PERCHE’ LA LETTERATURA FA INCAZZARE

PERCHE’ LA LETTERATURA FA INCAZZARE

DI GIANLUCA FREDA

comedonchisciotte.org

“Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. […] Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti”.

(Umberto Eco, Fenomenologia di Mike Bongiorno)

Negli Istituti Tecnici, l’evento più drammatico che possa capitare ad un insegnante di italiano all’inizio di un anno scolastico è vedersi assegnato ad una terza superiore. Finché si insegna nel biennio, se si sorvola sulle esuberanze degli allievi appena graziati dalle medie, tutto fila relativamente liscio. Si rifrigge un po’ di analisi logica e del periodo, già salmodiata in tutte le tonalità alle elementari e alle medie, si assegna qualche emozionante temino sulla droga, sulla fame nel mondo o sull’emancipazione-della-donna-nella-moderna-società-occidentale e ci si ritrova in un battibaleno a maggio, con un corpo studentesco equamente suddiviso tra secchioni e citrulli senza speranza, ma serafico e pago.

Qual mormorio soave, si propaga nei cerebri studenteschi l’insana persuasione che l’italiano sia una materia “facile”: che basti analizzare il complemento di termine e la proposizione concessiva in un po’ di balbe frasette, innalzare qualche straziante melopea in puro inchiostro BIC al lavoro minorile dei miserandi negretti dell’Africa© (di quale nazione dell’Africa, esattamente, non si sa: gli allievi tendono a ridurre la specifità geografica a categoria kantiana) per vedere materializzarsi tra le dita, quale sacra Vibhuti, la sufficienza agognata. Dopo di che resta solo matematica da recuperare.

Ma quando si arriva in terza, ove la ministerial barbarie impone lo studio della storia della letteratura, la musica cambia. Luttuosamente, gli allievi realizzano che il dolce far niente è finito. Ora occorre leggere opere di autori veri, non piagnucolose storielline su miserrime femmine musulmane dagli occhi pesti, corredate di queruli arpeggi antologici. Occorre parafrasare Dante, Petrarca, Guinizzelli, Jacopone, analizzarne il lessico, soppesarne la struttura rimica, metrica e strofica, determinare la funzione delle specifiche scelte fonetiche, identificare le figure retoriche e la loro valenza nell’economia complessiva del testo, distinguere ipotassi e paratassi, ipàllagi e anastrofi, comprendere il legame storico e culturale del componimento con la sua epoca, infine collegare le scelte stilistiche e contenutistiche di ogni autore ad altre opere, tentando di ricostruire la collocazione dell’opera stessa nella catena testuale.

Qui cominciano i pianti, gli alti lai, il gemente cordoglio, il compianto de’templi acherontei. Gli alunni diligenti allibiscono, quelli somari ragliano in coro, con fragoroso strepito, la loro indignazione. Torme di genitori in tenuta da guerra o, a fasi alterne, da pellegrinaggio a Pietralcina, giungono a schiere, recando velate minacce o plorazioni accorate. I più cialtroni (o “ribelli”, come li chiamano i cialtroni loro simili) danno il via al boicottaggio delle lezioni, all’assenteismo pianificato, al sabotaggio delle verifiche. I più fessi pensano di cavarsela scopiazzando analisi precotte dall’immancabile telefonino e vengono regolarmente sgamati. E’ la fase in cui è più semplice distinguere i docenti ignoranti e calabrache, che cedono alle pressioni e tornano al piagnucolìo sui burqa e sull’infanzia rubata, dai docenti veri, che dicono: si fa così e punto.

