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Pasqua cristiana

DI CARLO MARTINI
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Nel capolavoro letterario di Michael Ende (La Storia Infinita), di fronte all’inspiegabile malattia dell’Infanta Imperatrice, il grande consesso dei medici di Fantasia si concludeva con una sconfinata ammissione di umiltà e limite da parte di Cairone, il leggendario Maestro delle Arti Mediche:

“Ma è possibile, e io spero che nessuno di voi si offenda se lo dico apertamente, è possibile che noi, che siamo qui riuniti, non possediamo tutte le conoscenze, non siamo depositari di tutta la saggezza. È persino mia ultima e unica speranza che in qualche parte di questo sconfinato reame esista una creatura più saggia di noi, in grado di darci consiglio e aiuto”.

La messa in discussione della legittimità del consumo di carne è argomento che ha millenni di approfondimento filosofico alle spalle, insieme alle storie delle singole persone e di quei gruppi umani che hanno rifiutato di prendere parte a questa ritualità. Nella nostra era si è aggiunta anche una sconfinata letteratura scientifica che si occupa tanto di salute e sanità pubbliche quanto di impatto ambientale (“Ecologia della Nutrizione”: decenni consecutivi di studi a dire che non c’è nulla di devastante per l’ecosistema quanto la produzione di carne), entrambi ambiti che riguardano il complesso della Comunità (umana e non) in cui viviamo, per quanto sia conveniente crogiolarsi nel pensiero che esistano “scelte personali” a cui abbiamo diritto. Le persone vegetariane o vegan avranno modi di comunicazione discutibili e limiti, mancanze e contraddizioni come chiunque altro, per cui dovrebbero sicuramente far propria l’umiltà di Cairone nel rapportarsi agli altri. Ma cercano con i mezzi che hanno a disposizione di portare un po’ di consapevolezza in più verso quello che diamo per scontato.

Come, ad ogni Pasqua, l’assassinio di cuccioli affettuosi e privi di colpe, che ritroviamo come metafora del male più profondo ovunque: in film come Il Silenzio degli Innocenti o nello splendido brano di Secunda e Zeitlin, cantato il lingua italiana da Herbert Pagani (https://www.youtube.com/watch?v=LJE…). Ma è proprio nell’interpretazione puramente metaforica degli agnelli sacrificali che si rischiano l’ipocrisia, la negazione, il rimosso di quello che è.

Fa tristezza leggere un mare di commenti di derisione verso il vegetarismo basati sul nulla – come se quella storia millenaria non fosse mai esistita – che sembrano sgorgare da un’unica fonte: il bisogno neurologico di preservare un presente eterno, di conservare l’unica configurazione della realtà che conosciamo e, di conseguenza, in cui pensiamo sia possibile vivere. Viene da dire che se veramente il disagio è così grande da non poter essere contenuto, da dover per forza diventare esternazioni di scherno e razionalizzazioni spicciole, la soluzione sembra evidente: creare uno spazio di silenzio, di cui abbiamo tutti un profondo bisogno. Quel silenzio permetterà nel tempo di seguire i migliori esempi.
Che siano gli immortali Plutarco o Tolstoy, oppure i volti dell’arte e delle cultura contemporanea come quello di Tullio Solenghi (http://www.animalequality.it/notizi…) o del giornalista Paolo Barnard, che dopo una vita a considerarsi privo di compromessi ha dovuto ammettere che mancava un tassello troppo grande per essere ignorato (https://www.youtube.com/watch?v=Yn_…)

Smettere di mangiare le carni di altri esseri non sarà la piena realizzazione dell’etica individuale, che si può tradurre in moltissimi modi diversi a seconda delle circostanze in cui ci troviamo, ma perlomeno un rifiuto della logica – necessariamente violenta – per cui alla nostra libertà individuale non possano mai esserci limiti. E’ una prima manifestazione di umiltà verso il creato.

Carlo Martini
Fonte: www.facebook.com
Link: https://www.facebook.com/notes/carlo-martini/pasqua-cristiana/620723698122331/
2.04.2017

Pubblicato da Davide

  • Gino2

    Il vero e unico atto di umiltà verso il Creato è accettare con la più estrema sincerità che non si sa assolutamente nulla e che si vive in una bolla di credenze prese da altri, dalla nascita.
    L’atto di umiltà è quello di svuotarsi totalmente da tutto ciò che non si “sa” realmente, da tutto ciò che non si sperimenta direttamente per poter scendere in profondità dentro il Creato utilizzando se stessi.
    Quando questo si fa con curiosità e umiltà e sincerità e vero “amore” verso il Creato, la sua verità si “svela” e ci rende”completi”. Ogni morale e ogni etica cade sostituita dall’unica legge che ha creato tutte le altre. Ogni atto diventa puro dall’origine.

