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NON SECONDO L'ETA', MA SECONDO LE CAPACITA'

DI YUPA
Anobii

Nota: quello che segue è il commento di Yupa su Anobii al saggio The Case Against Adolescence – Rediscovering the Adult in Every Teen di Robert Epstein. A personale avviso di chi scrive, le poche righe seguenti sono semplicemente fondamentali, in quanto riescono a riassumere mirabilmente i veri problemi di quella che viene definita “Adolescenza”.

[…] quella di Epstein è una tesi coraggiosa, e decisamente controcorrente rispetto a tendenze così radicate nel nostro tempo da essere quasi inavvertibili, se non con un grande sforzo per coglierle, e (se lo si vuole) contrastarle.

Già questo merita un elogio, quand’anche non si condividesse una briciola del pensiero dell’autore: il pensiero alternativo permette di inquadrare meglio quello dominante, di metterlo alla prova e ridiscuterlo, quand’anche l’esito della discussione fosse una riconferma di ciò che già si credeva.

Il nucleo della tesi di Epstein è molto semplice: l’adolescenza così come ora è vissuta nei paesi più industrializzati (il cosiddetto “Occidente”) è inutile e dannosa. Se ne può fare a meno, e farne a meno sarebbe assai vantaggioso per tutti (individui e società).L’adolescenza “occidentale” qui significa due cose:

1) Il periodo in cui, terminata l’infanzia, si rimane ancora esclusi dal mondo del lavoro (perché vietato) e rinchiusi in quello della scuola (perché è scuola dell’obbligo)

2) Il periodo del malessere esistenziale, della frustrazione, della trasgressione, dello scontro col mondo adulto e genitoriale.

Epstein osserva che questo periodo, nell’ultimo secolo, è stato progressivamente espanso verso l’alto: dai 14 anni ai 16, poi ai 18, e così via. Sempre tramite le due leve, quelle dell’obbligo scolastico e del divieto al lavoro.

Questo processo Epstein lo chiama “estensione artificiale dell’infanzia”.

In pratica il Mondo attuale starebbe sempre più trattando gli adolescenti (e ormai anche chi arriva alla soglia dei vent’anni, se non oltre) come bambini, cioè come persone incapaci di badare a sé stesse.

Ciò sarebbe controproducente, perché gli adolescenti non dovrebbero essere considerati bambini cresciuti, ma giovani adulti, molti dei quali già dotati delle capacità di prendersi in mano una propria autonomia.

L’autore chiama a supporto della sua tesi dati e testimonianze provenienti da diverse discipline, principalmente storia, antropologia e psicologia. La storia mostrerebbe che lungo tutta la storia umana, ad esclusione dell’ultimo secolo e mezzo, gli adolescenti sono stati sempre considerati giovani adulti in grado di lavorare, sposarsi, agire in maniera autonoma e venire puniti dalla legge al pari degli adulti. L’antropologia mostra che la stessa cosa avviene in culture contemporanee non “occidentali”, cioè ancora in tutto o in parte sottratte ai processi di industrializzazione e scolarizzazione di massa. Quindi l’adolescenza come periodo di incapacità concreta e di instabilità emotiva (e quindi da sorvegliare in maniera paternalistica) sarebbe un’invenzione recente avvenuta in una parte limitata del Mondo: ovvero, l’adolescenza sarebbe un’anomalia.

Infine, la psicologia. Epstein stesso è uno psicologo, e a questo aspetto dedica una delle parti più corpose del volume. Attenzione, che qui per ‘psicologia’ si intende lo studio scientifico della mente umana: scienze cognitive, neurologia e simili. Niente fuffa freudiana o postfreudiana, quindi. Ebbene, Epstein riporta tutta una serie di ricerche, sia da laboratorio che sul campo, che mostrano come tutte le capacità logiche, cognitive, creative, emotive e via dicendo abbiano i loro picchi e la loro massima performance proprio negli anni dell’adolescenza, e siano destinate a calare dai vent’anni in poi, e quindi a precipitare dai trenta e quaranta in poi. Le capacità cognitive, logiche, ecc dei cinquantenni e oltre, nella maggior parte dei casi, sarebbero invece comparabili a quelle di bambini pre-adolescenti.