Ma se il terrore degli allievi usi alla nullafacenza è comprensibile, più difficoltoso è capire perché, come recentemente sperimentato proprio su questo sito (qui e qui) anche nei forum telematici la letteratura e i letterati producano effetti assai simili. Finché si cazzeggia in libertà, tra un bicchierino e l’altro, di simboli fallici in Shakespeare, finché si rimestano col ramaiolo, in un’unica broda, Petronio e Catullo, spruzzandoli con fiotti robusti di Caravaggio e Velazquez, fino a ridurli a una pappetta indistinta di simboli grafici senza referente, allora la letteratura e l’arte sono tollerate. Ma nel forum come in classe, l’apparizione inopinata di un’analisi letteraria ponderata, o peggio, di un docente di letteratura non improvvisato, scatenano dapprima la pietrificazione stupefatta, poi lo sconcerto, infine l’ira più ferina tra gli astanti. Come mai accade questo? Perché la letteratura, ove non annacquata dalla blàtera sciolta, fa incazzare così tanta gente? Mi sono dato le seguenti risposte, che ho riunito, per comodità, in decalogo numerato.

1) La letteratura non è per tutti: l’ascesa del proletariato e dei ceti medi, realizzatasi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, aveva portato i ceti popolari a sfruttare la forza acquisita con le lotte per impadronirsi di quelli che, per secoli, erano stati gli odiati vessilli e simboli del nemico: la letteratura, l’arte, la cultura, le scuole, le università. Tutto ciò che era stato visto come segno distintivo della classe borghese, era ora in potere delle masse contadine e operaie. Le quali, tuttavia, non sapendo né maneggiare la letteratura, né innovarla, né tantomeno crearne una propria che fosse presentabile, si sono limitate a giochicchiare con il suo pregevole tessuto, a ridurlo a citazionismo becero, a ricavarne nastrini e volant da indossare sul vestitino della festa per farsi ammirare dagli amici. Ora che la carrozza fatata del proletariato è tornata ad essere una zucca, la fata borghese torna a riprendersi il suo bel vestito. L’insegnante di letteratura è il funzionario incaricato di dire ai ceti popolari che non possono più utilizzare i testi letterari come strofinaccio: o studiano e acquisiscono le alte competenze necessarie a portarli addosso con la dovuta eleganza e il dovuto rispetto, o tornano a indossare i sacconi di tela e gli zoccolacci di sambuco che hanno rimarcato per millenni la loro storia. Non deve stupire, dunque, che tali funzionari siano bersaglio di odio feroce.

2) Un vero testo letterario è un meccanismo complesso: la sua densità semantica, le sue possibilità interpretative, le informazioni in esso contenute, i diversi significati di cui esso è capace di colorarsi attraverso le epoche, la sua capacità di offrire al lettore uno scorcio su visioni della realtà profondamente differenti dalle consuete, i dati che esso ci fornisce sulla realtà storica, sociale, economica, politica, ecc. in cui è stato prodotto, non possono essere colti attraverso una lettura distratta. Si può coglierli solo attraverso un’opera attenta e faticosa di analisi, che non tutti sono in grado di compiere o disposti a compiere. L’occhio allenato dell’insegnante di letteratura distingue agevolmente gli abili all’opera dagli inabili, relegando esplicitamente o implicitamente questi ultimi in una classe intellettiva secondaria. Da ciò nasce, prorompente, la sua fama di negriero e l’odio dei meno dotati nei suoi confronti.

3) La letteratura non ammette superficialità: a causa della sua complessità, il testo letterario deve essere oggetto di un giudizio critico motivato per esteso, nel dettaglio e con estrema precisione e chiarezza. Ciò rende furente il proletariato dei social network, abituato ad esprimere con la mera dicotomia “mi piace” – “non mi piace” la propria prospettiva sull’universo (e senza nemmeno dover scrivere queste poche lettere di proprio pugno). L’esistenza di una sfera dello scibile sottratta al giudizio sommario istantaneo della comare e del pescivendolo e che richieda la trasformazione di questi ultimi in esseri raziocinanti per poter essere pronunciato, rappresenta una limitazione intollerabile di sovranità, alla quale la comare e il pescivendolo reagiscono con vano furore guerriero.