    Tutto il resto è solo passare da una credenza all’altra, da un dogma all’altro da una moda all’altra per colmare la nostra “mancanza” il vuoto di conoscenza, una continua rincorsa “esterna” di regole, dei, buonismi, miti, leggi che non sono altro che le “ombre” che noi stessi proiettiamo fuori di noi. Si passa così la vita a rincorrere e cacciare le ombre mentre la fonte della luce è già nostra, per chi vuole e ha il coraggio di guardare e vedere veramente.
    Questo è il mio augurio a tutti non per Pasqua ma per ogni giorno.

    • Tonguessy

      Ciò che manca alle profonde analisi di questo tipo rimane: ma perchè gli animali no e le piante si? Giusto per dare un’idea del bias culturale su cui si muove la questione: i difensori degli animali si chiamano animalisti. E come si chiamano i difensori delle piante? Piantisti? Vuoto pneumatico, anche se abbiamo un ricercatore che il mondo ci invidia (Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) il quale ha in più riprese affermato che anche le piante hanno un “cervello”: “Abbiamo scoperto che in ciascun apice
      radicale c’è una zona, detta di transizione, le cui cellule hanno
      caratteristiche neuronali. Mettono cioè in atto una trasmissione
      sinaptica identica a quella dei tessuti neurali animali”.
      http://www.giovannaspantigati.it/neurobiologia_delle_piante_-_stefano_mancuso.html

      Quindi uccidere l’agnello no ma strappare la carotina o l’insalatina invece si nonostante tutto?

      • Gino2

        Anche la tua è una interpretazione di ciò che ho scritto.

      • Davide
      • Nicolass

        è del tutto risibile paragonare il regno animale a quello delle piante… non per niente piante e animali vengono classificati come appartenenti a 2 Regni diversi. Con tutta probabilità le piante hanno una capacità primordiale di percepire la realtà che le circonda… “percepiscono” l’alternanza tra luce del giorno e notte… “percepiscono” la loro dimensione spaziale… “percepiscono” l’attacco di un parassita potenzialmente letale o la vicinanza di una pianta concorrente. Si tratta di percezioni però elementari che nulla hanno a che fare con la complessità di sentimenti e di emozioni che sono in grado di provare gli animali superiori. Nelle piante non è stata mai dimostrata la presenza di un sistema nervoso evoluto come quello degli animali per cui è del tutto pretestuoso e forviante voler paragonare piante e animali da questo punto di vista. Gli animali provano gioia, paura, dolore come sanno bene chi ha un cane o gatto, ma nulla di simile è riscontrabile nelle piante. Se poi il problema è quello di non far soffrire o uccidere le piante nulla vieta di cibarsi dei loro frutti (zucchine, meloni, arance, peperoni, banane, mele, arance e quant’altro) perché questo non pregiudica l’esistenza delle piante. Invece, questa argomentazione pretestuosa, ovvero che anche le piante soffrono per cui a ben vedere sarebbe sbagliato cibarsene almeno quanto lo è farlo degli animali, viene sempre addotta guarda caso dai mangiatori di carne per auto assolversi e per condannare la scelta vegana. Ipocrisia allo stato puro.

      • Carlo

        Una risposta secca alla sua domanda, per altro già contenuta nella conclusione del post, è che limitare i danni sarà sempre meglio rispetto a non fare nulla. Specie considerando i tassi di conversione alimentare, per cui un singolo prodotto di origine animale comporta il sacrificio di un numero enormemente maggiore di cibi vegetali rispetto al consumo umano diretto.

        Nel merito, è lo stesso Mancuso a dichiarare (http://www.lepiantecarnivore.it/Neurobiologia_S.Mancuso_racconta.html):

        “Io però ritengo davvero improbabile che organismi così complessi siano
        privi di un sistema in grado di distinguere il “bene” dal “male” (inteso
        come qualcosa di pericoloso per la sopravvivenza), che è proprio la
        funzione fondamentale del dolore. Seguendo questo ragionamento, mi
        sembra dunque probabile che le piante possano soffrire anche se, allo
        stato attuale delle conoscenze, non possiamo dire “come”, né sappiamo in che modo affrontare il problema: è possibile che abbiano meccanismi di percezione di ciò che è bene o male per la loro vita molto differenti
        dai nostri”.