A questo punto Epstein va a rispondere alla domanda più ovvia: se gli adolescenti sono così competenti ed equilibrati, perché la maggior parte, oggi, sembra comportarsi in maniera immatura, illogica, trasgressiva, distruttiva e autodistruttiva, inaffidabile e incompetente?

Le potenzialità ci sono ma non si esprimono perché non è concesso loro di esprimersi. Di conseguenza moltissimi adolescenti sono frustrati, rabbiosi e riottosi perché il mondo adulto li considera poco più che bambini, quando bambini ormai non lo sono più.

Frustrati, rabbiosi e riottosi come succederebbe a degli adulti che venissero privati della propria autonomia senza una sufficiente giustificazione (tra l’altro Epstein mostra tramite una serie di ricerche che, attualmente, di norma un adolescente è sottoposto a molte più restrizioni di un adulto in carcere o nell’esercito… con l’aggravante che chi si trova in prigione o sotto le armi almeno conosce e/o accetta le ragioni del suo stato).

C’è inoltre da chiedersi quale società potrà mai generarsi, in futuro, da individui che hanno trascorso gli anni in cui maggiormente avrebbero il bisogno e le capacità di vivere attivamente nel Mondo, che hanno trascorso questi anni praticamente segregati e monitorati ancora come infanti incapaci. Forse una società composta in gran parte da adulti frustrati, sfiduciati e cronicamente indecisi?

Quel che è altamente provocatorio è la proposta di Epstein per superare questa situazione. Giustamente, invece di limitarsi a un appello alle coscienze del tipo ‘trattiamo con più rispetto i nostri giovani figli’, appello che lascerebbe il tempo che trova, le proposte di Epstein sono più che pragmatiche e concrete, anzi, concretissime.

Detto in breve: la società si deve sbarazzare di tutti i limiti che vincolano arbitrariamente gli individui alla propria classe d’età (età per votare, per richiedere la patente, per lavorare, per studiare, ecc); questi limiti in parte possono essere completamente rimossi: ad es. il diritto alla libertà di parola andrebbe assegnato fin dalla nascita a tutti gli individui, incondizionatamente. Altri diritti, invece, vanno assegnati non in base a un’età arbitraria ma alle competenze individuali. Ad esempio, chi desidera ottenere la patente, dovrebbe poter accedere al test in qualunque momento della sua vita, e non solo dopo una determinata età; chi desidera lavorare potrebbe farlo in qualunque momento, una volta superati determinati test che accertino adeguate capacità fisiche e psicologiche, e venire pagati adeguatamente e non con salarî inferiori a quelli adulti. E così via.

In pratica, la società deve giudicare gli individui per ciò che sono individualmente, e non per i gruppi a cui appartengono. Stiamo imparando a farlo rispetto all’appartenenza sessuale o etnica, è giunto il momento di farlo anche rispetto all’età.

In questo modo, l’età adolescenziale come età della noia, dell’odio, della frustrazione, della depressione, delle tendenze suicide, della trasgressione (con relativa criminalità giovanile) si dissiperebbe da sé. E verrebbe restituito alla società quel patrimonio di capacità, creatività, ingegno, industriosità, voglia di fare e di vivere presenti in molti adolescenti, patrimonio che attualmente viene represso e mortificato, se non distrutto (soprattutto dal sistema scolastico di massa).

Da notare che la posizione di Epstein taglia l’erba sotto ai piedi all’annoso dibattito tra permissivismo e severità, lasciandoselo alle spalle. Epstein rifiuta entrambe le posizioni, perché per lui sono due facce della stessa medaglia, quella dell’infantilizzazione dell’adolescenza. Epstein non afferma, ad esempio, che vanno tolti i divieti per i minori di accedere ad alcool o fumo perché i ragazzini, poverini!, non vanno oppressi. Tutt’altro! I divieti vincolati all’età vanno tolti perché gran parte degli adolescenti, tanto quanto gran parte degli adulti, sanno già agire in maniera responsabile, se la responsabilità viene loro concessa. Responsabilità che ovviamente implica anche saper rispondere delle conseguenze delle proprie azioni, cioè pagare quando si abusa di responsabilità e autonomia. La punizione, però, almeno per gli adolescenti che si siano già resi emancipati, non dovrebbe più essere quella arbitria del genitore che ti vieta di uscire dalla camera per una settimana (o che magari non fa niente a parte qualche rimbrotto), ma è la punizione dall’autorità della legge, quella che già vale per ogni adulto.