4) Il testo letterario ci pone a confronto con un’alterità spesso radicale: esso ci costringe a dialogare con culture, visioni del mondo, categorie di pensiero, strutture sistemiche, riferimenti etici, completamente diversi dagli attuali. La nostra prospettiva ne risulta profondamente relativizzata: il nostro sistema, i nostri valori, la nostra configurazione sociale, dunque, non rappresentano l’unico mondo possibile. Sono esistiti ed esistono altri mondi e altre prospettive che, per avere un proficuo rapporto col testo, dobbiamo imparare a conoscere. Ogni anno devo spiegare alle mie studentesse che il Boccaccio non dedica il Decameron alle donne perché desideri “emanciparle”; che il concetto di “emancipazione della donna” scaturisce da contingenze produttive e non etiche ed è stato elaborato per ovviare alla carenza di manodopera nelle fabbriche, dopo la rivoluzione industriale. Al contrario, Boccaccio è convinto che le donne stiano benissimo dove sono (relegate nelle loro stanzette a leggere e filare); vuole soprattutto sfruttarle come “target” ideale della nuova letteratura borghese, della quale egli è, se non l’iniziatore, almeno il codificatore. Ciò genera nelle mie allieve perplessità e differenti reazioni: comprensione nelle più intelligenti, indignazione berciante nelle oche mestruate.

5) La letteratura decentralizza: essa ci rivela che non siamo il momento più alto, luminoso e assiomatico dell’evoluzione umana, bensì un momento qualsiasi, i cui connotati etici di riferimento sono legati a contingenze politico-economiche in continuo mutamento. Se prestiamo attenzione, scopriamo che tali connotati hanno più a che fare con la configurazione economica e produttiva del periodo storico in corso che con pulsioni o ideali connaturati all’indole umana. E’ un principio banalissimo per chi ha letto e digerito Marx, ma che coglie spesso di sorpresa il fruitore sonnacchioso dell’informazione giornalistica e televisiva. Costui, se è un tipo sveglio, si rende conto ben presto che valori etici e sociali creduti immutabili vengono in realtà generati e diffusi dai sistemi d’indottrinamento propagandistico che le elite dominanti di ogni epoca storica approntano e gestiscono per i propri scopi; uno legge ad esempio “Germinal” di Zola e inizia a chiedersi perché certe “repubbliche” siano fondate sul lavoro, e perché, per che cosa e per chi si dovrebbe lavorare. Se trova la risposta, l’incazzatura è inevitabile. E’ una fortuna per l’ordine sociale che siano in pochi a porsi domande o anche soltanto a saper leggere. O forse non è una fortuna, ma solo l’ennesimo progetto ben attuato.

6) La letteratura è memento dell’impermanenza: prima che ci pensasse la stessa geopolitica, sarebbe bastato un qualsiasi testo letterario a ridicolizzare l’illusione di “fine della storia” propugnata da Francis Fukuyama. Leggendo un testo, scopriamo che non solo l’uomo e le sue strutture materiali, ma anche le configurazioni di potere, le reti di relazioni economico-sociali, tutta la complessa elaborazione della mente che siamo soliti chiamare “realtà” è soggetta ad alterazioni e mutamenti profondi. La mente umana è fluida e in continuo divenire e con essa si trasforma la realtà che da essa scaturisce. Ogni testo è prova che il mondo in cui viviamo non è fatto di sola materia, ma è un palazzo le cui mura sono composte in gran parte di idee. Di tanto in tanto, nuove idee poderose, veicolate dalla narrazione, sconvolgono il nostro modo di pensare al mondo e a noi stessi, distruggendo le vecchie strutture mentali e riconfigurandole su nuovi parametri. Lo stesso testo letterario è impermanente e assume valenze, significati, contenuti completamente cangianti col variare delle epoche e del pensiero. La letteratura è un messaggero dell’Apocalisse: annuncia nuove visioni della realtà affinché vecchi mondi scompaiano tra le fiamme e nuovi ne prendano il posto. Chi potrebbe non averne paura?

