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Perché una recessione americana è inevitabile – in 15 secondi

DI PEPE ESCOBAR

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Da un report interno di una delle mie migliori fonti tra le banche newyorchesi:

“La nostra previsione che quest’anno la Fed alzerà i tassi tre volte si basa su ciò che ci aspettiamo che faranno, non su ciò che dovrebbero fare. È molto probabile che la Fed alzerà troppo i tassi – rendendo il dollaro ancora più costoso – e che lo stimolo fiscale che tutti si aspettano deluderà o non avverrà con la quantità o l’efficacia che la gente spera. Il risultato sarà una recessione nel 2018 o verso la sua fine”.

E un’altra fonte aggiunge: “Elvira Nabiulina sta facendo le stesse manovre in Russia”.

 

Pepe Escobar

Fonte: https://www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/pepe.escobar.77377/posts/10155017778811678?pnref=story

13.03.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide

  • Toussaint

    Visto che gli Stati Uniti debbono rientrare di uno spaventoso deficit commerciale, non vedo come ciò possa accadere se non con una svalutazione del dollaro sulle monete di quei paesi che hanno un imponente avanzo commerciale (in particolare yen, yuan, won ed euro). Certo è che una mano può darla l’estrazione massiccia degli idrocarburi di scisto o comunque non convenzionali (di cui il nord america è ricco), con la conseguente riduzione delle importazioni di petrolio. Ma non credo che sia sufficiente.

    Il rialzo dei tassi americani, quindi, va contro corrente, nel senso che dovrebbe richiamare capitali e quindi far aumentare il valore del dollaro. Come risolveranno la contraddizione? Per Cina, Giappone e Corea qualcosa posso immaginarlo, ma in Europa un parallelo rialzo dei tassi dell’euro (e quindi del suo valore) affonderebbe definitivamente tutti i paesi tranne quelli germano-centrici. La conseguenza non potrebbe che essere un ulteriore e feroce bagno di sangue, oppure la fine dell’eurozona. Un’ulteriore svalutazione dell’euro, del resto, non credo possa essere accettata (e non solo dagli Stati Uniti) come anche una recessione statunitense, che comporterebbe il clamoroso sputtanamento dei programmi di Trump.

    Non so chi disse che per ogni problema c’è una soluzione logica, facile e consequenziale … che però non si verifica mai. Speriamo che questo ignoto signore, nell’occasione, abbia un po’ esagerato (perché la soluzione logica, facile etc. è proprio la rivalutazione delle monete sopra citate e la fine dell’eurozona).

  • AlbertoConti

    La FED non alza i tassi per errore, ma per paura. Il “miracolo” di stampare soldi e non avere inflazione è durato anche troppo, nel tempo e nella quantità. Hanno tirato troppo la corda, ed ora il dollaro è a rischio. Non occorre neppure un’ondata iperinflattiva, che del resto sarebbe più che logica. Basta uno sforamento un po’ più rapido del previsto, dalla soglia “desiderata” del 2 o 3 %, e la riserva di riferimento planetario va a farsi fottere, con un fugone dal dollaro di tutti i più importanti players alternativi. Caput! Fine mondo “di prima”. Il guaio è che lo tsunami non si fermerebbe al dollaro, coinvolgerebbe istantaneamente tutte le valute occidentali costrette a seguire l’esempio USA dei QE.
    Per questo la guerra è sempre più probabile. Quanto alla Nabiulina, prima se la tolgono dalle palle e meglio è per i russi.

    • Toussaint

      Ma l’inflazione non dipende dalla dinamica del costo del lavoro o da eventuali shok esterni? Da quando in qua una BC che stampa soldi fa automaticamente aumentare l’inflazione? Se così fosse, dopo l’imponenza dei QE che sono stati implementati, di quanto dovrebbe essere l’inflazione in Europa e negli Stati Uniti?

      • AlbertoConti

        L’inflazione dipende da una molteplicità di fattori, ed ogni scuola di pensiero economico si caratterizza nel privilegiare, in ordine d’importanza, gli uni o gli altri. Gli ultimi anni dimostrano senza più alcuna ombra di dubbio che nelle condizioni di mercato reali, dove le masse, per quanto impoverite, sono pur sempre il peso preponderante, la valorizzazione dei salari è di gran lunga il fattore determinante dell’inflazione. Il ferrarino può anche raddoppiare di prezzo, ma per incidere sull’inflazione occorre variare il prezzo del pane, delle utilitarie e degli immobili. Tuttavia anche il parcheggio del surplus monetario nei paradisi finanziari ha i suoi limiti, per quanto forzati a dismisura. Prima o poi l’eccesso di moneta prevale sul credit crunch e favorisce i commercianti, sempre pronti a gonfiare i prezzi.
        Per rispondere alla tua domanda temo che basterà aspettare ancora poco.

  • il gobbo

    Senza tanti giri di parole e non solo: il domino del $ stà lentamente finendo e con lui finisce anche il sistema Americano.