        Quindi, lui avrà le sue legittime opinioni, ma:

        1. Non è chiaro se questo sistema biologico esista o meno.

        2. Se anche ci sono dei fenomeni assimilabili alla trasmissione neuronale animale, nessuno è in grado di provare che abbiano un’elaborazione centrale, vale a dire quello che noi effettivamente chiamiamo dolore e rispettiamo in quanto tale.

        Dall’altra parte, ci sono corpi e menti terrorizzati dalla paura e dall’orrore per il modo in cui moriranno, mentre i propri compagni di sventura già si contorcono in indicibili sofferenze che chiunque è in grado di riconoscere come tali.

        • Tonguessy

          E’ sempre un piacere notare che ad ogni intervento di uno scienziato che il mondo ci invidia rispondano sempre dei cori ben allineati di animalisti che non sanno contrapporre altro che non sia dogmatismo e fanatismo da curva sud. Non si tratta di “legittime opinioni” come quelle di un qualsiasi ecologista ma l’opinione di chi da dedicato la propria vita a studiare le piante. Purtroppo dogmatismo e tifo da curva sud non sanno fare distinzioni, e ci ritroviamo ancora al punto di partenza: chi difende le piante come lo vogliamo chiamare? Perchè ciò che non può essere chiamato non esiste. La società intera ancora non vuole sentire parlare di difesa delle piante. Questo è orribile.

    • ignorans

      Sono tutte palle scritte da uno che ha scoperto che esistono i “condizionamenti”. e vorrebbe opporvisi.
      I condizionamenti esistono, ma sono inevitabili
      “svuotarsi” è impossibile e “essere completi” pure.
      E poi, quale sarebbe l’unica legge? Descrivila se la sai.

      • Gino2

        Caro ignorans interpreti a modo tuo. Non ho scritto in nessun modo di opporsi ai condizionamenti ma di scendere dentro se stessi e di “comprendere”. Quando avrai compreso troverai la “completezza” al di la dei condizionamenti. Sono parole, dunque palle, certo. La verità si trova e sperimenta, realizza. L’unica legge si spiega da sé ed è un esercizio inutile provare a spiegarla soprattutto a chi non vuole ascoltare.

        • ignorans

          Ma dai, è ridicolo. Sembri il papa che fa gli auguri.
          I casi sono tre:
          1) sei illuminato
          2) non vivi tra noi
          3) sei fuori tema
          Sono possibili più risposte.

          • ALG

            No i casi sono 4… potresti non aver assolutamente compreso ciò che Gino2 sta dicendo. Datti tempo, potresti venirne a capo. Auguri di buona Pasqua

          • ignorans

            Ciò che Gino2 sta dicendo ha anche una estetica, ha anche dei luoghi adatti e dei luoghi inadatti. Diciamo quindi che è brutto e inopportuno. Non c’è niente da “capire” nel suo discorso.

          • ALG

            Queste sono tue opinioni non dati di fatto. Si rischia di diventare un pò arroganti nel definire un’articolazione di pensiero altrui brutta e inopportuna senza tra l’altro entrare nel merito. Dire poi non vi sia niente da capire é offensivo nei confronti di chi cerca di spiegarsi. Comunque sono sempre più convinto che internet non sia il luogo adatto dove scambiarsi punti di vista, va bene per rintracciar notizie ma per parlare pacatamente dei propri punti di vista sia peggio di un’arena romana, si viene sempre sbranati appena ci si espone con affermazioni un minimo al di là dell’ovvio. Ti auguro una buona giornata.

    • fuffolo

      Anche la “C” del Creato fa parte del portato delle “credenze prese da altri”?

      • Gino2

        Uh? Eh? ahahahahahah….

        • fuffolo

          “unica legge che ha creato tutte le altre” non è la migliore, ma viene da ridere anche a me

          • Gino2

            purtroppo sei “cattolico” nel midollo e non riesci a scollarti questa cosa. E secondo te, secondo questa tua pressante e assillante convinzione sto parlando di dio di quello del catechismo che ci vuole bene e ama. E che ci possiamo fare?

