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Non viviamo in un mondo di “post- verità”, viviamo in un mondo di bugie da sempre

 

DI ROBERT FISK

counterpunch.org

Non viviamo in un mondo di “post-verità”, né nel Medio Oriente né nell’Occidente, né in Russia, a dirla tutta. Viviamo in un mondo di bugie. E abbiamo sempre vissuto in un mondo di bugie.

Guardiamo ai rottami del Medio Oriente con la sua storia di persone di repubbliche popolari e con i suoi odiosi dittatori. Banchettano sulla disonestà, anche se tutti loro, eccetto l’ultimo Muammar al- Gaddafi, chiedono regolari elezioni per far rendere credibile nel tempo il loro potere.

Adesso, io credo, siamo noi ad avere elezioni regolari basate sulle menzogne. Così forse Trump e gli autocrati arabi andranno d’accordo. A Trump piace già il Maresciallo di campo- Presidente dell’Egitto al-Sissi, ed ha già un campo da golf a Dubai. Il fatto che egli dica bugie, che inventi fatti, lo potrebbe far sentire a casa in Medio Oriente. Misoginia, prepotenza, minacce verso gli oppositori politici, autoritarismo, tirannia, tortura, schernire le minoranze: sono parte integrante del mondo arabo.

E guardiamo ad Israele. Il nuovo futuro ambasciatore americano, che potrebbe anche essere l’ambasciatore israeliano in USA, non vede l’ora di trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme. Sembra che egli senta più antagonismo verso gli ebrei rimasti in America che verso i palestinesi che rivendicano la Gerusalemme est come capitale, verso il cui stato egli non ha nessun interesse. Trump farà infuriare gli arabi? Oppure se la caverà con un piccolo riassetto domestico dell’ambasciata israeliana sulla base del fatto che gli arabi del golfo, per lo meno, sanno che l’antisciismo di Israele, contro la Siria, l’Iran ed Hezbollah, si adatta bene con il sunnismo più potente che finanzia Isis e Jabhat al-Nusrah e tutti gli altri soldati jihadisti?

Ho il sospetto che questa “post-verità” abbia molto a che fare con i social media più che con elezioni ingannevoli. L’uso dei social media nel riportare la battaglia di Aleppo est è stata straordinaria, strana, dannosa e persino omicida, quando neanche un giornalista occidentale era in grado di poter raccontare la guerra di Aleppo est in prima persona. Si è creato un grave danno verso la credibilità del giornalismo, e dei politici, attraverso l’accettazione di una sola versione della storia, quando neanche un solo reporter può confermare di aver visto con i propri occhi quanto ha riportato.

Abbiamo passato il giornalismo ai social media, e gli uomini armati che controllano le aree da cui provengono questi resoconti sanno di poter giocare nuovamente lo stesso inganno la prossima volta. Lo faranno ad Iblid. Ma questo problema nella regione è molto, molto più grande di una provincia siriana. Si tratta adesso della malleabilità dei fatti attraverso tutto il Medio Oriente.

I 250.000 musulmani “intrappolati” ad Aleppo est, adesso che 31.000 hanno scelto di andare ad Idlib, molti altri verso Aleppo ovest, pare siano stati qualcosa meno di 90.000. È possibile, ora, che almeno 160.000 dei civili “intrappolati” ad Aleppo est non esistano realmente, ma nessuno lo dice. La vivace statistica di 250.000, il punto esatto di ogni report sull’enclave di assedio, è adesso dimenticato o ignorato (forse saggiamente) da coloro che lo citavano.

Nessuno ci ha detto dei civili di Palmira ora che l’Isis è tornato. E di Mossul? Non stavamo per liberare un milione di civili intrappolati lì dagli jihadisti, non meno degni sicuramente dei 250.000 o 100.000 o 90.000 o meno civili intrappolati ad Aleppo est?

Ora gli americani dicono che le forze irachene stanno “riorganizzando” e “riposizionando” intorno alla seconda città irachena, ma “riorganizzare” e “riposizionare” è ciò che il Corpo di spedizione britannico ha fatto con la sua ritirata a Dunkerque.

Come ci possiamo lamentare delle bugie di Trump e dei sostenitori del Brexit quando i giornalisti stanno sminuzzando i fatti sul Medio Oriente? Inoltre, ho notato sui nostri quotidiani e in televisione, che il muro di Israele è un “recinto di sicurezza”, le sue colonie sono “insediamenti” che sono “discutibili” più che illegali.