7) La letteratura costringe a crescere: nessuno può accostarsi ad un’opera strepitando, come un moccioso, la sua percezione del mondo e tentando d’imporla sulla lettera del testo. Ogni testo è un’entità che insegna il rispetto verso l’altro: esige di essere ascoltato con attenzione, in ogni sua parola, prima che l’atto ermeneutico sia possibile. Esso strappa l’uomo della strada alla sua illusione puerile di compiutezza. A differenza del Mike Bongiorno della “Fenomenologia” di Eco, ogni opera letteraria ricorda al suo interlocutore che egli non è Dio, che non è perfetto, che non è eterno, che non è al centro dell’universo e nemmeno del suo ristretto habitat sociale. Lo spinge a confrontarsi con la propria mortalità, con l’incompletezza delle proprie conoscenze, con la necessità di un percorso malagevole, doloroso e prolungato perché sia possibile, forse, pervenire un giorno ad una qualche maturità epistemologica. La letteratura ci costringe ad abbattere le strutture mentali candide e rudimentali della nostra infanzia e ad elaborarne continuamente di nuove e più complesse, abituandoci, strada facendo, alla mutevolezza incessante delle cose. Ci costringe ad imparare a parlare e ad esprimerci con proprietà per poter interloquire con lei. Essa esige lo svezzamento dell’individuo: la capacità di staccarsi per sempre dal seno dell’autorità e della propaganda e di acquisire capacità autonome di comprensione del mondo, fondate sull’attenzione all’altro, sul rispetto, sull’ascolto. In due parole, accostarsi alla letteratura impone a chiunque un salto verso la maturità.

C’è da stupirsi che in un mondo di adulti senza ormai altro desiderio che quello di restare bambini, essa sia la più detestata delle maestre?

Gianluca Freda

Fonte: www.comedonchisciotte.org

6.06.2016

Commenti (143)

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    1. Gibilee 7 giugno 2016

      Una modesta chiosa generalista.
      Negli istituti tecnici 'serali' di buona memoria - anni 70/80 -, frequentati per lo più da studenti lavoratori certo non giovanissimi, la letteratura proposta per quel livello è sempre stata ben accetta e seguita. Motivo di crescita personale e intellettuale, e mi riferisco a persone con le manine non da punto e croce. E'ovvio che non puoi proporre l'esegesi dell'Ulisse di Joyce.

      E'che oggi la comodità, la mancanza di lavoro e il fatto che l'istruzione non rappresenti più non l'ascensore ma neppure il montacarichi sociale o di livello
      di inquadramento, ha fatto se non chiudere ma decadere l'esperienza dei serali.

      In ogni ordine di scuola si è sempre banalmente saputo da secoli che è l'insegnante che 'fa la materia', anche i temi più ostici devono essere ben assimilati e capiti soprattutto da chi li propone pertanto esposti in modo molto intelleggibile ed interessante. Cosa lapalissiana anche per noi che siamo stati a nostra volta studenti. Un insegnante capra non è in grado di guidare il gregge, ne fa parte.

      Posto che nei tempi che furono, forse anche ora, Stato e parastato erano il migliore bacino di utenza per l'occupazione, in modo particolare sudista,
      la scuola ha dovuto accogliere di tutto; ministri e riforme hanno fatto il resto.

      Sempre nei suddetti anni proporre in un'assemblea sindacale anche la valutazione degli insegnanti significava il linciaggio sul posto da parte di molti astanti.

      Sic et simpliciter.