A questo proposito Epstein osserva che questo servirebbe anche a riportare gli adolescenti che violino la legge entro le garanzie offerte dai tribunali ordinarî, dacché, come fa notare, attualmente i tribunali minorili agiscono in maniera assai discrezionale e arbitraria nei confronti dei giovani imputati, cioè contrariamente ai principî del “processo giusto” (in questo aumentando la conflittualità tra minori e società).

Ovviamente gli adolescenti ancora sotto la potestà dei genitori verrebbero da questi trattati ancora ‘come bambini’.

La grossa differenza rispetto all’oggi sarebbe che, come detto, togliendo gli attuali limiti d’età per l’obbligo scolastico e il divieto al lavoro, e tutti gli altri divieti basati su limiti d’età, qualunque persona potrebbe emanciparsi nel momento in cui lo riterrebbe maggiormente opportuno. Ed Epstein pensa che sarebbero molti più di quanti si crede i minori che saprebbero dimostrare di riuscire a farlo.

L’autore ritiene poi che i primi segni di questa ‘rivoluzione’ siano già visibili, e che l’impulso a valutare gli individui in base alle capacità e non a un’età arbitraria stia venendo soprattutto dalle tecnologie di rete, cioè da internet. Entro dieci o vent’anni, sostiene l’autore, la finzione chiamata adolescenza, durata poco meno di un secolo e mezzo, si dissolverà da sé.

Personalmente la ritengo una previsione troppo generosa.

Le due forze di base che hanno prodotto l’adolescenza come oggi la conosciamo, cioè la scolarizzazione obbligatoria di massa e l’esclusione dal mondo del lavoro, a me sembrano ancora estremamente forti e, anzi, penso aumenteranno ancor più la loro presa negli anni a venire. Per quanto l’idea della formazione permanente e la dissoluzione dei confini tra lavoro e svago possano effettivamente mettere in questione diverse cose. Ma è ancora tutto da vedere.

Soprattutto, Epstein non calcola un fattore che, secondo me, in tutto questo gioca un fattore cruciale, cioè la struttura demografica della società attuale.

La finzione dell’adolescenza è mantenuta innanzi tutto da un patto implicito, per cui lo Stato, per motivi economici e sociali, da una parte ha sottratto i figli ai genitori rinchiudendoli nelle scuole (mentre i genitori andavano a rinchiudersi nelle fabbriche e negli uffici), ma dall’altra ha consegnato agli stessi genitori un controllo sulla vita privata dei figli fino a età che un tempo sarebbero state impensabili. Imprescindibile dunque cogliere il nesso tra, da un lato, uno Stato che si propone come ‘difensore della Famiglia’ (cioè del controllo genitoriale sui figli) e, dall’altro, la Famiglia stessa che, in cambio, offre i suoi figli in sacrificio sull’altare della scolarizzazione di massa.

In secondo luogo, viviamo in società vecchie. Epstein stesso mostra come, al termine di un lungo declino dopo i settant’anni, nella maggior parte dei casi le capacità cognitive, emotive, ecc. degli individui siano tornate ai livelli di bambini di sette/otto anni. Eppure sono ancora oggi questi anziani a controllare le leve della società: a differenza dei bambini, a loro non viene sottratto se non in casi rarissimi, il diritto di voto, di possedere proprietà, di decidere di se stessi e così via. È anche facendo leva sulle paure, ansie e frustrazioni irrazionali di una popolazione sempre più vecchia, che si forgia la necessità di un controllo paternalistico nei confronti delle fasce più giovani della società: oggi gli adolescenti, domani i ventenni, e più avanti chissà.