Possiamo davvero scuotere la testa con incredulità per le bugie elettorali quando non abbiamo fatto altro per anni che mentire ai nostri lettori e spettatori?

Il mio filosofo giornalistico preferito, Fintan O’Toole dell’Irish Times, aveva ragione questo mese quando ha scritto che “ la mendacità dei politici nel 2016 è stata stupefacente sia nella sua sfacciataggine che nella sua efficacia. La rivendicazione da parte del “leave” nel referendum sul Brexit che 350 milioni di sterline a settimana sarebbero stati presi dal contributo al budget dell’Unione Europea del Regno Unito, e messi nel National Health Service, è stata velocemente e comprensibilmente demolita. Essere stati colti sul fatto di una menzogna, non ha avuto importanza… era una prova di una strana sorta di autenticità. Bugie plateali hanno mostrato che non siete nessuno di quelli esperti che la guida pro brexit Michael Gove ha suggerito di disprezzare ed ignorare agli elettori del Regno Unito…”.

Il bugiardo, secondo O’Toole, “fluttua liberamente, senza la pretesa di essere ancorato in evidenza”. Da nessuna parte questo potrebbe essere più paurosamente rappresentato che nella negazione dell’olocausto ebreo (o dell’olocausto armeno, a dirla tutta) sui social media, O’Toole nomina precisamente Facebook e Google, “ora gli utenti diretti rispondono a nuove storie fake e nauseabonde propagande neo-naziste, con a malapena un’alzata di spalle. Le compagnie evocano in loro difesa la nozione di ‘diversità di prospettive’, un eufemismo orwelliano nel quale la convinzione che l’olocausto non sia mai avvenuto è valido quanto la conoscenza che sia invece accaduto.

Non ho mai accettato l’assurdità del nazismo e del diritto americano. Trump non è Hitler, sebbene ci sia una sorta di fascismo teatrale nella sua performance. È più un buffone che satanico, più Duce che Führer. Cesare Rossi, uno dei primi collaboratori di Mussolini, una volta descrisse il suo leader come un movimento rapido “dal cinismo all’idealismo, dall’impulsività alla cautela, dalla generosità alla crudeltà… da moderazione a intransigenza. Era come se non avesse mai saputo della sua personalità genuina e stesse sempre lottando verso una interpretazione contraffatta”. Ci potrebbe essere una descrizione migliore di Trump? Come filosofo del fascismo di Mussolini, Giovanni Gentile disse: “ la risata è del diavolo, e i veri credenti non ridono se non per amaro sarcasmo”.

Questo pessimo uso della parola “risata” è la chiave. La seconda guerra mondiale finì prima della mia nascita. Ma ci sono abitudini dolorose che la politica europea ha dimostrato quando sperava di prendersi gioco dei suoi nemici, caratteristica che io trovo profondamente inquietante. Questa è la politica “dell’ultima risata”; dell’umiliazione di coloro che pensavano di saperne di più e adesso devono maledire il giorno della loro superiorità presunta. È sufficiente contare quante testate hanno fatto riferimento a “l’ultima risata” di Trump. È crudele e vendicativo.

Molti di noi ricordano le parole vergognose e false di Nigel Farage al Parlamento Europeo il 28 giungo, quando asserì che molti membri “non hanno mai svolto un lavoro appropriato”. Ma l’altra sua osservazione spaventosa: “ Non è divertente? Quando sono venuto qui 17 anni fa e dissi che volevo guidare una campagna per far uscire la Gran Bretagna dall’Unione Europea, avete tutti riso di me, bene, adesso devo dire che voi non state ridendo, giusto?”.

Quelle parole mi hanno rinfrescato la memoria. Dove avevo già sentito questo sogghigno prima?

Poi, quasi per caso ero in Polonia alcuni giorni fa e leggevo “Auschwitz and the Allies” di Martin Gilbert, sul fallimento degli Usa e Gran Bretagna a rispondere militarmente alle notizie dei nazisti nei campi di sterminio. E lì ho letto queste parole, pronunciate da Adolf Hitler il 30 settembre 1942: “In Germania anche gli ebrei una volta ridevano delle mie profezie. Non so se loro stiano ancora ridendo, o se abbiano già perso la loro inclinazione a ridere, ma posso assicurarvi che smetteranno di ridere ovunque”. Nel 1925, rilasciato da poco dal carcere, Hitler aveva scritto un lungo editoriale sul Volkischer Beobachter, nel quale attaccava gli ebrei, i marxisti e la Repubblica di Weimar. E questo era 17 anni prima del suo discorso “della non-risata” del 1942.