    1. cedric 7 giugno 2016

      Gianluca Freda ha scritto

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      analizzarne il lessico, soppesarne la struttura rimica, metrica e strofica, determinare la funzione delle specifiche scelte fonetiche, identificare le figure retoriche e la loro valenza nell'economia complessiva del testo, distinguere ipotassi e paratassi, ipàllagi e anastrofi,
      ...
      Qui cominciano i pianti, gli alti lai, il gemente cordoglio, il compianto de' templi acherontei.
      ...
      Torme di genitori in tenuta da guerra o, a fasi alterne, da pellegrinaggio a Pietralcina, giungono a schiere, recando velate minacce o plorazioni accorate.
      ...
      Ma se il terrore degli allievi usi alla nullafacenza è comprensibile,
      ...
      Ma nel forum come in classe, l'apparizione inopinata di un'analisi letteraria ponderata, o peggio, di un docente di letteratura non improvvisato, scatenano dapprima la pietrificazione stupefatta, poi lo sconcerto, infine l'ira più ferina tra gli astanti.
      ...
      si sono limitate a giochicchiare con il suo pregevole tessuto, a ridurlo a citazionismo becero, a ricavarne nastrini e volant da indossare sul vestitino della festa per farsi ammirare dagli amici. Ora che la carrozza fatata del proletariato è tornata ad essere una zucca, la fata borghese torna a riprendersi il suo bel vestito.
      ...
      L'esistenza di una sfera dello scibile sottratta al giudizio sommario istantaneo della comare e del pescivendolo e che richieda la trasformazione di questi ultimi in esseri raziocinanti per poter essere pronunciato, rappresenta una limitazione intollerabile di sovranità, alla quale la comare e il pescivendolo reagiscono con vano furore guerriero.
      ...
      Ciò genera nelle mie allieve perplessità e differenti reazioni: comprensione nelle più intelligenti, indignazione berciante nelle oche mestruate.
      ...
      La letteratura è memento dell'impermanenza:
      ...
      esige di essere ascoltato con attenzione, in ogni sua parola, prima che l'atto ermeneutico sia possibile. Esso strappa l'uomo della strada alla sua illusione puerile di compiutezza.
      ...
      con la necessità di un percorso malagevole, doloroso e prolungato perché sia possibile, forse, pervenire un giorno ad una qualche maturità epistemologica.
      ...
      --------------------

      Un testo accattivante ed affabulante che mostra come l'autore abbia un buon controllo della parola anche se più finalizzato al suono che al contenuto.

      Emerge chiarissimo un senso di frustrazione e noia "ma che ci faccio io ad insegnare letteratura italiana in una scuola, magari paritaria? " e di rimpianto "Come si stava bene a studiare al calduccio della facoltà, qui nessuno capisce le mie crasi e le mie ellissi!"

      Mio caro, la tua frustrazione ed il tuo rimpianto sono ben pagati dal tuo stipendio, semprechè non ti paghino in nero, allora e solo allora avresti diritto a lamentarti.

      Per ultimo ho evidenziato in grassetto alcune parole e frasi : in un qualunque liceo di provincia sarebbero state segnate con un bel segno blu ed il tuo tema avrebbe meritato non più di un quattro, forse anche un tre e mezzo.




    1. makkia 7 giugno 2016

      La letteratura è, sotto molti aspetti, come qualsiasi altra arte.
      E' tranquillamente alla portata di una fruizione naïve, laddove è richiesto solo un po' di sforzo iniziale.
      E' invece complessa, non per tutti, quando si aspiri a una fruizione "tecnica", profonda.

      A differenza delle altre arti, però, sembra che il suo studio sia conditio sine qua non per accedere allo status di cittadino colto.
      Anche volendo essere d'accordo su questo (opinarlo sarebbe tutto un altro topic), credo che il problema investa l'adulto molto più che l'adolescente.

      Come nelle altre arti, il godimento pieno si ottiene solo con la passione, lo studio, la perseveranza, la sensibilità (anche il QI aiuta) e, soprattutto, dopo aver compiuto un percorso di vita accompagnati da quella specifica forma di arte.

      Avanzo l'ipotesi che il compito dell'insegnante non sia di trasformare gli allievi in letterati o critici, ma di farli innamorare della letteratura.
      Per quanto ripugnante sia per uno che della letteratura fa ragione di vita, il risultato a cui tendere dovrebbere essere più modestamente di fare degli allievi dei lettori. Nel senso di "dotati degli strumenti per leggere".