Temo che finché non sarà stata demograficamente smaltita la massa dei baby boomers, i nati negli anni Cinquanta e dintorni, la società in cui viviamo sarà una società sempre più diffidente e sclerotizzata, per non dir terrorizzata, e soprattutto invidiosa e impaurita dalle capacità e potenzialità dei suoi più giovani componenti, cui si cercherà di stringere sempre più le catene di uno Stato paternalista e invadente nella privacy e nelle autonomie individuali.

Yupa
Fonte: http://www.anobii.com
Link: http://www.anobii.com/books/The_Case_Against_Adolescence/9781884956706/01d8d011cda0b99486
09.10.2009

Pubblicato da God

  • nessuno

    In secondo luogo, viviamo in società vecchie. Epstein stesso mostra come, al termine di un lungo declino dopo i settant’anni, nella maggior parte dei casi le capacità cognitive, emotive, ecc. degli individui siano tornate ai livelli di bambini di sette/otto anni. Eppure sono ancora oggi questi anziani a controllare le leve della società: a differenza dei bambini, a loro non viene sottratto se non in casi rarissimi, il diritto di voto, di possedere proprietà, di decidere di se stessi e così via. È anche facendo leva sulle paure, ansie e frustrazioni irrazionali di una popolazione sempre più vecchia, che si forgia la necessità di un controllo paternalistico nei confronti delle fasce più giovani della società: oggi gli adolescenti, domani i ventenni, e più avanti chissà.


    Mai letto niente di più preciso
    Un paese di vecchi governato da vecchi
    Con vecchi nostalgici che hanno imparato l’uso del pc per alleviare la loro solitudine e ci sparano le loro cavolate senili
    Ogni riferimento a fatti & persone è puramente casuale.

  • fengtofu

    Anche se poteva esser espresso in termini più semplici e chiari, il contenuto dell’articolo e del pensiero di Epstein è altamente condivisibile. Scolarizzazione forzata di massa fino ad età risibili -per l’ovvio scopo di sottrarre braccia operose dal mercato del lavoro globale, in perenne crisi e tendente al peggio – e addossamento di più responsabilità ai genitori, svalorizzazione della maturità dei giovani con loro ovvia mancata maturità, frustrazione ed accresciuta rabbia, sono i frutti dell’orrore terminale chiamato progresso e globalizzazione. Da cià nascono teppismo giovanile, sesso precoce ed immaturo, tossicodipendenze, tendenze suicide, disordini alimentari ed alcoolismo, e pure pedofilia e in definitiva separazione incolmabile tra generazioni, mentre i giovanissimi son sfruttati non sul lavoro, ma come eccellenti consumatori di merci inutili ai quali il genitore non sa dir di no.
    Sul piano lavorativo inoltre, la scomparsa dell’apprendista minore che imparava sul campo a contatto di anziani esperti, sostituita dall’abbondanza di diplomati e laureati perfettamente incapaci sul piano del lavoro vero, ha creato bisogni ulteriori di corsi di perfezionamento, master e altre finzioni di cultura a pagamento, dove il parassitismo sociale alimenta se stesso. Lo sfruttamento ha preso la nuova forma del precariato o del lavoro esportato nei paesi a basso costo, e il disagio giovanile ovviamente tocca punte di disperazione mai raggiunte. A chi dir grazie di questo scempio? sindacati e partiti, chiese e famiglie, certo hanno le loro, ma il vero problema è questa ostinata fede idiota nella ricerca d’una felicità astratta in qualcosa sempre più astratto chiamato progresso sociale fondato su calcoli sociologici tanto scientifici quanto idioti.

  • redme

    “dopo i settant’anni, nella maggior parte dei casi le capacità cognitive, emotive, ecc. degli individui siano tornate ai livelli di bambini di sette/otto anni”…allora la d’addario è pedofila!