Il disprezzo giace profondo nell’anticamera di un uomo arrabbiato. No, Farage non è nazista e non lo è neanche Trump. Né i mediocri politici europei conservatori che ci minacciano con i loro discorso razzisti. Ciò che è terrificante, e profondamente affine al fascismo, è la nostra abilità di “pensare” al nostro passaggio dalla verità alle bugie.

Oggi non abbiamo bisogno di raduni o di cinegiornali perché abbiamo internet e i social media, le assuefazioni dei nostri tempi. È la dipendenza da droghe che sotto la famigerata “diversità di prospettive” presenta moralità ed immoralità come parte di un paesaggio che si estende dal bassofondo all’orizzonte. Persino noi modesti reporter possiamo vedere cosa sta succedendo. Con un’estensione mai attestata prima, molte persone hanno iniziato a credere a cose che non sono vere. Ed è accettabile farlo. E noi li aiutiamo.

Oggi si può solo negare la storia, gli olocausti degli armeni e degli ebrei, il diario di Anna Frank, le camere a gas di Auschwitz, si possono anche dire balle, grandi o piccole, su più o meno tutto ciò che infastidisce. Il Medio Oriente, con il nostro aiuto giornalistico, è in profondità nello stesso mondo falso. Ogni dittatore adesso sta combattendo il “terrorismo”, insieme a Usa, Nato, UE, Russia, Hezbollah, Iran, tutto il Golfo arabo (senza lo Yemen per ragioni alquanto imbarazzanti), Cina, Giappone, Australia, e chi lo sa? Forse anche la Groenlandia.

Ma la giustizia non è sul menù. Questa è una parola che pochi politici, uomini di stato e persino giornalisti, non usano da molto tempo. Neppure Trump o la Clinton, né i sostenitori del Brexit hanno parlato di giustizia. Non parlo di giustizia per le vittime del “terrore”, o dei britannici che credono di essere stati imbrogliati dall’Unione Europea, ma della giustizia reale per intere nazioni, per le persone, anche per il Medio Oriente, mi permetto di nominarli?- per i palestinesi.

Loro non vivono in un mondo delle “post-verità”. Loro vivono in mezzo alle bugie di altre persone da decenni.

L’unico effetto del terremoto politico dello scorso anno è che possiamo sentirci meno colpevoli nel ripetere tutte queste menzogne. Sono diventate, così come la guerra, normali, una “diversità di prospettive”, parte di un familiare mondo fraudolento in cui la menzogna ha acquistato una “strana autenticità”.

Trump è Hitler. Trump è Gesù. Il suicidio nazionale è reincarnazione. Potremmo non averlo ancora capito. Ma ci sono molti nel Medio Oriente che ci capiranno. Forse loro avranno l’ultima risata.

Robert Fisk

Fonte: www.independent.co.uk

Link: http://www.independent.co.uk/voices/donald-trump-post-truth-world-living-the-lies-of-others-a7500136.html

29.12.2016

Traduzione per www.comedonchisciotte.org acura di STEFLOWERS

Pubblicato da Davide

  • Genoveffo

    Articolo confusionario, pregno di considerazioni grossolane e storicamente poco accurate – degne di history channel – trasudante pochezza filosofico-analitica (sostituisce con considerazioni estetiche e psicologiche le necessarie comparazioni storico-politiche – e da un giornalista inglese non pretendo certo un basamento di materialismo storico e/o dialettico, mi accontenterei di molto meno), in definitiva di livello davvero molto basso, imbarazzante.

  • alessandroparenti

    Articolo scritto da un venduto. Spazio sprecato. Sono solo curioso di leggere anche altri commenti.

    • Davide

      Magarii a livello del tuo

      • alessandroparenti

        Sì, da un venduto. Fa una macedonia di tutto,dice un mucchio di cose,alcune condivisibili,per avere un po’ di autorevolezza. Si perde saltando da un’argomento all’altro senza approfondire. E alla fine cosa rimane veramente impresso a un lettore di questo articolo? Gli unici concetti espressi con chiarezza: “Trump é un buffone”, “Farage sogghigna come Hiltler”,colpevole di ironizzare sui sogghigni(altrui) di chi lo prendeva per pazzo,lo derideva ed è stato poi da lui sconfitto. O forse colpevole di aver detto” Parole vergognose e false e al Parlamento Europeo il 28 giugno quando asserì che molti membri non hanno svolto un lavoro appropriato”. Accipicchia che cattiveria! Se penso ai membri mandati da noi, andando a memoria mi viene in mente Mastella, Magdi Allam, la Gardini, Borghezio e La Russa. E visto che vivo a Reggio Emilia non posso dimenticare “L’Aquila di Ligonchio” alias Iva Zanicchi, che deve aver dato un contributo sostanzioso ai lavori del Parlamento, sempre che ci si sia presentata.