      Poi starà alle capacità e alla storia individuale dei ragazzi evolvere, dal semplice piacere di venire in contatto con mondi diversi dal proprio, alla passione per il viaggio (o meglio i viaggi) che si possono fare immergendosi completamente e consapevolmente nel testo.

      Il motto dell'insegnante (e non solo di letteratura) potrebbe essere: Messo t'ho innanzi, omai per te ti ciba



      A latere, sono convinto che i gradi inferiori di istruzione potrebbero preparare i ragazzi a un incontro molto meno traumatico con la letteratura.
      Non c'è niente, nei bambini e nei ragazzini delle medie, che gli impedisca di approcciare questa come altre forme d'arte.
      L'impedimento c'è, ma non è davvero nel loro essere piccoli. E anche questo è un altro topic, probabilmente.

    1. edoro 7 giugno 2016


      é successo qualcosa e non ho compreso bene cosa.
      Io sono quell'allievo di istituto tecnico a cavallo tra gli anni 80 e 70 che soffriva per il povero prof d'italiano che veniva preso per il culo, quasi una tortura, durante l'intera ora dai soliti coglioni.
      Ho apprezzato sia il "Non c'è più audio" della settimana scorsa che la replica pungente dell'utente Black_Jack, non ho compreso la "repressione" nei confronti dell'utente da parte de "la redazione".
      Ed oggi mi leggo questo articolo dove ad un certo punto compare il link ad una discussione sul forum ( http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=95757 ) in cui si discute se moderare o meno ed interviene l'AUTORE professore così carinamente:"Prendetevi un paio di lauree in letteratura, ottenete un'abilitazione all'insegnamento, vincete qualche concorso, pubblicate qualche saggio, trascorrete una decina d'anni in tutti i gradi nella scuola pubblica e quando sarete alla mia altezza mi degnerò di ascoltare i vostri suggerimenti" riferendosi alla metodologia didattica.
      ma checcazzo, questo è classismo, io, congegnatore meccanico non posso parlare di insegnamento al professore? io che ho costruito: i banchi, le penne, le macchine da stampa, lo spazzolone del cesso che utilizza quotidianamente, le scuole in cui si reca etc etc
      Io soffrivo per il mio prof, non per questo; non è la letteratura che fa incazzare ...


    1. edoro 7 giugno 2016


      é successo qualcosa e non ho compreso bene cosa.
      Io sono quell'allievo di istituto tecnico a cavallo tra gli anni 80 e 70 che soffriva per il povero prof d'italiano che veniva preso per il culo, quasi una tortura, durante l'intera ora dai soliti coglioni.
      Ho apprezzato sia il "Non c'è più audio" della settimana scorsa che la replica pungente dell'utente Black_Jack, non ho compreso la "repressione" nei confronti dell'utente da parte de "la redazione".
      Ed oggi mi leggo questo articolo dove ad un certo punto compare il link ad una discussione sul forum ( http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=95757 ) in cui si discute se moderare o meno ed interviene l'AUTORE professore così carinamente:"Prendetevi un paio di lauree in letteratura, ottenete un'abilitazione all'insegnamento, vincete qualche concorso, pubblicate qualche saggio, trascorrete una decina d'anni in tutti i gradi nella scuola pubblica e quando sarete alla mia altezza mi degnerò di ascoltare i vostri suggerimenti" riferendosi alla metodologia didattica.
      ma checcazzo, questo è classismo, io, congegnatore meccanico non posso parlare di insegnamento al professore? io che ho costruito: i banchi, le penne, le macchine da stampa, lo spazzolone del cesso che utilizza quotidianamente, le scuole in cui si reca etc etc
      Io soffrivo per il mio prof, non per questo; non è la letteratura che fa incazzare ...


