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PIU' MILITANTI VEGANI, MENO MACELLAI ETICI

DI MICKEY Z
Countercurrents.org

Un amico, di recente, ha portato alla mia attezione un ex-vegan che adesso si è reinventato come “macellaio etico” (titolo che fa il paio con “missili intelligenti” o “autonomia limitata”). Il macellaio scrive: “Dopo 14 anni da vegetariano, alcuni dei quali come ‘militante’ vegano, sono diventato un macellaio. I fattori che hanno concorso a condurmi verso questa posizione sono molti, ma il risultato era, forse, abbastanza prevedibile. Nell’arco di un mese sono diventato un onnivoro a tutto tondo, il che non ha mutato la mia passione per il benessere degli animali. Mediante il mio lavoro come macellaio e chef, ora vedo un modo più diretto per influenzare e lavorare verso il cambiamento nell’industria della carne e per migliorare la qualità della vita per tutti gli animali di cui ci nutriamo”.

Una tale inversione di rotta a fronte dell’evoluzione della compassione non è incomune. Per esempio, proprio mentre sono sempre più le donne che iniziano a mettere in discussione i ruoli di genere, la cultura patriarcale è contrastata con Howard Stern, Maxim, e Spike TV. Ma divago…

Diventare un macellaio nel nome del benessere animale è come unirsi ai Marine per promuovere la pace. Cosa ci sarà dopo? Il giustiziatore etico con la sua “passione” per il “benessere” dei prigionieri? Di certo, ha scelto proprio “un modo più diretto per influenzare e lavorare verso il cambiamento”, seguendo al guinzaglio la sua congrega di macellai.

In una società sempre meno capace di pensiero critico ed indipendente, questo carattere pro-carne probabilmente sarà sempre più elogiato come antidoto ai “militanti” vegani. Sapete, i Nazisti del cibo. Secondo gli standard attuali, potete impacchettare un vitello dentro una cassa da carne o pompare cibo nella gola di un’oca o macinare dei pulcini vivi per fertilizzare i vostri campi, e il tutto senza rischio di essere chiamati dei militanti. Per quel che conta, potete abbattare foreste, far saltare la cima di montagne alla ricerca di carbone, e sganciare fosforo bianco su villaggi pieni di bambini scuri [gioco di parole: “brown” significa “scuro”, ma è anche il verbo “rosolare”, ndt] e conseguire un’attenzione virtualmente nulla… figurarsi l’etichetta di militante.

Scegliere uno stile di vita basato sulla compassione e la logica? Battersi contro la vivisezione, o protestare contro l’uso di pellicce…? Voi, amici miei, siete degni dei baffi di Hitler.

Mentre l’economia globale sta collassando come un castello di carte, l’80 % delle foreste mondiali sono state abbattute, il 90 % dei principali pesci oceanici persi, più conflitti militari di quanti se ne possano contare, e i nostri eco-sistemi che rapidamente si avvicinano al punto di non ritorno, non c’è mai stato un momento più urgente per essere un vero militante vegano.

Ad un certo punto, dobbiamo decidere: rispettiamo la vita o no? Se scegliamo la vita al posto della morte, allora dobbiamo vedere la cultura olisticamente. Dividere tematiche come la sofferenza animale, l’eco-distruzione, e i diritti umani, significa cadere nella trapporta della Sinistra giurassica. Per esempio, il fondatore di ZNet Michael Albert, che scrive: “Non vedo paragoni di importanza tra il cercare di eliminare le radici e le propaggini del sessismo, e cercare di eliminare le radici e le proppaggini della violenza contro gli animali. Non vedo paragone di importanza tra come le galline sono trattate e come le donne o qualsiasi umano viene trattato. Infatti, per me, l’agenda dei diritti animali risuona a malapena, mentra l’agenda dell’anti-sessismo è parte della mia vita”.

Siamo chiari: cercare di separare il sessismo dalla violenza contro gli animali (e tutta la natura) è come cercare di separare il sistema circolatorio umano dal sistema respiratorio. Se tali ovvi collegamenti non sono fatti dalla Sinistra più radicata, devo chiedermi: perchè qualcuno sta perdendo anche solo 5 minuti del proprio tempo per tale miopia?