  • ottavino

    Per me è la dimostrazione che la psicologia, la ricerca, gli studi, ecc. come questa di questo Epstein sono inutili. Si potrebbe dire l’elefante che partorisce il topolino.
    Non c’è bisogno di essere psicologi per capire che gli adolescenti vanno semplicemente sbattuti fuori di casa il prima possibile e gli va impedito di consumare l’Estatè o i gelati, altrimenti diventano froci. Tutto qua…

  • remox

    L’articolo è molto interessante e contiene semi di verità tuttavia a mio avviso dimentica due cose fondamentali: il valore dell’esperienza e di come questa viene tramandata ed il fatto che gli adolescenti hanno il proprio io in formazione proprio perchè hanno un limitato contenuto di esperienze. I due problemi sono legati.
    Le comunità più antiche, quelle pre-romane ad esempio, cacciavano dai rispettivi villaggi i propri adolescenti in una sorte di rito di iniziazione che prevedeva l’allontanamento dell’irruenza e della forza distruttiva delle giovani generazioni maschili le quali, ridotte in branco, avrebbero dovuto fondare il loro rispettivo villaggio. L’iniziazione era una preservazione dell’ordine e dell’equilibrio del villaggio.
    Non farei molto affidamento sulle ricerche di laboratorio che enfatizzano le capacità cognitive adolescenziali contrapponendole a quelle degli adulti. Le potenzialità sono un conto, il saperle usare e dirigere è tutt’altra cosa.
    Agli adolescenti mancano le esperienze di vita necessarie a formare il proprio io che risulta debole in quanto in formazione e dunque suscettibile a molti errori. Da questa verità ancestrale nascono i patarnalismi nei confronti dei più giovani.
    Mi sembra invece esatta l’analisi che riguarda l’eccessivo prolungamento della fase adolescenziale dovuto al sistema legale occidentale. L’economicizzazione isterica della società ha determinato da un lato la separazione dei genitori dai figli dovendo quest’ultimi dedicarsi 8 o più ore al giorno al lavoro per il mantenimento della famiglia dall’altro lo smistamento dei figli presso la scuola pubblica che nel corso del tempo ha smesso di dare una vera educazione abolendo il principio dell’autorità, del merito. In questo modo l’educazione famigliare, ovvero la trasmissione di quell’esperienza di vita di cui parlavo prima e che precedentemente si faceva di padre in figlio , di gnerazione in generazione è venuta meno. I figli adolescenti sono quindi abbandonati alle loro pulsioni con un io non formato, in preda agli stimoli esterni di una società “pubblicitaria” in senso lato che ha come unico messaggio da veicolare godimento ed abbandono dei doveri e del senso di responsabilità; proprio quei valori che la tradizione invece tramanda.
    In ultimo, ma non meno per importanza, i modelli di riferimento: una volta tali modelli erano il cavalierato, i santi, l’eroe epico, il mecenate. Tutti archetipi di valori quali il coraggio, la forza, l’onestà, il controllo di se stessi, il sacrificio di se stessi per una causa più grande, il perguimento del bello, del giusto, del vero.Oggi quali sono i modelli che vengono propagandati agli adolescenti?

  • anacrona

    Aggiungo a lato di quanto più preciso abbia avuto modo di leggere negli ultimi mesi, sia per quanto riguarda l’inquadratura di un problema sia per le disarmanti e semplicemente geniali soluzioni, che il problema di fondo è negli accordi di comunicazioni condivise fra persone. Oggi riceviamo comunicazioni da sistemi informativi che condizionano la nostra capacità di analisi, molti dati sono incompleti scorretti o addirittura falsi se non addirittura segretati. Questo uniforma i pensieri e accorda l’opinione pubblica generale annebbiando la capacità di analisi di molti, i più giovani naturalmente dotati di maggiori risorse psicofisiche rispetto ai più attempati vanno in qualche modo contenuti per evitare il loro evolversi fuori controllo da chi desidera tacitamente controllare i popoli. Il problema suesposto è quindi da inquadrare come uno dei molteplici effetti collaterali causati da un modello di società rigorosamente uniformata e fortemente controllata da chi desidera elevarsi a potente decisore del percorso standardizzato delle vite altrui. Qui in rete siamo propensi spesso ai commenti che a volte sfociano in piccole frizioni piuttosto che essere propositori e lanciatori di soluzioni da mettere sul tappeto per migliorare quanto notiamo di incoerente e dannoso per il nostro e l’altrui futuro. Non è difficile pensare a nuovi modelli sociali … è difficilissimo metterli in pratica questo sì, ma sono convinto che nulla è impossibile. Ci lavorerò un po su e pubblicherò alcune bozze alle quali vi desidererei partecipi.