    1. Capra 7 giugno 2016

      " L’insegnante di letteratura è il funzionario incaricato di dire ai ceti popolari che non possono più utilizzare i testi letterari come strofinaccio: o studiano e acquisiscono le alte competenze necessarie a portarli addosso con la dovuta eleganza e il dovuto rispetto, o tornano a indossare i sacconi di tela e gli zoccolacci di sambuco che hanno rimarcato per millenni la loro storia. Non deve stupire, dunque, che tali funzionari siano bersaglio di odio feroce."


      L'insegnante, che sia di letteratura od altro, è prima di tutto una persona. Come tale il suo comportamento può attirare simpatie od antipatie. Qua mi pare si parta dal presupposto che essendo il docente persona di cultura può accomodarsi in automatico nei piani più alti della società, ma la cultura da se non rende degni di rispetto.
    1. Moreno 7 giugno 2016

      L'insegnante di letteratura insegna la letteratura allo studente di letteratura ( per studente di letteratura bisogna intendere colui che vuole studiare la letteratura . Tutti gli altri no ) . Mi sembra lapalissiano .
      Ma non condivido qualche altra considerazione : A) l'insegnante di letteratura bersaglio dell'odio proletario , in quanto simbolo della classe borghese : senza considerare i tantissimi proletari amanti della letteratura , secondo me nel 2016 l'insegnante di letteratura non viene più identificato come appartenente al ceto borghese . Al limite qualche professore universitario , ma gli insegnanti in generale direi di no . E anche quei pochi identificabili senza dubbio ancora come borghesi a mio parere non vengono , per questo motivo , "odiati" , ma rispettati e imitati . B) L'equiparazione tra classe proletaria e utenti di social network : ci sono milioni di professionisti , di certo non proletari , che scrivono quotidianamente sui forum , facebook , twitter ecc. C) L'accostamento tra l'utente di un forum e lo studente somaro dell'istituto tecnico . A parte che l'utente di un forum può essere tranquillamente una persona preparata , e anche più preparata di chi di mestiere fa l'insegnante , ma soprattutto la questione è un'altra ... in un forum su internet conta solo quello che dici , non conta nulla il lavoro che fai : in un forum saltano i ruoli sociali gerarchici di insegnante e studente .. si è tutti sullo stesso piano . Sicuramente , anche in un forum , si tende a dare più credito ad un insegnante ... ma non è detto che l'insegnante abbia ragione , o che non dica cazzate , o che l'utente anonimo non ne sappia più dell'insegnante , che magari sia lui stesso un insegnante .. e soprattutto in forum puoi tranquillamente rispondere all'"insegnante" , senza il timore ( anche di essere preso di mira ) che può avare lo "studente" , perché in un forum saltano i ruoli sociali : contano solo ciò che dici . Ovviamente senza offendere o far di tutto per mandare la discussione in vacca ecc..
    1. natascia 7 giugno 2016

      Testo esemplare. Tuttavia , l'analisi del proletariato e del ceto medio, a mio avviso lascia, ampi margini di critica. In primo luogo, e forse lo scopo di questo componimento era proprio questo, rilevare cioè l'assenza di moderni odiati vessilli, è infatti legittimo chiedersi chi siano gli insegnanti odierni di letteratura, se non discendenti delle masse contadine e operaie riscattatesi illo tempore. Discendenti ormai nobilitati, non sofferti autori in grado di rinnovare la letteratura stessa. Le nuove visioni dell'umanità , difficilmente derivano dalle classi nobili e anzi gli sforzi compiuti dagli studenti meno agiati producono dei pensieri sempre decisivi per la salvezza dei popoli. La fatica a cui ci costringe la letteratura stessa è una barriera apparente se paragonata a ben altre fatiche meno appaganti e ben più frustranti. La letteratura anche se inconsapevolmente, è amata SEMPRE e spesso dai ceti meno fortunati. Essa è la medicina, il rimedio, la cura di ogni problema umano. Cercare di renderla difficile e lontana non la farà amare di meno.