          • fuffolo

            Fortuna! C’è un mare che ci divide, quello della fede, “beato” lei che l’ha ricevuta (in dono, ca va sans dire)

    • Lucio Brovedan

      Il commento, che apprezzo soprattutto dove dice quanto siano necessari:” … curiosità e umiltà e sincerità e vero amore …” per raggiungere una conoscenza davvero autentica, sembrerebbe andar bene per qualsiasi argomento.
      Qual’ è, se c’è, il collegamento specifico con l’ alimentazione veg/onnivora … ecc…?
      Fare esperienza, con … curiosità e umiltà e sincerità e vero “amore”, attraverso la pratica di diversi stili alimentari, potrebbe “svelare” qualcosa e renderci “completi”, almeno un po’ di più?
      A me pare di Sì.
      Non è detto che il vegano, vegetariano, onnivoro … lo siano solo a causa delle “credenze” ricevute. Anzi, spesso la scelta, soprattutto dei primi, è frutto di esperienza diretta, non di dogmi aprioristici. Che poi molti vogliano convincere gli altri delle proprie ragioni, e abbiano atteggiamenti di superiorità morale … ricorda gli ex fumatori, quando hanno smesso da poco. 🙂
      Concordo che “non si sa assolutamente nulla”. Ad esempio, che “il creato” e, il concetto implicito nella parola, il suo eventuale creatore siano enti distinti. Lo si tratta come un assioma ma rimane un mistero come pure quello, di quale dei due enti faccia parte lo ‘spirito’ umano e nemmeno di cosa sia la (nostra) coscienza.
      Etica a parte, che è un altro bel casino.

      • Gino2

        Il commento non si riferiva a una serie di sperimentazioni per trovare una alimentazione sana e corretta. Come dici si fa di veganesimo, onnivorismo etc una questiono morale / etica. Ma morale e etica sono sempre concetti presi da qualche parte che variano nel tempo e nello spazio. Non sono fissi.
        Ciò che etico e morale qui ora puo non esserlo da un’altra parte fra qualche tempo e viceversa. Chi ha dubbi morali circa il consumo di carne o se le piante soffrono e vuole trovare una “risposta” a cosa è morale o no, quindi se fa bene a consumare carne o no dovrebbe rivolgere la ricerca da un’altra parte che non nelle considerazioni “superficiali” (cioè pensate).
        Voglio dire che c’è bisogno di scavare in profondità: uccidere un animale è sbagliato o no? E se lo faccio per nutrirmi à sbagliato o no? E gli animali che ammazzo inconsapevolmente? E perchè tra di loro gli animali si uccidono per nutrirsi? Che ruolo ha la “legge di natura”? …etc
        Se si comincia ad approfondire si arriva all’origine dell’universo! (ironicamente e non)
        Per cui consideravo il fatto che per trovare certe risposte non c’è un altro luogo dove andare se non in se stessi, scavare e sezionare ogni concetto per arrivare oltre i concetti. Qualcuno la chiamerebbe meditazione ma non nel senso di un esercizio di rilassamento ma di una ricerca vera autentica di chi ha fame di conoscere le risposte anzi le Risposte (Chi siamo, Dove andiamo, Da dove veniamo etc). Per queste Risposte non c’è altro luogo per cercare se non in se stessi e scavare in profondità superando concetti e ideologie varie che sono solo cose prese da qualche parte e “credute” senza averle sinceramente indagate. Questo intendevo.

        • Lucio Brovedan

          Grazie Gino2, del chiarimento, concordo pienamente e capisco di cosa parli.
          Non trovo opportuno, delle scelte personali nell’alimentazione, farne una questione morale, pronunciare condanne e dividersi in schieramenti contrapposti, sordi alla ragioni altrui, in ottuso stile manicheo.

          Tuttavia le conseguenze per gli altri, umani e non, delle nostre scelte alimentari dovrebbero essere valutate anche secondo una prospettiva etica. La qualità della vita, e quindi del “prodotto alimentare”, negli allevamenti intensivi e il loro impatto ambientale complessivo, per esempio.
          Per la salute e per la sensibilità verso la sofferenza animale i criteri diventano molto più soggettivi e meritano sempre tutto il nostro rispetto. Sappiamo ancora troppo poco di questi aspetti e le opinioni non concordano affatto.

          La nostra società è vittima dell’idea Kantiana per cui la regola morale deve valere, ed essere la stessa, per tutti coloro che si trovino nella stessa situazione.
          Non è la mia opinione. Trovo l’dea semplicistica, astratta e possibile strumento repressivo.
          Non ci sono metri di giudizio validi per tutti. Ognuno, come succede nella realtà, segue la propria coscienza e deve essere quanto più libero possibile di continuare farlo.