  • mendi

    Condivido tutto. D’altronde nonè il caso di preoccuparsi troppo. Il prossimo crollo delle cosiddette società occidentali risistemerà anche questi problemi.

  • nessuno

    Una persona anziana può trasmettere le sue conoscenze in campo lavorativo
    Per il resto si porta dietro dei valori decaduti nella società attuale oltre a una serie di pregiudizi dovuti a una infanzia particolarmente ingrata
    Vorrei ricordare a quanti sostengono questa tesi che la loro infanzia è stata sicuramente regolata da padri padroni e quando questi erano “illuminati” sempre bacchettoni e moralisti erano perchè la morale del tempo era quella.
    Un vecchio può vivere di rimpianti o rimorsi o di entrambi ma sempre passato remoto in un tempo in cui le cose avevano ritmi lenti asfitici ora tutto si muove alla velocità della luce, quello che oggi è certezza domani non conta più
    Quando si è vecchi è meglio farsi da parte

  • maristaurru

    Non sarà che il professore ha scopero l’acqua calda, la ha un po’ montata e ne è uscita fuori una “rivoluzionaria tesi “, che rispecchia solo il vecchio buon senso per il quale i giovanissimi vanno responsabilizzati e non abbandonati a se stessi con la scusa che son ragazzini? Scrivi una iperbole e tutti si meraviglieranno: facciamo guidare i bambini di 4 anni se lo sanno fare, nominiamo Dirigente Generale di un Istituto il giovanissimo con un alto quoziente intellettuale dopo averlo fatto esaminare dalla intelligenza artificiale di un computer.. mandiamo a lavorare i bambini appena sono in grado.. Da un assunto giusto che è bene sottolineare: teniamo i giovani troppo tempo sotto l’ala e lo facciamo solo per il nostro egoismo, con danni enormi, uno come Epstein riesce ad attirare l’attenzione… esagerando ed arrivando a delle assurdità..

    Però i Rom a trattare i bambini come piccoli adulti guadagnandoci un sacco.. ci sono arrivati prima di lui!

  • epicureo99

    grandioso

  • adriano_53

    quanti anni ha epstein?

    a giudicare dalle scempiaggini e a giudicarlo con il suo metro, dovrebbe aggirarsi sui 173-centosettantatre-.Comunque, per quanti ne possa avere, ne deve vivere altrettanti prima di dire qualcosa di sensato.

    “L’autore chiama a supporto della sua tesi dati e testimonianze provenienti da diverse discipline, principalmente storia, antropologia e psicologia. La storia mostrerebbe che lungo tutta la storia umana, ad esclusione dell’ultimo secolo e mezzo, gli adolescenti sono stati sempre considerati giovani adulti in grado di lavorare, sposarsi, agire in maniera autonoma e venire puniti dalla legge al pari degli adulti.”

    Lavorare in quale economia? in un’economia dove l’agricoltura assorbiva 80% della forza lavoro;
    sposarsi: venivano sposati all’interno della famiglia patriarcale;
    agire in maniera autonoma: inargomentabile;
    venire puniti al pari degli adulti; qual’è l’età per essere giustiziati in america?

    non ci sarà la fuffa freudiana, ma anche questa è fuffa:”Il periodo del malessere esistenziale, della frustrazione, della trasgressione, dello scontro col mondo adulto e genitoriale”. Non conosco gli studi di Epstein, ma pare che abbia studiato poco la storia dell’adolescenza, se pensa che queste siano stimmate peculiari della società contemporanea. Dalla Roma antica alla Parigi medioevale, alla Firenze rinascimentale, alla Londra del settecento le cronache sono li a raccontarci della trasgressione, dello scontro che vivono e producono i giovani delle città. Nelle campagne, il malessere generazionale era assorbito da altre incombenze.

    “Epstein riporta tutta una serie di ricerche, sia da laboratorio che sul campo, che mostrano come tutte le capacità logiche, cognitive, creative, emotive e via dicendo abbiano i loro picchi e la loro massima performance proprio negli anni dell’adolescenza, e siano destinate a calare dai vent’anni in poi, e quindi a precipitare dai trenta e quaranta in poi”

    Su questa tipologia di ricerche è meglio stendere il silenzio: il risultato atteso produce la ricerca e quindi la ricerca confermerà il risultato. In questo modo puoi dimostrare quel che ti pare.

