sempre se di democrazia si possa ancora parlare.

Simsim
Simsim
23 Febbraio 2021 5:33

La cosa da notare é il doppio standard continuo. Viviamo in un mondo dove le decisioni di pochi determinano gli andamenti generali. Quando gli andamenti generali vanno male, si da poi colpa alle congiunture.

giovanni
giovanni
23 Febbraio 2021 6:16

Parlano di dipendenti pubblici?

ant85
ant85
23 Febbraio 2021 7:29

Quando gli europeisti alla Renzi dichiarano che il loro modello lavorativo di riferimento e’ quello Saudita, capisci che la loro intenzione e’ quella di renderci schiavi. La pandemia patacca e’ servita allo scopo, ormai si lavora solo ed esclusivamente per avere un tozzo di pane e se non ti sta bene puoi tranquillamente crepare con l’indifferenza generale del pubblico belante. Bezos, Zuckenberg, Musk e multinazionalisti vari sono dei criminali di guerra che controllano i burattini che noi contribuiamo ad eleggere, ergo non la vedo affatto bene. Nessuno, e sottolineo il nessuno, dovrebbe avere un reddito pari ( o addirittura superiore) al pil di intere nazioni combinate insieme. Quando cio’ accade la democrazia muore, infatti e’ morta. PS: spero che nessuno creda alla favoletta di Bezos, Gates e Jobs che si sono fatti grandi iniziando la loro avventura miliardaria da un garage.

Bertozzi
Bertozzi
23 Febbraio 2021 6:34

Disuguaglianze, queste sconosciute. Ci volela la UE.

XL
XL
23 Febbraio 2021 15:31


La crisi economica che è scaturita da questa emergenza sanitaria

Errata corrige:
La crisi economica che è scaturita dalla gestione criminale di questa emergenza sanitaria.