          Secondo me, non è mai il nostro complito quello di giudicare le scelte altrui o di “imporre” le nostre, bensì quello di adottare scelte sempre più consapevoli, consentendo agli altri di fare altrettanto.

  • stefano passa

    ecco bravo crei uno spazio di silenzio, e ragioni profondamente il perchè uno dovrebbe diventare vegetariano-vegano… io motivi non ne vedo.. e tra l’altro queste sono fisime occidentali , dettate dall’opulenza….

    • Carlo

      Infatti il Gianismo, l’Induismo ed il Buddhismo sono occidentali ed opulenti, oggi come nell’ultimo paio di millenni.

      • stefano passa

        e dove il buddismo predica l’alimentazione vegana???

        • Carlo

          Il vegetarismo si ritrova con sfumature e rigore diverso in tutta la
          storia del Buddhismo, particolarmente quello monastico. Oggi è la norma in Cina, Taiwan, Corea e in generale nel Sud-Est Asiatico.

          Ma il punto è un altro: il post sovrastante è dedicato ESATTAMENTE a commenti di questo tenore, che parlano di “fisime occidentali dettate dall’opulenza” anziché fare lo sforzo per saperne qualcosa di più sulla storia di un fenomeno. Ribadendo per l’ennesima volta: storia MILLENARIA e che ATTRAVERSA I CONTINENTI, di cui si può leggere ad esempio negli ottimi testi di Colin Spencer:

          https://books.google.it/books/about/The_Heretic_s_Feast.html

          https://books.google.it/books/about/The_Bloodless_Revolution.html?id=mVJA5Z7CRHMC

          • stefano passa

            no guarda hai preso una toppa colossale..
            convivo con una coreana da 10 anni proviene da una famiglia buddista (ci sono molti cristiani in corea da dopo la guerra), sono stato svariate volte sia in corea che in cina , ti posso assicurare che li il veganesimo e vegetarismo è una pratica sconosciuta..
            è praticato solo dai monaci, ma il buddismo non predica il tali pratiche, parla di rispetto verso gli animali….

            il veganismo moderno è una fisima occidentale…. (non a caso non si richiama a nessuna religione)
            e tranne in india, dove una parte di popolazione è vegetariana, ma non vegana, è ignorato nelle altre parti del mondo….

          • Carlo

            Nel commento precedente – citando quei paesi – mi stavo riferendo al Buddhismo monastico, inteso come fenomeno tanto storico quanto contemporaneo dell’Asia.

            Per il resto: il post parla in generale di vegetarismo (fermo restando che se anche un’ideale – come quello vegan – si sviluppa prevalentemente in Occidente e nella modernità, non vedo perchè questo sia NECESSARIAMENTE motivo di demerito), ed oggi le persone vegetariane sono a milioni non solo in India, ma anche in Giappone, Taiwan, Brasile, Russia (il paese di Tolstoy)…

            Minoranze, certo!, ma questa fisima non è ascrivibile al puro
            Occidente, nè tantomeno solo alla Modernità.

          • stefano passa

            i monaci sono altra cosa dalla popolazione… tra l’altro non è una imposizione, in quanto i monaci “devono”accettare cibi donati anche di natura animale,
            non è un demerito essere vegani.. ognuno fa quello che vuole..
            solo faccio notare che è una tendenza della società occidentale, la quale si sta totalmente slegando in rapporto con la natura….

          • Tonguessy

            Resta la storia del monaco che nella ciotola delle offerte di cibo vede cadere un dito del lebbroso. E non lo può rifiutare.

  • alessandroparenti

    Quando ricompare il tema di non uccidere altri animali per alimentarci(causando tra l’altro oltre ogni ragionevole dubbio danni a noi stessi,ai nostri simili e all’ambiente)i golosoni ricominciano ad arrampicarsi sugli specchi imbastendo disquisizioni filosofiche che partono sempre dal presupposto sbagliato: “Noi siamo superiori agli altri esseri viventi e ciò che è utile per noi è nostro per diritto divino”. Arrivano a paragonare gli animali alle piante e ripetono all’infinito “E allora l’insalata? La mutiliamo?” Chi ha un figlio bambino o un nipotino perchè non lo porta a visitare un macello? Come mai invece portarlo in campagna a veder segare il grano o raccogliere l’uva è bello e istruttivo. Fategli provare a uccidere un coniglio o una gallina e verrà a casa piangendo o rimarrà muto per tutto il giorno. Se gli fate sradicare una carota farà un sorriso sorpreso per questa scoperta inaspettata.