    In definitiva, secondo questo emerito imbecille i bambini che lavorano a cucire palloni in Bangladesh, sono più liberi, piu realizzati, dei loro coetanei che sui verdi prati del’occidente giocano con i palloni da loro prodotti.

    Non credo alla Trilaterale o al gruppo Bilderberg, in genere non credo ai tessitori dei destini umani, ma se facessi parte di queste consorterie un lavoro come quello di Epstein mi andrebbe a fagiolo:
    ritorno ad una scuola solo per l’elite;
    inondiamo il mercato del lavoro di nuova merce fresca, come ai bei tempi di Dickens,
    allarghiamo un altro pò il consumatore: perchè aspettare 16 anni in america e 18 in europa per poter acquistare la macchina? se te la senti guida a 10 anni!

    La società umana è in continuo divenire, senza avere una direzione ben precisa e in questo contesto il conservatorismo ha una sua funzione: far si che il passato aiuti a decifrare il presente. Ii reazionario, invece, è convinto che la soluzione agli interrogativi del presente sia nel passato: Epstein, per quanto cerchi di mimetizzare il linguaggio, è un puro e, pertanto, perverso reazionario.

  • Cornelia

    Parole sante. Aggiungerei: altri ottimi motivi “scientifici” per cacciare a calcinculo i quarantenni dal mondo del lavoro. Costano troppo, ehhh, meglio i tredicenni…