Poichè Michael Albert non sembra capace di smettere di citare Bob Dylan, questo estratto di canzone è per lui, per il Macellaio Etico, e per tutti quelli che cercano di frammentare e oscurare il quadro complessivo:

Non criticate quello che non capite – la vostra vecchia strada sta invecchiando velocemente
Ve ne prego, uscite da quella nuova se non potete dare una mano
Perchè i tempi stanno cambiando

Mickey Z. è l’autore di due libri di prossima uscita: “Self Defense for Radicals” (PM Press) e il suo secondo romanzo, “Dear Vito” (The Drill Press). Finchè non cambiano le leggi, o finchè il potere non avrà avuto fino, potete trovarlo su http://www.mickeyz.net

Fonte: http://www.countercurrents.org/
Link: http://www.countercurrents.org/mickeyz111109.htm
11.11.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO MARTINI

Pubblicato da God

  • FrancescaG75

    Grazie, per questo articolo.
    Rispettare la vita significa necessariamente non effettuare alcun discrimine di tipo gerarchico tra le specie.
    La vita è vita, sena distinzioni, e merita sempre rispetto.

  • Tonguessy

    “questo carattere pro-carne probabilmente sarà sempre più elogiato come antidoto ai “militanti” vegani. Sapete, i Nazisti del cibo.”

    Giova ricordare che Hitler era vegetariano. Quindi il Nazista del cibo (e non solo) per antonomasia era vegetariano. Vogliamo gettare qui le basi per una nuova guerra fondamentalista?

  • ambra

    Secondo me vivisezionare gli animali è SEMPRE una cosa tremenda e quello delle pellicce non è un buon motivo per ucciderli.
    Ma per mangiarli va bene. Così come un lupo è giusto che mangi le lepri.

    Possiamo dire che la natura dell’uomo probabilmente è quella di vegano. Scimpanzè e gorilla hanno il patrimonio genetico praticamente uguale al nostro, lo sono e stanno benissimo.
    Ma siamo continuamente sollecitati a consumare carne. Sia per infidia (per un discorso economico lungo che forse non ho nemmeno capito bene. C’entra il fatto che consumando solo vegetali bastano poche terre e quindi c’è poco margine di speculazione mentre per la carne ci vuole 10 volte più terra coltivata), sia perchè la tradizione ha sfornato prelibatezze a cui è difficile rinunciare, sia perchè abbiamo poco tempo e il veganesimo ne richiede molto.

    Dunque dovrmmo consumare almeno meno carne. Ma non è una mancanza di rispetto uccidere un animale per mangiarlo. Preoccupiamoci se fino alla macellazione quell’animale è stato felice. Se ha corso sui prati al sole con amici, se si è accoppiato, se ha fatto insomma quello per cui un animale nasce. E se poi muore con dignità chi se ne importa. Muoiono anche in natura, moriamo anche noi.
    Mi è più odioso il carcere di tutti gli animali domestici allora, anche se poi si cerca prolungargli la non vita il più possibile.

    Non so cosa faccia il macellaio etico, ma se controlla anche il benessere animale dalla nascita ce ne fossero.

  • SempreIo

    Buon appetito:
    http://laverabestia.org/play.php?vid=229

    http://laverabestia.org/play.php?vid=227

    http://laverabestia.org/play.php?vid=911

    Vegani e vegetariani, se seguite i link, attenzione:
    “Alcuni video potrebbero turbare la sensibilità in soggetti emotivi”.

    Per chi non l’avesse visto:
    Earthlings
    http://video.google.com/videoplay?docid=7014142368277769502

  • ambra

    Un’ultima cosa,
    vorrei precisare che mentre il vegano mangia solo prodotti di origine vegetale il vegetariano si concede i prodotti animali non carnei. Le vacche da latte se la ‘spassano’ meno di quelle da carne anche se vivono di più, e poi vengono macellate anche loro. Così come i vitelli maschi delle specie da latte, macellati piccolissimi perchè sono solo una spesa. E le galline ovaiole fanno una vitaccia. Tanto per dire che non è che un’alimentazione vegetariana abbia un costo zero in sofferenze animali, anzi.