  • cedric

    ….E’ una prima manifestazione di umiltà verso il creato.

    il creato non esiste e tantomeno esiste un creatore, quindi non dobbiamo essere umili verso chicchessia.Ovviamente non dobbiamo compere azioni che arrecano danno a chi vive su questo pianeta che ripeto non è stato creato da nessuno.

    • alessandroparenti

      E’ tipico di voi golosoni tentare di andare fuori dal seminato quando non sapete controbattere. Con voi c’è ben poco da ragionare. Nessuno qui da noi prova la fame vera e questa discussione non sarebbe potuta nascere se si cibasse di carne solo chi sta morendo di fame.

    • Gino2

      se togli la fissa (pare sia una fissa molto pesante) che ogni parola “religiosa” o “spirituale” venga da una visione cattolica, ti renderai conto che invece di creato puoi parlare di universo o ancora meglio di realtà. Che non esista un creatore (altra fissa cattolica) è una cosa che non può essere discussa allo stesso livello di babbo natale.
      La realtà esiste e la sperimenti. L’origine di questa realtà, o se non esiste un origine (cioè è eterna e infinita) ti riporta nuovamente a una serie di considerazioni che non possono essere trattate per forza in senso o cattolico o ateo. La scienza non può trovare l’origine. Questa realtà è qualcosa di misterioso ed è inutile dire che la scienza la spiega con le leggi scientifiche quando non si sa da dove vengano e cosa siano.
      Quindi l’ateo è altrettanto banale quanto chi crede semplicemente che la realtà sia opera di un qualcuno. Superate queste banalità forse si può iniziare una vera ricerca spirituale.

      • cedric

        Non c’entrano nulla i cattolici, che peraltro in merito al creatore hanno lo stesso approccio di quasi tutte le altre religioni, sia monoteistiche che ploliteistiche. Usare il termine creato implica la presenza di un creatore e questo è del tutto avulso dal mio pensare.
        La mia critica è rivolta all’antropomorfizzazione della realtà e dell’universo intero di fronte al quale occorrerebbe essere umili. L’umiltà impllca la sottomissione ed il riconoscimento di una superiorità altrui. E’ questo che rifiuto in modo totale, ma espongo solo il mio pensare, senza imporlo ad alcuno.
        Per il resto ognuno è libero di usare la religione (una vale l’altra ai fini umani) che meglio soddisfa (e spesso conforta) il proprio ego. Spacciare la spiritualità per una religione più evoluta è come dire che la canna da pesca in fibra di carbonio è meglio di quella in fibra di vetro: sresta sempre una canna da pesca.

        • ignorans

          Senti questo. Questo non ha “il creato”, però non vuole sottomissione. È lui casomai che vuole sottomettere il “creato” con la sua SCIENZA, no?

        • Gino2

          Travisi ciò che scrivo. Ho spiegato che puoi sostituire creato con realtà, e che individuare un creatore per me è un limite. Ma sembra che non mi sono spiegato abbastanza bene. Spiritualità per me è cogliere il mistero dell’esistenza senza derogare a dei creatori o alla scienza perché entrambi non spiegano l’origine né la sostanza. Nessuna sottomissione a nessuno ma presa di coscienza di questo mistero, umilmente significa senza le deroghe di cui sopra.

  • orckrist

    Ora mi aspetto che queste anime belle, lacrimose di fronte all’agnello pasquale, vadano a rompere le palle ai cugini ebrei per il tradizionale capretto della cena della pasqua ebraica.

    Buona Pasqua a tutti.

    • Carlo

      Il vegetarismo ha un’estesa tradizione anche all’interno della religione ebraica, persino tra gli ultra-ortodossi:

      https://en.wikipedia.org/wiki/Jewish_vegetarianism

      Nel post ho persino citato un brano (il titolo originale è “Dona, Dona”) di origine ebraica, ed ugualmente ebreo era Herbert Pagani, che l’ha cantata in Italiano (“Un Capretto”), quindi la responsabilità di “andare a rompere” ai cugini ebrei me la sono già presa.

      • orckrist

        Bene.
        E allora perché ogni anno, in occasione della pasqua cristiana, è tutto un fiorire di lacrime mentre in occasione della pasqua ebraica (che non è poi così lontana) tutto tace?