  • Tonguessy

    Bel guazzabuglio di articolo che non mette in luce le evidenti colpe della crisi della modernità al mercimonio attuale. Il potere così come la modernità ci aveva abituato a considerare si è ormai sciolto sotto sotto il calore asfissiante della “evoluzione” del capitale, che non punta più né sulla democrazia né sulla condivisione di progetti con ampi strati di popolazione. Da questo punto di vista Frisk ha ragione ad accomunare l’attuale Occidente alle dittature arabe.
    Ma lo fa senza analizzarne la cause che sono, appunto, legate al nuovo ciclo del capitale: la virtualità delle risorse economiche (finanza vs produzione a causa del crollo del saggio di profitto) non può che portare alla virtualizzazione dei rapporti sociali. Facebook e Twitter ne sono i testimonial più evidenti, ma la cosa purtroppo non si limita a questo. Sganciato dal sistema produttivo e ormai alter ego di quello speculativo, il potere ha perso di vista il senso della Politica (polis) cioè del territorio, anch’esso caduto sotto i colpi impietosi della virtualità. La globalizzazione è la cesura definitiva del legame tra potere e territorio. Non si tratta quindi di “potere bugiardo” ma di qualcosa di radicalmente diverso. E’ il disincanto, la fine del dialogo tra popoli e vertici, dialogo ormai diventato rivendicazioni di democrazia contro il soliloquio di chi ha ormai perso contatto con la realtà e soddisfa le esigenze del virtuale tout court. Il probema però colpisce tutti. Scrive Frisk: “O’Toole nomina precisamente Facebook e Google, “ora gli utenti diretti rispondono a nuove storie fake e nauseabonde propagande neo-naziste, con a malapena un’alzata di spalle. Le compagnie evocano in loro difesa la nozione di ‘diversità di prospettive’, un eufemismo orwelliano nel quale la convinzione che l’olocausto non sia mai avvenuto è valido quanto la conoscenza che sia invece accaduto.”
    Qui la polis c’entra gran poco e la frase denota invece l’estensione del fenomeno ed il crollo dell’indagine epistemologica nel segno di un irrazionale relativismo.
    “Anything goes” diceva Feyerabend parlando di metodo scientifico negli anni ’60. Ora che la scienza non ha più bisogno di metodo perchè le nuove elites non cercano più di sopraffare altre elites attraverso la scienza, diventa tutto più chiaro. Cioè tutto più confuso.

  • PietroGE

    Prendo atto che, a giudicare da quante volte viene citato, il Führer è vivo e lotta insieme a noi. Il paragone con Hitler e, in secondo luogo, Mussolini sembra sia irresistibile in USA e in Europa, non c’è argomento che possa sfuggire alla retorica del confronto col nazismo. E pensare che sono passati 72 anni dalla sua fine. Bah.
    Quanto alle post-verità e fake news, sono d’accordo con il titolo : ‘Viviamo in un mondo di bugie da sempre’ e ..(come potrei sfuggire al confronto che va di moda) ho ormai perso la speranza di sapere esattamente cosa è successo immediatamente prima e durante la WWII.
    Ma non solo : l’11 Settembre, l’assassinio di JFK, la strategia della tensione in Italia, il caso Moro ecc. ecc.
    Certamente : ‘Viviamo in un mondo di bugie da sempre’ perché il controllo delle masse è un presupposto fondamentale della gestione del potere. Ecco perché si dice che la verità è rivoluzionaria.

  • Wal78

    Certo che ci vuole grande coraggio a definire questo un articolo. Confusionario, un guazzabuglio di considerazioni banali, poco accurate. Dovrebbe essere obbligatorio per un giornalista studiare almeno 5 anni di analisi matematica seria, almeno per comprendere gli elementi base del pensiero logico. E poi basta con sto Hitler e gli ebrei e l’olocausto, non se ne può davvero più….e poi c’è ancora chi sostiene che i sionisti non hanno vinto la seconda guerra mondiale!!