  • SempreIo

    Già, ma dimentichi qualcuno:
    cavalli, asini, maiali, cervi, cinghiali, capre, tacchini, conigli, lepri, fagiani, oche, più una quantità di pesci piuttosto rilevante, ecc. delle cui sofferenze i vegetariani hanno ben poche responsabilità.

    “E le galline ovaiole fanno una vitaccia”
    Tu puoi scegliere quale:


    http://i36.tinypic.com/2it4pi.jpg

  • ral

    Al di là del fatto che fatico molto a mangiare prodotti animali soprattutto dopo aver visto alcuni video di macelli in batteria mi faccio comunque una domanda…..ma non siamo troppi?? NON credo che la soluzione sia mangiamo solo vegetali così mangiamo tutti, poichè anche senza petrolio anche solo pensando alle sole deiezioni loro e degli esseri umani vivremmo in immensa latrina…senza pensare ad altro.

    Siamo troppi anche se cruda e schomoda come verità siamo troppi già ora e diventeremo preoccupatamente troppi nei prossimi 20 anni con la ricerca scientifica (che per l’amor del cielo fa il suo mestiere) che cerca di portare tutti (nei paesi industrializzati) sino a 90 anni.

    Lo so è cattivo e cinico che credo sia più realistico……

  • Sokratico

    non è questione di fondamentalismo, come dice un commentatore qua sopra, solo di coerenza. Ognuno faccia come riesce, quanto riesce. Certo aiuta, riconoscere almeno “in punto di diritto” la questione.

    Aggiungeteci che il 50%, dico il 50 PER CENTO, DEL CIBO NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE DEL PRIMO MONDO VIENE BUTTATO VIA.

    è questo che fa male….mangiare carne, in un sistema sostenibile sarebbe ancora accettabile, ma così è una vergogna.
  • ambra

    Secondo me che siamo troppi è un falso problema. A noi parte di mondo ricca anzi ci assillano che facciamo pochi figli. Ne facciamo pochi proprio perchè stiamo bene. L’aumento demografico mondiale è dovuto ai paesi poveri. Credo che sia per l’inconscio principio ‘se sono tanti qualcuno sopravvive’. Come in Italia quando mangiavamo poco e c’erano le famiglie con 10 figli. Ho visto un servizio sul fascismo che diceva che all’inizio Mussolini si era impegnato a portare benessere. Ma a quel punto gli italiani stavano meglio e facevano pochi figli. E lui dava sovvenzioni, faceva propaganda perchè voleva figli per le guerre future, ma la gente nisba. Se non c’è il problema della sopravvivenza ne fai meno così ti concentri per renderli più forti. La crescita demografica secondo me è segno di malessere. Quindi non credo ai discorsi che se cominciano tutti a mangiare come noi il mondo scoppia. Se cominciano tutti a mangiare cominciano tutti a fare 2 figli per coppia, come noi.

  • ambra

    Lo riposto scusate, è che è importante:
    Che siamo troppi è un falso problema. A noi parte di mondo ricca anzi ci assillano che facciamo pochi figli. Ne facciamo pochi proprio perchè stiamo bene. L’aumento demografico mondiale è dovuto ai paesi poveri. Credo che sia per l’inconscio principio ‘se sono tanti qualcuno sopravvive’. Come in Italia quando mangiavamo poco e c’erano le famiglie con 10 figli. Ho visto un servizio sul fascismo che diceva che all’inizio Mussolini si era impegnato a portare benessere. Ma a quel punto gli italiani stavano meglio e facevano pochi figli. E lui dava sovvenzioni, faceva propaganda perchè voleva figli per le guerre future, ma la gente nisba. Se non c’è il problema della sopravvivenza ne fai meno così ti concentri per renderli più forti. La crescita demografica secondo me è segno di malessere. Quindi non credo ai discorsi che se cominciano tutti a mangiare come noi il mondo scoppia. Se cominciano tutti a mangiare cominciano tutti a fare 2 figli per coppia, come noi.