  • myone

    I grandi sono venduti al sistema, non parlo come rivoluzionario o cretino lessicale pensate, traete voi il senso.
    Vanno, calcolano, e se gli rimane del tempo, vanno alla fiera del mondo.
    Di fatto fnito il sistema, si mettono ad un altro sistema, quello che vediamo che ora mai e’ culturale e fa societa’.
    I filgi, vengono educati ed essere piu’ efficenti di loro, e quindi di avere un futuro in cui si sta’ bene, si ha il posto, e si prende di piu… perche’ la vita e’ cara e se non te la cavi, ti cava lei da sola.
    Questi figli, si riempiono la testa di logica sistema, scienze, matematica, ma che dico, fossero materie fondamentali, ma sono tutte fondamentali di settore. Se ad esempio sei chimico, ci saranno alemno 10 branche di chimica da specializzarti.
    Non ne parliamo, poi, se il posto c’e’, se l’ economia te lo permette, e se eticamente e moralmente, ne vale la pena…
    Ma io volgio stare alla radice, diciamo quella dalle elementari alle superiori.
    Mi abbasso ancora di piu’, al primo stadio dell’ educazione e della formazione, quello delle elementari e medie.
    Gia’ ai primi 5 anni, hanno gia’ un frullato marcio, che non sanno che farsene, poi nei restanti 3 anni, si consolida il marciume, e svanisce il senso ancora di piu’.
    Rimango sul pratico e reale. Fino alle elementari, e’ un caotico passa ripassa, torna ritorna, su italiano matematica storia scienze, avendo passato gia’ i punti ottimali, non avendoli memorizzati per senso, e si schizzofrenizza in tutte le salse, le solite cose, che non avendole capite come senso pratico, ri volgiono inculcare in centinaia di frammentazioni che portano allo stesso risultato.
    Usciti dalla scuola, o finiti i 5 anni, o finiti pure gli altri 3, se te chiedi a un qualsiasi ragazzo, 1/1000 di quello che sa’, e se lo sa a cosa serve, e come lo applicherebbe nella vita, non lo sapra’ in una maniera certa perdetta, al 90%.
    Allienazione del sapere, allienzazione mentale della tv, delle cose che non gli mancano date dai genitori, mancanza di vita applicata al sapere, e tanto altro, fanno tutto il resto per creare in un’ individuo, il non senso di se’ stesso come principio di logica, e di vita.
    Figuriamoci, in un mondo che selettiva la vita allo semplice scopo del sopravvivere, perche’ lavoro = dolsi, che ci troviamo di diverso da automi, e da persone incapaci un giorno di gestire un sistema che e’ un caos piu’ di quello in cui sono formati, e tanto di piu’, in una soluzione sociale e di regole per un comune vivere e sopravvivere.
    Sto’ sul concreto. Prendo sempre come riferimento un nucleo famigliare che frequento. Certo, ce ne sono di melgio e anche di peggio, ma non sto’ a fare livelli e ne sondaggi, la crema e’ questa.
    Un genitore lavora e fa la vita sua, il rapprto con i figli e’: lavoro prendo i soldi vi mantengo. Fate quello che volete, basta che non create problemi. Dire, fare, parlare, indirizzare, non esiste. Nemmeno sulla squola. Nemmeno cosa vorrai fare o essere. L’ altro genitore, per forza maggiore, lavora e accudisce la famiglia. Aprono bocca, e pronti, ualcosa salta sempre fuori. Voui uscire? vai. Vuoi fare questo, va beh, tanto male non e’.
    La tavola e’ sempre imbandita, i vestiti puzzano di ammorbidente ogni giorno, la tv va’ che e’ una meraviglia, le intendo pure, solo che i compiti rimangono sul tavolo.
    Bhe, il mezzano, li sa fare, no nha problemi, ma non sa’ a che servono, e si stufa da morire. E’ isolato dalle femmine, perche’ ogniuno ha il suo carattere, c’e’ una comunione passiva, o comune-tv o comune gossip o mode o detti o immaginari di altri ragazzi che si contagiano con modi mode discorsi prove e tendenze, che poi alla fine, si incanalano sempre nel saputo che sappiamo, fino ad arrivare a qullo che vediamo pure nei grandi.
    Lui e’ un po’ apatico. Ha il suo mondo e basta. Pure la piccola. Fa la 5a, e ancora deve sui libri fare l’ iter di fare 300 problemi perche’ ha ancora da capire che coe’ il quadrato. Quando l’ ha capito, dice : e che mi serve? Ma deve ancora fare i libri di vacanza, e poi riprendera’ le solite nozioni a scuola e per gli anni delle superiori ecc ecc. Il fatto di fondo e’ : e che mi serve? uuu che noia. E no c’e’ solo la matematica la geometri, ma tutte le materie che seguono. E no solo, e quelle correlative fatte di esercizi su esercizi, per vedere se l’ applicazione conprensiva ha dato frutto, per inerzia lavaggio cervello.
    La grande, ha scelto una scuola superiore, perche’ ci va’ l’ amica, che a sua volta l’ ha scelta perche’ lì ha fatta la mamma che ora fa le pulizie, ma essendo stata promossa per regalo, pensa di cambiare la scuola, perche’ c’e’ gente stronza, e andrebbe dalla grafica, all’ estetista.
    Mangia tv-musica e gossip. il vestire e l’ apparire e’ il top dell’ esistenza, uscire e fare la vita fuori e’ ilsuo pane. Non apre libro, eì a livello elementare buono, ma quello di una volta, non sa fare ancora le divisioni, e poi sta’ nel mazzo di quelli che se gli chiedi che sanno di qullo che avrebbero dovuto sapere, non sa’ nemmeno parlare. Non gli do la colpa, ma la do’ alla scuola, ai grandi, ai genitori, e a tutto.
    Purtroppo nessuno gli dice nulla, non hanno tempo per pensarci, per indirizzare, e non hanno nemmeno l’ intelligenza per farlo, anche se, agli effetti, sono persone acculturate e inserite, perche’ hanno un lavoro e perche’ possono parlare alla moda intelligente. Quando le cose non tornano, hanno le battute filosofiche moralistiche. E’ la vita. L’ abbiamo fatta noi la faranno loro e si arrangeranno.
    La faccio corta e chiudo.

    Poi, si pensa che occultismo, cabale, premunizioni, sottocultura, fantasmi, intelligenze deviate, malessere esistenziale ecc ecc, siano solo cose superate, inesistenti, ecc ecc ecc

    L’ aria e’ questa, respiriamola, tanto tutto il resto e’ vita, dice quello.