  • Leno Lazzari

    Beh, dai, l’articolo non è proprio TUTTO TUTTO da cestinare. Io ad esempio concordo sul fatto che viviamo in un mondo di bugie . Al massimo aggiusterei un tantino un dettaglio :
    Tra la triplice, i partiti e l’informazione buffonesca ma anche parte della magistratura fanno tutti parte della stessa macchina menzognera .
    Ogni tanto danno a vedere che tra loro litigano, talvolta si scannano (se qualcuno alza troppo la testa), sempre e comunque sono e rimangono le quattro caste del potere asfissiante, la macchina della menzogna, che tiene il paese bloccato, statico e addormentato come non accade neanche in Spagna che ormai ci da lezioni in molti campi .

  • Zerco

    Questo articolo è un lezione di giornalismo, titolo: “Dall’essere il migliore a diventare il peggiore: cosa succede quando un reporter di guerra vuole fare il commentatore politico”.

  • brunello di M.

    ragazzi…mentre leggevo mi sono detto “speriamo di trovare qualche commento ispirato”.
    Grazie mi avete liberato da un incubo…eppure Fisk non lo facevo così “strano”…

  • Adriano Pilotto

    nel mondo post truth anche la critica al post truth è un post truth.
    A parecchia gente, tra cui il povero Fisk, stanno saltando i nervi.

  • Leno Lazzari

    E sfondiamola una barriera o due ! Si legge e si sente tanto parlare (in TV) di “informazione” e di “media” e degli stessi, in relazione alla politica e non solo . La considerazione di molti di noi nei confronti di quello che ricade sotto il termine informazione è bassissima, talvolta, come per me, inesistente . Altri, troppi, persistono demoniacamente nel comprare-leggere quel giornale considerandolo latore di verità . Non è questione di destra ne di sinistra perché il sistema di “brain marketing” riguarda ed è praticato da TUTTI i media . Proprio ora sul TGCOM24 le grida di lesa maestà di informazione, FINSI (sindacato della stessa) ma ora anche di politici . Che protesti e s’offenda l’informazione ci starebbe pure (ma sono ipocriti) ma che la politica stessa stia intervenendo a difesa è una cosa ben curiosa . Cosa c’entra la politica con alcuni cittadini che dicono che l’informazione fa schifo se non è per impedirci di interrompere i giochi-rapporti illeciti tra informazione e politica !? Se uno più uno mi da due allora la politica s’è mossa a difesa per impedire che le masse prendano coscienza di essere oggetto di un’operazione subdola, il brain marketing di cui sotto nei link :

    http://www.ilgiornale.it/news/i-telecomandati-spesa-urne-1346095.html

    http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/01/02/sui-giornali-una-fake-news-enorme-e-ora-che-si-fa-cari-pitruzzella-e-compagni-li-chiudiamo/

    Va da se che questo scenario, per me assolutamente vero e reale, non è prerogativa soltanto del nostro paese. Nel vortice ci sono un po’ tutti i paesi occidentali, un po’ meno i paesi meno avanzati (per ovvie ragioni) e il vulnus sta tutto, soprattutto da noi, nella mancanza di stampa-TV totalmente indipendente dalla politica e i suoi finanziamenti, tanto quelli sopra come sotto banco . Perché da noi, lo sapete, no, tutta la stampa e tutte le TV prendono sovvenzioni dello stato (noi !) meno, che io sappia, Radio Radicale che per inciso ascolto abbastanza spesso .

  • Eretico

    Questo articolo gira in modo apparentemente confuso dentro il cerchio della narrativa ufficiale, con tutto il carico di faziosità, apparente superficialità e nauseante ipocrisia. Sembra uscito dall’Fuffingtonpost o da Repubblica.Non è semplicemente un pessimo articolo, è il manifesto della macchina mass mediatica contro tutto cio’ che rappresenta il libero senso critico e l’alternativa di pensiero, semplicemente vergognoso, a questo punto delle due l’una: o comedonchisciotte.org sta cambiando ed io sono fuori posto, oppure chi ha selezionato l’articolo non ha capito dove si trova.

    • alessandroparenti

      La penso come te sull’articolo, ma teniamo presente che per chi gestisce questo sito non deve essere facile proporre ogni giorno circa quattro articoli scritti da persone intelligenti,competenti e libere, specie dovendo pescare anche tra i giornalisti “ufficiali”. Sviste o scelte frettolose devono pur capitare. E lo ammetto pure io che sono stato uno dei primi a censurare l’articolo e a venir cazziato da Davide per la sintesi del mio commento. La mia critica era infatti solo per l’autore, dicendo che era spazio sprecato volevo solo rafforzare la mia affermazione.