  • Tonguessy

    IL fondamentalismo salta fuori quando si tira fuori dal cappello di prestigiatore la solita superiorità etica. A me sta benissimo che CHIUNQUE abbia gusti personali e faccia scelte che altri non condividono. Ma sta molto meno bene che ci si arrocchi su posizioni di superiorità solo perchè manca una visione olistica del sistema alimentare. Come ho già avuto modo di dire le piante soffrono. Un libro che scardina la visione antropocentrica dell’alimentazione (soffrono solo gli animali, le piante no quindi è giusto cibarsene) è “Vita segreta delle piante”, dovesi spiega come le piante abbiano sensazioni come il piacere ed il dolore.
    Quindi tutta la questione diventa: perchè il dolore delle piante non conta, mentre quello degli animali si?
    L’unica vera alternativa alimentare è il breatharianism, quel metodo “alimentare” che ammazza di fame milioni di persone all’anno ma che, a detta di alcuni, permette a pochi seguaci di vivere senza nutrirsi di niente.
    E quanto appena esposto nulla ha a che vedere con le coltivazioni o gli allevamenti intensivi, dove chimica che gonfia e disinteresse verso il vivente la fanno da padrone. Ritornare al rispetto significa sicuramente offrire vita dignitosa a animali e piante ma anche accettare abitudini alimentari diverse, evitando commenti antropocentristi di superiorità morale.

  • Tonguessy

    Complimenti per i tuoi commenti. A testimonianza di quanto affermi riporto qui ciò che mi è stato raccontato a Matera mentre visitavo i famosi sassi, estate 2009. Il racconto riferisce la situazione di poco tempo fa, diciamo 50 anni fa quando ancora i sassi erano abitati e non erano oggetto di pellegrinaggi internazionali. Le grotte (questi sono in realtà i sassi) erano e sono malsane, umide e piene di muffa. Lì, in poco spazio vivevano famiglie intere. Nella stanza vicina, generalmente messa in condizioni migliori, trovava asilo l’asino o il mulo. I piccoli, i figli che così gelosamente oggi custodiamo, all’epoca avevano meno valore del mulo. Esterefatto chiedo perchè: semplice, mi viene risposto, con il mulo ci si lavorava ed aveva un’importanza fondamentale nella povera economia della famiglia. Senza mulo era solo morte per fame, invece la morte di un figlio non aveva nessun impatto e tanto prima o dopo ne arrivava un’altro.
    Sto parlando dell’Italia urbana di pochi anni fa, non di uno sperduto villaggio africano o indiano. Come giustamente annotava Marx sono i rapporti economici che determinano i rapporti sociali, indipendentemente dalla società.

  • FrancescaG75

    E’ veramente triste constatare come piuttosto che fare lo sforzo di informarsi, le persone preferiscano arrampicarsi sugli specchi per continuare a giustificare i loro crudeli appetiti.

  • ambra

    Grazie!

  • HappyCarrot

    Grazie per l’articolo (e la traduzione).

    Vedo che invece c’è chi preferisce le favole, come l’autore del commento a cui rispondo.

    Il primo pensiero che mi viene è che sarebbe importante che fossero felici anche gli abitanti futuri della terra. Non c’è bisogno di attendere molto perché invece soffrano del nostro sfruttamento delle loro risorse.

    Viviamo da decenni in un mondo in cui il nostro numero (diversi miliardi) e il nostro impatto sull’ambiente rende ciascuno di noi responsabile di comportamenti che se fossero adottati da tutti sconvolgerebbero il pianeta.

    Oggi gli animali che a tanti piace mangiare provengono per il 99% da allevamenti intensivi, e la richiesta è in rapido aumento grazie al fatto che le economie in rapido sviluppo vedono il modello dei paesi ricchi come quello a cui ambire. La percentuale di “animali felici” che si potranno mangiare saranno quindi una percentuale ancora minore, e comunque mangiare proprio quelli non sarà un titolo etico eccezionale. Infatti, approfittare della possibilità di accaparrarseli significherà sottrarla agli altri e comunque competere con tutti i mangiatori di animali.

    Devo comunque aggiungere che la favola degli animali felici ha molti altri seri limiti, ma quelli a cui veramente interessa la loro felicità lo sanno.