    1. bysantium 7 giugno 2016

      Sono cosciente che l'intervento ha un orizzonte più ampio e generale ma forse chi sceglie un Istituto Tecnico lo fa perché non si sente particolarmente portato per la letteratura.
      Al proposito bisognerebbe sentire il parere di chi insegna nei licei, in particolare nel classico.
      E potrebbe, ahimè, essere uguale.

    1. ottavino 7 giugno 2016

      Credo, comunque, che il principale motivo per cui bisogna essere grati a Freda, risiede nel fatto che lui parla di costume.

      Costume, usi e consumi, non c'è altro di cui parlare.
      Tutte le pappette geopolitiche, economiche, dell'euro, del non euro, della politica, ecc., scompaiono di fronte al racconto di noi stessi.
    1. totalrec 7 giugno 2016

      E io che lei sia un somaro. Ossequi.

      (GF)
    1. luiginox 7 giugno 2016

      la letteratura è una tra le mille sapienzialitò che l'uomo ha sviluppato.non fa incazzare ,come lei afferma caro professore ,ma può essere per alcuni meno interessante di altre materie non meno importanti per lo sviluppo prima dello studente poi dell'uomo ed infine dell'intera società.il disprezzo che trasuda dal suo scritto per la classe operaia e contadina è molto irritante.anche lei ha bisogno dello zappatore che dissotterra le patate.con rispetto le confesso che penso lei sia un trombone.ossequi



    1. RicardoDenner 7 giugno 2016

      Bè..Si può anche dire che certi giovani preferiscono vivere invece di studiare chiacchiere raffinate e arzigogolate..


      Adesso invece tutti devono diventare chierici castrati o formidabili ipocriti della presa per il culo dei professori..e il marciume del mondo si riproduce con metodo scientifico..

      Leggere..scrivere e far di conto sono le basi per diventare buoni cittadini..poi chi vuole specializzarsi lo potrà fare..ma senza programmi obbligatori..che servono a foraggiare l'ISIS...la depressione giovanile e il rammollimento della civiltà..
    1. PietroGE 7 giugno 2016

      L'articolo è interessante. Ad una lettura veloce però sembrerebbe che chi non capisce la letteratura è un, diciamo, non molto intelligente, rimasto bambino dentro e un po' superficiale. Non è così, e poi dipende molto da come viene presentata agli alunni.

    1. Bertozzi 7 giugno 2016

      Non è la letteratura che fa incazzare, ma i presunt(uos)i letterati e insegnanti di sta fava. E non dovrebbe essere fatta di chiarezza e concisione? Impossibile che uno che usa cosi tanti iper-ricercati aggettivi possa essere interessante, impossibile.

    1. riefelis 7 giugno 2016

      Considerazioni molto interessanti.

    1. riefelis 7 giugno 2016

      E quando bisogna incomiciare a studiare? A quaranta anni?

    1. arlights 7 giugno 2016

      Questo scritto mi riporta alla mente il periodo in cui frequentavo il liceo,una delle mie compagne di classe,detestava la letteratura,forse Freda avrebbe ricompreso anche lei nella definizione di "oche mestruate"'il nostro professore di letteratura non perdeva occasione per bistrattarla,e ovviamenta la relegava tra i senza speranza,ebbene si era figlia di quella classe media o popolare di cui lei riferiace.Ad oggi questa cara amica è laureata col massimo dei voti in fisica al Politecnico di Milano e fa parte dei famosi cervelli in fuga che lavorano negli usa perchè l'italia non ha saputo o voluto valorizzare.Per chiarezza lavora in una multinazionale e si occupa sdi Big Data...ah ma se avesse ben interpretato il Decameron forse.....

    1. ottavino 7 giugno 2016

      Ottimo.

      Forse veniamo mandati troppo presto a scuola. I giovani dovrebbero scaricare un pò della loro esuberante energia fisica prima di gettarsi sui libri.
    1. Vocenellanotte 7 giugno 2016

      Con insignificanti distinguo, condivido. Trovo il pezzo stimolante e serio.

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